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Mariannina Coffa - Il ritratto della fata

 

A Filippo Santocanale

Se degli anni senili il grave incarco
Fe’ in te più vivo il giovanile affetto,
E natura ed amor schiudono il varco
Ai forti sensi del tuo nobil petto,
Me, peregrina e ad altre sfere unita,
Per poco accogli nel tuo dolce amplesso:
Questo, o amico gentil, mi sia concesso
Ultimo vale ai sogni della vita!

Forse, più che nol credi, intima e pura
In me favella d’amistà la voce:
Fu il più bel dono che mi diè natura,
Eppur fu la mia tomba e la mia croce!
Chè fra tante cortesi alme incontrate
Nel cammin dell’esilio, una soltanto
Pur non trovai che fera ambascia e pianto
Non desse in cambio all’anima del vate.

Cantai l’amore? Ahi! fra sorrisi immondi
Il mio bel voto illanguidir vedea,
E agonizzar fra scheletri infecondi
La più sublime e creatrice idea.
Ché sempre al suo venir fra un mondo cieco
Non trova impulso un vergine pensiero,
E i dettami del nobile e del vero
Non hanno un plauso, una parola, un’eco!

L’uom fatto servo da princìpi ignavi
Sconosce il bene, o d’ignorar s’infinge,
Si studia i vanti ad eternar degli avi,
E la propria miseria il preme e stringe.
Questa rea debolezza è un fero oltraggio
Alla coscienza, alla natura, a Dio:
E lo svela commosso il canto mio
Or che m’appresto all’ultimo viaggio.

Senti! In un secol vanitoso e molle
Propizio ai bruti e a le bell’opre ostile,
Fra gente le cui brame odio ha satolle,
Che danna a morte ogni pensier gentile,
Qua fia compenso all’anima ferita,
Qual sacro istinto mi sospinge ancora?
Dovetti, a giorno a giorno, ad ora ad ora,
Fra morta gente mendicar la vita!

Nel duolo acerbo che fu strazio al core
Patria, amici, congiunti io non trovai:
Mi alimentai del mio celeste amore,
Quel che il mondo non vende, in me cercai!
E in questo lento lavorio, che tutta
La mia forza conquise e la baldanza,
Fra la morte, la vita e la speranza
Giacqui, viva non mai, non mai distrutta.

Sola, ignorata, ad ogni ben più caro
L’aspirar mi fu colpa! e in tanto affanno,
Io non so qual parlasse in me più amaro
O il cader dei miei giorni, o il disinganno!
Presso al diserto capezzal non una
Lacrimando inchinossi alma pietosa:
Madre, figlia, sorella, amica e sposa,
Pugnai col tempo e colla ria fortuna!

Che mi giovò dei dolci carmi in seno
Versare il germe d’un’idea novella,
E sul detto immortal del Nazareno
Schiudere un’era più feconda e bella?
Fu ben triste la prova! e intendo ormai
Che al Figliuolo dell’Uomo oggi non resta
Un nudo sasso ove poggiar la testa,
Un core a cui ridir gli ultimi lai!

Ed io… chi sa se al ritornar del maggio,
Quando natura i bei tesori effonde,
Quando d’amore il lusinghiero raggio
Parla ai fiori, agli augelli, ai campi e all’onde,
Chi sa, se stanca d’una inutil guerra,
Non poserò nella natìa vallata!
Questa, amico gentil, m’era serbata
Unica gloria, unica gioia, in terra!

A cor bennato è facile e secura
Scola il morir, ch’ogni delirio accheta;
Argomento è di lutto e di sciagura
Solo a quell’ente che smarria la meta.
Pace è il morir, se della morte il gelo
De’ rei ne asconde la volubil torma:
È il trapassar della visibil forma
A un’invisibil voluttà del cielo.

E sia così: dai facili diletti
L’uom non trasse la scienza e la grandezza;
E se ricco ne appar d’opre e di affetti,
Deve al proprio dolor la propria altezza.
E un dì, povero amico, a te fian vanto
Più che le glorie mie le mie sventure:
Farà pianger di me le età venture,
Questo ch’io ti rivolgo ultimo canto!

Pur m’affanna il pensier che un fato avverso
M’invola, o amico, ai tuoi dolenti sguardi,
E il cor nei sensi d’amistà converso
Ti conobbe nel mondo, ahi! troppo tardi.
Alziam le ciglia! Un’ineffabil sorte
Spesso è legata al più crudel dolore!
Che in animo gentil vive l’amore
Oltre i danni del tempo e della morte!

Oggi è il 24 novembre.

Il 24 novembre del 1877 Mariannina Coffa scriveva gli ultimi versi all’avvocato Filippo Santocanale.

Per una serie di motivi che non so e non voglio spiegare oggi rendo questo omaggio alla poetessa che è entrata nella mia vita soffiandovi la luce di un’amicizia oltre i danni del tempo e della morte.

Siti tibi terra levis, Mariannina.

Per saperne di più su Santocanale, che ebbe la ventura di conoscere Bellini e fu amico della Coffa:

http://storia.camera.it/deputato/filippo-santocanale-1797/atti?reloaded&nmload#nav

 

 

 

 

 

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