6 dicembre 2019: si presenta MOADIM

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Ecco locandina e foto dell’evento del 6 dicembre…

Alle ore 17 del 6 dicembre 2019, presso la Biblioteca museo ELIO VITTORINI sita nel Palazzo del Governo di Via Roma 31 in Ortigia a Siracusa, Maria Lucia Riccioli presenta MOADIM-Giorni di festa.

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Dal 2 al 17 dicembre 2019, sabati e domeniche esclusi, presso la Biblioteca museo “Elio Vittorini” che si trova nel Palazzo del governo di via Roma 31 a Siracusa, dalle 9 alle 20 sarà possibile visitare la mostra “MOADIM – Giorni di festa”.

Si tratta di una collettiva di pittura, scultura, grafica, fotografia, ceramica, poesia e molto altro: venerdì 6 dicembre alle ore 17 elaziona sull’evento Maria Lucia Riccioli, presentando i protagonisti dell’incontro culturale e dell’esposizione. Tra gli altri, ricordiamo in primis Veronica Tomassini – scrittrice, collaboratrice de Il Fatto Quotidiano dove cura anche il blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/vtomassini/, e della quale citiamo almeno il romanzo uscito per i tipi di Miraggi edizioni, “Mazzarrona”, candidato allo Strega 2019 –, qui in veste di new Penelope tra arsenico e merletti (unisce infatti la vocazione letteraria a quella di tessitrice di fili oltre che di parole), poi Marilena Vita e le sue fotografie, Salvatore Ciranna – il “Gandhi ortigiano” –, l’iconico Salvatore Accolla ed altri creatori di versi e pensieri colorati che si fanno pittura, ceramica, maglieria e ancora.

La locandina dell’evento è tratta da un’immagine di David Hamilton.

Il titolo della mostra è MOADIM perché la Torah chiama le grandi feste ebraiche Moadim (giorni di incontro con Dio): il Natale cristiano ormai vicino – siamo nel periodo liturgico dell’avvento –  si affianca all’attesa ebraica di Chanukkah, conosciuta anche con il nome di Festa delle luci o Festa dei lumi.

L’iniziativa si deve a Juan Khaim Jehuda Dayan, cioè Giovanni Ferdinando Giudice, “il poeta di Ortigia”, del quale conosciamo i progetti socio-culturali e l’impegno militante per il riconoscimento della comunità ebraica di Siracusa, che dopo i fatti denunciati anche dal nostro giornale non ha più un rabbino capo né una sinagoga – annosa è la questione relativa alla chiesa di San Giovannello alla Giudecca, per la quale auspicheremmo una lieta conclusione con la collaborazione dell’arcivescovado di Siracusa: “i nostri fratelli maggiori” sono proprio gli Ebrei, per dirla con Giovanni Paolo II, e non sembra inutile ricordarlo in un’epoca di rigurgiti antisemiti e di revisionismo storico, in cui alla senatrice Liliana Segre è stata assegnata la scorta, si negano contributi per un viaggio ad Auschwitz, si rifiutano le pietre d’inciampo perché divisive, si attenta alla memoria.

Ecco altro materiale dedicato ad altri eventi organizzati da Johannes…

Incontro dedicato alla poesia di Johannes presso la Biblioteca Vittorini di Siracusa con Maria Lucia Riccioli, Gianna Parisi, Carlo Sapienza, Benedetto Speranza e Veronica Tomassini… (grazie a Raimondo Raimondi per le foto e a Giuseppe Di Biasi per la locandina).


Musica pittura fotografia danza poesia…
Un grazie a Johannes che ci ha riuniti e a tutti voi…

Ed ecco altro materiale su Johannes…

Ecco il video dell’evento… utile soprattutto a chi non ha potuto assistere personalmente alla serata dedicata a “ponti e attraversamenti”.

http://www.ucei.it/giornatadellacultura/

Anche Siracusa, come in Sicilia Agira, Palermo e Ragusa, ha celebrato la XVI Giornata europea della cultura ebraica: presso il MOON di via Roma il 29 settembre alle ore 18 il professor Elio Tocco ha relazionato su “Dalla Plaza Mayor alla Giornata della Memoria: un ponte di vita e di speranza”.

Il tema della Giornata di quest’anno è infatti “Ponti e attraversamenti”: quale popolo più e meglio di quello del Libro può rappresentarlo? Non pensiamo solo all’esodo, alla diaspora, all’orrore delle deportazioni…

La cultura ebraica è una delle fonti, delle radici fondanti, delle pietre angolari della cultura europea e oltre.

Il dialogo fecondo tra culture è il vero ponte verso una convivenza più civile, armoniosa e giusta.

A seguire, alle ore 19, un concerto cameristico affidato alla voce del soprano Katia Berritta, accompagnata dal pianista Francesco Drago: sono state eseguite musiche di Kurt Weill, George Gershwin, Maurice Ravel, Joaquín Rodrigo e Felix Mendelssohn.

Francesco Drago ha chiuso il concerto con la colonna sonora del film SCHINDLER’S LIST (John Williams).

Le letture sono state tratte da Primo Levi e da Elisa Springer.

Le riprese fotografiche e video sono state effettuate da Salvo Trommino.

Il ricavato della serata è stato devoluto all’associazione bambini autistici Lessinia.

Ringrazio pubblicamente Giovanni Ferdinando Giudice per avermi coinvolta nel progetto.

Visualizzazione di 20150914_202744.jpg

Ne abbiamo parlato anche su LA CIVETTA DI MINERVA…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=891%3Aecco-il-nuovo-numero-del-26-settembre&catid=15&Itemid=139

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=927%3Acelebrata-a-siracusa-la-xvi-giornata-europea-della-cultura-ebraica&catid=17&Itemid=143

Ecco link all’album completo delle fotografie dell’evento…

https://www.facebook.com/turi.loscatto/media_set?set=a.1642413589368603.1073741942.100007999320417&type=3&pnref=story

LA CIVETTA DI MINERVA del 23 novembre 2019

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Ecco la nuova prima pagina de LA CIVETTA DI MINERVA… in edicola!

Ripubblico volentieri video e post che parlano del giornale. Sostenetelo, acquistatelo, abbonatevi…

https://www.facebook.com/ReportRai3/

Report questa sera 21.20 Rai3
La giustizia dovrebbe essere imparziale. Ma cosa succede se accusa, difesa e giudici si scambiano favori, soldi e informazioni segrete? Il sistema messo in piedi da Piero Amara, ex avvocato Eni, riesce a far aprire un’inchiesta presso la procura di Siracusa grazie ad una denuncia di Alessandro Ferraro, suo uomo di fiducia, che dichiara di essere stato sequestrato “da due neri ed un bianco”. Dietro la vicenda ci sarebbe un complotto contro il manager dell’Eni Claudio Descalzi. Peccato che sia il rapimento che il complotto risulteranno finti. L’inchiesta è di Luca Chianca.

#Report lunedì 21.20 Rai3
✓ Dove e chi fabbrica le divise dei militari italiani?
✓ Chi ha messo in piedi un sistema di potere per aggiustare sentenze e
aggiudicarsi appalti pubblici?

https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.raiplay.it%2Fvideo%2F2019%2F04%2FLuned236-15-aprile-0ae18f40-0a43-4ede-bd2c-9750a88c6603.html%3Ffbclid%3DIwAR3Ipk12pAvw9dI4lskqXacsl17KgpUlgIFVUXpERQFP1mKYQUPCXNgo0b8&h=AT2Sb4noRNuXFCbWweIrgjr8aSazGWja6Gqw1pTxJUFrai79uEc1wlINuzahJys78ccMJPKyotQMIuNHV-4T21buRbQx71UIoZ1qY3mfu89qN-zioR5GApKVW8HML6XEXA

Da non perdere questa puntata perché si parlerà del Sistema Siracusa, di cui si è occupato in prima linea il giornale LA CIVETTA DI MINERVA!

https://www.google.com/search?q=sistema+siracusa+%2B+la+civetta&rlz=1C1AVNA_enIT559IT562&oq=sistema+siracusa+%2B+la+civetta&aqs=chrome..69i57j0.10172j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8

Report, stasera alle 21.20 su Rai 3, trasmette un’inchiesta sul sistema Amara, alias Sistema Siracusa, nell’ambito della quale anche noi della Civetta siamo stati intervistati nella sede della nostra redazione. E’ per noi – piccolo giornale di provincia – un grande onore avere questa ribalta nazionale ( F. Oddo)

La diretta con Stefano Lamorgese e Luca Chianca, che ha firmato l’inchiesta di giorno 15 sul sistema di potere messo in piedi dall’ex avvocato #Eni Piero Amara
#amaragiustizia #Report #fblive

Un grande grazie a Paolo Borrometi per le sue parole:

Magistrati, politici, imprenditori: così Siracusa mise in ginocchio l’Italia

In altre epoche saremmo già stati tutti quanti a indignarci per ciò che sta accadendo nella Magistratura del nostro Paese. Ben che vada, oggi siamo forse troppo distratti da altro per interessarci alla questione. Comunque incapaci di affrontarla nel suo insieme, ricomponendo i tanti tasselli di un puzzle giallo che sembriamo ostinarci a non voler vedere una volta per tutte montato, e incorniciato.

Il cuore di tutto si trova in provincia di Siracusa, ad Augusta. La città più ricca della provincia cela affari impressionanti (dal petrolchimico ai migranti, fino al neonato porto turistico, tra i più importanti di tutto il Sud). Ed è proprio da qui che due avvocati spregiudicati, Piero Amara e Giuseppe Calafiore, si sono spinti fino al cuore del nostro Paese. Come sta emergendo dalle più recenti indagini, a pilotare le decisioni della Magistratura sono stati proprio loro, i nostri due zelanti avvocati siciliani. Tornati d’attualità a più di un anno dal loro arresto sappiamo che, oltre ad aver intrattenuto un rapporto centrale e determinante con l’Eni, a quanto pare ne avevano intessuto uno particolare proprio con l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ex componente del Csm, quel Luca Palamara di cui non si fa altro che parlare in questi giorni.

Sono stati loro, Amara e Calafiore, facilitatori di grandi poteri, a pagare giornalisti per scrivere, di loro e contro i “nemici”. Loro, spesso, a decidere chi dovessero essere gli “eletti” in Parlamento, si pensi anche solo alla vicenda che ha coinvolto il pregiudicato Pippo Gennuso (in procinto di rientrarci, paradossi italiani), o dell’ex deputato Pippo Gianni (oggi sindaco di Priolo). Loro, Amara e Calafiore, persino a scegliere chi avrebbe dovuto essere il più adatto a ricoprire l’incarico di Procuratore a Gela – esattamente quello che avrebbe poi dovuto indagare (o non indagare), ad esempio, sul petrolchimico dell’Eni. Loro, insomma, ad aver influenzato negli anni molte questioni nevralgiche per il nostro Paese, loro ad aver “dato” le carte, vere o false. Loro in regia.

Partendo proprio da Augusta ho tentato di descrivere i loro affari nel mio “Un morto ogni tanto”, come in moltissime occasioni hanno fatto Mario Barresi per La Sicilia, o i colleghi de La Civetta e di Siracusa News nei loro racconti quotidiani, quando nessuno sembrava interessarsene. Adesso però sarebbe ora che tutti insieme si facesse e si chiedesse chiarezza fino in fondo. E senza sconti per nessuno. Che si precisassero ad esempio quali trame si siano potute intessere a partire da una provincia, quella di Siracusa, considerata “tranquilla” e senza mafia, quando invece vi hanno trovato riparo uomini del calibro di Simone Castello, già “postino” e uomo di fiducia di Bernardo Provenzano: proprio lui, l’uomo conosciuto per essere la mente della mafia imprenditoriale. Guadagni, intermediazioni, investimenti enormi, tutto a partire da Siracusa. Affari e soldi in un territorio che ha imparato molto presto e molto bene a farsi baricentro del Paese, trasformandosi in una delle più importanti culle della sua «mafia imprenditoriale»

Ma per comprendere bisogna ricostruire, bisogna legare frammento a frammento, tassello a tassello, isolare e poi accostare un fatto all’altro: per quanto persino da slegati questi possano apparirci drammaticamente complessi, o all’opposto di poco conto, se sovrapposti possono restituirci la complessità del fenomeno di cui stiamo parlando. Anche una tranquilla cena in barca d’estate, come quella di cui parlo nel mio libro, cui parteciparono alcuni fra i più importanti imprenditori del nostro Paese, deputati e non, o il caso di professionisti legati a società che partono da Castelvetrano, conosciuti per essere gli stessi “commercialisti delle società di Matteo Messina Denaro”. Allegre brigate che partendo dal nostro territorio sono state libere di fare il buono ed il cattivo tempo nel Paese. Un territorio, non dimentichiamocelo, che ha avuto diversi comuni sciolti per mafia, come Augusta – neanche a dirlo città di Amara -, Pachino (città del pomodorino più buono e insieme luogo di “riposo” per i boss più importanti di cosa nostra). Comuni come Avola, oggi con un accesso per valutarne le infiltrazioni mafiose. O Noto, capitale del Barocco e drammaticamente colpita dalla presenza di clan che hanno saputo legarsi alla politica in maniera particolarmente spregiudicata. E poi Lentini, culla del clan che unisce Catania a Siracusa, città degli affari di “munnizza” (leggasi spazzatura). O Priolo.

La vera questione è se c’è qualcuno che davvero ha voglia di riannodare tutti i fili e di ricostruire ciò che è stato. Molto di ciò che è accaduto ci suggerisce che proprio da qui si sia tentato di influenzare il più grande colosso industriale del nostro Paese: l’Eni. A Siracusa, indizi, o spiegazioni, se ne trovano. Bisogna cercarle, e volerle riconoscerle. Isolare e ricomporre ogni tassello. Mettendoli insieme il puzzle sarà completo. E una volta incorniciato, allora sì che ne vedremo delle belle.

(la mia analisi pubblicata questa mattina sulla prima pagina del lasicilia.it)

Paolo Borrometi

6 giugno 2019

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Grazie per l’attenzione. Con i più cordiali saluti.

Franco Oddo

Marina De Michele

Tutta la Redazione

Sono fiera, nel mio piccolo, di far parte dei collaboratori di questo giornale che dalla Sicilia, da Siracusa e dalla sua provincia, fa sentire la propria voce…
Un video di Rainews del giugno 2012…

 

 

 

Alcuni pezzi recenti…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3923:lo-scrittore-vito-catalano-e-l-impronta-genetica-di-sciascia&catid=17&Itemid=143

Il nuovo romanzo “La notte della colpa” apre a suggestioni inaspettate

 

Nel maggio 2019 abbiamo salutato l’uscita in tutte le librerie e i web store de “I romanzi della black list”, per i tipi di Lisciani libri: storie gialle noir thriller, anche mirate ad un pubblico più giovane da avvicinare alla lettura, come è accaduto per le prime uscite.

Grazie al giornalista e scrittore Mariano Sabatini – tra l’altro spesso opinionista oltre che autore per la Rai, Tmc e altri network nazionali di programmi televisivi come “Tappeto volante”, “Campionato di lingua italiana”, “Parola mia”, “Uno Mattina”), ideatore e conduttore di ATuXTv e Techetechemé su InBlu Radio, autore di noir quali “L’inganno dell’ippocastano”, premio Flaiano opera prima 2017, e “Primo venne Caino” – abbiamo conosciuto l’Agenzia letteraria Maieutica e i suoi lanci di diversi prodotti editoriali tra cui l’antologia “Moon” curata da Divier Nelli (che comprende anche un racconto di Giada Trebeschi, uno dei volti di Maieutica) e, appunto, “I romanzi della black list”.

A questa collana appartiene “La notte della colpa” di Vito Catalano, palermitano, autore inoltre di “L’orma del lupo” e “Il pugnale di Toledo” per Avagliano e de “La sciabola spezzata” per Rubbettino.

Il primo uomoIl secondo uomoIl terzo uomoConfessioneSenza via di scampo.

Come in un dramma in cinque atti, “La notte della colpa” si divide in cinque sezioni dalle trame in apparenza slegate ma che si interconnetteranno svelando il mistero della notte eponima, senza finali consolatori e senza che si ristabilisca – apparentemente – un equilibrio di giustizia e verità: forse la notte vera è quella dell’animo umano, capace di passione e forse anche di amore ma dal fondale oscuro; forse è la notte della memoria, i cui fantasmi continuano a perseguitarci nonostante l’apparenza luminosa di vite che apparecchiamo a noi stessi e agli altri ma che hanno la consistenza del fumo.

Vincenzo Cardella, Marcello Guzzo, Daniele Torrisi, Sergio Massaro – quanta Sicilia nei semplici nomi –, donne intriganti o forse davvero innamorate, l’incombere di misteri e ricatti, la leggenda oscura del castello di Liw, un’ombra che incombe da un passato sepolto…

La scrittura disvela eppure al contempo predispone depistaggi e cortine. Forse è lo specchio deformato dello stesso destino che “gioca e si fa beffe di noi uomini”.

“La Civetta di Minerva” ha intervistato Vito Catalano per voi.

L’occasione è doppiamente gradita perché è anche l’occasione per ricordare Leonardo Sciascia – di cui Vito Catalano è uno dei nipoti – nel trentesimo anniversario della scomparsa, avvenuta il 20 novembre del 1989.

Senza voler troppo svelare della trama, mi è venuto spontaneo fare un’associazione con certo Cornell Woolrich: quali sono i suoi modelli di riferimento?

Sì, ha centrato. Nello scrivere il romanzo erano presenti in me grandi autori di noir e thriller attivi intorno alla metà del Novecento: l’americano Cornell Woolrich, appunto, e insieme a lui Georges Simenon e la coppia Boileau-Narcejac (ma anche il cinema di Hitchcock dello stesso periodo).

Alla base del romanzo, ma forse potremmo dire di ogni buona storia, c’è il disvelamento di una “impostura”, specie quando parliamo di gialli thriller noi nelle loro innumerevoli sfaccettature. Impossibile non ripensare alle riscritture e alle imposture sciasciane. In “La notte della colpa” l’impostura è privata e i riferimenti alla società sono blandi e lontani. Ma è proprio così? I personaggi del romanzo e le “imposture” delle loro vite, che li conducono alla colpa, all’espiazione o al castigo – non c’è comunque redenzione in questo romanzo e forse ne è spia lo stesso linguaggio, referenziale, raggelato, distaccato, quasi anodino nella sua registrazione dei fatti – possono essere ricondotti ad un male sociale oppure il male che li pervade è radicale, incistato nella condizione umana?

Almeno nelle mie intenzioni, al centro della narrazione c’è la condizione umana più che un male sociale. D’altra parte ogni lettore sente, vive e vede a modo proprio ciò che legge e dunque altre letture sono possibili al di là di quelle che erano le mie intenzioni iniziali.

I luoghi del romanzo spaziano da una Palermo e una Randazzo per nulla oleografiche o da cartolina a una Polonia inedita, quindi appaiono provinciali nel senso cechoviano e internazionali insieme, quasi universali – anche se, fresca di rilettura de “Il maestro di Regalpetra” di Matteo Collura, ho sussultato nel leggere alcune descrizioni -: questo rispecchia la sua vita personale e il suo lavoro? C’è una volontà precisa di fare dei luoghi un “everywhere” in cui ogni lettore possa trovarsi a suo agio?

Sì, i luoghi narrati rispecchiano le mie esperienze di vita. Palermo è la città dove sono nato e cresciuto; con Randazzo e con la campagna etnea ho una certa confidenza; a Varsavia vivo per buona parte dell’anno. È anche vero che credo bello e riuscito che ognuno trovi senza difficoltà delle immagini leggendo i luoghi descritti dall’autore. Quando, ne “I miserabili”, leggiamo della piccola Cosette che deve andare a prendere l’acqua percorrendo la via che dal paese esce fino ad arrivare al bosco buio, Victor Hugo ci sta parlando del paesaggio intorno a Montfermeil ma ad ogni lettore non viene facile associare i luoghi descritti a quelli che gli sono familiari o che conosce?

I suoi progetti futuri: a cosa sta lavorando? Il genere che ha frequentato finora le è più congeniale o farà incursione in altri campi della scrittura letteraria?

Ci sono in cantiere due romanzi a sfondo storico che incrociano mistero e avventura, ambientati entrambi in Sicilia (uno nel XVII secolo, l’altro nel XVIII). La mia immaginazione viene più intensamente stimolata da immagini e vicende legate al passato. Ma alle volte i percorsi di ognuno di noi fanno svolte inaspettate.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3918:nelly-marlier-l-arte-come-terapia&catid=17:cultura&Itemid=143

“Ero affetta da artrite reumatoide, quando ho ripreso i pennelli in mano, poco alla volta i dolori sono scomparsi. Nella morbidezza della pittura ad olio, la voluttà della natura”

 

Nelly Marlier è stata per così dire “adottata” da Siracusa che l’ha accolta facendone una delle sue cittadine d’elezione: si è scelti da una città più che sceglierla e questo è particolarmente vero nel suo caso.

Donna curiosa, gentile, ironica e arguta, dai molteplici interessi – non ultima la scrittura creativa –, è appassionata di pittura: dal 15 al 18 novembre 2019, ha esposto ad Arte Padova; con alcuni dei suoi lavori ha partecipato a Torino, sino al 14 novembre, a una collettiva presso la Galleria Accorsi Arte, intitolata Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea; ha siglato un contratto di un anno sempre con la Galleria Accorsi Arte e le sue tele saranno esposte sia nella sede di Torino che in quella di Venezia.

Le sue opere possono anche essere viste dai nostri lettori in due negozi virtuali: il primo con Gigarte (https://www.gigarte.com/nellymarlier); il secondo con Pitturiamo; il terzo è in fase di realizzazione. La intervistiamo.

Quando hai iniziato a dipingere? Quali sono le tecniche che prediligi?

Ho iniziato a dipingere cinque o sei anni fa. Ho preso lezioni da un maestro per circa due anni, si può dire però che sia autodidatta. Principalmente olio su tela: mi piace l’untuosità e la morbidezza della pittura ad olio, il vedere come i pigmenti si mescolano tra di loro, gli arabeschi che formano man mano che i colori si amalgamano. Mi dà un senso di dolce voluttà. Quella parte che a volte precede l’azione di dipingere mi dà un senso di pace mentre il mescolare direttamente i colori sulla tela mi inebria. Per questo, la mia pennellata è formosa. I pigmenti devono avvicinarsi, incontrarsi, baciarsi, a volte compenetrarsi. Ogni volta è qualche cosa di diverso e mi capita di lasciare al caso il risultato finale. Mi piace accarezzare i miei dipinti ad occhi chiusi per assaporare la texture sotto le dita. Mi piace pensare che le mie tele siano sentite non solo guardate.

Quali soggetti preferisci?

I soggetti che preferisco sono quelli appartenenti alla natura: le nuvole, l’acqua, la vegetazione… Mi piace interpretare a modo mio paesaggi, tramonti, albe. Adoro i riflessi della luce e i giochi che essa crea nell’acqua. Mi perdo nel vedere fremere la superficie di un torrente, nell’osservare il via vai delle nuvole, il loro cambiar forma in continuazione.

Per ora, dipingo in atelier spesso da foto realizzate da me o da amici. Ma, appena starò ancora meglio di salute, desidero dipingere en plein air. È importante poter utilizzare tutti i sensi. L’udito e l’olfatto anch’essi trasmettono sensazioni influendo la percezione dell’ambiente.

Credi che l’arte abbia una funzione catartica, oltre che estetica? C’è una connessione tra arte e benessere psicofisico a tuo modo di vedere?

Questa domanda riveste per me un’importanza fondamentale, perché tocca uno degli aspetti per me più importanti e che vorrei far conoscere attorno a me perché penso possa aiutare persone ammalate a ritrovare fiducia, libertà di pensiero e d’azione e a liberarsi dalle paure.

Tutto è nato dalla malattia, l’artrite reumatoide. Nel 2001, la diagnosi dopo mesi di terribili dolori fisici e di limitazioni sempre più diffuse nell’uso delle mani e nel camminare. È iniziato allora il percorso della malattia cronica, invalidante e senza ritorno. Così, in effetti, mi presentarono questa compagna degli anni che avevo di fronte.

A distanza di anni, di terapie mediche spesso pesanti, di rifiuto della malattia e delle medicine, di digiuni esagerati, di ricerche di percorsi per una crescita interiore, di lettura di decine e decine di libri, di un ricovero ospedaliero urgente, arriva la consapevolezza di voler riprendere i pennelli in mano subito, oggi, domani, e di nuovo, sempre più spesso. E un pomeriggio di un anno fa circa, mi resi conto che i dolori erano praticamente scomparsi mentre seduta davanti al cavalletto ed ascoltando i Queen stavo dipingendo un tormentato cielo nuvoloso. Ho ripetuto l’esperimento il giorno dopo. Sostituii gli antidolorifici con la pittura e… funzionò. E funziona ancora oggi. Funziona sul fisico ma anche sulla mente.  Ho ritrovato le forze che avevo perse da lungo tempo, ho ritrovato la voglia di incontrare gente, ho ricominciato a fare progetti.  Per me, è una rinascita.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3901:michelle-messina-reale-la-sicilia-e-siracusa-sono-il-mio-rifugio&catid=17&Itemid=143

La scrittrice e poetessa di Philadelfia è autrice di molte opere, tra cui “Season of Subtraction”, che richiama la nostra prosa d’arte di primo ‘900

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019 – I legami tra gli italoamericani e il nostro paese sono fatti di sangue ma anche di sapori, di odori, di lingua storie tradizioni. Di paroleÈ così anche per Michelle Messina Reale, scrittrice e poetessa di Philadelphia, docente associata presso l’Arcadia University della Pennsylvania (tra l’altro fondatrice e direttrice del progetto “Ovunque Siamo: New Italian-American Writing”), che unisce gli interessi accademici – è tra l’altro responsabile dei servizi di accesso, di ricerca e comunicazione dell’ateneo – all’attitudine poetica e narrativa: testi come “Inquiry and Research: A Relational Approach in the Classroom”, “Mentoring and Managing Students in the Academic Library, The Indispensable Academic Librarian: Teaching and Academig for Change” e “Becoming a Reflective Librarian and Teacher: Strategies for Mindful Academic Practice” si alternano ad opere come “Season of Subtraction – Prose Poems” (Bordighera Press, New York 2019), raccolta di poesie in prosa o di prose poetiche che dir si voglia, genere che richiama la nostra prosa d’arte di primo Novecento, la rivista “La Voce”, certi calligrafismi tra l’ermetico e il crepuscolare.

Ma qui la “stagione della sottrazione” è molto di più: “ciò che va via è ciò che rimane”, come recitano in esergo le parole di Charles Wright: il tempo sottrae volti odiosamati, gesti, voci, consuma gli oggetti ma ne lascia le persistenti reliquie nella retina ostinata della memoria. E si fa parola. Accurata, precisa, geometrica. Preziosa. Eppure allusiva, sfuggente, enigmatica. Parola che tende a definire, scolpire, dipingere con nettezza, parola che rivela, che ricerca, che rievoca un passato a volte difficile da rielaborare, luoghi dell’anima, antenati che sono custodi ma anche presenze insistenti, fantasmi inconciliati o memento per un presente da ridefinire. Per un futuro che è carico del peso dolce e insieme amaro del passato.

“Season of Subtraction” è dunque uno scavo memoriale e insieme un lavoro di immaginazione alla ricerca delle proprie radici, un viaggio tra i rami noti e sconosciuti della propria famiglia, un’indagine sul senso della presenza propria e altrui nel mondo, tra nostalgia per la terra d’origine e la vita oltreoceano.

Abbiamo incontrato Michelle Messina Reale insieme a Patti Trimble in occasione di un reading trilingue, a Siracusa, grazie all’iniziativa “101 Poets for Change”; poi i contatti in rete, un caffè in Ortigia a parlare di poesia e di Trump, di Sicilia e d’America. Ecco qualche risposta alle nostre domande.

Le tue radici italiane e familiari sono molto forti e questo risalta chiaramente anche negli allusivi versi del tuo libro. Puoi parlarcene?

I miei legami familiari con l’Italia sono molto forti, questo è un nodo che non si spezzerà mai. Ancora ho molti parenti in Italia, specialmente in Sicilia. Ho avuto un’infanzia molto italiana: scuola prevalentemente italoamericana, parrocchia italoamericana e vicinato italoamericano. Ci sentivamo diversi dagli altri perché la nostra cultura era molto forte. A mia madre non piacevano i modi di fare o le abitudini che non coincidessero con le nostre. Ha sempre pensato che gli americani fossero freddi ed egoisti, e non apprezzava la loro idea di famiglia. Eravamo diversi.

La Sicilia e Siracusa sono per te dei luoghi dell’anima, vero?

Trascorro molto tempo in Sicilia, che è semplicemente “casa” per me [… da notare che Michelle Messina Reale usa la parola “home”, che in inglese significa sia “casa” nel senso più domestico e intimo sia “patria”, un po’ come avviene con il latino “domi”, n.d.r.]. La Sicilia e Siracusa sono il mio rifugio. Lo avverto non appena arrivo proprio perché posso rilassarmi. Questo è un aspetto molto diverso rispetto al modo di vivere americano, che mantiene un passo molto veloce e mette in competizione le persone tra loro. Io vivo vicino Philadelphia e la “cultura” può essere molto dura, sbrigativa e perfino rude. A Siracusa trovo ancora gentilezza nelle persone, vedo che la gente dà valore al tempo e agli altri. E il mare sempre bellissimo a fare da panorama e da sfondo pacifica la mia anima.

“Sottrazione” è una parola piena di significati: ha qualcosa a che vedere con le mancanze nella nostra vita e nel nostro spirito, ma la sottrazione è anche il potere dell’artista: eliminare ciò che è vecchio e morto per lasciar crescere ciò che rimane. Sei d’accordo?

Sono pienamente d’accordo su ciò che dici su “Season of Subtraction”! Ci sono molte ferite traumatiche nella mia famiglia. Mio nonno non avrebbe mai voluto lasciare la Sicilia ma fu costretto a farlo… odiava gli States e tutto ciò che comportava viverci. Questo lo rese rabbioso e aggressivo verso tutti e verso la vita. Noi siamo stati costretti a fare i conti con le sofferenze che ha provocato. E la figlia che ebbe e non riconobbe mai ferì tutti noi. Quel rifiuto fu difficile da accettare. Quando trovammo la sorella di mio padre, cercammo di costruire un rapporto nuovo. Lei dice di sentirsi siciliana, ma visto che non è stata cresciuta come tale, non riesce a spiegarsi perché provi questo! [Nella postfazione del libro, Michelle Messina Reale riassume la rocambolesca vicenda della ricerca di questa zia “sottratta”, motore pulsante dei versi di “Season of Subtraction”, omaggio alla tenacità dei legami, n.d.r.].

I tuoi versi sono come prosa e la tua prosa è molto poetica… questo è comune nella poesia americana attuale oppure nella storia più antica o recente della letteratura americana?

No, non è molto comune nella poesia americana, ma è una forma che amo molto utilizzare perché mi permette di usare un linguaggio molto immaginifico in una piccola forma narrativa. Amo leggere poesie in prosa e scriverne, anche!

Salutiamo Michelle Messina Reale e attendiamo le nuove raccolte “Confini: Poems of Refugees in Sicily” e “In the Blink of a Mottled Eye”, che vedranno la luce tra il 2019 e il 2020 per i tipi di Cervena Barva Press e Kelsey Books.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3828:in-fratelli-di-cielo-di-don-aprile-liriche-e-testimonianze-di-fede&catid=17&Itemid=143

Il libro comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e i contributi di vari poeti

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha dedicato diversi articoli all’opera pastorale e letteraria di don Raffaele Aprile, che, dopo “Innamorato del cielo”, ha deciso di dare alle stampe il volume “Fratelli di cielo – in versi si raccontano in cammino con Maria” (Bonfirraro Editore), che verrà presentato il 20 giugno alle ore 20 presso il Salone Baranzini della Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa.

Don Aprile, augustano, oltre a svolgere il suo ministero presbiteriale come assistente spirituale del gruppo di preghiera Madonna delle Lacrime e del gruppo Caritas, accoglie i pellegrini che vengono a visitare la Basilica Santuario e si occupa anche delle missioni con il Reliquiario. Ricordiamo alcuni dei riconoscimenti che ha ottenuto per la sua passione per la scrittura: ha partecipato alla stesura di un’antologia poetico-letteraria in omaggio a Luigi Pirandello a cura di Giuseppe La Delfa, al libro di don Francesco Cristofaro, conduttore televisivo presso Padre Pio TV e a vari concorsi poetici (quello di Favara intitolato ad Ignazio Buttitta, “Il Federiciano”…); per iniziativa del parroco don Domenico Cirigliano, a ricordo della visita del Reliquiario della Madonna delle Lacrime, è stato collocato in modo definitivo nella parete laterale esterna della Chiesa Madre di Rocca Imperiale il quadretto della Madonnina con una sua preghiera/poesia Vergine delle Lacrime; collabora col settimanale “Notizie della diocesi” di Carpi, curando una rubrica poetica.

La pubblicazione collettanea comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e di Francesco Maria Marino OP, una introduzione di Fabrizio Mattioli, Avvocato della Rota Romana, e i contributi dei poeti Monsignor Giuseppe Greco, Loris Filippetto, Sonia Accossano, Roberto Giovanni Bizzotto, Filippo Cacioppo, Albino Fattore, Don Ernesto Piraino, Giuseppe Puzzo, Maria Lucia Riccioli, Andrea Maniglia, Nino Cardillo, Don Pasqualino di Dio, Rita Masala, Suor Vincenzina Botindari, Michele Taboni, Rafał Soroczyński, Gruppo di Preghiera Carismatica Madonna delle Lacrime, Nicola Douglas De Fenzi, Claudia Koll e le testimonianze di Salvatore Pappalardo Arcivescovo di Siracusa, Aurelio Russo, Gabriele Russo, Lucia Palmieri, Gabriele Dini, Ida Vasta, Giuseppe Aletti, Danilo Zirone, Loris Filippetto: ecclesiastici e laici, semplici devoti e studiosi, ma comunque voci che narrano, che liricamente si effondono, voci pellegrine, in cammino dunque, come suggerisce il sottotitolo del volume.

Il libro raccoglie sia poesie che testimonianze di fede e di guarigione fisica e spirituale: la parola è canale privilegiato di espressione dei sentimenti più profondi e quindi anche della contemplazione mistica, del rapporto con la Natura e con il Divino, delle lacerazioni, delle sofferenze e delle gioie; se l’arte è a suo modo testimonianza, la narrazione di un percorso di vita, dei bivi e delle svolte inattese dovute ad un incontro con qualcosa che trascende il solco dell’abitudine o peggio ancora della rassegnazione lo è ad un altro livello.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3830:paola-m-liotta-puntare-su-fiamma-fogliani-e-stata-una-scommessa&catid=17&Itemid=143
“Per me la scrittura è musica, esigenza che risuona di vibrazioni, sonorità, echi che intarsiano il romanzo”

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha incontrato per voi Paola Maria Liotta, appassionata docente, fine poetessa e scrittrice (i suoi lavori poetici e narrativi le hanno meritato l’attenzione di critici e giurati in vari concorsi letterari come il Premio “Pietro Carrera” e il Premio Letterario Città di Castiglione “Cento Sicilie Cento Scrittori”), animatrice culturale nella sua Avola ed oltre. “Piano concerto Schumann” è il suo ultimo romanzo, uscito per i tipi de Il seme bianco.

Fiamma Fogliani, il maestro Marni e una misteriosa spinetta, “invenzione” all’interno di ciò che è manzonianamente “storia”, ovvero la musica e compositori come Schumann… quanto del tuo amore per la musica è confluito nella stesura del tuo romanzo?

L’amore per la musica convoglia e rappresenta i miei amori, i miei interessi, e molti altri sensi e sentimenti. E non ritroviamo nel romanzo solo Schumann, il cui celebre Piano Concerto gli dà il titolo e ne catalizza vicende e intrighi, ma anche molti altri bei nomi della musica. Le notizie legate all’invenzione del fortepiano, sullo sfondo, delineano il quadro perfetto in cui le passioni, le gioie, la forte testimonianza di vita della mia protagonista si incarnano a pieno. La scrittura, poi, è fatta di lettere e di suoni e, proprio come una musica, può riprodurre la musica della vita, le sue luci e le sue ombre. Sicuramente, questo romanzo è un atto d’amore per la musica, “la più rivelatoria di tutte le arti”, come asserisce, in un passo del romanzo, uno degli affascinanti personaggi maschili che ruotano attorno a Fiamma. Da ciò, si evince come la musica sia tutto (o quasi) anche per me.

Non sei nuova all’alternarsi di libri in prosa e di poesia… come convivono in te la narratrice e la poetessa oltre che la docente?

La narratrice in prosa e in versi e la docente convivono, in me, come i famosi “tria corda” dal momento che le possibilità della scrittura sono infinite. Mi esploro in questo e in molti altri modi, cercando di instillare nei miei studenti l’amore per la lettura. Per me, scrittura creativa, laboratorio di scrittura, biblioteca di classe sono parole magiche. Le parole veicolano idealità, interiorità, speranze, e oggi c’è molto bisogno di idee, di ideali e di speranza. L’amore per ciò che faccio si traduce pure in Paola che scrive in prosa, Paola che scrive versi, Paola che insegna. E in molte altre “Paole”, tutte riflessive, impavide, piene di voglia di fare, desiderose di nuovi mondi da scoprire, mai paghe di un fine, di uno scopo, pur di offrire alle giovani generazioni validi spunti di riflessione e spronarle verso il meglio per sé stesse e per la società attuale, tanto bisognosa d’amore, così devastata dall’egoismo, insanguinata da guerre e violenze di ogni sorta quale essa, purtroppo, è. E il riferimento agli aspetti negativi del reale rintocca in tutto il romanzo, in contrapposizione con la bellezza e con la solarità evocate dalla musica di Fiamma.

Scrivi che “La musica è energia, ma anche controllo; è rigore, ma anche avventura”. Credi possa dirsi lo stesso della scrittura?

Come per Fiamma Fogliani, la protagonista del “Piano Concerto Schumann”, la musica di Schumann, e tutta la musica è vita, così per me la scrittura è musica. La scrittura è un’esigenza insopprimibile, che risuona, come musica, di vibrazioni, di sonorità, di echi, quelli che intarsiano il percorso di ricerca che il romanzo traccia e disvela davanti ai nostri occhi. Leggendo di Fiamma, non si può non immaginarsela vibrante e appassionata, al suo piano. Per infondere questa vita alle parole, si scommette su di sé, ci si precipita a capofitto in un mondo che sta nascendo, evocato sulla carta, non meno reale di quello in cui viviamo, e non si può deviare o filtrare quanto sta nascendo mentre lo si crea, mentre lo si vive. Il rigore e l’eleganza sono connaturati sia alla buona musica che alla buona scrittura: dipende da quanto si è fedeli a criteri stilistici e di buon gusto che corrispondano esattamente all’onestà dei nostri stessi intenti di scrittura. La storia si rivela e piace nell’esatta misura in cui scatta il riconoscimento di chi legge in quelle pagine, ricreando in proprio la storia, vivendola in consonanza – o meno – con il proprio mondo interiore. La scrittura è una bellissima avventura dello spirito se ci trasporta nell’altro, e nell’oltre, sempre in adesione con quanto sentiamo, con quanto vogliamo dire, con il messaggio che affidiamo al nostro scritto.

Fiamma Fogliani è artista e donna. Quanto ha contato per te confrontarti con le figure di musiciste come la tua protagonista?

Nel romanzo vi è una miriade di figure femminili: pianiste quali Clara Wieck Schumann, Annie Fisher, Clara Haskil, Martha Argerich, Hélène Grimaud, ma anche artiste, tipo Giovanna Fratellini, pittrice di corte che venne paragonata a Rosalba Carriera e fu la ritrattista della Gran Principessa Beatrice Violante di Baviera. Quest’ultima visse proprio alla corte medicea e dovette conoscere il ‘nostro’ Bartolomeo Cristofori, l’inventore del gravicembalo ‘col piano e col forte’, cioè l’antenato del pianoforte. Man mano che la storia cresceva e sbocciava nelle mie righe, ho ritrovato tutte queste figure; alcune le conoscevo già, infatti amo molto la Argerich, come pianista, e la Grimaud. Menzionare Beatrice Violante mi ha permesso di darle il giusto risalto; peraltro, fu anche un’ottima statista nel governatorato della città di Siena. L’ultima volta che, in pubblico, ho accennato a questa galleria di figure eccezionali, e spesso le donne stanno ai margini della storia, o sono appena menzionate, mi son sentita dire, proprio da una donna: “Lei non ama molto gli uomini”! Ecco, vorrei sconfessare quest’appunto. Rendere il giusto tributo a figure obliate, o meno note di corrispettive personalità maschili, ha validato ulteriormente la mia scrittura di quegli slanci che io amo esprimere. Anche portare alla ribalta Fiamma Fogliani è stata indubbiamente una bella scommessa per dare corpo a ciò che io amo, alla vera bellezza, che ci deve guidare verso il meglio, nell’arte e nella vita.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3912:teresa-laterza-le-mie-sono-un-emozione-che-cambia&catid=17&Itemid=143

Raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni, copertina di Rosa Rosita Loiodice

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019

Torniamo ad occuparsi di Teresa Laterza: l’autrice, pugliese di origine, vive a Caltagirone ed è impegnata nel settore della formazione; collabora con testate giornalistiche locali, nazionali e internazionali, come il periodico dell’Automobile Club Bologna (AutoBo) e la Rivista Internazionale Le Muse, fondata da Paolo Borruto e Maria Teresa Liuzzo (direttrice), oltre a proporsi come editor e book counselor. Le sue incursioni poetiche e narrative spaziano dal romanzo “Imprevisti di primavera” (Kimerik) alle sillogi poetiche “I sentieri dell’anima”, “Le stagioni del cuore” e “Frammenti d’infinito” (Irda edizioni), dalla stesura di articoli e saggi ad una nuova silloge poetica, “Armonia d’essenza”.

La sua ultima pubblicazione è “Schegge”, raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni di Nino Bozzi. La copertina è illustrata da Rosa Rosita Loiodice, tra l’altro curatrice editoriale.Scheggia è un frammento, scheggia è una freccia, scheggia è un proiettile che penetra le carni, ferisce e diventa parte di noi. Ma la scheggia che ci colpisce può essere una forza, una verità, un’emozione che provocandoci dolore ci restituisce contemporaneamente a noi stessi e alla nostra vera essenza, un lampo che illumina la nostra cecità. Come fa la parola, in primis quella poetica.

Ecco allora l’invito ad evitare gli abbracci mancati, a non lasciarsi rinchiudere “dai cancelli degli schemi”; ecco l’amore per l’arte e la parola, grazie ai quali si può attingere l’infinito, l’accoglienza di se stessi e del prossimo – migrante è anche chi cerca l’amore che la “patria” della sua famiglia gli ha negato e infinite sono le povertà mentali e spirituali –, ecco il richiamo all’interconnessione degli esseri viventi e dell’universo che si rivela anche nelle azioni e nei pensieri in apparenza insignificanti… perché la vita è un “gioco duale”. I versi sono lampi, briciole di ricordi, attimi di consapevolezza, bagliori di vero, gli aforismi e le considerazioni sono bocconi, minutaglie, tessere sparse di un mosaico di cui non conosciamo il disegno, quello sempre incompiuto della saggezza.

Il titolo “Schegge” è significativo e polisemico… cosa vuol dire per te e come lo hai scelto per intitolare il libro?

Esattamente: la scheggia penetra in profondità e lascia un segno. Può far male, ma induce alla riflessione. La nostra carne, il nostro corpo è la vita e le schegge sono le esperienze. È questo il motivo della scelta del titolo. Mi auguro che le mie poesie e le mie riflessioni aiutino a fare luce dove regnano il buio o le ombre.

I tuoi progetti futuri riguardano la teoria oltre che la pratica della scrittura: puoi anticiparci qualcosa?

Tra mille difficoltà, considerate le incombenze quotidiane, sto portando avanti la stesura di un saggio sulla scrittura. L’intento è quello di fornire consigli e regole utili a chi desideri scrivere un libro di qualsiasi genere, affinché l’opera possa incontrare l’interesse del pubblico. Si tratta, in sostanza, di una specie di vademecum dello scrivere efficacemente.

Il coro De Cicco alla XII Settimana della musica di Paternò: foto e video

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Chiesa di San Domenico, Paternò…

Il programma di sala…

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Ecco i direttori dei cori che hanno preso parte alla rassegna… una bellissima iniziativa all’insegna della musica corale: tanti coristi, repertorio vario e di spessore, dalla polifonia classica al contemporaneo, nessun protagonismo ma tanta voglia di confrontarsi e fare buona musica.
L'immagine può contenere: 5 persone, persone che sorridono, persone in piedi
Un bellissimo fuori programma: le magie degli strumenti costruiti sulla stregua dei lavori degli antichi liutai, un repertorio raffinato e poco frequentato.
L'immagine può contenere: 2 persone, folla e spazio al chiuso
Grazie ancora all’associazione STURM UND DRANG!
ABENDLIED di Rheinberger…
AS TORRENTS IN SUMMER di Elgar
NOTRE PERE di Duruflé
Sono lieto di invitarVi alla XII Settimana della Musica a Paternò. Ecco il calendario degli appuntamenti. Un particolare grazie ai gruppi e agli artisti che vi prenderanno parte!
Il coro polifonico europeo Giuseppe De Cicco, diretto da Maria Carmela De Cicco, prende parte alla XII edizione della Settimana della Musica di Paternò…
Come è noto, Santa Cecilia è la patrona della musica e dei musicisti ed è meraviglioso onorarla con dei concerti oltre che con le celebrazioni liturgiche…
Qui qualche foto, video e link sulle attività recenti del coro… per il resto, guardate la mia pagina Facebook e quella del coro, sfogliate il mio blog e stay tuned!
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Il coro polifonico Giuseppe De Cicco a Noto presso la splendida Chiesa di Santa Chiara…
L'immagine può contenere: 3 persone, persone in piedi
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… here I am!
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Il coro De Cicco alla XII Settimana della musica di Paternò

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Sono lieto di invitarVi alla XII Settimana della Musica a Paternò. Ecco il calendario degli appuntamenti. Un particolare grazie ai gruppi e agli artisti che vi prenderanno parte!
Il coro polifonico europeo Giuseppe De Cicco, diretto da Maria Carmela De Cicco, prende parte alla XII edizione della Settimana della Musica di Paternò…
Come è noto, Santa Cecilia è la patrona della musica e dei musicisti ed è meraviglioso onorarla con dei concerti oltre che con le celebrazioni liturgiche…
Qui qualche foto, video e link sulle attività recenti del coro… per il resto, guardate la mia pagina Facebook e quella del coro, sfogliate il mio blog e stay tuned!
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LA CIVETTA DI MINERVA del 9 novembre 2019

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Ecco la nuova prima pagina de LA CIVETTA DI MINERVA… in edicola!

Ripubblico volentieri video e post che parlano del giornale. Sostenetelo, acquistatelo, abbonatevi…

https://www.facebook.com/ReportRai3/

Report questa sera 21.20 Rai3
La giustizia dovrebbe essere imparziale. Ma cosa succede se accusa, difesa e giudici si scambiano favori, soldi e informazioni segrete? Il sistema messo in piedi da Piero Amara, ex avvocato Eni, riesce a far aprire un’inchiesta presso la procura di Siracusa grazie ad una denuncia di Alessandro Ferraro, suo uomo di fiducia, che dichiara di essere stato sequestrato “da due neri ed un bianco”. Dietro la vicenda ci sarebbe un complotto contro il manager dell’Eni Claudio Descalzi. Peccato che sia il rapimento che il complotto risulteranno finti. L’inchiesta è di Luca Chianca.

#Report lunedì 21.20 Rai3
✓ Dove e chi fabbrica le divise dei militari italiani?
✓ Chi ha messo in piedi un sistema di potere per aggiustare sentenze e
aggiudicarsi appalti pubblici?

https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.raiplay.it%2Fvideo%2F2019%2F04%2FLuned236-15-aprile-0ae18f40-0a43-4ede-bd2c-9750a88c6603.html%3Ffbclid%3DIwAR3Ipk12pAvw9dI4lskqXacsl17KgpUlgIFVUXpERQFP1mKYQUPCXNgo0b8&h=AT2Sb4noRNuXFCbWweIrgjr8aSazGWja6Gqw1pTxJUFrai79uEc1wlINuzahJys78ccMJPKyotQMIuNHV-4T21buRbQx71UIoZ1qY3mfu89qN-zioR5GApKVW8HML6XEXA

Da non perdere questa puntata perché si parlerà del Sistema Siracusa, di cui si è occupato in prima linea il giornale LA CIVETTA DI MINERVA!

https://www.google.com/search?q=sistema+siracusa+%2B+la+civetta&rlz=1C1AVNA_enIT559IT562&oq=sistema+siracusa+%2B+la+civetta&aqs=chrome..69i57j0.10172j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8

Report, stasera alle 21.20 su Rai 3, trasmette un’inchiesta sul sistema Amara, alias Sistema Siracusa, nell’ambito della quale anche noi della Civetta siamo stati intervistati nella sede della nostra redazione. E’ per noi – piccolo giornale di provincia – un grande onore avere questa ribalta nazionale ( F. Oddo)

La diretta con Stefano Lamorgese e Luca Chianca, che ha firmato l’inchiesta di giorno 15 sul sistema di potere messo in piedi dall’ex avvocato #Eni Piero Amara
#amaragiustizia #Report #fblive

Un grande grazie a Paolo Borrometi per le sue parole:

Magistrati, politici, imprenditori: così Siracusa mise in ginocchio l’Italia

In altre epoche saremmo già stati tutti quanti a indignarci per ciò che sta accadendo nella Magistratura del nostro Paese. Ben che vada, oggi siamo forse troppo distratti da altro per interessarci alla questione. Comunque incapaci di affrontarla nel suo insieme, ricomponendo i tanti tasselli di un puzzle giallo che sembriamo ostinarci a non voler vedere una volta per tutte montato, e incorniciato.

Il cuore di tutto si trova in provincia di Siracusa, ad Augusta. La città più ricca della provincia cela affari impressionanti (dal petrolchimico ai migranti, fino al neonato porto turistico, tra i più importanti di tutto il Sud). Ed è proprio da qui che due avvocati spregiudicati, Piero Amara e Giuseppe Calafiore, si sono spinti fino al cuore del nostro Paese. Come sta emergendo dalle più recenti indagini, a pilotare le decisioni della Magistratura sono stati proprio loro, i nostri due zelanti avvocati siciliani. Tornati d’attualità a più di un anno dal loro arresto sappiamo che, oltre ad aver intrattenuto un rapporto centrale e determinante con l’Eni, a quanto pare ne avevano intessuto uno particolare proprio con l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ex componente del Csm, quel Luca Palamara di cui non si fa altro che parlare in questi giorni.

Sono stati loro, Amara e Calafiore, facilitatori di grandi poteri, a pagare giornalisti per scrivere, di loro e contro i “nemici”. Loro, spesso, a decidere chi dovessero essere gli “eletti” in Parlamento, si pensi anche solo alla vicenda che ha coinvolto il pregiudicato Pippo Gennuso (in procinto di rientrarci, paradossi italiani), o dell’ex deputato Pippo Gianni (oggi sindaco di Priolo). Loro, Amara e Calafiore, persino a scegliere chi avrebbe dovuto essere il più adatto a ricoprire l’incarico di Procuratore a Gela – esattamente quello che avrebbe poi dovuto indagare (o non indagare), ad esempio, sul petrolchimico dell’Eni. Loro, insomma, ad aver influenzato negli anni molte questioni nevralgiche per il nostro Paese, loro ad aver “dato” le carte, vere o false. Loro in regia.

Partendo proprio da Augusta ho tentato di descrivere i loro affari nel mio “Un morto ogni tanto”, come in moltissime occasioni hanno fatto Mario Barresi per La Sicilia, o i colleghi de La Civetta e di Siracusa News nei loro racconti quotidiani, quando nessuno sembrava interessarsene. Adesso però sarebbe ora che tutti insieme si facesse e si chiedesse chiarezza fino in fondo. E senza sconti per nessuno. Che si precisassero ad esempio quali trame si siano potute intessere a partire da una provincia, quella di Siracusa, considerata “tranquilla” e senza mafia, quando invece vi hanno trovato riparo uomini del calibro di Simone Castello, già “postino” e uomo di fiducia di Bernardo Provenzano: proprio lui, l’uomo conosciuto per essere la mente della mafia imprenditoriale. Guadagni, intermediazioni, investimenti enormi, tutto a partire da Siracusa. Affari e soldi in un territorio che ha imparato molto presto e molto bene a farsi baricentro del Paese, trasformandosi in una delle più importanti culle della sua «mafia imprenditoriale»

Ma per comprendere bisogna ricostruire, bisogna legare frammento a frammento, tassello a tassello, isolare e poi accostare un fatto all’altro: per quanto persino da slegati questi possano apparirci drammaticamente complessi, o all’opposto di poco conto, se sovrapposti possono restituirci la complessità del fenomeno di cui stiamo parlando. Anche una tranquilla cena in barca d’estate, come quella di cui parlo nel mio libro, cui parteciparono alcuni fra i più importanti imprenditori del nostro Paese, deputati e non, o il caso di professionisti legati a società che partono da Castelvetrano, conosciuti per essere gli stessi “commercialisti delle società di Matteo Messina Denaro”. Allegre brigate che partendo dal nostro territorio sono state libere di fare il buono ed il cattivo tempo nel Paese. Un territorio, non dimentichiamocelo, che ha avuto diversi comuni sciolti per mafia, come Augusta – neanche a dirlo città di Amara -, Pachino (città del pomodorino più buono e insieme luogo di “riposo” per i boss più importanti di cosa nostra). Comuni come Avola, oggi con un accesso per valutarne le infiltrazioni mafiose. O Noto, capitale del Barocco e drammaticamente colpita dalla presenza di clan che hanno saputo legarsi alla politica in maniera particolarmente spregiudicata. E poi Lentini, culla del clan che unisce Catania a Siracusa, città degli affari di “munnizza” (leggasi spazzatura). O Priolo.

La vera questione è se c’è qualcuno che davvero ha voglia di riannodare tutti i fili e di ricostruire ciò che è stato. Molto di ciò che è accaduto ci suggerisce che proprio da qui si sia tentato di influenzare il più grande colosso industriale del nostro Paese: l’Eni. A Siracusa, indizi, o spiegazioni, se ne trovano. Bisogna cercarle, e volerle riconoscerle. Isolare e ricomporre ogni tassello. Mettendoli insieme il puzzle sarà completo. E una volta incorniciato, allora sì che ne vedremo delle belle.

(la mia analisi pubblicata questa mattina sulla prima pagina del lasicilia.it)

Paolo Borrometi

6 giugno 2019

Caro lettore,

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Oggi il giornale si trova in grave crisi economica e l’autosostentamento tra soci e giornalisti non basta più. Ritorniamo in edicola, dopo la pausa estiva, ma non sappiamo garantire per quanto tempo ancora. Chiediamo, pertanto, a quanti apprezzano il nostro modo di fare informazione di aiutarci. L’appello è rivolto sia alle Associazioni ai Movimenti di impegno sociale e civile (ai quali ci offriamo come loro voce e sicuro alleato) sia alle singole individualità che apprezzano il nostro lavoro e ci trovano in edicola. A tutti chiediamo di sottoscrivere un abbonamento annuale (Sostenitore, di almeno 50 euro oppure Ordinario di 25 euro). In cambio promettiamo il nostro rinnovato impegno di cronisti scrupolosi e intellettualmente onesti e l’attenzione verso le loro istanze insieme al piccolo privilegio di poter ricevere il giornale per posta, direttamente a casa, invece di ritirarlo in edicola. Ci rivolgiamo inoltre agli operatori economici, a chi gestisce un’attività commerciale: siamo disponibili ad offrire spazi pubblicitari e redazionali a prezzi veramente contenuti.

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Grazie per l’attenzione. Con i più cordiali saluti.

Franco Oddo

Marina De Michele

Tutta la Redazione

Sono fiera, nel mio piccolo, di far parte dei collaboratori di questo giornale che dalla Sicilia, da Siracusa e dalla sua provincia, fa sentire la propria voce…
Un video di Rainews del giugno 2012…

 

 

 

Alcuni pezzi recenti…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3901:michelle-messina-reale-la-sicilia-e-siracusa-sono-il-mio-rifugio&catid=17&Itemid=143

La scrittrice e poetessa di Philadelfia è autrice di molte opere, tra cui “Season of Subtraction”, che richiama la nostra prosa d’arte di primo ‘900

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019 – I legami tra gli italoamericani e il nostro paese sono fatti di sangue ma anche di sapori, di odori, di lingua storie tradizioni. Di paroleÈ così anche per Michelle Messina Reale, scrittrice e poetessa di Philadelphia, docente associata presso l’Arcadia University della Pennsylvania (tra l’altro fondatrice e direttrice del progetto “Ovunque Siamo: New Italian-American Writing”), che unisce gli interessi accademici – è tra l’altro responsabile dei servizi di accesso, di ricerca e comunicazione dell’ateneo – all’attitudine poetica e narrativa: testi come “Inquiry and Research: A Relational Approach in the Classroom”, “Mentoring and Managing Students in the Academic Library, The Indispensable Academic Librarian: Teaching and Academig for Change” e “Becoming a Reflective Librarian and Teacher: Strategies for Mindful Academic Practice” si alternano ad opere come “Season of Subtraction – Prose Poems” (Bordighera Press, New York 2019), raccolta di poesie in prosa o di prose poetiche che dir si voglia, genere che richiama la nostra prosa d’arte di primo Novecento, la rivista “La Voce”, certi calligrafismi tra l’ermetico e il crepuscolare.

Ma qui la “stagione della sottrazione” è molto di più: “ciò che va via è ciò che rimane”, come recitano in esergo le parole di Charles Wright: il tempo sottrae volti odiosamati, gesti, voci, consuma gli oggetti ma ne lascia le persistenti reliquie nella retina ostinata della memoria. E si fa parola. Accurata, precisa, geometrica. Preziosa. Eppure allusiva, sfuggente, enigmatica. Parola che tende a definire, scolpire, dipingere con nettezza, parola che rivela, che ricerca, che rievoca un passato a volte difficile da rielaborare, luoghi dell’anima, antenati che sono custodi ma anche presenze insistenti, fantasmi inconciliati o memento per un presente da ridefinire. Per un futuro che è carico del peso dolce e insieme amaro del passato.

“Season of Subtraction” è dunque uno scavo memoriale e insieme un lavoro di immaginazione alla ricerca delle proprie radici, un viaggio tra i rami noti e sconosciuti della propria famiglia, un’indagine sul senso della presenza propria e altrui nel mondo, tra nostalgia per la terra d’origine e la vita oltreoceano.

Abbiamo incontrato Michelle Messina Reale insieme a Patti Trimble in occasione di un reading trilingue, a Siracusa, grazie all’iniziativa “101 Poets for Change”; poi i contatti in rete, un caffè in Ortigia a parlare di poesia e di Trump, di Sicilia e d’America. Ecco qualche risposta alle nostre domande.

Le tue radici italiane e familiari sono molto forti e questo risalta chiaramente anche negli allusivi versi del tuo libro. Puoi parlarcene?

I miei legami familiari con l’Italia sono molto forti, questo è un nodo che non si spezzerà mai. Ancora ho molti parenti in Italia, specialmente in Sicilia. Ho avuto un’infanzia molto italiana: scuola prevalentemente italoamericana, parrocchia italoamericana e vicinato italoamericano. Ci sentivamo diversi dagli altri perché la nostra cultura era molto forte. A mia madre non piacevano i modi di fare o le abitudini che non coincidessero con le nostre. Ha sempre pensato che gli americani fossero freddi ed egoisti, e non apprezzava la loro idea di famiglia. Eravamo diversi.

La Sicilia e Siracusa sono per te dei luoghi dell’anima, vero?

Trascorro molto tempo in Sicilia, che è semplicemente “casa” per me [… da notare che Michelle Messina Reale usa la parola “home”, che in inglese significa sia “casa” nel senso più domestico e intimo sia “patria”, un po’ come avviene con il latino “domi”, n.d.r.]. La Sicilia e Siracusa sono il mio rifugio. Lo avverto non appena arrivo proprio perché posso rilassarmi. Questo è un aspetto molto diverso rispetto al modo di vivere americano, che mantiene un passo molto veloce e mette in competizione le persone tra loro. Io vivo vicino Philadelphia e la “cultura” può essere molto dura, sbrigativa e perfino rude. A Siracusa trovo ancora gentilezza nelle persone, vedo che la gente dà valore al tempo e agli altri. E il mare sempre bellissimo a fare da panorama e da sfondo pacifica la mia anima.

“Sottrazione” è una parola piena di significati: ha qualcosa a che vedere con le mancanze nella nostra vita e nel nostro spirito, ma la sottrazione è anche il potere dell’artista: eliminare ciò che è vecchio e morto per lasciar crescere ciò che rimane. Sei d’accordo?

Sono pienamente d’accordo su ciò che dici su “Season of Subtraction”! Ci sono molte ferite traumatiche nella mia famiglia. Mio nonno non avrebbe mai voluto lasciare la Sicilia ma fu costretto a farlo… odiava gli States e tutto ciò che comportava viverci. Questo lo rese rabbioso e aggressivo verso tutti e verso la vita. Noi siamo stati costretti a fare i conti con le sofferenze che ha provocato. E la figlia che ebbe e non riconobbe mai ferì tutti noi. Quel rifiuto fu difficile da accettare. Quando trovammo la sorella di mio padre, cercammo di costruire un rapporto nuovo. Lei dice di sentirsi siciliana, ma visto che non è stata cresciuta come tale, non riesce a spiegarsi perché provi questo! [Nella postfazione del libro, Michelle Messina Reale riassume la rocambolesca vicenda della ricerca di questa zia “sottratta”, motore pulsante dei versi di “Season of Subtraction”, omaggio alla tenacità dei legami, n.d.r.].

I tuoi versi sono come prosa e la tua prosa è molto poetica… questo è comune nella poesia americana attuale oppure nella storia più antica o recente della letteratura americana?

No, non è molto comune nella poesia americana, ma è una forma che amo molto utilizzare perché mi permette di usare un linguaggio molto immaginifico in una piccola forma narrativa. Amo leggere poesie in prosa e scriverne, anche!

Salutiamo Michelle Messina Reale e attendiamo le nuove raccolte “Confini: Poems of Refugees in Sicily” e “In the Blink of a Mottled Eye”, che vedranno la luce tra il 2019 e il 2020 per i tipi di Cervena Barva Press e Kelsey Books.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3828:in-fratelli-di-cielo-di-don-aprile-liriche-e-testimonianze-di-fede&catid=17&Itemid=143

Il libro comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e i contributi di vari poeti

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha dedicato diversi articoli all’opera pastorale e letteraria di don Raffaele Aprile, che, dopo “Innamorato del cielo”, ha deciso di dare alle stampe il volume “Fratelli di cielo – in versi si raccontano in cammino con Maria” (Bonfirraro Editore), che verrà presentato il 20 giugno alle ore 20 presso il Salone Baranzini della Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa.

Don Aprile, augustano, oltre a svolgere il suo ministero presbiteriale come assistente spirituale del gruppo di preghiera Madonna delle Lacrime e del gruppo Caritas, accoglie i pellegrini che vengono a visitare la Basilica Santuario e si occupa anche delle missioni con il Reliquiario. Ricordiamo alcuni dei riconoscimenti che ha ottenuto per la sua passione per la scrittura: ha partecipato alla stesura di un’antologia poetico-letteraria in omaggio a Luigi Pirandello a cura di Giuseppe La Delfa, al libro di don Francesco Cristofaro, conduttore televisivo presso Padre Pio TV e a vari concorsi poetici (quello di Favara intitolato ad Ignazio Buttitta, “Il Federiciano”…); per iniziativa del parroco don Domenico Cirigliano, a ricordo della visita del Reliquiario della Madonna delle Lacrime, è stato collocato in modo definitivo nella parete laterale esterna della Chiesa Madre di Rocca Imperiale il quadretto della Madonnina con una sua preghiera/poesia Vergine delle Lacrime; collabora col settimanale “Notizie della diocesi” di Carpi, curando una rubrica poetica.

La pubblicazione collettanea comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e di Francesco Maria Marino OP, una introduzione di Fabrizio Mattioli, Avvocato della Rota Romana, e i contributi dei poeti Monsignor Giuseppe Greco, Loris Filippetto, Sonia Accossano, Roberto Giovanni Bizzotto, Filippo Cacioppo, Albino Fattore, Don Ernesto Piraino, Giuseppe Puzzo, Maria Lucia Riccioli, Andrea Maniglia, Nino Cardillo, Don Pasqualino di Dio, Rita Masala, Suor Vincenzina Botindari, Michele Taboni, Rafał Soroczyński, Gruppo di Preghiera Carismatica Madonna delle Lacrime, Nicola Douglas De Fenzi, Claudia Koll e le testimonianze di Salvatore Pappalardo Arcivescovo di Siracusa, Aurelio Russo, Gabriele Russo, Lucia Palmieri, Gabriele Dini, Ida Vasta, Giuseppe Aletti, Danilo Zirone, Loris Filippetto: ecclesiastici e laici, semplici devoti e studiosi, ma comunque voci che narrano, che liricamente si effondono, voci pellegrine, in cammino dunque, come suggerisce il sottotitolo del volume.

Il libro raccoglie sia poesie che testimonianze di fede e di guarigione fisica e spirituale: la parola è canale privilegiato di espressione dei sentimenti più profondi e quindi anche della contemplazione mistica, del rapporto con la Natura e con il Divino, delle lacerazioni, delle sofferenze e delle gioie; se l’arte è a suo modo testimonianza, la narrazione di un percorso di vita, dei bivi e delle svolte inattese dovute ad un incontro con qualcosa che trascende il solco dell’abitudine o peggio ancora della rassegnazione lo è ad un altro livello.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3830:paola-m-liotta-puntare-su-fiamma-fogliani-e-stata-una-scommessa&catid=17&Itemid=143
“Per me la scrittura è musica, esigenza che risuona di vibrazioni, sonorità, echi che intarsiano il romanzo”

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha incontrato per voi Paola Maria Liotta, appassionata docente, fine poetessa e scrittrice (i suoi lavori poetici e narrativi le hanno meritato l’attenzione di critici e giurati in vari concorsi letterari come il Premio “Pietro Carrera” e il Premio Letterario Città di Castiglione “Cento Sicilie Cento Scrittori”), animatrice culturale nella sua Avola ed oltre. “Piano concerto Schumann” è il suo ultimo romanzo, uscito per i tipi de Il seme bianco.

Fiamma Fogliani, il maestro Marni e una misteriosa spinetta, “invenzione” all’interno di ciò che è manzonianamente “storia”, ovvero la musica e compositori come Schumann… quanto del tuo amore per la musica è confluito nella stesura del tuo romanzo?

L’amore per la musica convoglia e rappresenta i miei amori, i miei interessi, e molti altri sensi e sentimenti. E non ritroviamo nel romanzo solo Schumann, il cui celebre Piano Concerto gli dà il titolo e ne catalizza vicende e intrighi, ma anche molti altri bei nomi della musica. Le notizie legate all’invenzione del fortepiano, sullo sfondo, delineano il quadro perfetto in cui le passioni, le gioie, la forte testimonianza di vita della mia protagonista si incarnano a pieno. La scrittura, poi, è fatta di lettere e di suoni e, proprio come una musica, può riprodurre la musica della vita, le sue luci e le sue ombre. Sicuramente, questo romanzo è un atto d’amore per la musica, “la più rivelatoria di tutte le arti”, come asserisce, in un passo del romanzo, uno degli affascinanti personaggi maschili che ruotano attorno a Fiamma. Da ciò, si evince come la musica sia tutto (o quasi) anche per me.

Non sei nuova all’alternarsi di libri in prosa e di poesia… come convivono in te la narratrice e la poetessa oltre che la docente?

La narratrice in prosa e in versi e la docente convivono, in me, come i famosi “tria corda” dal momento che le possibilità della scrittura sono infinite. Mi esploro in questo e in molti altri modi, cercando di instillare nei miei studenti l’amore per la lettura. Per me, scrittura creativa, laboratorio di scrittura, biblioteca di classe sono parole magiche. Le parole veicolano idealità, interiorità, speranze, e oggi c’è molto bisogno di idee, di ideali e di speranza. L’amore per ciò che faccio si traduce pure in Paola che scrive in prosa, Paola che scrive versi, Paola che insegna. E in molte altre “Paole”, tutte riflessive, impavide, piene di voglia di fare, desiderose di nuovi mondi da scoprire, mai paghe di un fine, di uno scopo, pur di offrire alle giovani generazioni validi spunti di riflessione e spronarle verso il meglio per sé stesse e per la società attuale, tanto bisognosa d’amore, così devastata dall’egoismo, insanguinata da guerre e violenze di ogni sorta quale essa, purtroppo, è. E il riferimento agli aspetti negativi del reale rintocca in tutto il romanzo, in contrapposizione con la bellezza e con la solarità evocate dalla musica di Fiamma.

Scrivi che “La musica è energia, ma anche controllo; è rigore, ma anche avventura”. Credi possa dirsi lo stesso della scrittura?

Come per Fiamma Fogliani, la protagonista del “Piano Concerto Schumann”, la musica di Schumann, e tutta la musica è vita, così per me la scrittura è musica. La scrittura è un’esigenza insopprimibile, che risuona, come musica, di vibrazioni, di sonorità, di echi, quelli che intarsiano il percorso di ricerca che il romanzo traccia e disvela davanti ai nostri occhi. Leggendo di Fiamma, non si può non immaginarsela vibrante e appassionata, al suo piano. Per infondere questa vita alle parole, si scommette su di sé, ci si precipita a capofitto in un mondo che sta nascendo, evocato sulla carta, non meno reale di quello in cui viviamo, e non si può deviare o filtrare quanto sta nascendo mentre lo si crea, mentre lo si vive. Il rigore e l’eleganza sono connaturati sia alla buona musica che alla buona scrittura: dipende da quanto si è fedeli a criteri stilistici e di buon gusto che corrispondano esattamente all’onestà dei nostri stessi intenti di scrittura. La storia si rivela e piace nell’esatta misura in cui scatta il riconoscimento di chi legge in quelle pagine, ricreando in proprio la storia, vivendola in consonanza – o meno – con il proprio mondo interiore. La scrittura è una bellissima avventura dello spirito se ci trasporta nell’altro, e nell’oltre, sempre in adesione con quanto sentiamo, con quanto vogliamo dire, con il messaggio che affidiamo al nostro scritto.

Fiamma Fogliani è artista e donna. Quanto ha contato per te confrontarti con le figure di musiciste come la tua protagonista?

Nel romanzo vi è una miriade di figure femminili: pianiste quali Clara Wieck Schumann, Annie Fisher, Clara Haskil, Martha Argerich, Hélène Grimaud, ma anche artiste, tipo Giovanna Fratellini, pittrice di corte che venne paragonata a Rosalba Carriera e fu la ritrattista della Gran Principessa Beatrice Violante di Baviera. Quest’ultima visse proprio alla corte medicea e dovette conoscere il ‘nostro’ Bartolomeo Cristofori, l’inventore del gravicembalo ‘col piano e col forte’, cioè l’antenato del pianoforte. Man mano che la storia cresceva e sbocciava nelle mie righe, ho ritrovato tutte queste figure; alcune le conoscevo già, infatti amo molto la Argerich, come pianista, e la Grimaud. Menzionare Beatrice Violante mi ha permesso di darle il giusto risalto; peraltro, fu anche un’ottima statista nel governatorato della città di Siena. L’ultima volta che, in pubblico, ho accennato a questa galleria di figure eccezionali, e spesso le donne stanno ai margini della storia, o sono appena menzionate, mi son sentita dire, proprio da una donna: “Lei non ama molto gli uomini”! Ecco, vorrei sconfessare quest’appunto. Rendere il giusto tributo a figure obliate, o meno note di corrispettive personalità maschili, ha validato ulteriormente la mia scrittura di quegli slanci che io amo esprimere. Anche portare alla ribalta Fiamma Fogliani è stata indubbiamente una bella scommessa per dare corpo a ciò che io amo, alla vera bellezza, che ci deve guidare verso il meglio, nell’arte e nella vita.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3912:teresa-laterza-le-mie-sono-un-emozione-che-cambia&catid=17&Itemid=143

Raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni, copertina di Rosa Rosita Loiodice

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019

Torniamo ad occuparsi di Teresa Laterza: l’autrice, pugliese di origine, vive a Caltagirone ed è impegnata nel settore della formazione; collabora con testate giornalistiche locali, nazionali e internazionali, come il periodico dell’Automobile Club Bologna (AutoBo) e la Rivista Internazionale Le Muse, fondata da Paolo Borruto e Maria Teresa Liuzzo (direttrice), oltre a proporsi come editor e book counselor. Le sue incursioni poetiche e narrative spaziano dal romanzo “Imprevisti di primavera” (Kimerik) alle sillogi poetiche “I sentieri dell’anima”, “Le stagioni del cuore” e “Frammenti d’infinito” (Irda edizioni), dalla stesura di articoli e saggi ad una nuova silloge poetica, “Armonia d’essenza”.

La sua ultima pubblicazione è “Schegge”, raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni di Nino Bozzi. La copertina è illustrata da Rosa Rosita Loiodice, tra l’altro curatrice editoriale.Scheggia è un frammento, scheggia è una freccia, scheggia è un proiettile che penetra le carni, ferisce e diventa parte di noi. Ma la scheggia che ci colpisce può essere una forza, una verità, un’emozione che provocandoci dolore ci restituisce contemporaneamente a noi stessi e alla nostra vera essenza, un lampo che illumina la nostra cecità. Come fa la parola, in primis quella poetica.

Ecco allora l’invito ad evitare gli abbracci mancati, a non lasciarsi rinchiudere “dai cancelli degli schemi”; ecco l’amore per l’arte e la parola, grazie ai quali si può attingere l’infinito, l’accoglienza di se stessi e del prossimo – migrante è anche chi cerca l’amore che la “patria” della sua famiglia gli ha negato e infinite sono le povertà mentali e spirituali –, ecco il richiamo all’interconnessione degli esseri viventi e dell’universo che si rivela anche nelle azioni e nei pensieri in apparenza insignificanti… perché la vita è un “gioco duale”. I versi sono lampi, briciole di ricordi, attimi di consapevolezza, bagliori di vero, gli aforismi e le considerazioni sono bocconi, minutaglie, tessere sparse di un mosaico di cui non conosciamo il disegno, quello sempre incompiuto della saggezza.

Il titolo “Schegge” è significativo e polisemico… cosa vuol dire per te e come lo hai scelto per intitolare il libro?

Esattamente: la scheggia penetra in profondità e lascia un segno. Può far male, ma induce alla riflessione. La nostra carne, il nostro corpo è la vita e le schegge sono le esperienze. È questo il motivo della scelta del titolo. Mi auguro che le mie poesie e le mie riflessioni aiutino a fare luce dove regnano il buio o le ombre.

I tuoi progetti futuri riguardano la teoria oltre che la pratica della scrittura: puoi anticiparci qualcosa?

Tra mille difficoltà, considerate le incombenze quotidiane, sto portando avanti la stesura di un saggio sulla scrittura. L’intento è quello di fornire consigli e regole utili a chi desideri scrivere un libro di qualsiasi genere, affinché l’opera possa incontrare l’interesse del pubblico. Si tratta, in sostanza, di una specie di vademecum dello scrivere efficacemente.

LA CIVETTA DI MINERVA del 26 ottobre 2019

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Ecco la nuova prima pagina de LA CIVETTA DI MINERVA… in edicola!

L'immagine può contenere: 5 persone, persone che sorridono

Finalmente siamo tornati! Dopo la pausa estiva, riecco le inchieste de LA CIVETTA DI MINERVA, i suoi approfondimenti, le sue interviste…

Ripubblico volentieri video e post che parlano del giornale. Sostenetelo, acquistatelo, abbonatevi…

https://www.facebook.com/ReportRai3/

Report questa sera 21.20 Rai3
La giustizia dovrebbe essere imparziale. Ma cosa succede se accusa, difesa e giudici si scambiano favori, soldi e informazioni segrete? Il sistema messo in piedi da Piero Amara, ex avvocato Eni, riesce a far aprire un’inchiesta presso la procura di Siracusa grazie ad una denuncia di Alessandro Ferraro, suo uomo di fiducia, che dichiara di essere stato sequestrato “da due neri ed un bianco”. Dietro la vicenda ci sarebbe un complotto contro il manager dell’Eni Claudio Descalzi. Peccato che sia il rapimento che il complotto risulteranno finti. L’inchiesta è di Luca Chianca.

#Report lunedì 21.20 Rai3
✓ Dove e chi fabbrica le divise dei militari italiani?
✓ Chi ha messo in piedi un sistema di potere per aggiustare sentenze e
aggiudicarsi appalti pubblici?

https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.raiplay.it%2Fvideo%2F2019%2F04%2FLuned236-15-aprile-0ae18f40-0a43-4ede-bd2c-9750a88c6603.html%3Ffbclid%3DIwAR3Ipk12pAvw9dI4lskqXacsl17KgpUlgIFVUXpERQFP1mKYQUPCXNgo0b8&h=AT2Sb4noRNuXFCbWweIrgjr8aSazGWja6Gqw1pTxJUFrai79uEc1wlINuzahJys78ccMJPKyotQMIuNHV-4T21buRbQx71UIoZ1qY3mfu89qN-zioR5GApKVW8HML6XEXA

Da non perdere questa puntata perché si parlerà del Sistema Siracusa, di cui si è occupato in prima linea il giornale LA CIVETTA DI MINERVA!

https://www.google.com/search?q=sistema+siracusa+%2B+la+civetta&rlz=1C1AVNA_enIT559IT562&oq=sistema+siracusa+%2B+la+civetta&aqs=chrome..69i57j0.10172j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8

Report, stasera alle 21.20 su Rai 3, trasmette un’inchiesta sul sistema Amara, alias Sistema Siracusa, nell’ambito della quale anche noi della Civetta siamo stati intervistati nella sede della nostra redazione. E’ per noi – piccolo giornale di provincia – un grande onore avere questa ribalta nazionale ( F. Oddo)

La diretta con Stefano Lamorgese e Luca Chianca, che ha firmato l’inchiesta di giorno 15 sul sistema di potere messo in piedi dall’ex avvocato #Eni Piero Amara
#amaragiustizia #Report #fblive

Un grande grazie a Paolo Borrometi per le sue parole:

Magistrati, politici, imprenditori: così Siracusa mise in ginocchio l’Italia

In altre epoche saremmo già stati tutti quanti a indignarci per ciò che sta accadendo nella Magistratura del nostro Paese. Ben che vada, oggi siamo forse troppo distratti da altro per interessarci alla questione. Comunque incapaci di affrontarla nel suo insieme, ricomponendo i tanti tasselli di un puzzle giallo che sembriamo ostinarci a non voler vedere una volta per tutte montato, e incorniciato.

Il cuore di tutto si trova in provincia di Siracusa, ad Augusta. La città più ricca della provincia cela affari impressionanti (dal petrolchimico ai migranti, fino al neonato porto turistico, tra i più importanti di tutto il Sud). Ed è proprio da qui che due avvocati spregiudicati, Piero Amara e Giuseppe Calafiore, si sono spinti fino al cuore del nostro Paese. Come sta emergendo dalle più recenti indagini, a pilotare le decisioni della Magistratura sono stati proprio loro, i nostri due zelanti avvocati siciliani. Tornati d’attualità a più di un anno dal loro arresto sappiamo che, oltre ad aver intrattenuto un rapporto centrale e determinante con l’Eni, a quanto pare ne avevano intessuto uno particolare proprio con l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ex componente del Csm, quel Luca Palamara di cui non si fa altro che parlare in questi giorni.

Sono stati loro, Amara e Calafiore, facilitatori di grandi poteri, a pagare giornalisti per scrivere, di loro e contro i “nemici”. Loro, spesso, a decidere chi dovessero essere gli “eletti” in Parlamento, si pensi anche solo alla vicenda che ha coinvolto il pregiudicato Pippo Gennuso (in procinto di rientrarci, paradossi italiani), o dell’ex deputato Pippo Gianni (oggi sindaco di Priolo). Loro, Amara e Calafiore, persino a scegliere chi avrebbe dovuto essere il più adatto a ricoprire l’incarico di Procuratore a Gela – esattamente quello che avrebbe poi dovuto indagare (o non indagare), ad esempio, sul petrolchimico dell’Eni. Loro, insomma, ad aver influenzato negli anni molte questioni nevralgiche per il nostro Paese, loro ad aver “dato” le carte, vere o false. Loro in regia.

Partendo proprio da Augusta ho tentato di descrivere i loro affari nel mio “Un morto ogni tanto”, come in moltissime occasioni hanno fatto Mario Barresi per La Sicilia, o i colleghi de La Civetta e di Siracusa News nei loro racconti quotidiani, quando nessuno sembrava interessarsene. Adesso però sarebbe ora che tutti insieme si facesse e si chiedesse chiarezza fino in fondo. E senza sconti per nessuno. Che si precisassero ad esempio quali trame si siano potute intessere a partire da una provincia, quella di Siracusa, considerata “tranquilla” e senza mafia, quando invece vi hanno trovato riparo uomini del calibro di Simone Castello, già “postino” e uomo di fiducia di Bernardo Provenzano: proprio lui, l’uomo conosciuto per essere la mente della mafia imprenditoriale. Guadagni, intermediazioni, investimenti enormi, tutto a partire da Siracusa. Affari e soldi in un territorio che ha imparato molto presto e molto bene a farsi baricentro del Paese, trasformandosi in una delle più importanti culle della sua «mafia imprenditoriale»

Ma per comprendere bisogna ricostruire, bisogna legare frammento a frammento, tassello a tassello, isolare e poi accostare un fatto all’altro: per quanto persino da slegati questi possano apparirci drammaticamente complessi, o all’opposto di poco conto, se sovrapposti possono restituirci la complessità del fenomeno di cui stiamo parlando. Anche una tranquilla cena in barca d’estate, come quella di cui parlo nel mio libro, cui parteciparono alcuni fra i più importanti imprenditori del nostro Paese, deputati e non, o il caso di professionisti legati a società che partono da Castelvetrano, conosciuti per essere gli stessi “commercialisti delle società di Matteo Messina Denaro”. Allegre brigate che partendo dal nostro territorio sono state libere di fare il buono ed il cattivo tempo nel Paese. Un territorio, non dimentichiamocelo, che ha avuto diversi comuni sciolti per mafia, come Augusta – neanche a dirlo città di Amara -, Pachino (città del pomodorino più buono e insieme luogo di “riposo” per i boss più importanti di cosa nostra). Comuni come Avola, oggi con un accesso per valutarne le infiltrazioni mafiose. O Noto, capitale del Barocco e drammaticamente colpita dalla presenza di clan che hanno saputo legarsi alla politica in maniera particolarmente spregiudicata. E poi Lentini, culla del clan che unisce Catania a Siracusa, città degli affari di “munnizza” (leggasi spazzatura). O Priolo.

La vera questione è se c’è qualcuno che davvero ha voglia di riannodare tutti i fili e di ricostruire ciò che è stato. Molto di ciò che è accaduto ci suggerisce che proprio da qui si sia tentato di influenzare il più grande colosso industriale del nostro Paese: l’Eni. A Siracusa, indizi, o spiegazioni, se ne trovano. Bisogna cercarle, e volerle riconoscerle. Isolare e ricomporre ogni tassello. Mettendoli insieme il puzzle sarà completo. E una volta incorniciato, allora sì che ne vedremo delle belle.

(la mia analisi pubblicata questa mattina sulla prima pagina del lasicilia.it)

Paolo Borrometi

6 giugno 2019

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Franco Oddo

Marina De Michele

Tutta la Redazione

Sono fiera, nel mio piccolo, di far parte dei collaboratori di questo giornale che dalla Sicilia, da Siracusa e dalla sua provincia, fa sentire la propria voce…
Un video di Rainews del giugno 2012…

 

 

 

Alcuni pezzi recenti…

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La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha dedicato diversi articoli all’opera pastorale e letteraria di don Raffaele Aprile, che, dopo “Innamorato del cielo”, ha deciso di dare alle stampe il volume “Fratelli di cielo – in versi si raccontano in cammino con Maria” (Bonfirraro Editore), che verrà presentato il 20 giugno alle ore 20 presso il Salone Baranzini della Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa.

Don Aprile, augustano, oltre a svolgere il suo ministero presbiteriale come assistente spirituale del gruppo di preghiera Madonna delle Lacrime e del gruppo Caritas, accoglie i pellegrini che vengono a visitare la Basilica Santuario e si occupa anche delle missioni con il Reliquiario. Ricordiamo alcuni dei riconoscimenti che ha ottenuto per la sua passione per la scrittura: ha partecipato alla stesura di un’antologia poetico-letteraria in omaggio a Luigi Pirandello a cura di Giuseppe La Delfa, al libro di don Francesco Cristofaro, conduttore televisivo presso Padre Pio TV e a vari concorsi poetici (quello di Favara intitolato ad Ignazio Buttitta, “Il Federiciano”…); per iniziativa del parroco don Domenico Cirigliano, a ricordo della visita del Reliquiario della Madonna delle Lacrime, è stato collocato in modo definitivo nella parete laterale esterna della Chiesa Madre di Rocca Imperiale il quadretto della Madonnina con una sua preghiera/poesia Vergine delle Lacrime; collabora col settimanale “Notizie della diocesi” di Carpi, curando una rubrica poetica.

La pubblicazione collettanea comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e di Francesco Maria Marino OP, una introduzione di Fabrizio Mattioli, Avvocato della Rota Romana, e i contributi dei poeti Monsignor Giuseppe Greco, Loris Filippetto, Sonia Accossano, Roberto Giovanni Bizzotto, Filippo Cacioppo, Albino Fattore, Don Ernesto Piraino, Giuseppe Puzzo, Maria Lucia Riccioli, Andrea Maniglia, Nino Cardillo, Don Pasqualino di Dio, Rita Masala, Suor Vincenzina Botindari, Michele Taboni, Rafał Soroczyński, Gruppo di Preghiera Carismatica Madonna delle Lacrime, Nicola Douglas De Fenzi, Claudia Koll e le testimonianze di Salvatore Pappalardo Arcivescovo di Siracusa, Aurelio Russo, Gabriele Russo, Lucia Palmieri, Gabriele Dini, Ida Vasta, Giuseppe Aletti, Danilo Zirone, Loris Filippetto: ecclesiastici e laici, semplici devoti e studiosi, ma comunque voci che narrano, che liricamente si effondono, voci pellegrine, in cammino dunque, come suggerisce il sottotitolo del volume.

Il libro raccoglie sia poesie che testimonianze di fede e di guarigione fisica e spirituale: la parola è canale privilegiato di espressione dei sentimenti più profondi e quindi anche della contemplazione mistica, del rapporto con la Natura e con il Divino, delle lacerazioni, delle sofferenze e delle gioie; se l’arte è a suo modo testimonianza, la narrazione di un percorso di vita, dei bivi e delle svolte inattese dovute ad un incontro con qualcosa che trascende il solco dell’abitudine o peggio ancora della rassegnazione lo è ad un altro livello.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3830:paola-m-liotta-puntare-su-fiamma-fogliani-e-stata-una-scommessa&catid=17&Itemid=143
“Per me la scrittura è musica, esigenza che risuona di vibrazioni, sonorità, echi che intarsiano il romanzo”

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha incontrato per voi Paola Maria Liotta, appassionata docente, fine poetessa e scrittrice (i suoi lavori poetici e narrativi le hanno meritato l’attenzione di critici e giurati in vari concorsi letterari come il Premio “Pietro Carrera” e il Premio Letterario Città di Castiglione “Cento Sicilie Cento Scrittori”), animatrice culturale nella sua Avola ed oltre. “Piano concerto Schumann” è il suo ultimo romanzo, uscito per i tipi de Il seme bianco.

Fiamma Fogliani, il maestro Marni e una misteriosa spinetta, “invenzione” all’interno di ciò che è manzonianamente “storia”, ovvero la musica e compositori come Schumann… quanto del tuo amore per la musica è confluito nella stesura del tuo romanzo?

L’amore per la musica convoglia e rappresenta i miei amori, i miei interessi, e molti altri sensi e sentimenti. E non ritroviamo nel romanzo solo Schumann, il cui celebre Piano Concerto gli dà il titolo e ne catalizza vicende e intrighi, ma anche molti altri bei nomi della musica. Le notizie legate all’invenzione del fortepiano, sullo sfondo, delineano il quadro perfetto in cui le passioni, le gioie, la forte testimonianza di vita della mia protagonista si incarnano a pieno. La scrittura, poi, è fatta di lettere e di suoni e, proprio come una musica, può riprodurre la musica della vita, le sue luci e le sue ombre. Sicuramente, questo romanzo è un atto d’amore per la musica, “la più rivelatoria di tutte le arti”, come asserisce, in un passo del romanzo, uno degli affascinanti personaggi maschili che ruotano attorno a Fiamma. Da ciò, si evince come la musica sia tutto (o quasi) anche per me.

Non sei nuova all’alternarsi di libri in prosa e di poesia… come convivono in te la narratrice e la poetessa oltre che la docente?

La narratrice in prosa e in versi e la docente convivono, in me, come i famosi “tria corda” dal momento che le possibilità della scrittura sono infinite. Mi esploro in questo e in molti altri modi, cercando di instillare nei miei studenti l’amore per la lettura. Per me, scrittura creativa, laboratorio di scrittura, biblioteca di classe sono parole magiche. Le parole veicolano idealità, interiorità, speranze, e oggi c’è molto bisogno di idee, di ideali e di speranza. L’amore per ciò che faccio si traduce pure in Paola che scrive in prosa, Paola che scrive versi, Paola che insegna. E in molte altre “Paole”, tutte riflessive, impavide, piene di voglia di fare, desiderose di nuovi mondi da scoprire, mai paghe di un fine, di uno scopo, pur di offrire alle giovani generazioni validi spunti di riflessione e spronarle verso il meglio per sé stesse e per la società attuale, tanto bisognosa d’amore, così devastata dall’egoismo, insanguinata da guerre e violenze di ogni sorta quale essa, purtroppo, è. E il riferimento agli aspetti negativi del reale rintocca in tutto il romanzo, in contrapposizione con la bellezza e con la solarità evocate dalla musica di Fiamma.

Scrivi che “La musica è energia, ma anche controllo; è rigore, ma anche avventura”. Credi possa dirsi lo stesso della scrittura?

Come per Fiamma Fogliani, la protagonista del “Piano Concerto Schumann”, la musica di Schumann, e tutta la musica è vita, così per me la scrittura è musica. La scrittura è un’esigenza insopprimibile, che risuona, come musica, di vibrazioni, di sonorità, di echi, quelli che intarsiano il percorso di ricerca che il romanzo traccia e disvela davanti ai nostri occhi. Leggendo di Fiamma, non si può non immaginarsela vibrante e appassionata, al suo piano. Per infondere questa vita alle parole, si scommette su di sé, ci si precipita a capofitto in un mondo che sta nascendo, evocato sulla carta, non meno reale di quello in cui viviamo, e non si può deviare o filtrare quanto sta nascendo mentre lo si crea, mentre lo si vive. Il rigore e l’eleganza sono connaturati sia alla buona musica che alla buona scrittura: dipende da quanto si è fedeli a criteri stilistici e di buon gusto che corrispondano esattamente all’onestà dei nostri stessi intenti di scrittura. La storia si rivela e piace nell’esatta misura in cui scatta il riconoscimento di chi legge in quelle pagine, ricreando in proprio la storia, vivendola in consonanza – o meno – con il proprio mondo interiore. La scrittura è una bellissima avventura dello spirito se ci trasporta nell’altro, e nell’oltre, sempre in adesione con quanto sentiamo, con quanto vogliamo dire, con il messaggio che affidiamo al nostro scritto.

Fiamma Fogliani è artista e donna. Quanto ha contato per te confrontarti con le figure di musiciste come la tua protagonista?

Nel romanzo vi è una miriade di figure femminili: pianiste quali Clara Wieck Schumann, Annie Fisher, Clara Haskil, Martha Argerich, Hélène Grimaud, ma anche artiste, tipo Giovanna Fratellini, pittrice di corte che venne paragonata a Rosalba Carriera e fu la ritrattista della Gran Principessa Beatrice Violante di Baviera. Quest’ultima visse proprio alla corte medicea e dovette conoscere il ‘nostro’ Bartolomeo Cristofori, l’inventore del gravicembalo ‘col piano e col forte’, cioè l’antenato del pianoforte. Man mano che la storia cresceva e sbocciava nelle mie righe, ho ritrovato tutte queste figure; alcune le conoscevo già, infatti amo molto la Argerich, come pianista, e la Grimaud. Menzionare Beatrice Violante mi ha permesso di darle il giusto risalto; peraltro, fu anche un’ottima statista nel governatorato della città di Siena. L’ultima volta che, in pubblico, ho accennato a questa galleria di figure eccezionali, e spesso le donne stanno ai margini della storia, o sono appena menzionate, mi son sentita dire, proprio da una donna: “Lei non ama molto gli uomini”! Ecco, vorrei sconfessare quest’appunto. Rendere il giusto tributo a figure obliate, o meno note di corrispettive personalità maschili, ha validato ulteriormente la mia scrittura di quegli slanci che io amo esprimere. Anche portare alla ribalta Fiamma Fogliani è stata indubbiamente una bella scommessa per dare corpo a ciò che io amo, alla vera bellezza, che ci deve guidare verso il meglio, nell’arte e nella vita.

Lei e il suo angelo custode… venerdì 8

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L'immagine può contenere: una o più persone, testo e spazio all'aperto

Presso la Parrocchia Maria Madre della Chiesa di Bosco Minniti a Siracusa, venerdì 8 novembre alle 18.30 si terrà la presentazione di LEI E IL SUO ANGELO CUSTODE di Antonio Andolfi; interverrò io – che tra l’altro ho curato le bozze del libro e ne ho scritto la prefazione – insieme a Padre Carlo d’Antoni.

https://books.google.it/books/about/Lei_e_il_suo_angelo_custode.html?id=drYXyAEACAAJ&source=kp_book_description&redir_esc=y (qualche informazione sul libro)

Dei tentativi scrittorii di Antonio Andolfi mi sono occupata per La Civetta di Minerva…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3505:ne-la-mia-vita-in-fabbrica-il-sogno-industriale-dei-siracusani&catid=17&Itemid=143

Libro di Antonio Andolfi rievoca le speranze e le successive frustrazioni di cittadini, enti locali e sindacati inseguendo un falso mito di progresso

 

La Civetta di Minerva, 12 gennaio 2019

Per le edizioni Carthago è recentemente uscito “La mia vita in fabbrica” del nostro Antonio Andolfi. Ancora più evocativo risulta il sottotitolo: “Eravamo solo numeri”, a significare l’alimentazione e il senso di deprivazione fisica e mentale di chi ha speso decenni della propria esistenza lavorando nel nostro polo petrolchimico per la Montedison.

Il libro, di genere difficilmente classificabile (a metà tra esposizione di quanto vissuto e studiato, narrazione e tentativo di trarre conclusioni dalla testimonianza di vita propria e altrui analizzando il territorio, le sue potenzialità, la sua reale vocazione tradita in nome di falsi miti di progresso che hanno condotto invece allo sfruttamento di ambiente e persone) si pone in sostanza come un memoriale, un film in soggettiva che a tratti spazia per interrogare il passato – le inchieste postunitarie sul Mezzogiorno – o per domandarsi se, dato l’inquinamento, dati i morti gli ammalati i nati malformati, dati il sottosviluppo e la disoccupazione, “ne è valsa la pena di soffrire così intensamente per un pezzo di pane”.

Il libro di Antonio Andolfi ripercorre la storia di un dipendente con le sue fatiche e disillusioni – umiliazioni e mobbing, rischi e annientamento psicofisico -, inquadrata nella storia più grande del nostro sogno industriale, il miracolo economico che baciò la nostra provincia come quello della lacrimazione della Madonna, cui l’autore l’apparenta nell’azzardo di creare un affresco dell’attuale crisi valoriale oltre che occupazionale.

Avremmo forse voluto una maggiore drammatizzazione dei fatti – lo scoppio del 12 novembre 1979, i blocchi stradali, la cassa integrazione e le dismissioni che squarciarono  il velo delle promesse di un benessere fallace già da soli costituirebbero un’epoca industriale e postindustriale che ci richiamano alla memoria Volponi o, azzardiamo, la Salemi e la Avallone – ma l’opera di Andolfi, che stilisticamente decide di porsi in un registro linguistico medio e a tratti colloquiale per conservare il carattere testimoniale dello scritto – si fa comunque leggere per il suo punto di vista interno sulla questione industriale e quindi per il suo valore documentale. Attendiamo altre prove saggistiche e narrative per completare il quadro di una storia troppo recente e ancora contemporanea, dato che il destino del nostro polo industriale è “una storia ancora tutta da scrivere da verificare negli anni a venire”.

L’autore si chiede se “potrà sorgere un nuovo tipo d’industria consapevole del rispetto ambientale e umano”.

Ce lo auguriamo anche noi.

 

 

 

Joker, Romics and me…

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/14/romics-se-fossi-un-supereroe-chi-vorresti-essere/5512842/?fbclid=IwAR3hWMjZMgCCZDjiYsqT-sNtDSmIaa6mxtp6OLewp4yXHzavdUKes4yt_5w

Giocabolario

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Giochi quotidiani e stranezze ludiche

SOCIETÀ– 14 OTTOBRE 2019

Romics: se fossi un supereroe, chi vorresti essere?

Romics: se fossi un supereroe, chi vorresti essere?

Il personaggio nella foto è Bizzarro (ingl. Bizarro), un supercattivo della Dc Comics dalle frankensteiniane sembianze, partorito dall’immaginazione di uno scrittore (Otto Binder) e di un artista (George Papp).L’antieroe, che riprende la mise di Superman – di cui a un certo punto, colpito da un meteorite, acquisisce i poteri contrari (sputa raffiche infuocate anziché soffi congelanti, dagli occhi irradia ghiaccio anziché un calore tanto intenso da fondere l’acciaio, è in grado di vedere solo attraverso il piombo anziché riuscire a penetrare con la vista a raggi X qualunque materiale tranne il piombo, ecc.) – parla in modo strano: dice una cosa ma intende l’opposto (bad per good) e si esprime come chi, conoscendo in modo superficiale una lingua straniera, ne semplifichi le forme grammaticali o ne riduca drasticamente il numero, estendendo l’uso di quelle che restano (Me am invece di I am).

Cattiveria a parte, ho pensato un po’ di giorni fa, Bizzarro potrei essere io in versione underground. “E tu?”, ho quindi domandato a un amico. Il gioco è poi proseguito (e continuerà, fino alla grande Notte della Lingua Italiana: l’appuntamento è a Siena, per il 3 aprile 2020). Approfittando della recente uscita di Joker (ispirato a un altro personaggio dell’universo fumettistico Dc Comics), interpretato da uno straordinario Joaquin Phoenix, e della XXVI edizione della rassegna internazionale del Romics (3-6 ottobre), ho chiesto a sconosciuti reali (guardatevi il video) e ad amici virtuali: “Se potessi essere un supereroe o una supereroina, che superpoteri vorresti avere? E come vorresti chiamarti?”.

C’è stato chi ha optato per l’invisibilità, l’ubiquità, il teletrasporto o l’eterna giovinezza, chi per il potere di volare, di perdonare, di leggere nel pensiero o di non stancarsi mai, “per poter lavorare ininterrottamente e poter aiutare gli altri nel tempo rimastomi” (Tommaso Mascia), chi per quello di non provare dolore, chi per l’annichilimento della cattiveria.

C’è chi vorrebbe chiamarsi Chrone, e avere il potere di viaggiare nel tempo (Laura Bonelli), chi propende per Medicamenta (Anna Graziano), immaginandosi nei panni di una supereroina guaritrice, chi accarezza l’idea di spostarsi “all’istante in ogni punto del mondo!” (Maria Boutaleb; il nome: Lampa), chi vorrebbe abolire tutte le guerre, indossando i panni di Peace and Love (Valerio Giacalone Mazzucchelli), e chi vorrebbe conoscersi meglio o essere semplicemente se stessi.

Tra le risposte più interessanti e curiose:

– Magic touch, per far guarire tutti i bambini affetti da gravi patologie (Satya Devta Kaur);

– Tutto quello che tocco diventa soldi in contanti: mi chiamo Womanpay (Caterina Emili);

– Superland: carpisce i pensieri e i Pin e terrorizza i pensionati in coda alle poste (Luciano Landini);

– Io vorrei il potere del ProvaTu: far provare a chi compie il male cosa prova la sua vittima. Magari potrei scriverci un racconto: Empathy (Maria Lucia Riccioli);

– Io vorrei essere Ipocrites, calzamaglia nera come gli attori brechtiani e maschera neutra bianca. Il superpotere: smascherare l’ipocrisia e il perbenismo degli altri, al grido di “HyperIpo!” (Lorenzo Acquaviva);

– Io dagli anni delle medie sono Lady Farinata in omaggio a Farinata degli Uberti. Vorrei avere il suo orgoglio nel parlare della sua storia con Dante. Ovviamente anche avere a dispetto l’Inferno (Flora Bozza);

– Avere il potere di aumentare o diminuire dimensioni di ogni cosa a mio piacimento… al mio nome da supereroe non avevo mai pensato, direi Volumex! (Marcello Attolino);

– L’immortalità!!! Con l’arbitrio di poterla regalare a uomini e donne “utili” per essere gestori di un tribunale digitale planetario che si possa occupare, in tempo reale, dai furti di caramelle ai traffici di ogni genere, dai soprusi infantili alla corruzione politica… mi piacerebbe chiamarmi Iustitia (Giuseppe Romanelli).

E tu, chi vorresti essere?

Ecco altro materiale che riguarda me e il professor Arcangeli, la lingua italiana e la scrittura…

Una splendida sorpresa… sono grata e onorata di far parte di questo progetto!

La scrittura e lo studio della lingua sono per me imprescindibili e legati… ho sempre amato le parole nella loro dimensione grammaticale, narrativa, poetica e giocosa – per chi non lo sapesse, sono stata anche semifinalista al Secondo campionato della lingua italiana trasmesso da TMC e condotto dall’ahimè mai troppo rimpianto Luciano Rispoli insieme ad Anna Carlucci e al professor Gian Luigi Beccaria, che amavo ascoltare perché spiegava in maniera accattivante seppur rigorosa etimologie e storie di parole (essere esaminata da un linguista come Geppi Patota è un altro motivo d’orgoglio per me…).

Stamattina il professor Massimo Arcangeli posta sulla sua e mia bacheca di Facebook questo messaggio…

Posto questo bellissimo racconto breve di Maria Lucia Riccioli, che finirà inevitabilmente nel mio libro. Contiene tutte e 50 le parole “da salvare” della prima lista che vi ho mandato. Inviatemi i vostri miniracconti. Premieremo i migliori a Siena, al festival dell’Italiano e delle lingue d’Italia “Parole in cammino” (1-5 aprile 2020), durante la prima grande Notte della Lingua Italiana (3 aprile). Un premio speciale sarà assegnato a chi sarà riuscito a inserirle appropriatamente tutte le 80 parole selezionate.

50 PAROLE DA SALVARE

Non sono un’adepta del lieto fine – in questi tempi tristi, sperare vuol dire essere in perpetuo alterco con la ragione – ma voglio offrirvi una storia. Nulla di apodittico, per carità: una semplice storia senza pretese.
Che i miei venticinque lettori non mi portino astio.
Il professor Cherubini, azzimato come al solito, alle otto in punto – come al solito – varcò la soglia dell’aula.
Biasimava i ritardi – oltre che le arrampicate sugli specchi di chi non aveva studiato – e soprattutto i tentativi di blandirlo con citazioni argute: “Facebook è il suo autore preferito, vedo” era una delle sue battute preferite.
Claudia Brandani – come al solito – sgattaiolò tra panche e zaini sperando di non farsi notare, ma Cherubini inscenò il teatrino quasi quotidiano il cui copione prevedeva: a. ironico rimprovero; b. scuse incomprensibilmente farfugliate; c. catarsi.
Exemplum:
– Signorina Brandani, il mio concetto di puntualità e il suo non collimano. Credo che dovrò comminarle una congrua sanzione…
– Ehm… uhm… (contegno imbarazzato, ricerca spasmodica di una scusa plausibile…).
– Non ha niente di più interessante da replicare?
– Prof, mi scusi, domani sarò puntuale.
– Se domani non arriverà in orario, la interrogherò in contumacia.
– Uhm… ehm… bene. Ha ragione, mi scusi ancora.
Eppure il suo modo di esprimersi solitamente era tutt’altro che corrivo: nei saggi per casa la signorina Brendani mostrava uno stile sostenuto, a tratti – ma soltanto per ingenuità e più probabilmente per mancanza di esperienza – leggermente desueto. E la sua media era notevole.
“Sarà colpa del fidanzato, quel discolo di Tozzetti”. Di tal genere se non tali appunto i pensieri di Cherubini, che non si poteva esimere dall’esecrare – oltre che i ritardi della signorina Brendani – anche gli esiziali testi di Tozzetti, paroliere di un gruppo rap trap patatrac, insomma uno di quei moderni ensemble di rumoristi autospacciantisi per musicisti.
Tozzetti, tanto facondo nel rimare trappare rappare, non lo era altrettanto quando si trattava di rispondere alle domande in aula. Cherubini sperò che almeno si preparasse per il test che ormai incombeva.
– Non racconti fandonie, Tozzetti: invece di dedicarsi ai futili ululati del suo gruppo o di perdersi troppo negli occhi color indaco di una certa signorina, pensi a studiare.
– Prof, non vorrei sembrare petulante, ma il gruppo del mio fid… di Tozzetti venerdì si esibirà in un concerto di beneficenza per gli indigenti…
– Bene… vorrà dire che tale delitto perpetrato ai danni della buona musica avrà un fine meno sordido di quello che avrei supposto.
E qui, risate morigerate del gruppo classe, che non voleva certo essere subire le conseguenze di un’eccessiva indisciplina ma neanche apparire poco solidale verso il compagno.
– Se vuol venire al concerto è il benvenuto, prof.
– Mi si dice che il vostro complesso non è dei peggiori nel suo genere, quindi verrò a vedere se il millantatore è lei o chi mi ha consigliato… grazie dell’invito.
Laico pure nei confronti delle proprie stesse convinzioni – la spocchia, accademica e generazionale, non gli apparteneva –, il professor Cherubini mantenne la promessa.
Pur paventando una serata all’insegna di musica, diciamo così, ostica, e temendo orde di trogloditi in un’aura di fumi e raggi laser da far perdere la trebisonda ai meglio intenzionati, per amore della causa Cherubini sorbì un tutt’altro che pantagruelico aperitivo offerto dall’associazione di volontariato che aveva promosso il concerto e si godette la sfilata delle band dai nomi come “Nemesi” – nella vita precedente devo aver fatto qualcosa di brutto veramente per essere condannato ad ascoltare questo, pensò il prof –, “Panacea” – i mali qui vengono invece che guarire, ma transeat –, “Soqquadro” – e per davvero fanno più confusione che altro –… e via di questo passo.
Venne il turno del complesso ensemble band gruppo, come lo si voglia chiamare, del Tozzetti.
La base musicale e ritmica doveva ben essere una severa punizione per non meglio identificati reprobi, ma le parole della “canzone” sorpresero il prof.

Come ti vuoi redimere
Se stai a tergiversare,
“siccome, perciocché”;
dici di ponderare,
sei solo pusillanime,
sprechi le tue parole,
vuoti corpi senza anime…

La signorina Brandani era in solluchero, i suoi compagni in visibilio, mani alzate e piedi a tempo sul prato spelacchiato dove era stato montato il palco.
– E bravo Tozzetti! Vedo che ha preso bene gli appunti durante le mie lezioni sulle parole da salvare. Qualche verso sarebbe da smussare, ma nel complesso direi che se l’è cavata.
– Bella prof!
– Zuzzurellone di un Tozzetti, ora che il concerto è finito ripassi per il test. Orgoglio legittimo sì, protervia no.
Il tono era quello che utilizzava a lezione per redarguirlo, ma il sorriso e la stretta di mano dicevano altro.

 

Ecco i link per partecipare!

https://www.facebook.com/paroleincamminofestival/?__tn__=kC-R&eid=ARAWCq0HTqji1i9V9G_6FhW-viMx6q_0sLXz79GWsIwA4a5u85Jt9hJ5R_2tUN5outq1-5fRK7Dwa9UV&hc_ref=ARTUygiaao4ZjPwEYPI5s-kwsyfMiyT9QRjWL3ZI_tBNr3sCI0UnSuZYZ7F9r-UQQTk&__xts__%5B0%5D=68.ARABL6GWqvtVraDhWAVHH0XLJ33tJSBM0mIA9QDVIcktT55cHAJZ1pYy1SojYHiEtQgcca_j4ch4t9-UjYzv8xcDnBLJnnJgeeTNSJHcXWuk6SOlwyGGasOS-pqNy8-TxzIU-yMRPOgatVYSeKDb1MhFeKVue-Dyz08rb1x1RWLQldZ60Fw8k5Cb3bBI_49UMCWgUy9fg-YqgdOZyDaiZH–7-UfOxr6GnRcGJNkk3VasGWIAm-HTa5rFDqFcI3a8MrqflRNx6EwwPJ0imUndWvyZ73FjZJuubTnE6Q4PXjpRMAFrCLmm-XrR2DDt5ol32I

Sono felice che un mio contributo sia presente per la seconda volta in un volume del linguista Massimo Arcangeli… era già successo per FACCIA DA SOCIAL:

Cari amici, care amiche,
(i cui nomi seguono)
il vostro contributo firmato ai profili facebookiani per il volume “Faccia da social” è stato, come promesso, inserito. Siete anche tutti ringraziati in apertura, ma temo che la cosa non finirà qui perché il gioco proseguirà (intanto c’è la pagina Fb “Faccia da social. Nazi, Pornogastrici e altre creature virtuali”). Vi tengo informati sull’uscita del libro, che è venuto benissimo. Un saluto speciale, per un contributo speciale, a Francesca Tuscano.

Ale Di Cristo, Alessandra Guigoni, Alessandra Perra, Alessandro Cola, Alexv, Alina Mihaela, Antonio Maria Logani, Barbara Kay Plum, Bianca Barattelli, Bimbo Bamba, Bonaria Angius, Bruno Corti, Cristina Foti, Daniela Visentin, Daniele Sopralevette, Davide Cabras, Edmond Porpes, Fabio Cossu, Francesca Dedoni, Giacomo Meloni, Giancarlo Neri, Giuseppe Lamarina, Henry Angel, Hobbes, Lorena Telloli, Luca Sal, Marco Fedi, Maria Lucia Riccioli, Maria Rita Murgia, Marzia Musneci, Maurizio Sbordoni, Maurizio Sciortino, Mauro Martufi, Mimma D. Maspero, Oliviero La Stella, Paola Cingolani, Paola Merlonx, Patrizia La Fonte, Riccardo Barison, Roberto Sommella, Rocco Luigi Nichil, Rosanna Marani, Rossana Maria Piscopo, Tiziana Benucci, Vera Zanette.

 Ecco il mio nome tra quelli di chi ha contribuito – grazie al professor Massimo Arcangeli dell’università La Sapienza di Roma – a creare i profili per un volume incentrato su Facebook e la sua diciamo così fenomenologia tra il lombrosiano e il comportamentista…
Maria Lucia Riccioli Grazie davvero e sempre pronta a nuove iniziative sulla nostra bellissima lingua!

 

Questi miei contributi sono presenti nella pagina FB citata da Arcangeli e ringrazio gli ideatori che hanno voluto postarlo…

Quello che ti posta dall’acquisto del biglietto alla faccia sfatta del ritorno.
Maria Lucia Riccioli
So chi sei e cosa hai fatto
Maria Lucia Riccioli

https://www.google.it/search?q=faccia+da+social+%2B+riccioli&rlz=1C1AVNA_enIT559IT562&oq=faccia+da+social+%2B+riccioli&aqs=chrome..69i57.5431j0j8&sourceid=chrome&ie=UTF-8

Anche su IL FATTO QUOTIDIANO!

Ed ecco il link ad un paio di articoli che avevo scritto su Arcangeli per LA CIVETTA DI MINERVA…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2834:fake-news-fattoidi-e-fiction-specie-i-minori-indifesi&catid=15:attualita&Itemid=139

Don Fortunato Di Noto ammonisce i genitori e la scuola a vigilare su ciò che i ragazzi fanno con smart phone e computer

La Civetta di Minerva, 15 dicembre 2017

Stimolata da un’indagine social del professor Massimo Arcangeli, docente di linguistica italiana ed ex-preside della facoltà di lingue e letterature straniere presso l’Università degli Studi di Cagliari, rifletto insieme a voi lettori sullo statuto di verità che chiediamo alle cose, all’informazione, all’entertainment, alla letteratura e all’arte in genere.

Una delle espressioni dell’anno che sta per concludersi è certamente “fake news”, che fa il paio con la nostrana “bufala” e il trio con “fattoide”, notizia priva di fondamento, ma diffusa e amplificata dai mezzi di comunicazione di massa al punto da essere percepita come vera: sarebbe imminente un pronunciamento del nostro Parlamento per arginare il fenomeno della diffusione in rete di informazioni e notizie false – postate più o meno artatamente –, ma è bene che scuola e famiglia, specie per proteggere i minori in rete, si attivino per insegnare a bambini e ragazzi a navigare su Internet in maniera consapevole (e comunque resta valido e semmai si rafforza l’invito di associazioni come Meter e di esperti come Don Di Noto a vigilare sui minori che utilizzano sempre più smartphone e computer e a non postare immagini e video dei propri figli, dato l’uso sconosciuto e spesso criminoso che di tali dati può essere fatto, specie in un’ottica di lotta contro la pedofilia).

Attenzione dunque sia alle notizie non verificate – spesso basta una rapida conferma da parte di un motore di ricerca, sia per i testi che per le immagini o i video –, ma in effetti ci sarebbe da fare un lungo discorso sugli statuti di verità. Passiamo, nell’arco della stessa giornata, dall’indignazione contro le fake news (che comunque spesso sono trappole per gonzi: la storia e la letteratura ci riportano innumerevoli casi di notizie non verificate, veri e propri specchietti per le allodole) alla fame di reality, un vero e proprio genere a sé stante in cui di reale c’è ben poco (ci si domanda se le gesta di starlette e giovanotti alla Ken, di freak e gente in cerca di quindici minuti di notorietà siano davvero reali: non è vero ma ci credo, verrebbe da dire, allora dov’è la reality?), alla mai troppo deprecata tv verità: c’è chi sulla televisione del dolore, delle lacrime in diretta, delle riunioni familiari, dei casi umani, ha costruito una carriera.

E non è finita: le cosiddette fiction – a parte l’invasione degli anglismi, non si comprende cosa distingua gli sceneggiati di un tempo da film in due-tre puntate con attori improbabili e sceneggiature copiaincollate da analoghi prodotti d’oltralpe e oltreoceano detti fiction – dal latino fictio, finzioni dunque, recite – in cui spesso “il riferimento a fatti, persone, luoghi e avvenimenti reali è puramente casuale” (formula che può evitare querele, ma dietro cui si nascondono cinquantine di sfumature di verità). A fictional (che nel mondo anglosassone riguarda poesia e narrativa, contrapposte alla saggistica, che è appunto non fictional) di recente si contrappone factual: tale è stata definita una trasmissione con Roberto Saviano per il prevalere di situazioni reali, romanzate solo per esigenze di copione. Insopportabili poi le classiche domande su libri e film: “Ma è una storia vera? È veramente successo?”, che annulla secoli di pratica e teoria artistica e letteraria su reale, naturale, vero e trasfigurazione artistica.

Dato che spesso la confusione linguistica è indice di confusione concettuale, abituiamoci a riflettere sul gradiente di realtà di quanto proponiamo e ci viene proposto per una comunicazione ed informazione, oltre che espressione, più consapevole; rafforziamo il lavoro della scuola, che come obiettivo non solo didattico si propone quello di formare giovani adulti dallo spirito critico; battiamoci per la valorizzazione della ricerca e, nel campo dell’intrattenimento, per contenuti più formativi e meno banalmente massificati, altrimenti, dato che nel 2018 dovrebbe essere inammissibile contraddire millenni di scienza con affermazioni sulla Terra piatta o gravidanze ai limiti dell’alieno, non dovremo più stupirci di gruppi di “mamme pancine et coetera” o di “Earth flatters”, concentrati di fake news, fattoidi, bufale, purtroppo non fictional ma factual.

http://www.lacivettapress.it/online/index.php?option=com_content&view=article&id=656:tutto-un-fiorire-di-iniziative-per-la-giornata-del-libro-a-p-zza-santa-lucia&catid=17&Itemid=121

Gli articoli sono usciti su LA CIVETTA DI MINERVA in edizione cartacea e poi sono confluiti nell’edizione on line…

Tutto un fiorire di iniziative per la Giornata del Libro a p.zza Santa Lucia

Coinvolti scrittori, scuole, associazioni, librai, biblioteche, studi fotografici; un’occasione in cui ci si è riappropriati degli spazi urbani in nome di una ritrovata socialità. E all’Idroscalo dell’Aeronautica voci di nove nazioni recitavano in italiano Eugenio Montale, Pablo Neruda e Nazir Hikmet

In occasione della giornata mondiale del libro, quest’anno Siracusa ha ospitato a Piazza Santa Lucia – non in Ortigia, dunque: un modo per valorizzare lo splendido, storico quartiere della Borgata che meriterebbe una riqualificazione – la manifestazione #ioleggoperché, che a livello nazionale ha distribuito gratuitamente 240.000 volumi grazie a dei “messaggeri” della lettura.  E dunque Piazzaunlibro per le scuole: letture ad alta voce e laboratori di lettura, di realizzazione di un libro, presentazioni e incontri con l’autore – attività queste per gli alunni della scuola dell’infanzia, della primaria, della media inferiore e superiore –; Piazzaunlibro per tutti: mostre, inviti alla lettura, laboratorio di scrittura creativa, presentazioni letterarie…

Coinvolti operatori culturali, enti ed associazioni come la circoscrizione e labiblioteca Santa Lucia, il coordinamento provinciale Nati per Leggere Siracusa, il gruppo di lavoro del Progetto “In Vitro”, Zuimama Arciragazzi, l’Arci, il centro Pio La Torre, Rosaria Bregamo, Carmela Pace, Giusy Aprile, l’attrice Deborah Lentini, l’associazione Astrea in memoria di Stefano Blundo, l’associazione Alimede, l’associazione Liberi di costruire, Amnesty International Siracusa, lo studio fotografico Vasta e la biblioteca provinciale “E. Vittorini”; attivi i librai di “Un Due Tre Terra”, Lettera Ventidue, Casa del libro Rosario Mascali e Gabò, con un’entusiasta e infaticabile Luisa Fiandaca che affianca Livia Gagliano; impegnati in prima persona per leggere e comunicare il proprio amore per la lettura gli scrittori Luciano Modica, Stefano Amato, Luca Raimondi.

VerbaVolant edizioni di Fausta Di Falco ha promosso l’incontro con Annamaria Piccione intorno al libro “È festa… ammuccamu!” e con Giusy Norcia sul libro “L’isola dei miti” e l’invito alla lettura de “L’inferriata” di Laura Di Falco; l’editore Algra è stato presente alla manifestazione con i suoi libri “Aquarius – Il mistero di Solobok” di ET Dream (pseudonimo di Demetra Licciardello) e “Pietra lavica” di Paolo Sidoti; la professoressa Anna Di Carlo ha presentato il volume di Francesco Candelari “Il cibo dei topi” (Lulu edizioni).

Notevole il tam tam sui social network e sui media in genere sul tema libri in questo periodo, dato anche che si avvicinano il Maggio dei libri e l’appuntamento con la Fiera del libro di Torino. #ioleggoperché rientra perfettamente in questa strategia di promozione del libro e della lettura, anche se per amor di cronaca dobbiamo segnalare anche iniziative collaterali come #ioleggodifferente che porta avanti autori e letture che non trovano spazio o risalto in vetrine più “blasonate”. Troppo complesso sarebbe in questa sede affrontare questioni come quelle editoriali: ci limitiamo al plauso verso gli organizzatori, che non sono spinti esclusivamente da motivi di marketing.

Presso l’Idroscalo “Arnaldo De Filippis” dell’Aeronautica militare, poi, la Festa del Libro ha visto alternarsi autori, studenti e studiosi nel nome della cultura.Annamaria Cancellieri, intervistata dal giornalista Massimo Leotta, ha presentato il suo libro “Una vita bellissima”; Gabriella Celotta ha presentato il testo “Dove sta la frontiera”; Nelly Greco Bellina è stata premiata come “mamma per la Dante”, mentre “nonna per la Dante” è stato il riconoscimento tributato a Franca Valenti Gallo; il giornalista Giuseppe Bianca è stato insignito di un diploma di benemerenza. Notevole è stato l’apporto dei giovani: studenti siracusani e stranieri hanno letto Dante, di cui quest’anno ricorre il 750esimo anniversario della nascita; alcuni di loro sono stati premiati per il concorso “Le cime della Dante”.

La manifestazione ha ospitato inoltre il saggio conclusivo dei corsi “Lingua e Letteratura italiana per stranieri” tenuti presso l´Istituto Comprensivo “L. Radice” di Siracusa a cura delle docenti Franca Carpinteri, Maria Favara, Giovanna Morsello, Giuseppina Piazza, Rossella Raudino, Silvia Tomasi e Lucia Zammitti: è emozionante ascoltare voci di Messico, Sri Lanka, Russia, Repubblica Ceca, Norvegia, Canada, Repubblica Domenicana, Bosnia e Brasile recitare in italiano Montale, Pablo Neruda e Nazir Hikmet.

La giornata conclusiva dell’evento ha ospitato il professor Massimo Arcangeli, che insegna all’Università di Cagliari e alla Sapienza di Roma,  qui in veste sia di dantista che di linguista: la conversazione sul linguaggio non verbale nella “Commedia” dantesca è stata l’occasione per spaziare sulla storia della lingua italiana, sull’evoluzione del linguaggio verbale e di quello gestuale nelle diverse culture e lingue, codici privilegiati per entrare in contatto con l’altro da noi. Quale sfida più grande per il mondo multietnico e globalizzato di oggi?

Brillante e documentatissimo come sempre – Arcangeli è stato diverse volte gradito ospite presso la “Dante Alighieri” –, lo studioso si è inoltrato nei dubbi esegetici di alcuni passi danteschi, invitando a un approccio non falsato dalle interpretazioni che si sono stratificate sui versi di Dante spesso divenendo superfetazioni al cui condizionamento è difficile sottrarsi: il battere le mani dei dannati, lo spezzare il ramo dall’insana pianta che è divenuto Pier delle Vigne, lo squadrar le fiche di Vanni Fucci, detti e modi di dire, equivoci comunicativi nel mondo accademico, questi gli ingredienti del suo stimolante intervento.

L’autore Domenico Pisana ha poi presentato “Tra naufragio e speranza”, leggendo alcune poesie tratte dalle tre cantiche della silloge: “Ed ora, la notte”; “Verso l´aurora”; “Sognando la speranza”.

Nulla insegna il poeta. Forse può solo trasmettere la sua esperienza di naufrago alla ricerca della Luce, per riveder dantescamente le stelle.

Volto / volto, Notte / notte, Luce / luce… ecco alcuni degli opposti apparentemente non opposti su cui è giocata la dotta, quasi prosastica poesia di Pisana, cosciente che la “modernità”, la ragione che ha abusato del suo potere, una libertà mal intesa hanno condotto al naufragio l’uomo, che ora raccatta resti di verità scampati alla distruzione e ricerca ancora, brancolando, la Verità. Forse solo la poesia può sciogliere l’umanità dai legacci delle false certezze, delle presunzioni intellettualistiche, come dalle fiere della selva oscura.

Ci si augura che simili manifestazioni possano avere una ricaduta positiva e duratura in termini di riappropriazione degli spazi urbani in nome di una ritrovata socialità e che l’interesse intorno al libro e alla lettura non sia relegato soltanto a giornate celebrative, come lascia sperare l’impegno quotidiano di librai, autori, bibliotecari, docenti e operatori culturali in genere.

VerbaVolant e LA BANANOTTERA a Genova!

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Volevo ringraziare Libreria periferica…

Cari amici lettori buongiorno!
Vi scriviamo per invitarvi al BookPride di Genova a Palazzo Ducale, a cui anche quest’anno parteciperemo. Al nostro stand 29 troverete ad aspettarvi anche le novità di ottobre: l’albo di Alessio Di Simone e Irene Fioretti Forse i topolini mangiano le susine e il nuovo SegnaStoria di Cristina Nenna, con le illustrazioni di Laura Addari, Il centro del mondo.

Ne approfittiamo anche per segnalarvi un nuovo corso di Casa VerbaVolant: Riscrivere il mito, laboratorio di mitologia e narrazione a cura di Giuseppina Norcia (otto incontri con frequenza mensile). Per info e costi non esitate a contattarci.

A presto con le novità di novembre e quelle natalizie.

Buone letture!

Una piacevolissima sorpresa…

Monica Saladino, l’illustratrice de LA BANANOTTERA, è finita sull’INDICE DEI LIBRI DEL MESE!

Essere l’illustratrice del mese per L’ Indice dei libri del mese, del numero di Settembre, mi riempie di orgoglio. Grazie ancora alla redazione, è stato un vero piacere collaborare ed essere tra gli artisti sostenitori della rivista.
Tra le pagine del numero di Settembre, anche le mie illustrazioni per Buk Buk, Il Ciliegio, Qanat e VerbaVolant.
Buona lettura!
#lindicedeilibridelmese #settembre2019

Settembre 2019

Maria Lucia Riccioli Io e Nana siamo fiere di te… 💛🐋🐳🍌📚📖
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Ed è proprio il gabbiano Beccotremulo a rappresentare LA BANANOTTERA nel pezzo che riguarda Monica Saladino…

E in attesa di altre novità sia sulla mia dolce balenottera color banana che su altro che mi riguarda, ecco – per chi non le avesse lette – le ultime nuotate di Nana!

UN TUFFO CON LA BANANOTTERA!

UN TUFFO CON LA BANANOTTERA!

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UN TUFFO CON LA BANANOTTERA!

Le belle storie sono sempre utili ad insegnare ai più piccoli valori importanti con divertimento e semplicità. Cosa c’è di meglio di un libro illustrato per parlare del mare, della sua biodiversità e del rispetto di tutte le creature?! Possiamo farlo con il libro “La Bananottera”, edizioni Verba Volant, dell’autrice Maria Lucia Riccioli e con le illustrazioni di Monica Saladino.

Nana è una balenottera gialla, perché nata in una notte di luna piena. Le altre creature del mare non la tengono in gran considerazione, fino a che, con molto coraggio, Nana salva il mare da un gravissimo pericolo.

La storia di Nana è avventurosa e dolcissima, e insegna a tutti a rispettare l’ambiente e la diversità. Alla fine della storia infatti c’è un decalogo che illustra proprio i comportamenti corretti da tenere al mare e le tante specie di creature marine.

La compagna di giochi dell’estate dei tuoi bimbi è gialla come una banana e dolcissima, piena di coraggio e di amore per il mare.

https://www.ilcentesimo.com/news/category/leggi-guarda-ascolta/

Per me è stata davvero una piacevole sorpresa… scoprire che il sito di una catena di supermercati dedichi un articolo al tuo libro fa un certo effetto.

Ringrazio IL CENTESIMO, che tra i libri consigliati cita Margherita Hack, quindi Nana è in ottima compagnia!

Ecco altro materiale su questo libro lieve e felice.

Scrivo questo post dopo aver fatto un po’ sedimentare le emozioni…

Già a Città Giardino la mia bananottera aveva preso vita grazie ai bambini e alle loro docenti… e giorno 4 giugno 2019 la magia si è ripetuta all’Urban center di Siracusa, che emozione!

Mi sono commossa nel vedere vivere sulla scena i personaggi della mia fantasia, ascoltando le battute che avevo immaginato per loro…

Grazie infinite per questa esperienza di bellezza.

Prove in corso…

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Bimbi e genitori…

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The stage!

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Tutti sul palco!

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La città di fronte al mare…

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La #bananave che può diventare bananiera – che preferiamo – o baleniera…

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Stelle e conchiglie…

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Nana!

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Zefirino Millemari e suo padre Remo…

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Nana e la tartaruga marina…

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Gli scienziati…

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Mantelli e mare…

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Giorno 4 LA BANANOTTERA è tornata presso il XIV Istituto comprensivo statale KAROL WOJTYLA di Siracusa per un appuntamento particolare…

http://www.siracusandonews.it/2019/06/02/martedi-4-giugno-allurban-center-di-siracusa-i-bambini-della-2a-e-2b-della-scuola-primaria-del-14-i-c-k-wojtyla-presentano-lo-spettacolo-teatrale-giallo-ebello/?fbclid=IwAR162v4RHc-kF7RIHPKJF7zDDJRSztRzreSEAQtkQ-ee7PwAgniTavbPrSw (grazie a Siracusandonews)

Martedì 4 Giugno all’Urban Center di Siracusa, i bambini della 2A e 2B della scuola primaria del 14° I.C. k. Wojtyla presentano lo spettacolo teatrale “Giallo è…Bello” tratto dal libro La Bananottera di M. L. Riccioli.

A completamento del un progetto di legalità “Un mondo da…amare” che ha visto gli alunni delle classi 2A e 2B della scuola primaria del 14° I.C. K.Wojtyla impegnati nello studio degli ambienti che li circondano e nel comprendere come il loro rispetto significa salvare il mondo in cui vivono, martedì 4 giugno sarà presentato uno spettacolo teatrale presso i locali dell’Urban Center di Siracusa. Lo spettacolo “Giallo è…..bello ” è tratto dal libro La Bananottera di M. L. Riccioli. Gli alunni con pensiero critico, letto il testo sotto la guida della dott.ssa M. Figura e delle insegnanti di classe hanno dato vita a questa rappresentazione teatrale. Non è mancata la collaborazione con L’ INDA grazie all’attrice G. Valentini. Durante il percorso progettuale i bambini sono stati accompagnati dalle loro docenti a visitare luoghi del territorio circostante, quali il vivaio comunale, la riserva naturale del Plemmirio, la capitaneria di porto, un’azienda agrituristica, e l’ associazione ENPA e giocato con alcuni cani amici dell’uomo che salvano la vita. Un plauso alla dirigente G. Garrasi per aver dato alle docenti la possibilità di sviluppare tale percorso.

A. Valenti

Martedì 4 giugno, presso l’URBAN CENTER di Siracusa, le classi II A e II B, in collaborazione con la Biblioteca comunale di Siracusa, metteranno in scena lo spettacolo teatrale “Giallo è… bello”.

Dopo la locandina, la brochure…

Grazie alla dirigente scolastica dott.ssa G. Garrasi, alle meravigliose colleghe Antonella Palino, Rita Marino, Viviana Moscatello, Tina Sitera e naturalmente Marilina Figura e all’attrice Giulia Valentini!

Ripropongo le foto dell’incontro a scuola… il progetto si è articolato durante l’anno scolastico e mi ha vista coinvolta per quanto riguarda l’incontro con l’autore…

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Bananas and whales…

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Autografi…

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Book and banana…

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Nana sarà a Palermo…

Buongiorno! Fin dal primo anno della manifestazione partecipiamo a Una marina di libri, a Palermo. Ci saremo anche quest’anno. Per trovarci dovrete camminare un po’ purtroppo ma vi aspettiamo con tutti i nostri libri e le novità! Stand 89, oltre lo stagno delle ninfee… — con Fabio CasanoClaudia CasanoFrancesca Fiandaca e Una marina di libri

Nell’ambito del progetto lettura svolto in collaborazione con la biblioteca comunale le classi II A e II B dell’Istituto comprensivo “Wojtyla” hanno avuto il piacere di incontrare Maria Lucia Riccioli autrice del libro ‘La bananottera’ , libro oggetto del percorso di lettura.All’incontro ha partecipato anche Fausta Di Falco per Verbavolant edizioni. I bambini si sono dimostrati molto interessati ponendo un ‘infinità di domande a entrambe.

… foto dell’incontro con la scrittrice del libro “La Bananottera”, Maria Lucia Riccioli.
I bambini, molto curiosi, hanno rivolto tantissime domande all’autrice del libro che li ha entusiasmati.

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Io e Marilina Figura…

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Il decalogo di Legambiente… in rima!

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La mia dolce bananottera gialla Nana nuota ancora tantissimo: domenica l’abbiamo avvistata al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, mentre lunedì 18 è stata ospite del XIV Istituto comprensivo di Siracusa dedicato a Karol Wojtyla… nel plesso staccato di Via Torino.

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L’11 maggio è stata pubblicata per i tipi di VerbaVolant edizioni la fiaba “La bananottera” (con illustrazioni di Monica Saladino), presentata in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino il 17 maggio presso il Bookstock Village al Laboratorio Scienza e Saperi, con lettura animata e laboratorio per i bambini.

La fiaba è stata poi presentata a Palermo presso la Libreria Un mare di libri, a Siracusa presso la Casa del Libro Rosario Mascali il 30 maggio, alla fiera “Una marina di libri” di Palermo il 5 e 6 giugno (presentazione e laboratorio), il 14 giugno a Ragusa (A tutto volume) con un laboratorio, il 20 giugno presso la Libreria dei Ragazzi di Siracusa con una labomerenda.

Il 28 agosto, presso la spiaggetta del Castello Maniace (che fa parte dell’area marina protetta del Plemmirio di Siracusa), la fiaba è stata ospite di “C’era un mare da favola…”.

Il 13 settembre è stata tenuta una lettura de “La bananottera” in Piazza Leonardo da Vinci a Siracusa nell’ambito della manifestazione “Il risveglio di Siracusa” organizzata da “Archimede in movimento”.

Il 18, 19 e 20 settembre la fiaba ha preso parte al Catania Book Festival presso il Cortile Platamone; il 3 ottobre, “La bananottera”, è stata ospite della manifestazione “Il mare al museo” presso il Museo del mare di Siracusa, mentre a Palermo la fiaba è stata protagonista di un laboratorio presso “È Bio”.

Il 25 ottobre “La bananottera” è stata tra i libri VerbaVolant in mostra al Book b@ng di Messina, dove è stato tenuto anche un laboratorio creativo presso la Biblioteca “Fata Morgana”; nello stesso giorno la fiaba è stata presentata presso La Città del Sole a Palermo, mentre il 31 ottobre è stata presentata a Ragusa presso “Le Fate”; il 15 novembre è stata ospite della nuova edizione di “Archimede in movimento”, mentre il 6 dicembre è stata protagonista di un laboratorio presso la Fiera della piccola e media editoria “Più Libri – Più Liberi” tenutasi a Roma presso il Palazzo delle Esposizioni; il 13 dicembre è stata ospite della Fiera “Arriva Santa Lucia” presso il Centro “Pio La Torre” di Siracusa, mentre il libro è stato oggetto di un laboratorio con l’illustratrice dal 18 al 20 a Palermo presso Palazzo Asmundo in occasione di “Jingle books”.

Il 20 febbraio 2016 “La bananottera” è stata ospite – con un laboratorio dedicato – di BUKids, la sezione di BUK Modena dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi, mentre il 25 febbraio presso l’associazione culturale Alimede è stata protagonista di una labomerenda.

Dal 18 al 20 marzo la fiaba è stata ospite presso il Palazzo del ghiaccio di Milano in occasione di “Bellissima fiera”.

Il 3 aprile la fiaba è stata ospitata alla IV edizione di “Archimede in movimento” presso la piazza Cesare Battisti di Siracusa, come pure in occasione dell’edizione speciale sul referendum riguardante le trivellazioni.

Il 23 e il 30 aprile “La bananottera” ha partecipato all’iniziativa benefica “Il Cestino dei Libri”, patrocinata dal BUK Modena e organizzata da La biblioteca del gufo e Casa Mazzolini per La Casa di Fausta e i suoi ospiti in occasione della Giornata mondiale del Libro, della Cultura e del Diritto d’autore, mentre a giugno è stata ospite della settima edizione di “Una marina di libri” presso l’Orto botanico di Palermo.

L’11 giugno la fiaba è stata ospitata presso l’Asilo nido comunale “Santa Maria Goretti” di Canicattini Bagni (SR), in occasione della festa finale del progetto “Nati per leggere”, a cura di Paola Cappè.

“La bananottera” è tra i libri “Scelti per voi” dallo staff de La Feltrinelli – Catania.

Il 24 ottobre, in occasione della campagna nazionale “Libriamoci” l’autrice de “La bananottera” è stata ospite insieme all’editrice Fausta Di Falco dell’Istituto comprensivo “Guglielmo Marconi” di Lentini (SR).

Il 18 novembre l’autrice ha registrato la quinta puntata della trasmissione di Telecittà (ch 654) “Libri in città”, dedicata ai libri e agli autori siracusani e non, condotta da Claudia De Luca e dal professor Luigi Amato.

Il 27 dicembre l’autrice ha premiato l’editrice Fausta Di Falco per la sezione editoria nell’ambito della prima edizione del premio intitolato al giornalista Dino Cartia (organizzato dal CAS, Comitato Attivisti Siracusani e patrocinato dal Comune di Siracusa) presso il Palazzo Vermexio di Siracusa.

Il 3 aprile la fiaba “La bananottera” è stata ospite della scuola “Pascoli-Crispi” per un incontro con l’autore, nell’ambito dei progetti didattico-educativi di VerbaVolant edizioni e in collaborazione con la libreria Bonazinga; l’8 maggio gli alunni dell’Istituto comprensivo statale di Francavilla (SR) hanno realizzato uno spettacolo, lapbook e lavori multimediali su “La bananottera”. Il 16 maggio 2017 “La bananottera” è stata protagonista di un laboratorio artistico con l’illustratrice Monica Saladino presso la II B del I Istituto comprensivo “Trieste” di Palermo; con la casa editrice VerbaVolant edizione il libro è stato ospite di #SalTo30 e, a Modica, della fiera “ForteLibro”, mentre dal’8 all’11 giugno è stato presente all’edizione 2017 di “Una marina di libri” a Palermo e a fine giugno a TaoBuk, successivamente al NininFestival di Bogliasco (GE), oltre che a Libri d’aMare a Puntasecca, nei luoghi del commissario Montalbano.

Il 5 dicembre, nell’ambito della rubrica “Consigli del libraio” della trasmissione “Ciao Gender” (Realpan Tv, Radio 3 network, Play dj, prima stagione, puntata 22), Alfredo Polizzano della Libreria Fenice di Catania ha proposto il libro per “piccoli e grandi lettori” da “regalare a chi si vuole bene”.

Oltre alle fiere e ai festival, tra cui Libridamare a Bisceglie nell’agosto 2018 o la sagra del miele di Sortino (SR), il BookPride di Genova, il Sabir Fest e altri appuntamenti, continua il viaggio del libro presso le scuole: il 18 dicembre 2017 l’autrice è stata ospite della IV BS del Liceo Corbino di Siracusa per il progetto di alternanza scuola-lavoro “Una biblioteca può cambiare un quartiere”.

Nel marzo 2018 La psicologa Eleonora Mangano ha utilizzato il libro per un laboratorio nella classe II A dell’Istituto comprensivo “Torrenova”.

Il 14 aprile “La bananottera” è stata protagonista di una labomerenda presso la Libreria Diana di Siracusa. Dal 23 al 25 aprile, in occasione dell’Earth Day, “La bananottera” è stata tra i libri proposti a Cefalù e continua ad essere tra i libri VerbaVolant presentati in occasione di fiere e festival dedicati. Il 21 agosto 2018 il libro è stato ospite della Biblioteca comunale di Canicattini Bagni (SR) presso il BiblioHUB recentemente inaugurato, nell’ambito dell’iniziativa “Lettori si cresce: tante storie per un’estate da leggere”.

In occasione di “Libriamoci a scuola 2018” il libro è stato ospite del XIV Istituto comprensivo di Siracusa e del IV Istituto comprensivo “G. Marconi” di Lentini (SR) giorno 23 ottobre, a cura della lettrice Viviana Giubilo che ha incontrato le classi quarte della scuola, mentre il 29 ottobre 2018 “La bananottera” è stata ospite del XII Istituto comprensivo di Belvedere (SR), plesso di Città Giardino, per un incontro con le classi terze. Il 13 novembre la fiaba è stata rappresentata dalla III D dello stesso Istituto. Il 17 e 18 novembre la fiaba è stata ospite insieme agli altri libri Verbavolant edizioni al Pop Up Market Festival di Catania, a dicembre è stata ospite di “Più Libri Più Liberi” a Roma. Il 12 gennaio la fiaba è stata protagonista di una lettura con laboratorio creativo presso la sede di Siracusa (dedicata a Paolo Mario Sipala) della Società Dante Alighieri. Il 26 gennaio la fiaba è stata protagonista di una lettura-laboratorio curata da Simona Ruvolo presso la Libreria L’Incanta Storie di Barcellona Pozzo di Gotto (ME).

Il 17 marzo, presso il Bookshop del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, a cura di Dracma – Circulating culture, nell’ambito del Pomeriggio Bimbi in concomitanza con la stagione di prosa e musica del Teatro, la fiaba è stata protagonista grazie sempre a Simona Ruvolo di una lettura animata con laboratorio creativo sul valore della diversità e l’importanza della tutela dell’ecosistema marino.

Il 30 e 31 marzo “La bananottera” è stata presente al Pop Up Market Festival di Catania.

Il 14 aprile, grazie all’attrice e drammaturga Beatrice Vollaro e a LAB.ù, la fiaba è stata protagonista di “Una valigia di sogni” presso la Montagnola di Bologna. Dal 26 al 29 aprile la fiaba è stata presente insieme agli altri libri VerbaVolant edizioni a Palermo per La Città dei Saperi – La Via dei Librai 2019 e durante il primo fine settimana di maggio presso gli stand del Lungomare Fest a Catania; insieme agli altri libri VerbaVolant edizioni “La bananottera” è stata al Salone del Libro di Torino e sarà presente alle altre manifestazioni legate ai libri programmate per l’estate come “Floridia in biblioteca – Libri in piazza” (1 giugno) e “Una marina di libri” o la Regata velica di Augusta (SR).

   Ha svolto alcuni incontri con le scuole in occasione del Maggio dei Libri: il 6 e il 20 maggio a Caltagirone (CT) presso la Biblioteca comunale “Emanuele Taranto” e l’Istituto “Alessio Narbone” e il 13 maggio a Lentini (SR) presso l’Istituto comprensivo “G. Marconi”.

   Il 4 giugno “La bananottera” è stata rappresentata presso l’Urban Center di Siracusa (ex sala Salvo Randone) nello spettacolo dal titolo “Giallo è… bello” a conclusione del progetto “Un mondo… da aMARE” promosso dal XIV Istituto comprensivo “Karol Wojtyla” e dalla Biblioteca comunale di Siracusa.

 

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Le bellissime parole di Gladys Sanfilippo…

Gladys Sanfilippo Graziee Mariaa! …questo e’ uno dei Ricordi piu’ Belli che ho del mio Lavoro ,di Palermo e delle Persone che mi hanno Aiutato a Realizzarlo e con le quali ho collaborato con Gioia nel Cuore😊mi sono Divertita Tantissimo quel Giornooo!…e di recente ho ritrovato alcuni post dove chiedevo le formine di Balena per i biscotti!!!nessuno le aveva…ho dovuto arrangiarmi!😁😁😁ed e’ nata Nana ed una Linea intera di Biscottini realizzati con formine fatte a Mano!😊Incredibileee! 😊

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I #banabiscotti!

https://video.corriere.it/california-soffio-balena-arcobaleno/528d1020-2a16-11e5-b455-a2526e9b2de2

Papa Francesco e il suo tweet del 5 giugno…

Oggi, con gratitudine a Dio, ricordiamo che il nostro corpo contiene gli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.

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VerbaVolant edizioni a Palermo per UNA MARINA DI LIBRI…

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Buongiorno da Ragusa! Eccoci a @leformichestore dove i nostri libri sono coccolati e disposti in pole position! Grazie ragazze! Negozio pieno di cose super sfiziose, che adoro! #postibelli #ragusa #libri #booklover #booklovers#books #libriillustrati @angeloruta @lavoroconlentezza @disimonealessio @latatamaschio @iltrexapois @luisamontalto @claudia.mencaroni

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http://on-demand.tvrxenon.it/index.php/video/1302/stasera-con-poesia-25-giugno-2019/?fbclid=IwAR1GpMB1ZNtDjcgMDqHeu4t1GlfDLR8hiMOituBoXSFmfS_Xxq9MKcpiC3I

Ecco l’intervista di Gianni Amato a Ester Bonelli, che ha ospitato insieme a colleghe collaboratori dirigente bibliotecari – grazie Sabrina Puglisi! – e alunni fantastici la mia Nana a Caltagirone… grazie!

Canale 289 del digitale terrestre…

Qui parla di poesia, di libri e anche della mia bananottera…

La Balena Gialla

iMMAGINE TROVATA NAVIGANDO IN RETE…

🙂

Idem… bellissima foto.

Il copyright rimane ai rispettivi proprietari.

 

 

Citazione

Laura Costantini, Mariannina Coffa and me…

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Mi piace scrivere questo pezzo a ridosso del Giorno delle Scrittrici, istituito dalla Biblioteca nazionale spagnola insieme alla FEDEPE e all’Associazione classiche e moderne, che si occupano di scrittrici e del loro contributo nella storia della letteratura e non solo. Mi piace che questa celebrazione cada a ridosso della festa di Santa Teresa – 15 ottobre.

El Día de las Escritoras es una conmemoración promovida por la Biblioteca Nacional de España junto a la Federación Española de Mujeres Directivas, Ejecutivas, Profesionales y Empresarias (FEDEPE) y la Asociación Clásicas y Modernas que, desde el año 2016, busca reivindicar la labor y el legado de las escritoras a lo largo de la historia a partir de la lectura de fragmentos representativos de sus obras.

Cada año, esta celebración se lleva a cabo el lunes más cercano a la festividad de Teresa de Jesús, el 15 de octubre, en el Salón de la Actos de la Biblioteca Nacional de España y en otras entidades e instituciones nacionales e internacionales que se suman a la iniciativa.

Para cada edición se designa una comisaria, que elige el tema en torno al cual realiza una selección de textos de destacadas escritoras españolas e  hispanoamericanas, que posteriormente son leídos por personas de reconocido prestigio social y cultural, entre las que hay una especial representación de creadoras en activo. 

Ecco cosa scrive il 9 ottobre scorso Laura Costantini…

Maria Lucia Riccioli finalmente e in colpevole ritardo sto leggendo – e amando, Mariannina Coffa.

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Quest’anno sto leggendo molto, come testimonia la mia reading challenge su GR. Solo che esistono libri – belli e importanti – che sul social dedicato alla lettura non ci sono perché sono usciti dagli scaffali delle librerie, anche quelle digitali. Ecco, io ho iniziato oggi a leggere un romanzo che posseggo da anni. “Ferita all’ala un’allodola” di Maria Lucia Riccioli. Si tratta della biografia romanza di Mariannina Coffa, poetessa e intellettuale di epoca risorgimentale, siciliana. Ebbene. sto adorando questo libro e ve ne parlerò più diffusamente. Purtroppo è la solita storia: perché non ha avuto più visibilità, perché non è famoso, perché non si trova più in vendita?
#ioleggoitaliano
#ioleggodifferente
#womendoitbetter
#ticonsiglio1libro
#uscitedalleclassifiche

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Non so come ringraziare Laura Costantini dell’attenzione verso il mio primo romanzo…

Non avrei saputo formulare domande migliori sul destino della mia prima creatura letteraria: la storia di Mariannina Coffa mi è carissima, così come le sue opere e il suo misconoscimento e il mio libro su di lei mi ha regalato tanto in termini di autostima, speranza di potermi anche io annoverare tra le “scrittrici”, riconoscimenti, recensioni, interviste…

Ed ecco che cosa scrive Laura Costantini il 15 ottobre…

Sono a pagina 250 su 445 del romanzo di Maria Lucia Riccioli sulla figura di Mariannina Coffa, poetessa, intellettuale, donna risorgimentale.
Questo romanzo, “Ferita all’ala un’allodola”, è un libro di denuncia che, nonostante stile e intenti agli antipodi, affiancherei a “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood per la potenza, oserei dire la violenza, del messaggio.
Mariannina Coffa era uno spirito elevato, una poetessa finissima, una letterata. Ma della sua anima sensibile, della sua intelligenza raffinata, delle sue aspirazioni nessuno, a partire dalla sua famiglia che pure l’amava, ha avuto pietà. Perché fimmina era. L’hanno uccisa lasciandola in vita, condannandola a un matrimonio di convenienza. A farsi schiava e carcerata in casa di gente ottusa, di un marito che da lei voleva solo una scopata ogni sera per ingravidarla più volte possibile.

Ecco, ne parlerò ancor più diffusamente quando avrò finito di leggere, ma questo romanzo è un atto di accusa altissimo e una denuncia del più evidente e ignorato dei crimini contro l’umanità: la persecuzione millenaria contro le donne in quanto tali.

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Laura ZG Costantini a Book Advisor

Due stralci dalla biografia romanzata della poetessa siciliana Marianna Coffa scritta da Maria Lucia Riccioli. Libro edito da L’Erudita e ormai introvabile. Titolo: Ferita all’ala un’allodola. Citazione di un verso di William Blake.

Se lo trovate, leggetelo.

 

Un libro femminista come pochi altri.

Se lo cercate in qualche mercatino dell’usato, forse lo trovate.
Io ve lo consiglio caldamente.
#ticonsiglio1libro
#ioleggoitaliano
#ioleggodifferente
#womendoitbetter

https://lauraetlory.blogspot.com/…/ferita-allala-unallodola…

https://lauraetlory.blogspot.com/2019/10/ferita-allala-unallodola-di-maria-lucia.html?fbclid=IwAR0nG8rUKmcOuScyhPRcRlqgc-U_-7BiBBhTihRAlg5OFbP5LhpBnc1W9Fc

venerdì 25 ottobre 2019

Ferita all’ala un’allodola di Maria Lucia Riccioli (39simo libro letto quest’anno)

Questo romanzo sul social dei lettori, Goodreads, non c’è e non è neanche possibile inserirlo, perché non è più disponibile alla vendita. I libri, secondo le logiche di mercato, hanno un’aspettativa di vita breve. E questo è stato pubblicato, la prima volta, nel 2011, poi rieditato nel 2013. Comunque troppo in là nel tempo per “esserci” ancora. Eppure c’è. C’è come pochi altri romanzi che ho letto. C’è perché merita di esserci.
Maria Lucia Riccioli ha svolto un certosino lavoro di ricostruzione dell’esistenza terrena di Mariannina Coffa, poetessa e intellettuale risorgimentale, purtroppo misconosciuta fin dagli anni in cui, viva e vibrante, venne di fatto seppellita in un’esistenza che non le apparteneva.
Voleva scrivere e vivere di poesia e di cultura, voleva amare liberamente chi le aveva fatto battere il cuore. Voleva essere riconosciuta come persona.
Ma “fimmina era” e in quanto tale non aveva diritto ad altro che a un matrimonio basato sul denaro e i beni al sole, una casa da accudire, figli da dare a un marito poco più che estraneo.
Non era “normale”, Mariannina Coffa. Non voleva esserlo. Forse non poteva. Infatti la sua vita si consumò in un breve lampo. Si spense a 37 anni, divorata da un cancro all’utero e dalla consapevolezza di essere sola, abbandonata, avversata dalla stessa famiglia alla quale aveva sacrificato ogni aspirazione pur di conservare onore e rispettabilità.
L’autrice scrive con una lingua arcaica, pastosa, lirica, con rimandi al melodramma, alla poetica del Risorgimento, al dialetto, anche. È come se a parlare dalle pagine fosse Marianna in prima persona. lei che racconta, soffre, rivela e si ribella, anche, a una condizione della donna che è violenza istituzionalizzata e custodita perfino dalle stesse altre “fimmine” convinte del proprio essere proprietà di padri, fratelli, mariti e figli. Lei no. Mariannina Coffa no. E paga con la vita.
Questo libro è doloroso, lo si chiude con un sentimento di gratitudine e di rabbia. La rabbia di quel busto che le hanno dedicato a Noto, dopo averla avversata, irrisa e calunniata in tutto l’arco della sua breve vita. Una testimonianza necessaria, per non dimenticare cosa significa nascere donna. E cosa molti vorrebbero significasse anche oggi.

1 commento:

Sono felice che il romanzo ti sia “arrivato”, come una freccia scagliata dal 1878 attraverso l’arco della mia penna.
Grazie di queste parole, risarcimento alla mia fatica gioiosa di scrivere e postumo ma credo gradito per Mariannina Coffa.

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Nel libro “Scrivere? Non è un mestiere per donne” c’è un mio contributo su Mariannina Coffa, poetessa e patriota netina protagonista del mio romanzo storico FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA.

Un caro saluto a Laura e Lory – Loredana Falcone, compagna letteraria di Laura Costantini -, che con me hanno condiviso l’avventura di LETTERATITUDINE di Massimo Maugeri e tante sfide letterarie…

via Saggisti italiani di fantastico: Laura Costantini

Día de las Escritoras