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http://www.blogtaormina.it/2014/07/02/pochi-lettori-tanti-scrittori-paradosso-sicilia/185467

Un articolo per riflettere…

Grazie a Blogtaormina e a Milena Privitera per aver citato la nostra amatissima Mariannina Coffa…

Potrei scrivere moltissimo su quasi ognuno degli scrittori citati, che conosco anche personalmente e che sono anche miei amici.

La Sicilia tanto avara di lettori e di attenzione verso la cultura e verso chi di essa si fa promotore è di fatto una terra prolifera di scrittori. Molti noti, altri meno, tutti però degni di essere citati in un ipotetico volume di letteratura siciliana che ha come leitmotiv quel isolazionismo culturale che li distingue. Non ci soffermiamo sui poeti illustri, inventori del sonetto: Giacomo da Lentini e Cielo d’Alcamo e caposcuola dell’ermetismo, Salvatore Quasimodo. Né su chi ha stabilito i canoni del romanzo verista: Luigi Capuana e Giovanni Verga. Meno che meno su gli autori siciliani tradotti in diverse lingue: Tomasi di Lampedusa, Vitaliano Brancati e Luigi Pirandello. Tralasciamo anche quelli che la fama l’hanno raggiunta e sono molto amati da critica e lettori: Simonetta Agnello Hornby e Giuseppina Torregrossa. Ci soffermiamo invece sui tanti giovani o meno giovani scrittori siciliani che hanno contribuito a questo ipotetico volume: Salvo Cavallaro, specializzato in racconti; Valentina Carmen Chisari, giornalista, il cui primo libro è dedicato alla letteratura per l’infanzia; Luca Raimondi, autore di saggi e romanzi. Nunzio Russo che ci racconta di una Sicilia ricca di pastifici proprio a Termine Imerese dove oggi la Fiat ha lasciato solo desolazione o di Stefano Amato, giovane siracusano, che ipotizza una Sicilia quarantanovesima stella americana e ci mette di fronte all’assurdità di questa idea veicolata da alcuni politici siciliani dopo la seconda guerra mondiale.

E ancora citiamo Daniela Gambino Daniele Billitteri, Evelina Santangelo, Francesco Gambaro, Franco Scaldati, Gaetano Basile, Gaetano Savatteri, Gaetano Testa, Francesco La Licata, Lirio Abbate, Mario Genco, Matteo Collura, Michele Perriera, Piergiorgio Di Cara, Roberto Alajmo, Salvo Palazzolo, Santo Piazzese, Saverio Lodato, Silvana La Spina, Turi Vasile, Valentina Gebbia, Vittorio Bongiorno. Ricordiamo inoltre l‘antigruppo siciliano fondato da un siculo-americano come Nat Scammacca.

In nessun’altra regione italiana come la Trinacria si scrive tanto e bene, ne abbiamo esempi illustri come Andrea Camilleri, Vincenzo Consolo, Giuseppe Bufalino, Giuseppe Fava e il figlio Claudio. Scrittori intensi, testimoni di povertà, di violenza, voci fuori dal coro, che hanno saputo scegliere e denunciare con linguaggi diversi le tante, troppe, incongruenze della nostra isola. E nessun altro scrittore al mondo come lo scrittore siciliano ha la sua terra geneticamente fissata nel suo DNA tanto da scrivere una spy story lontana dalla Sicilia ma da ricrearne l’atmosfera, i sapori e gli odori quanto Stefano Veroux nella sua “Rocca delle ingrate”. Ed è raro trovare autori che usano in modo sapiente l’ironia e l’autoironia come Alessandro Gariglia, Mari Accardi, Angelo Orlando Melonio  e che descrivano con amore profondo la bellezza dei luoghi dove sono nati, cresciuti o hanno trascorso le proprie vacanze come fa Antonello Carbone per Taormina o Ottavio Cappellani per Catania e l’Etna e che ci riportano indietro nel tempo con “cunti” veri e fantastici come solo Pietrangelo Buttafuoco sa fare.

Sagaci, pungenti, tragicomici i poeti e gli scrittori siciliani sono tanti e mi scuso sin da ora se nell’elencarli ne ho dimenticati alcuni. Un ricordo dovuto va a Mariannina Coffa, poetessa bambina,  che mi ha fatto emozionare, a Nino Martoglio, che ha esportato il teatro dialettale e che mi ha fatto ridere sino alle lacrime, a Leonardo Sciascia incontrato nella mia adolescenza e rimasto per sempre impresso nella mia mente. Grazie ai cantastorie, ai poeti di strada, agli scrittori “maggiori” o “minori” che essi siano, ai tanti giornalisti, studiosi e magistrati, autori di inchieste, Roberto Gugliotta, Antonio Mazzeo, Michele Pantaleone, Giuseppe Ayala, ai portavoce della nostra terra e della nostra sicilianità.

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