Su Radio1 Plot machine… puntata di ieri

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Il Vincitore del gioco del Miniplot è Maria Lucia Riccioli da Siracusa:

” Quando i vicini udirono le grida… si rigirarono tra le coperte.
– Vengono a prendere gli ebrei…?
– Non tocca a noi, torna a dormire.
16 ottobre 1943- 2018.”

Incipit scelto da Omar Di Monopoli (Adelphi Edizioni) e tratto da “Carrie” di Stephen King
Ascolta dal sito www.plot.rai.it la puntata di lunedì 15 ottobre su Radio1 Rai con Vito Cioce e Marcella Sullo.

#raitv #radio #concorso #scrittura #ebook #musica

L'immagine può contenere: una o più persone, telefono e testo

Ecco qualche commento…

Maria Lucia Riccioli Grazie a tutti… è il mio piccolo modo per onorare questa giornata di riflessione.
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Rispondi49 min

Vittorio Fontana Bellissimo e tristissimo nello stesso tempo, complimenti. Poche righe davvero evocative di un clima che speriamo di non rivivere mai
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Gestire

Rispondi4 h

Giovanni Boano Complimenti per il toccante miniplot!
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Gestire

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Claudio Cavaleri Complimenti!
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Gestire

In una delle scorse edizioni del programma un mio racconto è stato selezionato e letto in trasmissione…
Lo ricordo qui.

Grazie comunque a Carlotta Tedeschi, splendida interprete del mio racconto.
Grazie a tutti coloro che mi hanno votata – amici o gente sconosciuta, il cui voto vale doppio, grazie!
Scrivere è una delle mie ragioni di vita e quindi bravi Tea Ranno e Vito Cioce per questa bella trasmissione…

Ecco il risultato finale delle votazioni per i due racconti della precedente puntata:

CALZATURE OSTILI di Roberto Canobbio n°90 Mi piace

IF I WERE IN YOUR SHOES di Maria Lucia Rìccioli n°42 Mi piace

Il racconto CALZATURE OSTILI entra nella rosa dei finalisti e verrà pubblicato sull’ebook di Rai Eri e Libri Mondadori.

Riporto i bellissimi commenti di alcuni lettori – non degli amici, cosa che sarebbe scontata…

…non so come dirvi grazie… i vostri commenti mi hanno veramente fatto piacere.

Bea Ary Spero l’altro venga ripescato…

Maurizio Recchia Bea non ci conosciamo ma la penso come te sull’altro racconto e faccio proprio un appello a Radio1 Plot Machine affinchè lo ripeschi. Non merita l’esclusione, ha una forza e una suspance difficilissime da ottenere e l’autrice l’ha realizzata con una grazia da invidiare. Ciao a tutti.

Ecco un articolo che parla della trasmissione…

L’ANSA parla di te, giovane scrittore, in gara alla Radio. Quanto e che cosa leggi per regalare emozioni con la tua storia?

RADIO1: A PLOT MACHINE, GIOVANI SCRITTORI

(ANSA) – ROMA, 25 OTT – La pubblicazione con Rai Eri e
Mondadori è il premio per gli aspiranti scrittori che
partecipano al Concorso Letterario lanciato da Radio1 Plot
Machine, il programma settimanale per appassionati di
letteratura e social network, ideato e condotto da Vito Cioce,
in onda il lunedì alle 23.05.
Ogni settimana, in gara due racconti a tema, in 1500 caratteri,
selezionati tra quelli inviati al sito plot.rai.it e
interpretati dalle voci di Radio1 e del Giornale Radio. Vince la
puntata il racconto che ottiene il maggior numero di ”Mi
piace” sulla fanpage Radio1 Plot Machine di Facebook. I 12
vincitori e altri tre racconti scelti da una giuria di esperti
tra quelli andati in onda saranno pubblicati in E-book da Rai
Eri e Libri Mondadori. Durante la finale del 22 dicembre verrà
proclamato il vincitore della stagione autunnale.
Nell’appuntamento di lunedì, due racconti sul tema ”le scarpe”
saranno letti da Emanuela Falcetti, conduttrice di ”Italia
sotto inchiesta”, e dal radiocronista di ”Tutto il calcio
minuto per minuto”, Francesco Repice.
Altro protagonista della puntata il nuovo gioco del
”Miniplot”. La scrittrice siciliana Tea Ranno lancia un
incipit tratto dal testo di un romanzo e seleziona le proposte
di epilogo della scena, inviate dagli ascoltatori attraverso sms
e Whatsapp al numero di Radio1 335-6992949. Al termine viene
scelto il migliore.
Durante la trasmissione Vito Cioce si collegherà con ”Nazione
Indiana”, uno dei più noti blog letterari italiani. La regìa
del programma è di Leonardo Patanè.(ANSA).

Le scarpe.

Un tema che mi è molto caro e che ho affrontato in diversi racconti, tra cui uno finalista al concorso internazionale “Inchiostro e anima” – seconda edizione.

Ne ho scritto un altro ispirata dalla sfida lanciata dal programma di Rai Radio1 “Plot machine”, che va in onda ogni lunedì alle ore 23.05.

Condotto da Vito Cioce e Tea Ranno – professionisti validissimi del giornalismo e della scrittura – e supportato da una redazione di cui ho conosciuto Luca Torrisi, che ringrazio per la cortesia e l’entusiasmo, il programma affronta in maniera seria e giocosa insieme i temi dello scrivere e del leggere, le ragioni della creatività…

Il tutto grazie al gioco del miniplot – righe di grandi scrittori che diventano incipit per far scatenare l’immaginazione degli ascoltatori – e al concorso letterario a tema.

Il mio racconto, IF I WERE IN YOU SHOES – ecco le scarpe che ritornano! – è stato selezionato per essere letto in trasmissione dalla splendida voce di Carlotta Tedeschi.

Che emozione ascoltare le proprie parole, familiari e distanti insieme, rese più belle da un’interpretazione da brivido!

Leggete i racconti sul sito, se vi va riascoltate la puntata qui:

http://www.radio1plotmachine.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-aa009349-981a-4516-b60e-28dc9d03b12f.html#

(Mentre qui avete l’home page: http://www.radio1plotmachine.rai.it/dl/portali/site/page/Page-d455faae-9f69-4974-b7f6-25fc9da1f504.html)

e… il racconto è stato votato qui!

https://www.facebook.com/radio1plotmachine?ref=br_rs

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Nana nuota al Sabir Fest!

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Dopo la Sagra del miele di Sortino (SR) e il BookPride di Genova, ecco la nuova meta delle nuotate di Nana!

https://www.fanpage.it/sabirfest-2018-tra-messina-catania-a-reggio-calabria-torna-il-racconto-del-mediterraneo/

https://www.facebook.com/events/246990949350735/

Vi aspettiamo da domani alle 10 a Palazzo Platamone, Catania, per il Sabir Fest ’18 *Catania*. Ad accogliervi il sorriso di Viviana Giubilo e i nuovi libri freschi di stampa!

SabirFest 2018: tra Messina, Catania a Reggio Calabria torna il racconto del Mediterraneo

Dal 4 al 7 ottobre riparte il SabirFest 2018. Nel cuore di Messina, Catania e Reggio Calabria, quattro giorni di lettura, incontri, laboratori, musica e teatro per un programma in diverse sezioni. Tema del festival quest’anno è “Riparare l’umano”, affrontato in un momento fondamentale e di passaggio per la cultura del Mar Mediterraneo.

A distanza di un anno tutto sembra essere cambiato nel nostro Paese, eppure il Sabirfest torna per la quinta edizione. Tre città – Messina, Catania e Reggio Calabria – per dare corpo dal 4 al 7 ottobre a un dialogo condiviso e fecondo, intrecciando i percorsi di cittadini di ogni età, con quelli degli ospiti da diversi paesi in numerose occasioni di incontro, approfondimento e svago. Il tema del SabirFest 2018, quantomai necessario in questo momento, è dato dallo slogan “Riparare l’umano”,  invito e auspicio, ma al contempo tentativo di mettere in luce dissonanze, squilibri e abusi del nostro tempo e provare a far emergere il desiderio, la determinazione a non rassegnarsi, a non subirli.

Nel cuore di Messina, Catania e Reggio Calabria, tra piazze ed edifici storici, un programma fitto di appuntamenti con scrittori, registi, giornalisti e artisti di diverse nazionalità. Quattro giorni di letture, incontri, laboratori, cinema, teatro, musica che coinvolgono un pubblico di tutte le età. Oltre sessanta appuntamenti a Messina, oltre trenta a Catania e venti a Reggio Calabria per un programma che si articolerà in diverse sezioni.

Come tradizione al SabirFest 2018 la questione sarà affrontata da differenti ambiti disciplinari, dalla filosofia alla letteratura, dalla scienza al teatro, dalla musica alle arti visive, nel corso di seminari, laboratori, incontri performance, che coinvolgeranno insieme al pubblico scrittori, esperti, studiosi ospiti della manifestazione. Al centro dell’attenzione questo mare non solo come immenso patrimonio di storia, tradizioni, diversità tra i popoli che lo abitano, ma soprattutto come spazio culturale e sociale unico nel suo genere e determinante per progettare e vivere nuove forme di cittadinanza contro vecchie e nuove ingiustizie. Qui il programma completo del festival.

continua su: https://www.fanpage.it/sabirfest-2018-tra-messina-catania-a-reggio-calabria-torna-il-racconto-del-mediterraneo/
http://www.fanpage.it/

https://www.lastampa.it/2018/09/30/cultura/riparare-lumano-il-festival-della-cultura-e-cittadinanza-mediterranea-mfsQMCLlAzCy4YgR8hGfLJ/pagina.html

Come mi faceva notare la cara Adelia Battista, studiosa di Anna Maria Ortese, “Riparare l’umano” è anche una frase di Anna Maria Ortese. Un concetto importante, per non smettere mai di lasciarci coinvolgere!

https://www.facebook.com/sabirfestival/

Vi aspettiamo numerosi!

Ecco altro materiale sulle ultime nuotate di Nana…

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La mia dolce bananottera gialla Nana è alla sagra del miele di Sortino insieme agli altri libri VerbaVolant edizioni… e ad accompagnarla c’è la mitica Giorgina, la macchinina verde VerbaVolant!

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L’11 maggio 2015 è stata pubblicata per i tipi di VerbaVolant edizioni la mia fiaba “La bananottera” (con illustrazioni di Monica Saladino), presentata in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino il 17 maggio presso il Bookstock Village al Laboratorio Scienza e Saperi, con lettura animata e laboratorio per i bambini.

La fiaba è stata poi presentata a Palermo presso la Libreria Un mare di libri, a Siracusa presso la Casa del Libro Rosario Mascali il 30 maggio, alla fiera “Una marina di libri” di Palermo il 5 e 6 giugno (presentazione e laboratorio), il 14 giugno a Ragusa (A tutto volume) con un laboratorio, il 20 giugno presso la Libreria dei Ragazzi di Siracusa con una labomerenda.

Il 28 agosto, presso la spiaggetta del Castello Maniace (che fa parte dell’area marina protetta del Plemmirio di Siracusa), la fiaba è stata ospite di “C’era un mare da favola…”.

Il 13 settembre è stata tenuta una lettura de “La bananottera” in Piazza Leonardo da Vinci a Siracusa nell’ambito della manifestazione “Il risveglio di Siracusa” organizzata da “Archimede in movimento”.

Il 18, 19 e 20 settembre la fiaba ha preso parte al Catania Book Festival presso il Cortile Platamone; il 3 ottobre, “La bananottera”, è stata ospite della manifestazione “Il mare al museo” presso il Museo del mare di Siracusa, mentre a Palermo la fiaba è stata protagonista di un laboratorio presso “È Bio”.

Il 25 ottobre “La bananottera” è stata tra i libri VerbaVolant in mostra al Book b@ng di Messina, dove è stato tenuto anche un laboratorio creativo presso la Biblioteca “Fata Morgana”; nello stesso giorno la fiaba è stata presentata presso La Città del Sole a Palermo, mentre il 31 ottobre è stata presentata a Ragusa presso “Le Fate”; il 15 novembre è stata ospite della nuova edizione di “Archimede in movimento”, mentre il 6 dicembre è stata protagonista di un laboratorio presso la Fiera della piccola e media editoria “Più Libri – Più Liberi” tenutasi a Roma presso il Palazzo delle Esposizioni; il 13 dicembre è stata ospite della Fiera “Arriva Santa Lucia” presso il Centro “Pio La Torre” di Siracusa, mentre il libro è stato oggetto di un laboratorio con l’illustratrice dal 18 al 20 a Palermo presso Palazzo Asmundo in occasione di “Jingle books”.

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Il 20 febbraio 2016 “La bananottera” è stata ospite – con un laboratorio dedicato – di BUKids, la sezione di BUK Modena dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi, mentre il 25 febbraio presso l’associazione culturale Alimede è stata protagonista di una labomerenda.

Dal 18 al 20 marzo la fiaba è stata ospite presso il Palazzo del ghiaccio di Milano in occasione di “Bellissima fiera”.

Il 3 aprile la fiaba è stata ospitata alla IV edizione di “Archimede in movimento” presso la piazza Cesare Battisti di Siracusa, come pure in occasione dell’edizione speciale sul referendum riguardante le trivellazioni.

Il 23 e il 30 aprile “La bananottera” ha partecipato all’iniziativa benefica “Il Cestino dei Libri”, patrocinata dal BUK Modena e organizzata da La biblioteca del gufo e Casa Mazzolini per La Casa di Fausta e i suoi ospiti in occasione della Giornata mondiale del Libro, della Cultura e del Diritto d’autore, mentre a giugno è stata ospite della settima edizione di “Una marina di libri” presso l’Orto botanico di Palermo.

L’11 giugno la fiaba è stata ospitata presso l’Asilo nido comunale “Santa Maria Goretti” di Canicattini Bagni (SR), in occasione della festa finale del progetto “Nati per leggere”, a cura di Paola Cappè.

“La bananottera” è tra i libri “Scelti per voi” dallo staff de La Feltrinelli – Catania.

Il 24 ottobre, in occasione della campagna nazionale “Libriamoci” l’autrice de “La bananottera” è stata ospite insieme all’editrice Fausta Di Falco dell’Istituto comprensivo “Guglielmo Marconi” di Lentini (SR).

Il 18 novembre l’autrice ha registrato la quinta puntata della trasmissione di Telecittà (ch 654) “Libri in città”, dedicata ai libri e agli autori siracusani e non, condotta da Claudia De Luca e dal professor Luigi Amato.

Il 27 dicembre l’autrice ha premiato l’editrice Fausta Di Falco per la sezione editoria nell’ambito della prima edizione del premio intitolato al giornalista Dino Cartia (organizzato dal CAS, Comitato Attivisti Siracusani e patrocinato dal Comune di Siracusa) presso il Palazzo Vermexio di Siracusa.

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Il 3 aprile la fiaba “La bananottera” è stata ospite della scuola “Pascoli-Crispi” per un incontro con l’autore, nell’ambito dei progetti didattico-educativi di VerbaVolant edizioni e in collaborazione con la libreria Bonazinga; l’8 maggio gli alunni dell’Istituto comprensivo statale di Francavilla (SR) hanno realizzato uno spettacolo, lapbook e lavori multimediali su “La bananottera”. Il 16 maggio 2017 “La bananottera” è stata protagonista di un laboratorio artistico con l’illustratrice Monica Saladino presso la II B del I Istituto comprensivo “Trieste” di Palermo; con la casa editrice VerbaVolant edizione il libro è stato ospite di #SalTo30 e, a Modica, della fiera “ForteLibro”, mentre dal’8 all’11 giugno è stato presente all’edizione 2017 di “Una marina di libri” a Palermo e a fine giugno a TaoBuk, successivamente al NininFestival di Bogliasco (GE), oltre che a Libri d’aMare a Puntasecca, nei luoghi del commissario Montalbano.

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Il 5 dicembre, nell’ambito della rubrica “Consigli del libraio” della trasmissione “Ciao Gender” (Realpan Tv, Radio 3 network, Play dj, prima stagione, puntata 22), Alfredo Polizzano della Libreria Fenice di Catania ha proposto il libro per “piccoli e grandi lettori” da “regalare a chi si vuole bene”.

Oltre alle fiere e ai festival, tra cui Libridamare a Bisceglie nell’agosto 2018 o la sagra del miele di Sortino (SR), il BookPride di Genova, il Sabir Fest e altri appuntamenti, continua il viaggio del libro presso le scuole: il 18 dicembre 2017 l’autrice è stata ospite della IV BS del Liceo Corbino di Siracusa per il progetto di alternanza scuola-lavoro “Una biblioteca può cambiare un quartiere”.

Nel marzo 2018 La psicologa Eleonora Mangano ha utilizzato il libro per un laboratorio nella classe II A dell’Istituto comprensivo “Torrenova”.

Il 14 aprile “La bananottera” è stata protagonista di una labomerenda presso la Libreria Diana di Siracusa. Dal 23 al 25 aprile, in occasione dell’Earth Day, “La bananottera” è stata tra i libri proposti a Cefalù e continua ad essere tra i libri VerbaVolant presentati in occasione di fiere e festival dedicati. Il 21 agosto 2018 il libro è stato ospite della Biblioteca comunale di Canicattini Bagni (SR) presso il BiblioHUB recentemente inaugurato, nell’ambito dell’iniziativa “Lettori si cresce: tante storie per un’estate da leggere”.

Ed ecco la foto dello stand VerbaVolant edizioni al BookPride di Genova!

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Mariannina Coffa and me

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Ecco le gentili parole del giovane studioso Stefano Vaccaro, scritte a proposito dell’uscita su LA CIVETTA DI MINERVA di un mio articolo sul suo lavoro svolto presso il Castello di Donnafugata (RG) e che ha visto coinvolta la poetessa e patriota netina Mariannina Coffa…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2099%3Anel-castello-di-donnafugata-un-inedito-di-mariannina-coffa&catid=17%3Acultura&Itemid=143

Il componimento della poetessa netina, senza data né titolo, trovato all’interno di una miscellanea tra i volumi del barone Corrado Arezzo e del genero visconte. Dalle sue scoperte Stefano Vaccaro ha tratto un libro

La Civetta di Minerva, 10 febbraio 2017

Nell’anno 1878, in una brevissima tornata di giorni (il 9 gennaio il monarca, il 7 febbraio il pontefice) morivano due protagonisti del sofferto e discusso Risorgimento italiano: Vittorio Emanuele II e Papa Pio IX. A Noto, in Sicilia, per un altro dei misteriosi giochi del tempo, a soli trentatré giorni di distanza l’una dall’altra muoiono padre e figlia, la poetessa e patriota netina Mariannina Coffa (il 6 gennaio del 1878, giorno dell’Epifania) e il padre, l’avvocato Salvatore Coffa, massone e liberale (l’8 febbraio).

Tanta e tale è la mole degli studi su questi argomenti e personaggi che fare nuove scoperte in tal senso sembrerebbe impossibile, ma così non è: specie dalla microstoria arrivano rinvenimenti fortunosi che riescono anche a gettare nuova luce sulla macrostoria.

È il caso di Stefano Vaccaro, giovane studioso che si è occupato dell’epistolario di Mariannina Coffa: grazie al Comune e alla Biblioteca di Ragusa ha recentemente pubblicato il saggio “Biblioteca svelata – a carte scoperte” riuscendo ad offrire al pubblico non solo il catalogo della mostra omonima, ospitata nell’antibiblioteca e nella Sala degli Stemmi, ma anche il risultato delle sue scoperte al Castello di Donnafugata, tra i libri del barone Corrado Arezzo e del genero, il visconte Combes de Lestrade (che nome letterario!).

Tra le voci femminili che riemergono dagli scaffali di Donnafugata – segno che un fitto reticolo di penne femminili si intrecciava in Sicilia, nonostante il contesto socio-culturale spesso poco favorevole all’affermazione dei talenti artistici e delle intelligenze delle donne siciliane – spiccano Rosina Muzio Salvo, Letteria Montoro, Giuseppina Turrisi Colonna e la netina Mariannina Coffa, rappresentata con diverse prime edizioni dei volumi dei suoi versi. E non solo.

Una miscellanea è una raccolta di scritti diversi e fascicolati insieme, spesso rilegati più o meno elegantemente. E proprio da una miscellanea della biblioteca del castello Stefano Vaccaro ha tratto una pubblicazione finora sconosciuta: un componimento inedito, senza data né titolo, pubblicata dalla famosa tipografia Piccitto e Antoci di Ragusa, scritto proprio da Mariannina Coffa e donato al dottor Filippo Pennavaria, amico e sodale della poetessa (ne studiò le manifestazioni “medianiche”  quali la “sognazione spontanea”, ovvero il suo raccontare e poetare in apparente stato di trance), che curò la miscellanea.

La poesia, sicuramente composta in periodo quaresimale – e azzardiamo che il dono dei versi dovette avvenire un Venerdì Santo, durante l’Adorazione della Croce -, termina con dei versi drammaticamente potenti: “O sommo Iddio! per te, per la tua Croce, / Trovi perdon chi di perdono è indegno!!..”.

Stefano Vaccaro nel suo saggio ricostruisce i rapporti tra Mariannina Coffa e i baroni di Donnafugata, tramati di poesia naturalmente e di politica, il milieu sociale, politico e culturale che illumina certi particolari dell’epistolario e delle stesse liriche della poetessa: scopriamo che il barone Arezzo fu tra i primi sottoscrittori del monumento a Mariannina Coffa poi inaugurato nel 1892 e che tra gli interessi comuni ai due personaggi ci sono il magnetismo animale, il mesmerismo e l’esoterismo in genere (prova ne sono i volumi afferenti a queste tematiche, oggetto delle poesie “esoteriche” della Coffa).

Un plauso e un incoraggiamento sono dovuti a questo giovane ricercatore, cui auguriamo di poter lumeggiare ancora più approfonditamente i rapporti tra il Castello, la sua biblioteca, la città di Ragusa e la cultura del Val di Noto nell’Otto-Novecento, al Comune di Ragusa e a chi si spende per la valorizzazione del Castello come l’architetto Giuseppe Nuccio Iacono, che ha curato il programma della manifestazione culturale con cui si è aperta la mostra documentaria.

Il 6 gennaio del 1878 si spegneva a Noto la poetessa e patriota Mariannina Coffa, protagonista del mio romanzo FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA.

Il 30 settembre si ricorda invece il compleanno della poetessa, nata nel 1841.

 

Mariannina copertina

Ecco un omaggio poetico…

LA MORTE DI MARIANNINA COFFA

di

Giuseppe Puzzo

Sol Mariannina, non più
Coffa Caruso e in Morana!
Rinnegando chi la distrusse
In quella città da Noto lontana!
Vuol tornare, i bauli son pronti
In quella Noto che non più la vorrà!

Scappò la gentile signora
Tormentata da pene e da lutti!
Quella creatura che mai arte
Conobbe di viver come tutti!
Disperata al mondo gridò che
Libera nacque e libera morrà!

Collere, disprezzi, tradimenti,
Viaggi, infamie e vergogne!
Parole che scriveva la donna esausta
Di un mondo pieno di menzogne!
Lo spirito afflitto ma sempre fiero
Mentre la vita finiva col dolor!

Distesa malata nel letto
in solitudine soffre la poetessa,
Una donna delicata e fragile
Che mai padrona fu di se stessa!
Pensa, rimugina e piange
Ricordando il suo unico amor!

Nel buio delle notti comincia il delirio!
La poveretta parla con  l’angelo!

Uriel è il suo nome e ispirazione le diede
invocandolo rintanata in un angolo!

I suoi versi stanno per avverarsi:
In altri cieli avrà le sue gioie alfin!

Chiamandola Madre, agonizzante
Invoca l’Addolorata nel gelo!
Le parla, scrive mesta alla Vergine
”Gli affetti miei rendimi in cielo!”

Nell’Epifania di Nostro Signore
La moribonda chiuse gli occhi infin!

Così, nel dolore e nell’abbandono
Finisce la passione dell’ispirata
Rinnegata da tutto il suo mondo
raggiunse la pace sospirata!

La gente ipocrita che la maledisse
A San Nicolò il feretro accompagnò!

Vola in cielo o infelice creatura!
Dormi in eterno con gli eletti spiriti!
Tanto dolor patisti in vita
Un’agonia intensa e senza limiti!
Vola in cielo o infelice creatura
Iddio su di te la sua mano posò!

Una foto suggestiva, che ritrae Giuseppe Puzzo intento a rendere omaggio a Mariannina Coffa sulla sua tomba.

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Giuseppe Puzzo, estimatore della poetessa e patriota netina Mariannina Coffa, appassionato del nostro Ottocento letterario e musicale, ha dedicato alla Nostra vari componimenti tra cui questo.

A MARIANNINA COFFA CARUSO

Poetessa Netina

di Giuseppe Puzzo

O sublime spirito gentile!
L’infelicità fu il calice di tua vita!
Tanto cara a me fosti perché in te il mio io scoprì!
Un affetto a te mi lega
Che sol che nel pregare
manifestare non si può
per le diverse ere in cui il Creatore,
per qual mistero ci creò!

O sublime spirito gentile!
Il tuo Angelo dona a me
perché m’ispiri e canti come te
Patria e Dio, Amor e Umanità!
Ma Iddio piu d’ogni cosa
è al centro di mia Psiche!
Sol per lui è il mio canto,
E il lamento delle fatiche!

O sublime spirito gentile!
Quegli sguardi indefiniti
E il grazioso riso sulle labbra!
Qual lecite apparenze
che occultavano
il sanguinar del cor!
Assai dolente fu in tua vita
l’agghiacciante pena d’amor!
O sublime spirito gentile!
La poetessa e il musicista!
Un amore puro e sacro
Che nell’avello non s’estinse!
So ben ciò che vuol dire
Patire le pene dell’amor!
L’alma brucia e della vita
Ogni voglia spenta è ognor!

O sublime spirito gentile!
Il tuo tormento
Generava immani versi
e, come l’alma mia,
nei tuoi canti il mondo perfetto
lamentando desiavi!
Ma sapevi tutta mesta
Che del Terrestre Paradiso non ci son chiavi!

O sublime spirito gentile
Esiliata dalle mura natie
E le brutali amare nozze!
Delle figlie il crudel trapasso
E l’asfissiante comando del vil rozzo!
Poteva l’alma tua, o Mariannina
Desiderosa della Patria Eterna
non pensare alla morfina?

O sublime spirito gentile
Quanto dolente
E’ il Calvario della terrena vita!
Gli istanti dei tanti dì trascorriamo
Col desio dei Santi
Di volare lieti in cielo;
quella Patria dall’alme pure desiata
a cui vorrei squarciare il velo!

O sublime spirito gentile
pochi furon quelli che ti confortavan!
I tuoi versetti
per l’ amica Enrichetta
a me dicati mesto sento!
Come me il bello amavi
E fra i veleni della vita
La bellezza contemplavi!
O sublime spirito gentile
Indefinite sensazioni
La mia mole tutta assalgono
Quando attraverso via Sallicano, ove spirasti
E la via a te dicata ove venisti al mondo
nella quiete delle serate netine!
Il continuo ricordarti
per me non avrà mai fine!

O sublime spirito gentile
Quando passo dalla villetta d’Ercole
Nel tuo viso in marmo meditando
Lo sguardo non posso che posare!
Mi addolora veder che tanta gente
Lo mira senza saper di tua storia il favellìo!
Possa la tua memoria
Non cadere nell’oblìo!

Approfitto dell’occasione per ricordare che la poetessa Mariannina Coffa non teme oblio dato che risulta essere di ispirazione per poeti artisti musicisti… studiosi.

Ringrazio Stefano Vaccaro per questo inedito…

Il 6 gennaio 1878 lasciava questo mondo Mariannina Coffa, la ricordiamo con due quartine inedite di un più ampio componimento scritto dalla Poetessa. Il testo integrale fa parte dei documenti visibili al Castello di Donnafugata all’interno della mostra “La biblioteca svelata – A carte scoperte”.

Si prostri l’empio a cui le voglie immonde Giammai non sazia la viltate e l’oro;
Chi al grido dell’onor mai non risponde,
Chi fa del vizio il suo maggior tesoro.

Chi, turpe il labbro e per velen feroce,
Strazia la fama altrui, l’alma, e l’ingegno…
O sommo Iddio! per te, per la tua Croce,
Trovi perdon di chi perdono è indegno!!

MARIANNINA COFFA E CORRADO AREZZO: STORIA DI UN’INEDITA AMICIZIA

Sono storie di donne e storie di letterate quelle raccontate al Castello di Donnafugata attraverso la mostra documentaria “La biblioteca svelata – A carte scoperte”. Gli ultimi studi condotti ci restituiscono un panorama culturale per molti aspetti inedito e affascinante come fino ad oggi inedita è stata l’affezione del barone Arezzo per certo tipo di letteratura a firma delle maggiori intellettuali isolane del XIX secolo finanche il rapporto d’amicizia che lo legò alla più singolare voce poetica muliebre della Sicilia orientale: Mariannina Coffa.
Ringrazio di cuore Davide Bocchiere per il bell’articolo.

Grazie al lavoro di tanti studiosi e cultori di poesia e critica letteraria e ad artisti sensibili come Carlo Muratori…

SALE

Sopra ho postato una pagina del cd-libro di Carlo Muratori, SALE. Sono emozionata non solo del fatto che mi abbia citata e ringraziata, ma anche del fatto che io e Franco Battiato, per dire, siamo nello stesso disco!

Sì, perché Carlo e Franco cantano assieme uno dei pezzi più intensi di Battiato, POVERA PATRIA, che dava il titolo al tour dedicato da Muratori ai 150 anni dell’Unità d’Italia (e qui torna in gioco la cara Mariannina Coffa, poetessa e patriota netina il cui sonetto OMBRA ADORATA Carlo Muratori ha portato in tour musicandolo).

Ecco una mia breve riflessione sul testo della Coffa e il link per ascoltare il brano di Carlo Muratori.

Il sonetto di Mariannina Coffa “Ombra adorata” è stato pubblicato da Miriam Di Stefano in “Scritti inediti e rari di Mariannina Coffa”, edito dalla FIDAPA di Noto nel 1996.

Ho letto il prezioso volumetto anche grazie al suggerimento della professoressa Renata Russo Drago, esimia docente e cultrice di storia patria.

Qui sarebbe impossibile condensare la vita e l’opera della patriota e poetessa netina, ma mi piace offrire un’analisi – non esaustiva, ci mancherebbe – di questa composizione della Coffa.

Che l’ombra adorata sia quella dell’antico maestro di musica, del fidanzato e sposo mancato, Ascenso Mauceri, possiamo supporlo anche se non darlo per certo.

Già tra i primieri studiosi e critici della Coffa ci fu chi mise in dubbio la realtà effettuale di quest’ombra, dell’angelo di tante liriche della poetessa. Si parlò digenius, del daimon…

Oggi, anche alla luce dei nuovi apporti critici – penso agli studi della Fiume, che affratella anzi assorella la Coffa alle correnti spiritualistiche di area esoterica, massonica, magnetica, che furono tanta parte della cultura del tempo – potremmo anche azzardare un’interpretazione differente: è quasi come se l’ombra adorata fosse quella di uno spirito-guida, di un “angelo” che voglia guidare la poetessa a gradi più alti di perfezione.

Certo che però il fascino romantico della storia d’amore Coffa-Mauceri rimane intatto: immaginiamo Mariannina in preda al rimpianto, malmaritata poetessa che sconta l’esilio – impoetico come il borgo in cui si sente leopardianamente relegata “la giovane favolosa”, come mi è piaciuto definirla durante il convegno “Sguardi plurali” dedicato alla Nostra – a Ragusa pensando all’amato irrimediabilmente perduto.

Dal punto di vista formale, lodevole la musicalità del verso, cantabile nel senso migliore del termine, al punto che il sonetto è stato musicato dal “chiant-autore” (così scherzosamente si autodefinisce) Carlo Muratori, che lo ha eseguito per la prima volta nel 2011 – in occasione dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia – presso l’Archivio di Stato di Noto a Palazzo Impellizzeri durante il convegno dedicato a Mariannina Coffa poetessa e patriota. Successivamente Muratori lo ha cantato durante il tour dedicato ai canti siciliani di epoca risorgimentale – Povera Patria il significativo titolo del tour.

Lo ha eseguito poi a conclusione dell’ultimo convegno dedicato a Mariannina Coffa, che segna una tappa importante nell’evolversi degli studi sulla poetessa.

(Ecco il link per ascoltarlo su YouTube:

Mi piace riportare qui la fotografia dell’originale – tratta sempre dal volume della Di Stefano.

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Le varianti, i pentimenti, le cancellature di un manoscritto ci fanno entrare con emozione e curiosità nella bottega dello scrittore. E quella di Mariannina Coffa è una bottega coltivata fin dalla fanciullezza, sotto la guida di precettori e maestri come Francesco Serra Caracciolo e Corrado Sbano, nutrita di letture e studi, permeata dei dolori di una vita breve ma densissima. Attraversata e trasfigurata dal mistero della creazione, che rimane tale anche per la stessa poetessa, che vive di ispirazione e scrive e va significando al modo che il suo genius le detta dentro.

La grafia peculiare della Coffa, disordinata eppure chiarissima, i pasticci, i versi imbastiti eppure venuti fuori già compiuti: la pagina parla da sé.

Il senno del verso 1 diventa il core,

Se te perdendo ogni Ciel perdei? (v. 2)

nasconde, ci pare di capire,

se perduto il mio Ciel tutto perdei?

Significativa appare la variante del verso finale che cambia il senso della frase.

E più che il labro tuo parla il tuo pianto

diventa

E più che il labro tuo trovo il tuo pianto.

Il dolore muto dell’angelo della Coffa viene trovato anziché manifestarsi parlando alla poetessa, che però non cancella la parola variata.

A proposito… oltre al tour di Carlo Muratori, da segnalare lo spettacolo FIMMINA…

Si parla di sale e anche di Mariannina Coffa…
Rita Abela è una straordinaria performer e attrice che ho avuto il piacere di intervistare spesso e con cui ho lavorato per l’Accademia di Canto Carmelo Mollica e per dei saggi musical-teatrali…
Ricordo anche la bellissima esperienza della rassegna POETI E SCRITTORI DEL VAL DI NOTO, i vari convegni dedicati alla poetessa e il concorso INCHIOSTRO E ANIMA a lei intitolato…
Un mio saggio sulla poetessa è presente in questo volume, frutto degli studi del convegno omonimo dedicato alla poetessa netina.
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Il concorso letterario intitolato a Mariannina Coffa… onorata di far parte della giuria!
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Questa è solo una minima parte delle attività e iniziative legate alla poetessa di Noto… navigando sul mio blog troverete immagini, video e molto altro!
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Si può trovare un su Mariannina Coffa nel volume incentrato sull’anniversario del blog letterario LETTERATITUDINE, uscito per i tipi di LiberAria editrice…
letteratitudine
Grazie a Massimo Maugeri per avermi coinvolta nel progetto!

Un manuale sulla lettura, uno scrigno zeppo di consigli di scrittura, l’ingresso nel laboratorio creativo di tante scrittrici e tanti scrittori di fama nazionale e internazionale, un insieme di percorsi che, tra autoracconti d’autore, interviste e saggi, conducono nel dietro le quinte di libri, scrittori e personaggi letterari che conosciamo e amiamo.
In questi e in tanti altri modi può essere definito Letteratitudine 3 – letture, scritture e metanarrazioni, il nuovo libro curato da Massimo Maugeri, che celebra le attività culturali e letterarie del noto blog Letteratitudine, a dieci anni dalla sua nascita.

Un manuale che si legge come un romanzo, e che costituisce una vera e propria miniera di consigli e ispirazioni per chiunque, addetto ai lavori o semplice appassionato di letteratura, desideri conoscere da vicino i meccanismi che regolano l’universo che ruota intorno alla scrittura e ai suoi protagonisti, siano essi reali o immaginari.

http://www.liberaria.it/catalogo/letteratitudine-3/

Ricordo anche che altri scritti sulla poetessa e patriota netina sono stati da me pubblicati come introduzione alle antologie del premio INCHIOSTRO E ANIMA dedicato alla Coffa e su LA CIVETTA DI MINERVA.
http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=1795:a-palazzo-nicolaci-di-noto-il-premio-dedicato-a-mariannina-coffa&catid=17:cultura&Itemid=143
https://www.google.it/search?q=LA+CIVETTA+DI+MINERVA+%2B+COFFA&client=firefox-b&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwi7yaTowq_RAhUFQBQKHXiWBRkQ_AUICCgB&biw=1116&bih=537 (le immagini correlate)
Segnalo il concorso dedicato a Mariannina Coffa con annesso convegno e mostra dedicata… al link qui sotto tutte le informazioni.

Ha pubblicato, per i tipi di Perrone Lab, il suo primo romanzo, “Ferita all’ala un’allodola”, uscito nel gennaio 2011 e dedicato alla figura della poetessa e patriota risorgimentale Mariannina Coffa Caruso.

Il romanzo è stato presentato a Siracusa presso il Palazzo della Cultura di Siracusa (Palazzo Impellizzeri) da Luigi La Rosa e Simona Lo Iacono il 27 febbraio 2011.

Successivamente è partita la tournée di presentazioni che ha toccato Acireale (Istituto Brunelleschi, Fidapa), Catania (Istituto Lombardo Radice, Cafè de Flore), Palermo (Libreria Modusvivendi), Raffadali (Le Cuspidi), Siracusa (Liceo “M.F. Quintiliano”, Istituto comprensivo “Paolo Orsi”), Roma (Chiesa di Santa Lucia al Gonfalone).

È stata tra i relatori del convegno dedicato a Mariannina Coffa con un intervento sul trattamento romanzesco della poetessa (Noto, Palazzo Impellizzeri, Archivio di Stato, 12 aprile 2011).

   Un dibattito sul suo romanzo e le donne del Risorgimento è uscito su “Letteratitudine” e su “Flannery”; il libro è stato recensito, tra gli altri, da Luigi La Rosa su “Centonove”, dalla scrittrice e giornalista Lucia Corsale (“La Sicilia”), da Maria Rita Pennisi (“La Sicilia”), dallo scrittore e giornalista Remo Bassini (“La Nuova Sesia”), da Loredana Faraci (“La Repubblica”, edizione di Palermo), da Luisella Pacco (“Konrad”).

   Il romanzo è entrato nella top five relativa alla narrativa più venduta in Sicilia (“La Repubblica”, edizione di Palermo, 15 maggio 2011) ed è stato segnalato dal libraio Stefano Palumbo come libro rappresentativo della scrittura siciliana sempre su “La Repubblica” – Palermo.

   È stata invitata al Letterando InFest di Sciacca, durante il quale ha presentato il romanzo insieme ad Elena Doni del gruppo “Controparola”, collettivo di giornaliste e scrittrici fondato da Dacia Maraini.

In occasione de “Il Maggio dei Libri 2012”, campagna nazionale per la promozione della lettura patrocinata dall’Unesco e dalla Presidenza della Repubblica, ha vinto il concorso letterario per incipit di romanzi editi “InciZine – Regalami un incipit”, organizzato da Scripta volant e dall’Associazione culturale “Aliantide”. Una volanzine con l’incipit di “Ferita all’ala un’allodola” è stata distribuita gratuitamente in tutta Italia durante le manifestazioni collegate all’iniziativa.

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Il 13 ottobre 2012 è stata premiata come vincitrice ex aequo della sezione “Frammenti letterari” nell’ambito del premio “Portopalo – Più a Sud di Tunisi” per il suo romanzo “Ferita all’ala un’allodola”.

 In occasione del convegno nazionale del 21 – 22 dicembre 2012 dedicato al bicentenario di Matteo Raeli ospitato al Palazzo Trigona di Noto un brano di “Ferita all’ala un’allodola” è stato inserito in un pannello e nel catalogo della mostra realizzata da docenti e allievi del Liceo “Matteo Raeli” di Noto.

 Nell’aprile 2013 l’incipit di “Ferita all’ala un’allodola” è stato pubblicato, insieme alla sinossi e alla biografia dell’autrice, sul primo numero della rivista on line a cartacea POST SCRIPTA, a cura dell’associazione Aliantide.

   Il romanzo è stato presentato durante la mostra-mercato “Io valgo” organizzata dalla FIDAPA di Siracusa presso i locali della Provincia regionale dal 21 al 23 maggio 2013 ed è stato rieditato nel giugno 2013 dalla casa editrice L’Erudita.

   Il 9 giugno del 2013 l’autrice ha presentato il proprio lavoro editoriale presso il complesso di San Domenico a Palermo in occasione di “Una marina di libri”, manifestazione organizzata da Navarra Editore.  Ha preso parte inoltre all’estemporanea di scrittura presso la Cappella di Santa Barbara nell’ambito della stessa kermesse.

Nel gennaio 2014 è risultata finalista, insieme – tra gli altri – a Beatrice Monroy e agli scrittori di Leima edizioni, del Kaos festival di Montallegro (AG) con il suo romanzo.

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   L’8 febbraio 2014 presso la Casa del Libro Rosario Mascali di Siracusa si è tenuta una conversazione tra l’autrice e la scrittrice Annamaria Piccione a proposito della riedizione di “Ferita all’ala un’allodola”.

   Il 14 febbraio 2014, presso la Sala Gagliardi di Noto, è stata tra le relatrici di “Semaforo rosa”, convegno dedicato a “Mariannina e le altre” insieme a Marinella Fiume, avvocate, psicologhe e scrittrici sul tema della violenza contro le donne in nome di Mariannina Coffa. L’evento è stato promosso dal Comune di Noto con il coordinamento artistico dell’associazione “Lighea”.

L’8 marzo, per Historica Edizioni, è uscita l’intervista realizzata con la scrittrice e giornalista Rai Laura Costantini, pubblicata insieme agli interventi di altre autrici nell’e-book “Scrivere? Non è un mestiere per donne”, opera disponibile anche in versione cartacea.

 

   Il 7 novembre 2014 ha preso parte al convegno “Sguardi plurali” dedicato a Mariannina Coffa nell’ambito della manifestazione “Noto per Mariannina”, conversando con Marinella Fiume e Biagio Iacono sull’epistolario curato dagli stessi ed è stata intervistata da Vincenzo Rosana per “Tutto su Noto”.

Il 28 febbraio 2015, presso il Palazzo della Cultura di Modica, è stata ospite del XII appuntamento del Caffè letterario “Salvatore Quasimodo” presieduto da Domenico Pisana, che ha introdotto l’autrice e il romanzo “Ferita all’ala un’allodola” insieme a Lucia Corsale, con letture a cura di Franca Cavallo e Antonella Monica, musiche a cura del pianista Stefano Cintoli.

Il 7 novembre 2015, in qualità di giurata della terza edizione del concorso letterario “Inchiostro e anima” dedicato alla poetessa e patriota netina Mariannina Coffa Caruso e organizzato da “La carovana degli artisti”, ha presenziato presso la sala Gagliardi di Noto (SR) alla cerimonia di premiazione; un suo racconto e un suo scritto di ringraziamenti hanno aperto il volume antologico pubblicato in occasione della manifestazione.

Il 4 maggio 2016, presso la Sala Gagliardi di Noto (SR) ha presenziato in qualità di relatrice e di autrice di uno dei saggi presenti nel volume (“Intorno a Voglio il mio cielo – La scoperta di un inedito sulla Coffa”) alla presentazione di “Sguardi plurali” (a cura di Marinella Fiume, Armando Siciliano Editore), atti dell’omonimo convegno di studi sulla poetessa e patriota netina Mariannina Coffa.

Il 1 ottobre, in qualità di giurata del concorso letterario internazionale “Inchiostro e anima”, quarta edizione, intitolato alla memoria della poetessa e patriota netina Mariannina Coffa, ha presenziato alla cerimonia di premiazione presso il Salone delle feste di Palazzo Nicolaci a Noto (SR). Un suo inedito sulla poetessa ha aperto l’antologia con gli elaborati premiati.

Il 17 gennaio 2017 è stata invitata presso la Feltrinelli Musica e Libri di Catania per la presentazione del volume “Letteratitudine 3”, uscito per i tipi di LiberAria in occasione dei dieci anni del litblog di Massimo Maugeri; all’interno del volume è presente una sua lettera a Mariannina Coffa; il volume è stato presentato ad Adrano (SR) e Siracusa, prime tappe di un lungo tour di presentazioni.

   Il 25 marzo, ospite del Rotaract di Noto sezione Terra di Eloro, ha tenuto una conferenza intitolata “Mariannina Coffa – Una donna, tante donne (La Poetessa dell’Ottocento parla alle donne di oggi)” presso la Biblioteca comunale “Principe di Villadorata” a Noto (SR), relatrice Federica Piluccio, con le musiche eseguite dal maestro Gabriele Bosco.

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   Il 25 novembre 2017, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, presso il Teatro Vecchio Mercato di Gassino Torinese (TO), per la regia di Tommaso Massimo Rotella, Teresa Caporale ha interpretato la poetessa e patriota netina Mariannina Coffa nello spettacolo “Il mio nome è Psiche”, ispirato al romanzo “Ferita all’ala un’allodola”, evento prodotto dall’associazione culturale “Magdeleine G” nell’ambito della stagione “Un’Italia in provincia”, patrocinato dalla Fondazione Piemonte dal Vivo, circuito regionale multidisciplinare, e dal Comune di Gassino Torinese. 

http://www.piemontedalvivo.it/event/mio-nome-psiche/

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  Sul numero 27 (agosto 2018) dell’aperiodico tematico di letteratura online “Euterpe”, avente come tema “Il coraggio delle donne: profili ed esperienze femminili nella storia, letteratura ed arte”, è uscita la recensione di Domenico Pisana intitolata “La “poetessa maledetta” Mariannina Coffa nel romanzo Ferita all’ala un’allodola di Maria Lucia Riccioli”.

Un grazie particolare a Domenico Pisana, di cui vi invito a leggere il saggio…

https://www.ecodegliblei.it/MODICA-LA-VICENDA-DI-MARIANNINA-COFFA-IN-UN-ROMANZO-DI-MARIA-LUCIA-RICCIOLI.htm

https://drive.google.com/file/d/1IboaGLe7fPhxTj3z371WF-a5CoKVAPl1/view

Troverete l’intervento dotto e documentato di Pisana nel pdf della rivista…

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… e i trailer!

…e un bel lavoro scolastico…

https://ita.calameo.com/books/002913555c8d9b86fc9e8

… l’intervista di Vincenzo Rosana.

Mariannina Coffa 1841-2018

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Il 30 settembre del 1841 nasceva la poetessa e patriota netina Mariannina Coffa Caruso, una delle protagoniste del Risorgimento siciliano ed eroina del mio romanzo FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA uscito per i tipi di Perrone LAB nel 2011 (a 150 anni dall’Unità d’Italia) e poi rieditato da L’Erudita editrice nel 2013.

Nel corso di questi anni tante sono state le presentazioni, i convegni, le pubblicazioni cui ho preso parte non solo come autrice del mio romanzo storico sulla Coffa ma anche come “esperta” della poesia e della biografia coffiana.

Occasioni di incontro, di studio, di amicizia nel nome della poetessa netina.

Approfittando dell’anniversario della nascita di Mariannina Coffa, vi ripropongo questo studio di Enzo Papa su Mariannina raccontata, studio che cita e analizza anche il mio romanzo, cosa di cui gli sono grata.

https://enzopapa.wordpress.com/2016/09/05/mariannina-coffa-raccontata/
 
 
 

MARIANNINA COFFA RACCONTATA

 

MARIANNINA COFFA RACCONTATA

Devo innanzitutto esprimere il mio personale compiacimento non solo per l’iniziativa, sicuramente opportuna, che tuttavia va ad aggiungersi alle altre che nel corso degli anni si sono succedute nel tentativo di rendere sempre viva la memoria di Mariannina Coffa e, ma non per ultimo, il mini-convegno del settembre 2000, cioè 14 anni fa, in occasione della presentazione, in questa sala, dell’importante e fondamentale libro di Marinella Fiume, Sibilla arcana1 , con gli interventi di Anna Scattigno dell’Università di Firenze e del qui presente prof. Nicolò Mineo. Ma il mio compiacimento consiste soprattutto nel vedere riuniti insieme, come co-autori, Biagio Iacono e Marinella Fiume, come dire l’amore e la scienza. Senza scienza non basta amore: era questo, se ben ricordo, il titolo di una stroncatura, per certi aspetti feroce, apparsa sul quotidiano “La Sicilia”2 a firma di Marinella Fiume che aveva come oggetto, come bersaglio, la pubblicazione del libro Poesie scelte di Mariannina Coffa3 a cura di Biagio Iacono. Evidentemente da allora se n’è fatta di strada e adesso sembra che si sia capito che amore e scienza devono andare insieme come un inscindibile binomio. Voglio il mio cielo4, questo libro a quattro mani, come si dice, che è stato presentato ieri sera, credo che suggelli definitivamente l’assunto.
Dal titolo del mio intervento si capisce che il tema che mi accingo a trattare non riguarda la poesia di Mariannina Coffa; altri, più competenti di me e anche più affezionati di me a quella poesia l’hanno fatto e continueranno a fare. Io, per mio conto, non mi sono mai occupato criticamente dell’opera poetica di Mariannina, pur conoscendola fin da ragazzo, com’era quasi doveroso essendo io notinese. E ciò per due motivi. Intanto per i giudizi che su di essa venivano espressi da qualcuno dei miei maestri, magari di estrazione crociana e forse anche condizionati da quello che su Mariannina intorno agli anni ‘30 del secolo scorso aveva scritto e sentenziato Carmelo Sgroi5, nume tutelare e punto di riferimento della cultura netina negli anni del Fascismo e in quelli immediatamente successivi all’avvento della Repubblica; poi anche dagli scritti, quasi sempre agiografici, se non melodrammatici, e quindi per me privi di significato e anche antipatici, che periodicamente apparivano a Noto, non solo scritti da dilettanti ammiratori, ma anche da persone di un certo livello culturale, e tutti notinesi, che tuttavia nulla aggiungevano alla conoscenza critica della produzione poetica di Mariannina e invece, quasi sempre si tendeva ad esaltare la poetessa come gloria cittadina e nazionale, sol perché il De Sanctis aveva dettato ad una delegazione di notinesi quattro striminzite e stitiche parole di presentazione per il volumetto voluto dal Comune di Noto, che nulla dicevano, nulla potevano dire e nulla dicono tuttora6.
Ma nel 1957 erano apparse le Le lettere ad Ascenso7, a cura di Gino Raya che con la sua prefazione aggiungeva carne al fuoco, destituendo di valore, come lo Sgroi, la poesia e rinvenendo invece significato narrativo e anche con accenti poetici nelle lettere inviate all’amato Ascenso, suscitando per questo reazioni e risentimenti nella classe dei devoti e ammiratori netini. In verità Raya ne aveva dato anticipazioni su “La Nuova Antologia”8 e su “La Sicilia”9 almeno un paio d’anni prima, nel 1955. Le Lettere aprivano nuovi scenari, più sulla figura, sulla vita, sulla vicenda umana, che sull’opera poetica di Mariannina. Quelle lettere, in numero di 39, si leggevano come un romanzo e per certi aspetti scendevano come una mannaia e aprivano nuovi orizzonti sull’avventura umana della poetessa e portavano crudelmente alla luce, e nei particolari, quel che da sempre sottilmente si sapeva o semplicemente si sospettava. Le Lettere costituivano in effetti il romanzo d’amore di Mariannina per Ascenso. Non solo. Ma in esse facilmente si potevano rinvenire molte chiavi di lettura di tante poesie apparse, prima, di difficile decodificazione. La dichiarazione dei rapporti di Mariannina con Migneco e con Bonfanti, con l’omeopatia e col magnetismo, con la simbologia massonica e con i valori culturali e ideologici ad essa connessi, consentivano una più facile comprensione delle difficoltà ermeneutiche, della penetrazione della produzione lessicalmente occulta, simbolica e anche visionaria. E proprio di esperienza visionaria ha parlato anche Nicolò Mineo: La poesia della Coffa – egli ha scritto – somiglia ad una esperienza di tipo visionario. Chi conosce o ha esperienza di come siano organizzate le scritture dei Mistici, guidate o legate da esperienze confessionali, vede che ci sono in M.Coffa molti punti in comune con questi10.
Insomma, con la pubblicazione delle lettere si dava inizio, così, al mito della “Capinera di Noto”, come lo stesso Raya ebbe a definirla, il quale tuttavia era consapevole che le lettere da lui pubblicate, importante testimonianza psicologica, letteraria e di costume, costituivano appena l’inizio di una storia crudele e terribile che sicuramente avrebbe conquistato altri orizzonti con la pubblicazione di altre lettere del carteggio amoroso e non solo di quello, ma anche quello con il canonico Sbano, con Giambattista Lupis, con Filippo Pennavaria e col ritrovamento di altre lettere andate smarrite. (Vedi, ora, il voto compiuto in Voglio il mio cielo!)
Dunque le lettere, l’epistolario amoroso. E’ questo che più ha acceso l’interesse per Mariannina Coffa, mettendo in subordine la sua poesia, inserendola, secondo me correttamente, nella produzione letteraria minore del tardo Romanticismo, anche se, come ha scritto Mineo, è una produzione che raggiunge il massimo della letteratura minore ottocentesca.: Ci possono essere gradazioni di minori – egli ha scritto – che si avvicinano al massimo o che vanno sino al niente. Rispetto, quindi, ai tanti “minori” della provincia italiana ed anche dei grandi centri culturali, sicuramente la Coffa si colloca in una posizione che è di assoluto e grande rilievo11.
Ora, mentre Francesco Genovesi o Giuseppe Leanti potevano scrivere la Storia di una martire12 e Una poetessa della patria e del dolore13, raccontando quel che sapevano o quel che di Mariannina, della sua vicenda umana, era nella memoria collettiva della comunità netina, alimentando, così, una agiografia, una sorta di mitologia iniziata già il giorno successivo alla morte della poetessa, successivamente, dopo il pesante giudizio di Carmelo Sgroi, altri ammiratori, altri amanti appassionati, soprattutto netini, anzi quasi esclusivamente netini, hanno affondato il loro sguardo curioso, quasi famelico, nelle pieghe, nelle ferite, nelle cicatrici di una storia straordinaria, sezionando ogni parola, ogni espressione, ogni costrutto dell’epistolario amoroso, portando alla luce lentamente, piano piano, una straordinaria figura di donna che era rimasta legata e circoscritta ad un’immagine fragile e tremolante. Non intendo entrare nel merito della poesia di Mariannina, pur con gli strumenti interessanti che gli orientamenti critici di oggi ci offrono, perché credo che non ci sia più tanto da dire dopo Sibilla arcana, né quella poesia, pur studiata e inserita nel periodo storico in cui è stata prodotta, può rivelare altro oltre quel che già ha rivelato dopo la pubblicazione delle Lettere a cura di Gino Raya e quelle successive di Francesco Lombardo, di Biagio Iacono, di Teresa Carpinteri, di Marinella Fiume e forse anche di altri. Tentativi, spesso sicuramente ben riusciti, di mettere in relazione tra loro poesia e prosa epistolare, e di rinvenire in quest’ultima, come ho detto, le giuste chiavi di comprensione di oscuri testi poetici.
L’epistolario amoroso è in realtà un romanzo epistolare, così come l’ha ordinato Marinella Fiume che, con un attento e scrupoloso lavoro d’indagine e armata di grande pazienza nel ricostruire, nel datare e nell’interpretare gli originali, è riuscita a pubblicare quel che né Raya, né Iacono erano riusciti a pubblicare, e cioè le lettere di Ascenso a Mariannina per ricostruire – ha scritto – la storia attraverso il dialogo, l’intrecciarsi delle due voci da cui scaturisce una teatralità melodrammatica che esplora aspetti più ampi del costume del tempo e ne rispecchia i meccanismi culturali14. Difficoltà enormi, soprattutto per le lettere di Ascenso, perché, scrive, trattasi di minute zeppe di cancellature e chiamate, spesso a mala pena leggibili, di fogli volanti non numerati, e contenenti a volte missive indirizzate a destinatari diversi, tra cui non è stato facile districarsi per cercare di ricostruire l’inizio e la fine di singole interminabili lettere, talora prive di intestazione o di commiato o semplicemente della firma di chiusura e restituirle alla compiutezza del messaggio15. E allora, come non essere riconoscenti a Marinella Fiume per avere offerto e messo a disposizione degli studiosi, a quelli che hanno scienza e a quelli che hanno amore, un patrimonio di informazioni, di minuterie, di nuove tessere di quel vasto, tragico e amaro mosaico.
Il primo romanzo, o, meglio, la prima biografia romanzata di un certo rilievo si deve, come si sa, a Teresa Carpinteri che nel 1978 pubblica L’eringio16. Tralascio Mariannina e il mal d’amore della novarese Pina Ballario, pubblicato a Roma nel 1956 perché mai ho potuto vederlo e di cui non so nulla. Teresa Carpinteri, originaria di Canicattini Bagni, ma romana di adozione, sorella maggiore della scrittrice Laura Di Falco, aveva già al suo attivo tre romanzi e una serie di premi ricevuti. Quel libro si impose subito all’attenzione della critica perché per la prima volta si ricostruiva, direi filologicamente e minutamente e sulla puntuale scorta dell’epistolario,la storia sfortunata dell’infelice poetessa, una storia dominata da una borghesia socialmente arretrata e conservatrice, arroccata nei suoi pregiudizi, specie per quanto riguardasse la condizione della donna, per di più sotto l’aspetto insolito di intellettuale… che in un arco assai breve di vita, appena 36 anni, maturò e concluse progressiva e sicura presa di coscienza dei suoi diritti di donna nella società; con cento e più anni di anticipo rispetto a quel che succede oggi. Così scrive nel risvolto di copertina la Carpinteri. Da quel libro e dai suoi precedenti articoli su Mariannina pubblicati su “La Fiera Letteraria” (1972) e su “La Nuova Antologia”, ma anche su “Netum” (1976), prese avvìo un rinnovato e diverso interesse per Mariannina, ma più per il romanzo della sua vita che per la sua produzione poetica.
Il libro della Carpinteri che anch’io, come tanti, ebbi modo di recensire, rispondeva al classico modello ottocentesco della “storia di un’anima”, strutturato con la prevalenza della dimensione spirituale su quella della realtà effettuale, cioè, fondamentalmente, come “biografia psicologica” in cui i dati reali della biografia della Coffa interagiscono con la tensione ad intraprendere un viaggio nell’animo femminile. Cosicché emerge spesso tra le due donne una sorta di affinità elettiva, una specie di complicità, che si rivela nell’intromissione diretta, in prima persona, della scrittrice che ripercorrendo le vicende di Mariannina e condividendone slanci e incomprensioni, e sempre partecipe di ogni sommovimento interiore, scopre parallelamente in un personaggio così lontano nel tempo la dolorosa attualità della condizione femminile. C’è nel libro quasi un dialogo tra Teresa e Mariannina, tra biografa e biografata, i cui confini spesso si perdono e sfumano, come quando va in cerca dei luoghi in quella Noto libro aperto, dalle pagine di pietra dove leggere la storia di Mariannina17. Scrive, ad esempio: Impresa disperata ora ritrovare la casa dove morì. Di un solo cenno dispongo, del nome di una strada, via Mazzini, e debole anche questo, oggi che molti nomi sono cambiati da allora. Vado a caso, girovagando a lungo. Oltrepassata la torre dell’orologio di città, su una via Sergio Sallicano costeggio sulla destra l’edificio del carcere dalle persiane abbassate sulle finestre, all’interno lo sferragliare ritmico delle macchine a cui lavorano i carcerati. Mi spingo fino alla chiesa settecentesca del Crocifisso dalla facciata incompiuta, in piazza Mazzini; quel nome è un indizio, torno indietro sui miei passi, gli occhi mi vanno a caso su una lapide….18 Inoltre, l’alternarsi, nella narrazione, della prima e della terza persona, di questo interagire, di questo commentare partecipato, sono sicura testimonianza di quanto detto. Ad esempio, quando presenta la scena del matrimonio, interrompe la descrizione e scrive: Non mi risulta come i C. abbiano giustificato allo sposo l’insolito apparato di quella cerimonia…19; oppure, quando descrive la scena del ballo a Ragusa, scrive: E a questo punto mi piace immaginare Mariannina, tenutasi in disparte dalla finale baraonda, mettersi anche lei a battere le mani, corrugando le ciglia, in una espressione che le era solita nei rari momenti di divertita malizia20. O ancora l’intromissione relativa alla ricerca, a Genova delle strenne della rivista “La Donna e la Famiglia” a cui Mariannina collaborò e dove nel 1875 pubblicò l’ Ode a Giuseppe Migneco: Al mio tavolo di fòrmica e metallo attendo con una certa trepidazione. E giunge il commesso, sorridente e preciso mi dispone accanto le pile dei volumi della “Donna e la Famiglia”21. E tuttavia, tali interventi, insieme alla ricchezza di note a piè di pagina, danno al libro una strana qualità, assai particolare, che sta, appunto, tra la biografia romanzata, l’autobiografia e il saggio critico. Si aggiunga a ciò le innumerevoli citazioni dalle lettere con relativi e puntuali riferimenti e richiami e anche un breve intermezzo in cui la Carpinteri immagina un dialogo concitato, quasi alterco, tra Mariannina ed Ascenso, tratto dal carteggio e teatralmente presentato. Allora, si tratta proprio di un romanzo, come si attesta nella copertina? Non credo. In ogni caso, il libro aveva una sua intrinseca necessità e valide motivazioni, e come tale si proponeva ai lettori, agli ammiratori e agli studiosi della figura e dell’opera di Mariannina Coffa. In quegli anni, sappiamo bene, si discuteva animatamente sulla funzione del romanzo.
Ma quanti sono i notinesi, me compreso, che si sono incontrati con Mariannina Coffa? Tanti, in verità, hanno voluto dire il loro punto di vista, tanti hanno scritto articoli e interventi di varia natura; qualcuno, come il mio amico Biagio Iacono, ne ha fatto come un suo tema dominante e ha dedicato, si può dire, gran parte della sua vita intellettuale allo studio, alla conoscenza, alla fruizione, e alla diffusione della figura e della poesia della nostra poetessa. E tuttavia scarsa, a mio avviso assai scarsa, risulta l’attenzione critica sulla poesia di Mariannina, sulla sua piagnucolosa, dolorante, lacrimosa produzione poetica. E neppure in questo convegno mi sembra che ci sia stata particolare attenzione al problema. La vicenda personale e umana ha sempre avuto il sopravvento. Proprio su quella tristissima storia personale, Corrado Marescalco, un poeta anch’egli netino, nel 2003 ha voluto raccontare a modo suo “la triste storia di Mariannina Coffa”22; è questo, infatti, il sottotitolo di una biografia strutturata come un dramma in quattro parti ed un epilogo, dove vengono chiamati ad agire i personaggi più importanti di quella atroce vicenda umana ognuno per la sua parte, amici e nemici, samaritani e carnefici di questa giovane che avrebbe potuto avere ben altro destino23. Un’opera che, nella sua semplicità e direi quasi innocenza, testimonia un’ accorata partecipazione sentimentale, umana ed emotiva. Mettendo a confronto, in dialoghi accesi e vibranti i personaggi della storia, Marescalco sa restituire il clima di quegli anni che certamente ha studiato e conosciuto attraverso l’epistolario amoroso e non solo esso.
Lo studio di Angelo Fortuna Mariannina Coffa, L’Incompiuta24 si propone come racconto e insieme come saggio critico e l’autore correda di note entrambe le parti in cui divide il suo lavoro, aggiungendo una bibliografia degli scritti di e su Mariannina Coffa. La prima parte, infatti, è sostanzialmente il racconto della vita di Mariannina, dalla nascita ai funerali, dalla culla alla tomba. Fortuna racconta i vari momenti della vita di Mariannina, e li commenta a suo modo, deducendo e interpretando, leggendo tra le righe del carteggio amoroso anche il non detto, a volte anche proponendo sue soluzioni come quando di Ascenso Mauceri dice di riuscire a comprendere il giovane, ma non l’uomo maturo, l’umanista, lo scrittore, l’intellettuale che nel corso degli anni non poté realizzare il dramma interiore dell’amica, il suo desiderio di comprensione se non di perdono. Se questo fosse avvenuto, probabilmente le sofferenze morali della poetessa non sarebbero rimaste così fulminanti ed intense25. Riconosco al mio amico Angelo ottime capacità e lucidità di analisi, ma non sono d’accordo con lui su alcuni punti, sia quando, ad esempio ritiene che la Coffa non sia da collocare nel migliore dei casi tra la cosiddetta letteratura minore26, o quando, pur ritenendo fondamentale la raccolta delle lettere ordinata da Gino Raya, che egli dichiara essere stata la sua fonte principale, resta dell’opinione che la fama della Coffa resti più saldamente ancorata alla produzione poetica, lirica. Non se la prenda il mio amico, se io sono di opinione contraria, me egli sa bene che diverse voci fanno o potrebbero fare dolci note. Ogni opinione merita di essere rispettata ed io rispetto la sua, come rispetto la lettura delle poesie che egli affronta nella seconda parte del suo libro, premettendovi una breve introduzione, una giustificazione, un redde rationem. Cercherò –egli scrive – per quanto possibile, di ridurre all’essenziale i giudizi di merito, dal momento che lo scopo del presente studio è di avvicinare i lettori alla lettura di Mariannina Coffa, i cui versi, contrariamente alla convinzione di Gino Raya, che ha però l’indiscutibile merito di aver messo in evidenza il valore letterario e umano della corrispondenza col Mauceri, non meritano di essere sepolti nell’oblio. Varie composizioni, è vero, mancano di elaborazione artistica e di intensità poetica; molte altre, però, possono degnamente figurare in qualunque raccolta antologica comprendente i migliori poeti dell’Ottocento. Ignorarlo non è più possibile. La sua voce, poco ascoltata finora, merita certamente un posto non secondario nel panorama letterario italiano27. Passa quindi ad esaminare le varie raccolte, dalla prima, Poesie in differenti metri28 della tredicenne fanciulla fino ai versi della maturità, agli ultimi versi. Non entro nel merito della produzione poetica giacché, come ho detto, non è questo, qui il mio compito, ma non posso non dichiarare che, a mio avviso, nelle poesie l’oggetto amoroso viene spesso caricato oltremodo di segnali positivi e tende ad assumere connotazioni di maniera, sciogliendosi nei luoghi comuni del dettato tardo-romantico e facendosi altra cosa dal sentimento interiormente inteso; liriche, ritengo, di maniera, in cui il sentimento dovrebbe scorrere pianamente perché frutto non certo di una menzogna poetica, ma di una macerata prospettiva intima, e allineate e vincolate a forme compositive che altri già si sono lasciati alle spalle. E, ancora una volta, non posso non dichiarare di non essere d’accordo, con Angelo Fortuna sui rapporti di Mariannina con la Massoneria. Commentando infatti la famosa ode dedicata a Giuseppe Migneco, Fortuna ritiene che sbaglia chi pensa che il contatto con la massoneria totale, tramite il Migneco, abbia allontanato la poetessa dalla fede dell’infanzia, il giro della ruota: dalla visione cristiana all’armonia universale, all’immortal concetto. Lo dimostrerebbe anche l’uso, evidente, del linguaggio iniziatico. Indiscutibile l’accostamento alla Massoneria, indiscutibile l’influsso del medico omeopata su di lei. Ma sembra altrettanto indiscutibile che della Massoneria abbia recepito tutto ciò che poteva armonizzarsi con la fede in Gesù Cristo, nella trascendenza e nell’al di là cristiano: il ”gran concetto” per lei è, in sostanza, la verità cristiana29 . Io non ne sono convinto, non propendo per questa interpretazione; ma forse è per questo che Fortuna, quando racconta i funerali della Coffa, non fa alcun accenno alla presenza delle “insegne” massoniche, che pure c’erano, né che la “Loggia Elorina”, fondata da Lucio Bonfanti, fece imbalsamare il corpo della poetessa dal Dottor Francesco Orsoni e dal Dottor Corrado Rubera30, come attesta il cronachista netino sac. Corrado Puglisi. Ma tant’è. Ogni confronto è sempre produttivo, soprattutto per chi ritiene, come me, di non avere in tasca le chiavi della verità, che anzi va cercando.
Ancora nel 2003 un’altra biografia raccontata, La capinera che non sorrise31. di Concetto La Terra. Il ragusano La Terra, guidato da Biagio Iacono, ha voluto realizzare “un suo antico voto personale” come quello di porre un altro umile fiore ibleo sulla memoria della Donna e della Poetessa”. Ed è lo stesso Iacono ad affermare, nell’introduzione, che egli merita, proprio per questa sua candida semplicità letteraria, tutto il nostro sentito consenso emotivo specie quando, immergendosi nell’interiore travaglio di Mariannina, ne ripercorre con personale partecipazione i sogni e le angosce, ne mette a fuoco il dramma dei suoi quotidiani rapporti in seno alla Famiglia Morana di Ragusa, quando si reinventa nel dialetto ibleo del tempo pure i dialoghi con gli oltraggiosi o medievali rimproveri del rozzo Suocero verso la Nuora poetessa, istruita e… per questo, disonorata!32 . Tanto basta.
L’ultimo e più recente racconto della vita di Mariannina si deve alla siracusana (ma fattasi quasi adottare da Noto) Maria Lucia Riccioli che nel 2011, anno del 150° dell’Unità d’Italia, pubblica Ferita all’ala un’allodola33, ristampato da Giulio Perrone lo scorso anno. Non si tratta di un romanzo e di ciò ne hanno consapevolezza sia Paolo Di Paolo nei risvolti, sia Lia Levi che in quarta di copertina scrive che una ricerca storica tanto approfondita e minuziosa farebbe presupporre un romanzo che tragga il suo valore dalla forza dei fatti. Niente di più sbagliato. Del resto il termine “romanzo”, di cui oggi tanto impropriamente si abusa, non appare neppure in sottotitolo. Ferita all’ala un’allodola (verso preso in prestito, come dichiarato in epigrafe, dal visionario William Blake) è propriamente una biografia romanzata che va a fare il paio con quella di Teresa Carpinteri e che nulla aggiunge di nuovo alla conoscenza della biografia umana e intellettuale di Mariannina. Costruita, come l’altra, sul carteggio amoroso e su quanto da esso sia facile intuire, il pregio di questo libro tuttavia può essere squisitamente letterario, anche se, a mio avviso, esso è condizionato da una scrittura che alterna a lampi di sicuro e lucido lirismo la pesantezza della lezione linguistica di Camilleri. L’uso, infatti, di una terminologia dialettale ormai datata, a cui spesso la Riccioli ricorre e che non so se resiste ancora nell’inventore del commissario Montalbano, (è monotono, non lo leggo più, che altro avrebbe da dire?) è trapassato da gran tempo in favore di un uso smaliziato, originale, sapiente della lingua italiana che è la quarta lingua del mondo. Ma si sa, queste sono posizioni personali, poiché so bene che non si può stabilire a priori una lingua della narrazione o conformarsi a norme prestabilite e codificate. E mi viene in mente quel che diceva Vann’antò’: “nun è u cuntu ca importa, ma comu si cunta”. E tutti capiamo cosa vuol dire. Ma c’è, a mio avviso, un altro pregio, in questo libro, e cioè la capacità della scrittrice di saper costruire il testo con una sapiente tecnica di montaggio dei vari lacerti biografici e ricomporre il tutto in una unità armonica e, direi, cantante, cantilenante, come una sinfonia, soprattutto con l’elegante, soffice inserimento, tra le righe, della sua sensibilità e della sua capacità di commuoversi e di commuovere. Ma anche, e non è un aspetto del tutto secondario, la minuziosa e convincente ricostruzione del milieu storico nel tentativo, abbastanza riuscito, di ricomporre un ritratto, il più autentico possibile, rimettendo a posto i ruoli e i personaggi, scavando nelle situazioni, tracciando un quadro insieme storico e sociale. Ne vien fuori, alla fine, uno spaccato del tempo di cui si denunciano i sintomi negativi attraverso la reale mancanza di una dialettica sociale e culturale, ma assegnando a Mariannina un ruolo di indiscussa protagonista, quasi di eroina, anche se probabilmente caricata eccessivamente di positività.
A raccontare Mariannina, oltre che a studiarla con scienza ed amore, non si è sottratta neppure Marinella Fiume, che ha scritto un racconto, Notte chiara, riportato anche nel citato libro di Concetto La Terra; un racconto di poche pagine che scruta col fulmine della sintesi e in profondità la personalità di Mariannina utilizzando un iter narrativo dai tocchi leggeri e sapienti.
Ma prima di concludere desidero con qualche esempio, mettere a confronto la trasfigurazione narrativa che nelle varie narrazioni è stata fatta delle lettere di Mariannina, soprattutto della famosa lettera del 9 marzo 1870 che ovviamente qui sarebbe stato troppo lungo riportare34.

La scena del matrimonio
Mariannina
Sposai all’alba – la chiesa era deserta – camminavo come trasognata e mi pareva di non essere più sulla terra. Mio padre non mi accompagnò – non ebbi accanto un amico – da un lato avevo mia madre confusa e dolente anch’essa, dall’altro lato mio suocero, che col suo viso arcigno mi faceva spavento come l’angelo del male. Nicastro mi guardò commosso, e non ho obliato quello sguardo. Vi fu un istante in cui, senza parlarci, noi ci svelammo una lunga storia di dolori, di tradimenti, di miserie. Io ero impassibile –quando mi si pose in dito l’anello, Nicastro aveva gli occhi pieni di lagrime e non poteva leggere la lunga orazione latina di cui non compresi una parola. Terminata la cerimonia, ritornammo a casa; ma le strade erano ancora deserte perché di buon mattino. Presso la soglia della chiesa vi erano una povera e una fanciulla –forse avevano assistito alla cerimonia. La vecchia ci si accostò per chiedere l’elemosina e intanto diceva alla fanciulla: “è una sposa, come è bella, come è contenta”. Poverra donna! io non fui mai bella –ma d’onde argomentò la mia contentezza? – ero vestita modestamente e nulla in me addimostrava la sposa.
Carpinteri
Le nozze furono celebrate all’alba, con carattere di estrema riservatezza, dall’amico Sebastiano Nicastro; che alcuni giorni prima aveva ricevuto, come di rito, il “reciproco e libero” consenso degli sposi. Nicastro mi guardò commosso e non ho obliato quello sguardo. Vi fu un istante in cui, senza parlarci, noi ci svelammo una lunga storia di dolori, di tradimenti, di miserie. Io ero impassibile. Quando mi si pose l’anello al dito – da rilevare, non accenna mai allo sposo, nemmeno nel momento saliente della cerimonia- … Nicastro aveva gli occhi pieni di lagrime e non poteva leggere la lunga orazione latina di cui non compresi una parola. Era vestita modestamente, “nulla in lei addimostrava la sposa”, da un lato la madre, dall’altro il suocero. Il padre non la aveva accompagnata. Due testimoni e nessun invitato… All’uscita la sposa scese macchinalmente i gradini, la mano appoggiata al braccio del marito. Ancora di buon mattino, si avviarono per le strade deserte (pag. 127).
M. Fiume
Già, le sue fastose nozze! La chiesa deserta… camminava come trasognata nel suo modesto vestito…le pareva di non essere più sulla terra. Non c’era suo padre al suo braccio… glien’era mancata la faccia… da un lato sua madre, confusa e preoccupata, dall’altro il viso arcigno di suo suocero. Impassibile si fece mettere l’anello di gemme al dito. Le strade al ritorno deserte…Davanti alla soglia della chiesa una vecchia mendicante: “ Che bella sposa! E com’è felice!”, mentiva per ricevere una generosa elemosina…(pag. 107)
M.L. Riccioli
Padre Saverio Nicastro finì di pronunciare le parole del rito –strano matrimonio, strano davvero… I testimoni quasi seccati di dover presenziare…I genitori della sposa…una mummia impietrata lei, e dov’era Salvatore Coffa?… non aveva accompagnata la figlia all’altare… Fece giorno. Era e non era giorno ancora… Le strade deserte s’andavano animando poco a poco. Lo strano corteo nuziale venne fermato da una vecchia e una fanciulla.
-E’ una sposa… com’è bella, com’è contenta..
Morana, per farla tacere, le cacciò in mano una moneta. Mariannina alzò la testa. La vecchia la guardò e smentì con gli occhi la bugia detta per rimediare un’elemosina svogliata. (pagg. 162-163)

La scena del pranzo

Mariannina
Giunte a casa trovai la sola famiglia Sierna, il Nicastro e il Notaro Luigi Perricone. Restammo tutti insieme pel pranzo. Mio Padre si sentiva poco bene, e pareva invecchiato di venti anni. Si pranzò; non vi era gioia, non accenti scherzevoli, eravamo come fantasmi – perchè l’amore non allegrava il convito. Ascenso, non oblierò mai le lagrime di mio fratello Peppino durante quell’eterno pranzo. Era gioia – era dolore?

Carpinteri
Il pranzo si svolse sullo stesso tono della cerimonia. Soli invitati il notaio e il sacerdote Nicastro, i familiari di Peppina Siena… Durante quel pranzo “interminabile” il pianto improvviso del fratello Peppino. Lo guardò con distaccata meraviglia, non apparteneva ormai lei ad un altro mondo’? E perché egli piangeva, “era gioia, era dolore”? (pag. 127)

Riccioli
A casa i Siena, padre Nicastro e il notaio Luigi Perricone. Il pranzo sembrò un convito di fantasmi. Peppino lacrimava sul piatto. Salvatore Coffa non sostenne lo sguardo della figlia e sedette a tavola senza quasi toccare cibo. Sembrava che quella mattinata l’avesse invecchiato di vent’anni.(pag. 163-164)

La Terra
Al pranzo erano presenti i Siena, il notaio e il prete Nicastro: Peppino, forse per la gioia di veder Mariannina sposata oppure perché andava a Ragusa, ruppe in un pianto senza fine rendendo quel pranzo ancor meno nuziale. (pag. 44)

La scena dell’anello

Mariannina
Prima di partire Peppina mi confessò tutto – essa era stata avvisata, sapeva pria di me l’intreccio del matrimonio, e aveva agito per la mia felicità. Mi donò un piccolo anello, che mi pose essa stessa al dito accanto a quello che mi si era dato in chiesa. “Così va bene, mi disse, accennando ai due anelli, l’amore e l’amicizia”. Ci guardammo, e forse si spaventò del mio sguardo, perché io mi tolsi dal dito l’anello di sponsalizio e lo conservai. “Pensi al passato? –mi disse sbigottita- alienati, hai fatto un sacrifizio, ed hai messo la pace nella tua famiglia”. Io non risposi, ma sin d’allora non portai più l’anello di gemme.

Carpinteri
In camera, già vestita da viaggio, badava agli ultimi preparativi. Peppina Siena, in aria misteriosa e insieme trionfante – Bene, ora che è fatta, voglio dirti proprio tutto: io sapevo dell’intreccio di questo matrimonio quando tu non ne sapevi niente… Se qualche volta ho esagerato nel riferirti qualche cosetta, devi pur credere, lo ho fatto per la tua felicità. La fissò in volto senza capire, come colta nel sonno…La guardò in fondo agli occhi, con le ciglia corrugate. Quella abbassò la testa, come intenta ad infilarle al dito un suo piccolo anello accanto a quello nuziale:- Così va bene – disse – l’amicizia accanto all’amore. Per tutta risposta si sfilò dal dito il recente anello nuziale con le gemme e lo ripose, decisa a non più portarlo.
-Pensi al passato?
Le voltò le spalle.(Pag. 128)

La Terra
Mentre, poi, Mariannina si preparava per il viaggio, Peppina –l’amica fidata – tutta contenta le disse: “ Ora che ti sei sposata, voglio dirti tutto. Io sapevo di questo matrimonio, se non ti ho detto nulla avrò anche esagerato un po’, ma l’ho fatto per il tuo bene e per la tua felicità”… La fissò negli occhi atterrita e con quello sguardo l’accusava d’infamia. Peppina, intanto, s’era sfilato un anello e glielo mise al dito accanto a quello nuziale dicendole.” L’amicizia accanto all’amore”! Mariannina non rispose e, poi, cosa mai avrebbe potuto dirle, se anche lei l’aveva tradita? (pag. 44)

Riccioli
Peppina l’abbracciò prima di partire, prese la sinistra di Mariannina e le pose al medio, accanto all’anulare ingemmato, un anello.
-Così va bene: l’amore e l’amicizia.
Mariannina si tolse la fede nuziale e trapassò l’amica con uno sguardo che l’atterrì. Dunque le scottava, quell’anello. Sposa da poche ore e non sopportava di sentirselo addosso. Peppina lottò per ricacciare indietro le lacrime, per trovare parole per…Trovò quelle che le parvero più adatte…
– Io sapevo tutto, ma ho agito per la tua felicità…perché pensi al passato? Hai fatto un sacrificio, ed hai messo la pace nella tua famiglia.
Mariannina si passò le mani sull’abito da viaggio.
– E’ tardi, devo andare. (Pag. 164)

La scena della treccia

Mariannina
Quando io guardo questi oggetti sì cari, dico talora a me stessa: conservò Ascenso i miei capelli? O li distrusse inesorabile per distruggere con essi la memoria di colei che lo aveva tradito?…Oh se sapeste: quando venni qui, quando ero costretta a vestirmi con eleganza per ricevere le persone che mi visitavano, io intrecciavo i miei capelli innanzi alla cognata che mi faceva compagnia e mi amava come una sorella. Peccato!, mi disse un giorno, ti manca quasi la metà di una treccia – e come è avvenuta questa disgrazia? – Disgrazia! Aveva ragione. Balbettai alcune parole di scusa e mutai discorso.
Carpinteri
Doveva cambiarsi in tutta fretta, vestirsi con eleganza; arrivava gente in visita, a conoscere la nuova sposa. La aiutava ad acconciarsi la cognata Lucia, sposata al Comitini, la sola a mostrarle qualche familiarità di sorella: – Peccato, ti manca quasi la metà di una treccia. E come ti è successa questa disgrazia?
-Disgrazia.
(Ancora Ascenzio, la ciocca che gli aveva regalata. “Conservò egli i suoi capelli, o li distrusse inesorabile per distruggere con essi la memoria di colei che lo aveva tradito?” (pag. 137)
La Terra
Nei primi giorni fu tutto un ricevimento di parenti ed amici, fra i quali venne anche a renderle omaggio il Dott. Filippo Pennavaria, medico della famiglia. Mariannina, sempre elegantemente vestita, veniva aiutata dalla cognata Lucia che, pettinandola, s’accorse della ciocca di capelli mancante e, tutta stupita, le chiese: “Come ti è capitata questa disgrazia?” Ella trasalì, inventò una scusa e, col cuore, ricordò quando s’era tagliata quella ciocca per darla in pegno d’amore ad Ascenzio. Mille idee e mille pensieri invasero la sua mente (pag. 46).
Riccioli
Mariannina disfaceva il pratico toupet e le onde dei capelli, non più domate da mollette e fermagli, dilagavano sulla schiena sul collo sul petto. Poi, davanti alla cognata Comitini, l’unica che le volesse un po’ di bene e che dagli occhi non saettasse invidia o veleno, iniziava ad intrecciarli.
-Peccato!
-Che cosa?
-Ti manca quasi metà d’una treccia… e com’è avvenuta questa disgrazia?
Mariannina balbettò qualche parola di scusa. –Oh.. una pilucchera inesperta, quando mi fidanzai con vostro fratello… io ero nervosa e…
Poteva dirle che Ascenzio custodiva i suoi capelli? O forse no, li distrusse inesorabile per distruggere con essi la memoria di colei che lo aveva tradito… (pag. 208-209)

Mi avvìo a concludere, ma devo anche dire che Mariannina è stata raccontata anche in versi e per questo, visto che di una poetessa stiamo trattando, mi piace leggervi una poesia in dialetto siciliano di Gaetano Passarello, pubblicata nella sua raccolta titolata La carcarazzata35, anche per fare omaggio ai “cugini” ragusani:

A RAGUSA DAVANTI ALLA CASA
DI MARIANNINA COFFA

All’angulu di ‘na strada c’è ‘palazzu
ca pari ca vulissi arriparari
di tramuntana quannu c’è vintazzu
li massari ca stannu a raggiunari
di provuli, furmaggiu e di viteddi.
E’ na fudda d’ommini vistuti
di nivuru affumatu. Li cappeddi?
-Sunnu ppi cavaleri arrinisciuti.
Dicinu sti massari rausani
ca se li senti e si li vuoi studiari
pari s’ancora siculi e sicani
sunnu tinuti cca a rapprisintari.
Nuddu s’adduna di ‘na valatedda
unni c’è scrittu un nomu fimminili.
Cca parrunu di caciu e muzzaredda!
Hannu raggiuni, nun su cosi vili!
Ma ‘n ta dda petra quantu ‘n fazzulettu
c’è scrittu un nomu: Coffa Mariannina.
Arreri a stu barcuni avia lu lettu,
e di cca s’affacciava ogni matina.
Vardava u celu, la chiesa e la campana
E s’asciugava l’occhi lacrimanti.
Pinsava alla sua Notu assai luntana
E pinsava puru a lu so amanti.
Poi riturnava intra muta e stanca
E tanti versi amari idda scrivìa
Dicennu: Ascenzu miu, tuttu mi manca,
nun pozzu cchiù campari senza tia.
E morsi, e fu pp’amuri ca sinn’ìu!
Scrivennu versi chini di duluri.
Ora è luntana ed è vicina a Diu
E nui sintemu ancora lu so’ amuri.
Amici ragusani, spissu sentu
Ca tra li dui città, Notu e Ragusa,
c’è un rapportu d’amuri, un sintimentu.
E c’è sta puitissa, sta carusa

C’a a stringiri stu vinculu cuncurri.
E’ comu l’acqua d’un ciumi ‘nto jardinu
C’arrifrisca dui spondi quannu scurri
Abbivirannu rosi e biancuspinu.
Ora non vi scurdati st’angiliddu
Ca scrissi tanti versi ‘nzuccarati.
Se ‘nta dda petra mittiti un ciuriddu
‘nforza l’amuri di li dui citati.

E desidero chiudere con le parole di Gino Raya, per rendere omaggio anche alla sua memoria, al ricordo di chi, nel 1957, con la pubblicazione delle Lettere ad Ascenso, portò all’attenzione degli studiosi l’avventura umana e letteraria di Mariannina Coffa:
Un Comune, anche di modeste possibilità, non dovrebbe mai trascurare il ricordo dei suoi figli migliori, pur senza snaturarne il volto mediante le solite apologie. (G. Raya, Lettera a B. Iacono da Fiuggi, Ferragosto 1984).

NOTE

1 Marinella Fiume, Sibilla arcana- Mariannina Coffa (1841 -1878), Caltanissetta, Lussografica, 2000.
2 Cfr. “La Sicilia”, Catania, 7 giugno 1978, pag. 42
3 Mariannina Coffa, Poesie scelte, a cura di B. Iacono, Noto, Sicula editrice, 1988
4 M. Fiume – B. Iacono, Voglio il mio cielo, Acireale-Roma, Bonanno Editore, 2015
5 Cfr. Carmelo Sgroi, Cultura e movimenti d’idee in Noto nel sec. XIX, Catania, Studio editoriale moderno, 1930, pagg. 67-81. Tra l’altro, nella sua impietosa analisi scrive: …Ma, purtroppo, lo stile abbondante, verboso, cascante, in lei si era come connaturato, sicché quando prendeva a cantare i suoi affetti, non le riusciva di abbandonare la solita maniera, di umiliare la sua mente alla precisione dell’espressione. Ella si abbandonava all’impeto irrompente del verso, all’espressione impropria, vaga, alla facile aggettivazione…
6 Cfr. in M. Coffa, Poesie scelte, a cura del Municipio, Noto, Zammit, 1882. Una delegazione di cittadini promotori dell’iniziativa e innamorati della poesia della Coffa, si recò a Napoli per ottenere dal De Sanctis, ormai vecchio e quasi cieco, un suo giudizio. Il Maestro, che non poteva più leggere, ascoltò le poesie lette da uno dei delegati ed espresse il seguente giudizio che venne pubblicato come prefazione all’elegante volumetto: L’autrice di questi versi non osò essere donna, e cullò tutta la sua vita nei sogni e nei desii vaghi, indefiniti della prima età. Ti giungono sussurri, mormorii, melodie, e non sai onde vengono e dove vanno. Martire della sua anima rimasta vergine e quasi infantile, passò sulla terra, guardando al Cielo dove cercava la patria sua, e dove sperava quiete. Questi versi raccolse la sua città natale con pietosa cura e onorando lei , onorò se stessa.
7 M.Coffa, Lettere ad Ascenso, a cura di Gino Raya, Siracusa-Roma-Milano, Ed. Ciranna, 1957
8 G. Raya, L’occulto fuoco di M. Coffa. Un epistolario inedito, Roma, “La Nuova Antologia”, agosto 1955, pagg. 500-516
9 G. Raya, Le caste e appassionate lettere d’una poetessa siciliana,
10 Nicolò Mineo, Mariannina Coffa in “Sibilla arcana”, (a cura di B. Iacono), in “La Gazzetta di Noto”, n. 4, ottobre 2000, pag. 115.
11 Ibid. pag. 114
12 Francesco Genovesi, Storia di una martire, Napoli, Chiurazzi, 1900
13 Giuseppe Leanti, Una poetessa della patria e del dolore, Noto, Zammit, 1923
14 Cfr. M. Fiume, Sibilla arcana, cit., pag. 151
15 Ibid, pag. 152
16 Teresa Carpinteri, L’eringio, Palermo, Flaccovio, 1978
17 Ibid. pag. 18
18 Ibid. pag. 19
19 Ibid. pag. 127
20 Ibid. pagg. 153-154
21 Ibid. pag. 155
22 Corrado Marescalco, Solitudine – La triste storia di Mariannina Coffa, Noto, Edizioni Pro Noto, 2003
23 Ibid. pag. VI
24 Angelo Fortuna, Mariannina Coffa-L’incompiuta, Noto, Editrice Alveria, 2002
25 Ibid. pag. 27
26 Ibid. pag. 145
27 Ibid. pag. 87
28 M. Coffa, Poesie in differenti metri, Siracusa, Pulejo, 1855
29 A. Fortuna, cit., pagg. 141-142
30 Corrado Puglisi, Cronica della città di Noto, vol. I, 1871-1880, Noto, Edizioni Pro Noto, 1988, pag. 124.
31 Concetto La Terra, La capinera che non sorrise, a cura di B. Iacono, Noto, Sicula editrice – Netum, 2003
32 Ibid. pag. 9
33 Maria Lucia Riccioli, Ferita all’ala un’allodola, Roma, Perrone editore, 2013
34 Tale lettera, scritta da Ragusa e indirizzata ad Ascenso, in quindici facciate, si può leggere integralmente sia nella raccolta di Lettere curata da Gino Raya (pagg. 137-144), sia in Sibilla a,mrcana di M. Fiume (pagg. 314-317)
35 Gaetano Passarello, La carcarazzata, Noto, Sicula Editrice, 1972

Vi offro il mio pezzo inedito a commento del saggio di Enzo Papa, che ringrazio ancora.

Sono onorata e felice che Enzo Papa, studioso e critico oltre che scrittore di non poco merito – “La città dei fratelli”, uscito per Le Edizioni dell’Ariete, è stato una delle mie fonti per scrivere di Mariannina Coffa e del suo milieu storico-politico – nel suo saggio “Mariannina raccontata” (uscito nel volume edito nel 2016 da Armando Siciliano Editore per raccogliere gli interventi del convegno “Sguardi plurali” del 2014) abbia citato e analizzato il mio romanzo storico “Ferita all’ala un’allodola”, che ha come protagonista la poetessa e patriota netina di cui quest’anno ricorrono i 140 anni della scomparsa, avvenuta il 6 gennaio del 1878.

Sentirsi parte di un continuum ininterrotto di studi e di scritti sulla poetessa rappresenta una grande soddisfazione perché ci si rende conto di aver potuto fornire un contributo ancorché modesto alla conoscenza sempre maggiore e approfondita della vita e delle opere di Mariannina Coffa.

Queste mie note costituiscono un semplice ringraziamento ad Enzo Papa ma anche l’occasione per alcune precisazioni.

“Ferita all’ala un’allodola” si pone come un’opera di tipo differente rispetto ai lavori di Biagio Iacono, Marinella Fiume, Angelo Fortuna – che insieme ad altri studiosi della poetessa ho letto e leggo, ammiro e stimo –: per il mio scritto rivendico lo statuto di romanzo, per diversi motivi.

Ben nota Papa che l’epistolario amoroso Coffa- Mauceri costituisce “in effetti il romanzo d’amore di Mariannina per Ascenso”, più precisamente “un romanzo epistolare”, grazie al certosino lavoro di Marinella Fiume che ha ricostruito entrambe le voci del dialogo in forma di lettera e sommamente letterario che è la corrispondenza tra la poetessa e il suo maestro di pianoforte, drammaturgo impegnato nel fermento politico pre e post risorgimentale, docente e primo preside del Liceo di Noto.

Ma anche se possiamo leggerlo come un romanzo, sempre di un epistolario si tratta, mentre il primo romanzo, anzi “la prima biografia romanzata di un certo rilievo si deve, come si sa, a Teresa Carpinteri”: nel 1978, primo centenario della morte di Mariannina, per i tipi di Flaccovio esce infatti “L’eringio” (anche se sarebbe interessante leggere “Mariannina e il mal d’amore” della novarese Pina Ballario, pubblicato a Roma nel 1956). “L’eringio” ricostruisce la vicenda coffiana con scrupolo documentario e a mio modo di vedere con uno stile in cui il narratore – la stessa Carpinteri – spesso interviene dialogando a distanza con la poetessa. Non per questo il libro perde il proprio status di romanzo, come accade per esempio in “Vita” di Melania G. Mazzucco (Rizzoli 2003), in cui l’autrice ricostruisce la vicenda dell’emigrazione del proprio nonno in America, intrecciando alla narrazione il proprio viaggio alla ricerca delle tracce dei propri antenati. Vita e Melania sembra che giochino a rincorrersi, proprio come Teresa e Mariannina ne “L’eringio”: Papa scrive che la “strana qualità, assai particolare” del libro sta nel suo essere una biografia romanzata, un’autobiografia e un saggio critico insieme, cui però il critico non riconosce lo status di romanzo, “etichetta” che io rivendico non solo per il mio “Ferita all’ala un’allodola” ma che credo si attagli anche al libro di Teresa Carpinteri, perché il romanzo, la cui morte è annunciata da almeno un secolo ma il cui necrologio nessuno riesce ancora a scrivere, prevede molti gradi di separazione tra l’ellissi/ eclissi totale del narratore e la sua esibizione o perfino la sua deliberata intromissione nella narrazione.

Ecco cosa scrive Papa a proposito del mio romanzo: “L’ultimo e più recente racconto della vita di Mariannina si deve alla siracusana (ma fattasi quasi adottare da Noto) Maria Lucia Riccioli che nel 2011, anno del 150° dell’Unità d’Italia, pubblica “Ferita all’ala un’allodola”, ristampato da Giulio Perrone lo scorso anno. Non si tratta di un romanzo e di ciò ne hanno consapevolezza sia Paolo Di Paolo nei risvolti, sia Lia Levi che in quarta di copertina scrive che una ricerca storica tanto approfondita e minuziosa farebbe presupporre un romanzo che tragga il suo valore dalla forza dei fatti. Niente di più sbagliato. Del resto il termine “romanzo”, di cui oggi tanto impropriamente si abusa, non appare neppure in sottotitolo. “Ferita all’ala un’allodola” (verso preso in prestito, come dichiarato in epigrafe, dal visionario William Blake) è propriamente una biografia romanzata che va a fare il paio con quella di Teresa Carpinteri e che nulla aggiunge di nuovo alla conoscenza della biografia umana e intellettuale di Mariannina”.

Vero, verissimo il fatto che dietro la stesura di questo romanzo – mi ostino a chiamarlo tale – ci sia stata una ricerca minuziosa e approfondita: gli scritti di e su Mariannina sono stati da me scandagliati non con il piglio dello storico o del critico ma con quello del romanziere, che nelle crepe, nelle fessure, nel non detto, negli strappi e nelle lacune dei documenti cerca il dicibile romanzesco, la narrazione, la descrizione, il dialogo, la polifonia del contesto – per scrivere “Ferita all’ala un’allodola” ho tra l’altro ri-letto tanta narrativa coeva per allenare la mia penna e farla correre al ritmo della scrittura ottocentesca, ho scandagliato carte d’archivio la cui lingua così peculiare è confluita nella mia scrittura; c’è inoltre tanta, tantissima musica in questo romanzo, specie l’opera, che era la colonna sonora del Risorgimento e che sia Mariannina che Ascenso frequentavano sia come fruitori che come dilettanti, cantando e suonando romanze e arie. Ricordo per inciso che Ascenzio Mauceri aveva frequentato a Napoli il Conservatorio di San Pietro a Maiella, da cui erano usciti musicisti del calibro di Vincenzo Bellini. Chi legge “Ferita all’ala un’allodola” noterà gli incastri, le tarsie, gli impasti che ho tentato di fare ri-ascoltando tanta musica dell’epoca e ri-leggendo i libretti d’opera, spesso vera e propria poesia di per se stessi e non solo base per la musica.

Continua Papa: “Costruita, come l’altra, sul carteggio amoroso e su quanto da esso sia facile intuire, il pregio di questo libro tuttavia può essere squisitamente letterario, anche se, a mio avviso, esso è condizionato da una scrittura che alterna a lampi di sicuro e lucido lirismo la pesantezza della lezione linguistica di Camilleri. L’uso, infatti, di una terminologia dialettale ormai datata, a cui spesso la Riccioli ricorre e che non so se resiste ancora nell’inventore del commissario Montalbano, (è monotono, non lo leggo più, che altro avrebbe da dire?) è trapassato da gran tempo in favore di un uso smaliziato, originale, sapiente della lingua italiana che è la quarta lingua del mondo. Ma si sa, queste sono posizioni personali, poiché so bene che non si può stabilire a priori una lingua della narrazione o conformarsi a norme prestabilite e codificate. E mi viene in mente quel che diceva Vann’antò’: “nun è u cuntu ca importa, ma comu si cunta”. E tutti capiamo cosa vuol dire”.

Papa riconosce pregi letterari al mio romanzo, ma contesta l’utilizzo del dialetto e per di più di un dialetto camilleriggiante, se mi si passa il termine. La mia familiarità con il dialetto è di lunga data: sono cresciuta perfettamente bilingue grazie alla sapienza di mia madre – posso davvero dire che il siciliano è per me lingua mater in tutti i sensi – e frequento il dialetto anche per scrivere poesia: è del 2014 il mio “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu”, uscito per i tipi di Algra Editore, in cui ho messo in versi i “cunti” dei miei nonni materni, lavoro più che decennale. Mi sono nutrita di Verga, Capuana, Pirandello, Sciascia, Bufalino, Consolo e non solo: amo Martoglio e altri grandi e minimi che ci hanno regalato poesia e teatro in siciliano con risultati letterari altissimi. Camilleri, che leggo per le sue capacità di affabulatore e cui riconosco il pregio di essersi ritagliato a sua immagine una scrittura personale, uno stile che ormai ci suona familiare, se ha avuto un’influenza sulla stesura di “Ferita all’ala un’allodola” lo ha fatto perché ho riletto per l’occasione i suoi romanzi storici (quelli ambientati nella Vigàta ottocentesca); l’uso che faccio del dialetto nel romanzo è funzionale alla caratterizzazione dei personaggi: vari registri linguistici per l’Italiano delle classi più o meno alfabetizzate e colte, il dialetto per le classi popolari, senza dimenticare il fatto che il siciliano veniva utilizzato correntemente per la comunicazione quotidiana anche dalle persone più istruite – come si evince anche dall’epistolario coffiano scandagliato da Marinella Fiume e Biagio Iacono, in cui è interessante notare le interferenze del dialetto sulla scrittura pur sorvegliata e sempre in lingua italiana della poetessa.

“Ma c’è, a mio avviso, un altro pregio, in questo libro, e cioè la capacità della scrittrice di saper costruire il testo con una sapiente tecnica di montaggio dei vari lacerti biografici e ricomporre il tutto in una unità armonica e, direi, cantante, cantilenante, come una sinfonia, soprattutto con l’elegante, soffice inserimento, tra le righe, della sua sensibilità e della sua capacità di commuoversi e di commuovere. Ma anche, e non è un aspetto del tutto secondario, la minuziosa e convincente ricostruzione del milieu storico nel tentativo, abbastanza riuscito, di ricomporre un ritratto, il più autentico possibile, rimettendo a posto i ruoli e i personaggi, scavando nelle situazioni, tracciando un quadro insieme storico e sociale. Ne vien fuori, alla fine, uno spaccato del tempo di cui si denunciano i sintomi negativi attraverso la reale mancanza di una dialettica sociale e culturale, ma assegnando a Mariannina un ruolo di indiscussa protagonista, quasi di eroina, anche se probabilmente caricata eccessivamente di positività”: qui Papa evidenzia i pregi riscontrati nel mio libro e non posso non ringraziarlo. Il mio lavoro mirava al verosimile manzoniano: il contesto andava ricostruito senza invenzioni gratuite né forzature, men che mai anacronismi o proiezioni del 2011 sul 1860. Per quanto riguarda il rapporto con la protagonista, ho tentato un approccio empatico, per potermi avvicinare – io donna del XXI secolo – ad una conterranea del XIX: per commuovere i lettori ho dovuto commuovermi io per prima, per farli immergere nel milieu storico-politico dell’epoca ho dovuto ristudiarla io per prima, per creare suggestione, per tentare di far rivivere l’atmosfera poetica, culturale, musicale del nostro Risorgimento ho dovuto riviverla in prima persona aiutandomi con i libri, le “sudate carte”, i documenti, la musica, l’arte, senza tralasciare i sopralluoghi in loco, quasi a voler ripercorrere le orme dei miei personaggi eliminando – o fingendo di farlo, questa è la magia della letteratura – le barriere spazio-temporali che ci dividono.

Il saggio di Papa conclude mettendo a confronto “la trasfigurazione narrativa che nelle varie narrazioni è stata fatta delle lettere di Mariannina, soprattutto della famosa lettera del 9 marzo 1870” in cui Mariannina Coffa narra delle proprie nozze con Giorgio Morana, possidente ragusano: all’alba dell’8 aprile del 1860, giorno di Pasqua, data fatidica per i moti risorgimentali in Sicilia, nella Cattedrale di Siracusa avviene lo sposalizio tanto aborrito dalla poetessa.

“La scena del matrimonio

Mariannina

Sposai all’alba – la chiesa era deserta – camminavo come trasognata e mi pareva di non essere più sulla terra. Mio padre non mi accompagnò – non ebbi accanto un amico – da un lato avevo mia madre confusa e dolente anch’essa, dall’altro lato mio suocero, che col suo viso arcigno mi faceva spavento come l’angelo del male. Nicastro mi guardò commosso, e non ho obliato quello sguardo. Vi fu un istante in cui, senza parlarci, noi ci svelammo una lunga storia di dolori, di tradimenti, di miserie. Io ero impassibile –quando mi si pose in dito l’anello, Nicastro aveva gli occhi pieni di lagrime e non poteva leggere la lunga orazione latina di cui non compresi una parola. Terminata la cerimonia, ritornammo a casa; ma le strade erano ancora deserte perché di buon mattino. Presso la soglia della chiesa vi erano una povera e una fanciulla –forse avevano assistito alla cerimonia. La vecchia ci si accostò per chiedere l’elemosina e intanto diceva alla fanciulla: “è una sposa, come è bella, come è contenta”. Poverra donna! io non fui mai bella –ma d’onde argomentò la mia contentezza? – ero vestita modestamente e nulla in me addimostrava la sposa.

Carpinteri

Le nozze furono celebrate all’alba, con carattere di estrema riservatezza, dall’amico Sebastiano Nicastro; che alcuni giorni prima aveva ricevuto, come di rito, il “reciproco e libero” consenso degli sposi. Nicastro mi guardò commosso e non ho obliato quello sguardo. Vi fu un istante in cui, senza parlarci, noi ci svelammo una lunga storia di dolori, di tradimenti, di miserie. Io ero impassibile. Quando mi si pose l’anello al dito – da rilevare, non accenna mai allo sposo, nemmeno nel momento saliente della cerimonia – … Nicastro aveva gli occhi pieni di lagrime e non poteva leggere la lunga orazione latina di cui non compresi una parola. Era vestita modestamente, “nulla in lei addimostrava la sposa”, da un lato la madre, dall’altro il suocero. Il padre non la aveva accompagnata. Due testimoni e nessun invitato… All’uscita la sposa scese macchinalmente i gradini, la mano appoggiata al braccio del marito. Ancora di buon mattino, si avviarono per le strade deserte (pag. 127).

  1. Fiume

Già, le sue fastose nozze! La chiesa deserta… camminava come trasognata nel suo modesto vestito…le pareva di non essere più sulla terra. Non c’era suo padre al suo braccio… glien’era mancata la faccia… da un lato sua madre, confusa e preoccupata, dall’altro il viso arcigno di suo suocero. Impassibile si fece mettere l’anello di gemme al dito. Le strade al ritorno deserte…Davanti alla soglia della chiesa una vecchia mendicante: “ Che bella sposa! E com’è felice!”, mentiva per ricevere una generosa elemosina…(pag. 107).

M.L. Riccioli

Padre Saverio Nicastro finì di pronunciare le parole del rito – strano matrimonio, strano davvero… I testimoni quasi seccati di dover presenziare… I genitori della sposa… una mummia impietrata lei, e dov’era Salvatore Coffa?… non aveva accompagnata la figlia all’altare… Fece giorno. Era e non era giorno ancora… Le strade deserte s’andavano animando poco a poco. Lo strano corteo nuziale venne fermato da una vecchia e una fanciulla.

– È una sposa… com’è bella, com’è contenta…

Morana, per farla tacere, le cacciò in mano una moneta. Mariannina alzò la testa. La vecchia la guardò e smentì con gli occhi la bugia detta per rimediare un’elemosina svogliata (pagg. 162-163).

 

La scena del pranzo

 

Mariannina

Giunte a casa trovai la sola famiglia Siena, il Nicastro e il Notaro Luigi Perricone. Restammo tutti insieme pel pranzo. Mio Padre si sentiva poco bene, e pareva invecchiato di venti anni. Si pranzò; non vi era gioia, non accenti scherzevoli, eravamo come fantasmi – perché  l’amore non allegrava il convito. Ascenso, non oblierò mai le lagrime di mio fratello Peppino durante quell’eterno pranzo. Era gioia – era dolore?

Carpinteri

Il pranzo si svolse sullo stesso tono della cerimonia. Soli invitati il notaio e il sacerdote Nicastro, i familiari di Peppina Siena… Durante quel pranzo “interminabile” il pianto improvviso del fratello Peppino. Lo guardò con distaccata meraviglia, non apparteneva ormai lei ad un altro mondo? E perché egli piangeva, “era gioia, era dolore”? (pag. 127).

 

Riccioli

A casa i Siena, padre Nicastro e il notaio Luigi Perricone. Il pranzo sembrò un convito di fantasmi. Peppino lacrimava sul piatto. Salvatore Coffa non sostenne lo sguardo della figlia e sedette a tavola senza quasi toccare cibo. Sembrava che quella mattinata l’avesse invecchiato di vent’anni (pag. 163-164).

La Terra

Al pranzo erano presenti i Siena, il notaio e il prete Nicastro: Peppino, forse per la gioia di veder Mariannina sposata oppure perché andava a Ragusa, ruppe in un pianto senza fine rendendo quel pranzo ancor meno nuziale (pag. 44).

 

La scena dell’anello

 

Mariannina

Prima di partire Peppina mi confessò tutto – essa era stata avvisata, sapeva pria di me l’intreccio del matrimonio, e aveva agito per la mia felicità. Mi donò un piccolo anello, che mi pose essa stessa al dito accanto a quello che mi si era dato in chiesa. “Così va bene, mi disse, accennando ai due anelli, l’amore e l’amicizia”. Ci guardammo, e forse si spaventò del mio sguardo, perché io mi tolsi dal dito l’anello di sponsalizio e lo conservai. “Pensi al passato? –mi disse sbigottita- alienati, hai fatto un sacrifizio, ed hai messo la pace nella tua famiglia”. Io non risposi, ma sin d’allora non portai più l’anello di gemme.

Carpinteri

In camera, già vestita da viaggio, badava agli ultimi preparativi. Peppina Siena, in aria misteriosa e insieme trionfante – Bene, ora che è fatta, voglio dirti proprio tutto: io sapevo dell’intreccio di questo matrimonio quando tu non ne sapevi niente… Se qualche volta ho esagerato nel riferirti qualche cosetta, devi pur credere, lo ho fatto per la tua felicità. La fissò in volto senza capire, come colta nel sonno… La guardò in fondo agli occhi, con le ciglia corrugate. Quella abbassò la testa, come intenta ad infilarle al dito un suo piccolo anello accanto a quello nuziale: – Così va bene – disse – l’amicizia accanto all’amore. Per tutta risposta si sfilò dal dito il recente anello nuziale con le gemme e lo ripose, decisa a non più portarlo.

– Pensi al passato?

Le voltò le spalle (Pag. 128).

La Terra

Mentre, poi, Mariannina si preparava per il viaggio, Peppina – l’amica fidata – tutta contenta le disse: “ Ora che ti sei sposata, voglio dirti tutto. Io sapevo di questo matrimonio, se non ti ho detto nulla avrò anche esagerato un po’, ma l’ho fatto per il tuo bene e per la tua felicità”… La fissò negli occhi atterrita e con quello sguardo l’accusava d’infamia. Peppina, intanto, s’era sfilato un anello e glielo mise al dito accanto a quello nuziale dicendole.” L’amicizia accanto all’amore”! Mariannina non rispose e, poi, cosa mai avrebbe potuto dirle, se anche lei l’aveva tradita? (pag. 44).

Riccioli

Peppina l’abbracciò prima di partire, prese la sinistra di Mariannina e le pose al medio, accanto all’anulare ingemmato, un anello.

– Così va bene: l’amore e l’amicizia.

Mariannina si tolse la fede nuziale e trapassò l’amica con uno sguardo che l’atterrì. Dunque le scottava, quell’anello. Sposa da poche ore e non sopportava di sentirselo addosso. Peppina lottò per ricacciare indietro le lacrime, per trovare parole per…Trovò quelle che le parvero più adatte…

– Io sapevo tutto, ma ho agito per la tua felicità… perché pensi al passato? Hai fatto un sacrificio, ed hai messo la pace nella tua famiglia.

Mariannina si passò le mani sull’abito da viaggio.

– È tardi, devo andare (Pag. 164).

 

La scena della treccia

 

Mariannina

Quando io guardo questi oggetti sì cari, dico talora a me stessa: conservò Ascenso i miei capelli? O li distrusse inesorabile per distruggere con essi la memoria di colei che lo aveva tradito?… Oh se sapeste: quando venni qui, quando ero costretta a vestirmi con eleganza per ricevere le persone che mi visitavano, io intrecciavo i miei capelli innanzi alla cognata che mi faceva compagnia e mi amava come una sorella. Peccato!, mi disse un giorno, ti manca quasi la metà di una treccia – e come è avvenuta questa disgrazia? – Disgrazia! Aveva ragione. Balbettai alcune parole di scusa e mutai discorso.

Carpinteri

Doveva cambiarsi in tutta fretta, vestirsi con eleganza; arrivava gente in visita, a conoscere la nuova sposa. La aiutava ad acconciarsi la cognata Lucia, sposata al Comitini, la sola a mostrarle qualche familiarità di sorella: – Peccato, ti manca quasi la metà di una treccia. E come ti è successa questa disgrazia?

– Disgrazia.

(Ancora Ascenzio, la ciocca che gli aveva regalata. “Conservò egli i suoi capelli, o li distrusse inesorabile per distruggere con essi la memoria di colei che lo aveva tradito?” (pag. 137).

La Terra

Nei primi giorni fu tutto un ricevimento di parenti ed amici, fra i quali venne anche a renderle omaggio il Dott. Filippo Pennavaria, medico della famiglia. Mariannina, sempre elegantemente vestita, veniva aiutata dalla cognata Lucia che, pettinandola, s’accorse della ciocca di capelli mancante e, tutta stupita, le chiese: “Come ti è capitata questa disgrazia?” Ella trasalì, inventò una scusa e, col cuore, ricordò quando s’era tagliata quella ciocca per darla in pegno d’amore ad Ascenzio. Mille idee e mille pensieri invasero la sua mente (pag. 46).

Riccioli

Mariannina disfaceva il pratico toupet e le onde dei capelli, non più domate da mollette e fermagli, dilagavano sulla schiena sul collo sul petto. Poi, davanti alla cognata Comitini, l’unica che le volesse un po’ di bene e che dagli occhi non saettasse invidia o veleno, iniziava ad intrecciarli.

– Peccato!

– Che cosa?

– Ti manca quasi metà d’una treccia… e com’è avvenuta questa disgrazia?

Mariannina balbettò qualche parola di scusa. – Oh… una pilucchera inesperta, quando mi fidanzai con vostro fratello… io ero nervosa e…

Poteva dirle che Ascenzio custodiva i suoi capelli? O forse no, li distrusse inesorabile per distruggere con essi la memoria di colei che lo aveva tradito… (pagg. 208-209)”.

Davvero interessante notare come gli avvenimenti raccontati dalla poetessa si trasmutino nelle pagine letterarie di autori diversi ma accomunati dal desiderio di ridare voce alla poetessa netina.

Ridare voce: questo è stato il mio intento principale nello scrivere “Ferita all’ala un’allodola” – al di là della ricostruzione di race, milieu, moment, al di là del lavoro sulla lingua, sulla “musica” delle parole e delle frasi su cui ho tanto lavorato, al di là della tradizione letteraria e del canone, al di là delle possibili letture del mio libro in chiave sociopolitica, storiografica, stilistica, femminista… –, che per me vuol dire farsi strumento, attraverso la parola, per chi parola non più non ha e poter fare memoria, oltre che emozionare, far riflettere e sognare.

Sono anche consapevole del fatto che la Mariannina del mio romanzo è la “mia” Mariannina, non la reale Mariannina Coffa, filtrata attraverso le mie letture, i miei studi, la mia scrittura e prima ancora attraverso il mio modo di essere e sentire: persona e personaggio non possono mai coincidere, dato che la vita si rifrange nella letteratura frantumandosi come le immagini di un immenso caleidoscopio e ogni opera letteraria sulla poetessa può restituirne solo un frammento.

Precisato questo, non posso che essere grata dell’attenzione critica di Enzo Papa nei confronti del mio lavoro e rispettare le sue considerazioni su “Ferita all’ala un’allodola”: la critica letteraria si sviluppa proprio grazie al confronto delle visioni diverse sullo stesso testo e credo che questa mia trattazione ne sia – se ce ne fosse bisogno – l’ulteriore prova.

Nana nuota a… Sortino!

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La mia dolce bananottera gialla Nana è alla sagra del miele di Sortino insieme agli altri libri VerbaVolant edizioni… e ad accompagnarla c’è la mitica Giorgina, la macchinina verde VerbaVolant!

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L’11 maggio 2015 è stata pubblicata per i tipi di VerbaVolant edizioni la mia fiaba “La bananottera” (con illustrazioni di Monica Saladino), presentata in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino il 17 maggio presso il Bookstock Village al Laboratorio Scienza e Saperi, con lettura animata e laboratorio per i bambini.

La fiaba è stata poi presentata a Palermo presso la Libreria Un mare di libri, a Siracusa presso la Casa del Libro Rosario Mascali il 30 maggio, alla fiera “Una marina di libri” di Palermo il 5 e 6 giugno (presentazione e laboratorio), il 14 giugno a Ragusa (A tutto volume) con un laboratorio, il 20 giugno presso la Libreria dei Ragazzi di Siracusa con una labomerenda.

Il 28 agosto, presso la spiaggetta del Castello Maniace (che fa parte dell’area marina protetta del Plemmirio di Siracusa), la fiaba è stata ospite di “C’era un mare da favola…”.

Il 13 settembre è stata tenuta una lettura de “La bananottera” in Piazza Leonardo da Vinci a Siracusa nell’ambito della manifestazione “Il risveglio di Siracusa” organizzata da “Archimede in movimento”.

Il 18, 19 e 20 settembre la fiaba ha preso parte al Catania Book Festival presso il Cortile Platamone; il 3 ottobre, “La bananottera”, è stata ospite della manifestazione “Il mare al museo” presso il Museo del mare di Siracusa, mentre a Palermo la fiaba è stata protagonista di un laboratorio presso “È Bio”.

Il 25 ottobre “La bananottera” è stata tra i libri VerbaVolant in mostra al Book b@ng di Messina, dove è stato tenuto anche un laboratorio creativo presso la Biblioteca “Fata Morgana”; nello stesso giorno la fiaba è stata presentata presso La Città del Sole a Palermo, mentre il 31 ottobre è stata presentata a Ragusa presso “Le Fate”; il 15 novembre è stata ospite della nuova edizione di “Archimede in movimento”, mentre il 6 dicembre è stata protagonista di un laboratorio presso la Fiera della piccola e media editoria “Più Libri – Più Liberi” tenutasi a Roma presso il Palazzo delle Esposizioni; il 13 dicembre è stata ospite della Fiera “Arriva Santa Lucia” presso il Centro “Pio La Torre” di Siracusa, mentre il libro è stato oggetto di un laboratorio con l’illustratrice dal 18 al 20 a Palermo presso Palazzo Asmundo in occasione di “Jingle books”.

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Il 20 febbraio 2016 “La bananottera” è stata ospite – con un laboratorio dedicato – di BUKids, la sezione di BUK Modena dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi, mentre il 25 febbraio presso l’associazione culturale Alimede è stata protagonista di una labomerenda.

Dal 18 al 20 marzo la fiaba è stata ospite presso il Palazzo del ghiaccio di Milano in occasione di “Bellissima fiera”.

Il 3 aprile la fiaba è stata ospitata alla IV edizione di “Archimede in movimento” presso la piazza Cesare Battisti di Siracusa, come pure in occasione dell’edizione speciale sul referendum riguardante le trivellazioni.

Il 23 e il 30 aprile “La bananottera” ha partecipato all’iniziativa benefica “Il Cestino dei Libri”, patrocinata dal BUK Modena e organizzata da La biblioteca del gufo e Casa Mazzolini per La Casa di Fausta e i suoi ospiti in occasione della Giornata mondiale del Libro, della Cultura e del Diritto d’autore, mentre a giugno è stata ospite della settima edizione di “Una marina di libri” presso l’Orto botanico di Palermo.

L’11 giugno la fiaba è stata ospitata presso l’Asilo nido comunale “Santa Maria Goretti” di Canicattini Bagni (SR), in occasione della festa finale del progetto “Nati per leggere”, a cura di Paola Cappè.

“La bananottera” è tra i libri “Scelti per voi” dallo staff de La Feltrinelli – Catania.

Il 24 ottobre, in occasione della campagna nazionale “Libriamoci” l’autrice de “La bananottera” è stata ospite insieme all’editrice Fausta Di Falco dell’Istituto comprensivo “Guglielmo Marconi” di Lentini (SR).

Il 18 novembre l’autrice ha registrato la quinta puntata della trasmissione di Telecittà (ch 654) “Libri in città”, dedicata ai libri e agli autori siracusani e non, condotta da Claudia De Luca e dal professor Luigi Amato.

Il 27 dicembre l’autrice ha premiato l’editrice Fausta Di Falco per la sezione editoria nell’ambito della prima edizione del premio intitolato al giornalista Dino Cartia (organizzato dal CAS, Comitato Attivisti Siracusani e patrocinato dal Comune di Siracusa) presso il Palazzo Vermexio di Siracusa.

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Il 3 aprile la fiaba “La bananottera” è stata ospite della scuola “Pascoli-Crispi” per un incontro con l’autore, nell’ambito dei progetti didattico-educativi di VerbaVolant edizioni e in collaborazione con la libreria Bonazinga; l’8 maggio gli alunni dell’Istituto comprensivo statale di Francavilla (SR) hanno realizzato uno spettacolo, lapbook e lavori multimediali su “La bananottera”. Il 16 maggio 2017 “La bananottera” è stata protagonista di un laboratorio artistico con l’illustratrice Monica Saladino presso la II B del I Istituto comprensivo “Trieste” di Palermo; con la casa editrice VerbaVolant edizione il libro è stato ospite di #SalTo30 e, a Modica, della fiera “ForteLibro”, mentre dal’8 all’11 giugno è stato presente all’edizione 2017 di “Una marina di libri” a Palermo e a fine giugno a TaoBuk, successivamente al NininFestival di Bogliasco (GE), oltre che a Libri d’aMare a Puntasecca, nei luoghi del commissario Montalbano.

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Il 5 dicembre, nell’ambito della rubrica “Consigli del libraio” della trasmissione “Ciao Gender” (Realpan Tv, Radio 3 network, Play dj, prima stagione, puntata 22), Alfredo Polizzano della Libreria Fenice di Catania ha proposto il libro per “piccoli e grandi lettori” da “regalare a chi si vuole bene”.

Oltre alle fiere e ai festival, tra cui Libridamare a Bisceglie nell’agosto 2018 o la sagra del miele di Sortino (SR), il BookPride di Genova, il Sabir Fest e altri appuntamenti, continua il viaggio del libro presso le scuole: il 18 dicembre 2017 l’autrice è stata ospite della IV BS del Liceo Corbino di Siracusa per il progetto di alternanza scuola-lavoro “Una biblioteca può cambiare un quartiere”.

Nel marzo 2018 La psicologa Eleonora Mangano ha utilizzato il libro per un laboratorio nella classe II A dell’Istituto comprensivo “Torrenova”.

Il 14 aprile “La bananottera” è stata protagonista di una labomerenda presso la Libreria Diana di Siracusa. Dal 23 al 25 aprile, in occasione dell’Earth Day, “La bananottera” è stata tra i libri proposti a Cefalù e continua ad essere tra i libri VerbaVolant presentati in occasione di fiere e festival dedicati. Il 21 agosto 2018 il libro è stato ospite della Biblioteca comunale di Canicattini Bagni (SR) presso il BiblioHUB recentemente inaugurato, nell’ambito dell’iniziativa “Lettori si cresce: tante storie per un’estate da leggere”.

Ed ecco la foto dello stand VerbaVolant edizioni al BookPride di Genova!

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Mariannina Coffa 2.0

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https://www.balarm.it/eventi/a-casa-professa-il-convegno-mariannina-coffa-caruso-e-la-sua-poesia-ai-tempi-del-risorgimento-91585

A Casa Professa, il convegno “Mariannina Coffa Caruso e la sua poesia ai tempi del risorgimento”

Alla Biblioteca comunale di Casa Professa, in programma il convegno “Mariannina Coffa Caruso e la sua poesia ai tempi del risorgimento“, inserito nella manifestazione culturale “Mariannina Coffa Caruso, la donna poetessa, la donna del risorgimento e la donna medianica”, realizzata a Palermo con il patrocinio della Presidenza della Repubblica Italiana e inserita nel calendario di Palermo Capitale della Cultura 2018. Interventi del professore Sebastiano Tusa, assessore ai Beni Culturali della Regione Sicilia e dell’assessore all’Istruzione e alla Formazione Professionale, professore Roberto Lagalla.

Una manifestazione per far conoscere al grande pubblico la poetessa siciliana Mariannina Coffa Caruso, donna anticonvenzionale e di grande caratura sociale, protagonista del Risorgimento. Una figura impegnata e coinvolta nelle battaglie culturali e sociali del suo tempo, patriottica e a favore delle donne in un’epoca che le voleva solo mogli e madri. L’800 di Mariannina parla di una storia che non raccontano le fonti ufficiali.

L’iniziativa culturale è ideata e promossa dall’associazione culturale Suggestioni Mediterranee e dall’associazione Progetto Zyz “Palermo La Splendente”.

Biblioteca Comunale centrale di Casa Professa

Piazza Casa Professa 18 – 90134 Palermo

Evento “Mariannina Coffa Curuso, la donna poetessa” al lavatoio di Brancaccio, 18 settembre 2018

Il 18 settembre si terrà presso il Lavatoio di Brancaccio alle ore 10.30 la presentazione dell’evento culturale “Mariannina Coffa Caruso, la donna poetessa, la donna del risorgimento e la donna medianica” e del progetto di raccolta fondi per l’acquisto di kit qualificanti per la professionalità degli studenti denominato “Mariannina Coffa Caruso 2.0” che ha adottato i ragazzi del Cirpe nel progetto “Brancaccio 2.0”.

L’iniziativa culturale ideata e promossa dall’Associazione Culturale Suggestioni Mediterranee e dalla Associazione Progetto Zyz “La Palermo Splendente”, con il Premio di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica Italiana, rientra nelle iniziative celebrative dell’anno di Palermo Capitale della Cultura. Una manifestazione per far conoscere al grande pubblico la poetessa siciliana Mariannina Coffa Caruso, donna anticonvenzionale e di grande caratura sociale. Una figura impegnata e coinvolta nelle battaglie culturali e sociali del suo tempo, patriottica e a favore delle donne in un’epoca che le voleva solo mogli e madri. L’800 di Mariannina parla di una storia che non raccontano le fonti ufficiali, ci regala lo sguardo inedito e ricco di fascino di una grande donna, in un secolo ricco di cambiamenti.  In programma il 28 e il 29 settembre, presso la Biblioteca comunale di Palermo in Casa Professa, due convegni sulla figura della poetessa Mariannina Coffa Caruso e sull’epoca storica che la vide protagonista, il Risorgimento, con l’intervento di importanti studiosi. Mentre il 28 settembre alle ore 09.30, presso la Biblioteca comunale di Palermo in Casa Professa, si terrà il Convegno “Risorgimento Italiano e i suoi influssi sul pensiero democratico”, nel pomeriggio alle 16.30, avrà luogo invece il secondo convegno dal titolo “I diritti delle donne dal risorgimento ad oggi, cosa è cambiato?”.

Gli appuntamenti dell’iniziativa continuano il 29 settembre presso la Biblioteca comunale di Palermo in Casa Professa, in cui è previsto l’ultimo Convegno dal titolo “Mariannina Coffa Caruso e la sua poesia ai tempi del risorgimento” al quale interverrà tra gli altri il Prof. Sebastiano Tusa – Assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia. Per dare risalto alla memoria della poetessa, è stato bandito quest’anno un concorso letterario poetico ed artistico, ideato dal presidente della Associazione Progetto Zyz Palermo la Splendente, Gianluca Pipitò, dal titolo “Mariannina Coffa Caruso 2.0 Resurrection”. Al premio hanno partecipato 110 persone, tra poeti, scrittori, fotografi, pittori, designer, studenti dell’accademia di Belle arti di Palermo, dando a questa iniziativa uno slancio e un pregio notevole. Un successo incredibile e sorprendente per una manifestazione con una grande vocazione culturale. La premiazione, alla presenza di una prestigiosa giuria, si terrà presso la suggestiva e storica sala Pitrè nella sede della Società siciliana di Storia Patria, il 05 ottobre prossimo alle ore 17.30.

E sempre il 05 ottobre, alle ore 21,00 presso la ex chiesa di San Mattia ai Crociferi di via Torremuzza 28, concerto promosso ed organizzato dal “Rotary Club Palermo Teatro del Sole” per la Campagna di raccolta fondi del progetto: “Mariannina Coffa 2.0” e “Brancaccio 2.0”.  Evento in collaborazione con: Ass.Cult Suggestioni Mediterranee, Associazione Progetto Zyz – Palermo la Splendente, Palermo Classica e Harmonia Suave compagnia di danza storica. La manifestazione chiuderà in bellezza il 06 ottobre, dove alle ore 17.30 presso il complesso museale del Real Albergo dei Poveri di Palermo, in cui si inaugurerà la mostra dedicata alla poetessa “Mariannina Coffa Caruso 2.0”. L’esposizione suddivisa in sezioni, ripercorre in modo vibrante e attuale, la vita della poetessa: la prima sezione dedicata alla storia del Risorgimento, con l’esposizione dei cimeli appartenenti al Comando Regione Sicilia della Guardia di Finanza, e a collezionisti privati; le seconda sezione ospita le opere dei vincitori del concorso letterario artistico “Mariannina Coffa Caruso 2.0 Resurrection”; la terza sezione ospita i ragazzi del progetto Brancaccio 2.0, che ricostruiranno un ambiente della casa di Mariannina Coffa.

L’ultima sezione della mostra, dedicata alla morte della poetessa ospita le opere del Maestro Di Mitri, intitolata “Barboni” per non dimenticare la sofferenza di chi resta emarginato dalla società e si spegne lentamente. Le sue opere (dipinti ad olio, disegni, incisioni ed affreschi,) sono parte di diverse collezioni private e pubbliche, in Italia ed all’estero. Il 5 novembre presso la Sala delle Lapidi del Real Albergo dei Poveri alle ore 17.00 si terrà la Lectio Magistralis del Maestro Luigi De Mitri dal titolo: Jacopo della Quercia e Donatello a confronto: traendo spunto dalle formelle bronzee del battistero del Duomo di Siena. Entrambi i momenti sono sostenuti dal Rotary Club Palermo Montepellegrino e il Tuareg T.O.

Tra i patrocinatori dell’iniziativa : il comune di Palermo, Il comando Regione Sicilia della Guardia di Finanza, L’assessorato regionale all’Istruzione e alla Formazione, L’assessorato Regionale ai Beni culturali e identità siciliana, l’Assessorato Regionale al Turismo Sport e Spettacolo, il Polo regionale di Palermo per i parchi e i museo archeologici Museo archeologico A. Salinas UO2, l’Università degli Studi di Palermo, la Società Siciliana per la Storia Patria, Palermo Classica, l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Partner della manifestazione: Associazioni BCsicilia per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali e BCsicilia per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali  sede di Isola delle Femmine, Cirpe   Ente OIF  IeFP, i Rotary Club Palermo Teatro del Sole, Rotary Club Palermo Montepellegrino,  Rotary Club Colonne d’Ercole, il Zonta Club Palermo Triscele  Member of Zonta International, Il Tuareg T.O., Costamed  EEIG, Leima Casa Editrice, la Scuola Stabile di fotografia di Palermo e lo studio di critica d’arte del Dott. Paolo Battaglia La Terra Borgese, ANFI – Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia, Siciliani e Fondazione Lauricella.

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https://enzopapa.wordpress.com/2016/09/05/mariannina-coffa-raccontata/
 
Vi offro questo contributo di Enzo Papa su MARIANNINA COFFA RACCONTATA… si parla anche del mio romanzo FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA.
 

MARIANNINA COFFA RACCONTATA

 

MARIANNINA COFFA RACCONTATA

Devo innanzitutto esprimere il mio personale compiacimento non solo per l’iniziativa, sicuramente opportuna, che tuttavia va ad aggiungersi alle altre che nel corso degli anni si sono succedute nel tentativo di rendere sempre viva la memoria di Mariannina Coffa e, ma non per ultimo, il mini-convegno del settembre 2000, cioè 14 anni fa, in occasione della presentazione, in questa sala, dell’importante e fondamentale libro di Marinella Fiume, Sibilla arcana1 , con gli interventi di Anna Scattigno dell’Università di Firenze e del qui presente prof. Nicolò Mineo. Ma il mio compiacimento consiste soprattutto nel vedere riuniti insieme, come co-autori, Biagio Iacono e Marinella Fiume, come dire l’amore e la scienza. Senza scienza non basta amore: era questo, se ben ricordo, il titolo di una stroncatura, per certi aspetti feroce, apparsa sul quotidiano “La Sicilia”2 a firma di Marinella Fiume che aveva come oggetto, come bersaglio, la pubblicazione del libro Poesie scelte di Mariannina Coffa3 a cura di Biagio Iacono. Evidentemente da allora se n’è fatta di strada e adesso sembra che si sia capito che amore e scienza devono andare insieme come un inscindibile binomio. Voglio il mio cielo4, questo libro a quattro mani, come si dice, che è stato presentato ieri sera, credo che suggelli definitivamente l’assunto.
Dal titolo del mio intervento si capisce che il tema che mi accingo a trattare non riguarda la poesia di Mariannina Coffa; altri, più competenti di me e anche più affezionati di me a quella poesia l’hanno fatto e continueranno a fare. Io, per mio conto, non mi sono mai occupato criticamente dell’opera poetica di Mariannina, pur conoscendola fin da ragazzo, com’era quasi doveroso essendo io notinese. E ciò per due motivi. Intanto per i giudizi che su di essa venivano espressi da qualcuno dei miei maestri, magari di estrazione crociana e forse anche condizionati da quello che su Mariannina intorno agli anni ‘30 del secolo scorso aveva scritto e sentenziato Carmelo Sgroi5, nume tutelare e punto di riferimento della cultura netina negli anni del Fascismo e in quelli immediatamente successivi all’avvento della Repubblica; poi anche dagli scritti, quasi sempre agiografici, se non melodrammatici, e quindi per me privi di significato e anche antipatici, che periodicamente apparivano a Noto, non solo scritti da dilettanti ammiratori, ma anche da persone di un certo livello culturale, e tutti notinesi, che tuttavia nulla aggiungevano alla conoscenza critica della produzione poetica di Mariannina e invece, quasi sempre si tendeva ad esaltare la poetessa come gloria cittadina e nazionale, sol perché il De Sanctis aveva dettato ad una delegazione di notinesi quattro striminzite e stitiche parole di presentazione per il volumetto voluto dal Comune di Noto, che nulla dicevano, nulla potevano dire e nulla dicono tuttora6.
Ma nel 1957 erano apparse le Le lettere ad Ascenso7, a cura di Gino Raya che con la sua prefazione aggiungeva carne al fuoco, destituendo di valore, come lo Sgroi, la poesia e rinvenendo invece significato narrativo e anche con accenti poetici nelle lettere inviate all’amato Ascenso, suscitando per questo reazioni e risentimenti nella classe dei devoti e ammiratori netini. In verità Raya ne aveva dato anticipazioni su “La Nuova Antologia”8 e su “La Sicilia”9 almeno un paio d’anni prima, nel 1955. Le Lettere aprivano nuovi scenari, più sulla figura, sulla vita, sulla vicenda umana, che sull’opera poetica di Mariannina. Quelle lettere, in numero di 39, si leggevano come un romanzo e per certi aspetti scendevano come una mannaia e aprivano nuovi orizzonti sull’avventura umana della poetessa e portavano crudelmente alla luce, e nei particolari, quel che da sempre sottilmente si sapeva o semplicemente si sospettava. Le Lettere costituivano in effetti il romanzo d’amore di Mariannina per Ascenso. Non solo. Ma in esse facilmente si potevano rinvenire molte chiavi di lettura di tante poesie apparse, prima, di difficile decodificazione. La dichiarazione dei rapporti di Mariannina con Migneco e con Bonfanti, con l’omeopatia e col magnetismo, con la simbologia massonica e con i valori culturali e ideologici ad essa connessi, consentivano una più facile comprensione delle difficoltà ermeneutiche, della penetrazione della produzione lessicalmente occulta, simbolica e anche visionaria. E proprio di esperienza visionaria ha parlato anche Nicolò Mineo: La poesia della Coffa – egli ha scritto – somiglia ad una esperienza di tipo visionario. Chi conosce o ha esperienza di come siano organizzate le scritture dei Mistici, guidate o legate da esperienze confessionali, vede che ci sono in M.Coffa molti punti in comune con questi10.
Insomma, con la pubblicazione delle lettere si dava inizio, così, al mito della “Capinera di Noto”, come lo stesso Raya ebbe a definirla, il quale tuttavia era consapevole che le lettere da lui pubblicate, importante testimonianza psicologica, letteraria e di costume, costituivano appena l’inizio di una storia crudele e terribile che sicuramente avrebbe conquistato altri orizzonti con la pubblicazione di altre lettere del carteggio amoroso e non solo di quello, ma anche quello con il canonico Sbano, con Giambattista Lupis, con Filippo Pennavaria e col ritrovamento di altre lettere andate smarrite. (Vedi, ora, il voto compiuto in Voglio il mio cielo!)
Dunque le lettere, l’epistolario amoroso. E’ questo che più ha acceso l’interesse per Mariannina Coffa, mettendo in subordine la sua poesia, inserendola, secondo me correttamente, nella produzione letteraria minore del tardo Romanticismo, anche se, come ha scritto Mineo, è una produzione che raggiunge il massimo della letteratura minore ottocentesca.: Ci possono essere gradazioni di minori – egli ha scritto – che si avvicinano al massimo o che vanno sino al niente. Rispetto, quindi, ai tanti “minori” della provincia italiana ed anche dei grandi centri culturali, sicuramente la Coffa si colloca in una posizione che è di assoluto e grande rilievo11.
Ora, mentre Francesco Genovesi o Giuseppe Leanti potevano scrivere la Storia di una martire12 e Una poetessa della patria e del dolore13, raccontando quel che sapevano o quel che di Mariannina, della sua vicenda umana, era nella memoria collettiva della comunità netina, alimentando, così, una agiografia, una sorta di mitologia iniziata già il giorno successivo alla morte della poetessa, successivamente, dopo il pesante giudizio di Carmelo Sgroi, altri ammiratori, altri amanti appassionati, soprattutto netini, anzi quasi esclusivamente netini, hanno affondato il loro sguardo curioso, quasi famelico, nelle pieghe, nelle ferite, nelle cicatrici di una storia straordinaria, sezionando ogni parola, ogni espressione, ogni costrutto dell’epistolario amoroso, portando alla luce lentamente, piano piano, una straordinaria figura di donna che era rimasta legata e circoscritta ad un’immagine fragile e tremolante. Non intendo entrare nel merito della poesia di Mariannina, pur con gli strumenti interessanti che gli orientamenti critici di oggi ci offrono, perché credo che non ci sia più tanto da dire dopo Sibilla arcana, né quella poesia, pur studiata e inserita nel periodo storico in cui è stata prodotta, può rivelare altro oltre quel che già ha rivelato dopo la pubblicazione delle Lettere a cura di Gino Raya e quelle successive di Francesco Lombardo, di Biagio Iacono, di Teresa Carpinteri, di Marinella Fiume e forse anche di altri. Tentativi, spesso sicuramente ben riusciti, di mettere in relazione tra loro poesia e prosa epistolare, e di rinvenire in quest’ultima, come ho detto, le giuste chiavi di comprensione di oscuri testi poetici.
L’epistolario amoroso è in realtà un romanzo epistolare, così come l’ha ordinato Marinella Fiume che, con un attento e scrupoloso lavoro d’indagine e armata di grande pazienza nel ricostruire, nel datare e nell’interpretare gli originali, è riuscita a pubblicare quel che né Raya, né Iacono erano riusciti a pubblicare, e cioè le lettere di Ascenso a Mariannina per ricostruire – ha scritto – la storia attraverso il dialogo, l’intrecciarsi delle due voci da cui scaturisce una teatralità melodrammatica che esplora aspetti più ampi del costume del tempo e ne rispecchia i meccanismi culturali14. Difficoltà enormi, soprattutto per le lettere di Ascenso, perché, scrive, trattasi di minute zeppe di cancellature e chiamate, spesso a mala pena leggibili, di fogli volanti non numerati, e contenenti a volte missive indirizzate a destinatari diversi, tra cui non è stato facile districarsi per cercare di ricostruire l’inizio e la fine di singole interminabili lettere, talora prive di intestazione o di commiato o semplicemente della firma di chiusura e restituirle alla compiutezza del messaggio15. E allora, come non essere riconoscenti a Marinella Fiume per avere offerto e messo a disposizione degli studiosi, a quelli che hanno scienza e a quelli che hanno amore, un patrimonio di informazioni, di minuterie, di nuove tessere di quel vasto, tragico e amaro mosaico.
Il primo romanzo, o, meglio, la prima biografia romanzata di un certo rilievo si deve, come si sa, a Teresa Carpinteri che nel 1978 pubblica L’eringio16. Tralascio Mariannina e il mal d’amore della novarese Pina Ballario, pubblicato a Roma nel 1956 perché mai ho potuto vederlo e di cui non so nulla. Teresa Carpinteri, originaria di Canicattini Bagni, ma romana di adozione, sorella maggiore della scrittrice Laura Di Falco, aveva già al suo attivo tre romanzi e una serie di premi ricevuti. Quel libro si impose subito all’attenzione della critica perché per la prima volta si ricostruiva, direi filologicamente e minutamente e sulla puntuale scorta dell’epistolario,la storia sfortunata dell’infelice poetessa, una storia dominata da una borghesia socialmente arretrata e conservatrice, arroccata nei suoi pregiudizi, specie per quanto riguardasse la condizione della donna, per di più sotto l’aspetto insolito di intellettuale… che in un arco assai breve di vita, appena 36 anni, maturò e concluse progressiva e sicura presa di coscienza dei suoi diritti di donna nella società; con cento e più anni di anticipo rispetto a quel che succede oggi. Così scrive nel risvolto di copertina la Carpinteri. Da quel libro e dai suoi precedenti articoli su Mariannina pubblicati su “La Fiera Letteraria” (1972) e su “La Nuova Antologia”, ma anche su “Netum” (1976), prese avvìo un rinnovato e diverso interesse per Mariannina, ma più per il romanzo della sua vita che per la sua produzione poetica.
Il libro della Carpinteri che anch’io, come tanti, ebbi modo di recensire, rispondeva al classico modello ottocentesco della “storia di un’anima”, strutturato con la prevalenza della dimensione spirituale su quella della realtà effettuale, cioè, fondamentalmente, come “biografia psicologica” in cui i dati reali della biografia della Coffa interagiscono con la tensione ad intraprendere un viaggio nell’animo femminile. Cosicché emerge spesso tra le due donne una sorta di affinità elettiva, una specie di complicità, che si rivela nell’intromissione diretta, in prima persona, della scrittrice che ripercorrendo le vicende di Mariannina e condividendone slanci e incomprensioni, e sempre partecipe di ogni sommovimento interiore, scopre parallelamente in un personaggio così lontano nel tempo la dolorosa attualità della condizione femminile. C’è nel libro quasi un dialogo tra Teresa e Mariannina, tra biografa e biografata, i cui confini spesso si perdono e sfumano, come quando va in cerca dei luoghi in quella Noto libro aperto, dalle pagine di pietra dove leggere la storia di Mariannina17. Scrive, ad esempio: Impresa disperata ora ritrovare la casa dove morì. Di un solo cenno dispongo, del nome di una strada, via Mazzini, e debole anche questo, oggi che molti nomi sono cambiati da allora. Vado a caso, girovagando a lungo. Oltrepassata la torre dell’orologio di città, su una via Sergio Sallicano costeggio sulla destra l’edificio del carcere dalle persiane abbassate sulle finestre, all’interno lo sferragliare ritmico delle macchine a cui lavorano i carcerati. Mi spingo fino alla chiesa settecentesca del Crocifisso dalla facciata incompiuta, in piazza Mazzini; quel nome è un indizio, torno indietro sui miei passi, gli occhi mi vanno a caso su una lapide….18 Inoltre, l’alternarsi, nella narrazione, della prima e della terza persona, di questo interagire, di questo commentare partecipato, sono sicura testimonianza di quanto detto. Ad esempio, quando presenta la scena del matrimonio, interrompe la descrizione e scrive: Non mi risulta come i C. abbiano giustificato allo sposo l’insolito apparato di quella cerimonia…19; oppure, quando descrive la scena del ballo a Ragusa, scrive: E a questo punto mi piace immaginare Mariannina, tenutasi in disparte dalla finale baraonda, mettersi anche lei a battere le mani, corrugando le ciglia, in una espressione che le era solita nei rari momenti di divertita malizia20. O ancora l’intromissione relativa alla ricerca, a Genova delle strenne della rivista “La Donna e la Famiglia” a cui Mariannina collaborò e dove nel 1875 pubblicò l’ Ode a Giuseppe Migneco: Al mio tavolo di fòrmica e metallo attendo con una certa trepidazione. E giunge il commesso, sorridente e preciso mi dispone accanto le pile dei volumi della “Donna e la Famiglia”21. E tuttavia, tali interventi, insieme alla ricchezza di note a piè di pagina, danno al libro una strana qualità, assai particolare, che sta, appunto, tra la biografia romanzata, l’autobiografia e il saggio critico. Si aggiunga a ciò le innumerevoli citazioni dalle lettere con relativi e puntuali riferimenti e richiami e anche un breve intermezzo in cui la Carpinteri immagina un dialogo concitato, quasi alterco, tra Mariannina ed Ascenso, tratto dal carteggio e teatralmente presentato. Allora, si tratta proprio di un romanzo, come si attesta nella copertina? Non credo. In ogni caso, il libro aveva una sua intrinseca necessità e valide motivazioni, e come tale si proponeva ai lettori, agli ammiratori e agli studiosi della figura e dell’opera di Mariannina Coffa. In quegli anni, sappiamo bene, si discuteva animatamente sulla funzione del romanzo.
Ma quanti sono i notinesi, me compreso, che si sono incontrati con Mariannina Coffa? Tanti, in verità, hanno voluto dire il loro punto di vista, tanti hanno scritto articoli e interventi di varia natura; qualcuno, come il mio amico Biagio Iacono, ne ha fatto come un suo tema dominante e ha dedicato, si può dire, gran parte della sua vita intellettuale allo studio, alla conoscenza, alla fruizione, e alla diffusione della figura e della poesia della nostra poetessa. E tuttavia scarsa, a mio avviso assai scarsa, risulta l’attenzione critica sulla poesia di Mariannina, sulla sua piagnucolosa, dolorante, lacrimosa produzione poetica. E neppure in questo convegno mi sembra che ci sia stata particolare attenzione al problema. La vicenda personale e umana ha sempre avuto il sopravvento. Proprio su quella tristissima storia personale, Corrado Marescalco, un poeta anch’egli netino, nel 2003 ha voluto raccontare a modo suo “la triste storia di Mariannina Coffa”22; è questo, infatti, il sottotitolo di una biografia strutturata come un dramma in quattro parti ed un epilogo, dove vengono chiamati ad agire i personaggi più importanti di quella atroce vicenda umana ognuno per la sua parte, amici e nemici, samaritani e carnefici di questa giovane che avrebbe potuto avere ben altro destino23. Un’opera che, nella sua semplicità e direi quasi innocenza, testimonia un’ accorata partecipazione sentimentale, umana ed emotiva. Mettendo a confronto, in dialoghi accesi e vibranti i personaggi della storia, Marescalco sa restituire il clima di quegli anni che certamente ha studiato e conosciuto attraverso l’epistolario amoroso e non solo esso.
Lo studio di Angelo Fortuna Mariannina Coffa, L’Incompiuta24 si propone come racconto e insieme come saggio critico e l’autore correda di note entrambe le parti in cui divide il suo lavoro, aggiungendo una bibliografia degli scritti di e su Mariannina Coffa. La prima parte, infatti, è sostanzialmente il racconto della vita di Mariannina, dalla nascita ai funerali, dalla culla alla tomba. Fortuna racconta i vari momenti della vita di Mariannina, e li commenta a suo modo, deducendo e interpretando, leggendo tra le righe del carteggio amoroso anche il non detto, a volte anche proponendo sue soluzioni come quando di Ascenso Mauceri dice di riuscire a comprendere il giovane, ma non l’uomo maturo, l’umanista, lo scrittore, l’intellettuale che nel corso degli anni non poté realizzare il dramma interiore dell’amica, il suo desiderio di comprensione se non di perdono. Se questo fosse avvenuto, probabilmente le sofferenze morali della poetessa non sarebbero rimaste così fulminanti ed intense25. Riconosco al mio amico Angelo ottime capacità e lucidità di analisi, ma non sono d’accordo con lui su alcuni punti, sia quando, ad esempio ritiene che la Coffa non sia da collocare nel migliore dei casi tra la cosiddetta letteratura minore26, o quando, pur ritenendo fondamentale la raccolta delle lettere ordinata da Gino Raya, che egli dichiara essere stata la sua fonte principale, resta dell’opinione che la fama della Coffa resti più saldamente ancorata alla produzione poetica, lirica. Non se la prenda il mio amico, se io sono di opinione contraria, me egli sa bene che diverse voci fanno o potrebbero fare dolci note. Ogni opinione merita di essere rispettata ed io rispetto la sua, come rispetto la lettura delle poesie che egli affronta nella seconda parte del suo libro, premettendovi una breve introduzione, una giustificazione, un redde rationem. Cercherò –egli scrive – per quanto possibile, di ridurre all’essenziale i giudizi di merito, dal momento che lo scopo del presente studio è di avvicinare i lettori alla lettura di Mariannina Coffa, i cui versi, contrariamente alla convinzione di Gino Raya, che ha però l’indiscutibile merito di aver messo in evidenza il valore letterario e umano della corrispondenza col Mauceri, non meritano di essere sepolti nell’oblio. Varie composizioni, è vero, mancano di elaborazione artistica e di intensità poetica; molte altre, però, possono degnamente figurare in qualunque raccolta antologica comprendente i migliori poeti dell’Ottocento. Ignorarlo non è più possibile. La sua voce, poco ascoltata finora, merita certamente un posto non secondario nel panorama letterario italiano27. Passa quindi ad esaminare le varie raccolte, dalla prima, Poesie in differenti metri28 della tredicenne fanciulla fino ai versi della maturità, agli ultimi versi. Non entro nel merito della produzione poetica giacché, come ho detto, non è questo, qui il mio compito, ma non posso non dichiarare che, a mio avviso, nelle poesie l’oggetto amoroso viene spesso caricato oltremodo di segnali positivi e tende ad assumere connotazioni di maniera, sciogliendosi nei luoghi comuni del dettato tardo-romantico e facendosi altra cosa dal sentimento interiormente inteso; liriche, ritengo, di maniera, in cui il sentimento dovrebbe scorrere pianamente perché frutto non certo di una menzogna poetica, ma di una macerata prospettiva intima, e allineate e vincolate a forme compositive che altri già si sono lasciati alle spalle. E, ancora una volta, non posso non dichiarare di non essere d’accordo, con Angelo Fortuna sui rapporti di Mariannina con la Massoneria. Commentando infatti la famosa ode dedicata a Giuseppe Migneco, Fortuna ritiene che sbaglia chi pensa che il contatto con la massoneria totale, tramite il Migneco, abbia allontanato la poetessa dalla fede dell’infanzia, il giro della ruota: dalla visione cristiana all’armonia universale, all’immortal concetto. Lo dimostrerebbe anche l’uso, evidente, del linguaggio iniziatico. Indiscutibile l’accostamento alla Massoneria, indiscutibile l’influsso del medico omeopata su di lei. Ma sembra altrettanto indiscutibile che della Massoneria abbia recepito tutto ciò che poteva armonizzarsi con la fede in Gesù Cristo, nella trascendenza e nell’al di là cristiano: il ”gran concetto” per lei è, in sostanza, la verità cristiana29 . Io non ne sono convinto, non propendo per questa interpretazione; ma forse è per questo che Fortuna, quando racconta i funerali della Coffa, non fa alcun accenno alla presenza delle “insegne” massoniche, che pure c’erano, né che la “Loggia Elorina”, fondata da Lucio Bonfanti, fece imbalsamare il corpo della poetessa dal Dottor Francesco Orsoni e dal Dottor Corrado Rubera30, come attesta il cronachista netino sac. Corrado Puglisi. Ma tant’è. Ogni confronto è sempre produttivo, soprattutto per chi ritiene, come me, di non avere in tasca le chiavi della verità, che anzi va cercando.
Ancora nel 2003 un’altra biografia raccontata, La capinera che non sorrise31. di Concetto La Terra. Il ragusano La Terra, guidato da Biagio Iacono, ha voluto realizzare “un suo antico voto personale” come quello di porre un altro umile fiore ibleo sulla memoria della Donna e della Poetessa”. Ed è lo stesso Iacono ad affermare, nell’introduzione, che egli merita, proprio per questa sua candida semplicità letteraria, tutto il nostro sentito consenso emotivo specie quando, immergendosi nell’interiore travaglio di Mariannina, ne ripercorre con personale partecipazione i sogni e le angosce, ne mette a fuoco il dramma dei suoi quotidiani rapporti in seno alla Famiglia Morana di Ragusa, quando si reinventa nel dialetto ibleo del tempo pure i dialoghi con gli oltraggiosi o medievali rimproveri del rozzo Suocero verso la Nuora poetessa, istruita e… per questo, disonorata!32 . Tanto basta.
L’ultimo e più recente racconto della vita di Mariannina si deve alla siracusana (ma fattasi quasi adottare da Noto) Maria Lucia Riccioli che nel 2011, anno del 150° dell’Unità d’Italia, pubblica Ferita all’ala un’allodola33, ristampato da Giulio Perrone lo scorso anno. Non si tratta di un romanzo e di ciò ne hanno consapevolezza sia Paolo Di Paolo nei risvolti, sia Lia Levi che in quarta di copertina scrive che una ricerca storica tanto approfondita e minuziosa farebbe presupporre un romanzo che tragga il suo valore dalla forza dei fatti. Niente di più sbagliato. Del resto il termine “romanzo”, di cui oggi tanto impropriamente si abusa, non appare neppure in sottotitolo. Ferita all’ala un’allodola (verso preso in prestito, come dichiarato in epigrafe, dal visionario William Blake) è propriamente una biografia romanzata che va a fare il paio con quella di Teresa Carpinteri e che nulla aggiunge di nuovo alla conoscenza della biografia umana e intellettuale di Mariannina. Costruita, come l’altra, sul carteggio amoroso e su quanto da esso sia facile intuire, il pregio di questo libro tuttavia può essere squisitamente letterario, anche se, a mio avviso, esso è condizionato da una scrittura che alterna a lampi di sicuro e lucido lirismo la pesantezza della lezione linguistica di Camilleri. L’uso, infatti, di una terminologia dialettale ormai datata, a cui spesso la Riccioli ricorre e che non so se resiste ancora nell’inventore del commissario Montalbano, (è monotono, non lo leggo più, che altro avrebbe da dire?) è trapassato da gran tempo in favore di un uso smaliziato, originale, sapiente della lingua italiana che è la quarta lingua del mondo. Ma si sa, queste sono posizioni personali, poiché so bene che non si può stabilire a priori una lingua della narrazione o conformarsi a norme prestabilite e codificate. E mi viene in mente quel che diceva Vann’antò’: “nun è u cuntu ca importa, ma comu si cunta”. E tutti capiamo cosa vuol dire. Ma c’è, a mio avviso, un altro pregio, in questo libro, e cioè la capacità della scrittrice di saper costruire il testo con una sapiente tecnica di montaggio dei vari lacerti biografici e ricomporre il tutto in una unità armonica e, direi, cantante, cantilenante, come una sinfonia, soprattutto con l’elegante, soffice inserimento, tra le righe, della sua sensibilità e della sua capacità di commuoversi e di commuovere. Ma anche, e non è un aspetto del tutto secondario, la minuziosa e convincente ricostruzione del milieu storico nel tentativo, abbastanza riuscito, di ricomporre un ritratto, il più autentico possibile, rimettendo a posto i ruoli e i personaggi, scavando nelle situazioni, tracciando un quadro insieme storico e sociale. Ne vien fuori, alla fine, uno spaccato del tempo di cui si denunciano i sintomi negativi attraverso la reale mancanza di una dialettica sociale e culturale, ma assegnando a Mariannina un ruolo di indiscussa protagonista, quasi di eroina, anche se probabilmente caricata eccessivamente di positività.
A raccontare Mariannina, oltre che a studiarla con scienza ed amore, non si è sottratta neppure Marinella Fiume, che ha scritto un racconto, Notte chiara, riportato anche nel citato libro di Concetto La Terra; un racconto di poche pagine che scruta col fulmine della sintesi e in profondità la personalità di Mariannina utilizzando un iter narrativo dai tocchi leggeri e sapienti.
Ma prima di concludere desidero con qualche esempio, mettere a confronto la trasfigurazione narrativa che nelle varie narrazioni è stata fatta delle lettere di Mariannina, soprattutto della famosa lettera del 9 marzo 1870 che ovviamente qui sarebbe stato troppo lungo riportare34.

La scena del matrimonio
Mariannina
Sposai all’alba – la chiesa era deserta – camminavo come trasognata e mi pareva di non essere più sulla terra. Mio padre non mi accompagnò – non ebbi accanto un amico – da un lato avevo mia madre confusa e dolente anch’essa, dall’altro lato mio suocero, che col suo viso arcigno mi faceva spavento come l’angelo del male. Nicastro mi guardò commosso, e non ho obliato quello sguardo. Vi fu un istante in cui, senza parlarci, noi ci svelammo una lunga storia di dolori, di tradimenti, di miserie. Io ero impassibile –quando mi si pose in dito l’anello, Nicastro aveva gli occhi pieni di lagrime e non poteva leggere la lunga orazione latina di cui non compresi una parola. Terminata la cerimonia, ritornammo a casa; ma le strade erano ancora deserte perché di buon mattino. Presso la soglia della chiesa vi erano una povera e una fanciulla –forse avevano assistito alla cerimonia. La vecchia ci si accostò per chiedere l’elemosina e intanto diceva alla fanciulla: “è una sposa, come è bella, come è contenta”. Poverra donna! io non fui mai bella –ma d’onde argomentò la mia contentezza? – ero vestita modestamente e nulla in me addimostrava la sposa.
Carpinteri
Le nozze furono celebrate all’alba, con carattere di estrema riservatezza, dall’amico Sebastiano Nicastro; che alcuni giorni prima aveva ricevuto, come di rito, il “reciproco e libero” consenso degli sposi. Nicastro mi guardò commosso e non ho obliato quello sguardo. Vi fu un istante in cui, senza parlarci, noi ci svelammo una lunga storia di dolori, di tradimenti, di miserie. Io ero impassibile. Quando mi si pose l’anello al dito – da rilevare, non accenna mai allo sposo, nemmeno nel momento saliente della cerimonia- … Nicastro aveva gli occhi pieni di lagrime e non poteva leggere la lunga orazione latina di cui non compresi una parola. Era vestita modestamente, “nulla in lei addimostrava la sposa”, da un lato la madre, dall’altro il suocero. Il padre non la aveva accompagnata. Due testimoni e nessun invitato… All’uscita la sposa scese macchinalmente i gradini, la mano appoggiata al braccio del marito. Ancora di buon mattino, si avviarono per le strade deserte (pag. 127).
M. Fiume
Già, le sue fastose nozze! La chiesa deserta… camminava come trasognata nel suo modesto vestito…le pareva di non essere più sulla terra. Non c’era suo padre al suo braccio… glien’era mancata la faccia… da un lato sua madre, confusa e preoccupata, dall’altro il viso arcigno di suo suocero. Impassibile si fece mettere l’anello di gemme al dito. Le strade al ritorno deserte…Davanti alla soglia della chiesa una vecchia mendicante: “ Che bella sposa! E com’è felice!”, mentiva per ricevere una generosa elemosina…(pag. 107)
M.L. Riccioli
Padre Saverio Nicastro finì di pronunciare le parole del rito –strano matrimonio, strano davvero… I testimoni quasi seccati di dover presenziare…I genitori della sposa…una mummia impietrata lei, e dov’era Salvatore Coffa?… non aveva accompagnata la figlia all’altare… Fece giorno. Era e non era giorno ancora… Le strade deserte s’andavano animando poco a poco. Lo strano corteo nuziale venne fermato da una vecchia e una fanciulla.
-E’ una sposa… com’è bella, com’è contenta..
Morana, per farla tacere, le cacciò in mano una moneta. Mariannina alzò la testa. La vecchia la guardò e smentì con gli occhi la bugia detta per rimediare un’elemosina svogliata. (pagg. 162-163)

La scena del pranzo

Mariannina
Giunte a casa trovai la sola famiglia Sierna, il Nicastro e il Notaro Luigi Perricone. Restammo tutti insieme pel pranzo. Mio Padre si sentiva poco bene, e pareva invecchiato di venti anni. Si pranzò; non vi era gioia, non accenti scherzevoli, eravamo come fantasmi – perchè l’amore non allegrava il convito. Ascenso, non oblierò mai le lagrime di mio fratello Peppino durante quell’eterno pranzo. Era gioia – era dolore?

Carpinteri
Il pranzo si svolse sullo stesso tono della cerimonia. Soli invitati il notaio e il sacerdote Nicastro, i familiari di Peppina Siena… Durante quel pranzo “interminabile” il pianto improvviso del fratello Peppino. Lo guardò con distaccata meraviglia, non apparteneva ormai lei ad un altro mondo’? E perché egli piangeva, “era gioia, era dolore”? (pag. 127)

Riccioli
A casa i Siena, padre Nicastro e il notaio Luigi Perricone. Il pranzo sembrò un convito di fantasmi. Peppino lacrimava sul piatto. Salvatore Coffa non sostenne lo sguardo della figlia e sedette a tavola senza quasi toccare cibo. Sembrava che quella mattinata l’avesse invecchiato di vent’anni.(pag. 163-164)

La Terra
Al pranzo erano presenti i Siena, il notaio e il prete Nicastro: Peppino, forse per la gioia di veder Mariannina sposata oppure perché andava a Ragusa, ruppe in un pianto senza fine rendendo quel pranzo ancor meno nuziale. (pag. 44)

La scena dell’anello

Mariannina
Prima di partire Peppina mi confessò tutto – essa era stata avvisata, sapeva pria di me l’intreccio del matrimonio, e aveva agito per la mia felicità. Mi donò un piccolo anello, che mi pose essa stessa al dito accanto a quello che mi si era dato in chiesa. “Così va bene, mi disse, accennando ai due anelli, l’amore e l’amicizia”. Ci guardammo, e forse si spaventò del mio sguardo, perché io mi tolsi dal dito l’anello di sponsalizio e lo conservai. “Pensi al passato? –mi disse sbigottita- alienati, hai fatto un sacrifizio, ed hai messo la pace nella tua famiglia”. Io non risposi, ma sin d’allora non portai più l’anello di gemme.

Carpinteri
In camera, già vestita da viaggio, badava agli ultimi preparativi. Peppina Siena, in aria misteriosa e insieme trionfante – Bene, ora che è fatta, voglio dirti proprio tutto: io sapevo dell’intreccio di questo matrimonio quando tu non ne sapevi niente… Se qualche volta ho esagerato nel riferirti qualche cosetta, devi pur credere, lo ho fatto per la tua felicità. La fissò in volto senza capire, come colta nel sonno…La guardò in fondo agli occhi, con le ciglia corrugate. Quella abbassò la testa, come intenta ad infilarle al dito un suo piccolo anello accanto a quello nuziale:- Così va bene – disse – l’amicizia accanto all’amore. Per tutta risposta si sfilò dal dito il recente anello nuziale con le gemme e lo ripose, decisa a non più portarlo.
-Pensi al passato?
Le voltò le spalle.(Pag. 128)

La Terra
Mentre, poi, Mariannina si preparava per il viaggio, Peppina –l’amica fidata – tutta contenta le disse: “ Ora che ti sei sposata, voglio dirti tutto. Io sapevo di questo matrimonio, se non ti ho detto nulla avrò anche esagerato un po’, ma l’ho fatto per il tuo bene e per la tua felicità”… La fissò negli occhi atterrita e con quello sguardo l’accusava d’infamia. Peppina, intanto, s’era sfilato un anello e glielo mise al dito accanto a quello nuziale dicendole.” L’amicizia accanto all’amore”! Mariannina non rispose e, poi, cosa mai avrebbe potuto dirle, se anche lei l’aveva tradita? (pag. 44)

Riccioli
Peppina l’abbracciò prima di partire, prese la sinistra di Mariannina e le pose al medio, accanto all’anulare ingemmato, un anello.
-Così va bene: l’amore e l’amicizia.
Mariannina si tolse la fede nuziale e trapassò l’amica con uno sguardo che l’atterrì. Dunque le scottava, quell’anello. Sposa da poche ore e non sopportava di sentirselo addosso. Peppina lottò per ricacciare indietro le lacrime, per trovare parole per…Trovò quelle che le parvero più adatte…
– Io sapevo tutto, ma ho agito per la tua felicità…perché pensi al passato? Hai fatto un sacrificio, ed hai messo la pace nella tua famiglia.
Mariannina si passò le mani sull’abito da viaggio.
– E’ tardi, devo andare. (Pag. 164)

La scena della treccia

Mariannina
Quando io guardo questi oggetti sì cari, dico talora a me stessa: conservò Ascenso i miei capelli? O li distrusse inesorabile per distruggere con essi la memoria di colei che lo aveva tradito?…Oh se sapeste: quando venni qui, quando ero costretta a vestirmi con eleganza per ricevere le persone che mi visitavano, io intrecciavo i miei capelli innanzi alla cognata che mi faceva compagnia e mi amava come una sorella. Peccato!, mi disse un giorno, ti manca quasi la metà di una treccia – e come è avvenuta questa disgrazia? – Disgrazia! Aveva ragione. Balbettai alcune parole di scusa e mutai discorso.
Carpinteri
Doveva cambiarsi in tutta fretta, vestirsi con eleganza; arrivava gente in visita, a conoscere la nuova sposa. La aiutava ad acconciarsi la cognata Lucia, sposata al Comitini, la sola a mostrarle qualche familiarità di sorella: – Peccato, ti manca quasi la metà di una treccia. E come ti è successa questa disgrazia?
-Disgrazia.
(Ancora Ascenzio, la ciocca che gli aveva regalata. “Conservò egli i suoi capelli, o li distrusse inesorabile per distruggere con essi la memoria di colei che lo aveva tradito?” (pag. 137)
La Terra
Nei primi giorni fu tutto un ricevimento di parenti ed amici, fra i quali venne anche a renderle omaggio il Dott. Filippo Pennavaria, medico della famiglia. Mariannina, sempre elegantemente vestita, veniva aiutata dalla cognata Lucia che, pettinandola, s’accorse della ciocca di capelli mancante e, tutta stupita, le chiese: “Come ti è capitata questa disgrazia?” Ella trasalì, inventò una scusa e, col cuore, ricordò quando s’era tagliata quella ciocca per darla in pegno d’amore ad Ascenzio. Mille idee e mille pensieri invasero la sua mente (pag. 46).
Riccioli
Mariannina disfaceva il pratico toupet e le onde dei capelli, non più domate da mollette e fermagli, dilagavano sulla schiena sul collo sul petto. Poi, davanti alla cognata Comitini, l’unica che le volesse un po’ di bene e che dagli occhi non saettasse invidia o veleno, iniziava ad intrecciarli.
-Peccato!
-Che cosa?
-Ti manca quasi metà d’una treccia… e com’è avvenuta questa disgrazia?
Mariannina balbettò qualche parola di scusa. –Oh.. una pilucchera inesperta, quando mi fidanzai con vostro fratello… io ero nervosa e…
Poteva dirle che Ascenzio custodiva i suoi capelli? O forse no, li distrusse inesorabile per distruggere con essi la memoria di colei che lo aveva tradito… (pag. 208-209)

Mi avvìo a concludere, ma devo anche dire che Mariannina è stata raccontata anche in versi e per questo, visto che di una poetessa stiamo trattando, mi piace leggervi una poesia in dialetto siciliano di Gaetano Passarello, pubblicata nella sua raccolta titolata La carcarazzata35, anche per fare omaggio ai “cugini” ragusani:

A RAGUSA DAVANTI ALLA CASA
DI MARIANNINA COFFA

All’angulu di ‘na strada c’è ‘palazzu
ca pari ca vulissi arriparari
di tramuntana quannu c’è vintazzu
li massari ca stannu a raggiunari
di provuli, furmaggiu e di viteddi.
E’ na fudda d’ommini vistuti
di nivuru affumatu. Li cappeddi?
-Sunnu ppi cavaleri arrinisciuti.
Dicinu sti massari rausani
ca se li senti e si li vuoi studiari
pari s’ancora siculi e sicani
sunnu tinuti cca a rapprisintari.
Nuddu s’adduna di ‘na valatedda
unni c’è scrittu un nomu fimminili.
Cca parrunu di caciu e muzzaredda!
Hannu raggiuni, nun su cosi vili!
Ma ‘n ta dda petra quantu ‘n fazzulettu
c’è scrittu un nomu: Coffa Mariannina.
Arreri a stu barcuni avia lu lettu,
e di cca s’affacciava ogni matina.
Vardava u celu, la chiesa e la campana
E s’asciugava l’occhi lacrimanti.
Pinsava alla sua Notu assai luntana
E pinsava puru a lu so amanti.
Poi riturnava intra muta e stanca
E tanti versi amari idda scrivìa
Dicennu: Ascenzu miu, tuttu mi manca,
nun pozzu cchiù campari senza tia.
E morsi, e fu pp’amuri ca sinn’ìu!
Scrivennu versi chini di duluri.
Ora è luntana ed è vicina a Diu
E nui sintemu ancora lu so’ amuri.
Amici ragusani, spissu sentu
Ca tra li dui città, Notu e Ragusa,
c’è un rapportu d’amuri, un sintimentu.
E c’è sta puitissa, sta carusa

C’a a stringiri stu vinculu cuncurri.
E’ comu l’acqua d’un ciumi ‘nto jardinu
C’arrifrisca dui spondi quannu scurri
Abbivirannu rosi e biancuspinu.
Ora non vi scurdati st’angiliddu
Ca scrissi tanti versi ‘nzuccarati.
Se ‘nta dda petra mittiti un ciuriddu
‘nforza l’amuri di li dui citati.

E desidero chiudere con le parole di Gino Raya, per rendere omaggio anche alla sua memoria, al ricordo di chi, nel 1957, con la pubblicazione delle Lettere ad Ascenso, portò all’attenzione degli studiosi l’avventura umana e letteraria di Mariannina Coffa:
Un Comune, anche di modeste possibilità, non dovrebbe mai trascurare il ricordo dei suoi figli migliori, pur senza snaturarne il volto mediante le solite apologie. (G. Raya, Lettera a B. Iacono da Fiuggi, Ferragosto 1984).

NOTE

1 Marinella Fiume, Sibilla arcana- Mariannina Coffa (1841 -1878), Caltanissetta, Lussografica, 2000.
2 Cfr. “La Sicilia”, Catania, 7 giugno 1978, pag. 42
3 Mariannina Coffa, Poesie scelte, a cura di B. Iacono, Noto, Sicula editrice, 1988
4 M. Fiume – B. Iacono, Voglio il mio cielo, Acireale-Roma, Bonanno Editore, 2015
5 Cfr. Carmelo Sgroi, Cultura e movimenti d’idee in Noto nel sec. XIX, Catania, Studio editoriale moderno, 1930, pagg. 67-81. Tra l’altro, nella sua impietosa analisi scrive: …Ma, purtroppo, lo stile abbondante, verboso, cascante, in lei si era come connaturato, sicché quando prendeva a cantare i suoi affetti, non le riusciva di abbandonare la solita maniera, di umiliare la sua mente alla precisione dell’espressione. Ella si abbandonava all’impeto irrompente del verso, all’espressione impropria, vaga, alla facile aggettivazione…
6 Cfr. in M. Coffa, Poesie scelte, a cura del Municipio, Noto, Zammit, 1882. Una delegazione di cittadini promotori dell’iniziativa e innamorati della poesia della Coffa, si recò a Napoli per ottenere dal De Sanctis, ormai vecchio e quasi cieco, un suo giudizio. Il Maestro, che non poteva più leggere, ascoltò le poesie lette da uno dei delegati ed espresse il seguente giudizio che venne pubblicato come prefazione all’elegante volumetto: L’autrice di questi versi non osò essere donna, e cullò tutta la sua vita nei sogni e nei desii vaghi, indefiniti della prima età. Ti giungono sussurri, mormorii, melodie, e non sai onde vengono e dove vanno. Martire della sua anima rimasta vergine e quasi infantile, passò sulla terra, guardando al Cielo dove cercava la patria sua, e dove sperava quiete. Questi versi raccolse la sua città natale con pietosa cura e onorando lei , onorò se stessa.
7 M.Coffa, Lettere ad Ascenso, a cura di Gino Raya, Siracusa-Roma-Milano, Ed. Ciranna, 1957
8 G. Raya, L’occulto fuoco di M. Coffa. Un epistolario inedito, Roma, “La Nuova Antologia”, agosto 1955, pagg. 500-516
9 G. Raya, Le caste e appassionate lettere d’una poetessa siciliana,
10 Nicolò Mineo, Mariannina Coffa in “Sibilla arcana”, (a cura di B. Iacono), in “La Gazzetta di Noto”, n. 4, ottobre 2000, pag. 115.
11 Ibid. pag. 114
12 Francesco Genovesi, Storia di una martire, Napoli, Chiurazzi, 1900
13 Giuseppe Leanti, Una poetessa della patria e del dolore, Noto, Zammit, 1923
14 Cfr. M. Fiume, Sibilla arcana, cit., pag. 151
15 Ibid, pag. 152
16 Teresa Carpinteri, L’eringio, Palermo, Flaccovio, 1978
17 Ibid. pag. 18
18 Ibid. pag. 19
19 Ibid. pag. 127
20 Ibid. pagg. 153-154
21 Ibid. pag. 155
22 Corrado Marescalco, Solitudine – La triste storia di Mariannina Coffa, Noto, Edizioni Pro Noto, 2003
23 Ibid. pag. VI
24 Angelo Fortuna, Mariannina Coffa-L’incompiuta, Noto, Editrice Alveria, 2002
25 Ibid. pag. 27
26 Ibid. pag. 145
27 Ibid. pag. 87
28 M. Coffa, Poesie in differenti metri, Siracusa, Pulejo, 1855
29 A. Fortuna, cit., pagg. 141-142
30 Corrado Puglisi, Cronica della città di Noto, vol. I, 1871-1880, Noto, Edizioni Pro Noto, 1988, pag. 124.
31 Concetto La Terra, La capinera che non sorrise, a cura di B. Iacono, Noto, Sicula editrice – Netum, 2003
32 Ibid. pag. 9
33 Maria Lucia Riccioli, Ferita all’ala un’allodola, Roma, Perrone editore, 2013
34 Tale lettera, scritta da Ragusa e indirizzata ad Ascenso, in quindici facciate, si può leggere integralmente sia nella raccolta di Lettere curata da Gino Raya (pagg. 137-144), sia in Sibilla a,mrcana di M. Fiume (pagg. 314-317)
35 Gaetano Passarello, La carcarazzata, Noto, Sicula Editrice, 1972

La nuova stagione del coro polifonico De Cicco

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Siamo lieti di comunicare che sono aperte le iscrizioni al Corso annuale perDirettori di Coro e Cantanti!

13, 14 ottobre M. Pier Paolo Scattolin La prassi esecutiva dal Romanticismo ai nostri giorni

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13, 14 ottobre M. Angela Troilo coro voci bianche con esibizione dei bambini partecipanti a conclusione dell’ incontro

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Ecco qualche foto…

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1,2 dicembre M. Giovanni Acciai La prassi esecutiva nella musica antica

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Per le iscrizioni e informazioni contattare 3382285447
Email mariadecicco102@gmail.com

Ai corsi possono iscriversi Direttori di coro , cantanti e bambini che amano cantare o che già cantano in un coro!

Lettera della Croce Rossa Italiana – Italian Red Cross a 1000 Voci per Ricominciare

Bellissimo sapere che l’aver cantato in coro per raccogliere fondi per i nostri fratelli terremotati stia dando i suoi frutti… il coro polifonico “Giuseppe De Cicco” ha infatti partecipato all’iniziativa che ha coinvolto cori da tutta Italia nel segno della solidarietà.

Ed ecco qualche anticipazione sulla nuova stagione concertistica del coro…

Il 3 e il 4 novembre il coro sarà ospite dell’XI Festival Internazionale Città di Bologna…

 

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Il 9 febbraio canteremo a Ragusa, ospiti di questa bella stagione concertistica…

Prosegue la campagna abbonamenti alla 24° Stagione Concertistica “Melodica” presso la Libreria Ubik – Via Plebiscito 5 – Ragusa nei seguenti orari:lunedì, mercoledì, venerdì dalle 9.30 alle 11.30
martedì, giovedì e venerdì dalle 16:30 alle 17:30
dalle ore 19:00 presso il botteghino del teatro, lo stesso giorno del concertoInformazioni: Tel: 333 4326158
Sito web:www.melodicaweb.it
E-mail: associazione.melodica@gmail.com

Vi aspettiamo!!

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Un’immagine delle prove… momenti intensi!

Ecco del materiale sugli impegni trascorsi del coro De Cicco…

Bagheria, la città delle ville.
#UFFICIALE

La Stagione Concertistica Città di Bagheria è stata riconosciuta come #Patrimonio #Culturale #Europeo2018!
(non si tratta di un finanziamento ma bensì di un riconoscimento di alto livello culturale)

#Auguri a tutti i #bagheresi, a tutti i #siciliani!
#LAMUSICAUNISCA
#Europeforculture #sharingheritage #Patrimonio2018

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Il 13 maggio tutti a Bagheria per il raduno dedicato ai canti mariani… (sesto festival dedicato alla musica sacra mariana diretto da Salvatore Di Blasi).

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Salvatore Di Blasi ha condiviso una foto — soddisfatto con Bagheria Bequadro presso Festival Nazionale Corale di Musica Sacra Mariana.

51 min · Bagheria · 

Vi ho scelti e sono molto contento: Grazie a nome mio, di Baghera e della Musica Regina delle Arti.

I 9 Cori scelti per il 6° Festival Nazionale Corale di Musica Sacra Mariana sono:

CORALE POLIFONICA DE CANTU
di Ribera (AG)
Direttore: Pietro Aricò Aricò

Coro Internazionale Della Pace
di Palermo
Direttore: Manrico Signorini

CORO CUM IUBILO
di Monreale (PA)
Direttore: Giovanni Scalici

ASSOCIAZIONE MUSICALE CRISTO RE
Di Belpasso (SR)
Direttore: Giuseppe Emanuele Puleo

CORO POLIFONICO PERFECTA LAETITIA
di Gela (CL)
Direttore: Melissa Minardi

CORO MATER DEI
di Ispica (RG)
Direttore: Michele Vella

CORO POLIFONICO GIUSEPPE DE CICCO
di Carlentini (CT)
Direttore: Maria Carmela De Maria Carmela de Cicco

CORO CITTÀ DI SCIACCA
di Sciacca (AG)
Direttore: Ignazio Catanzaro

CORO POLIFONICO E PUERI CANTORES LAUDATE DOMINUM
di Bagheria (PA)
Direttore: Salvatore Di Blasi

Siamo in 500 CANTORI: complimenti a tutti i cori partecipati e che hanno superato la selezione tra 20 edesioni!

#StagioneConcertisticaCittàdiBagheria

#BagheriaCittàdelleVille

#Europeforculture #sharingheritage #Patrimonio2018

#LAMUSICAUNISCA

Con Giacomo Giurato

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Il 27 aprile siamo stati ospiti di don Marco Politini e dalla comunità della Parrocchia San Giuseppe operaio di Priolo Gargallo (SR)…

Ecco qualche video sulla serata del martedì santo… Bibi Bruschi recita il “Pianto della Madonna” di Jacopone da Todi, struggente e ficcante testo sulla Passione di Cristo (con la partecipazione del coro polifonico Giuseppe De Cicco diretto da Maria Carmela De Cicco; all’organo Cunegonda De Cicco).

https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Zipoli (le musiche di Domenico Zipoli sono state eseguite da Cunegonda De Cicco).

Grazie a Gabriele Morale per i video.

Libertà del 31 marzo 2018.

http://www.acitsiracusa.it/?p=5103

INVITO ALLA MANIFESTAZIONE

Cari soci ed amici, Vi comunico che giorno 26 marzo 2018 alle ore 11,00 presso il salone Paolo Borsellino di palazzo Vermexio, il sindaco Giancarlo Garozzo riceverà in visita ufficiale il sindaco di Würzburg Christian Schuchardt accompagnato dal sindaco onorario Dr. A. Bauer ed alcuni consiglieri e rappresentanti della città a vario titolo, che sigleranno un patto di amicizia tra le due città e che in futuro potrebbe trasformarsi in un gemellaggio. In occasione dell’evento sono previsti i seguenti incontri ufficiali:

giorno 26 marzo ore 20 cena presso la pizzeria Ai Millesapori di Viale Scala Greca nr. 187.

giorno 27 marzo alle ore 10 visita del museo archeologico Paolo Orsi.

Alle ore 19,30 dopo la s. messa, presso la Chiesa SS. Salvatore sita in Via Necropoli Grotticelle nr. 60, concerto di Pasqua patrocinato dal Comune di Siracusa, in onore della delegazione comunale di Würzburg, a cura del Coro Polifonico Giuseppe de Cicco, diretto dal M° Maria Carmela De Cicco e con la M° Cunegonda De Cicco all’organo e l’attrice Bibi Bruschi

Con l’occasione mi pregio di ringraziare i Nostri soci, che hanno collaborato a vario titolo e coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto:

Comune di Siracusa

Piccolo hotel casa mia.

Osteria da Pilluccio

Rosticceria Dolci sapori di Sicilia.

La trattoria pizzeria Mille Sapori.

Il coro Polifonico Giuseppe De Cicco.

Il M° Maria Carmela.

Il M° Cunegonda De Cicco.

L’attrice Bibi Bruschi.

Parrocchia SS. Salvatore

IL PRESIDENTE

Avv. Giuseppe Moscatt

http://letteritaliana.weebly.com/donna-de-paradiso.html

Jacopone da Todi


«Donna de Paradiso»
(Laude, 70)

È il più celebre testo di Jacopone, uno dei primi esempi (se non il primo in assoluto) di “lauda drammatica” in quanto propone un dialogo tra più personaggi sulla crocifissione di Cristo, al centro della quale vi è il dolore di Maria per il martirio del proprio figlio (gli altri interlocutori sono Gesù stesso, la folla degli ebrei e un fedele che descrive le fasi del supplizio, probabilmente l’apostolo Giovanni). Il mistero dell’incarnazione di Cristo è espresso attraverso la pena tutta umana della madre per le sofferenze a Lui inflitte, per cui il racconto della Passione diventa un dramma concreto e naturalissimo accentuato dal movimento drammatico delle voci che si susseguono. Jacopone ha affrontato il tema del dolore della Vergine per la morte di Cristo anche nell’inno latino “Stabat Mater”, a lui generalmente attribuito.

  • quindi animato dal desiderio di martirio verso Cristo.
  • Il testo si compone di 33 quartine (esclusa la ripresa) che corrispondono agli anni di Cristo quando venne crocifisso, mentre la descrizione del suo corpo inchiodato alla croce si concentra nei vv. 64-75, dunque nelle tre strofe centrali del componimento, con una perfetta simmetria e la simbologia religiosa del numero tre.
  • La prima parte della lauda contiene soprattutto la descrizione della Via crucis con le urla della folla all’indirizzo di Gesù e gli oltraggi al suo corpo, mentre nella seconda parte (dopo che Cristo è stato inchiodato alla croce) ha grande spazio il dolore di Maria, che si abbandona a un “corrotto” (lamento funebre) commovente e straziante: la Vergine si rivolge direttamente al figlio, sottolinea la sua innocenza e il fatto che sia martirizzato senza colpa, ne fa l’elogio con una serie di epiteti esornativi (l’anafora “figlio” è ripetuta per quattro quartine consecutive, vv. 112-127, poi Maria lo chiama “bianco e vermiglio”, “bianco e biondo”, “volto iocondo”). Il suo dolore è quello tutto umano di una donna che vede il figlio morire e vorrebbe essere uccisa insieme a lui, mente alla fine resta piangente ai piedi della croce.

STABAT MATER

La Madre addolorata stava

in lacrime presso la Croce

mentre pendeva il Figlio.

E il suo animo gemente,

contristato e dolente

era trafitto da una spada.

Oh, quanto triste e afflitta

fu la benedetta

Madre dell’Unigenito!

Come si rattristava, si doleva

la Pia Madre vedendo

le pene del celebre Figlio!

Chi non piangerebbe

al vedere la Madre di Cristo

in tanto supplizio?

Chi non si rattristerebbe

al contemplare la pia Madre

dolente accanto al Figlio?

A causa dei peccati del suo popolo

Ella vide Gesù nei tormenti,

sottoposto ai flagelli.

Vide il suo dolce Figlio

che moriva abbandonato

mentre esalava lo spirito.

Oh, Madre, fonte d’amore,

fammi provare lo stesso dolore

perché possa piangere con te.

Fa’ che il mio cuore arda

nell’amare Cristo Dio

per fare cosa a lui gradita.

Santa Madre, fai questo:

imprimi le piaghe del tuo Figlio crocifisso

fortemente nel mio cuore.

Del tuo figlio ferito

che si è degnato di patire per me,

dividi con me le pene.

Fammi piangere intensamente con te,

condividendo il dolore del Crocifisso,

finché io vivrò.

Accanto alla Croce desidero stare con te,

in tua compagnia,

nel compianto.

O Vergine gloriosa fra le vergini

non essere aspra con me,

fammi piangere con te.

Fa’ che io porti la morte di Cristo,

fammi avere parte alla sua passione

e fammi ricordare delle sue piaghe.

Fa’ che sia ferito delle sue ferite,

che mi inebri della Croce

e del sangue del tuo Figlio.

Che io non sia bruciato dalle fiamme,

che io sia, o Vergine, da te difeso

nel giorno del giudizio.

Fa’ che io sia protetto dalla Croce,

che io sia fortificato dalla morte di Cristo,

consolato dalla grazia.

E quando il mio corpo morirà

fa’ che all’anima sia data

la gloria del Paradiso.

Amen.

 

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Ecco dell’altro materiale relativo alla stagione trascorsa…

http://www.acitsiracusa.it/?p=5041

Ecco il messaggio dell’associazione italo-tedesca di Siracusa:

Giorno 27 gennaio 2018 alle ore 19,45 presso la Chiesa del Santissimo Salvatore, sita in Via Necropoli Grotticelle, celebriamo la giornata della memoria. Il Coro Polifonico “De Cicco”, diretto dal M° Maria Carmela De Cicco e con la M° Cunegonda De Cicco all’organo. Seguirà programma dettagliato.

Vi attendiamo puntuali e numerosi.

                                                      IL PRESIDENTE

Avv. Giuseppe Moscatt

Maria Lucia Riccioli dal febbraio 2016 fa parte del Coro polifonico europeo “Giuseppe De Cicco”, col quale si è esibita il 5 marzo in occasione dello spettacolo per la presentazione del libro di Simona Lo Iacono “Le streghe di Lenzavacche”, candidato al Premio Strega 2016. Nel novembre 2016 ha partecipato al corso di formazione organizzato dallo stesso coro e che ha visto come docente il maestro Pier Paolo Scattolin e il maestro Angela Troilo; nell’ambito dello stesso corso ha seguito le lezioni tenute dal maestro Giovanni Acciai nel gennaio 2017. Con il coro ha partecipato alla IX Settimana della Musica di Paternò (CT); nell’ambito dell’iniziativa “1000 voci per ricominciare” ha cantato presso la Chiesa Madre di Pachino (SR) e il 22 dicembre è stata alla Chiesa del SS.mo Salvatore a Noto (SR).

   In occasione del ventennale del coro “G. De Cicco” ha cantato la “Petite Messe Solennelle” insieme al coro e ai giovani solisti del conservatorio di Stato di Reggio Calabria “Francesco Cilea”, con la partecipazione straordinaria del tenore Salvatore D’Agata e del basso Alessandro Vargetto, presso la Chiesa Madre di Carlentini (SR), il Teatro Don Bosco di Ragusa (nell’ambito della rassegna musicale dell’associazione “Melodica”) e la Chiesa di Santa Lucia alla Badia di Siracusa.

   Il 27 dicembre ha partecipato al raduno natalizio “O Nata Lux” di alcune corali della provincia di Siracusa presso la Chiesa Madre di Rosolini (SR).

   Ha concertato a Siracusa il 6 presso la Basilica Santuario “Madonna delle Lacrime” e il 13 è stata in Cattedrale a chiusura dei festeggiamenti in onore di Santa Lucia nell’ambito della rassegna “I colori del sacro”. Il 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, è stata con il coro presso la parrocchia del SS.mo Salvatore di Siracusa per eseguire la Dachau-Messe di padre Gregor Schwake; nella stessa chiesa si è esibita in occasione del concerto pasquale “Per crucem ad lucem” dell’11 aprile 2017. Il 30 maggio, in concomitanza con le #invasionidigitali ad Agira (SR) si è esibita insieme al coro “De Cicco” in gemellaggio con il coro diretto dal maestro Filippo Pistone Nascone, mentre il 24 giugno ha concertato insieme al coro sul sagrato della Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa. Il 9 settembre con il coro si è esibita presso l’ex convento del Ritiro in Ortigia (SR), ospite del festival “Musica sotto le stelle” organizzato dall’associazione musicale e culturale “Vittorio Guardo”, concertando anche nelle sale del museo dedicato a Leonardo da Vinci e Archimede. Il 20 ottobre è intervenuta con il coro presso il Parco delle Suore di Gesù Redentore di Siracusa per un evento dell’Associazione Dueppiù – Per la città che vorrei di Sergio Pillitteri, mentre il 21 ottobre, presso l’Aula magna dell’Istituto tecnico Alessandro Rizza di Siracusa, insieme allo psicologo e scrittore Giuseppe Lissandrello, al chitarrista Gianluca Astuti, al pianista Graziano Grancagnolo e al soprano Donatella Aloschi, è stata la moderatrice, oltre ad esibirsi con il coro, dell’incontro sulla figura di Baha’u’llah a duecento anni dalla nascita, organizzato da Savitri Jamsran. Il 2 dicembre, in occasione dei festeggiamenti in onore di Santa Barbara, ha cantato nella Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a Paternò (CT), mentre si è esibita a Carlentini (SR) il 16 e il 23 dicembre e il 22 dicembre a Palazzolo Acreide (SR) presso la Galleria d’arte contemporanea; la stagione natalizia del coro è continuata giorno 29 dicembre con il concerto presso la Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Siracusa e si è chiusa il 5 gennaio con il concerto presso la Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa insieme alla Corale Tetracordus e alla Corale 10 in condotta, con il concerto presso la Parrocchia di San Giuseppe operaio a Priolo Gargallo (SR) e giorno 7 con l’ormai tradizionale concerto presso l’Hospice dell’Ospedale Rizza di Siracusa.

Il 27 gennaio 2018 è stata celebrata la Giornata della Memoria presso la Chiesa del Santissimo Salvatore di Siracusa per l’associazione italo-tedesca insieme a Bibi Bruschi, mentre il 27 marzo il coro, insieme a Bibi Bruschi e all’organista Cunegonda De Cicco, sempre per l’ACIT e presso la Parrocchia del SS.mo Salvatore, ha cantato per lo spettacolo “Stabat Mater” in occasione della Settimana Santa e del gemellaggio con la città di Würtzburg. In occasione del sesto festival nazionale di musica sacra mariana il coro si è esibito il 13 maggio a Bagheria (PA). Il 27, 28, 29 aprile il coro ha seguito le lezioni del maestro Pier Paolo Scattolin, mentre il 19 maggio, presso il Duomo di Acireale (CT), ha animato una liturgia accompagnata dal maestro Cunegonda De Cicco all’organo. Dall’8 al 10 giugno il coro ha seguito un corso di vocalità tenuto dal maestro Steven Woodbury. Il coro ha inaugurato una struttura di fisioterapia d’eccellenza a Paternò (CT) il 16 luglio, mentre ha animato la celebrazione di un matrimonio presso la chiesa di San Biagio a Comiso (RG) il 4 agosto.

Nuove nuotate per Nana…

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La mia dolce bananottera gialla continua i suoi viaggi in giro per fiere e festival letterari…

Eccola qui a LIBERI SULLA CARTA… (spazio gestito da Satellite Libri e I Trapezisti)

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https://www.ilmessaggero.it/rieti/rieti_liberi_sulla_carta_bilancio_libri-3994351.html

E la prossima nuotata sarà nella bellissima Genova…

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A Catania invece Nana è attesa al Sabir Fest!

Ecco altro materiale sulle precedenti nuotate di Nana…

Quella di Canicattini Bagni (SR) è stata speciale perché il bellissimo BiblioHUB ha fatto la prima tappa del suo viaggio per l’Italia proprio di fronte alla Biblioteca “Giuseppe Agnello” della cittadina siracusana e Nana, grazie a Paola Cappè e al suo meraviglioso staff, ha potuto viaggiare fino a Canicattini per una bella lettura animata con i bambini…

https://www.facebook.com/search/top/?q=bibliohub

Un pomeriggio colorato e gioioso martedì 21 agosto al BiblioHUB Canicattini Bagni (SR) per la mia dolce bananottera gialla Nana…

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La locandina dell’evento…

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Ecco i disegni dei bambini realizzati dopo la lettura de LA BANANOTTERA…

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Non è bellissimo il BiblioHUB?

Per saperne di più…

http://www.alterstudiopartners.com/portfolio/bibliohub

Il BiblioHUB è un veicolo mobile di diffusione di cultura, informazione e socialità, che sosterà per alcuni mesi nelle aree più periferiche, al servizio delle biblioteche. Come uno “scrigno”, il BiblioHUB si apre e si espande verso l’esterno a riappropriarsi di spazi urbani residuali. Piattaforma polifunzionale multimediale di informazioni su cultura, tempo libero e servizi al cittadino, punto di prestito di libri ed e-books scaricabili con Qr-code, internet, vetrina di bookcrossing e hotspot wi-fi, laboratorio ludico didattico per bambini e luogo d’incontro. Presidio e strumento di partecipazione, di inclusione e coesione sociale.

La biblioteca pubblica resta uno dei pochi luoghi pubblici “neutrali” e “sicuri” in cui possono incontrarsi persone diverse per età, cultura, ceto, provenienza: ganglio importante non solo del sistema della cultura ma anche del welfare locale, per aumentare il “capitale sociale” di un territorio e costruire comunità. Proprio un ritratto di questa variegata comunità è l’immagine incisa a laser nella lamiera microforata retro-illuminata di uno dei lati del BiblioHUB: un disegno dell’illustratore Guido Scarabottolo, che ha rielaborato gli autoritratti fatti da un centinaio di utenti in un workshop in una biblioteca di Milano, organizzato ad hoc per la Biennale.

BiblioHUB, Culture Box I
2016 I
Committente: AIB Associazione Italiana Biblioteche I
Progetto preliminare, definitivo ed esecutivo I
Realizzato in occasione della partecipazione alla XV Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia nell’ambito di Taking Care I
In collaborazione con Guido Scarabottolo – illustrazioni, Claudio Carlini – rendering, Nicola Botti e Lorenzo Bailo – video, Elisabetta Brian – fotografie, Libri Finti Clandestini – libro d’artista I

L'immagine può contenere: 3 persone, tra cui Maria Sequenzia e Maria Lucia Riccioli, persone sedute

Tutti ad ascoltare l’avventura di Nana…

L'immagine può contenere: 3 persone, persone sedute e spazio all'aperto

Maria Sequenzia al BiblioHUB…

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L'immagine può contenere: una o più persone e persone sedute

Io, Nana LA BANANOTTERA e… il piccolo Pepito, mascotte della biblioteca comunale di Canicattini Bagni!

L'immagine può contenere: Maria Lucia Riccioli, con sorriso, in piedi

Al BiblioHUB ci si sente proprio a casa!

Grazie alla dottoressa Paola Cappè che con tenacia e fantasia porta avanti queste splendide iniziative…

L’originalissima opera di Guido Scarabottolo…

La Biblioteca comunale G. AGNELLO di Canicattini Bagni (SR) con la sezione dedicata a Teresa Carpinteri, autrice del primo romanzo dedicato a Mariannina Coffa, L’ERINGIO.

Due antologie di Algra Editore curate da Luigi La Rosa fanno capolino tra i libri del BiblioHUB…

Un’immagine del BiblioHUB…

L'immagine può contenere: 3 persone, tra cui Paola Cappè, persone in piedi e spazio all'aperto

Ecco il calendario in cui è inserita la manifestazione…

http://www.comunedicanicattinibagni.it/web/News/pronte-le-manifestazioni-estive-del-15d-festival-del-mediterraneo-a-canicattini-bagni-da-giugno-a-settembre-accoglienza-eventi-musica-tradizioni-cultura-teatro-danza-e-sagre.html

Pronte le manifestazioni estive del 15° Festival del Mediterraneo a Canicattini Bagni, da giugno a settembre, accoglienza, eventi, musica, tradizioni, cultura, teatro, danza e sagre

Scritto da Gaetano Guzzardo    Venerdì 29 Giugno 2018 12:29

15 festival-medÈ già sulla linea di partenza il 15° Festival del Mediterraneo, il ricco programma delle manifestazioni estive che dalla fine di Giugno a Settembre, sino ai festeggiamenti del Santo Patrono S. Michele Arcangelo, animerà Canicattini Bagni con Musica, Teatro, Danza, Libri, Tradizioni, appuntamenti culturali, Sagre gastronomiche ed escursioni per conoscere ed apprezzare i suggestivi paesaggi iblei.

La Giunta guidata dal Sindaco Marilena Miceli ha infatti approvato, su proposta dell’Assessore alla Cultura, Turismo e Spettacolo, Loretta Barbagallo, il cartellone degli eventi, approntato come sempre con l’Ufficio Turistico e dello Spettacolo del Comune, grazie al sostegno e alla collaborazione delle realtà produttive e associative della città, di tanti artisti, professionisti, scrittori e cittadini, che hanno contribuito all’arricchimento delle manifestazioni da offrire ai canicattinesi e a quanti trascorreranno la loro estate nella Città della Musica e del Liberty.

 

 

«Un pacchetto unico di appuntamenti e di spettacoli – ha sottolineato il Sindaco Marilena Miceli – che amplia l’offerta culturale e turistica della nostra città, grazie all’impegno e alla sinergia, ormai consolidata e condivisa, tra l’Amministrazione Comunale e le realtà associative e del volontariato, le imprese, le attività commerciali, tanti giovani artisti, professionisti e cittadini, che ogni anno non fanno mancare il loro contributo per rendere sempre più ricco e di qualità il cartellone delle manifestazioni estive canicattinesi.

A tutti loro va la mia personale gratitudine, quella dell’Amministrazione Comunale e dell’intero Consiglio Comunale, per la disponibilità e per il sostegno dato nel superare, insieme, le difficoltà rappresentate dalle ristrettezze finanziarie che da qualche anno tutti i Comuni siciliani stanno vivendo. Uno sforzo comune che anche quest’anno ci ha permesso di approntare un programma ampio e variegato. Eventi che coniugano un ricco patrimonio culturale con le straordinarie risorse del territorio ibleo e della nostra città, arricchiti dal calore dell’accoglienza dei canicattinesi».

 

Tra i tanti eventi non mancano quelli ritmati dalla Musica con gli appuntamenti che in questi anni si sono ritagliati uno spazio non indifferente nel panorama nazionale ed internazionale: da Creativamente al Festival Culture del Mediterraneo con il Jazz, l’Etnico, il Folk, il Raduno Bandistico, giunto quest’anno alla 36° edizione, a cui si è aggiunta anche la Musica Classica con “Tramonti Musicali”.

 

Non mancano la Danza, il Teatro, la presentazione di libri, gli spazi per i bambini, con le letture della Biblioteca comunale, la conoscenza e l’approfondimento con il Museo Tempo sul Liberty, l’arte scultorea delle facciate delle abitazioni della città realizzate negli anni dai maestri scalpellini canicattinese.

 

E ancora, le escursioni naturalistiche e archeologiche curate dagli operatori del Museo Tempo e dagli archeologici dell’Associazione “Aditus in rupe” per conoscere il territorio ibleo.

 

«Un viaggio – ha rimarcato l’Assessore Loretta Barbagallo – tra le suggestive Cave iblee e le mirabili sculture Liberty delle facciate delle case del suo centro abitato, e nei siti degli insediamenti archeologici millenari che la circondano in un mix di divertimento, tra Musica, Cultura e Sapori. Il tutto, arricchito da un prezioso bagaglio di Memorie e Tradizioni popolari,unite alla tranquillità dei luoghi e alla pregevolezza del suo clima, fanno di Canicattini Bagni il luogo ideale dove poter trascorrere un’Estate d’incanto e spensieratezza a due passi dal mare e dall’altopiano ibleo».

 

E tra gli appuntamenti in programma non mancano i giochi tra Quartieri e le tradizioni con il 33° Palio di San Michele, con le sfilate storiche, la ricostruzione degli antichi mestiere e il Torneo a coppie con gli asini, ormai presenti anche negli appuntamenti internazionali come il Palio del Casale di Camposano (NA), e sempre messi a disposizione dall’allevamento della Fattoria Cugno Lupo.

 

Ed infine le sagre gastronomiche di prodotti tipici nei vari Quartieri della città (Balatazza, Matrice, Pizzu Muru, Priuolu, San Giovanni, Santuzzu, Vadduni, Vigna ri Serrantinu).

 

Si inizia Sabato 30 Giugno alle ore 19 al Museo Tempo di via XX Settembre – via De Pretis, con un appuntamento culturale, la presentazione del libro “L’acqua e lu pani” del musicista e ricercatore Francesco Giuffrida, prefazione del Premio Nobel Dario Fo, sui canti popolari siciliani, e in serata con la prima Sagra, quella dei “Cavatieddi” nel Quartiere Balatazza.

Nel link trovate il programma completo delle manifestazioni…

Per quel che mi riguarda,  il 21 agosto la mia dolce bananottera Nana nuoterà fino alla Biblioteca Agnello di Canicattini Bagni (SR) in via XX Settembre (ore 17.30), ospite del bellissimo Bibliohub recentemente inaugurato… vi aspettiamo numerosi!

L’iniziativa, inserita nel programma di cui sopra, è intitolata “Lettori si cresce: tante storia per un’estate da leggere” (fascia d’età 4/8 anni).

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Arriva a Canicattini Bagni per tutto il mese di agosto, “BiblioHUB”, la biblioteca in movimento dell’ Associazione Italiana Biblioteche – AIB

Cultura, condivisione e socializzazione.
Questa è la base del primo importante progetto di biblioteca itinerante destinata alle aree periferiche della nostra penisola dove sosterà da due a quattro mesi.

Una biblioteca su ruote dove incontrarsi, scambiarsi informazioni, avere libri da leggere o supporti multimediali da consultare. Uno spazio anche ludico pensato non solo per gli adulti che si propone l’ambizioso obiettivo di superare le “solitudini” dell’uso esclusivo dei social media.

https://www.facebook.com/events/1780745142019747/

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(Non riguarda Nana, però mi piace segnalarvi che il 28 agosto, sempre presso la Biblioteca Agnello ma alle 18.30, io e la pianista Donatella Motta presenteremo il recital “Giovanni Pascoli tra musica e poesia – alla scoperta di un autore moderno”, con me voce recitante).

LA BANANOTTERA era già stata gradita ospite a Canicattini… quindi ci tornerà volentieri!

https://www.google.it/search?q=canicattini+%2B+bananottera&rlz=1C1AVNA_enIT559IT562&oq=canicattini+%2B+bananottera&aqs=chrome..69i57.6437j0j8&sourceid=chrome&ie=UTF-8

Una bellissima recensione-intervista di Salvo Zappulla…

http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=81&c=&det=15478&valRcc=ZWRpdHJpY2U=

Risultati immagini per canicattini + torta bananottera

Navigate sul mio blog per sapere di più di Nana e del suo mondo!

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FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA SU EUTERPE

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Ringrazio Domenico Pisana per la graditissima sorpresa…

https://www.ecodegliblei.it/MODICA-LA-VICENDA-DI-MARIANNINA-COFFA-IN-UN-ROMANZO-DI-MARIA-LUCIA-RICCIOLI.htm

http://www.ragusaoggi.it/il-dramma-esistenziale-della-poetessa-m-coffa1841/

https://associazioneeuterpe.com/tag/sicilia/

E’ uscito il nuovo numero della rivista “Euterpe”: il coraggio delle donne

E’ uscito il nuovo numero della rivista “Euterpe”: il coraggio delle donne

E’ uscito il nuovo numero della rivista di letteratura “Euterpe”, il n°27 che proponeva quale tematica di riferimento “Il coraggio delle donne: profili ed esperienze femminili nella letteratura, storia e arte”.

A questo numero hanno collaborato: ALIPRANDI Mario, AMARAL Ana Luísa, APA Livia, ASPREA Pasquale, BALDI Massimo, BARDI Stefano, BARENDSON Samantha, BENASSI Luca, BERGNA Anna, BIOLCATI Cristina, BOLLA Giorgio, BISUTTI Donatella, BONANNI Lucia, BONFIGLIO Anna Maria, BUFFONI Franco, CALDIROLA Stefano, CARDILLO Lucia, CARMINA Luigi Pio, CASTAGNOLI Elisabetta, CASUSCELLI Francesco, CASULA Carla Maria, CECCARELLI Liviana, CHIARELLO Maria Salvatrice, CHIARELLO Rosa Maria, CIMARELLI Marinella, CIMINO Tommaso, COPPARI Elena, CORIGLIANO Maddalena, COSSU Marisa, CUPERTINO Lucia, CURZI Valtero, D’AMICO Maria Luisa, DALL’OLIO Anna Maria, DAMIANI Claudio, DAVINIO Caterina, DE GIOVANNI Neria, DE MAGLIE Assunta, DEL MORO Francesca,  DE ROSA Mario, DE STASIO Carmen, DEMI Cinzia, DI IANNI Ida, DI IORIO Rosanna, DI PALMA Claudia, DI SALVATORE Rosa Maria, DI SORA Amedeo, DOMBURG-SANCRISTOFORO Anna Maria, DOMENIGHINI Luciano, FABBRI Angela, FERAZZOLI Andrea, FERRARIS Maria Grazia, FERRERI TIBERIO Tina, FOIS Massimiliano, FOLLACCHIO Diletta, FRESU Grazia, FUSCO Loretta, GABBANELLI Alessandra, GIANGOIA Rosa Elisa, GRECO Angela, GRIFFO Eufemia, GRILLO Emma Giuliana, GUIDOLIN Giuseppe, INNOCENZI Francesca, KEMENY Tomaso, LANDI Chiara, LANIA Cristina, LEONE Ivana, LEALI Maddalena, LINGUAGLOSSA Giorgio, LOSITO Antonietta, LUZZIO Francesca, MAFFIA Dante, MAGGIO Gabriella, MANGIAMELI Antonio, MANNA Anna, MARCUCCIO Emanuele, MARELLI Dario, MARTILLOTTO Francesco, MASSARI Raffaella, MELILLO ANTONIO, MELONI Valentina, MESSINA Raffaele, MONGARDI Gabriella, MONTALI Alessandra, MOREAL Liliana, MOSCE’ Alessandro, MUSICCO Mirella, NARDI Lucia, NICOLOSI Ada, OPPIO Danila, PACILIO Rita, PARDINI Nazario, PAVANELLO Lenny, PELLEGRINI Stefania, PERRONE Cinzia, PIETROPAOLI Alessandro, PISANA Domenico, PITORRI Paolo, PIZZALA Gabriella, PORSTER Brenda, PREDILETTO Vincenzo, PROSPERO Alessandra, RAMPINI Nazarena, RUGGIU Mariangela, SABIA Mara, SANTARELLI Anna, SANTINELLI Franca, SARTARELLI Vittorio, SCAVOLINI Tania, SIROTTI Andrea, SOLDINI Maurizio, SPURIO Lorenzo, STANZIONE Rita, TOFFOLI Davide, VALENTE Maria Laura, VALERI Walter, VALLI Donato, VARGIU Laura, VENEZIA Paola, VESCHI Michele, VITALE Carlos,VIVINETTO Giovanna Cristina, ZANARELLA Michela, ZAVANONE Guido.

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Particolarmente pregevoli i contributi per le rubriche articoli/critica letteraria, segnaliamo i contenuti della rubrica “Ermeneusi”:

ARTICOLI

MARIA LUISA D’AMICO – “Ritratto di una donna coraggiosa: Frida Kahlo”

AMEDEO DI SORA – “Eleonora Duse: il teatro come vita”

CINZIA DEMI – “Il rumore del pennino: Petronilla Paolini Massimi (1663-1726)”

GRAZIA FRESU – “Le madri coi fazzoletti bianchi”

ALESSANDRA GABBANELLI – “Una poetessa del 1500: Gaspara Stampa”

ANNA MANNA – “Il grande affresco barocco nelle inquietudini regali di Cristina di Svezia”

ANNA MARIA BONFIGLIO – “Selma Lagerlof, la prima donna Premio Nobel per la letteratura”

CINZIA PERRONE – “Artemisia Gentileschi: una femminista ante-litteram”

MARISA COSSU – “Grazia Deledda”

ELENA COPPARI – “Anaïs Nin: il coraggio di esprimere la propria sensualità”

FRANCA SANTINELLI – “Stamira, l’eroe di Ancona”

FRANCO BUFFONI – “Emily Dickinson”

LENNY PAVANELLO – “Louisa May Alcott, Margaret Mitchell e Jane Austen: la voce delle donne”

ALESSANDRO PIETROPAOLI – “Jane Austen e l’idea di romanzo al femminile”

TINA FERRERI TIBERIO – “Maria Montessori, donna coraggiosa e anticonformista”

LORETTA FUSCO – “Tina Modotti, tra genio e passione”

FRANCESCA LUZZIO – “Profili da spolverare: la siciliana Maria Alaimo”

LORENZO SPURIO – “Ricordo minimo della poetessa Renata Sellani”

MADDALENA LEALI – “Ritratto di Christine de Pizan (1365-1431)”

CRITICA LETTERARIA 

MARA SABIA – “Di poesia e resilienza: ritratto di Alda Merini”

DILETTA FOLLACCHIO – “Le Novelle orientali di Marguerite Yourcenar e il Genji Monogatari di Murasaki Shikibu”

NERIA DE GIOVANNI – “Grazia Deledda: il coraggio di credere al proprio destino”

VALTERO CURZI – “Ipazia, Eloisa e Frieda Kahlo: il coraggio di vivere al femminile”

DAVIDE TOFFOLI – “Il fascino, sempre rinnovato e indelebile, delle bulbare.  Sull’opera antologica della poetessa Biancamaria Frabotta”

MASSIMILIANO FOIS – “Rina De Liguoro, diva fulgente del cinema silenzioso”

LUCIA BONANNI – “Vita interiore, immaginario e creatività nelle opere di Lauren Simonutti e Anne Sexton”

EUFEMIA GRIFFO – “Jane Austen e quella sottile seducente ironia”

STEFANO BARDI – “Scritture “spirituali”. Note a margine sulle esperienze

letterarie di Patrizia Valduga, Francesca Duranti e Marguerite Yourcenar”

PAOLO PITORRI – “Chi era Sylvia Plath? La campana di vetro e la sua costellazione”

GIORGIO LINGUAGLOSSA – “Una ermeneutica sopra una poesia inedita di Donatella Costantina Giancaspero”

MARIA GRAZIA FERRARIS – “Cristina, ovvero la ricerca della felicità”

LORENZO SPURIO – “Nella casa di Maria Costa. La poetessa messinese attraverso l’universo oggettuale che ha lasciato e il ricordo commosso dell’artista Pippo Crea”

CARMEN DE STASIO – “Virginia Woolf – leggère impressioni: breve viaggio in Le Onde

MARIA LAURA VALENTE – “Joryū nikki bungaku. Un approfondimento sulla letteratura   diaristica femminile di epoca Heian”

La rivista può essere letta e scaricata in formato pdf cliccando qui.

E’ anche possibile leggerla in formato ISSU (consigliato per tablet e smarphone) cliccando qui.

Come da editoriale si ricorda che:

  • Il vecchio sito della rivista non sarà più raggiungibile perché verrà soppresso. Tutti i materiali in esso contenuti sono stati caricati in una sezione dedicata del sito dell’Associazione Culturale Euterpe dove potranno essere consultati e raggiunti a partire da questo link.
  • A partire da questo numero dedicheremo ogni qual volta un evento pubblico per presentare i contenuti della rivista dove gli autori saranno invitati a partecipare intervenendo con una breve esposizione dei loro testi o lettura di stralci. La presentazione di questo 27esimo numero si terrà a Senigallia (AN) il 8 settembre 2018 presso il Palazzetto Baviera alle ore 17:30. Nella pagina che segue è possibile prendere visione della locandina dell’evento con tutte le informazioni logistiche. Gli autori che vorranno partecipare sono invitati a darne comunicazione a mezzo mail, confermando la loro presenza, almeno 5 giorni prima, di modo da poter organizzare adeguatamente la scaletta.
  • Il prossimo numero della rivista avrà come tema al quale sarà possibile ispirarsi “Musica e letteratura: influenza e contaminazioni”. L’invio dei materiali dovrà avvenire entro il 20-12-2018. Il relativo evento del prossimo numero su FB è presente a questo link.
Presentata l’opera di MARIA LUCIA RICCIOLI

La storia di Mariannina Coffa diventa romanzo
Ha presentato a Modica, nell’ambito del XII sabato letterario del Caffè Quasimodo (nella foto), il suo primo romanzo “Ferita all’ala un’allodola”, insignito del Premio “Portopalo – Più a Sud di Tunisi” e apprezzato da pubblico e critica, MARIA LUCIA RICCIOLI, insegnante di lettere negli istituti superiori e scrittrice. Il volume è stato introdotto da Domenico Pisana, Presidente del Caffè Quasimodo, che ha focalizzato le due cifre semantiche del romanzo, ossia “la mediazione” e “la creazione”, che plasmano tutto il testo nei tre livelli in cui esso si sviluppa: a) il livello storico, b) il livello narrativo, c) il livello letterario. “Questo romanzo, ha affermato Pisana, ci dà un affresco del quadro storico della seconda metà dell’‘800 siciliano; ci consegna la vicenda umana della poetessa netina MARIAnnina Coffa nella sua drammatica realtà, con una scrittura dove verità e realtà diventano la sostanza del romanzo. MARIA LUCIA RICCIOLI – ha proseguito Pisana – ha avuto coraggio, e questo romanzo, alla sua seconda edizione, la ripaga perché lei, pur tenendo conto dell’ ampia bibliografia e di tante altre ricerche da lei effettuate sulla figura di M. Coffa, riesce, con la sua narrazione, ad esprimere un ‘quid’ di novità sulla poetessa netina, di forza espressiva grazie ad una grafia letteraria davvero coinvolgente, elegante e ricca di pathos d’animo”. Le letture distese e piacevoli di Franca Cavallo e Antonella Monaca e le dolci e delicate musiche del giovanissimo pianista Stefano Cintoli hanno creato un’ atmosfera di ascolto e di respiro poetico.
Adriana Occhipinti

05/03/2015

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Grazie davvero agli amici del Caffè Letterario “Salvatore Quasimodo”, in primis a Domenico Pisana per la sua dotta e intensa relazione, ad Antonella Monaca e a Franca Cavallo – amica poetessa come Elia Scionti e Gianni Di Giorgio con i quali ho avuto modo di intrecciare un sodalizio poetico in occasione del premio poetico dedicato all’Immacolata, proprio qui a Siracusa, dagli amici comuni della compagnia Vaccaro- Mauceri, storici pupari aretusei – per le letture molto sentite, al pianista Stefano Cintoli, giovanissimo ma dal tocco delicato ed emozionante.

Io e l’amica Lucia Corsale, giornalista e scrittrice, siamo state accolte con entusiasmo e sincero interesse in una cornice splendida, quella dello storico Palazzo della Cultura di Viale Umberto I a Modica, antica sede del Tribunale: doppia emozione quindi.

Essere ospiti di un circolo dedicato al premio Nobel così fratello della nostra Siracusa – Modica era provincia aretusea, non lo scordiamo, oltre al fatto che Quasimodo fu cognato del nostro Elio Vittorini – e parlare nel luogo che probabilmente ha visto come protagonisti del foro il padre e il fratello di Mariannina Coffa, entrambi avvocati.

Ecco altro materiale…

http://www.laspia.it/dramma-esistenziale-poetessa-coffa-sabato-letterario-quasimodo-modica-ospite-maria-lucia-riccioli/ (grazie all’autore Paolo Borrometi).

Ecco la splendida locandina…

LOCANDINA SERATA 28 FEBBRAIO

Tutti voi conoscete il mio interesse per la poetessa e patriota netina Mariannina Coffa Caruso.

Ho scritto un romanzo storico su di lei, FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA, pubblicato per i tipi di Perrone Lab nel 2011, in occasione del centocinquantesimo anniversario deòll’Unità d’Italia.

Il romanzo è poi stato ripubblicato per i tipi de L’Erudita editrice nel 2013.

Il libro è stato presentato a Siracusa presso il Palazzo della Cultura di Siracusa (Palazzo Impellizzeri) da Luigi La Rosa e Simona Lo Iacono il 27 febbraio 2011.

Successivamente è partita la tournée di presentazioni che ha toccato Acireale (Istituto Brunelleschi, Fidapa), Catania (Istituto Lombardo Radice, Cafè de Flore), Palermo (Libreria Modusvivendi), Raffadali (Le Cuspidi), Siracusa (Liceo “M.F. Quintiliano”, Istituto comprensivo “Paolo Orsi”), Roma (Chiesa di Santa Lucia al Gonfalone).

È stata tra i relatori del convegno dedicato a Mariannina Coffa con un intervento sul trattamento romanzesco della poetessa (Noto, Palazzo Impellizzeri, Archivio di Stato, 12 aprile 2011).

Un dibattito sul suo romanzo e le donne del Risorgimento è uscito su “Letteratitudine” e su “Flannery”; il libro è stato recensito, tra gli altri, da Luigi La Rosa su “Centonove”, dalla scrittrice e giornalista Lucia Corsale (La Sicilia), da Maria Rita Pennisi (La Sicilia), dallo scrittore e giornalista Remo Bassini (La Nuova Sesia), da Loredana Faraci (La Repubblica, edizione di Palermo), da Luisella Pacco (Konrad).

Il romanzo è entrato nella top five relativa alla narrativa più venduta in Sicilia (La Repubblica, edizione di Palermo, 15 maggio 2011) ed è stato segnalato dal libraio Stefano Palumbo come libro rappresentativo della scrittura siciliana sempre su La Repubblica – Palermo.

È stata invitata al Letterando InFest di Sciacca, durante il quale ha presentato il romanzo insieme ad Elena Doni del gruppo “Controparola”, collettivo di giornaliste e scrittrici fondato da Dacia Maraini.

In occasione de “Il Maggio dei Libri 2012”, campagna nazionale per la promozione della lettura patrocinata dall’Unesco e dalla Presidenza della Repubblica, ha vinto il concorso letterario per incipit di romanzi editi “InciZine – Regalami un incipit”, organizzato da Scripta volant e dall’Associazione culturale “Aliantide”. Una volanzine con l’incipit di “Ferita all’ala un’allodola” è stata distribuita gratuitamente in tutta Italia durante le manifestazioni collegate all’iniziativa.

Il 13 ottobre 2012 è stata premiata come vincitrice ex aequo della sezione “Frammenti letterari” nell’ambito del premio “Portopalo – Più a Sud di Tunisi” per il suo romanzo “Ferita all’ala un’allodola”.

In occasione del convegno nazionale del 21 – 22 dicembre 2012 dedicato al bicentenario di Matteo Raeli ospitato al Palazzo Trigona di Noto un brano di “Ferita all’ala un’allodola” è stato inserito in un pannello e nel catalogo della mostra realizzata da docenti e allievi del Liceo “Matteo Raeli” di Noto.

Nell’aprile 2013 l’incipit di “Ferita all’ala un’allodola” è stato pubblicato, insieme alla sinossi e alla biografia dell’autrice, sul primo numero della rivista on line a cartacea POST SCRIPTA, a cura dell’associazione Aliantide.

Il romanzo è stato presentato durante la mostra-mercato “Io valgo” organizzata dalla FIDAPA di Siracusa presso i locali della Provincia regionale dal 21 al 23 maggio 2013 ed è stato rieditato nel giugno 2013 dalla casa editrice L’Erudita.

Il 9 giugno del 2013 l’autrice ha presentato il proprio lavoro editoriale presso il complesso di San Domenico a Palermo in occasione di “Una marina di libri”, manifestazione organizzata da Navarra Editore.  Ha preso parte inoltre all’estemporanea di scrittura presso la Cappella di Santa Barbara nell’ambito della stessa kermesse.

Il 29 giugno 2013 ha preso parte alla manifestazione “I Festa del Libro di Siracusa”, organizzata dalla Biblioteca comunale di Siracusa e da Tempo solidale: è stata protagonista di un incontro con i lettori ed è stata una delle autrici coinvolte nell’incontro-dibattito degli scrittori siracusani con la cittadinanza.

Nel gennaio 2014 è risultata finalista, insieme – tra gli altri – a Beatrice Monroy e agli scrittori di Leima edizioni, del Kaos festival di Montallegro (AG) con il suo romanzo.

L’8 febbraio 2014 presso la Casa del Libro Rosario Mascali di Siracusa si è tenuta una conversazione tra l’autrice e la scrittrice Annamaria Piccione a proposito della riedizione di “Ferita all’ala un’allodola”.

Il 14 febbraio 2014, presso la Sala Gagliardi di Noto, è stata tra le relatrici di “Semaforo rosa”, convegno dedicato a “Mariannina e le altre” insieme a Marinella Fiume, avvocate, psicologhe e scrittrici sul tema della violenza contro le donne in nome di Mariannina Coffa. L’evento è stato promosso dal Comune di Noto con il coordinamento artistico dell’associazione “Lighea”.

Il 13 maggio ha svolto una conferenza sul suo romanzo per la Fildis Teocrito di Siracusa presso l’I.T.C. “Alessandro Rizza” di Siracusa con il violinista Danilo Pistone.

1l 14 settembre 2014 nell’ambito del Premio letterario nazionale “Alessio Di Giovanni” il suo romanzo ha ricevuto una segnalazione di merito vincendo il premio della Presidenza.

Il 7 novembre 2014 ha preso parte al convegno “Sguardi plurali” dedicato a Mariannina Coffa nell’ambito della manifestazione “Noto per Mariannina”, conversando con Marinella Fiume e Biagio Iacono sull’epistolario curato dagli stessi ed è stata intervistata da Vincenzo Rosana per “Tutto su Noto”.

Il 28 febbraio 2015, presso il Palazzo della Cultura di Modica, è stata ospite del XII appuntamento del Caffè letterario “Salvatore Quasimodo” presieduto da Domenico Pisana, che ha introdotto l’autrice e il romanzo “Ferita all’ala un’allodola” insieme a Lucia Corsale, con letture a cura di Franca Cavallo e Antonella Monica, musiche a cura del pianista Stefano Cintoli.

Il 7 novembre 2015, in qualità di giurata della terza edizione del concorso letterario “Inchiostro e anima” dedicato alla poetessa e patriota netina Mariannina Coffa Caruso e organizzato da “La carovana degli artisti”, ha presenziato presso la sala Gagliardi di Noto (SR) alla cerimonia di premiazione; un suo racconto e un suo scritto di ringraziamenti hanno aperto il volume antologico pubblicato in occasione della manifestazione.

Il 4 maggio, presso la Sala Gagliardi di Noto (SR) ha presenziato in qualità di relatrice e di autrice di uno dei saggi presenti nel volume (“Intorno a Voglio il mio cielo – La scoperta di un inedito sulla Coffa”) alla presentazione di “Sguardi plurali” (a cura di Marinella Fiume, Armando Siciliano Editore), atti dell’omonimo convegno di studi sulla poetessa e patriota netina Mariannina Coffa.

Il 26 agosto è stata tra gli autori partecipanti alla sesta edizione della rassegna “Poeti e scrittori del Val di Noto a confronto”, organizzata dalla Libreria editrice Urso e dedicata a Mariannina Coffa, Ibn Hamdis e Giovanni Fronte.

Il 1 ottobre, in qualità di giurata del concorso letterario internazionale “Inchiostro e anima”, quarta edizione, intitolato alla memoria della poetessa e patriota netina Mariannina Coffa, ha presenziato alla cerimonia di premiazione presso il Salone delle feste di Palazzo Nicolaci a Noto (SR). Un suo inedito sulla poetessa ha aperto l’antologia degli elaborati premiati.

Il 18 novembre ha registrato la quinta puntata della trasmissione di Telecittà (ch 654) “Libri in città”, dedicata ai libri e agli autori siracusani e non, condotta da Claudia De Luca e dal professor Luigi Amato.

Il 17 gennaio 2017 è stata invitata presso la Feltrinelli Musica e Libri di Catania per la presentazione del volume “Letteratitudine 3”, uscito per i tipi di LiberAria in occasione dei dieci anni del litblog di Massimo Maugeri; all’interno del volume è presente una sua lettera a Mariannina Coffa; il volume è stato presentato ad Adrano (SR) e Siracusa, prime tappe di un lungo tour di presentazioni.

Il 25 marzo, ospite del Rotaract di Noto sezione Terra di Eloro, ha tenuto una conferenza intitolata “Mariannina Coffa – Una donna, tante donne (La Poetessa dell’Ottocento parla alle donne di oggi)” presso la Biblioteca comunale “Principe di Villadorata” a Noto (SR), relatrice Federica Piluccio, con le musiche eseguite dal maestro Gabriele Bosco.

Il 18 agosto e il 25 agosto, rispettivamente ad Avola e a Noto, ha preso parte a delle letture poetiche organizzate dalla Libreria editrice Urso, leggendo propri testi inediti e delle poetesse Mariannina Coffa e Wislawa Szymborska.

Il 25 novembre 2017, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, presso il Teatro Vecchio Mercato di Gassino Torinese (TO), per la regia di Tommaso Massimo Rotella, Teresa Caporale ha interpretato la poetessa e patriota netina Mariannina Coffa nello spettacolo “Il mio nome è Psiche”, ispirato al romanzo “Ferita all’ala un’allodola”, evento prodotto dall’associazione culturale “Magdeleine G” nell’ambito della stagione “Un’Italia in provincia”, patrocinato dalla Fondazione Piemonte dal Vivo, circuito regionale multidisciplinare, e dal Comune di Gassino Torinese.

Sul numero 27 (agosto 2018) dell’aperiodico tematico di letteratura online “Euterpe”, avente come tema “Il coraggio delle donne: profili ed esperienze femminili nella storia, letteratura ed arte”, è uscita la recensione di Domenico Pisana intitolata “La “poetessa maledetta” Mariannina Coffa nel romanzo Ferita all’ala un’allodola di Maria Lucia Riccioli.

Vi ricordo alcuni link:

http://www.nbtv.it/10.html

Su YouTube:

http://www.youtube.com/watch?list=PL1zqe4wSTDjd2DDsSUzguww9lhdZLyD0B&v=EIAOqrUfyxI&feature=player_embedded (l’intervista di Vincenzo Rosana di NBTV per cui ringrazio ancora sia lui che la collega Ivana Scarpetta. Il programma si chiama IN 10 MINUTI ed è un’occasione frizzante e ghiotta per parlare di argomenti di attualità e cultura rispettando il limite dei dieci minuti, il cui scadere viene sottolineato da un gong).

http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2011/03/14/unita-italia-e-le-donne-nel-risorgimento-italiano/

//www.carlomuratori.it/public/Ombra-adorata-carlo-muratori.mp3

Che mi valse l’ingegno, il core e l’arte
Se te perdendo ogni Ciel perdei?
Se il nume che fu vita ai sogni miei
Mi condanna tacendo e si diparte?

Oh se vedrai queste dolenti carte
Che d’un alito ignoto accendi e bei
Saprai ch’ove sospiri, e piangi e sei
Ivi piange il mio core a parte a parte.

Saprai ch’io t’amo, ed è miracol novo
La vita mia…perchè son morta e vivo,
E là dove non sei non ritrovo!

Saprai, ch’ombra adorata, a me d’accanto
Ti riveggio pur sempre o sogno o scrivo
E più che il labro tuo trovo il tuo pianto.

Testo di Mariannina Coffa (Noto 1841-1878)
Musica, arrangiamento e direzione di Carlo Muratori

http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2012/07/19/in-radio-con-massimo-maugeri/

Chiudo in dolcezza come ho cominciato… libri e cioccolata di Modica!

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http://www.lacivettapress.it/online/index.php?option=com_content&view=article&id=656:tutto-un-fiorire-di-iniziative-per-la-giornata-del-libro-a-p

Per saperne di più su Domenico Pisana…

https://domenicopisana.myblog.it/

Auguri ad Andrea Camilleri!

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Oltre le polemiche, oltre le disquisizioni sul “camillerese”… oltre.

Pensate che qualcuno, leggendo il mio romanzo FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA, ci avrebbe trovato un’ascendenza camilleriana (nel linguaggio misto tra italiano e siciliano…). Avrei molto da dire ma dato il successo mainstream del maestro di Porto Empedocle lo prendo come un complimento.

Un narratore, innanzitutto. Che si fa leggere. Che ha portato lustro alla Sicilia – sì, i manierismi, sì, i luoghi comuni… ma c’è una sorta di amore/odio per chi vende tanto, per chi scala le classifiche. Io penso che il tempo ristabilirà le sorti della letteratura.

Ricordo con piacere le prime dei Montalbano al Teatro Vasquez di Siracusa, con Cesare Bocci, Luca Zingaretti, Alberto Sironi, Angelo Russo e Peppino Mazzotta, il nostro Lo Verde… ricordo lo Sciacca Film Festival del 2011, quando ho conosciuto Rocco Mortelliti e ho visto LA SCOMPARSA DI PATO’ insieme all’amica Cetta Brancato, a Emidio Greco, ad Elena Doni e alle sue donne risorgimentali… e IL PIMPIGALLO a Noto con Nino Frassica e Alessandra Mortelliti…

Quindi auguri ad Andrea Camilleri.

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Per l’occasione ripropongo…

http://www.letteratu.it/2014/09/06/la-promessa-di-montalbano-prima-parte/

Ecco la mia fan fiction dedicata ad Andrea Camilleri!

E qui la seconda parte…

http://www.letteratu.it/2014/09/20/la-promessa-di-montalbano-seconda-e-ultima-parte/

S’arrisbigliò malamente.
Vagnatizzo, anzi assammarato di sudore.
Meno male che se l’era insognato!
Qualcuno gli aveva sparato in pieno petto e come diceva Freud – varda che minchia di pensate e non erano manco le cinco della matina – anche se i latri sono finti la paura è reale.
Il respiro si calmò, il battito tornò regolare. Squasi si diede del deficiente.
Stai invecchiando, Montalba’.
Dalle persiane non filtrava ancora manco una filàma di luce. L’aria era sirèna, anche troppo. Immobile.
La cosa che lo colpì maggiormente, però, fu il silenzio. Tutto taceva.
Anche il frigorifero, che certe notti scassava la minchia con quell’attacca e stacca delicato come un trattore nella grecchia, se ne stava – e qua ci vuole – come un quarto di pollo, muto e pazinzioso, là nella cucina, dove pure il ralògio a muro pareva essersi venduto le lancette.
Di riprendere sonno manco a pensarlo. Tambasiare casa casa in attesa che facesse iorno? Macari leggere quàlichi pagina del libro che si era accattato aieri e che stava ancora sul comodino avvolto nel cellofan.
Vederlo accussì gli fece una mala impressione, come di morto pronto per il cascione. O come quei poveri immigrati che dopo un viaggio in mare che manco l’Odissea, morti di fame e di sete, li ammogghiano in quella metallina che pare carta di uovo di Pasqua per non farli crepare di freddo.

Niente, non era cosa.
Restò qualche minuto a rivoltarsi come una delle cutulette di Adelina. Poi si stuffò.
E che è?
Le gambe parevano di ricotta e la testa principiò a firriargli come un tuppetto. Un tuppetto. Lo assugliò una nostalgia assurda e struggente per i giochi che faceva quand’era picciliddro. Che strano. Lui che al passato non ci pinsàva squasi mai, e d’improvviso s’arricordò pirchì. Come una botta in testa, l’assalì non il ricordo, non l’immagine, ma la prisènza viva di so’ matre. Biunna, bella da stare male, bella come forse non era mai stata. Sentì sulla varva non fatta una carizza, una. Fresca e tiepida nell’istisso tempo. Voleva affirrare quella mano e tinirasilla stritta, vasarla…
Riaprì gli occhi umidi e si ritrovò a stringere l’aria.

Al commissariato tirava un’aria strana.
Se ne accorse subito, manco il tempo di entrare.
– Ah dottori, ah dottori dottori! Ma lei qua è? O Madonna mia! Mariamariamariamari…
Catarella gli cadde davanti, preda di un sintòmo inspiegabile.
– Ma certo che sono io, Catare’!
Lo aiutò a susìrisi, gli pruì un bicchiere d’acqua.
– Ah dottori dottori!
Daccapo la litania. Forse il “signori e guistori” aveva fatto più burdello del solito, al telefono, e Catarella se n’era risentito.
– Ho capito! Ah, bestia che sugnu! Vossia è il gimello, il dottori Arturo!
Montalbano strammò.
– Il gemello di chi?
– Ah, dottor Arturo? Ma chi ci pare il momento di babbiare, quisto?
Montalbano si picchiò la fronte. Fu come un lampo nel ciriveddro. “Io ho un gemello che si chiama Arturo”. Tempo fa s’era messo a garrusiare al telefono inventandosi un fantomatico fratello gemello che ora rispuntava come un cadavere mal sepolto. Maledì la propria natura di tragediatore e le botte di metafisica stupidità di Catarella.
– Io sono, Catare’!
Agatino Catarella si fece serio. Con la manica della divisa asciugò occhi e guance, poi si ciusciò il naso con un fazzoletto, lo ripose a lento in sacchetta.
– Non babbiasse con mia, dottori Arturo. Io al commissario Montalbano ci voleva bene, ha capito? Ci avrei dato l’istissa vita mia, ca non vale niente a paro di quella sua, pi salvarlo. Ma non fu sorte.
A chi cerca? Al dottori Augello? Aspettassi ca ci lo chiamo.

Cosi ri Pirinnellu.
Roba da Pirandello. Così avrebbe commentato un analfabeta di Montelusa, Vigàta e dintorni al trovarsi in mezzo a una situazione grottesca come quella che Montalbano dott. Salvo stava vivendo dalle cinco di quella matìna.
– Mimì, vuoi degnarti cortesemente di spiegarmi che cosa sta succedendo in questo commissariato? Credo di avere diritto ad una relazione circostanziata dei fatti.
Il dottor Augello conosceva la pericolosità di certi toni apparentemente tutti scocchi e maniglie del suo capo e ne prevenne lo scoppio d’ira funesta. Montalbano però non si spiegava la reticenza circospetta, per non dire imbarazzata, del tono, dei gesti, dello sguardo del suo vice e amico.
– C’è che… che tu, Salvo, sei morto sparato alle cinco di stamatìna e ancora non abbiamo manco l’ùmmira di un sospetto, di una pista…
Mimì Augello l’abbrazzò e principiò a singhiozzare come un picciliddro.
– Salvù! Salvù!
– Mimì!
– Salvù…
– Mimì! Lasciami che mi ammazzi pi daveru!

La porta scatasciò. Catarella non ebbe manco il tempo di arriparàrisi la caduta e venne giù, porta e cardini compresi, la maniglia ancora in mano.
– Sono arrivate, dottori Augello. La signora Beba e la signorina Livia.
Livia? Ma se era partita due giorni fa, dopo una litigata apocalittica? Che fa, tornava a chiedergli scusa?
– Falle accomodare.
Montalbano provò pena nel vedere gli occhi di Livia, abbottati, gonfi, come di chi abbia pianto tutta la notte senza un momento di riposo.
Cimiàva come un àrvolo sorpreso da una tempesta improvvisa e si lasciò cadere su una sedia, la mano stretta a quella di Beba che piangeva senza ritegno.
– Ah, tu qua sei? Brutto bastardo, devi avere sempre tu l’ultima parola! Neanche il tempo di salutarti…
Scoppiò in lacrime, un fiotto di dolore lamintòso, assoluto, che straziava l’anima.
Montalbano non seppe che dire, il cuore gonfio di una compassione che era amore e ancora di più, l’impotenza disperata di chi non può asciugare le lacrime di uno ca chiangi pi tia.

Basta, basta.
Gli toccò ascoltare Beba che si chiedeva come avrebbe fatto a raccontare tutto a Salvuccio, il picciliddro che Montalbano aveva battezzato e che portava l’istisso nome so’.
Dovette assupparsi la faccia devastata di Fazio, che non riusciva a spiccicare parola e si grattava la testa come se volesse scipparsela.
Se lo figurò pronto a declinare le sue generalità: Montalbano dottor Salvatore detto Salvo, fu… nato a Catania nel 1950, il…
Avrebbe sopportato che gli elencasse uno per uno tutti gli abitanti di Vigàta, che scassinasse l’Ufficio anagrafe e gli contasse le storie dei paesani fino alla settima generazione, pur di non vederlo in quello stato.
Quando s’appresentò, trafelata ma sempre abbagliante, una Ingrid addolorata e incredula, seguita da Anna Ferrara con prole al seguito – Non avevo a chi lasciarli, appena ho saputo sono corsa qua – Montalbano non ce la fece più.

<em>(fine prima parte)</em>

Uscì da quello che era stato il suo ufficio senza che nessuno tentasse di trattenerlo.
Avrebbe registrato nell’anima solo gli sguardi di tutti – Livia, Beba, Mimì, Ingrid, Anna, Fazio e tutti gli uomini del commissariato – sgomenti, addolorati, pieni d’amore affetto rimpianto stima, che cosa? Come si chiama quel filo che ci tiene legati a questa vita gli uni gli altri? Quello che quando si spezza ci trancia il petto qua, all’altezza del cuore?

Nella sala d’aspetto c’era un assembramento che Catarella era incapace di sciogliere e tantomeno di contenere.
Eppure questa gente lui la conosceva. O meglio, l’aveva conosciuta. In altre e ben diverse circostanza, si potrebbe dire così.
– Condoglianze, dottor Montalbano.
– Commissario…
– Mi dispiace tanto.
Tutti che gli stringevano la mano, gli toccavano un braccio, una spalla. Quella era… oddio. Michela Licalzi. Splendida, una vera billizza, un sorriso malizioso stampato sul volto. Incontrò i suoi occhi e il sorriso si tinse di una mesta dolcezza. Le gambe per un attimo gli fagliarono. Fatima. La pelle ambrata riluceva di una serena perfezione. Lo trafisse con uno sguardo che sapeva di gratitudine e compassione, poi lo baciò su una guancia. Il cavaliere Misuraca, arzillo il passo, splendente la dentiera. Gli strinse la mano che manco un picciotto. E poi…
Mio Dio.
Giugiù.

Aveva bisogno d’aria e se ne andò a fare la solita passiàta al molo.
Manco il familiare, amico scoglio gli fu d’aiuto.
Il mare pareva fermo, come se le onde non avessero gana di arrivare fino alla pilaia, al porto, laggiù, fino alla vertigine della Scala dei Turchi.
Che era tutta quella storia?
Livia, Mimì, tutti quanti che lo chiangìvano per morto… tutti i catàferi delle indagini passate che gli venivano incontro, vivi e vegeti, per fargli le condoglianze.
Calma e gesso, Montalba’.
Qua c’è una sola cosa da fare.

A Vigàta ancora qualche cabina tilifonica è sopravvissuta all’avanzare di cellulari e computer che fanno da televisione, telefono e se la fottono loro che cosa.
Montalbano, notoriamente allergico a queste manifestazioni del nuovo che avanza come una ruspa e abbatte quel mondo cui s’era faticosamente abituato e al quale spesso con nostalgia e rimpianto s’aggrappava, entrò furtivo nella prima che gli venne a tiro.
Che strano, ricordava il numero a mente anche se non lo componeva da anni.
– Pronto?
La voce incatarrata, che sembrava emanare volute di fumo anche a distanza di chilometri, era quella.
– Montalbano sono.
– Ah. Ma lo sa che ore sono? Io a quest’ora riposo. Dovrebbe saperlo.
– E io me ne stracatafotto.
Per dirla tutta, non so manco che ore sono, ma questo non lo disse.
– Ma si può sapere che sta succedendo? Ha idea in quale burdello mi ha messo?
– Mi pare che sia lei a cacciarsi nei guazzabugli, nei pasticciacci più brutti, per dirla con Gadda. Perché ne dà la colpa a me?
– Non siamo qui per parlare di letteratura.
– Ah no?
Pausa.
Già una volta Montalbano s’era ribellato ad un destino da pupo per fare a suo modo. E non era stata l’ultima.
Sospiro.
– Non può continuare così.
– Anche i personaggi letterari muoiono, lo sa Montalbano?
– Spesso continuano a vivere dopo la morte di chi li ha creati. E lei lo sa meglio di me.
Sospiro dall’altra parte del filo. E due.
Poi silenzio.
Come gli capitava sempre quand’era al telefono, Montalbano venne aggredito dalla paura assurda di trovarsi a parlare da solo in un universo vuoto e muto. Principiò a gridare.
– Pronto! Pronto!
Pronto una minchia. Non si sentiva pronto ad uscire di scena. Dillo, Montalba’. Non ti scantare. A morire. Ecco, l’aveva pensato. L’aveva detto.
– Non voglio morire.
Non sarebbe stato sicuro, dopo, d’averle realmente pronunciate, quelle parole.
Ma dall’altra parte del filo, forse, Andrea Camilleri le aveva sentite.
Montalbano attese. Una parola, magari un insulto. Niente.
– Pronto! Pronto!
Gli giunse quello che non s’aspettava. Una risata. Soffocata all’inizio, poi sempre più fragorosa e piena.
– Ma veramente credeva che le avrei permesso di andarsene prima di me?
Sospiro. E tre.
– Non le posso nascondere nulla, vero? Bene. Mi ascolti senza interrompere, poi riagganci e non mi scassi ulteriormente i cabasisi perché ho già deciso.
Montalbano s’azzittì pure mentalmente. Non era il momento di quistionare.
– In cassaforte, a casa mia, c’è già il manoscritto del mio ultimo romanzo che la riguarda. Le mie ultime volontà stabiliscono che venga pubblicato solo dopo la mia morte. E visto che è mia intenzione campare come minimo fino a cent’anni, lei può dormire sogni tranquilli. Se ci riesce.
Uno sfaglio momentaneo della voce? Un colpo di tosse? Cos’era? Un singhiozzo, forse.
– La saluto, Montalba’.
– Aspetti, aspetti. Solo una cosa.
– Veda che non sono il dottore Pasquano. Si sbrighi.
– Non voglio chiederle nulla. Le prometto una cosa.
– Che cosa?
– Non la farò pentire della sua decisione. Arrivederci.
Era meglio addio? Forse. Meglio non dirlo. La commozione gli artigliava la gola.
– E grazie.
Clic.

Passò dalla trattoria “San Calogero” ma resistette.
Tornò a casa.
Aveva chiamato Mimì e Fazio, e magari Catarella. Chiangeva, rideva, l’avevano preso per pazzo ma chi se ne fotte. Aveva chiamato Livia.
– Non sono morto, hai visto?
– Ma che c’è? Se è uno scherzo vedi che è cretino. Vuoi farmi dispetto?
– No, è successo che ti amo.

Nel forno c’era una parmigiana da resuscitare un carico di morti ammazzati, ma non ne toccò neanche un poco.
Si andò a corcare.
S’addormiscì di botto, come se gli avessero sparato.

<strong><em>Maria Lucia Riccioli</em></strong>

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