Nana nuota… al BiblioHUB di Canicattini!

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Pronte le manifestazioni estive del 15° Festival del Mediterraneo a Canicattini Bagni, da giugno a settembre, accoglienza, eventi, musica, tradizioni, cultura, teatro, danza e sagre

Scritto da Gaetano Guzzardo    Venerdì 29 Giugno 2018 12:29

15 festival-medÈ già sulla linea di partenza il 15° Festival del Mediterraneo, il ricco programma delle manifestazioni estive che dalla fine di Giugno a Settembre, sino ai festeggiamenti del Santo Patrono S. Michele Arcangelo, animerà Canicattini Bagni con Musica, Teatro, Danza, Libri, Tradizioni, appuntamenti culturali, Sagre gastronomiche ed escursioni per conoscere ed apprezzare i suggestivi paesaggi iblei.

La Giunta guidata dal Sindaco Marilena Miceli ha infatti approvato, su proposta dell’Assessore alla Cultura, Turismo e Spettacolo, Loretta Barbagallo, il cartellone degli eventi, approntato come sempre con l’Ufficio Turistico e dello Spettacolo del Comune, grazie al sostegno e alla collaborazione delle realtà produttive e associative della città, di tanti artisti, professionisti, scrittori e cittadini, che hanno contribuito all’arricchimento delle manifestazioni da offrire ai canicattinesi e a quanti trascorreranno la loro estate nella Città della Musica e del Liberty.

 

 

«Un pacchetto unico di appuntamenti e di spettacoli – ha sottolineato il Sindaco Marilena Miceli – che amplia l’offerta culturale e turistica della nostra città, grazie all’impegno e alla sinergia, ormai consolidata e condivisa, tra l’Amministrazione Comunale e le realtà associative e del volontariato, le imprese, le attività commerciali, tanti giovani artisti, professionisti e cittadini, che ogni anno non fanno mancare il loro contributo per rendere sempre più ricco e di qualità il cartellone delle manifestazioni estive canicattinesi.

A tutti loro va la mia personale gratitudine, quella dell’Amministrazione Comunale e dell’intero Consiglio Comunale, per la disponibilità e per il sostegno dato nel superare, insieme, le difficoltà rappresentate dalle ristrettezze finanziarie che da qualche anno tutti i Comuni siciliani stanno vivendo. Uno sforzo comune che anche quest’anno ci ha permesso di approntare un programma ampio e variegato. Eventi che coniugano un ricco patrimonio culturale con le straordinarie risorse del territorio ibleo e della nostra città, arricchiti dal calore dell’accoglienza dei canicattinesi».

 

Tra i tanti eventi non mancano quelli ritmati dalla Musica con gli appuntamenti che in questi anni si sono ritagliati uno spazio non indifferente nel panorama nazionale ed internazionale: da Creativamente al Festival Culture del Mediterraneo con il Jazz, l’Etnico, il Folk, il Raduno Bandistico, giunto quest’anno alla 36° edizione, a cui si è aggiunta anche la Musica Classica con “Tramonti Musicali”.

 

Non mancano la Danza, il Teatro, la presentazione di libri, gli spazi per i bambini, con le letture della Biblioteca comunale, la conoscenza e l’approfondimento con il Museo Tempo sul Liberty, l’arte scultorea delle facciate delle abitazioni della città realizzate negli anni dai maestri scalpellini canicattinese.

 

E ancora, le escursioni naturalistiche e archeologiche curate dagli operatori del Museo Tempo e dagli archeologici dell’Associazione “Aditus in rupe” per conoscere il territorio ibleo.

 

«Un viaggio – ha rimarcato l’Assessore Loretta Barbagallo – tra le suggestive Cave iblee e le mirabili sculture Liberty delle facciate delle case del suo centro abitato, e nei siti degli insediamenti archeologici millenari che la circondano in un mix di divertimento, tra Musica, Cultura e Sapori. Il tutto, arricchito da un prezioso bagaglio di Memorie e Tradizioni popolari,unite alla tranquillità dei luoghi e alla pregevolezza del suo clima, fanno di Canicattini Bagni il luogo ideale dove poter trascorrere un’Estate d’incanto e spensieratezza a due passi dal mare e dall’altopiano ibleo».

 

E tra gli appuntamenti in programma non mancano i giochi tra Quartieri e le tradizioni con il 33° Palio di San Michele, con le sfilate storiche, la ricostruzione degli antichi mestiere e il Torneo a coppie con gli asini, ormai presenti anche negli appuntamenti internazionali come il Palio del Casale di Camposano (NA), e sempre messi a disposizione dall’allevamento della Fattoria Cugno Lupo.

 

Ed infine le sagre gastronomiche di prodotti tipici nei vari Quartieri della città (Balatazza, Matrice, Pizzu Muru, Priuolu, San Giovanni, Santuzzu, Vadduni, Vigna ri Serrantinu).

 

Si inizia Sabato 30 Giugno alle ore 19 al Museo Tempo di via XX Settembre – via De Pretis, con un appuntamento culturale, la presentazione del libro “L’acqua e lu pani” del musicista e ricercatore Francesco Giuffrida, prefazione del Premio Nobel Dario Fo, sui canti popolari siciliani, e in serata con la prima Sagra, quella dei “Cavatieddi” nel Quartiere Balatazza.

Nel link trovate il programma completo delle manifestazioni…

Per quel che mi riguarda,  il 21 agosto la mia dolce bananottera Nana nuoterà fino alla Biblioteca Agnello di Canicattini Bagni (SR) in via XX Settembre (ore 17.30), ospite del bellissimo Bibliohub recentemente inaugurato… vi aspettiamo numerosi!

L’iniziativa, inserita nel programma di cui sopra, è intitolata “Lettori si cresce: tante storia per un’estate da leggere” (fascia d’età 4/8 anni).

L'immagine può contenere: testo

Arriva a Canicattini Bagni per tutto il mese di agosto, “BiblioHUB”, la biblioteca in movimento dell’ Associazione Italiana Biblioteche – AIB

Cultura, condivisione e socializzazione.
Questa è la base del primo importante progetto di biblioteca itinerante destinata alle aree periferiche della nostra penisola dove sosterà da due a quattro mesi.

Una biblioteca su ruote dove incontrarsi, scambiarsi informazioni, avere libri da leggere o supporti multimediali da consultare. Uno spazio anche ludico pensato non solo per gli adulti che si propone l’ambizioso obiettivo di superare le “solitudini” dell’uso esclusivo dei social media.

https://www.facebook.com/events/1780745142019747/

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(Non riguarda Nana, però mi piace segnalarvi che il 28 agosto, sempre presso la Biblioteca Agnello ma alle 18.30, io e la pianista Donatella Motta presenteremo il recital “Giovanni Pascoli tra musica e poesia – alla scoperta di un autore moderno”, con me voce recitante).

LA BANANOTTERA era già stata gradita ospite a Canicattini… quindi ci tornerà volentieri!

https://www.google.it/search?q=canicattini+%2B+bananottera&rlz=1C1AVNA_enIT559IT562&oq=canicattini+%2B+bananottera&aqs=chrome..69i57.6437j0j8&sourceid=chrome&ie=UTF-8

Una bellissima recensione-intervista di Salvo Zappulla…

http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=81&c=&det=15478&valRcc=ZWRpdHJpY2U=

Risultati immagini per canicattini + torta bananottera

Navigate sul mio blog per sapere di più di Nana e del suo mondo!

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Una mia poesia su A4

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A4-13-ago18

 

https://aquattro.org/

A4 numero 13: poesia!

Ad agosto “A4” è solita non uscire, ma quest’anno farà un’eccezione. A breve infatti uscirà un nuovo numero, e non si tratta di un numero qualsiasi: questa volta a essere protagonista sarà la poesia.

In seguito all’appello di qualche tempo fa sono arrivate molte poesie in redazione. Adesso non resta che scegliere quelle giuste, impaginare il tutto e pubblicare “A4” n. 13.

Intanto, grazie a tutti quelli che hanno mandato un loro componimento. Come si suol dire in questi casi: se la vostra poesia non verrà pubblicata non significa che fosse brutta; non faceva al caso nostro.

A prestissimo!

Buone notizie… una delle mie poesie è stata selezionata per il numero 13 di A4, La rivista letteraria che non la racconta giusta – in un foglio solo.

Per saperne di più su Stefano Amato ecco il link ad alcuni articoli usciti su LA CIVETTA DI MINERVA sia in versione cartacea che sul sito come pure su questo blog…

https://www.google.it/search?q=stefano+amato+%2B+la+civetta+di+minerva&rlz=1C1AVNA_enIT559IT562&oq=stefano+amato+%2B+la+civetta+di+minerva&aqs=chrome..69i57.9637j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2677:ho-scritto-su-archimede-il-libro-che-io-stesso-avrei-voluto-leggere&catid=17:cultura&Itemid=143

Stefano Amato, fondatore della rivista letteraria A4: “Per conoscerne meglio i vari aspetti della personalità”. “Ho in cantiere il mio primo romanzo per ragazzi”

 

La Civetta di Minerva, 20 ottobre 2017

Abbiamo incontrato per voi Stefano Amato, scrittore siracusano schivo e originale, autore di racconti e altri contributi pubblicati su riviste letterarie prestigiose come “Linus”, “Maltese narrazioni”, “Prospektiva”, “Doppio zero”, “Colla”, “FaM” e “pagina99”, di reportage musical-letterari, frutto anche della sua collaborazione come performer in un trio punk-rock, di romanzi (dopo il suo esordio, “Le sirene di Rotterdam”, ricordiamo “Domani gli uccellini canteranno” e soprattutto “Bastaddi” , ri-creazione in forma di romanzo del film “Inglorious Bastards” di Quentin Tarantino a partire dalla sceneggiatura, e “Il 49esimo Stato” (tra i suoi editori, Marcos y Marcos e Feltrinelli / Transeuropa ed.).

Traduttore – pensiamo a “The Inverted Forest”, un romanzo inedito di J. D. Salinger –, “apprendista libraio” che ha voluto raccogliere topiche e sfondoni linguistici ambientati in libreria in “Avete il gabbiano Jonathan Listerine?”, Stefano Amato ha fondato e cura “A4”, una rivista letteraria contenuta in un foglio solo: aquattro.org, giunta al decimo numero, contenente un racconto di Matteo B. Bianchi più il raccoglitore per conservare le prime dieci uscite di questa singolare avventura editoriale.

Com’è nata l’idea di A4? Chi ospiterai nel prossimo numero?

L’idea di “A4” è partita dal nome. Anni fa ho pensato che “A4” era un bel nome per una rivista letteraria (da tempo volevo fondarne una). Poi ho pensato che, visto il nome, la rivista non avrebbe potuto avere altro formato che, appunto, l’A4. Infine ho pensato: perché non una rivista che sia lunga quanto UN UNICO foglio A4? Ho fatto un po’ di prove con le colonne, i margini, il senso di stampa, la ripiegatura, la testata, diversi font eccetera. E quando sono stato soddisfatto di tutto, e concluso che un foglio può ospitare racconti di lunghezza più che dignitosa, ho lanciato la rivista. Nel dicembre del 2015 è uscito il primo numero, che ospitava un racconto del concittadino Angelo Orlando Meloni. “A4” è appena arrivata al numero 10 e per la prima volta, nel numero 9, ha ospitato un fumetto. L’autore è un illustratore che lavora per “Linus” e altre riviste, Emanuele Simonelli, mentre non ringrazierò mai abbastanza per averci prestato la sua voce Matteo B. Bianchi per il racconto del numero 10.

La tua confidenza con la letteratura e la lingua americana è notevole: prova ne sono le tue splendide traduzioni nel numero di A4 “Speciale McSweeney’s . Puoi parlarcene?

Sì, in effetti sono un appassionato di traduzioni, se così si può dire, soprattutto da lettore. Prima di cominciare a leggere un romanzo di un anglosassone controllo chi l’ha tradotto, cos’altro ho letto tradotto da lui o lei, e faccio quella cosa antipatica di cercare di scoprire se e dove ha sbagliato, e come avrei tradotto invece io un certo passaggio. Da traduttore il mio è solo un passatempo. Ho tradotto cose in passato, e non escludo di farlo in futuro, ma a tempo pieno non riuscirei mai a farlo. Passo già troppo tempo davanti allo schermo di un computer… Tradurre i pezzi tratti da McSweeney’s, una rivista letteraria nata negli Stati Uniti una ventina d’anni fa, è stato uno spasso. E mi è servito anche a indicare ai futuri autori di “A4” la direzione in cui vorrei andasse la rivista: con pezzi umoristici, satirici, sperimentali.

In libreria ci hai anticipato l’uscita di un tuo lavoro su Archimede… di cosa si tratta? Archimede poi è un personaggio così immenso e già trattato innumerevoli volte – pensiamo, solo tra gli autori siracusani, ad Annalisa Stancanelli, al materiale raccolto da Antonio Randazzo nel suo documentatissimo sito, ai volumi di Cettina Voza o di Suor Teresa Fichera, ad Antonino Vittorio, Enza Giuffrida e il loro Tecnoparco dedicato allo scienziato e inventore siracusano, al lavoro meritorio di Maria Gabriella Capizzi con il Museo dedicato a Leonardo da Vinci e Archimede – che sembrerebbe impossibile trovare una nuova chiave per narrarlo: qual è la tua?

L’idea di un libro su Archimede è nata ai tempi in cui lavoravo in libreria. Allora mi sono accorto che, come dici tu, esistono diversi libri su Archimede, alcuni scritti anche da autori locali e pubblicati da editori siracusani. Ho pensato quindi di scriverne io uno che unisse il contenuto ad una particolare cura grafica ed ho contattato i ragazzi di Lettera22, un editore locale che avevo notato, appunto, per la qualità sia estetica che intrinseca dei libri che pubblicano, e loro hanno accettato di pubblicare il mio testo. In effetti il libro è venuto molto bene, secondo me, almeno dal punto di vista dell’“oggetto”. Per quanto riguarda il contenuto io non posso giudicare. Dirò solo che ho provato a scrivere con un linguaggio diretto, colloquiale, il libro breve e maneggevole che io per primo vorrei leggere se volessi conoscere meglio Archimede da tutti i punti di vista: storico, matematico, fisico eccetera.

Cos’hai in cantiere?

In cantiere c’è l’uscita fra qualche mese del mio primo romanzo per ragazzi o “young adults” che dir si voglia. La storia di un adolescente di Siracusa (ma la città del libro si chiama Cirasa) che subito dopo il diploma va a stare a Milano dalla zia, che ha un ristorante.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2935:abbiamo-fatto-passeggiare-i-vampiri-sotto-i-portici-di-bologna&catid=17:cultura&Itemid=143

Di grande qualità i racconti horror presentati alla Casa del Libro. Un’antologia con i migliori autori del genere che hanno ambientato le storie in Italia

La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018

Domani, 17 febbraio, a partire dalle 18.30, presso la Casa del Libro Rosario Mascali, ci sarà la presentazione dell’antologia di racconti horror “I signori della notte, storie di vampiri italiani”, a cura di Luca Raimondi, pubblicata da Morellini editore. Oltre al curatore Luca Raimondi – ricordiamo il suo ultimo romanzo, “Il grande chihuahua” (Augh! Edizioni), scritto insieme a Joe Schittino; si è riformato il duo di “Cerniera lampo”, recentemente rieditato – saranno presenti anche due autori, Stefano Amato e Angelo Orlando Meloni, che il nostro giornale ha avuto modo di intervistare e recensire più volte (ricordiamo il libro su Archimede di Amato e “La fiera verrà distrutta all’alba” tra gli ultimi lavori di Angelo Meloni; la trasmissione “Segnalibro” di Tris, condotta da Maria Lucia Riccioli e dalla giornalista e scrittrice Lucia Corsale, le interviste sia a Raimondi che a Meloni).

Chi sono i vampiri? La figura del non morto, tipica di molte tradizioni europee, divenuta icona grazie a Bram Stoker e ai suoi epigoni, non ultima l’autrice di “Twilight” o i cineasti che si sono cimentati con paletti di frassino, incarnati pallidi, castelli transilvani e tutto l’armamentario dei vari Van Helsing e ammazzavampiri collegati, non smette di incarnare sempre nuove istanze. In questo libro la vediamo scorrazzare da Bologna alla Maremma, da Roma alle Dolomiti, soggetto di marketing in Piemonte e manager di cooperative sociali in Sicilia, oggetto di studio per uno psichiatra di Milano…

La prefazione è di Andrea G. Pinketts e l’antologia contiene racconti di Gianluca Morozzi, Stefano Pastor, Sacha Naspini, Fabio Mundadori, Giuseppe Maresca, Nicola Lombardi, Fabio Lastrucci, Silvana La Spina, Maurizio Cometto, Fabio Celoni, Danilo Arona, Angelo Orlando Meloni, Stefano Amato, Luca Raimondi, Lea Valti.

Com’è nata l’idea di questa antologia? Come avete lavorato per realizzarla?

L’idea è nata un paio d’anni fa, durante una delle tante conversazioni con l’amico, studioso e appassionato di cinema e letteratura horror, Giuseppe Maresca. Per una pura coincidenza avevamo scritto entrambi due racconti che si ispiravano a due classici del genere vampirico: il mio conteneva una palese citazione del “Vampiro” di Polidori, quello di Maresca conteneva più di un richiamo alla “Carmilla” di Le Fanu. In buona sostanza entrambi avevamo citato due illustri precursori del più celebre “Dracula” di Bram Stoker ed entrambi avevamo deciso di collocare l’azione in Italia, nei contesti a noi più familiari. Pensare di impostare un’intera antologia su questa base è stato un passo quasi consequenziale. Non sono certo molti gli esempi di racconti e romanzi italiani che collocano nei nostri territori gli archetipi dell’horror, il più delle volte materiale abbastanza scadente.

A quel punto ho invitato molti degli scrittori che conoscevo o con cui avevo collaborato e che stimavo, a partire da Gianluca Morozzi: aveva già firmato la prefazione a un mio libro e ha subito capito lo spirito dell’operazione, facendo passeggiare Dracula per i portici di Bologna. A lui si sono aggiunti via via tanti altri, non solo i migliori specialisti del “genere” quali per esempio Danilo Arona e Nicola Lombardi, che comunque consideravo e considero autori a tutto tondo, popolari sì ma di grandissima levatura intellettuale e artistica, ma anche altri scrittori che magari avevano soltanto sfiorato l’horror senza mai affrontarlo di petto. Un esempio per tutti, Silvana La Spina, pluripremiata autrice di gialli e romanzi storici per case editrici come Mondadori, Bompiani, Giunti, ma potrei citare anche due autori molto conosciuti dal pubblico siracusano come Angelo Orlando Meloni e Stefano Amato. Quando si lavora con autori bravi, realizzare progetti del genere è semplice: ogni racconto che mi è giunto, infatti, era di grandissima qualità e di conseguenza anche trovare un editore è stato sì difficile (le antologie di racconti horror generalmente non raggiungono infatti grandi quote di mercato) ma non impossibile. Mauro Morellini, un editore di Milano con distribuzione nazionale, attento alla qualità prima ancora che al mercato, ha infatti sposato il progetto a prescindere dalle valutazioni di natura commerciale.

Com’è stato declinato il tema del vampiro dagli scrittori dell’antologia? Quale valore assume la figura del vampiro oggi – dato che film e libri ce ne hanno consegnato tante diverse sfumature?

Avevo in squadra autori molto diversi tra di loro e ognuno provvisto di una “voce” peculiare, una chiara identità letteraria, per cui il tema è stato affrontato in modo molto differenti, fornendo ovviamente quella varietà polifonica che è il valore aggiunto delle migliori antologie rispetto ai più monolitici romanzi. Ci sono racconti tenebrosi e dolorosi, ambientati tanto nel passato quanto nell’attualità, altri satirici, politici, ironici e persino divertenti, nei limiti in cui può definirsi divertente il genere horror. C’è persino un racconto, quello di Lea Valti, che osa persino il dialetto romanesco, con effetti sorprendenti. Il vampiro è un grande archetipo letterario, dire qualcosa di nuovo su una creatura tanto affascinante quanto decisamente inflazionata non era facile, ma se mi trovo qui a rispondere di quest’antologia è perché sono convinto che tutti i racconti che ho scelto contengano una prospettiva eccentrica rispetto a qualunque stereotipo legato ai “signori della notte” dai canini aguzzi, a partire naturalmente dal fatto che circolano per Milano, Roma, Bologna, Catania o Siracusa, montagne dolomitiche e paesini maremmani, e hanno a che fare con capitalisti, operai, psicologi, basi militari, mafiosi. Il mito del vampiro è millenario perché incarna tante pulsioni, paure e persino speranze dell’uomo (l’immortalità in primis) e non passerà mai di moda, contiene sempre qualche aspetto che si può applicare a un lato dell’animo umano  o a una qualche contingente situazione contemporanea. Del resto di vampiri che succhiano il sangue è oggi più che mai pieno il mondo, creature maligne capaci tanto di sedurre quanto di ripugnare, ne trovate a decine a capo di governi, eserciti, organizzazioni criminali, multinazionali.

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Una recensione di DAVIDE E IL MISTERO QWERTY, recentemente uscito per i tipi di VerbaVolant edizioni…

Un pezzo di Matteo B. Bianchi su A4…
E ancora su Satisfiction…

 

 

Buone vacanze…

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E ora vacanze, relax e una buona lettura!

Vi offrirò ogni giorno qualche parola tratta dai miei libri, magari sarà uno spunto per riflettere emozionarsi sognare…

Intanto buona estate e stay tuned!

FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA (PerroneLab, Roma 2011 e L’Erudita editrice, 2013)

2. – continua

«Che hai, figlia mia?».

Marietta Peratoner, la sorella di Giovanni, è la maestra delle convittrici più piccole. Ha notato dal primo giorno questa giovinetta netina, tanto sensibile da lacrimare appena volga lo sguardo verso il mare che, ne è certa, deve ricordarle qualcosa.

«Non ti trovi contenta fra noi? Pensi al tuo paese?»

Non riesce a spiegarsi, Mariannina, e allora singhiozza. O s’ammala di nostalgia e dev’essere messa a letto.

Come spiegare a Marietta Peratoner le sue angosce notturne? Mariannina, abituata al lumicino, quand’è ora di dormire serra gli occhi ma la sua immaginazione viva le fa figurare il mare scurùso e funnùto al di là delle imposte, le strade rischiarate da rari fanali a olio e dalle fiammelle che trimulìano davanti alle cone. Siracusa chiude le sue porte, si rinserra in un sonno di piazzaforte ben guarnita, eppure Mariannina sogna il lettino della sua camera di Noto, impregnato dei balsami della campagna, la sua città che di notte si distende sui colli invece che rinchiudersi in una morsa di pietra e mare.

Come raccontare alla maestra i giochi di bambina, i baci di nonna Caruso, i fiori del nonno… gli occhi splendidi e severi del signor Mauceri? Ascenso… Perché le tornano in mente proprio ora?

Le compagne scherzano, s’abbracciano, forse prendono in giro questa notigiana che pensa sempre ai colli del suo paese, che si scorda delle regole dell’Istituto, che scrive chissà che cosa in quei quaderni che si porta sempre appresso, anche durante le passeggiate.

QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU, Algra Editore, Viagrande (CT) 2014.

L’ABBURU DI FICU

 

Cristu e l’apostuli jèunu jennu,

e tanti cosi jèunu virennu.

Caminannu, ’u Signuri cci parrava,

e duci e pacinziusu ’i ’mmaistrava.

’Ngnonnu passaru ammenzu a ’nu tirrinu.

C’era ’n abburu ’i ficu, chinu chinu,

e supra li rami jàuti, abbrancicata,

c’era ’na vecchia, laria e stranchillata.

Ficu supra ficu arricugghieva

e ’nta ’n mantali nìuru ’i mitteva.

Ficu boni e ficu tinti pigghiava,

e Petru, curiusu, addumannava:

«Signuri, ma picchì cogghi ’i scattioli?

Su’ nnichi e duri!». «Aspittati, figghioli».

(continua)

Se vuoi proprio andare a pescare

i pesci più piccoli dovresti rigettare:

cresceranno proprio come te

e forse ti ringrazieranno, lo sai perché?

La vita sempre si ama e si rispetta, 

grande come una balena o una conchiglietta!

(da LA BANANOTTERA, VerbaVolant edizioni, Siracusa 2015)

Alla fine della storia di Nana la balenottera gialla, ovvero la bananottera, mi sono divertita a mettere in rima il decalogo di Legambiente per godere del mare senza inquinare né sporcare.

LA BANANOTTERA è stata ospite di Libridamare… (che nasce nel 2013 per coniugare la lettura con le altre arti nei luoghi suggestivi della città all’insegna della memoria e della lentezza).

https://www.facebook.com/libridamarebisceglie/?fref=mentions

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Con Viviana Giubilo e Daniela Petracca.

Grazie!

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Buone vacanze…

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E ora vacanze, relax e una buona lettura!

Vi offrirò ogni giorno qualche parola tratta dai miei libri, magari sarà uno spunto per riflettere emozionarsi sognare…

Intanto buona estate e stay tuned!

FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA (PerroneLab, Roma 2011 e L’Erudita editrice, 2013)

2. – continua

Il mare.

Quella promessa d’azzurro che Mariannina spia dalla sua stanzetta a Noto, che sospira quando il tempo è cattivo e s’asconde in una coltre di nubi, quella distesa che pare una campagna viva e in movimento, sempre, ad ogni volger di ruote si fa più prossima.

Già l’aria è differente, i profumi dei campi si mescono agli effluvi di acqua e sale e lasciano presagire il dispiegarsi d’una bellezza che la incanta e commuove.

Sempre.

Siracusa è uno spettacolo continuo. Mariannina non finisce mai di stupirsi, di additare ai genitori bellezze note o solo ora sorprese.

Familiare e diversa insieme, la città di Aretusa e d’Archimede geomètra, di Lucia santa degli occhi e della luce, luce che abbagliò Cicerone – nulla dies sine sole, Mariannina, lo leggesti con Padre Sbano, nevvero? -, Siracusa di pietra bianca e mare si rannicchia nel suo nido d’isola.

Ortigia, finalmente.

Lo scoglio a forma di quaglia. L’ortyx dei Greci di Corinto col suo porto grande che pare un lago, il castello di Federico II che gli fa la vardia, la Marina che affaccia a contemplare vascelli e gozzi di pescatori.

Poi le chiese, i conventi, le fortificazioni degli Spagnuoli a cingere la città in un busto di ferro e pietra. Le quattro porte, le sentinelle. Siracusa è una piazzaforte, un baluardo d’acqua e di mattoni.

Mariannina sente una stretta indefinita sotto l’abitino troppo accollato.

Non sembra quasi una città ma una guarnigione. Soldati acquartierati ovunque, tanti, troppi per una città che tutt’a un tratto s’è fatta angusta, maleodorante, cupa. Oh, Piazza Duomo. Lo slargo luminoso le libera i polmoni. La Cattedrale, tempio greco su cui la cristiana religione s’innestò senza distruggerlo. L’Arcivescovado, il Palazzo del Senato. La badia di Santa Lucia dai balconi panciuti, ferro pieghevole e protettivo a custodire le moniali dedite al culto della vergine e martire siracusana, che a maggio le offrono un volo di colombi per ricordarne il patrocinio.

Mariannina si sporge, commenta, ricorda, chiede. Ascolta.

Il desiderio e il timore d’arrivare – non è come le altre volte, no, adesso è a Siracusa per studiare sul serio, per farsi grande, Siracusa è la parola magica che le dischiude i primi giorni della sua vita nuova – la eccitano, l’impazienza le agita le gambe costrette da lunghe ore d’immobilità forzata.

La casa ha una facciata severa, un po’ triste. Mariannina però ha fretta di scendere, di vedere il mare più da vicino. Finalmente.

Celestina è nauseata dal traballìo della carrozza per trazzère e basole. Pane e frutta, la merenda che ha offerto invano alla figlia, non l’hanno aiutata e inspira l’aria libera oltre il predellino. Confusione di borse e bauli.

Salvatore che quistiona col vetturino. Non vede l’ora che questa lunghissima giornata finisca. Mariannina, dov’è Mariannina? Quella benedetta  figlia non si sa mai dove si cacci e cosa faccia. Oh, eccola. Sempre a contemplare, come se il mondo intero fosse stato creato da Domineddio per finire nei suoi occhi e dentro i manoscritti che ricopia con tanta cura.

Celestina si domanda cosa ne sarà della sua carusa. Non è la prima volta né l’ultima. Questa scuola. Si augura che non le metta strane idee nella testa già streusa e fantasiosa. Che maestri e compagne la comprendano. Che la fatica dello studio non le tolga l’appetito già scarso. Guarda, non ha assaggiato manco un boccone di pane ed è digiuna da ieri sera.

 

QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU, Algra Editore, Viagrande (CT) 2014.

 

’U FASCIU ’I LIGNA – fine

 

’U Signuri, suspirannu, rispunnìu:

«Chissu è ’u piccaturi, Petru miu.

Cchiù fa piccati, cchiù assai cci nni metti.

Nun fari comu a iddu, ca l’ansetti.

Fèrmiti e penza: ”Chi staju facennu?”.

Se no, è sempri apetta ’a strata r’’o ’Nfennu».

Petru, mutu, ripigghiò a caminari,

e ’u piccaturi ancora a caricari.

 

Bivalve, cavallucci e stelline 

Non sono giochini ma creature marine!

(da LA BANANOTTERA, VerbaVolant edizioni, Siracusa 2015)

Alla fine della storia di Nana la balenottera gialla, ovvero la bananottera, mi sono divertita a mettere in rima il decalogo di Legambiente per godere del mare senza inquinare né sporcare.

 

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FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA (PerroneLab, Roma 2011 e L’Erudita editrice, 2013)

2. – continua

 

La carrozza sobbalza a ogni scaffa. Il caldo è insopportabile e abbassare lo sportello è inutile.

«Mi è sembrato che stare sempre in viaggio sarebbe una vita che amerei molto».

Mariannina riferisce le sue impressioni ma tiene le altre suggestioni per sé. Nessuno del resto ha la voglia o la forza di replicare.

La giornata è stata lunghissima, sfiancante. Il viaggio da Noto è sempre un’avventura. Vedere il paesaggio traballare a ogni piè sospinto dai vetri della carrozza, sopportare il fastidio della polvere, i lamenti della mamma, le gambe irrequiete di Salvatore Coffa, mette a dura prova la tempra delicata e nervosa della piccola, che cerca di concentrarsi sugli alberi in corsa, sulla strada che è poco più di un solco nella campagna tra Noto e Siracusa.

Ferdinando ci aveva tenuto che la carrozzabile si completasse in un anno: proprio il Quarantuno in cui Mariannina era nata.

Gli animali lontani e lenti la guardano scarsamente interessati, e tornano a brucare tra macchie e pietre.

Il pensiero corre al baule stipato di vestiti e libri, che svuoterà in una stanzetta straniera, a Siracusa. L’ansia di piacere ai maestri, alle compagne, di lasciare ancora una volta la Noto familiare che la vede brillare in casa e nei salotti le stringe lo stomaco. Non è lo studio che la spaventa, no.

Più tardi, davanti alla signora Bettina e a Giovanni Peratoner, sarà garbata, farà rilucere una favilla di quell’intelligenza la cui fama l’ha preceduta, cosa di cui è parecchio infastidita e imbarazzata.

Poi cercherà di prender confidenza con quelle camere in cui tanta parte dei prossimi mesi scorrerà tra lezioni e nuove amicizie.

Per lei i genitori hanno preferito il collegio moderno fondato da poco a Siracusa da due triestini. Metodi nuovi, altro che le monache di Santa Chiara o il Tontoli.

Canto, ballo, il francese naturalmente, per le fanciulle dell’Italia – fanciulla pure lei – che si forma anche così, grazie alla pedagogia del Continente.

Lo zio Melodia li aveva ben consigliati: niente pastoie chiesastriche, per quello basta la Messa alla domenica e la dottrina che Mariannina ha imparato a Noto, tra un San Corrado di febbraio e uno d’agosto, da padre Sbano.

Anche il teatro. Sarà un piacere assistere ai saggi drammatici delle giovinette del Peratoner. Su testi morali, moralissimi, ci mancherebbe.

Oh sì, etica drammatica, anzi Etica Drammatica. Teatro sì, ma innanzitutto i pii valori di Pietà Filiale, Riconoscenza, Coscienza, Generosità, Beneficienza, Riconciliazione, Pazienza… Un’alunna del Peratoner studia musica e calca le scene non per diventare la primadonna di qualche teatro, ma per apprendere le più elette virtù col dolce adescamento dell’arte.

L’Intendente, che per la testa in verità doveva avere ben altro che le smanie drammatiche delle collegiali, veniva informato dell’allestimento, all’interno dell’Istituto, dei lavori del Genoino. Figurarsi! Roba rivoluzionaria veramente!

Eppure, di questi tempi, non si poteva mai sapere. Certo, un liberale in collegio… peggio del diavolo in un convento!

 

Mariannina già si figurava le recite poetiche, l’attesa nervosa pel sipario, gli applausi di Salvatore e Celestina, dei fratelli Giuseppe e ’Nzulu.

Imparare e divertirsi in maniera innocente. Conquistare delle nuove amiche senza dimenticare le netine che già la chiamavano ‘la siracusana’.

Tra le fanciulle del Peratoner ce ne sono solo due o tre che forse potrà amare, Peppina Siena, Carlotta, Emilia… Mommina Reale, che suona il pianoforte come un angelo… oppure Adelina Iosia. Non ci sono ragazzine di Noto in classe.

«Ci abbandoni, Mariannina, certo Siracusa non è Noto.»

E lei a schermirsi: «… io sono sempre la stessa.»

Contenta di partire e timorosa del cambiamento allo stesso tempo.

 

QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU, Algra Editore, Viagrande (CT) 2014.

 

’U FASCIU ’I LIGNA

 

Cristu cu l’apostuli, caminannu,

’ncuntraru a unu ca jeva arrancannu.

Purtava supr’’e spaddi ’n fasciu ’i ligna,

e Petru pinzò: ”Comu si sbinnigna!”.

Taliànnulu, ’nfatti, si stranizzava.

Quannu era stancu nun s’arripusava:

ittava ’a ligna ’n terra, e ni mitteva

e n’ajunceva ancora, e si nni jeva.

Cristu e ’i cumpagni facèunu strata.

Chiddu cuntinuò tutta ’a junnata,

sempri juncennu ligna e caminannu,

sempri cchiù caricu e sempri cu cchiù affannu.

Petru, o’ solitu, curiusu ’i sapiri,

cci rissi o’ Signuri: «Fammi capiri.

Maistru, tu ca tuttu sai e viri,

’u mutivu ’i ’stu fattu mi l’ha’ diri.

È stancu e mottu r’’o gran caminari:

nun ’u viri ca nun s’’a pò firari?».

(continua)

Lascia stare molluschi e cavalli

e pure i piccoli marini cavalli…

(da LA BANANOTTERA, VerbaVolant edizioni, Siracusa 2015)

Alla fine della storia di Nana la balenottera gialla, ovvero la bananottera, mi sono divertita a mettere in rima il decalogo di Legambiente per godere del mare senza inquinare né sporcare.

 

Buone vacanze…

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E ora vacanze, relax e una buona lettura!

Vi offrirò ogni giorno qualche parola tratta dai miei libri, magari sarà uno spunto per riflettere emozionarsi sognare…

Intanto buona estate e stay tuned!

FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA (PerroneLab, Roma 2011 e L’Erudita editrice, 2013)

2.

 

«Voglio papà! Voglio papà!»

Mariannina la notte si sveglia e se la vieilleuse non le rimanda la lucina rassicurante casa Coffa è un rivoltarsi di lenzuola, uno trepido scalpicciare, voci e lacrime soffocate.

Siracusa attorna capovalle, Noto punita con l’artiglieria.

Il balletto era ricominciato nel Quarantotto, al confronto del quale il ’37 con il colera e il suo corredo di stragi a Siracusa non erano stati altro che una febbriciattola.

Contenti i lealisti, i parrinari gesuiti, i liberali agghiuttevano fiele. La statua del re aveva ballato, lei pure, tirata giù e rimessa in piedi a seconda degli umori della piazza, ai mormorii delle tonache, al vento che agitava cappelli e coppole, birritte e velette. Anche quelle, sì. Perché i rivoluzionari avevano madri e sorelle e figlie e amanti che indovinavano, spiavano, carpivano i segreti della politica. Dalle tavole ai letti alle grate di Santa Chiara – sì, anche le monache carzarate oltre le inferriate panciute sapevano di re e di repubblica, di sbirri ed esilî – le donne trepidavano per amanti figli fratelli mariti.  A Noto e non solo.

Giaracà ci appizza il posto di scrivano all’Intendenza, per la smania antiborbonica e i versi contro le arpie fameliche e gli artefici empi delle catene del popolo, e con lui patiscono tanti altri.

Ruggero Settimo, Diego Arangio di Pachino, Antonino Adamo, Tamajo. Matteo Raeli, rivoluzionario puparo che dirige i movimenti dei liberali e fa partito a sé. Salvatore Coffa Ferla. Esuli, come delinquenti. O come martiri dell’Italia ch’era ancora un sogno di quelli che si fanno mezzi svegli mezzi vigilanti, che ti fanno alzare a mezzo letto con le imagini vive ancora negli occhi, la gioia per un miraggio, fata morgana appena intravista e subito scomparsa.

 

Il 1848 fu stagione di comitati rivoluzionari, di contatti tra gli esuli a Malta e i compagni rimasti in Sicilia. Dispacci, trattative, esistenze legate al filo sottile della lealtà all’idea. Filo che i Borboni sapevano come spezzare, sui tavolacci delle carceri, sulle sentenze di esilio e di condanna.

Per le donne fu stagione di veglie e preghiera, di lacrime e voti. Di speranza disarmata e quasi sempre impotente. Eppure il valore delle patriote siracusane, durante la resistenza al Forte Campana, lo fece ribattezzare “Forte delle Dame”. E come scordare l’impresa della Fileti e di tante altre donne ignote? Per le artiste, il filo gracile dell’inchiostro sulla carta lenì i dolori, rinfocolò speranze, sostenne e alimentò il fuoco che covava sotto le ceneri della restaurazione.

Mariannina, carusa ancora, capisce e non capisce.

Le è rimasto lo scanto per la fuga del padre, l’odio per la giubba rossebblù dei fantaccini borbonici, qualche verso cantilenante d’amor patrio.

 

 

QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU, Algra Editore, Viagrande (CT) 2014.

Ecco la dedica di questo libro del cuore, scritto nella lingua “mater”(in ogni senso).

AI NONNI

 

Di voi non ho

che pacchi di mute immagini,

ricordi sbiaditi

dal tempo che tutto insabbia.

Echi di parole e canzoni,

rimpianti e vecchi mobili,

ninnoli e il silenzio vuoto del passato.

Ma parlo la lingua del vostro cuore,

vivo e vi continuo, nelle vene il vostro sangue,

nel mio buio la vostra anima luminosa.

 

Non raccogliere le stelle marine:

vogliono vivere in mare, poverine!

(da LA BANANOTTERA, VerbaVolant edizioni, Siracusa 2015)

Alla fine della storia di Nana la balenottera gialla, ovvero la bananottera, mi sono divertita a mettere in rima il decalogo di Legambiente per godere del mare senza inquinare né sporcare.

 

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FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA (PerroneLab, Roma 2011 e L’Erudita editrice, 2013)

«Allonsanfandelapatrìie…».

Mariannina ride e si tuffa nel panciotto del nonno Caruso. Da sempre il loro saluto è un gioco, un codice segreto concertato tra loro due. Il nonno con l’idolatrata Marsigliese, cantata in faccia anche ai borbonici incarniti, Mariannina che gli vola tra le braccia e poi si fa contare novità di innesti e sementi.

Giuseppe Caruso Olivo è medico e le piante del suo giardino sono i suoi pazienti più amati. Non si lamentano mai, rispondono alle cure coi profumi e i colori che desidera.

«Peccato che non mi paghino l’onorario» scherza accarezzando amorosamente i boccioli delle nuove rose.

E un bocciolo di rosa è questa nipote, pianta fragile, scossa da tutti i venti, pallida e smunta che la metteresti in una serra per risparmiarle l’inverno.

 

Parla con accenti rapidi, tronchi, come un uccellino che trilli saltando da un ramo all’altro. Questa bambina dal viso dolce, col sorriso che le increspa gli angoli del volto e invita a pizzicarlo o a mangiarlo di baci, Mariannina è la nipote prediletta di Caruso.

«Scrivi sempre?»

«Oh sì, nonno, ma lo sai, non posso leggerti niente se lui non vuole.»

«Lui chi?»

S’è convinta, Mariannina, che l’angelo di Dio, che è il suo custode – illuminatemi, custoditemi, reggetemi e governate me, che vi fui affidata dalla pietà celeste amen – insomma, l’angelo che ha imparato a conoscere a casa e a dottrina, s’è fissata che non si occupi solo della sua anima, crede che sia lui a dettarle i versi, che le ispiri argomenti, forma, persino rime.

Gli darà – ma ancora non è tempo, lasciamola crescere – addirittura un nome: Uriel.

Tutti la lasciano fare, è così docile e tranquilla che le si perdona ogni pensiero le passi per quella testolina riccioluta. Certe sue uscite lasciano tutti a bocca aperta.

E poi divora libri su libri. Molti di quelli che legge sono prestiti e regali del nonno Caruso. O del nonno paterno.

Mariannina attinge avidamente alla biblioteca di Giuseppe Coffa. Evita, seppure a malincuore, gli scaffali proibiti – i libri sunu comu il mangiare, Mariannina. Certuni sunu avvilinati, specialmente per le signorine comu a tia – e ne riemerge con un carico di volumi come se li dovesse strappare al naufragio di una nave o all’incendio di un monastero.

Un pomeriggio s’avventurò a rovistare il mondo impolverato, ma tenuto in decoroso ordine, nascosto dagli sportelli intarsiati.

Trovò vecchi scartafacci del nonno. Passò le dita su una copertina ricoperta da quella grafia che conosceva bene. Era il copione – incredula, continuava a rileggere e sbocconcellare brani di quei fogli sottratti all’oblio – di una commedia eseguita in Noto il dì 11 Xmbre 1839, per la prima volta, applaudita, se non la commedia, almeno molto la esecuzione.

Ripeté a mezza voce il titolo. Gli effetti della prosunzione.

Alzò gli occhi guardandosi intorno, quasi sgomenta. Sembrava un ammonimento del nonno contro la superbia latente di quella nipote così dotata. Si ripromise di leggere la commedia e di tenere conto dell’avvertimento che le giungeva da quelle pagine vergate prima che lei nascesse. Ripose con cura il manoscritto, chiuse con attenzione lo sportello dell’armadio di noce spesso e si allontanò con la consueta scorta di libri sottobraccio. L’odore di marocchino e carta stantia la stordì per un istante. Assestò meglio il carico e uscì in silenzio.

«Veramente fu molto applaudita la vostra commedia?».

«L’interpretazione degli attori sicuramente», si schermì nonno Coffa.

Dunque non si dilettava solo di lettere italiane e latine. Scriveva pure. Come lei.

«Anche io voglio scrivere una commedia, anzi una tragedia.»

«Addirittura…» sorride Giuseppe Coffa.

L’entusiasmo della nipote lo inorgoglisce. I suoi fratelli maschi non hanno il suo ingegno, questo è sicuro. «C’è tempo, c’è tempo, Mariannina. Pensa a studiare. Puoi sentire il profumo delle rose solo quando sbocciano.»

QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU, Algra Editore, Viagrande (CT) 2014.

PARABULA

 

’Ngnonnu Cristu cu li soi cumpagni

si truvò a gghiri muntagni muntagni.

C’erunu petri tutt’ntornu a iddi,

accussì tanti quantu sunu ’i stiddi.

Cristu pigghiò ’na petra e s’ ’a carriau,

e ai so’ discipuli accussì parrau:

«Figghioli mei, faciti comu a mia,

pigghiati ’na petra e facemu ’sta via.

Acchianamu poi supra ’dda muntagna,

p’arrivari ’nfinu a ’dda campagna».

L’apostuli erunu stranizzati,

ma vistu ca c’erunu abituati,

(sempri stranu era lu so’ parrari)

cci jeru appressu senza ciatiari.

Ma Petru, c’aveva sempri cchi ddiri,

cci rissi: «Signuri, ma unn’âm’a gghiri?

’Sti to’ paroli su’ daveru strani:

ma c’âm’a ffari cu ’sti mazzacani?».

«Petru, Petru, sempri tu ha’ prutistari?

Fai comu l’autri e nun ti preoccupari.

Quannu poi arrivamu unn’âm’a gghiri

ti ricu chiddu ca tu vuoi sapiri».

Petru s’abbozza e va c’ ’e’ cumpagni,

c’appressu a Cristu scalaunu ’i muntagni.

Ma poi penza: ”E ju chi sugnu fissa,

ca mi fazzu ’na gran chianata ’i chissa,

cu supra e’ spaddi ’nu gran cuticchiuni,

ca paru ’n mulu c’acchiana ’n vadduni?

’Na pitrùddula è megghiu ca mi pigghiu.

Nostru Signuri di Diu è lu figghiu,

e ju criru e’ paroli r’ ’a so’ ucca,

ma nun sacciu ’stu sceccu unni si cucca”.

Petru, cuntentu p’ ’a bedda pinzata,

cogghi ’na petra e cumincia ’a chianata.

E’ so’ cumpagni ci trimàunu l’anchi,

e arrivaru ’nt’ ’a cima ciunchi e stanchi.

Petru, ca si crirìa cchiù furbu ’i riddi,

arrivò satannu comu l’ariddi.

Supra lu monti c’era ’n praticeddu,

unni s’assittò ’u Signuruzzu beddu.

«Figghioli mei, ora n’arripusamu:

mittiti cca ’i petri e poi manciamu».

«Uora, Maistru, chi n’âm’a manciari?

’Sti petri ni facisti carriari».

«Uomini senza fidi, chi pinzati?

Cririti a mia e uora taliati».

Tempu nenti, ’nta li so’ mani,

tutti li petri addivintaru pani.

Cu avia pigghiatu li cuticchiuni,

li scanciò cu granni filuni,

cu si caricò petri pisanti,

jappi cuccirati e panini abbunnanti.

Petru ammeci, cu ’dda petra nnica,

si varagnò sulu… ’na muddica.

Tutti arristaru senza riri nenti,

ma poi manciaru, tutti cuntenti.

Ammeci Petru stava mutu mutu,

tuttu affruntatu e cunfunnutu.

Allura ’u Signuri cu la so’ vuci,

accussì putenti ma tantu duci,

ci rissi a tutti ’i cumpagni:

«Cu havi fidi smovi li muntagni!

Cu porta ’a so’ cruci cu pazienza,

ju ci rugnu ’na gran ricumpenza,

cu soffri cu speranza e amuri

ju lu cunzolu di tutti li duluri.

Tu, Petru, ca ti st’ammucciannu,

a ’st’ura stassutu manciannu,

ma si’ piddunatu, veni ni mia,

ca pani cci nn’è macari pi ttia».

’U capìsturu chi vuleva riri?

Biatu è chiddu ca criri!

 

 

Se scopri uno scarico in mare, 

i Carabinieri devi chiamare…

Se qualcosa in mare va storto, 

c’è la Capitaneria di Porto.

(da LA BANANOTTERA, VerbaVolant edizioni, Siracusa 2015)

Alla fine della storia di Nana la balenottera gialla, ovvero la bananottera, mi sono divertita a mettere in rima il decalogo di Legambiente per godere del mare senza inquinare né sporcare.

 

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FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA (PerroneLab, Roma 2011 e L’Erudita editrice, 2013)

incipit

Il respiro è un ppp, un pianissimo come quelli delle partiture impolverate che si è portata dietro da Ragusa. Perché, poi. In questa casa non c’è pianoforte, a stento si mangia. Le medicine – musture! schifiarei di duttura imbriachi!, così le chiamano questi notigiani convinti di sapere tutto e invece forse niente sanno, specialmente di lei – sedimentano inerti nel vetro opaco delle boccette. Aspettano l’alba che spiova dagli scuri socchiusi.

Mariannina vuole vedere il cielo, vuole parlare alla luna di notte, come faceva a casa Coffa. Vuole scrivere ancora, magari anche sulle lenzuola, alla cieca, e poi decifrare al mattino i versi del suo genio notturno, l’Angelo che la visita e le detta dentro, che l’ha fatta prima credere una poetessa ispirata da Dio, poi una folle invasata che rompe zitaggi, che lascia marito e figli per rintanarsi in una Noto che – troppo tardi l’ha capito – non la vuole più.

Ma stanotte no. Gli occhi sono chiusi, le orecchie sorde alla musica divina dell’Angelo. Un diavolo si sta mangiando le carni di Mariannina – il rimorso, fu. Certi colpi di testa si pagano. Poi si dice che il Signore castiga. Ce li andiamo a cercare, i castighi.  Noto parla. Noto sparla. Noto addita e condanna. Ma Noto non sa.

Non sa il dolore. Lancinante. Che dura ore, notti, giorni interi.

Poi torpore. Misericordioso.

L’arpa della poesia questa notte non suonerà. Le candele riposeranno senza consumarsi alla febbre di Mariannina. L’inchiostro seccherà, e forse qualcuno per non sprecarlo domani l’allungherà con un po’ d’acqua e lo userà. Una nota per la lavandaia, il conto del droghiere. Le prime spese, perché certo si dovrà pensare a…

La penna obbedirà, la carta non farà resistenza.

La carta non sa. Non conosce padrone. Come l’inchiostro, come la penna.

Forse domattina l’Angelo visiterà qualcun’altra. Domani notte forse ispirerà versi a una nuova sensitiva.

Forse pure Mariannina è una penna, un  foglio di carta, una boccetta d’inchiostro. A volte l’ha pensato. E stanotte? Lo sa?

Forse l’ha capito.

Forse lo sa che l’Angelo, stanotte, se la porterà via.

QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU, Algra Editore, Viagrande (CT) 2014.

PROLOGO

 

Vi salutu, gentili mei litturi.

Ju nun vi vulissi fari annujari,

ma sulu arricriàrivi e cuntari

quacchi parabula ’i Nostru Signuri.

 

Quannu Iddu pi lu munnu girava

cu l’Apostuli appressu priricannu,

r’’a vita e r’’a motti jeva parrannu,

e tanti cosi riceva e ’nsignava.

 

Ascutàtili viatri macari,

rapennu ’aricchi ma cchiù assai ’u cori.

Tuttu passa. ’A so’ parola nun mori.

Ascutàti. Beni sulu pò fari.

 

 

Occhio alla plastica, che è un vero veleno: 

per colpa dell’uomo il mare ne è pieno.

Strozza tartarughe e delfini. Perfino balene, 

che vorrebbero mangiare serene.

Un sacchetto sembra una medusa 

e una creatura del mare resta confusa. 

(da LA BANANOTTERA, VerbaVolant edizioni, Siracusa 2015)

Alla fine della storia di Nana la balenottera gialla, ovvero la bananottera, mi sono divertita a mettere in rima il decalogo di Legambiente per godere del mare senza inquinare né sporcare.

 

Madonna della Scala

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Scritta da Giuseppe Puzzo
Nel mese di Maggio del 2017
Dopo diverse ore trascorse davanti
Alla prodigiosa immagine della Vergine Maria

O Vergine mesta e somma,
Il nome che ti serba
La Patria mia da lunghi anni
M’infonde sospiri di sollievo
Vedendo speme nel tuo viso!
Tieni strette le mie mani,
Soave Scala al Paradiso!

O Vergine mesta e somma,
La quiete di codesta notte
Mi trasporta col pensiero
Verso la Meta senza pianto.
Un sogno che nel mio cor è inciso!
Non spazzarmi nell’abisso
Dolce Scala al Paradiso!

O Vergine mesta e somma,
La tua immago silenzioso miro
Tra il cinguettio degli usignoli
E il tintinnio dei tanti pascoli!
Quanto gaudio nel tuo riso!
Accarezza il volto stanco,
Materna Scala al Paradiso!

O Vergine mesta e somma,
Tu ci mostri il Nato tuo
Implorando noi d’averne cura.
Com’è bello il tuo sembiante!
Sempre strappa in me un sorriso!
Sei l’estasi del mistico,
Limpida Scala al Paradiso!

O Vergine mesta e somma,
La leggiadra brezza della valle
Sfiorava la tua effige
Nata non da ingegno umano!
Premurosa m’hai sempre arriso!
Tu sei il Fiore più stupendo,
Fulgente Scala al Paradiso!

O Vergine mesta e somma,
Poeti e Santi s’inginocchiarono
Dinnanzi alla Scala che Tu sei,
E in rapimento a Te cantavano.
Io pur rimango affiso
A quegli occhi pien d’amore,
Suprema Scala al Paradiso!

O Vergine mesta e somma,
Appena varco del Tempio l’uscio
M’assale una tal quietezza
E movo i passi verso Te!
Quando dell’ora mia darai l’avviso?
Vissi una giovinezza di dolor,
Solerte Scala al Paradiso!

O Vergine mesta e somma,
Sazia l’alma afflitta
Con il Tuo amore sconfinato
E lo sguardo tuo di Pace!
Il mio cor dal Tuo è indiviso!
Sii sempre mia soave Madre,
Ardente Scala al Paradiso!

O Vergine mesta e somma,
l’alma mia è pien di collera
Per le offese ch’io ho subito
In cui giustizia non fu fatta!
Rammenti gli anni in cui fui irriso?
Istruiscimi al Perdono,
Serena Scala al Paradiso!

O Vergine mesta e somma,
Per i tuoi meriti mi sia concesso
Far la volontà del Padre,
che sia affanno o sia letizia!
Stendi in me questo favor improvviso!
Ch’io salga quei gradini,
Eterna Scala al Paradiso!

Ho riportato qui i versi di Giuseppe Puzzo, netino, per ricordare la Madonna della Scala e il suo bellissimo santuario, un’oasi di pace e spiritualità che ha anche ospitato i miei cunti in dialetto siciliano grazie a Carmelo Maiorca…

https://marialuciariccioli.wordpress.com/2016/10/09/quannu-u-signuri-passava-p-o-munnu-alla-madonna-della-scala/

 

Qui qualche informazione sul santuario…

https://www.google.it/search?source=hp&ei=61VkW_r7I8Ke6ATK14LwAQ&q=santuario+maria+scala+del+paradiso+noto&oq=maria+scala+del+pa&gs_l=psy-ab.1.2.0j0i22i30k1l9.1190.5245.0.8531.27.21.3.0.0.0.347.3688.0j5j5j5.15.0….0…1c.1.64.psy-ab..9.18.3700.0..0i131k1j0i13k1j0i13i5i30k1j0i8i13i30k1j0i13i30k1j0i22i10i30k1.0.S79L47bWi2E

 

Buone vacanze…

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Vi offrirò ogni giorno qualche parola tratta dai miei libri, magari sarà uno spunto per riflettere emozionarsi sognare…

Intanto buona estate e stay tuned!

La spiaggia non è un cassonetto! Più pulizia, più rispetto!

Se i rifiuti in spiaggia tu getti, i tuoi gesti non sono corretti…

Ricicla, smaltisci, cerca un bidone: sii ecologista e non sporcaccione!

(da LA BANANOTTERA, VerbaVolant edizioni, Siracusa 2015)

Alla fine della storia di Nana la balenottera gialla, ovvero la bananottera, mi sono divertita a mettere in rima il decalogo di Legambiente per godere del mare senza inquinare né sporcare.

E poi… uno spot ipnotico.

https://video.repubblica.it/natura/la-balena-nuota-nella-foresta-lo-spot-per-i-cetacei/148538/147047