Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

I social sono spesso lo specchio del narcisismo più esasperato… si sgomita per un semplice like, si posta per il gusto di fare presenzialismo.

Mi ha quindi piacevolmente stupita l’amica e collega Elvira Siringo che ha fatto dei libri dei suoi amici e compagni di scrittura un bellissimo albero.

Grazie!

Da anni rifuggo i festeggiamenti turbinosi, gli eventi plastificati e i “trenini” ipocriti, non sento l’obbligo di accogliere il nuovo anno manifestando demente entusiasmo. Sostituisco all’usanza vuota una sana pigrizia, alcuni attimi di deliziosa noia, l’avvolgente abbraccio del tepore familiare, un lusso che generalmente non posso permettermi.

Ho salutato il vecchio tirando un bilancio di ciò che mi ha dato. Il viaggio a ritroso prosegue attraverso un ponte invisibile che annulla spazio e tempo, in tappe scandite dai libri che mi hanno accompagnato. I discreti amici di sempre, i fogli gelosi, scrigni custodi di pensieri convergenti, un legame forte con l’umanità altrui.

Il percorso dell’ultimo anno si è snodato per un labirinto di scoperte impreviste: la rilettura casuale e nostalgica del Manoscritto di Shakespeare, il gustoso romanzo di Domenico Seminerio, ha innescato una scintilla di curiosità, improvvisamente ho preso coscienza di non conoscere quasi nulla del Bardo, (eccetto che Romeo e Giulietta fanno una brutta fine, che Shylock è un gran taccagno e Bottom un vero… somaro!) così mi sono tuffata a capofitto nelle sue opere, metodicamente, per scoprire ciò che tutti sanno, cioè che in lui c’è veramente tutto.
Io vi ho rinvenuto principalmente la fiducia nell’uomo, nella sua capacità di progredire credendo in un’utopia splendida: la costruzione di un mondo migliore i cui pilastri siano quei valori che la cieca barbarie contemporanea, purtroppo, sta tentando di corrodere.
C’è la colpa, il peccato, ma anche l’opportunità di redenzione del mondo deprivato e violato di Effatà, che commuove rivivendo per opera della mia amica Scrittura Simona Lo Iacono; c’è l’inganno, la finzione, l’acredine della misteriosa Trinacria Park, l’isola in cui il caro Massimo Maugericapovolge e duplica ogni realtà; c’è lo spaccato dalla Repubblica all’Impero Romano, smitizzato, accostato al nostro tempo nei suoi difetti e pregi, come solo il mio Roberto Disma sa dissacrare, nel Diario di Claudio. C’è l’amore contrastato, il sangue e la violenza della Sposa vermiglia di Tea Ranno; c’è anche tanta soavità, la fragilità, il sogno infranto e poi la gioiosa riscossa magistralmente dipinta dalla dolce Paola Maria Liotta che vola da Aretusa ed altri versi fino alla rinascita … Ed era colma di felicità.
Dai drammi come dalle liriche trasuda una poeticità infinita, aperta a doppi sensi e allusioni, continui rimandi che montano fino a quella Catarsi rievocata in chiave attuale dalla giovanissima Giulia Romano. Ci sono luoghi tetri e solari, che emanano memorie e nostalgie come quelli descritti da Luigi La Rosa, Solo a Parigi e non altrove; e una girandola di personaggi fatati e magici, come quelli che organizzano il fantastico Sciopero dei pesci dell’ottimo Salvo Zappulla affabulatore; o personaggi afflosciati come abiti di scena smessi, derelitti in attesa d’un tempo migliore, un catalogo di tipi degni d’un vero Atlante degli abiti smessi dell’effervescente Elvira Seminara.
Poi c’è una miniera di neologismi che impastano inglese e siciliano, un World of words tratto dall’opera di John Florio, detti popolari e proverbi, i “cunti” così somiglianti al tesoro inestimabile che la cara Maria Lucia Riccioli ha posto al riparo dell’oblio Quannu u Signuri passava p’o munnu. C’è la sapienza riposta degli antichi, forse molto antichi, forse molto riposta, più di quanto non immagineremmo, come ci indirizza a sospettare il professore Calimani ne I Sonetti della menzogna, così come ci sorprende l’accostamento alle liriche filosofiche di Giordano Bruno.

Il potere della cultura, la diffusione del sapere come arma per rivoluzionare il mondo, è il messaggio trasversale di tutte le sue opere che inducono a riflessione, invocano l’esigenza di coerenza, il coraggio di non rifuggire le proprie responsabilità, l’auspicio di tempi migliori. È un invito che può assumere anche forma affascinante e aspetto meno gravoso, se offerto con la lievità d’una farfalla, come propone rispettosamente Anna Vasta, moltiplicando il piacere persuasivo con l’efficacia de La prova del bianco.
Eppure, mi sembra infine che un tale monumento di complessità sia stigmatizzabile in poche perfette parole, quelle che prendo a prestito dall’Occhio di capra del mio amico Marcello (grazie anche a Patrizia Dipasquale): in Shakespeare:

Il futuro
è un orizzonte
da guardare “ob torto collo”
dove una luminosità buia
indica la strada ai ricordi.
Originando speranze vive.

Buon anno a tutti i miei amici carissimi, grazie per essermi stati accanto.
Riempiamo di ottimismo, scrittura e sogni il 2016…

Elvira Siringo
Il neretto è mio…
Annunci