LA CIVETTA DI MINERVA dell’11 gennaio 2020

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Ecco la nuova prima pagina de LA CIVETTA DI MINERVA… in edicola!

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=4008%3Ala-civetta-di-minerva-in-edicola-il-nuovo-numero-di-sabato-11-gennaio-2020&catid=15%3Aattualita&Itemid=139&fbclid=IwAR04QKdDoJj7DdDGKlCTEt8TeOJ9vOwhyxrnob6-OCK-BIR0wvve2tdc4KI

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Grazie per l’attenzione. Con i più cordiali saluti.

Franco Oddo

Marina De Michele

Tutta la Redazione

Sono fiera, nel mio piccolo, di far parte dei collaboratori di questo giornale che dalla Sicilia, da Siracusa e dalla sua provincia, fa sentire la propria voce…
Un video di Rainews del giugno 2012…

 

 

 

Alcuni pezzi recenti…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3979:scomparsa-la-prof-ssa-maria-grazia-di-giorgio-moglie-del-maestro-michele-pupillo-cordoglio-unanime&catid=17&Itemid=143

È venuta a mancare prematuramente, stroncata da una malattia, Maria Grazia Di Giorgio, moglie del Maestro Michele Pupillo – già suo maestro di armonia, poi compagno di vita e di lavoro.

Laureata in Lettere Classiche, docente, pianista, Maria Grazia Di Giorgio si è spesa per le iniziative e gli spazi culturali della nostra città, come ad esempio il Teatro Comunale; ha sostenuto sia da corista che da pianista, da organizzatrice, maestro sostituto e da regista le scelte musicali di Michele Pupillo – pensiamo ai concerti e all’allestimento di opere liriche come “Norma”, “Cavalleria rusticana” e “La Bohème” dell’Associazione Concertistica corale Mediterranea Orchestra Giovanile Siracusana –, forte anche dell’esperienza teatrale con La Nuova Scena delle sorelle Peluso.

Sgomento e cordoglio sono stati manifestati da colleghi, coristi, orchestrali oltre che naturalmente dalla famiglia e dagli amici che si stringono attorno a Michele Pupillo e al figlio della coppia.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3978:niccolo-salvia-l-esemplarita-di-mariannina-coffa&catid=17&Itemid=143

Mariannina Coffa, poetessa e patriota netina, donna e artista impegnata anche nella causa risorgimentale, visse la sua breve parabola tra il 1841 e il 1878.

La sua biografia e la sua opera sono state indagate con acribia e passione, anche per via degli aspetti “romantici” della sua vicenda di donna e artista, malmaritata e costretta a sublimare dolorosamente il primo amore, quello per il drammaturgo e musicista Ascenzio Mauceri, poi primo preside del Liceo classico di Noto.

“La Civetta di Minerva” ha seguito il procedere degli studi sulla Coffa – mostre, convegni come “Sguardi plurali”, pubblicazioni sulla poetessa: ricordiamo almeno “Voglio il mio cielo”, che raccoglie a cura di Biagio Iacono e Marinella Fiume le lettere che Mariannina indirizzò a familiari, ad amici e al precettore Corrado Sbano –, anche nella speranza che gli scritti della Coffa e la sua stessa figura siano svincolati dall’ambito più prettamente locale e siano sempre più oggetto di indagini accademiche, come sta accadendo da qualche anno a questa parte, grazie sia agli studiosi ed estimatori “storici” della poetessa che alla nuova generazione di indagatori di aspetti nuovi o poco studiati delle poesie e della biografia coffiana.

Venerdì 29 novembre scorso si è laureato in Lettere classiche – relatore il professor Andrea Manganaro, auspici affettuosi i familiari, gli amici, i docenti come Michela Di Rosa, Marisa Berretta e Cettina Raudino, già assessora alla Cultura e sensibile tra l’altro alle tematiche della scrittura al femminile, della toponomastica, della violenza di genere – Niccolò Vincenzo Salvia, studente netino, impegnato non solo negli studi e nella realizzazione del sogno di insegnare, ma anche di “dedicare tempo, energie, passioni, progetti per ciò che si ama”, per usare le sue stesse parole: la candidatura alle elezioni studentesche, l’interesse attivo per la politica, l’associazionismo con “Le formiche del fuoco” sono alcuni degli aspetti che ne contraddistinguono il percorso. Niccolò Salvia ha scelto come argomento per il suo elaborato il rapporto tra Mariannina Coffa e i gender studies; si tratta dei cosiddetti studi di genere, che possono fornire utili strumenti ermeneutici per la comprensione e la descrizione della storia e della produzione della Nostra: quanto conta per un letterato un artista un intellettuale uno scienziato l’appartenenza a un genere? Quanto ha influito nella vita e nell’opera della Coffa la specificità del suo essere donna, in un contesto – quello della Sicilia del secondo Ottocento, tra conservatorismo, lotte risorgimentali, primo e secondo Romanticismo – nel quale le istanze femministe erano in fieri?

L’esemplarità della vicenda della Coffa, le figure femminili della sua poesia – ad esempio le sorelle spose madri dei patrioti, l’Italia stessa raffigurata come donna negletta e schiava com’era costume letterario dell’epoca, pensiamo a Leopardi… -, la sua volontà di essere più di una “donna di casa”, i suoi impegni interessi stilemi, possono essere indagati alla luce di una critica femminista o dell’approccio degli studi di genere? Questo il tema interessante della tesi di Niccolò Salvia, cui auguriamo un proficuo prosieguo degli studi e la realizzazione dei suoi obiettivi e progetti – qualcuno riguarda anche una maggiore valorizzazione di Mariannina Coffa, gloria netina e non solo.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3967:dal-2-al-17-dicembre-in-via-roma-la-collettiva-moadim&catid=17&Itemid=143

Dal 2 al 17 dicembre 2019, sabati e domeniche esclusi, presso la Biblioteca museo “Elio Vittorini” che si trova nel Palazzo del governo di via Roma 31 a Siracusa, dalle 9 alle 20 sarà possibile visitare la mostra “MOADIM – Giorni di festa”. Si tratta di una collettiva di pittura, scultura, grafica, fotografia, ceramica, poesia e molto altro: venerdì 6 dicembre alle ore 17 ha relazionato sull’evento Maria Lucia Riccioli, presentando i protagonisti dell’incontro culturale e dell’esposizione. Tra gli altri, ricordiamo in primis Veronica Tomassini – scrittrice, collaboratrice de Il Fatto Quotidiano dove cura anche il blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/vtomassini/, e della quale citiamo almeno il romanzo uscito per i tipi di Miraggi edizioni, “Mazzarrona”, candidato allo Strega 2019 –, qui in veste di new Penelope tra arsenico e merletti (unisce infatti la vocazione letteraria a quella di tessitrice di fili oltre che di parole), poi Marilena Vita e le sue fotografie, Salvatore Ciranna – il “Gandhi ortigiano” –, l’iconico Salvatore Accolla ed altri creatori di versi e pensieri colorati che si fanno pittura, ceramica, maglieria e ancora.

La locandina dell’evento è tratta da un’immagine di David Hamilton.

Il titolo della mostra è MOADIM perché la Torah chiama le grandi feste ebraiche Moadim (giorni di incontro con Dio): il Natale cristiano ormai vicino – siamo nel periodo liturgico dell’avvento – si affianca all’attesa ebraica di Chanukkah, conosciuta anche con il nome di Festa delle luci o Festa dei lumi.

L’iniziativa si deve a Juan Khaim Jehuda Dayan, cioè Giovanni Ferdinando Giudice, “il poeta di Ortigia”, del quale conosciamo i progetti socio-culturali e l’impegno militante per il riconoscimento della comunità ebraica di Siracusa, che dopo i fatti denunciati anche dal nostro giornale non ha più un rabbino capo né una sinagoga – annosa è la questione relativa alla chiesa di San Giovannello alla Giudecca, per la quale auspicheremmo una lieta conclusione con la collaborazione dell’arcivescovado di Siracusa: “i nostri fratelli maggiori” sono proprio gli Ebrei, per dirla con Giovanni Paolo II, e non sembra inutile ricordarlo in un’epoca di rigurgiti antisemiti e di revisionismo storico, in cui alla senatrice Liliana Segre è stata assegnata la scorta, si negano contributi per un viaggio ad Auschwitz, si rifiutano le pietre d’inciampo perché divisive, si attenta alla memoria.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3923:lo-scrittore-vito-catalano-e-l-impronta-genetica-di-sciascia&catid=17&Itemid=143

Il nuovo romanzo “La notte della colpa” apre a suggestioni inaspettate

 

Nel maggio 2019 abbiamo salutato l’uscita in tutte le librerie e i web store de “I romanzi della black list”, per i tipi di Lisciani libri: storie gialle noir thriller, anche mirate ad un pubblico più giovane da avvicinare alla lettura, come è accaduto per le prime uscite.

Grazie al giornalista e scrittore Mariano Sabatini – tra l’altro spesso opinionista oltre che autore per la Rai, Tmc e altri network nazionali di programmi televisivi come “Tappeto volante”, “Campionato di lingua italiana”, “Parola mia”, “Uno Mattina”), ideatore e conduttore di ATuXTv e Techetechemé su InBlu Radio, autore di noir quali “L’inganno dell’ippocastano”, premio Flaiano opera prima 2017, e “Primo venne Caino” – abbiamo conosciuto l’Agenzia letteraria Maieutica e i suoi lanci di diversi prodotti editoriali tra cui l’antologia “Moon” curata da Divier Nelli (che comprende anche un racconto di Giada Trebeschi, uno dei volti di Maieutica) e, appunto, “I romanzi della black list”.

A questa collana appartiene “La notte della colpa” di Vito Catalano, palermitano, autore inoltre di “L’orma del lupo” e “Il pugnale di Toledo” per Avagliano e de “La sciabola spezzata” per Rubbettino.

Il primo uomoIl secondo uomoIl terzo uomoConfessioneSenza via di scampo.

Come in un dramma in cinque atti, “La notte della colpa” si divide in cinque sezioni dalle trame in apparenza slegate ma che si interconnetteranno svelando il mistero della notte eponima, senza finali consolatori e senza che si ristabilisca – apparentemente – un equilibrio di giustizia e verità: forse la notte vera è quella dell’animo umano, capace di passione e forse anche di amore ma dal fondale oscuro; forse è la notte della memoria, i cui fantasmi continuano a perseguitarci nonostante l’apparenza luminosa di vite che apparecchiamo a noi stessi e agli altri ma che hanno la consistenza del fumo.

Vincenzo Cardella, Marcello Guzzo, Daniele Torrisi, Sergio Massaro – quanta Sicilia nei semplici nomi –, donne intriganti o forse davvero innamorate, l’incombere di misteri e ricatti, la leggenda oscura del castello di Liw, un’ombra che incombe da un passato sepolto…

La scrittura disvela eppure al contempo predispone depistaggi e cortine. Forse è lo specchio deformato dello stesso destino che “gioca e si fa beffe di noi uomini”.

“La Civetta di Minerva” ha intervistato Vito Catalano per voi.

L’occasione è doppiamente gradita perché è anche l’occasione per ricordare Leonardo Sciascia – di cui Vito Catalano è uno dei nipoti – nel trentesimo anniversario della scomparsa, avvenuta il 20 novembre del 1989.

Senza voler troppo svelare della trama, mi è venuto spontaneo fare un’associazione con certo Cornell Woolrich: quali sono i suoi modelli di riferimento?

Sì, ha centrato. Nello scrivere il romanzo erano presenti in me grandi autori di noir e thriller attivi intorno alla metà del Novecento: l’americano Cornell Woolrich, appunto, e insieme a lui Georges Simenon e la coppia Boileau-Narcejac (ma anche il cinema di Hitchcock dello stesso periodo).

Alla base del romanzo, ma forse potremmo dire di ogni buona storia, c’è il disvelamento di una “impostura”, specie quando parliamo di gialli thriller noi nelle loro innumerevoli sfaccettature. Impossibile non ripensare alle riscritture e alle imposture sciasciane. In “La notte della colpa” l’impostura è privata e i riferimenti alla società sono blandi e lontani. Ma è proprio così? I personaggi del romanzo e le “imposture” delle loro vite, che li conducono alla colpa, all’espiazione o al castigo – non c’è comunque redenzione in questo romanzo e forse ne è spia lo stesso linguaggio, referenziale, raggelato, distaccato, quasi anodino nella sua registrazione dei fatti – possono essere ricondotti ad un male sociale oppure il male che li pervade è radicale, incistato nella condizione umana?

Almeno nelle mie intenzioni, al centro della narrazione c’è la condizione umana più che un male sociale. D’altra parte ogni lettore sente, vive e vede a modo proprio ciò che legge e dunque altre letture sono possibili al di là di quelle che erano le mie intenzioni iniziali.

I luoghi del romanzo spaziano da una Palermo e una Randazzo per nulla oleografiche o da cartolina a una Polonia inedita, quindi appaiono provinciali nel senso cechoviano e internazionali insieme, quasi universali – anche se, fresca di rilettura de “Il maestro di Regalpetra” di Matteo Collura, ho sussultato nel leggere alcune descrizioni -: questo rispecchia la sua vita personale e il suo lavoro? C’è una volontà precisa di fare dei luoghi un “everywhere” in cui ogni lettore possa trovarsi a suo agio?

Sì, i luoghi narrati rispecchiano le mie esperienze di vita. Palermo è la città dove sono nato e cresciuto; con Randazzo e con la campagna etnea ho una certa confidenza; a Varsavia vivo per buona parte dell’anno. È anche vero che credo bello e riuscito che ognuno trovi senza difficoltà delle immagini leggendo i luoghi descritti dall’autore. Quando, ne “I miserabili”, leggiamo della piccola Cosette che deve andare a prendere l’acqua percorrendo la via che dal paese esce fino ad arrivare al bosco buio, Victor Hugo ci sta parlando del paesaggio intorno a Montfermeil ma ad ogni lettore non viene facile associare i luoghi descritti a quelli che gli sono familiari o che conosce?

I suoi progetti futuri: a cosa sta lavorando? Il genere che ha frequentato finora le è più congeniale o farà incursione in altri campi della scrittura letteraria?

Ci sono in cantiere due romanzi a sfondo storico che incrociano mistero e avventura, ambientati entrambi in Sicilia (uno nel XVII secolo, l’altro nel XVIII). La mia immaginazione viene più intensamente stimolata da immagini e vicende legate al passato. Ma alle volte i percorsi di ognuno di noi fanno svolte inaspettate.

 

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http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3951:nei-dialoghi-con-sciascia-a-siracusa-piu-poli-tematici&catid=17&Itemid=143

Su mafia, teatro, ironia e ragione, Sicilia e Messico. Il convegno dell’Associazione Radicali Italiani si è svolto nel liceo scientifico Einaudi

 

La Civetta di Minerva, novembre 2019

Trent’anni senza Leonardo Sciascia. Senza le sue parole, senza i suoi libri articoli interventi sempre puntuali, affilati come solo la verità ricercata indagata perseguita con rigore lucido può essere. Senza il suo sorriso che ricorda quello dell’ignoto marinaio di Antonello su cui il conterraneo e sodale Consolo ebbe a scrivere. “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”. Così recita la sua epigrafe tombale, a suggellare con una frase di Villiers una vita che ha fatto delle contraddizioni tra razionalismo illuminista e il salto verso un “di più”, degli incontri-scontri di parole, del disvelamento delle imposture, dell’indagine – diremmo poliziesca nel metodo, filosofica e radicale nell’intenzione – le sue cifre distintive.

Particolarmente meritoria ci sembra allora l’iniziativa di Alexandria – Associazione Radicali Italiani per ricordarlo: i “Dialoghi con Sciascia” si svolgeranno a Siracusa giorno 22 e 23, presso rispettivamente la sede del Liceo “Luigi Einaudi” di Siracusa e la sede del centro studi arti e scienze “Il Cerchio”; il convegno di venerdì vedrà la partecipazione del giornalista e scrittore Matteo Collura (tra l’altro autore per TEA della documentata, splendida biografia di Sciascia intitolata “Il maestro di Regalpetra”: Sciascia, che nella sua vita fu doppiamente maestro nella sua Racalmuto trasfigurata letterariamente e divenuta metafora della Sicilia sineddoche del mondo, qui è colto nella sua parabola esistenziale e culturale con un piglio da saggista e romanziere insieme), Elio Cappuccio del Collegio Siciliano di FilosofiaAlessio Lo Giudice in veste di filosofo del dirittoAndrea Bisicchia storico del teatroGianfranco Spadaccia – già parlamentare del Partito Radicale –, moderatore Vincenzo Pennone (delle cui iniziative culturali con Alexandria si è spesso occupata La Civetta, come il convegno su Vittorini, le pubblicazioni e le conferenze sullo sport a Siracusa, mostre d’arte). Introdurranno l’incontro la dirigente scolastica Teresella Celesti e Fabio Granata, assessore alla cultura.

Politica e mafia, teatro, ironia e ragione, Sicilia e Messico – Messico e nuvole ci scapperebbe di penna per citare un verso di canzone –: questi i poli tematici intorno ai quali ruoterà il convegno, che inizierà nella sede dell’istituto alle 9.30. Le letture saranno a cura degli stessi studenti guidati da una voce d’eccezione, quella dell’attore Davide Sbrogiò, non nuovo alle collaborazioni con Alexandria.

L’incontro di giorno 23 si è svolto invece presso la sede de Il Cerchio in Via Arsenale 40/A.

Manca, la voce di Sciascia, a questo tempo immemore, a questa Sicilia sempre più zattera nel Mediterraneo, a questa Italia che cerca punti di riferimento o che forse ha disimparato a cercarli negli scrittori, negli intellettuali, nelle voci di razza come quella di Leonardo Sciascia, il “Nanà” che seppe fare della Sicilia l’omphalos del mondo.

Doveroso quindi ricordarlo come merita e come nel corso degli anni e con questa iniziativa ha mostrato di voler fare Alexandria – molto ci sarebbe da dire, tra l’altro, del rapporto tra Sciascia e Siracusa, le sue librerie, specie Mascali, i suoi artisti e scrittori, come Tranchino e Di Silvestro, e forse questi due incontri saranno l’occasione per dibatterne e soprattutto rievocare.

“Ce ne ricorderemo, di Leonardo Sciascia”.

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La catanese Consuelo Consoli: “In questo libro emerge la figura della mater sicula, nell’educazione dei figli. Intanto sto lavorando al penultimo capitolo di un romanzo fantasy…”

 

“La Civetta di Minerva” si è occupata già in passato di Consuelo Consoli, catanese, che insegna educazione sanitaria nelle scuole e nel contempo coltiva la passione per la scrittura: “Amori impossibili” è la sua raccolta d’esordio; ha collaborato con alcuni dei suoi racconti ad antologie edite da Bonanno, Algra Editore, Ensemble, L’Erudita e Perrone; ha curato insieme a Luigi La Rosa i volumi antologici “Aurore”, “Zenith” e “Ci rifaremo vivi” per Algra di Alfio Grasso, l’editore che ha pubblicato anche il suo primo romanzo, “Un solo abbraccio”.

Salutiamo l’uscita, sempre per i tipi di Algra Editore, del suo “Detti celebri delle mamme sicule”, in cui l’autrice sviscera con ironia alcune frasi fatte che le donne siciliane si tramandano di generazione in generazione: dietro il modo di dire c’è un mondo fatto di storie che affondano le proprie radici nella cultura matricentrica della società siciliana, a dispetto del patriarcato – in fondo la mater familias siciliana è sempre stata il perno delle comunità, dei “cuttigghi”, dei rioni, dei quartieri, e tende ancora ad esercitare il proprio potere, fatto questo cristallizzato nelle frasi analizzate da Consuelo Consoli con la sua catanesitas di mater sicula tutta verve e autoironia: chi non ha detto o non si è sentito dire “Mancia ca si’ patutu” oppure non si è sentito apostrofare con ossimoriche considerazioni quali “Si’ sempri rintra” versus “Si’ sempri fora”?

Ma parliamone con l’autrice, che ha presentato il volume ad Aci Sant’Antonio – attendiamo l’imminente presentazione siracusana –, relatrice la giornalista Lucia Russo, anche lei non nuova alle incursioni letterarie, lettore d’eccezione l’attore Bruno Torrisi, noto ai più sia per l’interpretazione del Questore Licata nella serie “Squadra antimafia – Palermo oggi” che nella costola “Rosy Abate – La serie” e che abbiamo avuto modo di apprezzare recentemente nella produzione Rai dedicata alla storia di Enrico Piaggio.

Com’è nato “Detti celebri delle madri sicule”?

Da uno scherzo con mia figlia. Mi rimprovera sempre di esprimermi per stereotipi.

Qual è il tuo rapporto con il dialetto siciliano? (Ricordiamo, tra l’altro, che quest’opera ha ricevuto il premio Umberto Domina come migliore lavoro a carattere siciliano).

Il dialetto è una lingua che amo e desidero conservare e tramandare. Mi ricorda i miei nonni, soprattutto Antonia, nonna materna, mi riporta all’incanto della fanciullezza e poi trovo che abbia delle espressioni impareggiabili e intraducibili.

Che figura di donna emerge dalle tue notazioni scherzose ma non troppo?

La mater sicula con tutto il suo bisogno di controllo e di protezione nei confronti dei suoi cari.

Quali sono i tuoi progetti di scrittura?

In questo preciso momento sono al penultimo capitolo di un fantasy. È un progetto nato in sintonia con un’amica pittrice, Anna Nolfo, che mi ha coinvolto con il suo entusiasmo a interessarmi alla cultura Maya e ai suoi miti. Tra poco uscirà l’ultima antologia curata con Luigi La Rosa, “Tracce di desiderio”. Ho in stand by un romanzo e, infine, una raccolta di racconti. Troppa roba, vero? È che scrivere mi piace proprio!

 

 

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3940:nati-per-leggere-alla-biblioteca-comunale-di-canicattini-bagni&catid=17&Itemid=143

Leggere un libro ai neonati e ai bambini fino ai sei anni rinsalda il legame affettivo con l’adulto

La Civetta di Minerva, novembre 2019

“Gli Stati incoraggiano la produzione e la diffusione di libri per l’infanzia (Convenzione sui diritti del fanciullo, art. 17 comma C).

Sono iniziati a novembre gli incontri di Nati per Leggere: in occasione della settimana dedicata al progetto, la Biblioteca comunale “G. Agnello” di Canicattini Bagni e le volontarie di Nati per Leggere, Lucia Basile e Giusy Alicata, di concerto con l’Amministrazione comunale e grazie al coordinamento con l’insegnante Giuseppina Scatà del Primo istituto comprensivo “Giovanni Verga”, hanno incontrato i bambini di tre, quattro e cinque anni del plesso Giuseppe Mazzini.

Letture e sensibilizzazione sul “Diritto alle Storie” delle bambine e dei bambini: questo il cuore delle iniziative. Leggere un libro ai neonati e ai bambini fino a sei anni – cioè fino a quando non siano autonomi nella lettura – costituisce un’esperienza fondamentale per rinsaldare il legame affettivo tra l’adulto e il bambino, oltre che essere di capitale importanza per lo sviluppo linguistico e intellettivo, per “dare un nome” alle emozioni, per arricchire il patrimonio emotivo. Gli effetti della lettura – e qui sono pediatri e neuropsichiatri ad affermarlo – sono stati sperimentati e dimostrati: la stessa salute psicofisica del bambino risentirà di conseguenze positive di lunga durata grazie ad una “esposizione” precoce al libro e al mondo delle storie narrate, lette, inventate insieme ai genitori e agli adulti in genere (nella pagina <http://www.natiperleggere.it/il-vento-dei-20-convegno-e-fes…> potete scaricare il rapporto “Nati per Leggere 1999 – 2019. La storia, le attività, i risultati, le prospettive. – Trieste, Centro per la salute del bambino, 2019” e le videoregistrazioni del convegno e festa di compleanno del 26 settembre 2019).

Ecco gli appuntamenti che ne sono seguiti: venerdì 15 novembre, bambini di 4 anni del plesso Garibaldi e alle 11:30 bambini di 5 anni del plesso Garibaldi; lunedì 18 novembre, alle 9:30, bambini di 4 anni del plesso San Nicola; e, alle 10:30, bambini di 5 anni del plesso San Nicola; venerdì 22 novembre, alle 9:30, bambini di 3 anni del plesso Garibaldi; e alle 10:30, bambini di 3 anni del plesso San Nicola.

Tra i precursori a Canicattini Bagni e in provincia di Siracusa del progetto “Nati per Leggere” naturalmente menzioniamo la dottoressa Paola Cappè, che oltre a dirigere la Biblioteca comunale “G. Agnello” e a supportarne le iniziative collaterali come letture, incontri letterari e musicali, gaming – giochi da tavolo e oltre –, in sinergia con le realtà culturali del territorio, per rendere la Biblioteca luogo di incontro e aggregazione sociale oltre che di conservazione, consultazione e prestito del patrimonio librario – ricordiamo tra l’altro che proprio la Biblioteca di Canicattini è stata tra le prime in Italia ad ospitare il #BiblioHub – è Presidente regionale Sicilia dell’AIB (Associazione Biblioteche Italiane).

Ci sia consentito nominare due siracusani che si sono spesi per i progetti relativi all’infanzia e alla diffusione della cultura del libro nei suoi aspetti relazionali e sociali: l’indimenticato Pino Pennisi – è imminente il Festival dell’educazione 2019 progettato sulla scia del suo lavoro – e Tanina Zito, recentemente scomparsa, figura di volontaria luminosa.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3918:nelly-marlier-l-arte-come-terapia&catid=17:cultura&Itemid=143

“Ero affetta da artrite reumatoide, quando ho ripreso i pennelli in mano, poco alla volta i dolori sono scomparsi. Nella morbidezza della pittura ad olio, la voluttà della natura”

 

Nelly Marlier è stata per così dire “adottata” da Siracusa che l’ha accolta facendone una delle sue cittadine d’elezione: si è scelti da una città più che sceglierla e questo è particolarmente vero nel suo caso.

Donna curiosa, gentile, ironica e arguta, dai molteplici interessi – non ultima la scrittura creativa –, è appassionata di pittura: dal 15 al 18 novembre 2019, ha esposto ad Arte Padova; con alcuni dei suoi lavori ha partecipato a Torino, sino al 14 novembre, a una collettiva presso la Galleria Accorsi Arte, intitolata Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea; ha siglato un contratto di un anno sempre con la Galleria Accorsi Arte e le sue tele saranno esposte sia nella sede di Torino che in quella di Venezia.

Le sue opere possono anche essere viste dai nostri lettori in due negozi virtuali: il primo con Gigarte (https://www.gigarte.com/nellymarlier); il secondo con Pitturiamo; il terzo è in fase di realizzazione. La intervistiamo.

Quando hai iniziato a dipingere? Quali sono le tecniche che prediligi?

Ho iniziato a dipingere cinque o sei anni fa. Ho preso lezioni da un maestro per circa due anni, si può dire però che sia autodidatta. Principalmente olio su tela: mi piace l’untuosità e la morbidezza della pittura ad olio, il vedere come i pigmenti si mescolano tra di loro, gli arabeschi che formano man mano che i colori si amalgamano. Mi dà un senso di dolce voluttà. Quella parte che a volte precede l’azione di dipingere mi dà un senso di pace mentre il mescolare direttamente i colori sulla tela mi inebria. Per questo, la mia pennellata è formosa. I pigmenti devono avvicinarsi, incontrarsi, baciarsi, a volte compenetrarsi. Ogni volta è qualche cosa di diverso e mi capita di lasciare al caso il risultato finale. Mi piace accarezzare i miei dipinti ad occhi chiusi per assaporare la texture sotto le dita. Mi piace pensare che le mie tele siano sentite non solo guardate.

Quali soggetti preferisci?

I soggetti che preferisco sono quelli appartenenti alla natura: le nuvole, l’acqua, la vegetazione… Mi piace interpretare a modo mio paesaggi, tramonti, albe. Adoro i riflessi della luce e i giochi che essa crea nell’acqua. Mi perdo nel vedere fremere la superficie di un torrente, nell’osservare il via vai delle nuvole, il loro cambiar forma in continuazione.

Per ora, dipingo in atelier spesso da foto realizzate da me o da amici. Ma, appena starò ancora meglio di salute, desidero dipingere en plein air. È importante poter utilizzare tutti i sensi. L’udito e l’olfatto anch’essi trasmettono sensazioni influendo la percezione dell’ambiente.

Credi che l’arte abbia una funzione catartica, oltre che estetica? C’è una connessione tra arte e benessere psicofisico a tuo modo di vedere?

Questa domanda riveste per me un’importanza fondamentale, perché tocca uno degli aspetti per me più importanti e che vorrei far conoscere attorno a me perché penso possa aiutare persone ammalate a ritrovare fiducia, libertà di pensiero e d’azione e a liberarsi dalle paure.

Tutto è nato dalla malattia, l’artrite reumatoide. Nel 2001, la diagnosi dopo mesi di terribili dolori fisici e di limitazioni sempre più diffuse nell’uso delle mani e nel camminare. È iniziato allora il percorso della malattia cronica, invalidante e senza ritorno. Così, in effetti, mi presentarono questa compagna degli anni che avevo di fronte.

A distanza di anni, di terapie mediche spesso pesanti, di rifiuto della malattia e delle medicine, di digiuni esagerati, di ricerche di percorsi per una crescita interiore, di lettura di decine e decine di libri, di un ricovero ospedaliero urgente, arriva la consapevolezza di voler riprendere i pennelli in mano subito, oggi, domani, e di nuovo, sempre più spesso. E un pomeriggio di un anno fa circa, mi resi conto che i dolori erano praticamente scomparsi mentre seduta davanti al cavalletto ed ascoltando i Queen stavo dipingendo un tormentato cielo nuvoloso. Ho ripetuto l’esperimento il giorno dopo. Sostituii gli antidolorifici con la pittura e… funzionò. E funziona ancora oggi. Funziona sul fisico ma anche sulla mente.  Ho ritrovato le forze che avevo perse da lungo tempo, ho ritrovato la voglia di incontrare gente, ho ricominciato a fare progetti.  Per me, è una rinascita.

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La scrittrice e poetessa di Philadelfia è autrice di molte opere, tra cui “Season of Subtraction”, che richiama la nostra prosa d’arte di primo ‘900

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019 – I legami tra gli italoamericani e il nostro paese sono fatti di sangue ma anche di sapori, di odori, di lingua storie tradizioni. Di paroleÈ così anche per Michelle Messina Reale, scrittrice e poetessa di Philadelphia, docente associata presso l’Arcadia University della Pennsylvania (tra l’altro fondatrice e direttrice del progetto “Ovunque Siamo: New Italian-American Writing”), che unisce gli interessi accademici – è tra l’altro responsabile dei servizi di accesso, di ricerca e comunicazione dell’ateneo – all’attitudine poetica e narrativa: testi come “Inquiry and Research: A Relational Approach in the Classroom”, “Mentoring and Managing Students in the Academic Library, The Indispensable Academic Librarian: Teaching and Academig for Change” e “Becoming a Reflective Librarian and Teacher: Strategies for Mindful Academic Practice” si alternano ad opere come “Season of Subtraction – Prose Poems” (Bordighera Press, New York 2019), raccolta di poesie in prosa o di prose poetiche che dir si voglia, genere che richiama la nostra prosa d’arte di primo Novecento, la rivista “La Voce”, certi calligrafismi tra l’ermetico e il crepuscolare.

Ma qui la “stagione della sottrazione” è molto di più: “ciò che va via è ciò che rimane”, come recitano in esergo le parole di Charles Wright: il tempo sottrae volti odiosamati, gesti, voci, consuma gli oggetti ma ne lascia le persistenti reliquie nella retina ostinata della memoria. E si fa parola. Accurata, precisa, geometrica. Preziosa. Eppure allusiva, sfuggente, enigmatica. Parola che tende a definire, scolpire, dipingere con nettezza, parola che rivela, che ricerca, che rievoca un passato a volte difficile da rielaborare, luoghi dell’anima, antenati che sono custodi ma anche presenze insistenti, fantasmi inconciliati o memento per un presente da ridefinire. Per un futuro che è carico del peso dolce e insieme amaro del passato.

“Season of Subtraction” è dunque uno scavo memoriale e insieme un lavoro di immaginazione alla ricerca delle proprie radici, un viaggio tra i rami noti e sconosciuti della propria famiglia, un’indagine sul senso della presenza propria e altrui nel mondo, tra nostalgia per la terra d’origine e la vita oltreoceano.

Abbiamo incontrato Michelle Messina Reale insieme a Patti Trimble in occasione di un reading trilingue, a Siracusa, grazie all’iniziativa “101 Poets for Change”; poi i contatti in rete, un caffè in Ortigia a parlare di poesia e di Trump, di Sicilia e d’America. Ecco qualche risposta alle nostre domande.

Le tue radici italiane e familiari sono molto forti e questo risalta chiaramente anche negli allusivi versi del tuo libro. Puoi parlarcene?

I miei legami familiari con l’Italia sono molto forti, questo è un nodo che non si spezzerà mai. Ancora ho molti parenti in Italia, specialmente in Sicilia. Ho avuto un’infanzia molto italiana: scuola prevalentemente italoamericana, parrocchia italoamericana e vicinato italoamericano. Ci sentivamo diversi dagli altri perché la nostra cultura era molto forte. A mia madre non piacevano i modi di fare o le abitudini che non coincidessero con le nostre. Ha sempre pensato che gli americani fossero freddi ed egoisti, e non apprezzava la loro idea di famiglia. Eravamo diversi.

La Sicilia e Siracusa sono per te dei luoghi dell’anima, vero?

Trascorro molto tempo in Sicilia, che è semplicemente “casa” per me [… da notare che Michelle Messina Reale usa la parola “home”, che in inglese significa sia “casa” nel senso più domestico e intimo sia “patria”, un po’ come avviene con il latino “domi”, n.d.r.]. La Sicilia e Siracusa sono il mio rifugio. Lo avverto non appena arrivo proprio perché posso rilassarmi. Questo è un aspetto molto diverso rispetto al modo di vivere americano, che mantiene un passo molto veloce e mette in competizione le persone tra loro. Io vivo vicino Philadelphia e la “cultura” può essere molto dura, sbrigativa e perfino rude. A Siracusa trovo ancora gentilezza nelle persone, vedo che la gente dà valore al tempo e agli altri. E il mare sempre bellissimo a fare da panorama e da sfondo pacifica la mia anima.

“Sottrazione” è una parola piena di significati: ha qualcosa a che vedere con le mancanze nella nostra vita e nel nostro spirito, ma la sottrazione è anche il potere dell’artista: eliminare ciò che è vecchio e morto per lasciar crescere ciò che rimane. Sei d’accordo?

Sono pienamente d’accordo su ciò che dici su “Season of Subtraction”! Ci sono molte ferite traumatiche nella mia famiglia. Mio nonno non avrebbe mai voluto lasciare la Sicilia ma fu costretto a farlo… odiava gli States e tutto ciò che comportava viverci. Questo lo rese rabbioso e aggressivo verso tutti e verso la vita. Noi siamo stati costretti a fare i conti con le sofferenze che ha provocato. E la figlia che ebbe e non riconobbe mai ferì tutti noi. Quel rifiuto fu difficile da accettare. Quando trovammo la sorella di mio padre, cercammo di costruire un rapporto nuovo. Lei dice di sentirsi siciliana, ma visto che non è stata cresciuta come tale, non riesce a spiegarsi perché provi questo! [Nella postfazione del libro, Michelle Messina Reale riassume la rocambolesca vicenda della ricerca di questa zia “sottratta”, motore pulsante dei versi di “Season of Subtraction”, omaggio alla tenacità dei legami, n.d.r.].

I tuoi versi sono come prosa e la tua prosa è molto poetica… questo è comune nella poesia americana attuale oppure nella storia più antica o recente della letteratura americana?

No, non è molto comune nella poesia americana, ma è una forma che amo molto utilizzare perché mi permette di usare un linguaggio molto immaginifico in una piccola forma narrativa. Amo leggere poesie in prosa e scriverne, anche!

Salutiamo Michelle Messina Reale e attendiamo le nuove raccolte “Confini: Poems of Refugees in Sicily” e “In the Blink of a Mottled Eye”, che vedranno la luce tra il 2019 e il 2020 per i tipi di Cervena Barva Press e Kelsey Books.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3828:in-fratelli-di-cielo-di-don-aprile-liriche-e-testimonianze-di-fede&catid=17&Itemid=143

Il libro comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e i contributi di vari poeti

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha dedicato diversi articoli all’opera pastorale e letteraria di don Raffaele Aprile, che, dopo “Innamorato del cielo”, ha deciso di dare alle stampe il volume “Fratelli di cielo – in versi si raccontano in cammino con Maria” (Bonfirraro Editore), che verrà presentato il 20 giugno alle ore 20 presso il Salone Baranzini della Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa.

Don Aprile, augustano, oltre a svolgere il suo ministero presbiteriale come assistente spirituale del gruppo di preghiera Madonna delle Lacrime e del gruppo Caritas, accoglie i pellegrini che vengono a visitare la Basilica Santuario e si occupa anche delle missioni con il Reliquiario. Ricordiamo alcuni dei riconoscimenti che ha ottenuto per la sua passione per la scrittura: ha partecipato alla stesura di un’antologia poetico-letteraria in omaggio a Luigi Pirandello a cura di Giuseppe La Delfa, al libro di don Francesco Cristofaro, conduttore televisivo presso Padre Pio TV e a vari concorsi poetici (quello di Favara intitolato ad Ignazio Buttitta, “Il Federiciano”…); per iniziativa del parroco don Domenico Cirigliano, a ricordo della visita del Reliquiario della Madonna delle Lacrime, è stato collocato in modo definitivo nella parete laterale esterna della Chiesa Madre di Rocca Imperiale il quadretto della Madonnina con una sua preghiera/poesia Vergine delle Lacrime; collabora col settimanale “Notizie della diocesi” di Carpi, curando una rubrica poetica.

La pubblicazione collettanea comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e di Francesco Maria Marino OP, una introduzione di Fabrizio Mattioli, Avvocato della Rota Romana, e i contributi dei poeti Monsignor Giuseppe Greco, Loris Filippetto, Sonia Accossano, Roberto Giovanni Bizzotto, Filippo Cacioppo, Albino Fattore, Don Ernesto Piraino, Giuseppe Puzzo, Maria Lucia Riccioli, Andrea Maniglia, Nino Cardillo, Don Pasqualino di Dio, Rita Masala, Suor Vincenzina Botindari, Michele Taboni, Rafał Soroczyński, Gruppo di Preghiera Carismatica Madonna delle Lacrime, Nicola Douglas De Fenzi, Claudia Koll e le testimonianze di Salvatore Pappalardo Arcivescovo di Siracusa, Aurelio Russo, Gabriele Russo, Lucia Palmieri, Gabriele Dini, Ida Vasta, Giuseppe Aletti, Danilo Zirone, Loris Filippetto: ecclesiastici e laici, semplici devoti e studiosi, ma comunque voci che narrano, che liricamente si effondono, voci pellegrine, in cammino dunque, come suggerisce il sottotitolo del volume.

Il libro raccoglie sia poesie che testimonianze di fede e di guarigione fisica e spirituale: la parola è canale privilegiato di espressione dei sentimenti più profondi e quindi anche della contemplazione mistica, del rapporto con la Natura e con il Divino, delle lacerazioni, delle sofferenze e delle gioie; se l’arte è a suo modo testimonianza, la narrazione di un percorso di vita, dei bivi e delle svolte inattese dovute ad un incontro con qualcosa che trascende il solco dell’abitudine o peggio ancora della rassegnazione lo è ad un altro livello.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3830:paola-m-liotta-puntare-su-fiamma-fogliani-e-stata-una-scommessa&catid=17&Itemid=143
“Per me la scrittura è musica, esigenza che risuona di vibrazioni, sonorità, echi che intarsiano il romanzo”

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha incontrato per voi Paola Maria Liotta, appassionata docente, fine poetessa e scrittrice (i suoi lavori poetici e narrativi le hanno meritato l’attenzione di critici e giurati in vari concorsi letterari come il Premio “Pietro Carrera” e il Premio Letterario Città di Castiglione “Cento Sicilie Cento Scrittori”), animatrice culturale nella sua Avola ed oltre. “Piano concerto Schumann” è il suo ultimo romanzo, uscito per i tipi de Il seme bianco.

Fiamma Fogliani, il maestro Marni e una misteriosa spinetta, “invenzione” all’interno di ciò che è manzonianamente “storia”, ovvero la musica e compositori come Schumann… quanto del tuo amore per la musica è confluito nella stesura del tuo romanzo?

L’amore per la musica convoglia e rappresenta i miei amori, i miei interessi, e molti altri sensi e sentimenti. E non ritroviamo nel romanzo solo Schumann, il cui celebre Piano Concerto gli dà il titolo e ne catalizza vicende e intrighi, ma anche molti altri bei nomi della musica. Le notizie legate all’invenzione del fortepiano, sullo sfondo, delineano il quadro perfetto in cui le passioni, le gioie, la forte testimonianza di vita della mia protagonista si incarnano a pieno. La scrittura, poi, è fatta di lettere e di suoni e, proprio come una musica, può riprodurre la musica della vita, le sue luci e le sue ombre. Sicuramente, questo romanzo è un atto d’amore per la musica, “la più rivelatoria di tutte le arti”, come asserisce, in un passo del romanzo, uno degli affascinanti personaggi maschili che ruotano attorno a Fiamma. Da ciò, si evince come la musica sia tutto (o quasi) anche per me.

Non sei nuova all’alternarsi di libri in prosa e di poesia… come convivono in te la narratrice e la poetessa oltre che la docente?

La narratrice in prosa e in versi e la docente convivono, in me, come i famosi “tria corda” dal momento che le possibilità della scrittura sono infinite. Mi esploro in questo e in molti altri modi, cercando di instillare nei miei studenti l’amore per la lettura. Per me, scrittura creativa, laboratorio di scrittura, biblioteca di classe sono parole magiche. Le parole veicolano idealità, interiorità, speranze, e oggi c’è molto bisogno di idee, di ideali e di speranza. L’amore per ciò che faccio si traduce pure in Paola che scrive in prosa, Paola che scrive versi, Paola che insegna. E in molte altre “Paole”, tutte riflessive, impavide, piene di voglia di fare, desiderose di nuovi mondi da scoprire, mai paghe di un fine, di uno scopo, pur di offrire alle giovani generazioni validi spunti di riflessione e spronarle verso il meglio per sé stesse e per la società attuale, tanto bisognosa d’amore, così devastata dall’egoismo, insanguinata da guerre e violenze di ogni sorta quale essa, purtroppo, è. E il riferimento agli aspetti negativi del reale rintocca in tutto il romanzo, in contrapposizione con la bellezza e con la solarità evocate dalla musica di Fiamma.

Scrivi che “La musica è energia, ma anche controllo; è rigore, ma anche avventura”. Credi possa dirsi lo stesso della scrittura?

Come per Fiamma Fogliani, la protagonista del “Piano Concerto Schumann”, la musica di Schumann, e tutta la musica è vita, così per me la scrittura è musica. La scrittura è un’esigenza insopprimibile, che risuona, come musica, di vibrazioni, di sonorità, di echi, quelli che intarsiano il percorso di ricerca che il romanzo traccia e disvela davanti ai nostri occhi. Leggendo di Fiamma, non si può non immaginarsela vibrante e appassionata, al suo piano. Per infondere questa vita alle parole, si scommette su di sé, ci si precipita a capofitto in un mondo che sta nascendo, evocato sulla carta, non meno reale di quello in cui viviamo, e non si può deviare o filtrare quanto sta nascendo mentre lo si crea, mentre lo si vive. Il rigore e l’eleganza sono connaturati sia alla buona musica che alla buona scrittura: dipende da quanto si è fedeli a criteri stilistici e di buon gusto che corrispondano esattamente all’onestà dei nostri stessi intenti di scrittura. La storia si rivela e piace nell’esatta misura in cui scatta il riconoscimento di chi legge in quelle pagine, ricreando in proprio la storia, vivendola in consonanza – o meno – con il proprio mondo interiore. La scrittura è una bellissima avventura dello spirito se ci trasporta nell’altro, e nell’oltre, sempre in adesione con quanto sentiamo, con quanto vogliamo dire, con il messaggio che affidiamo al nostro scritto.

Fiamma Fogliani è artista e donna. Quanto ha contato per te confrontarti con le figure di musiciste come la tua protagonista?

Nel romanzo vi è una miriade di figure femminili: pianiste quali Clara Wieck Schumann, Annie Fisher, Clara Haskil, Martha Argerich, Hélène Grimaud, ma anche artiste, tipo Giovanna Fratellini, pittrice di corte che venne paragonata a Rosalba Carriera e fu la ritrattista della Gran Principessa Beatrice Violante di Baviera. Quest’ultima visse proprio alla corte medicea e dovette conoscere il ‘nostro’ Bartolomeo Cristofori, l’inventore del gravicembalo ‘col piano e col forte’, cioè l’antenato del pianoforte. Man mano che la storia cresceva e sbocciava nelle mie righe, ho ritrovato tutte queste figure; alcune le conoscevo già, infatti amo molto la Argerich, come pianista, e la Grimaud. Menzionare Beatrice Violante mi ha permesso di darle il giusto risalto; peraltro, fu anche un’ottima statista nel governatorato della città di Siena. L’ultima volta che, in pubblico, ho accennato a questa galleria di figure eccezionali, e spesso le donne stanno ai margini della storia, o sono appena menzionate, mi son sentita dire, proprio da una donna: “Lei non ama molto gli uomini”! Ecco, vorrei sconfessare quest’appunto. Rendere il giusto tributo a figure obliate, o meno note di corrispettive personalità maschili, ha validato ulteriormente la mia scrittura di quegli slanci che io amo esprimere. Anche portare alla ribalta Fiamma Fogliani è stata indubbiamente una bella scommessa per dare corpo a ciò che io amo, alla vera bellezza, che ci deve guidare verso il meglio, nell’arte e nella vita.

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Raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni, copertina di Rosa Rosita Loiodice

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019

Torniamo ad occuparsi di Teresa Laterza: l’autrice, pugliese di origine, vive a Caltagirone ed è impegnata nel settore della formazione; collabora con testate giornalistiche locali, nazionali e internazionali, come il periodico dell’Automobile Club Bologna (AutoBo) e la Rivista Internazionale Le Muse, fondata da Paolo Borruto e Maria Teresa Liuzzo (direttrice), oltre a proporsi come editor e book counselor. Le sue incursioni poetiche e narrative spaziano dal romanzo “Imprevisti di primavera” (Kimerik) alle sillogi poetiche “I sentieri dell’anima”, “Le stagioni del cuore” e “Frammenti d’infinito” (Irda edizioni), dalla stesura di articoli e saggi ad una nuova silloge poetica, “Armonia d’essenza”.

La sua ultima pubblicazione è “Schegge”, raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni di Nino Bozzi. La copertina è illustrata da Rosa Rosita Loiodice, tra l’altro curatrice editoriale.Scheggia è un frammento, scheggia è una freccia, scheggia è un proiettile che penetra le carni, ferisce e diventa parte di noi. Ma la scheggia che ci colpisce può essere una forza, una verità, un’emozione che provocandoci dolore ci restituisce contemporaneamente a noi stessi e alla nostra vera essenza, un lampo che illumina la nostra cecità. Come fa la parola, in primis quella poetica.

Ecco allora l’invito ad evitare gli abbracci mancati, a non lasciarsi rinchiudere “dai cancelli degli schemi”; ecco l’amore per l’arte e la parola, grazie ai quali si può attingere l’infinito, l’accoglienza di se stessi e del prossimo – migrante è anche chi cerca l’amore che la “patria” della sua famiglia gli ha negato e infinite sono le povertà mentali e spirituali –, ecco il richiamo all’interconnessione degli esseri viventi e dell’universo che si rivela anche nelle azioni e nei pensieri in apparenza insignificanti… perché la vita è un “gioco duale”. I versi sono lampi, briciole di ricordi, attimi di consapevolezza, bagliori di vero, gli aforismi e le considerazioni sono bocconi, minutaglie, tessere sparse di un mosaico di cui non conosciamo il disegno, quello sempre incompiuto della saggezza.

Il titolo “Schegge” è significativo e polisemico… cosa vuol dire per te e come lo hai scelto per intitolare il libro?

Esattamente: la scheggia penetra in profondità e lascia un segno. Può far male, ma induce alla riflessione. La nostra carne, il nostro corpo è la vita e le schegge sono le esperienze. È questo il motivo della scelta del titolo. Mi auguro che le mie poesie e le mie riflessioni aiutino a fare luce dove regnano il buio o le ombre.

I tuoi progetti futuri riguardano la teoria oltre che la pratica della scrittura: puoi anticiparci qualcosa?

Tra mille difficoltà, considerate le incombenze quotidiane, sto portando avanti la stesura di un saggio sulla scrittura. L’intento è quello di fornire consigli e regole utili a chi desideri scrivere un libro di qualsiasi genere, affinché l’opera possa incontrare l’interesse del pubblico. Si tratta, in sostanza, di una specie di vademecum dello scrivere efficacemente.

Concerto di Capodanno a Modica

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http://www.videomediterraneo.it/news/eventi-manifestazioni/7029-modica-concerto-di-capodanno-della-civica-filarmonica.html?fbclid=IwAR1VEj17IskGE3F_BZ4RM2PxCjVPenjqrt2AU9yDpDNtMwJByga-n8BSMkE

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Il teatro Garibaldi di Modica ospita come da tradizione il Concerto di Capodanno…

CONCERTO DI CAPODANNO
mercoledì 1 Gennaio 2020 | ore 18:00 e ore 21:00
con Rosy Messina direttore del coro, Manuela Cucuccio soprano, Francesco Di Pietro direttore d’orchestra
Musiche: Strauss, Verdi, Bellini, Mascagni Leoncavallo, Puccini e della tradizione napoletana
Spettacolo ore 18:00 IN ABBONAMENTO
Spettacolo ore 21:00 FUORI ABBONAMENTO.
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Un coinvolgente viaggio nell’opera di metà ottocento iniziando con la sublime aria della Casta Diva di Bellini alla Vergine degli angeli di Verdi. Una trascinante sinfonia Della Norma farà da preludio alla celebre Polka Die Libellule di Staruss. Non mancheranno famose romanze come “Tu ca nun chiagne” ed una puntatina alla popolare ed intramontabile musica napoletana. Un finale ricco di emozioni con i valzer della famiglia Strauss ed un allegra e festosa marcia di Radetzy per salutare il nuovo anno.

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Con gli amici della Corale Euterpe ho avuto la gioia di condividere non solo rassegne corali ma anche un bellissimo e indimenticabile MARCELLO GIORDANI & FRIENDS – per l’occasione cantavo con l’Accademia di Canto Carmelo Mollica -, mai troppo ricordato tenore scomparso prematuramente.

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Il maestro…

Manuela Cucuccio…

Il meraviglioso O SIGNORE, DAL TETTO NATIO di Verdi…

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Rosy Messina insieme alla presentatrice Cinzia Vernuccio, agli altri protagonisti della serata e alla componente istituzionale che ha voluto omaggiare l’evento.

L’album completo dell’evento…

https://www.facebook.com/pg/teatrogaribaldimodica/photos/?tab=album&album_id=2904655009558191&__xts__%5B0%5D=68.ARCfm6fv8eJgasWRdjStSmB7vAqhm92ttcLClqPzdYUlCRD-I2PH7xnCaG96LSbG_dzz97uqo8gYdWQ4QhPdQY_9eYCHGtDoWaooQVWd8zPwhvD20QsxzUTpF-KWkx1t-WfeDki9ipxCKfd1zIVVu2OeB5ZHBRQOmMp7BFq0VvR8GjSy_57Bc3H2RZYI1JmAZ87wLZp1HxNNlZS920qogW09x_9Jk5ix0cpA0uTuSHhFHHKdnu7aG5YFKW6pMeHj5PiG4NJL9vibxfZZxVL-TqhyMEROP42Qz0-jjM2JdPd5wFzSF1zgUOksUIL712Vp17-52g&__tn__=-UCH-R

Io e la cara collega Cettina Messina dietro le quinte in attesa del concerto…

L'immagine può contenere: Cettina Messina, con sorriso, occhiali e primo piano

Al Teatro Garibaldi sono legati dei ricordi meravigliosi, in primis lo spettacolo NON SOLO BUTTERFLY che mi vide corista insieme al maestro Salvatore Pupillo e all’Accademia di Canto Carmelo Mollica in occasione di un ChocoBarocco… Noemi Muschetti era Butterly mentre Pinkerton era Michele Mauro – narratrice invece Veronica Vasques.

Adesso canto con il coro polifonico europeo Giuseppe De Cicco, che qualche anno fa si esibì per il concerto di Capodanno con la Filarmonica di Modica e con il soprano Piera Bivona insieme al tenore Bonaffini, direttore del coro Maria Carmela De Cicco.

Stay tuned! Sorpresa per chi mi segue..

Buon Natale… libroso

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Il mio primo romanzo, FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA…

Il mio secondo libro, QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU (Algra Editore)

Gli auguri di Algra editore…

E la mia fiaba uscita per VerbaVolant edizioni, LA BANANOTTERA.

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La splendida ghirlanda di carta di Casa VerbaVolant…

Buon Natale…

Il coro De Cicco e il Natale 2019… verso l’Epifania!

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Inverno in musica per il coro polifonico europeo Giuseppe De Cicco!

Il 5 gennaio alle ore 19 siamo stati presso la Parrocchia di San Giuseppe operaio a Priolo Gargallo (SR)… tra l’altro, come lo scorso anno gemellati con il coro di Lucia Franzò…

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Il coro De Cicco e la corale Tetracordus…

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… il 28 c’è stato un altro concerto in un luogo particolare e l’Epifania riserverà una nuova gioia.

Ore 19, Basilica Santuario di Santa Lucia al Sepolcro (SR).

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Il 22 dicembre scorso il coro polifonico europeo Giuseppe De Cicco si è esibito presso il Grand Hotel Villa Politi per la Dante Alighieri di Siracusa…

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http://www.dantesiracusa.com/lettera-ai-soci-27-settembre-2019/?fbclid=IwAR3gi00NdCkLkWMa056s67VTfdvgVozU7waQE3H70LXQRiwMgtxd6zY95r8

22 Dicembre – domenica–  presso Villa Politi  Pranzo di Natale con Concerto del coro diretto da Maria Carmela De Cicco.

Il 21 dicembre invece il coro ha preso parte alla stagione dell’associazione culturale Melodica di Ragusa cantando presso il Teatro Don Bosco…

CON MELODICA AL TEATRO DON BOSCO DI RAGUSA IL NATALE IN MUSICA CON IL CORO POLIFONICO EUROPEO DE CICCO.

POSTATO IN DATA 22 DICEMBRE 2019DA IN CITTÀ

CON MELODICA AL TEATRO DON BOSCO DI RAGUSA IL NATALE IN MUSICA CON IL CORO POLIFONICO EUROPEO DE CICCO.

I brani più belli delle atmosfere natalizie ieri sera nel nuovo appuntamento della stagione concertistica internazionale “Melodica” a Ragusa, giunta alla 25esima edizione, patrocinata dall’Assessorato allo Spettacolo del Comune di Ragusa e con la direzione artistica della pianista Diana Nocchiero.

Per “Natale in Coro” protagonista è stato il Coro Polifonico Europeo “De Cicco” diretto dal maestro Maria Carmela De Cicco, che ha eseguito un vario programma tutto a cappella di arie natalizie. Il Coro, che si è esibito altre volte per Melodica sempre con successo, ha cantato in modo compatto, solenne e chiaro nella polifonia, realizzando un’interpretazione viva e sciolta, grazie anche alla sapiente direzione di Maria Carmela De Cicco, che con precisione e autorevolezza ha padroneggiato l’esecuzione del programma con tecnica impeccabile e con una capacità comunicativa straordinaria.

Il pubblico rapito dall’incanto e la magia degli intrecci vocali e dall’espressività musicale del gruppo ha applaudito lungamente ottenendo tre bis, due dei quali il coro ha cantato in mezzo agli spettatori.

Si chiude così il 2019 per la 25^ Stagione Concertistica Internazionale Melodica che riprenderà sabato 11 gennaio con “Melodie e balli andalusi”. Ma nel frattempo sono programmati altri due appuntamenti natalizi fuori programma e ad ingresso gratuito.

Il primo si terrà sabato prossimo 28 dicembre alla sala Falcone Borsellino a Ragusa Ibla alle 20,30 (ingresso in sala alle 20) con “Fisarmonicando” con il fisarmonicista Gianni Amore. Il secondo appuntamento è invece per lunedì 6 gennaio presso l’auditorium Ferreri, sempre a Ragusa Ibla, alle 20,30 (ingresso in sala alle 20) con “Magici Canti di Natale” con il soprano Maria Krylova e la pianista Vera Lizzio. Per info: tel.3334326158 – 3492993208; http://www.melodicaweb.it.

La Redazione

https://www.ragusaoggi.it/natale-in-coro-ieri-sera-concerto-con-i-brani-piu-celebri-del-natale-ospite-il-coro-polifonico-europeo-de-cicco-per-melodica/amp/?fbclid=IwAR2_4TZYjra4nin25A6YFqNaqhw4k5evO88SBvdtjIpePO2zFcjoEi8AMZY

“Natale in coro”: ieri sera concerto con i brani più celebri del Natale. Ospite il Coro Polifonico Europeo De Cicco per Melodica

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Soprani…

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Performing…

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L’ASSOCIAZIONE MELODICA CELEBRA LE FESTE CON TRE APPUNTAMENTI DA NON PERDERE. 21 – 28 DICEMBRE E 6 GENNAIO

Grazie a Francesco Ottaviano per le fotografie…

https://www.facebook.com/events/562804921222369/ (l’evento Facebook)

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POSTATO IN DATA 17 DICEMBRE 2019DA IN SPETTACOLI

L’ASSOCIAZIONE MELODICA CELEBRA LE FESTE CON TRE APPUNTAMENTI DA NON PERDERE. 21 – 28 DICEMBRE E 6 GENNAIO

Melodica accompagna le feste natalizie con tre appuntamenti, due dei quali a ingresso gratuito. La rassegna concertistica diretta da Diana Nocchiero, con il patrocinio dell’Assessorato allo Spettacolo del Comune di Ragusa, si accinge a vivere tre serate in compagnia della grande musica.

Questo sabato 21 dicembre, alle ore 20.30, al Teatro Don Bosco di Ragusa andrà in scena il concerto “Natale in Coro”, appuntamento inserito nel programma ufficiale della stagione concertistica. Ospite della serata sarà il prestigioso Coro Polifonico Europeo “De Cicco”, diretto da Maria Carmela De Cicco, che offrirà un viaggio musicale nel Natale e non solo, dove le voci con i loro magici giochi polifonici saranno protagoniste assolute di un evento di forti emozioni.

Un atteso ritorno sul palco ragusano per il Coro Polifonico Europeo “De Cicco” dall’esperienza più che ventennale con all’attivo numerosi concerti sia Italia che all’estero, con grande successo di pubblico e di critica. Il Coro si è esibito in luoghi di elevato interesse, tra cui la Basilica di S. Pietro a Roma, la Basilica di S. Maria Maggiore e la Basilica della Madonna del Rosario di Pompei, la chiesa di S. Carlo e il Konzerthaus di Vienna; in curriculum diversi premi ottenuti in numerosi concorsi corali internazionali, come il Concorso Internazionale di Musica Corale a Budapest, il T.I.M. (Torneo Internazionale di Musica), l’International Festival of Advent Christmas Music a Praga, il Festival Internazionale ‘Franz Schubert’ a Vienna, il Concorso Corale internazionale ‘In ‘Canto sul Garda’.

I biglietti di ingresso della serata possono essere acquistati su prevendita presso l’Agenzia Viaggi Hereatours, via Risorgimento, 4 – Ragusa tel. 0932.653480, oppure al botteghino del teatro.

Ingresso gratuito invece per altri due concerti organizzati da Melodica in occasione delle feste.
Sabato 28 dicembre, alle ore 20.30, alla Sala Falcone Borsellino di Ragusa Ibla una serata in compagnia del bravissimo fisarmonicista Gianni Amore e del suo “Fisarmonicando”; lunedì 6 gennaio invece all’Auditorium Ferreri di Ragusa Ibla, alle ore 20.30, si festeggia l’Epifania con il concerto “Magici Canti di Natale” del soprano Maria Krylova e della pianista Vera Lizzio.

Per info: tel.3334326158 – 3492993208; http://www.melodicaweb.it.

La Redazione

Ringrazio anche Notabilis, la prestigiosa rivista che parla di Persone / Fatti / Eventi degni di nota in Sicilia…

https://www.notabilis.it/articolo/2019/12/20/lassociazione-melodica-celebra-il-natale-con-tre-appuntamenti-da-non-perdere?fbclid=IwAR2Zf4-s8uhohSanejiZIZ6mKcChoA3Ex2DDuSKCD31EeIBErMhlFKdZycE

 

Vi aspettiamo numerosi!

Ecco altro materiale sul coro…

Chiesa di San Domenico, Paternò…

Il programma di sala…

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Ecco i direttori dei cori che hanno preso parte alla rassegna… una bellissima iniziativa all’insegna della musica corale: tanti coristi, repertorio vario e di spessore, dalla polifonia classica al contemporaneo, nessun protagonismo ma tanta voglia di confrontarsi e fare buona musica.
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Un bellissimo fuori programma: le magie degli strumenti costruiti sulla stregua dei lavori degli antichi liutai, un repertorio raffinato e poco frequentato.
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Grazie ancora all’associazione STURM UND DRANG!
ABENDLIED di Rheinberger…
AS TORRENTS IN SUMMER di Elgar
NOTRE PERE di Duruflé
Sono lieto di invitarVi alla XII Settimana della Musica a Paternò. Ecco il calendario degli appuntamenti. Un particolare grazie ai gruppi e agli artisti che vi prenderanno parte!
Il coro polifonico europeo Giuseppe De Cicco, diretto da Maria Carmela De Cicco, prende parte alla XII edizione della Settimana della Musica di Paternò…
Come è noto, Santa Cecilia è la patrona della musica e dei musicisti ed è meraviglioso onorarla con dei concerti oltre che con le celebrazioni liturgiche…
Qui qualche foto, video e link sulle attività recenti del coro… per il resto, guardate la mia pagina Facebook e quella del coro, sfogliate il mio blog e stay tuned!
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Il coro polifonico Giuseppe De Cicco a Noto presso la splendida Chiesa di Santa Chiara…
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… here I am!
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LA CIVETTA DI MINERVA del 21 dicembre 2019

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Franco Oddo

Marina De Michele

Tutta la Redazione

Sono fiera, nel mio piccolo, di far parte dei collaboratori di questo giornale che dalla Sicilia, da Siracusa e dalla sua provincia, fa sentire la propria voce…
Un video di Rainews del giugno 2012…

 

 

Dal 2 al 17 dicembre 2019, sabati e domeniche esclusi, presso la Biblioteca museo “Elio Vittorini” che si trova nel Palazzo del governo di via Roma 31 a Siracusa, dalle 9 alle 20 sarà possibile visitare la mostra “MOADIM – Giorni di festa”. Si tratta di una collettiva di pittura, scultura, grafica, fotografia, ceramica, poesia e molto altro: venerdì 6 dicembre alle ore 17 ha relazionato sull’evento Maria Lucia Riccioli, presentando i protagonisti dell’incontro culturale e dell’esposizione. Tra gli altri, ricordiamo in primis Veronica Tomassini – scrittrice, collaboratrice de Il Fatto Quotidiano dove cura anche il blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/vtomassini/, e della quale citiamo almeno il romanzo uscito per i tipi di Miraggi edizioni, “Mazzarrona”, candidato allo Strega 2019 –, qui in veste di new Penelope tra arsenico e merletti (unisce infatti la vocazione letteraria a quella di tessitrice di fili oltre che di parole), poi Marilena Vita e le sue fotografie, Salvatore Ciranna – il “Gandhi ortigiano” –, l’iconico Salvatore Accolla ed altri creatori di versi e pensieri colorati che si fanno pittura, ceramica, maglieria e ancora.

La locandina dell’evento è tratta da un’immagine di David Hamilton.

Il titolo della mostra è MOADIM perché la Torah chiama le grandi feste ebraiche Moadim (giorni di incontro con Dio): il Natale cristiano ormai vicino – siamo nel periodo liturgico dell’avvento – si affianca all’attesa ebraica di Chanukkah, conosciuta anche con il nome di Festa delle luci o Festa dei lumi.

L’iniziativa si deve a Juan Khaim Jehuda Dayan, cioè Giovanni Ferdinando Giudice, “il poeta di Ortigia”, del quale conosciamo i progetti socio-culturali e l’impegno militante per il riconoscimento della comunità ebraica di Siracusa, che dopo i fatti denunciati anche dal nostro giornale non ha più un rabbino capo né una sinagoga – annosa è la questione relativa alla chiesa di San Giovannello alla Giudecca, per la quale auspicheremmo una lieta conclusione con la collaborazione dell’arcivescovado di Siracusa: “i nostri fratelli maggiori” sono proprio gli Ebrei, per dirla con Giovanni Paolo II, e non sembra inutile ricordarlo in un’epoca di rigurgiti antisemiti e di revisionismo storico, in cui alla senatrice Liliana Segre è stata assegnata la scorta, si negano contributi per un viaggio ad Auschwitz, si rifiutano le pietre d’inciampo perché divisive, si attenta alla memoria.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3923:lo-scrittore-vito-catalano-e-l-impronta-genetica-di-sciascia&catid=17&Itemid=143

Il nuovo romanzo “La notte della colpa” apre a suggestioni inaspettate

 

Nel maggio 2019 abbiamo salutato l’uscita in tutte le librerie e i web store de “I romanzi della black list”, per i tipi di Lisciani libri: storie gialle noir thriller, anche mirate ad un pubblico più giovane da avvicinare alla lettura, come è accaduto per le prime uscite.

Grazie al giornalista e scrittore Mariano Sabatini – tra l’altro spesso opinionista oltre che autore per la Rai, Tmc e altri network nazionali di programmi televisivi come “Tappeto volante”, “Campionato di lingua italiana”, “Parola mia”, “Uno Mattina”), ideatore e conduttore di ATuXTv e Techetechemé su InBlu Radio, autore di noir quali “L’inganno dell’ippocastano”, premio Flaiano opera prima 2017, e “Primo venne Caino” – abbiamo conosciuto l’Agenzia letteraria Maieutica e i suoi lanci di diversi prodotti editoriali tra cui l’antologia “Moon” curata da Divier Nelli (che comprende anche un racconto di Giada Trebeschi, uno dei volti di Maieutica) e, appunto, “I romanzi della black list”.

A questa collana appartiene “La notte della colpa” di Vito Catalano, palermitano, autore inoltre di “L’orma del lupo” e “Il pugnale di Toledo” per Avagliano e de “La sciabola spezzata” per Rubbettino.

Il primo uomoIl secondo uomoIl terzo uomoConfessioneSenza via di scampo.

Come in un dramma in cinque atti, “La notte della colpa” si divide in cinque sezioni dalle trame in apparenza slegate ma che si interconnetteranno svelando il mistero della notte eponima, senza finali consolatori e senza che si ristabilisca – apparentemente – un equilibrio di giustizia e verità: forse la notte vera è quella dell’animo umano, capace di passione e forse anche di amore ma dal fondale oscuro; forse è la notte della memoria, i cui fantasmi continuano a perseguitarci nonostante l’apparenza luminosa di vite che apparecchiamo a noi stessi e agli altri ma che hanno la consistenza del fumo.

Vincenzo Cardella, Marcello Guzzo, Daniele Torrisi, Sergio Massaro – quanta Sicilia nei semplici nomi –, donne intriganti o forse davvero innamorate, l’incombere di misteri e ricatti, la leggenda oscura del castello di Liw, un’ombra che incombe da un passato sepolto…

La scrittura disvela eppure al contempo predispone depistaggi e cortine. Forse è lo specchio deformato dello stesso destino che “gioca e si fa beffe di noi uomini”.

“La Civetta di Minerva” ha intervistato Vito Catalano per voi.

L’occasione è doppiamente gradita perché è anche l’occasione per ricordare Leonardo Sciascia – di cui Vito Catalano è uno dei nipoti – nel trentesimo anniversario della scomparsa, avvenuta il 20 novembre del 1989.

Senza voler troppo svelare della trama, mi è venuto spontaneo fare un’associazione con certo Cornell Woolrich: quali sono i suoi modelli di riferimento?

Sì, ha centrato. Nello scrivere il romanzo erano presenti in me grandi autori di noir e thriller attivi intorno alla metà del Novecento: l’americano Cornell Woolrich, appunto, e insieme a lui Georges Simenon e la coppia Boileau-Narcejac (ma anche il cinema di Hitchcock dello stesso periodo).

Alla base del romanzo, ma forse potremmo dire di ogni buona storia, c’è il disvelamento di una “impostura”, specie quando parliamo di gialli thriller noi nelle loro innumerevoli sfaccettature. Impossibile non ripensare alle riscritture e alle imposture sciasciane. In “La notte della colpa” l’impostura è privata e i riferimenti alla società sono blandi e lontani. Ma è proprio così? I personaggi del romanzo e le “imposture” delle loro vite, che li conducono alla colpa, all’espiazione o al castigo – non c’è comunque redenzione in questo romanzo e forse ne è spia lo stesso linguaggio, referenziale, raggelato, distaccato, quasi anodino nella sua registrazione dei fatti – possono essere ricondotti ad un male sociale oppure il male che li pervade è radicale, incistato nella condizione umana?

Almeno nelle mie intenzioni, al centro della narrazione c’è la condizione umana più che un male sociale. D’altra parte ogni lettore sente, vive e vede a modo proprio ciò che legge e dunque altre letture sono possibili al di là di quelle che erano le mie intenzioni iniziali.

I luoghi del romanzo spaziano da una Palermo e una Randazzo per nulla oleografiche o da cartolina a una Polonia inedita, quindi appaiono provinciali nel senso cechoviano e internazionali insieme, quasi universali – anche se, fresca di rilettura de “Il maestro di Regalpetra” di Matteo Collura, ho sussultato nel leggere alcune descrizioni -: questo rispecchia la sua vita personale e il suo lavoro? C’è una volontà precisa di fare dei luoghi un “everywhere” in cui ogni lettore possa trovarsi a suo agio?

Sì, i luoghi narrati rispecchiano le mie esperienze di vita. Palermo è la città dove sono nato e cresciuto; con Randazzo e con la campagna etnea ho una certa confidenza; a Varsavia vivo per buona parte dell’anno. È anche vero che credo bello e riuscito che ognuno trovi senza difficoltà delle immagini leggendo i luoghi descritti dall’autore. Quando, ne “I miserabili”, leggiamo della piccola Cosette che deve andare a prendere l’acqua percorrendo la via che dal paese esce fino ad arrivare al bosco buio, Victor Hugo ci sta parlando del paesaggio intorno a Montfermeil ma ad ogni lettore non viene facile associare i luoghi descritti a quelli che gli sono familiari o che conosce?

I suoi progetti futuri: a cosa sta lavorando? Il genere che ha frequentato finora le è più congeniale o farà incursione in altri campi della scrittura letteraria?

Ci sono in cantiere due romanzi a sfondo storico che incrociano mistero e avventura, ambientati entrambi in Sicilia (uno nel XVII secolo, l’altro nel XVIII). La mia immaginazione viene più intensamente stimolata da immagini e vicende legate al passato. Ma alle volte i percorsi di ognuno di noi fanno svolte inaspettate.

 

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http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3951:nei-dialoghi-con-sciascia-a-siracusa-piu-poli-tematici&catid=17&Itemid=143

Su mafia, teatro, ironia e ragione, Sicilia e Messico. Il convegno dell’Associazione Radicali Italiani si è svolto nel liceo scientifico Einaudi

 

La Civetta di Minerva, novembre 2019

Trent’anni senza Leonardo Sciascia. Senza le sue parole, senza i suoi libri articoli interventi sempre puntuali, affilati come solo la verità ricercata indagata perseguita con rigore lucido può essere. Senza il suo sorriso che ricorda quello dell’ignoto marinaio di Antonello su cui il conterraneo e sodale Consolo ebbe a scrivere. “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”. Così recita la sua epigrafe tombale, a suggellare con una frase di Villiers una vita che ha fatto delle contraddizioni tra razionalismo illuminista e il salto verso un “di più”, degli incontri-scontri di parole, del disvelamento delle imposture, dell’indagine – diremmo poliziesca nel metodo, filosofica e radicale nell’intenzione – le sue cifre distintive.

Particolarmente meritoria ci sembra allora l’iniziativa di Alexandria – Associazione Radicali Italiani per ricordarlo: i “Dialoghi con Sciascia” si svolgeranno a Siracusa giorno 22 e 23, presso rispettivamente la sede del Liceo “Luigi Einaudi” di Siracusa e la sede del centro studi arti e scienze “Il Cerchio”; il convegno di venerdì vedrà la partecipazione del giornalista e scrittore Matteo Collura (tra l’altro autore per TEA della documentata, splendida biografia di Sciascia intitolata “Il maestro di Regalpetra”: Sciascia, che nella sua vita fu doppiamente maestro nella sua Racalmuto trasfigurata letterariamente e divenuta metafora della Sicilia sineddoche del mondo, qui è colto nella sua parabola esistenziale e culturale con un piglio da saggista e romanziere insieme), Elio Cappuccio del Collegio Siciliano di FilosofiaAlessio Lo Giudice in veste di filosofo del dirittoAndrea Bisicchia storico del teatroGianfranco Spadaccia – già parlamentare del Partito Radicale –, moderatore Vincenzo Pennone (delle cui iniziative culturali con Alexandria si è spesso occupata La Civetta, come il convegno su Vittorini, le pubblicazioni e le conferenze sullo sport a Siracusa, mostre d’arte). Introdurranno l’incontro la dirigente scolastica Teresella Celesti e Fabio Granata, assessore alla cultura.

Politica e mafia, teatro, ironia e ragione, Sicilia e Messico – Messico e nuvole ci scapperebbe di penna per citare un verso di canzone –: questi i poli tematici intorno ai quali ruoterà il convegno, che inizierà nella sede dell’istituto alle 9.30. Le letture saranno a cura degli stessi studenti guidati da una voce d’eccezione, quella dell’attore Davide Sbrogiò, non nuovo alle collaborazioni con Alexandria.

L’incontro di giorno 23 si è svolto invece presso la sede de Il Cerchio in Via Arsenale 40/A.

Manca, la voce di Sciascia, a questo tempo immemore, a questa Sicilia sempre più zattera nel Mediterraneo, a questa Italia che cerca punti di riferimento o che forse ha disimparato a cercarli negli scrittori, negli intellettuali, nelle voci di razza come quella di Leonardo Sciascia, il “Nanà” che seppe fare della Sicilia l’omphalos del mondo.

Doveroso quindi ricordarlo come merita e come nel corso degli anni e con questa iniziativa ha mostrato di voler fare Alexandria – molto ci sarebbe da dire, tra l’altro, del rapporto tra Sciascia e Siracusa, le sue librerie, specie Mascali, i suoi artisti e scrittori, come Tranchino e Di Silvestro, e forse questi due incontri saranno l’occasione per dibatterne e soprattutto rievocare.

“Ce ne ricorderemo, di Leonardo Sciascia”.

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La catanese Consuelo Consoli: “In questo libro emerge la figura della mater sicula, nell’educazione dei figli. Intanto sto lavorando al penultimo capitolo di un romanzo fantasy…”

 

“La Civetta di Minerva” si è occupata già in passato di Consuelo Consoli, catanese, che insegna educazione sanitaria nelle scuole e nel contempo coltiva la passione per la scrittura: “Amori impossibili” è la sua raccolta d’esordio; ha collaborato con alcuni dei suoi racconti ad antologie edite da Bonanno, Algra Editore, Ensemble, L’Erudita e Perrone; ha curato insieme a Luigi La Rosa i volumi antologici “Aurore”, “Zenith” e “Ci rifaremo vivi” per Algra di Alfio Grasso, l’editore che ha pubblicato anche il suo primo romanzo, “Un solo abbraccio”.

Salutiamo l’uscita, sempre per i tipi di Algra Editore, del suo “Detti celebri delle mamme sicule”, in cui l’autrice sviscera con ironia alcune frasi fatte che le donne siciliane si tramandano di generazione in generazione: dietro il modo di dire c’è un mondo fatto di storie che affondano le proprie radici nella cultura matricentrica della società siciliana, a dispetto del patriarcato – in fondo la mater familias siciliana è sempre stata il perno delle comunità, dei “cuttigghi”, dei rioni, dei quartieri, e tende ancora ad esercitare il proprio potere, fatto questo cristallizzato nelle frasi analizzate da Consuelo Consoli con la sua catanesitas di mater sicula tutta verve e autoironia: chi non ha detto o non si è sentito dire “Mancia ca si’ patutu” oppure non si è sentito apostrofare con ossimoriche considerazioni quali “Si’ sempri rintra” versus “Si’ sempri fora”?

Ma parliamone con l’autrice, che ha presentato il volume ad Aci Sant’Antonio – attendiamo l’imminente presentazione siracusana –, relatrice la giornalista Lucia Russo, anche lei non nuova alle incursioni letterarie, lettore d’eccezione l’attore Bruno Torrisi, noto ai più sia per l’interpretazione del Questore Licata nella serie “Squadra antimafia – Palermo oggi” che nella costola “Rosy Abate – La serie” e che abbiamo avuto modo di apprezzare recentemente nella produzione Rai dedicata alla storia di Enrico Piaggio.

Com’è nato “Detti celebri delle madri sicule”?

Da uno scherzo con mia figlia. Mi rimprovera sempre di esprimermi per stereotipi.

Qual è il tuo rapporto con il dialetto siciliano? (Ricordiamo, tra l’altro, che quest’opera ha ricevuto il premio Umberto Domina come migliore lavoro a carattere siciliano).

Il dialetto è una lingua che amo e desidero conservare e tramandare. Mi ricorda i miei nonni, soprattutto Antonia, nonna materna, mi riporta all’incanto della fanciullezza e poi trovo che abbia delle espressioni impareggiabili e intraducibili.

Che figura di donna emerge dalle tue notazioni scherzose ma non troppo?

La mater sicula con tutto il suo bisogno di controllo e di protezione nei confronti dei suoi cari.

Quali sono i tuoi progetti di scrittura?

In questo preciso momento sono al penultimo capitolo di un fantasy. È un progetto nato in sintonia con un’amica pittrice, Anna Nolfo, che mi ha coinvolto con il suo entusiasmo a interessarmi alla cultura Maya e ai suoi miti. Tra poco uscirà l’ultima antologia curata con Luigi La Rosa, “Tracce di desiderio”. Ho in stand by un romanzo e, infine, una raccolta di racconti. Troppa roba, vero? È che scrivere mi piace proprio!

 

 

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3940:nati-per-leggere-alla-biblioteca-comunale-di-canicattini-bagni&catid=17&Itemid=143

Leggere un libro ai neonati e ai bambini fino ai sei anni rinsalda il legame affettivo con l’adulto

La Civetta di Minerva, novembre 2019

“Gli Stati incoraggiano la produzione e la diffusione di libri per l’infanzia (Convenzione sui diritti del fanciullo, art. 17 comma C).

Sono iniziati a novembre gli incontri di Nati per Leggere: in occasione della settimana dedicata al progetto, la Biblioteca comunale “G. Agnello” di Canicattini Bagni e le volontarie di Nati per Leggere, Lucia Basile e Giusy Alicata, di concerto con l’Amministrazione comunale e grazie al coordinamento con l’insegnante Giuseppina Scatà del Primo istituto comprensivo “Giovanni Verga”, hanno incontrato i bambini di tre, quattro e cinque anni del plesso Giuseppe Mazzini.

Letture e sensibilizzazione sul “Diritto alle Storie” delle bambine e dei bambini: questo il cuore delle iniziative. Leggere un libro ai neonati e ai bambini fino a sei anni – cioè fino a quando non siano autonomi nella lettura – costituisce un’esperienza fondamentale per rinsaldare il legame affettivo tra l’adulto e il bambino, oltre che essere di capitale importanza per lo sviluppo linguistico e intellettivo, per “dare un nome” alle emozioni, per arricchire il patrimonio emotivo. Gli effetti della lettura – e qui sono pediatri e neuropsichiatri ad affermarlo – sono stati sperimentati e dimostrati: la stessa salute psicofisica del bambino risentirà di conseguenze positive di lunga durata grazie ad una “esposizione” precoce al libro e al mondo delle storie narrate, lette, inventate insieme ai genitori e agli adulti in genere (nella pagina <http://www.natiperleggere.it/il-vento-dei-20-convegno-e-fes…> potete scaricare il rapporto “Nati per Leggere 1999 – 2019. La storia, le attività, i risultati, le prospettive. – Trieste, Centro per la salute del bambino, 2019” e le videoregistrazioni del convegno e festa di compleanno del 26 settembre 2019).

Ecco gli appuntamenti che ne sono seguiti: venerdì 15 novembre, bambini di 4 anni del plesso Garibaldi e alle 11:30 bambini di 5 anni del plesso Garibaldi; lunedì 18 novembre, alle 9:30, bambini di 4 anni del plesso San Nicola; e, alle 10:30, bambini di 5 anni del plesso San Nicola; venerdì 22 novembre, alle 9:30, bambini di 3 anni del plesso Garibaldi; e alle 10:30, bambini di 3 anni del plesso San Nicola.

Tra i precursori a Canicattini Bagni e in provincia di Siracusa del progetto “Nati per Leggere” naturalmente menzioniamo la dottoressa Paola Cappè, che oltre a dirigere la Biblioteca comunale “G. Agnello” e a supportarne le iniziative collaterali come letture, incontri letterari e musicali, gaming – giochi da tavolo e oltre –, in sinergia con le realtà culturali del territorio, per rendere la Biblioteca luogo di incontro e aggregazione sociale oltre che di conservazione, consultazione e prestito del patrimonio librario – ricordiamo tra l’altro che proprio la Biblioteca di Canicattini è stata tra le prime in Italia ad ospitare il #BiblioHub – è Presidente regionale Sicilia dell’AIB (Associazione Biblioteche Italiane).

Ci sia consentito nominare due siracusani che si sono spesi per i progetti relativi all’infanzia e alla diffusione della cultura del libro nei suoi aspetti relazionali e sociali: l’indimenticato Pino Pennisi – è imminente il Festival dell’educazione 2019 progettato sulla scia del suo lavoro – e Tanina Zito, recentemente scomparsa, figura di volontaria luminosa.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3918:nelly-marlier-l-arte-come-terapia&catid=17:cultura&Itemid=143

“Ero affetta da artrite reumatoide, quando ho ripreso i pennelli in mano, poco alla volta i dolori sono scomparsi. Nella morbidezza della pittura ad olio, la voluttà della natura”

 

Nelly Marlier è stata per così dire “adottata” da Siracusa che l’ha accolta facendone una delle sue cittadine d’elezione: si è scelti da una città più che sceglierla e questo è particolarmente vero nel suo caso.

Donna curiosa, gentile, ironica e arguta, dai molteplici interessi – non ultima la scrittura creativa –, è appassionata di pittura: dal 15 al 18 novembre 2019, ha esposto ad Arte Padova; con alcuni dei suoi lavori ha partecipato a Torino, sino al 14 novembre, a una collettiva presso la Galleria Accorsi Arte, intitolata Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea; ha siglato un contratto di un anno sempre con la Galleria Accorsi Arte e le sue tele saranno esposte sia nella sede di Torino che in quella di Venezia.

Le sue opere possono anche essere viste dai nostri lettori in due negozi virtuali: il primo con Gigarte (https://www.gigarte.com/nellymarlier); il secondo con Pitturiamo; il terzo è in fase di realizzazione. La intervistiamo.

Quando hai iniziato a dipingere? Quali sono le tecniche che prediligi?

Ho iniziato a dipingere cinque o sei anni fa. Ho preso lezioni da un maestro per circa due anni, si può dire però che sia autodidatta. Principalmente olio su tela: mi piace l’untuosità e la morbidezza della pittura ad olio, il vedere come i pigmenti si mescolano tra di loro, gli arabeschi che formano man mano che i colori si amalgamano. Mi dà un senso di dolce voluttà. Quella parte che a volte precede l’azione di dipingere mi dà un senso di pace mentre il mescolare direttamente i colori sulla tela mi inebria. Per questo, la mia pennellata è formosa. I pigmenti devono avvicinarsi, incontrarsi, baciarsi, a volte compenetrarsi. Ogni volta è qualche cosa di diverso e mi capita di lasciare al caso il risultato finale. Mi piace accarezzare i miei dipinti ad occhi chiusi per assaporare la texture sotto le dita. Mi piace pensare che le mie tele siano sentite non solo guardate.

Quali soggetti preferisci?

I soggetti che preferisco sono quelli appartenenti alla natura: le nuvole, l’acqua, la vegetazione… Mi piace interpretare a modo mio paesaggi, tramonti, albe. Adoro i riflessi della luce e i giochi che essa crea nell’acqua. Mi perdo nel vedere fremere la superficie di un torrente, nell’osservare il via vai delle nuvole, il loro cambiar forma in continuazione.

Per ora, dipingo in atelier spesso da foto realizzate da me o da amici. Ma, appena starò ancora meglio di salute, desidero dipingere en plein air. È importante poter utilizzare tutti i sensi. L’udito e l’olfatto anch’essi trasmettono sensazioni influendo la percezione dell’ambiente.

Credi che l’arte abbia una funzione catartica, oltre che estetica? C’è una connessione tra arte e benessere psicofisico a tuo modo di vedere?

Questa domanda riveste per me un’importanza fondamentale, perché tocca uno degli aspetti per me più importanti e che vorrei far conoscere attorno a me perché penso possa aiutare persone ammalate a ritrovare fiducia, libertà di pensiero e d’azione e a liberarsi dalle paure.

Tutto è nato dalla malattia, l’artrite reumatoide. Nel 2001, la diagnosi dopo mesi di terribili dolori fisici e di limitazioni sempre più diffuse nell’uso delle mani e nel camminare. È iniziato allora il percorso della malattia cronica, invalidante e senza ritorno. Così, in effetti, mi presentarono questa compagna degli anni che avevo di fronte.

A distanza di anni, di terapie mediche spesso pesanti, di rifiuto della malattia e delle medicine, di digiuni esagerati, di ricerche di percorsi per una crescita interiore, di lettura di decine e decine di libri, di un ricovero ospedaliero urgente, arriva la consapevolezza di voler riprendere i pennelli in mano subito, oggi, domani, e di nuovo, sempre più spesso. E un pomeriggio di un anno fa circa, mi resi conto che i dolori erano praticamente scomparsi mentre seduta davanti al cavalletto ed ascoltando i Queen stavo dipingendo un tormentato cielo nuvoloso. Ho ripetuto l’esperimento il giorno dopo. Sostituii gli antidolorifici con la pittura e… funzionò. E funziona ancora oggi. Funziona sul fisico ma anche sulla mente.  Ho ritrovato le forze che avevo perse da lungo tempo, ho ritrovato la voglia di incontrare gente, ho ricominciato a fare progetti.  Per me, è una rinascita.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3901:michelle-messina-reale-la-sicilia-e-siracusa-sono-il-mio-rifugio&catid=17&Itemid=143

La scrittrice e poetessa di Philadelfia è autrice di molte opere, tra cui “Season of Subtraction”, che richiama la nostra prosa d’arte di primo ‘900

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019 – I legami tra gli italoamericani e il nostro paese sono fatti di sangue ma anche di sapori, di odori, di lingua storie tradizioni. Di paroleÈ così anche per Michelle Messina Reale, scrittrice e poetessa di Philadelphia, docente associata presso l’Arcadia University della Pennsylvania (tra l’altro fondatrice e direttrice del progetto “Ovunque Siamo: New Italian-American Writing”), che unisce gli interessi accademici – è tra l’altro responsabile dei servizi di accesso, di ricerca e comunicazione dell’ateneo – all’attitudine poetica e narrativa: testi come “Inquiry and Research: A Relational Approach in the Classroom”, “Mentoring and Managing Students in the Academic Library, The Indispensable Academic Librarian: Teaching and Academig for Change” e “Becoming a Reflective Librarian and Teacher: Strategies for Mindful Academic Practice” si alternano ad opere come “Season of Subtraction – Prose Poems” (Bordighera Press, New York 2019), raccolta di poesie in prosa o di prose poetiche che dir si voglia, genere che richiama la nostra prosa d’arte di primo Novecento, la rivista “La Voce”, certi calligrafismi tra l’ermetico e il crepuscolare.

Ma qui la “stagione della sottrazione” è molto di più: “ciò che va via è ciò che rimane”, come recitano in esergo le parole di Charles Wright: il tempo sottrae volti odiosamati, gesti, voci, consuma gli oggetti ma ne lascia le persistenti reliquie nella retina ostinata della memoria. E si fa parola. Accurata, precisa, geometrica. Preziosa. Eppure allusiva, sfuggente, enigmatica. Parola che tende a definire, scolpire, dipingere con nettezza, parola che rivela, che ricerca, che rievoca un passato a volte difficile da rielaborare, luoghi dell’anima, antenati che sono custodi ma anche presenze insistenti, fantasmi inconciliati o memento per un presente da ridefinire. Per un futuro che è carico del peso dolce e insieme amaro del passato.

“Season of Subtraction” è dunque uno scavo memoriale e insieme un lavoro di immaginazione alla ricerca delle proprie radici, un viaggio tra i rami noti e sconosciuti della propria famiglia, un’indagine sul senso della presenza propria e altrui nel mondo, tra nostalgia per la terra d’origine e la vita oltreoceano.

Abbiamo incontrato Michelle Messina Reale insieme a Patti Trimble in occasione di un reading trilingue, a Siracusa, grazie all’iniziativa “101 Poets for Change”; poi i contatti in rete, un caffè in Ortigia a parlare di poesia e di Trump, di Sicilia e d’America. Ecco qualche risposta alle nostre domande.

Le tue radici italiane e familiari sono molto forti e questo risalta chiaramente anche negli allusivi versi del tuo libro. Puoi parlarcene?

I miei legami familiari con l’Italia sono molto forti, questo è un nodo che non si spezzerà mai. Ancora ho molti parenti in Italia, specialmente in Sicilia. Ho avuto un’infanzia molto italiana: scuola prevalentemente italoamericana, parrocchia italoamericana e vicinato italoamericano. Ci sentivamo diversi dagli altri perché la nostra cultura era molto forte. A mia madre non piacevano i modi di fare o le abitudini che non coincidessero con le nostre. Ha sempre pensato che gli americani fossero freddi ed egoisti, e non apprezzava la loro idea di famiglia. Eravamo diversi.

La Sicilia e Siracusa sono per te dei luoghi dell’anima, vero?

Trascorro molto tempo in Sicilia, che è semplicemente “casa” per me [… da notare che Michelle Messina Reale usa la parola “home”, che in inglese significa sia “casa” nel senso più domestico e intimo sia “patria”, un po’ come avviene con il latino “domi”, n.d.r.]. La Sicilia e Siracusa sono il mio rifugio. Lo avverto non appena arrivo proprio perché posso rilassarmi. Questo è un aspetto molto diverso rispetto al modo di vivere americano, che mantiene un passo molto veloce e mette in competizione le persone tra loro. Io vivo vicino Philadelphia e la “cultura” può essere molto dura, sbrigativa e perfino rude. A Siracusa trovo ancora gentilezza nelle persone, vedo che la gente dà valore al tempo e agli altri. E il mare sempre bellissimo a fare da panorama e da sfondo pacifica la mia anima.

“Sottrazione” è una parola piena di significati: ha qualcosa a che vedere con le mancanze nella nostra vita e nel nostro spirito, ma la sottrazione è anche il potere dell’artista: eliminare ciò che è vecchio e morto per lasciar crescere ciò che rimane. Sei d’accordo?

Sono pienamente d’accordo su ciò che dici su “Season of Subtraction”! Ci sono molte ferite traumatiche nella mia famiglia. Mio nonno non avrebbe mai voluto lasciare la Sicilia ma fu costretto a farlo… odiava gli States e tutto ciò che comportava viverci. Questo lo rese rabbioso e aggressivo verso tutti e verso la vita. Noi siamo stati costretti a fare i conti con le sofferenze che ha provocato. E la figlia che ebbe e non riconobbe mai ferì tutti noi. Quel rifiuto fu difficile da accettare. Quando trovammo la sorella di mio padre, cercammo di costruire un rapporto nuovo. Lei dice di sentirsi siciliana, ma visto che non è stata cresciuta come tale, non riesce a spiegarsi perché provi questo! [Nella postfazione del libro, Michelle Messina Reale riassume la rocambolesca vicenda della ricerca di questa zia “sottratta”, motore pulsante dei versi di “Season of Subtraction”, omaggio alla tenacità dei legami, n.d.r.].

I tuoi versi sono come prosa e la tua prosa è molto poetica… questo è comune nella poesia americana attuale oppure nella storia più antica o recente della letteratura americana?

No, non è molto comune nella poesia americana, ma è una forma che amo molto utilizzare perché mi permette di usare un linguaggio molto immaginifico in una piccola forma narrativa. Amo leggere poesie in prosa e scriverne, anche!

Salutiamo Michelle Messina Reale e attendiamo le nuove raccolte “Confini: Poems of Refugees in Sicily” e “In the Blink of a Mottled Eye”, che vedranno la luce tra il 2019 e il 2020 per i tipi di Cervena Barva Press e Kelsey Books.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3828:in-fratelli-di-cielo-di-don-aprile-liriche-e-testimonianze-di-fede&catid=17&Itemid=143

Il libro comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e i contributi di vari poeti

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha dedicato diversi articoli all’opera pastorale e letteraria di don Raffaele Aprile, che, dopo “Innamorato del cielo”, ha deciso di dare alle stampe il volume “Fratelli di cielo – in versi si raccontano in cammino con Maria” (Bonfirraro Editore), che verrà presentato il 20 giugno alle ore 20 presso il Salone Baranzini della Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa.

Don Aprile, augustano, oltre a svolgere il suo ministero presbiteriale come assistente spirituale del gruppo di preghiera Madonna delle Lacrime e del gruppo Caritas, accoglie i pellegrini che vengono a visitare la Basilica Santuario e si occupa anche delle missioni con il Reliquiario. Ricordiamo alcuni dei riconoscimenti che ha ottenuto per la sua passione per la scrittura: ha partecipato alla stesura di un’antologia poetico-letteraria in omaggio a Luigi Pirandello a cura di Giuseppe La Delfa, al libro di don Francesco Cristofaro, conduttore televisivo presso Padre Pio TV e a vari concorsi poetici (quello di Favara intitolato ad Ignazio Buttitta, “Il Federiciano”…); per iniziativa del parroco don Domenico Cirigliano, a ricordo della visita del Reliquiario della Madonna delle Lacrime, è stato collocato in modo definitivo nella parete laterale esterna della Chiesa Madre di Rocca Imperiale il quadretto della Madonnina con una sua preghiera/poesia Vergine delle Lacrime; collabora col settimanale “Notizie della diocesi” di Carpi, curando una rubrica poetica.

La pubblicazione collettanea comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e di Francesco Maria Marino OP, una introduzione di Fabrizio Mattioli, Avvocato della Rota Romana, e i contributi dei poeti Monsignor Giuseppe Greco, Loris Filippetto, Sonia Accossano, Roberto Giovanni Bizzotto, Filippo Cacioppo, Albino Fattore, Don Ernesto Piraino, Giuseppe Puzzo, Maria Lucia Riccioli, Andrea Maniglia, Nino Cardillo, Don Pasqualino di Dio, Rita Masala, Suor Vincenzina Botindari, Michele Taboni, Rafał Soroczyński, Gruppo di Preghiera Carismatica Madonna delle Lacrime, Nicola Douglas De Fenzi, Claudia Koll e le testimonianze di Salvatore Pappalardo Arcivescovo di Siracusa, Aurelio Russo, Gabriele Russo, Lucia Palmieri, Gabriele Dini, Ida Vasta, Giuseppe Aletti, Danilo Zirone, Loris Filippetto: ecclesiastici e laici, semplici devoti e studiosi, ma comunque voci che narrano, che liricamente si effondono, voci pellegrine, in cammino dunque, come suggerisce il sottotitolo del volume.

Il libro raccoglie sia poesie che testimonianze di fede e di guarigione fisica e spirituale: la parola è canale privilegiato di espressione dei sentimenti più profondi e quindi anche della contemplazione mistica, del rapporto con la Natura e con il Divino, delle lacerazioni, delle sofferenze e delle gioie; se l’arte è a suo modo testimonianza, la narrazione di un percorso di vita, dei bivi e delle svolte inattese dovute ad un incontro con qualcosa che trascende il solco dell’abitudine o peggio ancora della rassegnazione lo è ad un altro livello.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3830:paola-m-liotta-puntare-su-fiamma-fogliani-e-stata-una-scommessa&catid=17&Itemid=143
“Per me la scrittura è musica, esigenza che risuona di vibrazioni, sonorità, echi che intarsiano il romanzo”

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha incontrato per voi Paola Maria Liotta, appassionata docente, fine poetessa e scrittrice (i suoi lavori poetici e narrativi le hanno meritato l’attenzione di critici e giurati in vari concorsi letterari come il Premio “Pietro Carrera” e il Premio Letterario Città di Castiglione “Cento Sicilie Cento Scrittori”), animatrice culturale nella sua Avola ed oltre. “Piano concerto Schumann” è il suo ultimo romanzo, uscito per i tipi de Il seme bianco.

Fiamma Fogliani, il maestro Marni e una misteriosa spinetta, “invenzione” all’interno di ciò che è manzonianamente “storia”, ovvero la musica e compositori come Schumann… quanto del tuo amore per la musica è confluito nella stesura del tuo romanzo?

L’amore per la musica convoglia e rappresenta i miei amori, i miei interessi, e molti altri sensi e sentimenti. E non ritroviamo nel romanzo solo Schumann, il cui celebre Piano Concerto gli dà il titolo e ne catalizza vicende e intrighi, ma anche molti altri bei nomi della musica. Le notizie legate all’invenzione del fortepiano, sullo sfondo, delineano il quadro perfetto in cui le passioni, le gioie, la forte testimonianza di vita della mia protagonista si incarnano a pieno. La scrittura, poi, è fatta di lettere e di suoni e, proprio come una musica, può riprodurre la musica della vita, le sue luci e le sue ombre. Sicuramente, questo romanzo è un atto d’amore per la musica, “la più rivelatoria di tutte le arti”, come asserisce, in un passo del romanzo, uno degli affascinanti personaggi maschili che ruotano attorno a Fiamma. Da ciò, si evince come la musica sia tutto (o quasi) anche per me.

Non sei nuova all’alternarsi di libri in prosa e di poesia… come convivono in te la narratrice e la poetessa oltre che la docente?

La narratrice in prosa e in versi e la docente convivono, in me, come i famosi “tria corda” dal momento che le possibilità della scrittura sono infinite. Mi esploro in questo e in molti altri modi, cercando di instillare nei miei studenti l’amore per la lettura. Per me, scrittura creativa, laboratorio di scrittura, biblioteca di classe sono parole magiche. Le parole veicolano idealità, interiorità, speranze, e oggi c’è molto bisogno di idee, di ideali e di speranza. L’amore per ciò che faccio si traduce pure in Paola che scrive in prosa, Paola che scrive versi, Paola che insegna. E in molte altre “Paole”, tutte riflessive, impavide, piene di voglia di fare, desiderose di nuovi mondi da scoprire, mai paghe di un fine, di uno scopo, pur di offrire alle giovani generazioni validi spunti di riflessione e spronarle verso il meglio per sé stesse e per la società attuale, tanto bisognosa d’amore, così devastata dall’egoismo, insanguinata da guerre e violenze di ogni sorta quale essa, purtroppo, è. E il riferimento agli aspetti negativi del reale rintocca in tutto il romanzo, in contrapposizione con la bellezza e con la solarità evocate dalla musica di Fiamma.

Scrivi che “La musica è energia, ma anche controllo; è rigore, ma anche avventura”. Credi possa dirsi lo stesso della scrittura?

Come per Fiamma Fogliani, la protagonista del “Piano Concerto Schumann”, la musica di Schumann, e tutta la musica è vita, così per me la scrittura è musica. La scrittura è un’esigenza insopprimibile, che risuona, come musica, di vibrazioni, di sonorità, di echi, quelli che intarsiano il percorso di ricerca che il romanzo traccia e disvela davanti ai nostri occhi. Leggendo di Fiamma, non si può non immaginarsela vibrante e appassionata, al suo piano. Per infondere questa vita alle parole, si scommette su di sé, ci si precipita a capofitto in un mondo che sta nascendo, evocato sulla carta, non meno reale di quello in cui viviamo, e non si può deviare o filtrare quanto sta nascendo mentre lo si crea, mentre lo si vive. Il rigore e l’eleganza sono connaturati sia alla buona musica che alla buona scrittura: dipende da quanto si è fedeli a criteri stilistici e di buon gusto che corrispondano esattamente all’onestà dei nostri stessi intenti di scrittura. La storia si rivela e piace nell’esatta misura in cui scatta il riconoscimento di chi legge in quelle pagine, ricreando in proprio la storia, vivendola in consonanza – o meno – con il proprio mondo interiore. La scrittura è una bellissima avventura dello spirito se ci trasporta nell’altro, e nell’oltre, sempre in adesione con quanto sentiamo, con quanto vogliamo dire, con il messaggio che affidiamo al nostro scritto.

Fiamma Fogliani è artista e donna. Quanto ha contato per te confrontarti con le figure di musiciste come la tua protagonista?

Nel romanzo vi è una miriade di figure femminili: pianiste quali Clara Wieck Schumann, Annie Fisher, Clara Haskil, Martha Argerich, Hélène Grimaud, ma anche artiste, tipo Giovanna Fratellini, pittrice di corte che venne paragonata a Rosalba Carriera e fu la ritrattista della Gran Principessa Beatrice Violante di Baviera. Quest’ultima visse proprio alla corte medicea e dovette conoscere il ‘nostro’ Bartolomeo Cristofori, l’inventore del gravicembalo ‘col piano e col forte’, cioè l’antenato del pianoforte. Man mano che la storia cresceva e sbocciava nelle mie righe, ho ritrovato tutte queste figure; alcune le conoscevo già, infatti amo molto la Argerich, come pianista, e la Grimaud. Menzionare Beatrice Violante mi ha permesso di darle il giusto risalto; peraltro, fu anche un’ottima statista nel governatorato della città di Siena. L’ultima volta che, in pubblico, ho accennato a questa galleria di figure eccezionali, e spesso le donne stanno ai margini della storia, o sono appena menzionate, mi son sentita dire, proprio da una donna: “Lei non ama molto gli uomini”! Ecco, vorrei sconfessare quest’appunto. Rendere il giusto tributo a figure obliate, o meno note di corrispettive personalità maschili, ha validato ulteriormente la mia scrittura di quegli slanci che io amo esprimere. Anche portare alla ribalta Fiamma Fogliani è stata indubbiamente una bella scommessa per dare corpo a ciò che io amo, alla vera bellezza, che ci deve guidare verso il meglio, nell’arte e nella vita.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3912:teresa-laterza-le-mie-sono-un-emozione-che-cambia&catid=17&Itemid=143

Raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni, copertina di Rosa Rosita Loiodice

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019

Torniamo ad occuparsi di Teresa Laterza: l’autrice, pugliese di origine, vive a Caltagirone ed è impegnata nel settore della formazione; collabora con testate giornalistiche locali, nazionali e internazionali, come il periodico dell’Automobile Club Bologna (AutoBo) e la Rivista Internazionale Le Muse, fondata da Paolo Borruto e Maria Teresa Liuzzo (direttrice), oltre a proporsi come editor e book counselor. Le sue incursioni poetiche e narrative spaziano dal romanzo “Imprevisti di primavera” (Kimerik) alle sillogi poetiche “I sentieri dell’anima”, “Le stagioni del cuore” e “Frammenti d’infinito” (Irda edizioni), dalla stesura di articoli e saggi ad una nuova silloge poetica, “Armonia d’essenza”.

La sua ultima pubblicazione è “Schegge”, raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni di Nino Bozzi. La copertina è illustrata da Rosa Rosita Loiodice, tra l’altro curatrice editoriale.Scheggia è un frammento, scheggia è una freccia, scheggia è un proiettile che penetra le carni, ferisce e diventa parte di noi. Ma la scheggia che ci colpisce può essere una forza, una verità, un’emozione che provocandoci dolore ci restituisce contemporaneamente a noi stessi e alla nostra vera essenza, un lampo che illumina la nostra cecità. Come fa la parola, in primis quella poetica.

Ecco allora l’invito ad evitare gli abbracci mancati, a non lasciarsi rinchiudere “dai cancelli degli schemi”; ecco l’amore per l’arte e la parola, grazie ai quali si può attingere l’infinito, l’accoglienza di se stessi e del prossimo – migrante è anche chi cerca l’amore che la “patria” della sua famiglia gli ha negato e infinite sono le povertà mentali e spirituali –, ecco il richiamo all’interconnessione degli esseri viventi e dell’universo che si rivela anche nelle azioni e nei pensieri in apparenza insignificanti… perché la vita è un “gioco duale”. I versi sono lampi, briciole di ricordi, attimi di consapevolezza, bagliori di vero, gli aforismi e le considerazioni sono bocconi, minutaglie, tessere sparse di un mosaico di cui non conosciamo il disegno, quello sempre incompiuto della saggezza.

Il titolo “Schegge” è significativo e polisemico… cosa vuol dire per te e come lo hai scelto per intitolare il libro?

Esattamente: la scheggia penetra in profondità e lascia un segno. Può far male, ma induce alla riflessione. La nostra carne, il nostro corpo è la vita e le schegge sono le esperienze. È questo il motivo della scelta del titolo. Mi auguro che le mie poesie e le mie riflessioni aiutino a fare luce dove regnano il buio o le ombre.

I tuoi progetti futuri riguardano la teoria oltre che la pratica della scrittura: puoi anticiparci qualcosa?

Tra mille difficoltà, considerate le incombenze quotidiane, sto portando avanti la stesura di un saggio sulla scrittura. L’intento è quello di fornire consigli e regole utili a chi desideri scrivere un libro di qualsiasi genere, affinché l’opera possa incontrare l’interesse del pubblico. Si tratta, in sostanza, di una specie di vademecum dello scrivere efficacemente.

Il coro De Cicco a Ragusa per Melodica

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L’ASSOCIAZIONE MELODICA CELEBRA LE FESTE CON TRE APPUNTAMENTI DA NON PERDERE. 21 – 28 DICEMBRE E 6 GENNAIO

https://www.facebook.com/events/562804921222369/ (l’evento Facebook)

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POSTATO IN DATA 17 DICEMBRE 2019DA IN SPETTACOLI

L’ASSOCIAZIONE MELODICA CELEBRA LE FESTE CON TRE APPUNTAMENTI DA NON PERDERE. 21 – 28 DICEMBRE E 6 GENNAIO

Melodica accompagna le feste natalizie con tre appuntamenti, due dei quali a ingresso gratuito. La rassegna concertistica diretta da Diana Nocchiero, con il patrocinio dell’Assessorato allo Spettacolo del Comune di Ragusa, si accinge a vivere tre serate in compagnia della grande musica.

Questo sabato 21 dicembre, alle ore 20.30, al Teatro Don Bosco di Ragusa andrà in scena il concerto “Natale in Coro”, appuntamento inserito nel programma ufficiale della stagione concertistica. Ospite della serata sarà il prestigioso Coro Polifonico Europeo “De Cicco”, diretto da Maria Carmela De Cicco, che offrirà un viaggio musicale nel Natale e non solo, dove le voci con i loro magici giochi polifonici saranno protagoniste assolute di un evento di forti emozioni.

Un atteso ritorno sul palco ragusano per il Coro Polifonico Europeo “De Cicco” dall’esperienza più che ventennale con all’attivo numerosi concerti sia Italia che all’estero, con grande successo di pubblico e di critica. Il Coro si è esibito in luoghi di elevato interesse, tra cui la Basilica di S. Pietro a Roma, la Basilica di S. Maria Maggiore e la Basilica della Madonna del Rosario di Pompei, la chiesa di S. Carlo e il Konzerthaus di Vienna; in curriculum diversi premi ottenuti in numerosi concorsi corali internazionali, come il Concorso Internazionale di Musica Corale a Budapest, il T.I.M. (Torneo Internazionale di Musica), l’International Festival of Advent Christmas Music a Praga, il Festival Internazionale ‘Franz Schubert’ a Vienna, il Concorso Corale internazionale ‘In ‘Canto sul Garda’.

I biglietti di ingresso della serata possono essere acquistati su prevendita presso l’Agenzia Viaggi Hereatours, via Risorgimento, 4 – Ragusa tel. 0932.653480, oppure al botteghino del teatro.

Ingresso gratuito invece per altri due concerti organizzati da Melodica in occasione delle feste.
Sabato 28 dicembre, alle ore 20.30, alla Sala Falcone Borsellino di Ragusa Ibla una serata in compagnia del bravissimo fisarmonicista Gianni Amore e del suo “Fisarmonicando”; lunedì 6 gennaio invece all’Auditorium Ferreri di Ragusa Ibla, alle ore 20.30, si festeggia l’Epifania con il concerto “Magici Canti di Natale” del soprano Maria Krylova e della pianista Vera Lizzio.

Per info: tel.3334326158 – 3492993208; http://www.melodicaweb.it.

La Redazione

Ringrazio anche Notabilis, la prestigiosa rivista che parla di Persone / Fatti / Eventi degni di nota in Sicilia…

https://www.notabilis.it/articolo/2019/12/20/lassociazione-melodica-celebra-il-natale-con-tre-appuntamenti-da-non-perdere?fbclid=IwAR2Zf4-s8uhohSanejiZIZ6mKcChoA3Ex2DDuSKCD31EeIBErMhlFKdZycE

 

Vi aspettiamo numerosi!

Ecco altro materiale sul coro…

Chiesa di San Domenico, Paternò…

Il programma di sala…

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Ecco i direttori dei cori che hanno preso parte alla rassegna… una bellissima iniziativa all’insegna della musica corale: tanti coristi, repertorio vario e di spessore, dalla polifonia classica al contemporaneo, nessun protagonismo ma tanta voglia di confrontarsi e fare buona musica.
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Un bellissimo fuori programma: le magie degli strumenti costruiti sulla stregua dei lavori degli antichi liutai, un repertorio raffinato e poco frequentato.
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Grazie ancora all’associazione STURM UND DRANG!
ABENDLIED di Rheinberger…
AS TORRENTS IN SUMMER di Elgar
NOTRE PERE di Duruflé
Sono lieto di invitarVi alla XII Settimana della Musica a Paternò. Ecco il calendario degli appuntamenti. Un particolare grazie ai gruppi e agli artisti che vi prenderanno parte!
Il coro polifonico europeo Giuseppe De Cicco, diretto da Maria Carmela De Cicco, prende parte alla XII edizione della Settimana della Musica di Paternò…
Come è noto, Santa Cecilia è la patrona della musica e dei musicisti ed è meraviglioso onorarla con dei concerti oltre che con le celebrazioni liturgiche…
Qui qualche foto, video e link sulle attività recenti del coro… per il resto, guardate la mia pagina Facebook e quella del coro, sfogliate il mio blog e stay tuned!
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Il coro polifonico Giuseppe De Cicco a Noto presso la splendida Chiesa di Santa Chiara…
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… here I am!
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LA CIVETTA DI MINERVA del 7 dicembre 2019

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Ecco la nuova prima pagina de LA CIVETTA DI MINERVA… in edicola!

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Ripubblico volentieri video e post che parlano del giornale. Sostenetelo, acquistatelo, abbonatevi…

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Report questa sera 21.20 Rai3
La giustizia dovrebbe essere imparziale. Ma cosa succede se accusa, difesa e giudici si scambiano favori, soldi e informazioni segrete? Il sistema messo in piedi da Piero Amara, ex avvocato Eni, riesce a far aprire un’inchiesta presso la procura di Siracusa grazie ad una denuncia di Alessandro Ferraro, suo uomo di fiducia, che dichiara di essere stato sequestrato “da due neri ed un bianco”. Dietro la vicenda ci sarebbe un complotto contro il manager dell’Eni Claudio Descalzi. Peccato che sia il rapimento che il complotto risulteranno finti. L’inchiesta è di Luca Chianca.

#Report lunedì 21.20 Rai3
✓ Dove e chi fabbrica le divise dei militari italiani?
✓ Chi ha messo in piedi un sistema di potere per aggiustare sentenze e
aggiudicarsi appalti pubblici?

https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.raiplay.it%2Fvideo%2F2019%2F04%2FLuned236-15-aprile-0ae18f40-0a43-4ede-bd2c-9750a88c6603.html%3Ffbclid%3DIwAR3Ipk12pAvw9dI4lskqXacsl17KgpUlgIFVUXpERQFP1mKYQUPCXNgo0b8&h=AT2Sb4noRNuXFCbWweIrgjr8aSazGWja6Gqw1pTxJUFrai79uEc1wlINuzahJys78ccMJPKyotQMIuNHV-4T21buRbQx71UIoZ1qY3mfu89qN-zioR5GApKVW8HML6XEXA

Da non perdere questa puntata perché si parlerà del Sistema Siracusa, di cui si è occupato in prima linea il giornale LA CIVETTA DI MINERVA!

https://www.google.com/search?q=sistema+siracusa+%2B+la+civetta&rlz=1C1AVNA_enIT559IT562&oq=sistema+siracusa+%2B+la+civetta&aqs=chrome..69i57j0.10172j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8

Report, stasera alle 21.20 su Rai 3, trasmette un’inchiesta sul sistema Amara, alias Sistema Siracusa, nell’ambito della quale anche noi della Civetta siamo stati intervistati nella sede della nostra redazione. E’ per noi – piccolo giornale di provincia – un grande onore avere questa ribalta nazionale ( F. Oddo)

La diretta con Stefano Lamorgese e Luca Chianca, che ha firmato l’inchiesta di giorno 15 sul sistema di potere messo in piedi dall’ex avvocato #Eni Piero Amara
#amaragiustizia #Report #fblive

Un grande grazie a Paolo Borrometi per le sue parole:

Magistrati, politici, imprenditori: così Siracusa mise in ginocchio l’Italia

In altre epoche saremmo già stati tutti quanti a indignarci per ciò che sta accadendo nella Magistratura del nostro Paese. Ben che vada, oggi siamo forse troppo distratti da altro per interessarci alla questione. Comunque incapaci di affrontarla nel suo insieme, ricomponendo i tanti tasselli di un puzzle giallo che sembriamo ostinarci a non voler vedere una volta per tutte montato, e incorniciato.

Il cuore di tutto si trova in provincia di Siracusa, ad Augusta. La città più ricca della provincia cela affari impressionanti (dal petrolchimico ai migranti, fino al neonato porto turistico, tra i più importanti di tutto il Sud). Ed è proprio da qui che due avvocati spregiudicati, Piero Amara e Giuseppe Calafiore, si sono spinti fino al cuore del nostro Paese. Come sta emergendo dalle più recenti indagini, a pilotare le decisioni della Magistratura sono stati proprio loro, i nostri due zelanti avvocati siciliani. Tornati d’attualità a più di un anno dal loro arresto sappiamo che, oltre ad aver intrattenuto un rapporto centrale e determinante con l’Eni, a quanto pare ne avevano intessuto uno particolare proprio con l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ex componente del Csm, quel Luca Palamara di cui non si fa altro che parlare in questi giorni.

Sono stati loro, Amara e Calafiore, facilitatori di grandi poteri, a pagare giornalisti per scrivere, di loro e contro i “nemici”. Loro, spesso, a decidere chi dovessero essere gli “eletti” in Parlamento, si pensi anche solo alla vicenda che ha coinvolto il pregiudicato Pippo Gennuso (in procinto di rientrarci, paradossi italiani), o dell’ex deputato Pippo Gianni (oggi sindaco di Priolo). Loro, Amara e Calafiore, persino a scegliere chi avrebbe dovuto essere il più adatto a ricoprire l’incarico di Procuratore a Gela – esattamente quello che avrebbe poi dovuto indagare (o non indagare), ad esempio, sul petrolchimico dell’Eni. Loro, insomma, ad aver influenzato negli anni molte questioni nevralgiche per il nostro Paese, loro ad aver “dato” le carte, vere o false. Loro in regia.

Partendo proprio da Augusta ho tentato di descrivere i loro affari nel mio “Un morto ogni tanto”, come in moltissime occasioni hanno fatto Mario Barresi per La Sicilia, o i colleghi de La Civetta e di Siracusa News nei loro racconti quotidiani, quando nessuno sembrava interessarsene. Adesso però sarebbe ora che tutti insieme si facesse e si chiedesse chiarezza fino in fondo. E senza sconti per nessuno. Che si precisassero ad esempio quali trame si siano potute intessere a partire da una provincia, quella di Siracusa, considerata “tranquilla” e senza mafia, quando invece vi hanno trovato riparo uomini del calibro di Simone Castello, già “postino” e uomo di fiducia di Bernardo Provenzano: proprio lui, l’uomo conosciuto per essere la mente della mafia imprenditoriale. Guadagni, intermediazioni, investimenti enormi, tutto a partire da Siracusa. Affari e soldi in un territorio che ha imparato molto presto e molto bene a farsi baricentro del Paese, trasformandosi in una delle più importanti culle della sua «mafia imprenditoriale»

Ma per comprendere bisogna ricostruire, bisogna legare frammento a frammento, tassello a tassello, isolare e poi accostare un fatto all’altro: per quanto persino da slegati questi possano apparirci drammaticamente complessi, o all’opposto di poco conto, se sovrapposti possono restituirci la complessità del fenomeno di cui stiamo parlando. Anche una tranquilla cena in barca d’estate, come quella di cui parlo nel mio libro, cui parteciparono alcuni fra i più importanti imprenditori del nostro Paese, deputati e non, o il caso di professionisti legati a società che partono da Castelvetrano, conosciuti per essere gli stessi “commercialisti delle società di Matteo Messina Denaro”. Allegre brigate che partendo dal nostro territorio sono state libere di fare il buono ed il cattivo tempo nel Paese. Un territorio, non dimentichiamocelo, che ha avuto diversi comuni sciolti per mafia, come Augusta – neanche a dirlo città di Amara -, Pachino (città del pomodorino più buono e insieme luogo di “riposo” per i boss più importanti di cosa nostra). Comuni come Avola, oggi con un accesso per valutarne le infiltrazioni mafiose. O Noto, capitale del Barocco e drammaticamente colpita dalla presenza di clan che hanno saputo legarsi alla politica in maniera particolarmente spregiudicata. E poi Lentini, culla del clan che unisce Catania a Siracusa, città degli affari di “munnizza” (leggasi spazzatura). O Priolo.

La vera questione è se c’è qualcuno che davvero ha voglia di riannodare tutti i fili e di ricostruire ciò che è stato. Molto di ciò che è accaduto ci suggerisce che proprio da qui si sia tentato di influenzare il più grande colosso industriale del nostro Paese: l’Eni. A Siracusa, indizi, o spiegazioni, se ne trovano. Bisogna cercarle, e volerle riconoscerle. Isolare e ricomporre ogni tassello. Mettendoli insieme il puzzle sarà completo. E una volta incorniciato, allora sì che ne vedremo delle belle.

(la mia analisi pubblicata questa mattina sulla prima pagina del lasicilia.it)

Paolo Borrometi

6 giugno 2019

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Franco Oddo

Marina De Michele

Tutta la Redazione

Sono fiera, nel mio piccolo, di far parte dei collaboratori di questo giornale che dalla Sicilia, da Siracusa e dalla sua provincia, fa sentire la propria voce…
Un video di Rainews del giugno 2012…

 

 

 

Alcuni pezzi recenti…

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Il nuovo romanzo “La notte della colpa” apre a suggestioni inaspettate

 

Nel maggio 2019 abbiamo salutato l’uscita in tutte le librerie e i web store de “I romanzi della black list”, per i tipi di Lisciani libri: storie gialle noir thriller, anche mirate ad un pubblico più giovane da avvicinare alla lettura, come è accaduto per le prime uscite.

Grazie al giornalista e scrittore Mariano Sabatini – tra l’altro spesso opinionista oltre che autore per la Rai, Tmc e altri network nazionali di programmi televisivi come “Tappeto volante”, “Campionato di lingua italiana”, “Parola mia”, “Uno Mattina”), ideatore e conduttore di ATuXTv e Techetechemé su InBlu Radio, autore di noir quali “L’inganno dell’ippocastano”, premio Flaiano opera prima 2017, e “Primo venne Caino” – abbiamo conosciuto l’Agenzia letteraria Maieutica e i suoi lanci di diversi prodotti editoriali tra cui l’antologia “Moon” curata da Divier Nelli (che comprende anche un racconto di Giada Trebeschi, uno dei volti di Maieutica) e, appunto, “I romanzi della black list”.

A questa collana appartiene “La notte della colpa” di Vito Catalano, palermitano, autore inoltre di “L’orma del lupo” e “Il pugnale di Toledo” per Avagliano e de “La sciabola spezzata” per Rubbettino.

Il primo uomoIl secondo uomoIl terzo uomoConfessioneSenza via di scampo.

Come in un dramma in cinque atti, “La notte della colpa” si divide in cinque sezioni dalle trame in apparenza slegate ma che si interconnetteranno svelando il mistero della notte eponima, senza finali consolatori e senza che si ristabilisca – apparentemente – un equilibrio di giustizia e verità: forse la notte vera è quella dell’animo umano, capace di passione e forse anche di amore ma dal fondale oscuro; forse è la notte della memoria, i cui fantasmi continuano a perseguitarci nonostante l’apparenza luminosa di vite che apparecchiamo a noi stessi e agli altri ma che hanno la consistenza del fumo.

Vincenzo Cardella, Marcello Guzzo, Daniele Torrisi, Sergio Massaro – quanta Sicilia nei semplici nomi –, donne intriganti o forse davvero innamorate, l’incombere di misteri e ricatti, la leggenda oscura del castello di Liw, un’ombra che incombe da un passato sepolto…

La scrittura disvela eppure al contempo predispone depistaggi e cortine. Forse è lo specchio deformato dello stesso destino che “gioca e si fa beffe di noi uomini”.

“La Civetta di Minerva” ha intervistato Vito Catalano per voi.

L’occasione è doppiamente gradita perché è anche l’occasione per ricordare Leonardo Sciascia – di cui Vito Catalano è uno dei nipoti – nel trentesimo anniversario della scomparsa, avvenuta il 20 novembre del 1989.

Senza voler troppo svelare della trama, mi è venuto spontaneo fare un’associazione con certo Cornell Woolrich: quali sono i suoi modelli di riferimento?

Sì, ha centrato. Nello scrivere il romanzo erano presenti in me grandi autori di noir e thriller attivi intorno alla metà del Novecento: l’americano Cornell Woolrich, appunto, e insieme a lui Georges Simenon e la coppia Boileau-Narcejac (ma anche il cinema di Hitchcock dello stesso periodo).

Alla base del romanzo, ma forse potremmo dire di ogni buona storia, c’è il disvelamento di una “impostura”, specie quando parliamo di gialli thriller noi nelle loro innumerevoli sfaccettature. Impossibile non ripensare alle riscritture e alle imposture sciasciane. In “La notte della colpa” l’impostura è privata e i riferimenti alla società sono blandi e lontani. Ma è proprio così? I personaggi del romanzo e le “imposture” delle loro vite, che li conducono alla colpa, all’espiazione o al castigo – non c’è comunque redenzione in questo romanzo e forse ne è spia lo stesso linguaggio, referenziale, raggelato, distaccato, quasi anodino nella sua registrazione dei fatti – possono essere ricondotti ad un male sociale oppure il male che li pervade è radicale, incistato nella condizione umana?

Almeno nelle mie intenzioni, al centro della narrazione c’è la condizione umana più che un male sociale. D’altra parte ogni lettore sente, vive e vede a modo proprio ciò che legge e dunque altre letture sono possibili al di là di quelle che erano le mie intenzioni iniziali.

I luoghi del romanzo spaziano da una Palermo e una Randazzo per nulla oleografiche o da cartolina a una Polonia inedita, quindi appaiono provinciali nel senso cechoviano e internazionali insieme, quasi universali – anche se, fresca di rilettura de “Il maestro di Regalpetra” di Matteo Collura, ho sussultato nel leggere alcune descrizioni -: questo rispecchia la sua vita personale e il suo lavoro? C’è una volontà precisa di fare dei luoghi un “everywhere” in cui ogni lettore possa trovarsi a suo agio?

Sì, i luoghi narrati rispecchiano le mie esperienze di vita. Palermo è la città dove sono nato e cresciuto; con Randazzo e con la campagna etnea ho una certa confidenza; a Varsavia vivo per buona parte dell’anno. È anche vero che credo bello e riuscito che ognuno trovi senza difficoltà delle immagini leggendo i luoghi descritti dall’autore. Quando, ne “I miserabili”, leggiamo della piccola Cosette che deve andare a prendere l’acqua percorrendo la via che dal paese esce fino ad arrivare al bosco buio, Victor Hugo ci sta parlando del paesaggio intorno a Montfermeil ma ad ogni lettore non viene facile associare i luoghi descritti a quelli che gli sono familiari o che conosce?

I suoi progetti futuri: a cosa sta lavorando? Il genere che ha frequentato finora le è più congeniale o farà incursione in altri campi della scrittura letteraria?

Ci sono in cantiere due romanzi a sfondo storico che incrociano mistero e avventura, ambientati entrambi in Sicilia (uno nel XVII secolo, l’altro nel XVIII). La mia immaginazione viene più intensamente stimolata da immagini e vicende legate al passato. Ma alle volte i percorsi di ognuno di noi fanno svolte inaspettate.

 

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Su mafia, teatro, ironia e ragione, Sicilia e Messico. Il convegno dell’Associazione Radicali Italiani si è svolto nel liceo scientifico Einaudi

 

La Civetta di Minerva, novembre 2019

Trent’anni senza Leonardo Sciascia. Senza le sue parole, senza i suoi libri articoli interventi sempre puntuali, affilati come solo la verità ricercata indagata perseguita con rigore lucido può essere. Senza il suo sorriso che ricorda quello dell’ignoto marinaio di Antonello su cui il conterraneo e sodale Consolo ebbe a scrivere. “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”. Così recita la sua epigrafe tombale, a suggellare con una frase di Villiers una vita che ha fatto delle contraddizioni tra razionalismo illuminista e il salto verso un “di più”, degli incontri-scontri di parole, del disvelamento delle imposture, dell’indagine – diremmo poliziesca nel metodo, filosofica e radicale nell’intenzione – le sue cifre distintive.

Particolarmente meritoria ci sembra allora l’iniziativa di Alexandria – Associazione Radicali Italiani per ricordarlo: i “Dialoghi con Sciascia” si svolgeranno a Siracusa giorno 22 e 23, presso rispettivamente la sede del Liceo “Luigi Einaudi” di Siracusa e la sede del centro studi arti e scienze “Il Cerchio”; il convegno di venerdì vedrà la partecipazione del giornalista e scrittore Matteo Collura (tra l’altro autore per TEA della documentata, splendida biografia di Sciascia intitolata “Il maestro di Regalpetra”: Sciascia, che nella sua vita fu doppiamente maestro nella sua Racalmuto trasfigurata letterariamente e divenuta metafora della Sicilia sineddoche del mondo, qui è colto nella sua parabola esistenziale e culturale con un piglio da saggista e romanziere insieme), Elio Cappuccio del Collegio Siciliano di FilosofiaAlessio Lo Giudice in veste di filosofo del dirittoAndrea Bisicchia storico del teatroGianfranco Spadaccia – già parlamentare del Partito Radicale –, moderatore Vincenzo Pennone (delle cui iniziative culturali con Alexandria si è spesso occupata La Civetta, come il convegno su Vittorini, le pubblicazioni e le conferenze sullo sport a Siracusa, mostre d’arte). Introdurranno l’incontro la dirigente scolastica Teresella Celesti e Fabio Granata, assessore alla cultura.

Politica e mafia, teatro, ironia e ragione, Sicilia e Messico – Messico e nuvole ci scapperebbe di penna per citare un verso di canzone –: questi i poli tematici intorno ai quali ruoterà il convegno, che inizierà nella sede dell’istituto alle 9.30. Le letture saranno a cura degli stessi studenti guidati da una voce d’eccezione, quella dell’attore Davide Sbrogiò, non nuovo alle collaborazioni con Alexandria.

L’incontro di giorno 23 si è svolto invece presso la sede de Il Cerchio in Via Arsenale 40/A.

Manca, la voce di Sciascia, a questo tempo immemore, a questa Sicilia sempre più zattera nel Mediterraneo, a questa Italia che cerca punti di riferimento o che forse ha disimparato a cercarli negli scrittori, negli intellettuali, nelle voci di razza come quella di Leonardo Sciascia, il “Nanà” che seppe fare della Sicilia l’omphalos del mondo.

Doveroso quindi ricordarlo come merita e come nel corso degli anni e con questa iniziativa ha mostrato di voler fare Alexandria – molto ci sarebbe da dire, tra l’altro, del rapporto tra Sciascia e Siracusa, le sue librerie, specie Mascali, i suoi artisti e scrittori, come Tranchino e Di Silvestro, e forse questi due incontri saranno l’occasione per dibatterne e soprattutto rievocare.

“Ce ne ricorderemo, di Leonardo Sciascia”.

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La catanese Consuelo Consoli: “In questo libro emerge la figura della mater sicula, nell’educazione dei figli. Intanto sto lavorando al penultimo capitolo di un romanzo fantasy…”

 

“La Civetta di Minerva” si è occupata già in passato di Consuelo Consoli, catanese, che insegna educazione sanitaria nelle scuole e nel contempo coltiva la passione per la scrittura: “Amori impossibili” è la sua raccolta d’esordio; ha collaborato con alcuni dei suoi racconti ad antologie edite da Bonanno, Algra Editore, Ensemble, L’Erudita e Perrone; ha curato insieme a Luigi La Rosa i volumi antologici “Aurore”, “Zenith” e “Ci rifaremo vivi” per Algra di Alfio Grasso, l’editore che ha pubblicato anche il suo primo romanzo, “Un solo abbraccio”.

Salutiamo l’uscita, sempre per i tipi di Algra Editore, del suo “Detti celebri delle mamme sicule”, in cui l’autrice sviscera con ironia alcune frasi fatte che le donne siciliane si tramandano di generazione in generazione: dietro il modo di dire c’è un mondo fatto di storie che affondano le proprie radici nella cultura matricentrica della società siciliana, a dispetto del patriarcato – in fondo la mater familias siciliana è sempre stata il perno delle comunità, dei “cuttigghi”, dei rioni, dei quartieri, e tende ancora ad esercitare il proprio potere, fatto questo cristallizzato nelle frasi analizzate da Consuelo Consoli con la sua catanesitas di mater sicula tutta verve e autoironia: chi non ha detto o non si è sentito dire “Mancia ca si’ patutu” oppure non si è sentito apostrofare con ossimoriche considerazioni quali “Si’ sempri rintra” versus “Si’ sempri fora”?

Ma parliamone con l’autrice, che ha presentato il volume ad Aci Sant’Antonio – attendiamo l’imminente presentazione siracusana –, relatrice la giornalista Lucia Russo, anche lei non nuova alle incursioni letterarie, lettore d’eccezione l’attore Bruno Torrisi, noto ai più sia per l’interpretazione del Questore Licata nella serie “Squadra antimafia – Palermo oggi” che nella costola “Rosy Abate – La serie” e che abbiamo avuto modo di apprezzare recentemente nella produzione Rai dedicata alla storia di Enrico Piaggio.

Com’è nato “Detti celebri delle madri sicule”?

Da uno scherzo con mia figlia. Mi rimprovera sempre di esprimermi per stereotipi.

Qual è il tuo rapporto con il dialetto siciliano? (Ricordiamo, tra l’altro, che quest’opera ha ricevuto il premio Umberto Domina come migliore lavoro a carattere siciliano).

Il dialetto è una lingua che amo e desidero conservare e tramandare. Mi ricorda i miei nonni, soprattutto Antonia, nonna materna, mi riporta all’incanto della fanciullezza e poi trovo che abbia delle espressioni impareggiabili e intraducibili.

Che figura di donna emerge dalle tue notazioni scherzose ma non troppo?

La mater sicula con tutto il suo bisogno di controllo e di protezione nei confronti dei suoi cari.

Quali sono i tuoi progetti di scrittura?

In questo preciso momento sono al penultimo capitolo di un fantasy. È un progetto nato in sintonia con un’amica pittrice, Anna Nolfo, che mi ha coinvolto con il suo entusiasmo a interessarmi alla cultura Maya e ai suoi miti. Tra poco uscirà l’ultima antologia curata con Luigi La Rosa, “Tracce di desiderio”. Ho in stand by un romanzo e, infine, una raccolta di racconti. Troppa roba, vero? È che scrivere mi piace proprio!

 

 

 

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Leggere un libro ai neonati e ai bambini fino ai sei anni rinsalda il legame affettivo con l’adulto

La Civetta di Minerva, novembre 2019

“Gli Stati incoraggiano la produzione e la diffusione di libri per l’infanzia (Convenzione sui diritti del fanciullo, art. 17 comma C).

Sono iniziati a novembre gli incontri di Nati per Leggere: in occasione della settimana dedicata al progetto, la Biblioteca comunale “G. Agnello” di Canicattini Bagni e le volontarie di Nati per Leggere, Lucia Basile e Giusy Alicata, di concerto con l’Amministrazione comunale e grazie al coordinamento con l’insegnante Giuseppina Scatà del Primo istituto comprensivo “Giovanni Verga”, hanno incontrato i bambini di tre, quattro e cinque anni del plesso Giuseppe Mazzini.

Letture e sensibilizzazione sul “Diritto alle Storie” delle bambine e dei bambini: questo il cuore delle iniziative. Leggere un libro ai neonati e ai bambini fino a sei anni – cioè fino a quando non siano autonomi nella lettura – costituisce un’esperienza fondamentale per rinsaldare il legame affettivo tra l’adulto e il bambino, oltre che essere di capitale importanza per lo sviluppo linguistico e intellettivo, per “dare un nome” alle emozioni, per arricchire il patrimonio emotivo. Gli effetti della lettura – e qui sono pediatri e neuropsichiatri ad affermarlo – sono stati sperimentati e dimostrati: la stessa salute psicofisica del bambino risentirà di conseguenze positive di lunga durata grazie ad una “esposizione” precoce al libro e al mondo delle storie narrate, lette, inventate insieme ai genitori e agli adulti in genere (nella pagina <http://www.natiperleggere.it/il-vento-dei-20-convegno-e-fes…> potete scaricare il rapporto “Nati per Leggere 1999 – 2019. La storia, le attività, i risultati, le prospettive. – Trieste, Centro per la salute del bambino, 2019” e le videoregistrazioni del convegno e festa di compleanno del 26 settembre 2019).

Ecco gli appuntamenti che ne sono seguiti: venerdì 15 novembre, bambini di 4 anni del plesso Garibaldi e alle 11:30 bambini di 5 anni del plesso Garibaldi; lunedì 18 novembre, alle 9:30, bambini di 4 anni del plesso San Nicola; e, alle 10:30, bambini di 5 anni del plesso San Nicola; venerdì 22 novembre, alle 9:30, bambini di 3 anni del plesso Garibaldi; e alle 10:30, bambini di 3 anni del plesso San Nicola.

Tra i precursori a Canicattini Bagni e in provincia di Siracusa del progetto “Nati per Leggere” naturalmente menzioniamo la dottoressa Paola Cappè, che oltre a dirigere la Biblioteca comunale “G. Agnello” e a supportarne le iniziative collaterali come letture, incontri letterari e musicali, gaming – giochi da tavolo e oltre –, in sinergia con le realtà culturali del territorio, per rendere la Biblioteca luogo di incontro e aggregazione sociale oltre che di conservazione, consultazione e prestito del patrimonio librario – ricordiamo tra l’altro che proprio la Biblioteca di Canicattini è stata tra le prime in Italia ad ospitare il #BiblioHub – è Presidente regionale Sicilia dell’AIB (Associazione Biblioteche Italiane).

Ci sia consentito nominare due siracusani che si sono spesi per i progetti relativi all’infanzia e alla diffusione della cultura del libro nei suoi aspetti relazionali e sociali: l’indimenticato Pino Pennisi – è imminente il Festival dell’educazione 2019 progettato sulla scia del suo lavoro – e Tanina Zito, recentemente scomparsa, figura di volontaria luminosa.

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“Ero affetta da artrite reumatoide, quando ho ripreso i pennelli in mano, poco alla volta i dolori sono scomparsi. Nella morbidezza della pittura ad olio, la voluttà della natura”

 

Nelly Marlier è stata per così dire “adottata” da Siracusa che l’ha accolta facendone una delle sue cittadine d’elezione: si è scelti da una città più che sceglierla e questo è particolarmente vero nel suo caso.

Donna curiosa, gentile, ironica e arguta, dai molteplici interessi – non ultima la scrittura creativa –, è appassionata di pittura: dal 15 al 18 novembre 2019, ha esposto ad Arte Padova; con alcuni dei suoi lavori ha partecipato a Torino, sino al 14 novembre, a una collettiva presso la Galleria Accorsi Arte, intitolata Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea; ha siglato un contratto di un anno sempre con la Galleria Accorsi Arte e le sue tele saranno esposte sia nella sede di Torino che in quella di Venezia.

Le sue opere possono anche essere viste dai nostri lettori in due negozi virtuali: il primo con Gigarte (https://www.gigarte.com/nellymarlier); il secondo con Pitturiamo; il terzo è in fase di realizzazione. La intervistiamo.

Quando hai iniziato a dipingere? Quali sono le tecniche che prediligi?

Ho iniziato a dipingere cinque o sei anni fa. Ho preso lezioni da un maestro per circa due anni, si può dire però che sia autodidatta. Principalmente olio su tela: mi piace l’untuosità e la morbidezza della pittura ad olio, il vedere come i pigmenti si mescolano tra di loro, gli arabeschi che formano man mano che i colori si amalgamano. Mi dà un senso di dolce voluttà. Quella parte che a volte precede l’azione di dipingere mi dà un senso di pace mentre il mescolare direttamente i colori sulla tela mi inebria. Per questo, la mia pennellata è formosa. I pigmenti devono avvicinarsi, incontrarsi, baciarsi, a volte compenetrarsi. Ogni volta è qualche cosa di diverso e mi capita di lasciare al caso il risultato finale. Mi piace accarezzare i miei dipinti ad occhi chiusi per assaporare la texture sotto le dita. Mi piace pensare che le mie tele siano sentite non solo guardate.

Quali soggetti preferisci?

I soggetti che preferisco sono quelli appartenenti alla natura: le nuvole, l’acqua, la vegetazione… Mi piace interpretare a modo mio paesaggi, tramonti, albe. Adoro i riflessi della luce e i giochi che essa crea nell’acqua. Mi perdo nel vedere fremere la superficie di un torrente, nell’osservare il via vai delle nuvole, il loro cambiar forma in continuazione.

Per ora, dipingo in atelier spesso da foto realizzate da me o da amici. Ma, appena starò ancora meglio di salute, desidero dipingere en plein air. È importante poter utilizzare tutti i sensi. L’udito e l’olfatto anch’essi trasmettono sensazioni influendo la percezione dell’ambiente.

Credi che l’arte abbia una funzione catartica, oltre che estetica? C’è una connessione tra arte e benessere psicofisico a tuo modo di vedere?

Questa domanda riveste per me un’importanza fondamentale, perché tocca uno degli aspetti per me più importanti e che vorrei far conoscere attorno a me perché penso possa aiutare persone ammalate a ritrovare fiducia, libertà di pensiero e d’azione e a liberarsi dalle paure.

Tutto è nato dalla malattia, l’artrite reumatoide. Nel 2001, la diagnosi dopo mesi di terribili dolori fisici e di limitazioni sempre più diffuse nell’uso delle mani e nel camminare. È iniziato allora il percorso della malattia cronica, invalidante e senza ritorno. Così, in effetti, mi presentarono questa compagna degli anni che avevo di fronte.

A distanza di anni, di terapie mediche spesso pesanti, di rifiuto della malattia e delle medicine, di digiuni esagerati, di ricerche di percorsi per una crescita interiore, di lettura di decine e decine di libri, di un ricovero ospedaliero urgente, arriva la consapevolezza di voler riprendere i pennelli in mano subito, oggi, domani, e di nuovo, sempre più spesso. E un pomeriggio di un anno fa circa, mi resi conto che i dolori erano praticamente scomparsi mentre seduta davanti al cavalletto ed ascoltando i Queen stavo dipingendo un tormentato cielo nuvoloso. Ho ripetuto l’esperimento il giorno dopo. Sostituii gli antidolorifici con la pittura e… funzionò. E funziona ancora oggi. Funziona sul fisico ma anche sulla mente.  Ho ritrovato le forze che avevo perse da lungo tempo, ho ritrovato la voglia di incontrare gente, ho ricominciato a fare progetti.  Per me, è una rinascita.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3901:michelle-messina-reale-la-sicilia-e-siracusa-sono-il-mio-rifugio&catid=17&Itemid=143

La scrittrice e poetessa di Philadelfia è autrice di molte opere, tra cui “Season of Subtraction”, che richiama la nostra prosa d’arte di primo ‘900

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019 – I legami tra gli italoamericani e il nostro paese sono fatti di sangue ma anche di sapori, di odori, di lingua storie tradizioni. Di paroleÈ così anche per Michelle Messina Reale, scrittrice e poetessa di Philadelphia, docente associata presso l’Arcadia University della Pennsylvania (tra l’altro fondatrice e direttrice del progetto “Ovunque Siamo: New Italian-American Writing”), che unisce gli interessi accademici – è tra l’altro responsabile dei servizi di accesso, di ricerca e comunicazione dell’ateneo – all’attitudine poetica e narrativa: testi come “Inquiry and Research: A Relational Approach in the Classroom”, “Mentoring and Managing Students in the Academic Library, The Indispensable Academic Librarian: Teaching and Academig for Change” e “Becoming a Reflective Librarian and Teacher: Strategies for Mindful Academic Practice” si alternano ad opere come “Season of Subtraction – Prose Poems” (Bordighera Press, New York 2019), raccolta di poesie in prosa o di prose poetiche che dir si voglia, genere che richiama la nostra prosa d’arte di primo Novecento, la rivista “La Voce”, certi calligrafismi tra l’ermetico e il crepuscolare.

Ma qui la “stagione della sottrazione” è molto di più: “ciò che va via è ciò che rimane”, come recitano in esergo le parole di Charles Wright: il tempo sottrae volti odiosamati, gesti, voci, consuma gli oggetti ma ne lascia le persistenti reliquie nella retina ostinata della memoria. E si fa parola. Accurata, precisa, geometrica. Preziosa. Eppure allusiva, sfuggente, enigmatica. Parola che tende a definire, scolpire, dipingere con nettezza, parola che rivela, che ricerca, che rievoca un passato a volte difficile da rielaborare, luoghi dell’anima, antenati che sono custodi ma anche presenze insistenti, fantasmi inconciliati o memento per un presente da ridefinire. Per un futuro che è carico del peso dolce e insieme amaro del passato.

“Season of Subtraction” è dunque uno scavo memoriale e insieme un lavoro di immaginazione alla ricerca delle proprie radici, un viaggio tra i rami noti e sconosciuti della propria famiglia, un’indagine sul senso della presenza propria e altrui nel mondo, tra nostalgia per la terra d’origine e la vita oltreoceano.

Abbiamo incontrato Michelle Messina Reale insieme a Patti Trimble in occasione di un reading trilingue, a Siracusa, grazie all’iniziativa “101 Poets for Change”; poi i contatti in rete, un caffè in Ortigia a parlare di poesia e di Trump, di Sicilia e d’America. Ecco qualche risposta alle nostre domande.

Le tue radici italiane e familiari sono molto forti e questo risalta chiaramente anche negli allusivi versi del tuo libro. Puoi parlarcene?

I miei legami familiari con l’Italia sono molto forti, questo è un nodo che non si spezzerà mai. Ancora ho molti parenti in Italia, specialmente in Sicilia. Ho avuto un’infanzia molto italiana: scuola prevalentemente italoamericana, parrocchia italoamericana e vicinato italoamericano. Ci sentivamo diversi dagli altri perché la nostra cultura era molto forte. A mia madre non piacevano i modi di fare o le abitudini che non coincidessero con le nostre. Ha sempre pensato che gli americani fossero freddi ed egoisti, e non apprezzava la loro idea di famiglia. Eravamo diversi.

La Sicilia e Siracusa sono per te dei luoghi dell’anima, vero?

Trascorro molto tempo in Sicilia, che è semplicemente “casa” per me [… da notare che Michelle Messina Reale usa la parola “home”, che in inglese significa sia “casa” nel senso più domestico e intimo sia “patria”, un po’ come avviene con il latino “domi”, n.d.r.]. La Sicilia e Siracusa sono il mio rifugio. Lo avverto non appena arrivo proprio perché posso rilassarmi. Questo è un aspetto molto diverso rispetto al modo di vivere americano, che mantiene un passo molto veloce e mette in competizione le persone tra loro. Io vivo vicino Philadelphia e la “cultura” può essere molto dura, sbrigativa e perfino rude. A Siracusa trovo ancora gentilezza nelle persone, vedo che la gente dà valore al tempo e agli altri. E il mare sempre bellissimo a fare da panorama e da sfondo pacifica la mia anima.

“Sottrazione” è una parola piena di significati: ha qualcosa a che vedere con le mancanze nella nostra vita e nel nostro spirito, ma la sottrazione è anche il potere dell’artista: eliminare ciò che è vecchio e morto per lasciar crescere ciò che rimane. Sei d’accordo?

Sono pienamente d’accordo su ciò che dici su “Season of Subtraction”! Ci sono molte ferite traumatiche nella mia famiglia. Mio nonno non avrebbe mai voluto lasciare la Sicilia ma fu costretto a farlo… odiava gli States e tutto ciò che comportava viverci. Questo lo rese rabbioso e aggressivo verso tutti e verso la vita. Noi siamo stati costretti a fare i conti con le sofferenze che ha provocato. E la figlia che ebbe e non riconobbe mai ferì tutti noi. Quel rifiuto fu difficile da accettare. Quando trovammo la sorella di mio padre, cercammo di costruire un rapporto nuovo. Lei dice di sentirsi siciliana, ma visto che non è stata cresciuta come tale, non riesce a spiegarsi perché provi questo! [Nella postfazione del libro, Michelle Messina Reale riassume la rocambolesca vicenda della ricerca di questa zia “sottratta”, motore pulsante dei versi di “Season of Subtraction”, omaggio alla tenacità dei legami, n.d.r.].

I tuoi versi sono come prosa e la tua prosa è molto poetica… questo è comune nella poesia americana attuale oppure nella storia più antica o recente della letteratura americana?

No, non è molto comune nella poesia americana, ma è una forma che amo molto utilizzare perché mi permette di usare un linguaggio molto immaginifico in una piccola forma narrativa. Amo leggere poesie in prosa e scriverne, anche!

Salutiamo Michelle Messina Reale e attendiamo le nuove raccolte “Confini: Poems of Refugees in Sicily” e “In the Blink of a Mottled Eye”, che vedranno la luce tra il 2019 e il 2020 per i tipi di Cervena Barva Press e Kelsey Books.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3828:in-fratelli-di-cielo-di-don-aprile-liriche-e-testimonianze-di-fede&catid=17&Itemid=143

Il libro comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e i contributi di vari poeti

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha dedicato diversi articoli all’opera pastorale e letteraria di don Raffaele Aprile, che, dopo “Innamorato del cielo”, ha deciso di dare alle stampe il volume “Fratelli di cielo – in versi si raccontano in cammino con Maria” (Bonfirraro Editore), che verrà presentato il 20 giugno alle ore 20 presso il Salone Baranzini della Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa.

Don Aprile, augustano, oltre a svolgere il suo ministero presbiteriale come assistente spirituale del gruppo di preghiera Madonna delle Lacrime e del gruppo Caritas, accoglie i pellegrini che vengono a visitare la Basilica Santuario e si occupa anche delle missioni con il Reliquiario. Ricordiamo alcuni dei riconoscimenti che ha ottenuto per la sua passione per la scrittura: ha partecipato alla stesura di un’antologia poetico-letteraria in omaggio a Luigi Pirandello a cura di Giuseppe La Delfa, al libro di don Francesco Cristofaro, conduttore televisivo presso Padre Pio TV e a vari concorsi poetici (quello di Favara intitolato ad Ignazio Buttitta, “Il Federiciano”…); per iniziativa del parroco don Domenico Cirigliano, a ricordo della visita del Reliquiario della Madonna delle Lacrime, è stato collocato in modo definitivo nella parete laterale esterna della Chiesa Madre di Rocca Imperiale il quadretto della Madonnina con una sua preghiera/poesia Vergine delle Lacrime; collabora col settimanale “Notizie della diocesi” di Carpi, curando una rubrica poetica.

La pubblicazione collettanea comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e di Francesco Maria Marino OP, una introduzione di Fabrizio Mattioli, Avvocato della Rota Romana, e i contributi dei poeti Monsignor Giuseppe Greco, Loris Filippetto, Sonia Accossano, Roberto Giovanni Bizzotto, Filippo Cacioppo, Albino Fattore, Don Ernesto Piraino, Giuseppe Puzzo, Maria Lucia Riccioli, Andrea Maniglia, Nino Cardillo, Don Pasqualino di Dio, Rita Masala, Suor Vincenzina Botindari, Michele Taboni, Rafał Soroczyński, Gruppo di Preghiera Carismatica Madonna delle Lacrime, Nicola Douglas De Fenzi, Claudia Koll e le testimonianze di Salvatore Pappalardo Arcivescovo di Siracusa, Aurelio Russo, Gabriele Russo, Lucia Palmieri, Gabriele Dini, Ida Vasta, Giuseppe Aletti, Danilo Zirone, Loris Filippetto: ecclesiastici e laici, semplici devoti e studiosi, ma comunque voci che narrano, che liricamente si effondono, voci pellegrine, in cammino dunque, come suggerisce il sottotitolo del volume.

Il libro raccoglie sia poesie che testimonianze di fede e di guarigione fisica e spirituale: la parola è canale privilegiato di espressione dei sentimenti più profondi e quindi anche della contemplazione mistica, del rapporto con la Natura e con il Divino, delle lacerazioni, delle sofferenze e delle gioie; se l’arte è a suo modo testimonianza, la narrazione di un percorso di vita, dei bivi e delle svolte inattese dovute ad un incontro con qualcosa che trascende il solco dell’abitudine o peggio ancora della rassegnazione lo è ad un altro livello.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3830:paola-m-liotta-puntare-su-fiamma-fogliani-e-stata-una-scommessa&catid=17&Itemid=143
“Per me la scrittura è musica, esigenza che risuona di vibrazioni, sonorità, echi che intarsiano il romanzo”

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha incontrato per voi Paola Maria Liotta, appassionata docente, fine poetessa e scrittrice (i suoi lavori poetici e narrativi le hanno meritato l’attenzione di critici e giurati in vari concorsi letterari come il Premio “Pietro Carrera” e il Premio Letterario Città di Castiglione “Cento Sicilie Cento Scrittori”), animatrice culturale nella sua Avola ed oltre. “Piano concerto Schumann” è il suo ultimo romanzo, uscito per i tipi de Il seme bianco.

Fiamma Fogliani, il maestro Marni e una misteriosa spinetta, “invenzione” all’interno di ciò che è manzonianamente “storia”, ovvero la musica e compositori come Schumann… quanto del tuo amore per la musica è confluito nella stesura del tuo romanzo?

L’amore per la musica convoglia e rappresenta i miei amori, i miei interessi, e molti altri sensi e sentimenti. E non ritroviamo nel romanzo solo Schumann, il cui celebre Piano Concerto gli dà il titolo e ne catalizza vicende e intrighi, ma anche molti altri bei nomi della musica. Le notizie legate all’invenzione del fortepiano, sullo sfondo, delineano il quadro perfetto in cui le passioni, le gioie, la forte testimonianza di vita della mia protagonista si incarnano a pieno. La scrittura, poi, è fatta di lettere e di suoni e, proprio come una musica, può riprodurre la musica della vita, le sue luci e le sue ombre. Sicuramente, questo romanzo è un atto d’amore per la musica, “la più rivelatoria di tutte le arti”, come asserisce, in un passo del romanzo, uno degli affascinanti personaggi maschili che ruotano attorno a Fiamma. Da ciò, si evince come la musica sia tutto (o quasi) anche per me.

Non sei nuova all’alternarsi di libri in prosa e di poesia… come convivono in te la narratrice e la poetessa oltre che la docente?

La narratrice in prosa e in versi e la docente convivono, in me, come i famosi “tria corda” dal momento che le possibilità della scrittura sono infinite. Mi esploro in questo e in molti altri modi, cercando di instillare nei miei studenti l’amore per la lettura. Per me, scrittura creativa, laboratorio di scrittura, biblioteca di classe sono parole magiche. Le parole veicolano idealità, interiorità, speranze, e oggi c’è molto bisogno di idee, di ideali e di speranza. L’amore per ciò che faccio si traduce pure in Paola che scrive in prosa, Paola che scrive versi, Paola che insegna. E in molte altre “Paole”, tutte riflessive, impavide, piene di voglia di fare, desiderose di nuovi mondi da scoprire, mai paghe di un fine, di uno scopo, pur di offrire alle giovani generazioni validi spunti di riflessione e spronarle verso il meglio per sé stesse e per la società attuale, tanto bisognosa d’amore, così devastata dall’egoismo, insanguinata da guerre e violenze di ogni sorta quale essa, purtroppo, è. E il riferimento agli aspetti negativi del reale rintocca in tutto il romanzo, in contrapposizione con la bellezza e con la solarità evocate dalla musica di Fiamma.

Scrivi che “La musica è energia, ma anche controllo; è rigore, ma anche avventura”. Credi possa dirsi lo stesso della scrittura?

Come per Fiamma Fogliani, la protagonista del “Piano Concerto Schumann”, la musica di Schumann, e tutta la musica è vita, così per me la scrittura è musica. La scrittura è un’esigenza insopprimibile, che risuona, come musica, di vibrazioni, di sonorità, di echi, quelli che intarsiano il percorso di ricerca che il romanzo traccia e disvela davanti ai nostri occhi. Leggendo di Fiamma, non si può non immaginarsela vibrante e appassionata, al suo piano. Per infondere questa vita alle parole, si scommette su di sé, ci si precipita a capofitto in un mondo che sta nascendo, evocato sulla carta, non meno reale di quello in cui viviamo, e non si può deviare o filtrare quanto sta nascendo mentre lo si crea, mentre lo si vive. Il rigore e l’eleganza sono connaturati sia alla buona musica che alla buona scrittura: dipende da quanto si è fedeli a criteri stilistici e di buon gusto che corrispondano esattamente all’onestà dei nostri stessi intenti di scrittura. La storia si rivela e piace nell’esatta misura in cui scatta il riconoscimento di chi legge in quelle pagine, ricreando in proprio la storia, vivendola in consonanza – o meno – con il proprio mondo interiore. La scrittura è una bellissima avventura dello spirito se ci trasporta nell’altro, e nell’oltre, sempre in adesione con quanto sentiamo, con quanto vogliamo dire, con il messaggio che affidiamo al nostro scritto.

Fiamma Fogliani è artista e donna. Quanto ha contato per te confrontarti con le figure di musiciste come la tua protagonista?

Nel romanzo vi è una miriade di figure femminili: pianiste quali Clara Wieck Schumann, Annie Fisher, Clara Haskil, Martha Argerich, Hélène Grimaud, ma anche artiste, tipo Giovanna Fratellini, pittrice di corte che venne paragonata a Rosalba Carriera e fu la ritrattista della Gran Principessa Beatrice Violante di Baviera. Quest’ultima visse proprio alla corte medicea e dovette conoscere il ‘nostro’ Bartolomeo Cristofori, l’inventore del gravicembalo ‘col piano e col forte’, cioè l’antenato del pianoforte. Man mano che la storia cresceva e sbocciava nelle mie righe, ho ritrovato tutte queste figure; alcune le conoscevo già, infatti amo molto la Argerich, come pianista, e la Grimaud. Menzionare Beatrice Violante mi ha permesso di darle il giusto risalto; peraltro, fu anche un’ottima statista nel governatorato della città di Siena. L’ultima volta che, in pubblico, ho accennato a questa galleria di figure eccezionali, e spesso le donne stanno ai margini della storia, o sono appena menzionate, mi son sentita dire, proprio da una donna: “Lei non ama molto gli uomini”! Ecco, vorrei sconfessare quest’appunto. Rendere il giusto tributo a figure obliate, o meno note di corrispettive personalità maschili, ha validato ulteriormente la mia scrittura di quegli slanci che io amo esprimere. Anche portare alla ribalta Fiamma Fogliani è stata indubbiamente una bella scommessa per dare corpo a ciò che io amo, alla vera bellezza, che ci deve guidare verso il meglio, nell’arte e nella vita.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3912:teresa-laterza-le-mie-sono-un-emozione-che-cambia&catid=17&Itemid=143

Raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni, copertina di Rosa Rosita Loiodice

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019

Torniamo ad occuparsi di Teresa Laterza: l’autrice, pugliese di origine, vive a Caltagirone ed è impegnata nel settore della formazione; collabora con testate giornalistiche locali, nazionali e internazionali, come il periodico dell’Automobile Club Bologna (AutoBo) e la Rivista Internazionale Le Muse, fondata da Paolo Borruto e Maria Teresa Liuzzo (direttrice), oltre a proporsi come editor e book counselor. Le sue incursioni poetiche e narrative spaziano dal romanzo “Imprevisti di primavera” (Kimerik) alle sillogi poetiche “I sentieri dell’anima”, “Le stagioni del cuore” e “Frammenti d’infinito” (Irda edizioni), dalla stesura di articoli e saggi ad una nuova silloge poetica, “Armonia d’essenza”.

La sua ultima pubblicazione è “Schegge”, raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni di Nino Bozzi. La copertina è illustrata da Rosa Rosita Loiodice, tra l’altro curatrice editoriale.Scheggia è un frammento, scheggia è una freccia, scheggia è un proiettile che penetra le carni, ferisce e diventa parte di noi. Ma la scheggia che ci colpisce può essere una forza, una verità, un’emozione che provocandoci dolore ci restituisce contemporaneamente a noi stessi e alla nostra vera essenza, un lampo che illumina la nostra cecità. Come fa la parola, in primis quella poetica.

Ecco allora l’invito ad evitare gli abbracci mancati, a non lasciarsi rinchiudere “dai cancelli degli schemi”; ecco l’amore per l’arte e la parola, grazie ai quali si può attingere l’infinito, l’accoglienza di se stessi e del prossimo – migrante è anche chi cerca l’amore che la “patria” della sua famiglia gli ha negato e infinite sono le povertà mentali e spirituali –, ecco il richiamo all’interconnessione degli esseri viventi e dell’universo che si rivela anche nelle azioni e nei pensieri in apparenza insignificanti… perché la vita è un “gioco duale”. I versi sono lampi, briciole di ricordi, attimi di consapevolezza, bagliori di vero, gli aforismi e le considerazioni sono bocconi, minutaglie, tessere sparse di un mosaico di cui non conosciamo il disegno, quello sempre incompiuto della saggezza.

Il titolo “Schegge” è significativo e polisemico… cosa vuol dire per te e come lo hai scelto per intitolare il libro?

Esattamente: la scheggia penetra in profondità e lascia un segno. Può far male, ma induce alla riflessione. La nostra carne, il nostro corpo è la vita e le schegge sono le esperienze. È questo il motivo della scelta del titolo. Mi auguro che le mie poesie e le mie riflessioni aiutino a fare luce dove regnano il buio o le ombre.

I tuoi progetti futuri riguardano la teoria oltre che la pratica della scrittura: puoi anticiparci qualcosa?

Tra mille difficoltà, considerate le incombenze quotidiane, sto portando avanti la stesura di un saggio sulla scrittura. L’intento è quello di fornire consigli e regole utili a chi desideri scrivere un libro di qualsiasi genere, affinché l’opera possa incontrare l’interesse del pubblico. Si tratta, in sostanza, di una specie di vademecum dello scrivere efficacemente.

VerbaVolant a Più Libri Più Liberi!

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Cristina Nenna a Roma… e a sinistra occhieggia la mia dolce Nana!

 

Grazie a Mannaggia – Libri da un altro mondo, che ha organizzato qualche tempo fa una librosissima festa del papà in libri!

Sul pianeta MANNAGGIA le tavole sono state apparecchiate. Gufetti, bimbigatti, uccellini, bananottere, giraffe, cappuccetti, lupi dalle diete equilibrate e altro ancora. Vi aspettiamo alle 17.30, piccoli e grandi, per leggere insieme a Michele Volpi!

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Volevo ringraziare Libreria periferica…

Cari amici lettori buongiorno!
Vi scriviamo per invitarvi al BookPride di Genova a Palazzo Ducale, a cui anche quest’anno parteciperemo. Al nostro stand 29 troverete ad aspettarvi anche le novità di ottobre: l’albo di Alessio Di Simone e Irene Fioretti Forse i topolini mangiano le susine e il nuovo SegnaStoria di Cristina Nenna, con le illustrazioni di Laura Addari, Il centro del mondo.

Ne approfittiamo anche per segnalarvi un nuovo corso di Casa VerbaVolant: Riscrivere il mito, laboratorio di mitologia e narrazione a cura di Giuseppina Norcia (otto incontri con frequenza mensile). Per info e costi non esitate a contattarci.

A presto con le novità di novembre e quelle natalizie.

Buone letture!

Una piacevolissima sorpresa…

Monica Saladino, l’illustratrice de LA BANANOTTERA, è finita sull’INDICE DEI LIBRI DEL MESE!

Essere l’illustratrice del mese per L’ Indice dei libri del mese, del numero di Settembre, mi riempie di orgoglio. Grazie ancora alla redazione, è stato un vero piacere collaborare ed essere tra gli artisti sostenitori della rivista.
Tra le pagine del numero di Settembre, anche le mie illustrazioni per Buk Buk, Il Ciliegio, Qanat e VerbaVolant.
Buona lettura!
#lindicedeilibridelmese #settembre2019

Settembre 2019

Maria Lucia Riccioli Io e Nana siamo fiere di te… 💛🐋🐳🍌📚📖
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Ed è proprio il gabbiano Beccotremulo a rappresentare LA BANANOTTERA nel pezzo che riguarda Monica Saladino…

E in attesa di altre novità sia sulla mia dolce balenottera color banana che su altro che mi riguarda, ecco – per chi non le avesse lette – le ultime nuotate di Nana!

UN TUFFO CON LA BANANOTTERA!

UN TUFFO CON LA BANANOTTERA!

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UN TUFFO CON LA BANANOTTERA!

Le belle storie sono sempre utili ad insegnare ai più piccoli valori importanti con divertimento e semplicità. Cosa c’è di meglio di un libro illustrato per parlare del mare, della sua biodiversità e del rispetto di tutte le creature?! Possiamo farlo con il libro “La Bananottera”, edizioni Verba Volant, dell’autrice Maria Lucia Riccioli e con le illustrazioni di Monica Saladino.

Nana è una balenottera gialla, perché nata in una notte di luna piena. Le altre creature del mare non la tengono in gran considerazione, fino a che, con molto coraggio, Nana salva il mare da un gravissimo pericolo.

La storia di Nana è avventurosa e dolcissima, e insegna a tutti a rispettare l’ambiente e la diversità. Alla fine della storia infatti c’è un decalogo che illustra proprio i comportamenti corretti da tenere al mare e le tante specie di creature marine.

La compagna di giochi dell’estate dei tuoi bimbi è gialla come una banana e dolcissima, piena di coraggio e di amore per il mare.

https://www.ilcentesimo.com/news/category/leggi-guarda-ascolta/

Per me è stata davvero una piacevole sorpresa… scoprire che il sito di una catena di supermercati dedichi un articolo al tuo libro fa un certo effetto.

Ringrazio IL CENTESIMO, che tra i libri consigliati cita Margherita Hack, quindi Nana è in ottima compagnia!

Ecco altro materiale su questo libro lieve e felice.

Scrivo questo post dopo aver fatto un po’ sedimentare le emozioni…

Già a Città Giardino la mia bananottera aveva preso vita grazie ai bambini e alle loro docenti… e giorno 4 giugno 2019 la magia si è ripetuta all’Urban center di Siracusa, che emozione!

Mi sono commossa nel vedere vivere sulla scena i personaggi della mia fantasia, ascoltando le battute che avevo immaginato per loro…

Grazie infinite per questa esperienza di bellezza.

Prove in corso…

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Bimbi e genitori…

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The stage!

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Tutti sul palco!

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La città di fronte al mare…

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La #bananave che può diventare bananiera – che preferiamo – o baleniera…

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Stelle e conchiglie…

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Nana!

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Zefirino Millemari e suo padre Remo…

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Nana e la tartaruga marina…

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Gli scienziati…

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Mantelli e mare…

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Giorno 4 LA BANANOTTERA è tornata presso il XIV Istituto comprensivo statale KAROL WOJTYLA di Siracusa per un appuntamento particolare…

http://www.siracusandonews.it/2019/06/02/martedi-4-giugno-allurban-center-di-siracusa-i-bambini-della-2a-e-2b-della-scuola-primaria-del-14-i-c-k-wojtyla-presentano-lo-spettacolo-teatrale-giallo-ebello/?fbclid=IwAR162v4RHc-kF7RIHPKJF7zDDJRSztRzreSEAQtkQ-ee7PwAgniTavbPrSw (grazie a Siracusandonews)

Martedì 4 Giugno all’Urban Center di Siracusa, i bambini della 2A e 2B della scuola primaria del 14° I.C. k. Wojtyla presentano lo spettacolo teatrale “Giallo è…Bello” tratto dal libro La Bananottera di M. L. Riccioli.

A completamento del un progetto di legalità “Un mondo da…amare” che ha visto gli alunni delle classi 2A e 2B della scuola primaria del 14° I.C. K.Wojtyla impegnati nello studio degli ambienti che li circondano e nel comprendere come il loro rispetto significa salvare il mondo in cui vivono, martedì 4 giugno sarà presentato uno spettacolo teatrale presso i locali dell’Urban Center di Siracusa. Lo spettacolo “Giallo è…..bello ” è tratto dal libro La Bananottera di M. L. Riccioli. Gli alunni con pensiero critico, letto il testo sotto la guida della dott.ssa M. Figura e delle insegnanti di classe hanno dato vita a questa rappresentazione teatrale. Non è mancata la collaborazione con L’ INDA grazie all’attrice G. Valentini. Durante il percorso progettuale i bambini sono stati accompagnati dalle loro docenti a visitare luoghi del territorio circostante, quali il vivaio comunale, la riserva naturale del Plemmirio, la capitaneria di porto, un’azienda agrituristica, e l’ associazione ENPA e giocato con alcuni cani amici dell’uomo che salvano la vita. Un plauso alla dirigente G. Garrasi per aver dato alle docenti la possibilità di sviluppare tale percorso.

A. Valenti

Martedì 4 giugno, presso l’URBAN CENTER di Siracusa, le classi II A e II B, in collaborazione con la Biblioteca comunale di Siracusa, metteranno in scena lo spettacolo teatrale “Giallo è… bello”.

Dopo la locandina, la brochure…

Grazie alla dirigente scolastica dott.ssa G. Garrasi, alle meravigliose colleghe Antonella Palino, Rita Marino, Viviana Moscatello, Tina Sitera e naturalmente Marilina Figura e all’attrice Giulia Valentini!

Ripropongo le foto dell’incontro a scuola… il progetto si è articolato durante l’anno scolastico e mi ha vista coinvolta per quanto riguarda l’incontro con l’autore…

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Bananas and whales…

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Autografi…

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Book and banana…

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Nana sarà a Palermo…

Buongiorno! Fin dal primo anno della manifestazione partecipiamo a Una marina di libri, a Palermo. Ci saremo anche quest’anno. Per trovarci dovrete camminare un po’ purtroppo ma vi aspettiamo con tutti i nostri libri e le novità! Stand 89, oltre lo stagno delle ninfee… — con Fabio CasanoClaudia CasanoFrancesca Fiandaca e Una marina di libri

Nell’ambito del progetto lettura svolto in collaborazione con la biblioteca comunale le classi II A e II B dell’Istituto comprensivo “Wojtyla” hanno avuto il piacere di incontrare Maria Lucia Riccioli autrice del libro ‘La bananottera’ , libro oggetto del percorso di lettura.All’incontro ha partecipato anche Fausta Di Falco per Verbavolant edizioni. I bambini si sono dimostrati molto interessati ponendo un ‘infinità di domande a entrambe.

… foto dell’incontro con la scrittrice del libro “La Bananottera”, Maria Lucia Riccioli.
I bambini, molto curiosi, hanno rivolto tantissime domande all’autrice del libro che li ha entusiasmati.

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Io e Marilina Figura…

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Il decalogo di Legambiente… in rima!

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La mia dolce bananottera gialla Nana nuota ancora tantissimo: domenica l’abbiamo avvistata al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, mentre lunedì 18 è stata ospite del XIV Istituto comprensivo di Siracusa dedicato a Karol Wojtyla… nel plesso staccato di Via Torino.

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L’11 maggio è stata pubblicata per i tipi di VerbaVolant edizioni la fiaba “La bananottera” (con illustrazioni di Monica Saladino), presentata in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino il 17 maggio presso il Bookstock Village al Laboratorio Scienza e Saperi, con lettura animata e laboratorio per i bambini.

La fiaba è stata poi presentata a Palermo presso la Libreria Un mare di libri, a Siracusa presso la Casa del Libro Rosario Mascali il 30 maggio, alla fiera “Una marina di libri” di Palermo il 5 e 6 giugno (presentazione e laboratorio), il 14 giugno a Ragusa (A tutto volume) con un laboratorio, il 20 giugno presso la Libreria dei Ragazzi di Siracusa con una labomerenda.

Il 28 agosto, presso la spiaggetta del Castello Maniace (che fa parte dell’area marina protetta del Plemmirio di Siracusa), la fiaba è stata ospite di “C’era un mare da favola…”.

Il 13 settembre è stata tenuta una lettura de “La bananottera” in Piazza Leonardo da Vinci a Siracusa nell’ambito della manifestazione “Il risveglio di Siracusa” organizzata da “Archimede in movimento”.

Il 18, 19 e 20 settembre la fiaba ha preso parte al Catania Book Festival presso il Cortile Platamone; il 3 ottobre, “La bananottera”, è stata ospite della manifestazione “Il mare al museo” presso il Museo del mare di Siracusa, mentre a Palermo la fiaba è stata protagonista di un laboratorio presso “È Bio”.

Il 25 ottobre “La bananottera” è stata tra i libri VerbaVolant in mostra al Book b@ng di Messina, dove è stato tenuto anche un laboratorio creativo presso la Biblioteca “Fata Morgana”; nello stesso giorno la fiaba è stata presentata presso La Città del Sole a Palermo, mentre il 31 ottobre è stata presentata a Ragusa presso “Le Fate”; il 15 novembre è stata ospite della nuova edizione di “Archimede in movimento”, mentre il 6 dicembre è stata protagonista di un laboratorio presso la Fiera della piccola e media editoria “Più Libri – Più Liberi” tenutasi a Roma presso il Palazzo delle Esposizioni; il 13 dicembre è stata ospite della Fiera “Arriva Santa Lucia” presso il Centro “Pio La Torre” di Siracusa, mentre il libro è stato oggetto di un laboratorio con l’illustratrice dal 18 al 20 a Palermo presso Palazzo Asmundo in occasione di “Jingle books”.

Il 20 febbraio 2016 “La bananottera” è stata ospite – con un laboratorio dedicato – di BUKids, la sezione di BUK Modena dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi, mentre il 25 febbraio presso l’associazione culturale Alimede è stata protagonista di una labomerenda.

Dal 18 al 20 marzo la fiaba è stata ospite presso il Palazzo del ghiaccio di Milano in occasione di “Bellissima fiera”.

Il 3 aprile la fiaba è stata ospitata alla IV edizione di “Archimede in movimento” presso la piazza Cesare Battisti di Siracusa, come pure in occasione dell’edizione speciale sul referendum riguardante le trivellazioni.

Il 23 e il 30 aprile “La bananottera” ha partecipato all’iniziativa benefica “Il Cestino dei Libri”, patrocinata dal BUK Modena e organizzata da La biblioteca del gufo e Casa Mazzolini per La Casa di Fausta e i suoi ospiti in occasione della Giornata mondiale del Libro, della Cultura e del Diritto d’autore, mentre a giugno è stata ospite della settima edizione di “Una marina di libri” presso l’Orto botanico di Palermo.

L’11 giugno la fiaba è stata ospitata presso l’Asilo nido comunale “Santa Maria Goretti” di Canicattini Bagni (SR), in occasione della festa finale del progetto “Nati per leggere”, a cura di Paola Cappè.

“La bananottera” è tra i libri “Scelti per voi” dallo staff de La Feltrinelli – Catania.

Il 24 ottobre, in occasione della campagna nazionale “Libriamoci” l’autrice de “La bananottera” è stata ospite insieme all’editrice Fausta Di Falco dell’Istituto comprensivo “Guglielmo Marconi” di Lentini (SR).

Il 18 novembre l’autrice ha registrato la quinta puntata della trasmissione di Telecittà (ch 654) “Libri in città”, dedicata ai libri e agli autori siracusani e non, condotta da Claudia De Luca e dal professor Luigi Amato.

Il 27 dicembre l’autrice ha premiato l’editrice Fausta Di Falco per la sezione editoria nell’ambito della prima edizione del premio intitolato al giornalista Dino Cartia (organizzato dal CAS, Comitato Attivisti Siracusani e patrocinato dal Comune di Siracusa) presso il Palazzo Vermexio di Siracusa.

Il 3 aprile la fiaba “La bananottera” è stata ospite della scuola “Pascoli-Crispi” per un incontro con l’autore, nell’ambito dei progetti didattico-educativi di VerbaVolant edizioni e in collaborazione con la libreria Bonazinga; l’8 maggio gli alunni dell’Istituto comprensivo statale di Francavilla (SR) hanno realizzato uno spettacolo, lapbook e lavori multimediali su “La bananottera”. Il 16 maggio 2017 “La bananottera” è stata protagonista di un laboratorio artistico con l’illustratrice Monica Saladino presso la II B del I Istituto comprensivo “Trieste” di Palermo; con la casa editrice VerbaVolant edizione il libro è stato ospite di #SalTo30 e, a Modica, della fiera “ForteLibro”, mentre dal’8 all’11 giugno è stato presente all’edizione 2017 di “Una marina di libri” a Palermo e a fine giugno a TaoBuk, successivamente al NininFestival di Bogliasco (GE), oltre che a Libri d’aMare a Puntasecca, nei luoghi del commissario Montalbano.

Il 5 dicembre, nell’ambito della rubrica “Consigli del libraio” della trasmissione “Ciao Gender” (Realpan Tv, Radio 3 network, Play dj, prima stagione, puntata 22), Alfredo Polizzano della Libreria Fenice di Catania ha proposto il libro per “piccoli e grandi lettori” da “regalare a chi si vuole bene”.

Oltre alle fiere e ai festival, tra cui Libridamare a Bisceglie nell’agosto 2018 o la sagra del miele di Sortino (SR), il BookPride di Genova, il Sabir Fest e altri appuntamenti, continua il viaggio del libro presso le scuole: il 18 dicembre 2017 l’autrice è stata ospite della IV BS del Liceo Corbino di Siracusa per il progetto di alternanza scuola-lavoro “Una biblioteca può cambiare un quartiere”.

Nel marzo 2018 La psicologa Eleonora Mangano ha utilizzato il libro per un laboratorio nella classe II A dell’Istituto comprensivo “Torrenova”.

Il 14 aprile “La bananottera” è stata protagonista di una labomerenda presso la Libreria Diana di Siracusa. Dal 23 al 25 aprile, in occasione dell’Earth Day, “La bananottera” è stata tra i libri proposti a Cefalù e continua ad essere tra i libri VerbaVolant presentati in occasione di fiere e festival dedicati. Il 21 agosto 2018 il libro è stato ospite della Biblioteca comunale di Canicattini Bagni (SR) presso il BiblioHUB recentemente inaugurato, nell’ambito dell’iniziativa “Lettori si cresce: tante storie per un’estate da leggere”.

In occasione di “Libriamoci a scuola 2018” il libro è stato ospite del XIV Istituto comprensivo di Siracusa e del IV Istituto comprensivo “G. Marconi” di Lentini (SR) giorno 23 ottobre, a cura della lettrice Viviana Giubilo che ha incontrato le classi quarte della scuola, mentre il 29 ottobre 2018 “La bananottera” è stata ospite del XII Istituto comprensivo di Belvedere (SR), plesso di Città Giardino, per un incontro con le classi terze. Il 13 novembre la fiaba è stata rappresentata dalla III D dello stesso Istituto. Il 17 e 18 novembre la fiaba è stata ospite insieme agli altri libri Verbavolant edizioni al Pop Up Market Festival di Catania, a dicembre è stata ospite di “Più Libri Più Liberi” a Roma. Il 12 gennaio la fiaba è stata protagonista di una lettura con laboratorio creativo presso la sede di Siracusa (dedicata a Paolo Mario Sipala) della Società Dante Alighieri. Il 26 gennaio la fiaba è stata protagonista di una lettura-laboratorio curata da Simona Ruvolo presso la Libreria L’Incanta Storie di Barcellona Pozzo di Gotto (ME).

Il 17 marzo, presso il Bookshop del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, a cura di Dracma – Circulating culture, nell’ambito del Pomeriggio Bimbi in concomitanza con la stagione di prosa e musica del Teatro, la fiaba è stata protagonista grazie sempre a Simona Ruvolo di una lettura animata con laboratorio creativo sul valore della diversità e l’importanza della tutela dell’ecosistema marino.

Il 30 e 31 marzo “La bananottera” è stata presente al Pop Up Market Festival di Catania.

Il 14 aprile, grazie all’attrice e drammaturga Beatrice Vollaro e a LAB.ù, la fiaba è stata protagonista di “Una valigia di sogni” presso la Montagnola di Bologna. Dal 26 al 29 aprile la fiaba è stata presente insieme agli altri libri VerbaVolant edizioni a Palermo per La Città dei Saperi – La Via dei Librai 2019 e durante il primo fine settimana di maggio presso gli stand del Lungomare Fest a Catania; insieme agli altri libri VerbaVolant edizioni “La bananottera” è stata al Salone del Libro di Torino e sarà presente alle altre manifestazioni legate ai libri programmate per l’estate come “Floridia in biblioteca – Libri in piazza” (1 giugno) e “Una marina di libri” o la Regata velica di Augusta (SR).

   Ha svolto alcuni incontri con le scuole in occasione del Maggio dei Libri: il 6 e il 20 maggio a Caltagirone (CT) presso la Biblioteca comunale “Emanuele Taranto” e l’Istituto “Alessio Narbone” e il 13 maggio a Lentini (SR) presso l’Istituto comprensivo “G. Marconi”.

   Il 4 giugno “La bananottera” è stata rappresentata presso l’Urban Center di Siracusa (ex sala Salvo Randone) nello spettacolo dal titolo “Giallo è… bello” a conclusione del progetto “Un mondo… da aMARE” promosso dal XIV Istituto comprensivo “Karol Wojtyla” e dalla Biblioteca comunale di Siracusa.

 

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Le bellissime parole di Gladys Sanfilippo…

Gladys Sanfilippo Graziee Mariaa! …questo e’ uno dei Ricordi piu’ Belli che ho del mio Lavoro ,di Palermo e delle Persone che mi hanno Aiutato a Realizzarlo e con le quali ho collaborato con Gioia nel Cuore😊mi sono Divertita Tantissimo quel Giornooo!…e di recente ho ritrovato alcuni post dove chiedevo le formine di Balena per i biscotti!!!nessuno le aveva…ho dovuto arrangiarmi!😁😁😁ed e’ nata Nana ed una Linea intera di Biscottini realizzati con formine fatte a Mano!😊Incredibileee! 😊

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I #banabiscotti!

https://video.corriere.it/california-soffio-balena-arcobaleno/528d1020-2a16-11e5-b455-a2526e9b2de2

Papa Francesco e il suo tweet del 5 giugno…

Oggi, con gratitudine a Dio, ricordiamo che il nostro corpo contiene gli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.

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VerbaVolant edizioni a Palermo per UNA MARINA DI LIBRI…

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Buongiorno da Ragusa! Eccoci a @leformichestore dove i nostri libri sono coccolati e disposti in pole position! Grazie ragazze! Negozio pieno di cose super sfiziose, che adoro! #postibelli #ragusa #libri #booklover #booklovers#books #libriillustrati @angeloruta @lavoroconlentezza @disimonealessio @latatamaschio @iltrexapois @luisamontalto @claudia.mencaroni

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http://on-demand.tvrxenon.it/index.php/video/1302/stasera-con-poesia-25-giugno-2019/?fbclid=IwAR1GpMB1ZNtDjcgMDqHeu4t1GlfDLR8hiMOituBoXSFmfS_Xxq9MKcpiC3I

Ecco l’intervista di Gianni Amato a Ester Bonelli, che ha ospitato insieme a colleghe collaboratori dirigente bibliotecari – grazie Sabrina Puglisi! – e alunni fantastici la mia Nana a Caltagirone… grazie!

Canale 289 del digitale terrestre…

Qui parla di poesia, di libri e anche della mia bananottera…

La Balena Gialla

iMMAGINE TROVATA NAVIGANDO IN RETE…

🙂

Idem… bellissima foto.

Il copyright rimane ai rispettivi proprietari.

 

 

6 dicembre 2019: si presenta MOADIM

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Ecco locandina e foto dell’evento del 6 dicembre…

Alle ore 17 del 6 dicembre 2019, presso la Biblioteca museo ELIO VITTORINI sita nel Palazzo del Governo di Via Roma 31 in Ortigia a Siracusa, Maria Lucia Riccioli presenta MOADIM-Giorni di festa.

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Dal 2 al 17 dicembre 2019, sabati e domeniche esclusi, presso la Biblioteca museo “Elio Vittorini” che si trova nel Palazzo del governo di via Roma 31 a Siracusa, dalle 9 alle 20 sarà possibile visitare la mostra “MOADIM – Giorni di festa”.

Si tratta di una collettiva di pittura, scultura, grafica, fotografia, ceramica, poesia e molto altro: venerdì 6 dicembre alle ore 17 elaziona sull’evento Maria Lucia Riccioli, presentando i protagonisti dell’incontro culturale e dell’esposizione. Tra gli altri, ricordiamo in primis Veronica Tomassini – scrittrice, collaboratrice de Il Fatto Quotidiano dove cura anche il blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/vtomassini/, e della quale citiamo almeno il romanzo uscito per i tipi di Miraggi edizioni, “Mazzarrona”, candidato allo Strega 2019 –, qui in veste di new Penelope tra arsenico e merletti (unisce infatti la vocazione letteraria a quella di tessitrice di fili oltre che di parole), poi Marilena Vita e le sue fotografie, Salvatore Ciranna – il “Gandhi ortigiano” –, l’iconico Salvatore Accolla ed altri creatori di versi e pensieri colorati che si fanno pittura, ceramica, maglieria e ancora.

La locandina dell’evento è tratta da un’immagine di David Hamilton.

Il titolo della mostra è MOADIM perché la Torah chiama le grandi feste ebraiche Moadim (giorni di incontro con Dio): il Natale cristiano ormai vicino – siamo nel periodo liturgico dell’avvento –  si affianca all’attesa ebraica di Chanukkah, conosciuta anche con il nome di Festa delle luci o Festa dei lumi.

L’iniziativa si deve a Juan Khaim Jehuda Dayan, cioè Giovanni Ferdinando Giudice, “il poeta di Ortigia”, del quale conosciamo i progetti socio-culturali e l’impegno militante per il riconoscimento della comunità ebraica di Siracusa, che dopo i fatti denunciati anche dal nostro giornale non ha più un rabbino capo né una sinagoga – annosa è la questione relativa alla chiesa di San Giovannello alla Giudecca, per la quale auspicheremmo una lieta conclusione con la collaborazione dell’arcivescovado di Siracusa: “i nostri fratelli maggiori” sono proprio gli Ebrei, per dirla con Giovanni Paolo II, e non sembra inutile ricordarlo in un’epoca di rigurgiti antisemiti e di revisionismo storico, in cui alla senatrice Liliana Segre è stata assegnata la scorta, si negano contributi per un viaggio ad Auschwitz, si rifiutano le pietre d’inciampo perché divisive, si attenta alla memoria.

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Ecco altro materiale dedicato ad altri eventi organizzati da Johannes…

Incontro dedicato alla poesia di Johannes presso la Biblioteca Vittorini di Siracusa con Maria Lucia Riccioli, Gianna Parisi, Carlo Sapienza, Benedetto Speranza e Veronica Tomassini… (grazie a Raimondo Raimondi per le foto e a Giuseppe Di Biasi per la locandina).


Musica pittura fotografia danza poesia…
Un grazie a Johannes che ci ha riuniti e a tutti voi…

Ed ecco altro materiale su Johannes…

Ecco il video dell’evento… utile soprattutto a chi non ha potuto assistere personalmente alla serata dedicata a “ponti e attraversamenti”.

http://www.ucei.it/giornatadellacultura/

Anche Siracusa, come in Sicilia Agira, Palermo e Ragusa, ha celebrato la XVI Giornata europea della cultura ebraica: presso il MOON di via Roma il 29 settembre alle ore 18 il professor Elio Tocco ha relazionato su “Dalla Plaza Mayor alla Giornata della Memoria: un ponte di vita e di speranza”.

Il tema della Giornata di quest’anno è infatti “Ponti e attraversamenti”: quale popolo più e meglio di quello del Libro può rappresentarlo? Non pensiamo solo all’esodo, alla diaspora, all’orrore delle deportazioni…

La cultura ebraica è una delle fonti, delle radici fondanti, delle pietre angolari della cultura europea e oltre.

Il dialogo fecondo tra culture è il vero ponte verso una convivenza più civile, armoniosa e giusta.

A seguire, alle ore 19, un concerto cameristico affidato alla voce del soprano Katia Berritta, accompagnata dal pianista Francesco Drago: sono state eseguite musiche di Kurt Weill, George Gershwin, Maurice Ravel, Joaquín Rodrigo e Felix Mendelssohn.

Francesco Drago ha chiuso il concerto con la colonna sonora del film SCHINDLER’S LIST (John Williams).

Le letture sono state tratte da Primo Levi e da Elisa Springer.

Le riprese fotografiche e video sono state effettuate da Salvo Trommino.

Il ricavato della serata è stato devoluto all’associazione bambini autistici Lessinia.

Ringrazio pubblicamente Giovanni Ferdinando Giudice per avermi coinvolta nel progetto.

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Ne abbiamo parlato anche su LA CIVETTA DI MINERVA…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=891%3Aecco-il-nuovo-numero-del-26-settembre&catid=15&Itemid=139

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=927%3Acelebrata-a-siracusa-la-xvi-giornata-europea-della-cultura-ebraica&catid=17&Itemid=143

Ecco link all’album completo delle fotografie dell’evento…

https://www.facebook.com/turi.loscatto/media_set?set=a.1642413589368603.1073741942.100007999320417&type=3&pnref=story

Il prossimo evento sarà Shirà.

LA CIVETTA DI MINERVA del 23 novembre 2019

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Ecco la nuova prima pagina de LA CIVETTA DI MINERVA… in edicola!

Ripubblico volentieri video e post che parlano del giornale. Sostenetelo, acquistatelo, abbonatevi…

https://www.facebook.com/ReportRai3/

Report questa sera 21.20 Rai3
La giustizia dovrebbe essere imparziale. Ma cosa succede se accusa, difesa e giudici si scambiano favori, soldi e informazioni segrete? Il sistema messo in piedi da Piero Amara, ex avvocato Eni, riesce a far aprire un’inchiesta presso la procura di Siracusa grazie ad una denuncia di Alessandro Ferraro, suo uomo di fiducia, che dichiara di essere stato sequestrato “da due neri ed un bianco”. Dietro la vicenda ci sarebbe un complotto contro il manager dell’Eni Claudio Descalzi. Peccato che sia il rapimento che il complotto risulteranno finti. L’inchiesta è di Luca Chianca.

#Report lunedì 21.20 Rai3
✓ Dove e chi fabbrica le divise dei militari italiani?
✓ Chi ha messo in piedi un sistema di potere per aggiustare sentenze e
aggiudicarsi appalti pubblici?

https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.raiplay.it%2Fvideo%2F2019%2F04%2FLuned236-15-aprile-0ae18f40-0a43-4ede-bd2c-9750a88c6603.html%3Ffbclid%3DIwAR3Ipk12pAvw9dI4lskqXacsl17KgpUlgIFVUXpERQFP1mKYQUPCXNgo0b8&h=AT2Sb4noRNuXFCbWweIrgjr8aSazGWja6Gqw1pTxJUFrai79uEc1wlINuzahJys78ccMJPKyotQMIuNHV-4T21buRbQx71UIoZ1qY3mfu89qN-zioR5GApKVW8HML6XEXA

Da non perdere questa puntata perché si parlerà del Sistema Siracusa, di cui si è occupato in prima linea il giornale LA CIVETTA DI MINERVA!

https://www.google.com/search?q=sistema+siracusa+%2B+la+civetta&rlz=1C1AVNA_enIT559IT562&oq=sistema+siracusa+%2B+la+civetta&aqs=chrome..69i57j0.10172j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8

Report, stasera alle 21.20 su Rai 3, trasmette un’inchiesta sul sistema Amara, alias Sistema Siracusa, nell’ambito della quale anche noi della Civetta siamo stati intervistati nella sede della nostra redazione. E’ per noi – piccolo giornale di provincia – un grande onore avere questa ribalta nazionale ( F. Oddo)

La diretta con Stefano Lamorgese e Luca Chianca, che ha firmato l’inchiesta di giorno 15 sul sistema di potere messo in piedi dall’ex avvocato #Eni Piero Amara
#amaragiustizia #Report #fblive

Un grande grazie a Paolo Borrometi per le sue parole:

Magistrati, politici, imprenditori: così Siracusa mise in ginocchio l’Italia

In altre epoche saremmo già stati tutti quanti a indignarci per ciò che sta accadendo nella Magistratura del nostro Paese. Ben che vada, oggi siamo forse troppo distratti da altro per interessarci alla questione. Comunque incapaci di affrontarla nel suo insieme, ricomponendo i tanti tasselli di un puzzle giallo che sembriamo ostinarci a non voler vedere una volta per tutte montato, e incorniciato.

Il cuore di tutto si trova in provincia di Siracusa, ad Augusta. La città più ricca della provincia cela affari impressionanti (dal petrolchimico ai migranti, fino al neonato porto turistico, tra i più importanti di tutto il Sud). Ed è proprio da qui che due avvocati spregiudicati, Piero Amara e Giuseppe Calafiore, si sono spinti fino al cuore del nostro Paese. Come sta emergendo dalle più recenti indagini, a pilotare le decisioni della Magistratura sono stati proprio loro, i nostri due zelanti avvocati siciliani. Tornati d’attualità a più di un anno dal loro arresto sappiamo che, oltre ad aver intrattenuto un rapporto centrale e determinante con l’Eni, a quanto pare ne avevano intessuto uno particolare proprio con l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ex componente del Csm, quel Luca Palamara di cui non si fa altro che parlare in questi giorni.

Sono stati loro, Amara e Calafiore, facilitatori di grandi poteri, a pagare giornalisti per scrivere, di loro e contro i “nemici”. Loro, spesso, a decidere chi dovessero essere gli “eletti” in Parlamento, si pensi anche solo alla vicenda che ha coinvolto il pregiudicato Pippo Gennuso (in procinto di rientrarci, paradossi italiani), o dell’ex deputato Pippo Gianni (oggi sindaco di Priolo). Loro, Amara e Calafiore, persino a scegliere chi avrebbe dovuto essere il più adatto a ricoprire l’incarico di Procuratore a Gela – esattamente quello che avrebbe poi dovuto indagare (o non indagare), ad esempio, sul petrolchimico dell’Eni. Loro, insomma, ad aver influenzato negli anni molte questioni nevralgiche per il nostro Paese, loro ad aver “dato” le carte, vere o false. Loro in regia.

Partendo proprio da Augusta ho tentato di descrivere i loro affari nel mio “Un morto ogni tanto”, come in moltissime occasioni hanno fatto Mario Barresi per La Sicilia, o i colleghi de La Civetta e di Siracusa News nei loro racconti quotidiani, quando nessuno sembrava interessarsene. Adesso però sarebbe ora che tutti insieme si facesse e si chiedesse chiarezza fino in fondo. E senza sconti per nessuno. Che si precisassero ad esempio quali trame si siano potute intessere a partire da una provincia, quella di Siracusa, considerata “tranquilla” e senza mafia, quando invece vi hanno trovato riparo uomini del calibro di Simone Castello, già “postino” e uomo di fiducia di Bernardo Provenzano: proprio lui, l’uomo conosciuto per essere la mente della mafia imprenditoriale. Guadagni, intermediazioni, investimenti enormi, tutto a partire da Siracusa. Affari e soldi in un territorio che ha imparato molto presto e molto bene a farsi baricentro del Paese, trasformandosi in una delle più importanti culle della sua «mafia imprenditoriale»

Ma per comprendere bisogna ricostruire, bisogna legare frammento a frammento, tassello a tassello, isolare e poi accostare un fatto all’altro: per quanto persino da slegati questi possano apparirci drammaticamente complessi, o all’opposto di poco conto, se sovrapposti possono restituirci la complessità del fenomeno di cui stiamo parlando. Anche una tranquilla cena in barca d’estate, come quella di cui parlo nel mio libro, cui parteciparono alcuni fra i più importanti imprenditori del nostro Paese, deputati e non, o il caso di professionisti legati a società che partono da Castelvetrano, conosciuti per essere gli stessi “commercialisti delle società di Matteo Messina Denaro”. Allegre brigate che partendo dal nostro territorio sono state libere di fare il buono ed il cattivo tempo nel Paese. Un territorio, non dimentichiamocelo, che ha avuto diversi comuni sciolti per mafia, come Augusta – neanche a dirlo città di Amara -, Pachino (città del pomodorino più buono e insieme luogo di “riposo” per i boss più importanti di cosa nostra). Comuni come Avola, oggi con un accesso per valutarne le infiltrazioni mafiose. O Noto, capitale del Barocco e drammaticamente colpita dalla presenza di clan che hanno saputo legarsi alla politica in maniera particolarmente spregiudicata. E poi Lentini, culla del clan che unisce Catania a Siracusa, città degli affari di “munnizza” (leggasi spazzatura). O Priolo.

La vera questione è se c’è qualcuno che davvero ha voglia di riannodare tutti i fili e di ricostruire ciò che è stato. Molto di ciò che è accaduto ci suggerisce che proprio da qui si sia tentato di influenzare il più grande colosso industriale del nostro Paese: l’Eni. A Siracusa, indizi, o spiegazioni, se ne trovano. Bisogna cercarle, e volerle riconoscerle. Isolare e ricomporre ogni tassello. Mettendoli insieme il puzzle sarà completo. E una volta incorniciato, allora sì che ne vedremo delle belle.

(la mia analisi pubblicata questa mattina sulla prima pagina del lasicilia.it)

Paolo Borrometi

6 giugno 2019

Caro lettore,

Il quindicinale La Civetta di Minerva è impegnato nella difesa dell’ambiente e del territorio, dei diritti civili, della legalità, dello sviluppo economico ecosostenibile, di una società inclusiva e solidale.

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Grazie per l’attenzione. Con i più cordiali saluti.

Franco Oddo

Marina De Michele

Tutta la Redazione

Sono fiera, nel mio piccolo, di far parte dei collaboratori di questo giornale che dalla Sicilia, da Siracusa e dalla sua provincia, fa sentire la propria voce…
Un video di Rainews del giugno 2012…

 

 

 

Alcuni pezzi recenti…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3923:lo-scrittore-vito-catalano-e-l-impronta-genetica-di-sciascia&catid=17&Itemid=143

Il nuovo romanzo “La notte della colpa” apre a suggestioni inaspettate

 

Nel maggio 2019 abbiamo salutato l’uscita in tutte le librerie e i web store de “I romanzi della black list”, per i tipi di Lisciani libri: storie gialle noir thriller, anche mirate ad un pubblico più giovane da avvicinare alla lettura, come è accaduto per le prime uscite.

Grazie al giornalista e scrittore Mariano Sabatini – tra l’altro spesso opinionista oltre che autore per la Rai, Tmc e altri network nazionali di programmi televisivi come “Tappeto volante”, “Campionato di lingua italiana”, “Parola mia”, “Uno Mattina”), ideatore e conduttore di ATuXTv e Techetechemé su InBlu Radio, autore di noir quali “L’inganno dell’ippocastano”, premio Flaiano opera prima 2017, e “Primo venne Caino” – abbiamo conosciuto l’Agenzia letteraria Maieutica e i suoi lanci di diversi prodotti editoriali tra cui l’antologia “Moon” curata da Divier Nelli (che comprende anche un racconto di Giada Trebeschi, uno dei volti di Maieutica) e, appunto, “I romanzi della black list”.

A questa collana appartiene “La notte della colpa” di Vito Catalano, palermitano, autore inoltre di “L’orma del lupo” e “Il pugnale di Toledo” per Avagliano e de “La sciabola spezzata” per Rubbettino.

Il primo uomoIl secondo uomoIl terzo uomoConfessioneSenza via di scampo.

Come in un dramma in cinque atti, “La notte della colpa” si divide in cinque sezioni dalle trame in apparenza slegate ma che si interconnetteranno svelando il mistero della notte eponima, senza finali consolatori e senza che si ristabilisca – apparentemente – un equilibrio di giustizia e verità: forse la notte vera è quella dell’animo umano, capace di passione e forse anche di amore ma dal fondale oscuro; forse è la notte della memoria, i cui fantasmi continuano a perseguitarci nonostante l’apparenza luminosa di vite che apparecchiamo a noi stessi e agli altri ma che hanno la consistenza del fumo.

Vincenzo Cardella, Marcello Guzzo, Daniele Torrisi, Sergio Massaro – quanta Sicilia nei semplici nomi –, donne intriganti o forse davvero innamorate, l’incombere di misteri e ricatti, la leggenda oscura del castello di Liw, un’ombra che incombe da un passato sepolto…

La scrittura disvela eppure al contempo predispone depistaggi e cortine. Forse è lo specchio deformato dello stesso destino che “gioca e si fa beffe di noi uomini”.

“La Civetta di Minerva” ha intervistato Vito Catalano per voi.

L’occasione è doppiamente gradita perché è anche l’occasione per ricordare Leonardo Sciascia – di cui Vito Catalano è uno dei nipoti – nel trentesimo anniversario della scomparsa, avvenuta il 20 novembre del 1989.

Senza voler troppo svelare della trama, mi è venuto spontaneo fare un’associazione con certo Cornell Woolrich: quali sono i suoi modelli di riferimento?

Sì, ha centrato. Nello scrivere il romanzo erano presenti in me grandi autori di noir e thriller attivi intorno alla metà del Novecento: l’americano Cornell Woolrich, appunto, e insieme a lui Georges Simenon e la coppia Boileau-Narcejac (ma anche il cinema di Hitchcock dello stesso periodo).

Alla base del romanzo, ma forse potremmo dire di ogni buona storia, c’è il disvelamento di una “impostura”, specie quando parliamo di gialli thriller noi nelle loro innumerevoli sfaccettature. Impossibile non ripensare alle riscritture e alle imposture sciasciane. In “La notte della colpa” l’impostura è privata e i riferimenti alla società sono blandi e lontani. Ma è proprio così? I personaggi del romanzo e le “imposture” delle loro vite, che li conducono alla colpa, all’espiazione o al castigo – non c’è comunque redenzione in questo romanzo e forse ne è spia lo stesso linguaggio, referenziale, raggelato, distaccato, quasi anodino nella sua registrazione dei fatti – possono essere ricondotti ad un male sociale oppure il male che li pervade è radicale, incistato nella condizione umana?

Almeno nelle mie intenzioni, al centro della narrazione c’è la condizione umana più che un male sociale. D’altra parte ogni lettore sente, vive e vede a modo proprio ciò che legge e dunque altre letture sono possibili al di là di quelle che erano le mie intenzioni iniziali.

I luoghi del romanzo spaziano da una Palermo e una Randazzo per nulla oleografiche o da cartolina a una Polonia inedita, quindi appaiono provinciali nel senso cechoviano e internazionali insieme, quasi universali – anche se, fresca di rilettura de “Il maestro di Regalpetra” di Matteo Collura, ho sussultato nel leggere alcune descrizioni -: questo rispecchia la sua vita personale e il suo lavoro? C’è una volontà precisa di fare dei luoghi un “everywhere” in cui ogni lettore possa trovarsi a suo agio?

Sì, i luoghi narrati rispecchiano le mie esperienze di vita. Palermo è la città dove sono nato e cresciuto; con Randazzo e con la campagna etnea ho una certa confidenza; a Varsavia vivo per buona parte dell’anno. È anche vero che credo bello e riuscito che ognuno trovi senza difficoltà delle immagini leggendo i luoghi descritti dall’autore. Quando, ne “I miserabili”, leggiamo della piccola Cosette che deve andare a prendere l’acqua percorrendo la via che dal paese esce fino ad arrivare al bosco buio, Victor Hugo ci sta parlando del paesaggio intorno a Montfermeil ma ad ogni lettore non viene facile associare i luoghi descritti a quelli che gli sono familiari o che conosce?

I suoi progetti futuri: a cosa sta lavorando? Il genere che ha frequentato finora le è più congeniale o farà incursione in altri campi della scrittura letteraria?

Ci sono in cantiere due romanzi a sfondo storico che incrociano mistero e avventura, ambientati entrambi in Sicilia (uno nel XVII secolo, l’altro nel XVIII). La mia immaginazione viene più intensamente stimolata da immagini e vicende legate al passato. Ma alle volte i percorsi di ognuno di noi fanno svolte inaspettate.

 

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“Ero affetta da artrite reumatoide, quando ho ripreso i pennelli in mano, poco alla volta i dolori sono scomparsi. Nella morbidezza della pittura ad olio, la voluttà della natura”

 

Nelly Marlier è stata per così dire “adottata” da Siracusa che l’ha accolta facendone una delle sue cittadine d’elezione: si è scelti da una città più che sceglierla e questo è particolarmente vero nel suo caso.

Donna curiosa, gentile, ironica e arguta, dai molteplici interessi – non ultima la scrittura creativa –, è appassionata di pittura: dal 15 al 18 novembre 2019, ha esposto ad Arte Padova; con alcuni dei suoi lavori ha partecipato a Torino, sino al 14 novembre, a una collettiva presso la Galleria Accorsi Arte, intitolata Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea; ha siglato un contratto di un anno sempre con la Galleria Accorsi Arte e le sue tele saranno esposte sia nella sede di Torino che in quella di Venezia.

Le sue opere possono anche essere viste dai nostri lettori in due negozi virtuali: il primo con Gigarte (https://www.gigarte.com/nellymarlier); il secondo con Pitturiamo; il terzo è in fase di realizzazione. La intervistiamo.

Quando hai iniziato a dipingere? Quali sono le tecniche che prediligi?

Ho iniziato a dipingere cinque o sei anni fa. Ho preso lezioni da un maestro per circa due anni, si può dire però che sia autodidatta. Principalmente olio su tela: mi piace l’untuosità e la morbidezza della pittura ad olio, il vedere come i pigmenti si mescolano tra di loro, gli arabeschi che formano man mano che i colori si amalgamano. Mi dà un senso di dolce voluttà. Quella parte che a volte precede l’azione di dipingere mi dà un senso di pace mentre il mescolare direttamente i colori sulla tela mi inebria. Per questo, la mia pennellata è formosa. I pigmenti devono avvicinarsi, incontrarsi, baciarsi, a volte compenetrarsi. Ogni volta è qualche cosa di diverso e mi capita di lasciare al caso il risultato finale. Mi piace accarezzare i miei dipinti ad occhi chiusi per assaporare la texture sotto le dita. Mi piace pensare che le mie tele siano sentite non solo guardate.

Quali soggetti preferisci?

I soggetti che preferisco sono quelli appartenenti alla natura: le nuvole, l’acqua, la vegetazione… Mi piace interpretare a modo mio paesaggi, tramonti, albe. Adoro i riflessi della luce e i giochi che essa crea nell’acqua. Mi perdo nel vedere fremere la superficie di un torrente, nell’osservare il via vai delle nuvole, il loro cambiar forma in continuazione.

Per ora, dipingo in atelier spesso da foto realizzate da me o da amici. Ma, appena starò ancora meglio di salute, desidero dipingere en plein air. È importante poter utilizzare tutti i sensi. L’udito e l’olfatto anch’essi trasmettono sensazioni influendo la percezione dell’ambiente.

Credi che l’arte abbia una funzione catartica, oltre che estetica? C’è una connessione tra arte e benessere psicofisico a tuo modo di vedere?

Questa domanda riveste per me un’importanza fondamentale, perché tocca uno degli aspetti per me più importanti e che vorrei far conoscere attorno a me perché penso possa aiutare persone ammalate a ritrovare fiducia, libertà di pensiero e d’azione e a liberarsi dalle paure.

Tutto è nato dalla malattia, l’artrite reumatoide. Nel 2001, la diagnosi dopo mesi di terribili dolori fisici e di limitazioni sempre più diffuse nell’uso delle mani e nel camminare. È iniziato allora il percorso della malattia cronica, invalidante e senza ritorno. Così, in effetti, mi presentarono questa compagna degli anni che avevo di fronte.

A distanza di anni, di terapie mediche spesso pesanti, di rifiuto della malattia e delle medicine, di digiuni esagerati, di ricerche di percorsi per una crescita interiore, di lettura di decine e decine di libri, di un ricovero ospedaliero urgente, arriva la consapevolezza di voler riprendere i pennelli in mano subito, oggi, domani, e di nuovo, sempre più spesso. E un pomeriggio di un anno fa circa, mi resi conto che i dolori erano praticamente scomparsi mentre seduta davanti al cavalletto ed ascoltando i Queen stavo dipingendo un tormentato cielo nuvoloso. Ho ripetuto l’esperimento il giorno dopo. Sostituii gli antidolorifici con la pittura e… funzionò. E funziona ancora oggi. Funziona sul fisico ma anche sulla mente.  Ho ritrovato le forze che avevo perse da lungo tempo, ho ritrovato la voglia di incontrare gente, ho ricominciato a fare progetti.  Per me, è una rinascita.

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La scrittrice e poetessa di Philadelfia è autrice di molte opere, tra cui “Season of Subtraction”, che richiama la nostra prosa d’arte di primo ‘900

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019 – I legami tra gli italoamericani e il nostro paese sono fatti di sangue ma anche di sapori, di odori, di lingua storie tradizioni. Di paroleÈ così anche per Michelle Messina Reale, scrittrice e poetessa di Philadelphia, docente associata presso l’Arcadia University della Pennsylvania (tra l’altro fondatrice e direttrice del progetto “Ovunque Siamo: New Italian-American Writing”), che unisce gli interessi accademici – è tra l’altro responsabile dei servizi di accesso, di ricerca e comunicazione dell’ateneo – all’attitudine poetica e narrativa: testi come “Inquiry and Research: A Relational Approach in the Classroom”, “Mentoring and Managing Students in the Academic Library, The Indispensable Academic Librarian: Teaching and Academig for Change” e “Becoming a Reflective Librarian and Teacher: Strategies for Mindful Academic Practice” si alternano ad opere come “Season of Subtraction – Prose Poems” (Bordighera Press, New York 2019), raccolta di poesie in prosa o di prose poetiche che dir si voglia, genere che richiama la nostra prosa d’arte di primo Novecento, la rivista “La Voce”, certi calligrafismi tra l’ermetico e il crepuscolare.

Ma qui la “stagione della sottrazione” è molto di più: “ciò che va via è ciò che rimane”, come recitano in esergo le parole di Charles Wright: il tempo sottrae volti odiosamati, gesti, voci, consuma gli oggetti ma ne lascia le persistenti reliquie nella retina ostinata della memoria. E si fa parola. Accurata, precisa, geometrica. Preziosa. Eppure allusiva, sfuggente, enigmatica. Parola che tende a definire, scolpire, dipingere con nettezza, parola che rivela, che ricerca, che rievoca un passato a volte difficile da rielaborare, luoghi dell’anima, antenati che sono custodi ma anche presenze insistenti, fantasmi inconciliati o memento per un presente da ridefinire. Per un futuro che è carico del peso dolce e insieme amaro del passato.

“Season of Subtraction” è dunque uno scavo memoriale e insieme un lavoro di immaginazione alla ricerca delle proprie radici, un viaggio tra i rami noti e sconosciuti della propria famiglia, un’indagine sul senso della presenza propria e altrui nel mondo, tra nostalgia per la terra d’origine e la vita oltreoceano.

Abbiamo incontrato Michelle Messina Reale insieme a Patti Trimble in occasione di un reading trilingue, a Siracusa, grazie all’iniziativa “101 Poets for Change”; poi i contatti in rete, un caffè in Ortigia a parlare di poesia e di Trump, di Sicilia e d’America. Ecco qualche risposta alle nostre domande.

Le tue radici italiane e familiari sono molto forti e questo risalta chiaramente anche negli allusivi versi del tuo libro. Puoi parlarcene?

I miei legami familiari con l’Italia sono molto forti, questo è un nodo che non si spezzerà mai. Ancora ho molti parenti in Italia, specialmente in Sicilia. Ho avuto un’infanzia molto italiana: scuola prevalentemente italoamericana, parrocchia italoamericana e vicinato italoamericano. Ci sentivamo diversi dagli altri perché la nostra cultura era molto forte. A mia madre non piacevano i modi di fare o le abitudini che non coincidessero con le nostre. Ha sempre pensato che gli americani fossero freddi ed egoisti, e non apprezzava la loro idea di famiglia. Eravamo diversi.

La Sicilia e Siracusa sono per te dei luoghi dell’anima, vero?

Trascorro molto tempo in Sicilia, che è semplicemente “casa” per me [… da notare che Michelle Messina Reale usa la parola “home”, che in inglese significa sia “casa” nel senso più domestico e intimo sia “patria”, un po’ come avviene con il latino “domi”, n.d.r.]. La Sicilia e Siracusa sono il mio rifugio. Lo avverto non appena arrivo proprio perché posso rilassarmi. Questo è un aspetto molto diverso rispetto al modo di vivere americano, che mantiene un passo molto veloce e mette in competizione le persone tra loro. Io vivo vicino Philadelphia e la “cultura” può essere molto dura, sbrigativa e perfino rude. A Siracusa trovo ancora gentilezza nelle persone, vedo che la gente dà valore al tempo e agli altri. E il mare sempre bellissimo a fare da panorama e da sfondo pacifica la mia anima.

“Sottrazione” è una parola piena di significati: ha qualcosa a che vedere con le mancanze nella nostra vita e nel nostro spirito, ma la sottrazione è anche il potere dell’artista: eliminare ciò che è vecchio e morto per lasciar crescere ciò che rimane. Sei d’accordo?

Sono pienamente d’accordo su ciò che dici su “Season of Subtraction”! Ci sono molte ferite traumatiche nella mia famiglia. Mio nonno non avrebbe mai voluto lasciare la Sicilia ma fu costretto a farlo… odiava gli States e tutto ciò che comportava viverci. Questo lo rese rabbioso e aggressivo verso tutti e verso la vita. Noi siamo stati costretti a fare i conti con le sofferenze che ha provocato. E la figlia che ebbe e non riconobbe mai ferì tutti noi. Quel rifiuto fu difficile da accettare. Quando trovammo la sorella di mio padre, cercammo di costruire un rapporto nuovo. Lei dice di sentirsi siciliana, ma visto che non è stata cresciuta come tale, non riesce a spiegarsi perché provi questo! [Nella postfazione del libro, Michelle Messina Reale riassume la rocambolesca vicenda della ricerca di questa zia “sottratta”, motore pulsante dei versi di “Season of Subtraction”, omaggio alla tenacità dei legami, n.d.r.].

I tuoi versi sono come prosa e la tua prosa è molto poetica… questo è comune nella poesia americana attuale oppure nella storia più antica o recente della letteratura americana?

No, non è molto comune nella poesia americana, ma è una forma che amo molto utilizzare perché mi permette di usare un linguaggio molto immaginifico in una piccola forma narrativa. Amo leggere poesie in prosa e scriverne, anche!

Salutiamo Michelle Messina Reale e attendiamo le nuove raccolte “Confini: Poems of Refugees in Sicily” e “In the Blink of a Mottled Eye”, che vedranno la luce tra il 2019 e il 2020 per i tipi di Cervena Barva Press e Kelsey Books.

 

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Il libro comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e i contributi di vari poeti

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha dedicato diversi articoli all’opera pastorale e letteraria di don Raffaele Aprile, che, dopo “Innamorato del cielo”, ha deciso di dare alle stampe il volume “Fratelli di cielo – in versi si raccontano in cammino con Maria” (Bonfirraro Editore), che verrà presentato il 20 giugno alle ore 20 presso il Salone Baranzini della Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa.

Don Aprile, augustano, oltre a svolgere il suo ministero presbiteriale come assistente spirituale del gruppo di preghiera Madonna delle Lacrime e del gruppo Caritas, accoglie i pellegrini che vengono a visitare la Basilica Santuario e si occupa anche delle missioni con il Reliquiario. Ricordiamo alcuni dei riconoscimenti che ha ottenuto per la sua passione per la scrittura: ha partecipato alla stesura di un’antologia poetico-letteraria in omaggio a Luigi Pirandello a cura di Giuseppe La Delfa, al libro di don Francesco Cristofaro, conduttore televisivo presso Padre Pio TV e a vari concorsi poetici (quello di Favara intitolato ad Ignazio Buttitta, “Il Federiciano”…); per iniziativa del parroco don Domenico Cirigliano, a ricordo della visita del Reliquiario della Madonna delle Lacrime, è stato collocato in modo definitivo nella parete laterale esterna della Chiesa Madre di Rocca Imperiale il quadretto della Madonnina con una sua preghiera/poesia Vergine delle Lacrime; collabora col settimanale “Notizie della diocesi” di Carpi, curando una rubrica poetica.

La pubblicazione collettanea comprende la prefazione di Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, e di Francesco Maria Marino OP, una introduzione di Fabrizio Mattioli, Avvocato della Rota Romana, e i contributi dei poeti Monsignor Giuseppe Greco, Loris Filippetto, Sonia Accossano, Roberto Giovanni Bizzotto, Filippo Cacioppo, Albino Fattore, Don Ernesto Piraino, Giuseppe Puzzo, Maria Lucia Riccioli, Andrea Maniglia, Nino Cardillo, Don Pasqualino di Dio, Rita Masala, Suor Vincenzina Botindari, Michele Taboni, Rafał Soroczyński, Gruppo di Preghiera Carismatica Madonna delle Lacrime, Nicola Douglas De Fenzi, Claudia Koll e le testimonianze di Salvatore Pappalardo Arcivescovo di Siracusa, Aurelio Russo, Gabriele Russo, Lucia Palmieri, Gabriele Dini, Ida Vasta, Giuseppe Aletti, Danilo Zirone, Loris Filippetto: ecclesiastici e laici, semplici devoti e studiosi, ma comunque voci che narrano, che liricamente si effondono, voci pellegrine, in cammino dunque, come suggerisce il sottotitolo del volume.

Il libro raccoglie sia poesie che testimonianze di fede e di guarigione fisica e spirituale: la parola è canale privilegiato di espressione dei sentimenti più profondi e quindi anche della contemplazione mistica, del rapporto con la Natura e con il Divino, delle lacerazioni, delle sofferenze e delle gioie; se l’arte è a suo modo testimonianza, la narrazione di un percorso di vita, dei bivi e delle svolte inattese dovute ad un incontro con qualcosa che trascende il solco dell’abitudine o peggio ancora della rassegnazione lo è ad un altro livello.

 

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“Per me la scrittura è musica, esigenza che risuona di vibrazioni, sonorità, echi che intarsiano il romanzo”

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

“La Civetta di Minerva” ha incontrato per voi Paola Maria Liotta, appassionata docente, fine poetessa e scrittrice (i suoi lavori poetici e narrativi le hanno meritato l’attenzione di critici e giurati in vari concorsi letterari come il Premio “Pietro Carrera” e il Premio Letterario Città di Castiglione “Cento Sicilie Cento Scrittori”), animatrice culturale nella sua Avola ed oltre. “Piano concerto Schumann” è il suo ultimo romanzo, uscito per i tipi de Il seme bianco.

Fiamma Fogliani, il maestro Marni e una misteriosa spinetta, “invenzione” all’interno di ciò che è manzonianamente “storia”, ovvero la musica e compositori come Schumann… quanto del tuo amore per la musica è confluito nella stesura del tuo romanzo?

L’amore per la musica convoglia e rappresenta i miei amori, i miei interessi, e molti altri sensi e sentimenti. E non ritroviamo nel romanzo solo Schumann, il cui celebre Piano Concerto gli dà il titolo e ne catalizza vicende e intrighi, ma anche molti altri bei nomi della musica. Le notizie legate all’invenzione del fortepiano, sullo sfondo, delineano il quadro perfetto in cui le passioni, le gioie, la forte testimonianza di vita della mia protagonista si incarnano a pieno. La scrittura, poi, è fatta di lettere e di suoni e, proprio come una musica, può riprodurre la musica della vita, le sue luci e le sue ombre. Sicuramente, questo romanzo è un atto d’amore per la musica, “la più rivelatoria di tutte le arti”, come asserisce, in un passo del romanzo, uno degli affascinanti personaggi maschili che ruotano attorno a Fiamma. Da ciò, si evince come la musica sia tutto (o quasi) anche per me.

Non sei nuova all’alternarsi di libri in prosa e di poesia… come convivono in te la narratrice e la poetessa oltre che la docente?

La narratrice in prosa e in versi e la docente convivono, in me, come i famosi “tria corda” dal momento che le possibilità della scrittura sono infinite. Mi esploro in questo e in molti altri modi, cercando di instillare nei miei studenti l’amore per la lettura. Per me, scrittura creativa, laboratorio di scrittura, biblioteca di classe sono parole magiche. Le parole veicolano idealità, interiorità, speranze, e oggi c’è molto bisogno di idee, di ideali e di speranza. L’amore per ciò che faccio si traduce pure in Paola che scrive in prosa, Paola che scrive versi, Paola che insegna. E in molte altre “Paole”, tutte riflessive, impavide, piene di voglia di fare, desiderose di nuovi mondi da scoprire, mai paghe di un fine, di uno scopo, pur di offrire alle giovani generazioni validi spunti di riflessione e spronarle verso il meglio per sé stesse e per la società attuale, tanto bisognosa d’amore, così devastata dall’egoismo, insanguinata da guerre e violenze di ogni sorta quale essa, purtroppo, è. E il riferimento agli aspetti negativi del reale rintocca in tutto il romanzo, in contrapposizione con la bellezza e con la solarità evocate dalla musica di Fiamma.

Scrivi che “La musica è energia, ma anche controllo; è rigore, ma anche avventura”. Credi possa dirsi lo stesso della scrittura?

Come per Fiamma Fogliani, la protagonista del “Piano Concerto Schumann”, la musica di Schumann, e tutta la musica è vita, così per me la scrittura è musica. La scrittura è un’esigenza insopprimibile, che risuona, come musica, di vibrazioni, di sonorità, di echi, quelli che intarsiano il percorso di ricerca che il romanzo traccia e disvela davanti ai nostri occhi. Leggendo di Fiamma, non si può non immaginarsela vibrante e appassionata, al suo piano. Per infondere questa vita alle parole, si scommette su di sé, ci si precipita a capofitto in un mondo che sta nascendo, evocato sulla carta, non meno reale di quello in cui viviamo, e non si può deviare o filtrare quanto sta nascendo mentre lo si crea, mentre lo si vive. Il rigore e l’eleganza sono connaturati sia alla buona musica che alla buona scrittura: dipende da quanto si è fedeli a criteri stilistici e di buon gusto che corrispondano esattamente all’onestà dei nostri stessi intenti di scrittura. La storia si rivela e piace nell’esatta misura in cui scatta il riconoscimento di chi legge in quelle pagine, ricreando in proprio la storia, vivendola in consonanza – o meno – con il proprio mondo interiore. La scrittura è una bellissima avventura dello spirito se ci trasporta nell’altro, e nell’oltre, sempre in adesione con quanto sentiamo, con quanto vogliamo dire, con il messaggio che affidiamo al nostro scritto.

Fiamma Fogliani è artista e donna. Quanto ha contato per te confrontarti con le figure di musiciste come la tua protagonista?

Nel romanzo vi è una miriade di figure femminili: pianiste quali Clara Wieck Schumann, Annie Fisher, Clara Haskil, Martha Argerich, Hélène Grimaud, ma anche artiste, tipo Giovanna Fratellini, pittrice di corte che venne paragonata a Rosalba Carriera e fu la ritrattista della Gran Principessa Beatrice Violante di Baviera. Quest’ultima visse proprio alla corte medicea e dovette conoscere il ‘nostro’ Bartolomeo Cristofori, l’inventore del gravicembalo ‘col piano e col forte’, cioè l’antenato del pianoforte. Man mano che la storia cresceva e sbocciava nelle mie righe, ho ritrovato tutte queste figure; alcune le conoscevo già, infatti amo molto la Argerich, come pianista, e la Grimaud. Menzionare Beatrice Violante mi ha permesso di darle il giusto risalto; peraltro, fu anche un’ottima statista nel governatorato della città di Siena. L’ultima volta che, in pubblico, ho accennato a questa galleria di figure eccezionali, e spesso le donne stanno ai margini della storia, o sono appena menzionate, mi son sentita dire, proprio da una donna: “Lei non ama molto gli uomini”! Ecco, vorrei sconfessare quest’appunto. Rendere il giusto tributo a figure obliate, o meno note di corrispettive personalità maschili, ha validato ulteriormente la mia scrittura di quegli slanci che io amo esprimere. Anche portare alla ribalta Fiamma Fogliani è stata indubbiamente una bella scommessa per dare corpo a ciò che io amo, alla vera bellezza, che ci deve guidare verso il meglio, nell’arte e nella vita.

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Raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni, copertina di Rosa Rosita Loiodice

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019

Torniamo ad occuparsi di Teresa Laterza: l’autrice, pugliese di origine, vive a Caltagirone ed è impegnata nel settore della formazione; collabora con testate giornalistiche locali, nazionali e internazionali, come il periodico dell’Automobile Club Bologna (AutoBo) e la Rivista Internazionale Le Muse, fondata da Paolo Borruto e Maria Teresa Liuzzo (direttrice), oltre a proporsi come editor e book counselor. Le sue incursioni poetiche e narrative spaziano dal romanzo “Imprevisti di primavera” (Kimerik) alle sillogi poetiche “I sentieri dell’anima”, “Le stagioni del cuore” e “Frammenti d’infinito” (Irda edizioni), dalla stesura di articoli e saggi ad una nuova silloge poetica, “Armonia d’essenza”.

La sua ultima pubblicazione è “Schegge”, raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni di Nino Bozzi. La copertina è illustrata da Rosa Rosita Loiodice, tra l’altro curatrice editoriale.Scheggia è un frammento, scheggia è una freccia, scheggia è un proiettile che penetra le carni, ferisce e diventa parte di noi. Ma la scheggia che ci colpisce può essere una forza, una verità, un’emozione che provocandoci dolore ci restituisce contemporaneamente a noi stessi e alla nostra vera essenza, un lampo che illumina la nostra cecità. Come fa la parola, in primis quella poetica.

Ecco allora l’invito ad evitare gli abbracci mancati, a non lasciarsi rinchiudere “dai cancelli degli schemi”; ecco l’amore per l’arte e la parola, grazie ai quali si può attingere l’infinito, l’accoglienza di se stessi e del prossimo – migrante è anche chi cerca l’amore che la “patria” della sua famiglia gli ha negato e infinite sono le povertà mentali e spirituali –, ecco il richiamo all’interconnessione degli esseri viventi e dell’universo che si rivela anche nelle azioni e nei pensieri in apparenza insignificanti… perché la vita è un “gioco duale”. I versi sono lampi, briciole di ricordi, attimi di consapevolezza, bagliori di vero, gli aforismi e le considerazioni sono bocconi, minutaglie, tessere sparse di un mosaico di cui non conosciamo il disegno, quello sempre incompiuto della saggezza.

Il titolo “Schegge” è significativo e polisemico… cosa vuol dire per te e come lo hai scelto per intitolare il libro?

Esattamente: la scheggia penetra in profondità e lascia un segno. Può far male, ma induce alla riflessione. La nostra carne, il nostro corpo è la vita e le schegge sono le esperienze. È questo il motivo della scelta del titolo. Mi auguro che le mie poesie e le mie riflessioni aiutino a fare luce dove regnano il buio o le ombre.

I tuoi progetti futuri riguardano la teoria oltre che la pratica della scrittura: puoi anticiparci qualcosa?

Tra mille difficoltà, considerate le incombenze quotidiane, sto portando avanti la stesura di un saggio sulla scrittura. L’intento è quello di fornire consigli e regole utili a chi desideri scrivere un libro di qualsiasi genere, affinché l’opera possa incontrare l’interesse del pubblico. Si tratta, in sostanza, di una specie di vademecum dello scrivere efficacemente.