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Scrivevo il 17 gennaio del 2008:

Vi informo di una grande gioia per me…

è uscita l’antologia di “Volo rapido”, il concorso letterario Porsche al quale ho partecipato nel giugno scorso superando le selezioni catanesi e giungendo in finale a Milano…

Più avanti vi scriverò i particolari di questa mia avventura scrittoria veramente divertente e proficua!

Oggi posso dire che i concorsi letterari organizzati da Porsche Italia mi hanno dato molto: ho conosciuto persone che come me amano la scrittura, ho avuto modo di scrivere in location bellissime… e alcuni dei miei racconti sono usciti nelle antologie VOLO RAPIDO e TIRO RAPIDO.
Un caro saluto a Mauro Gentile, Silvia Regazzo, Rosa Solimeno e a tutti i compagni d’avventura a Catania, Palermo, Milano, Ravello, Arezzo…

Pesco a caso qualche articolo…

http://www.porsche.com/italy/aboutporsche/pressreleases/pit/?pool=italy&id=b390a3e9-7069-4cb5-bd92-5bc4837260ac

http://www.porsche.com/italy/aboutporsche/pressreleases/pit/?pool=italy&id=a7c2f937-f4ec-4a9c-a4bb-dc7fcc598937 (dal sito di Porsche Italia)

Molto care mi sono queste partecipazioni a sfide letterarie… come dimenticare le eliminatorie ad Ognina, a Catania, affacciati su un mare meraviglioso, o a Palermo al Kursaal Kalhesa? O le finali di Ravello, di Milano – ah le sortite alla Galleria o alla Scala! – al Corriere della Sera nella sede storica di Viale Solferino?

Quanti amici, quanti contatti, quante belle soddisfazioni… come le antologie o i commenti di scrittori già affermati.

Ecco una bella notizia che mi ha riportata a quel clima…

Redivivo dopo mesi (troppo brevi) di adeguato silenzio scrittorio, il collega ex-grafomane si è tolto un altro indebito sfizio conquistando la medaglia di bronzo al concorso “Carabinieri in giallo”. Contavo che fosse un’abile astuzia investigativa dell’Arma per attirarlo in una trappola e arrestarlo per le offese reiterate alle patrie lettere, invece, nonostante la presenza di due colonnelli (nella foto) e di due scrittori professionisti (De Cataldo e Lugli), pare che gli abbiano dato pure un cospiquo assegno. E manco un caffè mi ha pagato, il bastardo!
(P.S. Ho scritto “cospiquo” apposta, conosco l’italiano, io. Ma magari qualcuno pensava a male…)

A scrivere così è Francesco Tranquilli alias Paolo Parigi, che gioca con questa doppia identità. Questo scrittore, non pago dei successi Porsche, quest’anno si è classificato terzo al prestigioso concorso Carabinieri in giallo, organizzato dall’Arma dei Carabinieri in collaborazione con la rivista Il Carabiniere e i Gialli Mondadori.

Ad maiora! E grazie di avermi citata…

Dopo anni dal quarto posto (vinse una scrittrice siciliana se non sbaglio…) finalmente arrivo al podio anche se di misura.

Qui una carrellata di articoli fra i tanti pescati in rete… potrete leggere anche il mio racconto vincitore di Carabinieri in giallo 4!

LA FINALE DI VOLO RAPIDO 2008 A RAVELLO

agosto 28, 2008 in Premi volatori

Mercoledì 27 agosto Francesco  Danelli, Pietro Chiappelloni, Giusy Cafari Panico, Alessandra Locatelli e Chiara Ferrari, vincitori, rispettivamente, delle tappe di Volo Rapido 2008 di Brescia, Mantova e Bologna hanno partecipato alla finalissima a Ravello nella splendida cornice di Villa Ruffolo, nel  contesto del Ravello Festival http://www.ravellofestival.com/.

E’ stata una bellissima esperienza per tutti e cinque, premiati singolarmente nel corso della cena di gala con un diploma di Porsche Italia per la loro vittoria di tappa.

La vittoria è andata alla riminese Emanuela Gravina per il racconto “Signor Giudice” , menzione speciale per la siciliana Maria Luisa Riccioli per il racconto “This train”.

Il clima di amicizia e complicità che si è subito instaurato tra i concorrenti, la bellezza del luogo, l’organizzazione perfetta coordinata dalla preziosissima Silvia Regazzo di Porsche Italia hanno reso il soggiorno dei partrcipanti indimenticabile.

Francesco, Pietro, Giusy, Alessandra e  Chiara ringraziano di cuore i loro nuovi amici incontrati alla finale:

Anna Maria Indri Raselli, Alessandro Morbidelli, Enrico Losso, Luisella Pacco, Francesco Troccoli, Fabrizio Re Garbagnati, Emiliano Dominici, Simone Togneri, Alessandro Chiappetta, Paola Ancarani, Fabio Degano, Frederic Pascali, Emanuela Gravina, Valentina Caselli, Grazia Tarantino, Francesca Schipa, Gianluca Iovine, Maria Lucia Riccioli

bellissime “penne” , ma soprattutto ragazzi di grande spessore umano, per aver  condiviso con loro emozioni, esperienze umane e letterarie, ma anche momenti di divertimento e di spensieratezza.

Complimenti vivissimi alle vincitrici e un caro saluto a tutti i finalisti!

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A Ravello Emanuela Gravina vince l´edizione 2008 di Volo Rapido

 

Tra i ventitre scrittori finalisti a Ravello, in Costiera Amalfitana, Emanuela Gravina, musicista riminese, vince la sfida letteraria promossa da Porsche Italia in collaborazione con la rivista Psychologies e la linea di skincare Lierac Homme. A Maria Lucia Riccioli la menzione d´onore. Oggi, mercoledì 27 agosto, i ventitre vincitori delle tappe eliminatorie (Brescia, Venezia, Mantova, Udine, Torino, Pisa, Cosenza, Bari, Bologna, Lecce e Palermo) della sfida letteraria proposta da Porsche Italia sono arrivate in Campania e si sono sfidati presso l´Auditorium di Villa Rufolo, in occasione del Ravello Festival, in Costa d´Amalfi, per stabilire il vincitore dell´edizione 2008 di Volo Rapido. Il racconto migliore (dal titolo “Signor Giudice”) è stato quello proposto da Emanuela Gravina, musicista di origini riminese, ma che lavora a Milano. La motivazione della Giuria è stata la seguente: “Vince questa edizione di Volo Rapido per l´originalità del trattamento e la vivacità del racconto, costruito con una sequenza di incisive immagini flash . Senza pudore, l´autrice, entra in risonanza con i sentimenti viscerali e inconfessabili che molti provano e li mette a nudo”. La Giuria ha inoltre deciso di concedere una menzione d´onore alla siciliana Maria Lucia Riccioli con il racconto “This train”. Questa la motivazione: “l´autrice manifesta una buona maestria formale che le consente di riprodurre musicalmente il timo del blues e l´andamento sincopato del treno. Il risultato è una scrittura musicale e vivace”. I 23 finalisti frutto della selezione di 330 partecipanti alle undici tappe eliminatorie hanno avuto a disposizione per la stesura dell´elaborato sempre 356 minuti e dovevano scrivere un racconto le cui battute non potevano essere superiori alle 2550. Le cifre 356 e 550 sono state opportunamente scelte in sede di regolamento per far conoscere in modo simpatico altri numeri della storia Porsche. Infatti la 356 è il primo modello della casa di Stoccarda e la 550 è stata una vettura da competizione la cui caratteristica era il motore posteriore centrale. La Giuria di Volo Rapido era composta da Loris Casadei, direttore generale di Porsche Italia, Lucia Rappazzo, direttrice di Psychologies, Pier Paride Tedeschi, caporedattore di Psychologies, Domenico De Masi, sociologo e presidente della Fondazione Ravello, Roselina Salemi, giornalista de Il Sole 24 Ore, Antonio Scurati, scrittore, e Oliviero Toscani, fotografo e pubblicitario. L´elaborato, insieme a quelli giudicati meritevoli di pubblicazione, farà parte dell´antologia “Volo Rapido 2008”, in edizione limitata di 356 copie. L´autore ed alcuni altri partecipanti scelti dalla giuria potranno essere invitati a presentare il volume negli incontri letterari del ciclo “Cinque Sensi d´autore” , o altri eventi simili, organizzati da Porsche Italia in varie città italiane.

Ecco la splendida soddisfazione di essere pubblicati ne I Gialli Mondadori…

http://www.carabinieri.it/editoria/il-carabiniere/anno-2011/febbraio/carabinieri-in-giallo/hanno-arrestato-pinocchio

È nata e vive a Siracusa, Maria Lucia Riccioli, insegnante di Lettere nei licei, cantante in un coro lirico, scrittrice di poesie, saggi letterari, romanzi e racconti. Come quel Dossier Pinocchio che le ha meritato il primo premio nella quarta edizione di Carabinieri in giallo, il nostro Concorso letterario che, di anno in anno, cresce di qualità e d’interesse sia da parte del pubblico che degli esperti. Carattere solare – d’altra parte è figlia di una terra baciata da Dio –, Maria Lucia coltiva un sogno: essere sempre più brava come docente, come scrittrice, come persona, e che ci sia un futuro in cui «l’arte sia sempre più presente nella vita della gente…».

Non proprio il sogno, ma un suo desiderio si è sicuramente realizzato, considerata l’accoglienza trionfale che ha avuto il suo originalissimo racconto. Nel quale la professoressa siciliana immagina che furono proprio i Carabinieri, arrestando il più famoso dei burattini, a dare a Carlo Lorenzini, in arte Collodi, l’idea di scrivere una delle favole più amate e conosciute del mondo. L’espediente è quello di un verbale di arresto redatto da un solerte brigadiere, nel quale si descrivono tutte le fasi del fermo di un burattino dal lunghissimo naso che sembra fatto apposta per essere acchiappato dai militari dell’Arma.

A complimentarsi con la vincitrice del Concorso, che ha visto la sua fase finale lo scorso 17 dicembre nella sede romana dell’Ente Editoriale per l’Arma dei Carabinieri, la Giuria presieduta dal sempre effervescente scrittore e magistrato Giancarlo De Cataldo, il quale ha per l’appunto “magistralmente” orchestrato la cerimonia di premiazione. Accanto a lui, la dottoressa Gloria Giorgianni, della Società di Produzione “Palomar”, la professoressa Silvia Leonzi, docente di Scienze delle Comunicazioni all’Università “La Sapienza” di Roma, il giornalista de la Repubblica Massimo Lugli, il colonnello Roberto Riccardi e la dottoressa Claudia Colombera, rispettivamente Direttore Responsabile e Capo Redattore della Rivista.

Un’edizione, questa, che si è particolarmente distinta non solo per l’alta qualità dei racconti, come ha ricordato anche De Cataldo nel consegnare premi e diplomi ai vincitori, ma anche per aver avuto tra i primi classificati due militari dell’Arma: il sottotenente Marco Cardone, che ha “piazzato” ben due suoi racconti nella quindicina dei finalisti, al terzo e al quattordicesimo posto; e il luogotenente Francesco Grittani, 42 anni, Comandante di Stazione nell’hinterland milanese, alla sua prima esperienza letteraria.

Ma l’edizione 2010 si è distinta anche per la presenza femminile. Infatti, oltre al primo, anche il secondo posto è andato a una rappresentante del gentil sesso: Marinella Barbero. Piemontese, impiegata con l’hobby della pittura e della scrittura, la Barbero non è nuova ai concorsi letterari: vi ha già partecipato con libri e racconti, vincendoli o raggiungendo comunque ottime posizioni. E se scrivere è la sua passione, la sua vita, il suo motto è: «La fantasia è un treno che passa veloce, non bisogna perderlo, anzi, non bisogna mai scendere».

Marinella si è aggiudicata la medaglia d’argento con Un segreto nella nebbia. Dove si racconta di una donna che, mentre torna a casa in auto, urta qualcosa con le ruote: si ferma e trova il cadavere di una ragazza. Contro il consiglio del marito, denuncia l’accaduto ai Carabinieri. Ma quella che sembra solo una brutta avventura avrà ripercussioni inimmaginabili sulla vita della signora… Un’atmosfera degna dei migliori thriller, con un finale alla Hitchcock.

E arriviamo al terzo posto. Come preannunciato, l’autore è un uomo dell’Arma: Marco Cardone, trentaquattro anni, di Genova. In Autunno in rosso, racconta la storia del maresciallo Grigenti, arrivato dalla metropoli alla provincia nella speranza di affrontare vita e professione con ritmi più tranquilli. Vi troverà invece ad attenderlo un efferato omicidio: ad aiutarlo nelle indagini, un appuntato dalle intuizioni geniali. Il ritmo è serratissimo, l’intreccio articolato. Ancora Cardone è l’autore de La promessa, giunto quattordicesimo: un bel racconto in cui il luogotenente Calderone deve trovare colui che ha avuto il coraggio di abbandonare un neonato lungo la riva di un fiume, un bimbo che soltanto grazie all’intervento dei Carabinieri potrà avere un futuro. Ma il colpevole di tanta infamità dovrà pagare. A fare da sfondo, una provincia dimenticata, tra case popolari e centri commerciali.

Francesco Tranquilli ha scritto invece Musicofilia, giunto quarto. Una difficile inchiesta per l’appuntato Curto, che si trova ad indagare in ambito “familiare” e a fare scelte che avranno conseguenze anche sulla sua vita privata. Nel 2009 Tranquilli ha pubblicato il suo primo romanzo, Blackout (Sacco Editore), nel quale i protagonisti sono gli stessi di Musicofilia. A novembre 2010 è invece uscito il suo secondo romanzo, intitolato Sulla corda (Corbo Editore).

La quinta posizione se l’è poi aggiudicata Alessandro Rocco con un racconto dal bizzarro titolo: Lo strano caso delle mutande tattiche. Ambientata tra i Reali Carabinieri, la storia si dipana tra misteri irrisolti, cani ululanti e le eccezionali capacità di deduzione del maresciallo Augusto Volpi, un seguace italiano di Sherlock Holmes. Medico in pensione, Rocco si dedica alla scrittura ormai a tempo pieno.

Al sesto posto, un’affezionata protagonista di questo concorso: la professoressa di Iglesias Simona Tilocca, classificatasi tra le prime quindici posizioni per il terzo anno consecutivo. Per il 2010, l’effervescente Simona ha scritto Mazel Tov: un viaggio della speranza verso la Sardegna su un vecchio peschereccio. Un escamotage trovato da un giovane tenente dell’Arma che permetterà a quattordici ebrei a rischio di deportazione (siamo nel 1943), tra cui donne e bambini, di salvarsi. Non proprio un giallo classico, ma certo una storia appassionante, che incarna alla perfezione il senso stesso dell’essere uomo, prima ancora che carabiniere: «Servire, proteggere. A costo della vita».

Il bambino in verità è il titolo del racconto numero sette. L’autrice, Vittoria Montesano, è una ragazza giovanissima (1989), ma ha già partecipato a diversi concorsi letterari, conquistando posizioni di rilievo. Un’indagine difficile, quella del maresciallo protagonista del racconto, che deve fare i conti con la sua coscienza e la comprensione verso chi ha ucciso.

È un giallo scritto a due mani l’ottavo classificato, Periodo buio: a firmarlo Lucia Belardinelli, insegnante, giornalista pubblicista e drammaturga, e Paola Curatolo, anche lei insegnante, attualmente impegnata nel counselling di orientamento per universitari. Questa volta è una donna, il capitano Margherita Salieri, a indagare sull’omicidio di un’anziana signora, uccisa con un antico pugnale finemente intagliato e ricoperto di pietre preziose. Proprio dietro quell’arma da collezione, si nasconde un mistero che risale addirittura al Caravaggio.

Nel 2008 si classificò dodicesima, quest’anno Elisabetta Papa ha scalato tre posizioni e ha piazzato al nono posto il suo Parla il brigadiere Antonio Frangipane: una storia dove c’è una ricca signora ritrovata morta nella sua spiaggia privata con molti possibili colpevoli.

Tina Caramanico, decima, ha raccontato invece, in Una giornata storta, la storia di Aziz Bassir, un immigrato con regolare permesso di soggiorno che si reca dai Carabinieri per la denuncia di scomparsa di un suo amico italiano. Un epilogo commovente colpirà sicuramente i lettori. L’autrice, sposata con due figlie, è nata a Taranto nel 1962. A seguito del padre, un ufficiale dell’Arma, ha girato tutt’Italia.

E arriviamo all’altro scrittore-carabiniere di questa edizione: Francesco Grittani, undicesimo classificato con Il concetto base. Laureato in Giurisprudenza e abilitato alla professione di avvocato, il luogotenente Grittani svela tutte le sue competenze raccontando di un omicidio efferato commesso a Milano: un delitto che puzza di ’ndrangheta. Oltre ai Carabinieri, ad indagare c’è anche una giovane e bella magistrato che arriva alla Procura di Milano, decisa a tutto pur di arrestare i responsabili dell’assassinio. In quella caccia, però, la donna nasconde un interesse personale, che risale addirittura alla sua infelice infanzia. Un finale giallo-rosa tutto da leggere.

Dulcis in fundo, due dodicesime posizioni:  Qualcosa d’importante, di Michele Barbera, e Nervi doppi, di Antonella Giacosa. Il primo narra la triste storia di un giovane accusato di parricidio e internato per dieci anni in manicomio criminale che ritorna nel suo paese. Toccherà al maresciallo Massimo Liberti scoprire la verità su quella sconvolgente vicenda. In Nervi doppi, invece, l’autrice parte dagli anni della Seconda guerra mondiale per narrare di delitti e castighi e di un uomo senza cuore. Barbera, avvocato penalista con la passione per il teatro e la scrittura, ha ideato la figura del maresciallo Liberti, che coniuga la passione per la filosofia a un innato senso pratico che, al pari della prima, lo guida nella risoluzione dei casi. Antonella Giacosa è invece laureata in Lingue e letterature straniere e in Culture moderne e comparate. Alcune sue novelle sono state premiate e pubblicate.

Ben tre racconti, a parimerito, si sono divisi il 14° posto: oltre a quello di Cardone, di cui abbiamo già parlato, l’originalissimo Le ali della giustizia di Giovanna Zanimacchia, dove protagonisti, insieme ai Carabinieri, sono due corvi, Uto e Rico, con la passione per le indagini. Aiuteranno, infatti, i loro colleghi umani a scoprire una fabbrica clandestina nella quale si sfrutta il lavoro minorile. Una bella favola che racconta però una storia di scottante attualità. E, infine, Il tacco di Allah del giornalista Stefano Barricelli, collaboratore de L’espresso e del Corriere dello Sport. Protagonista del racconto di Barricelli, il colonnello in congedo Giorgio Canali che denuncia al maggiore Ferrera la scomparsa di Ahmed, un imbianchino algerino con laurea in Matematica. Anche dietro a questo racconto si cela il drammatico fenomeno delle morti sul lavoro, spesso nascoste poiché chi ci rimette la pelle sono poveracci senza permesso di soggiorno, disposti a tutto pur di sopravvivere nella giungla d’asfalto.

Anche nel 2011, così come nel passato, i primi dieci racconti classificati verranno pubblicati sulla nostra Rivista, mentre i primi quindici andranno a completare la raccolta Carabinieri in giallo pubblicata dalla Mondadori, giunta ormai al quarto volume.

A questo punto, prende il via l’edizione del lustro: la quinta. Un concorso che speriamo ci riservi ancora tante sorprese e gradevoli letture. Cosa aspettate, state ancora leggendo? Cominciate a scrivere!

La vincitrice mentre mostra l'ambito riconoscimento e il premio per il primo posto

Come vedete, eccomi nella redazione della rivista Il Carabiniere… ad applaudire è proprio lui, il giudice scrittore Giancarlo De Cataldo!

http://www.carabinieri.it/editoria/il-carabiniere/anno-2011/febbraio/carabinieri-in-giallo/dossier-pinocchio

Stazione dei Reali Carabinieri di …

Al Signor Capitano

Comando Reali Carabinieri di …

… , lì 14 aprile 18…

Oggetto: fermo di un sospettato
Num. Prot. …

Signor Comandante,
porto a sua conoscenza quanto segue.
In data odierna, durante il mio consueto giro di perlustrazione in zona mercato, mi sono trovato in mezzo ad un assembramento sospetto. Ho tentato di sedare gli schiamazzi e le risa, credendo si trattasse di un puledro che avesse levato la mano al padrone. Coll’animo risoluto a fermarlo e ad impedire il caso di maggiori disgrazie, mi sono piantato coraggiosamente a gambe larghe in mezzo alla strada.
La causa dell’assembramento, in realtà, era un fanciullo di aspetto strano che, vedutomi da lontano barricare la strada, s’ingegnò, per sorpresa, di passarmi frammezzo alle gambe. Fece fiasco. Senza punto smuovermi, lo acciuffai pulitamente per il naso (era un nasone spropositato, che pareva fatto apposta per essere acchiappato dai Carabinieri), e lo riconsegnai ad un certo Mastro Giuseppe detto Geppetto, in seguito qualificatosi come padre del ragazzo.
Detto Mastro Geppetto afferrò per la collottola il figlio, a nome Pinocchio, minacciandogli busse e altre consimili punizioni. Alcuni testimoni presenti al fatto hanno affermato Mastro Geppetto essere un omaccio, un vero tiranno con i ragazzi, nonostante l’apparenza mite, capacissimo di fare a pezzi il ragazzo.
Laonde, ho rimesso in libertà il ragazzo ed ho condotto in prigione il sopradetto Mastro Geppetto, il quale continua a piangere e a singhiozzare e, per difendersi, dice di aver penato tanto a tirar su un burattino per bene, che però gli ha fatto una cattiva riuscita.
Il fermato, evidentemente, dev’essere sottoposto a visita di offiziale medico onde accertare eventuale menomazione psichica o stato di ubriachezza patologica.

L’appuntato scelto dei Reali Carabinieri
Paolo Braschi

Il primo è stato Mastro Antonio.
Che poi, vatti a fidare di un testimone col naso tutto lustro, paonazzo come quello d’un ubriaco. Di uno che la gente chiama Mastro Ciliegia, dico io!
Il mio collega, invece, Rapetti Giulio, è stato ad ascoltarlo come se fosse un teste attendibile, una fonte sicura da metterci il pennacchio nel fuoco. Com’è finita? Siamo usciti dalla bottega con la testa confusa e la divisa tutta sporca di trucioli. Pure San Giuseppe era falegname, ma Dio bono, mica raccontava ai Reali Carabinieri che i ciocchi di legno parlano!
A sentir lui, non ha fatto altro che regalare a Mastro Giuseppe, detto Geppetto, un ciocco di legno per farne un burattino «…che sapesse ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. Mastro Geppetto ci voleva girare il mondo, per buscarsi un tozzo di pane e un bicchiere di vino… Ma perché è in galera?».

«O che volete? È successo qualcosa al mi’ figliolo?».

Il padre, appena ci ha visto, s’è messo subito in allarme. Brutto segno. Vuol dire che c’ha il carbone bagnato, dico io. Un altro avrebbe detto: «O che volete?». Se invece ti vedi i Carabinieri alla porta e chiedi subito del tu’ figliolo, allora l’è proprio una birba, uno nato e cresciuto per la galera. Il collega Rapetti no, dice che per un padre è naturale pensare subito che è successo qualcosa al figlio, quando si vede arrivare noi colla riga rossa ai pantaloni, le nappe, i pennacchi e tutto il resto.
Sia come sia, mastro Giuseppe inteso Geppetto s’è tutto agitato e, quando poi abbiamo ascoltato le testimonianze dei presenti al fatto e di Mastro Antonio detto Ciliegia, non s’è potuto far altro che arrestarlo.
Al collega Rapetti il detto Mastro Giuseppe nomato Geppetto ha fatto pure pena e sospetta che il figlio sia il vero farabutto. Forse non è nemmanco così, va’ a sapere. Sarà, ma io non mi fido di uno che sopra il fuoco tiene una pentola dipinta che bolle allegramente e manda nuvole di fumo.

Al Gran Teatro dei Burattini.

«Ha marinato la scuola ed è venuto a vedere il mio spettacolo. Tutto qua».
A me questo burattinaio non mi convince. Barbaccia nera come uno scarabocchio d’inchiostro, tanto lunga che gli scende dal mento fino a terra e se la pesta coi piedi quando cammina. Bocca di forno, due lanterne di vetro rosso col lume dietro per occhi, frusta di serpenti e code di volpe attorcigliate insieme. La schiocca di continuo, mentre parla. Segno di nervosismo? Di reticenza? Per me, solo una gran rottura di…, con rispetto parlando, signor Comandante.
Rapetti s’è incantato a guardare le marionette. Ha perfino parlato – così m’ha detto e così le riferisco – con Pulcinella e con una certa signora Rosaura, che durante uno degli ultimi spettacoli hanno riconosciuto il ragazzo scomparso e gli hanno fatto delle gran feste.
«Appunto per questo mi sono un poco irritato», ha ammesso il suddetto burattinaio, a nome Mangiafuoco.
«Ha messo scompiglio nel mio teatro, perciò meritava una bella lezione… Per ischerzo, s’intende. All’inizio gli ho fatto credere che volevo buttarlo nel fuoco per dare una bella fiammata all’arrosto, ma poi m’ha fatto compassione. Gli ho dato cinque monete d’oro per ricomprare la giubba a suo padre, che se l’era venduta per comprargli l’abbecedario, e l’ho lasciato andar via. Non so altro. E adesso scusatemi, debbo lasciarvi. Lo spettacolo sta per iniziare».

Braschi e Rapetti a rapporto dal Comandante sul “caso Pinocchio”.
«Paternità? Maternità?».
«Madre ignota. Padre, Mastro Giuseppe detto Geppetto, soprannominato anche Polendina. Motivo per cui tra il suddetto e i ragazzacci di strada non corre buon sangue».
«Parentele? Amicizie?».
«Dalle ricerche effettuate risulta un’ascendenza da famiglia sospetta, presumibilmente di vagabondi. Pinocchio il padre, Pinocchia la madre, Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina».
Il Comandante scorse le pagine vergate dalla diligenza dei due sottoposti.
«Campo dei miracoli… Monete d’oro… Gatto e Volpe… Ohibò. Due truffatori matricolati, avanzi delle regie galere… Qui però si configura anche il reato di aggressione e tentato omicidio».
«Burattinicidio, se vogliamo essere precisi».
«Non mette conto. È sempre un tentativo d’omicidio».
«Però dal rapporto risulta che il suddetto burattino è stato arrestato da due gendarmi per ordine del Giudice e che è stato liberato solo grazie all’amnistia del giovane imperatore di Acchiappa-citrulli».
«La cosa allora cambia… Si configura forse il reato di complicità».
«Dall’interrogatorio ad un contadino, comunque, è venuto fuori un quadro differente: il burattino avrebbe sventato un furto aggravato e continuato di pollame…».
«Certo che il caso è controverso…».

Rumore sordo di passi.
Erano due carabinieri che si avvicinavano.

La mattinata era splendida: mare calmo e luminoso come un cristallo, sole splendente e un’arietta fina fina che accarezzava la rena del lido.
Unica nota stonata: un ragazzo, Eugenio, giaceva a terra dopo una rissa tra scolari. Pinocchio s’era lasciato convincere a marinare la lezione per vedere il Pesce-cane (ma era stata una scusa di quei perdigiorno dei compagni di scuola), ed era finita a botte e a lanci di libri.
Questo aveva cercato di spiegare ai carabinieri, ma era bastato leggere il nome di Pinocchio sul Trattato di Aritmetica rilegato in cartoncino grosso, con le punte e la costola di cartapecora – il corpo del reato, che aveva colpito il povero Eugenio alla tempia –, perché il burattino venisse arrestato senz’altro. Con la scusa di raccattare il berretto, però, Pinocchio se l’era filata e neanche il campione Alidoro, mastino che aveva vinto decine di corse contro i cani suoi colleghi, era riuscito ad acciuffarlo.

«I colleghi della costa per poco non lo beccavano… Ma è solo questione di tempo».

L’appuntato Braschi è rimasto della sua opinione: questo Pinocchio sarebbe un delinquentello della più bell’acqua. Ma avreste dovuto vederlo, quando ha creduto morta detta Celeste o Azzurra, insomma Turchina. Fata, maga… forse un’imbonitrice, in ogni modo pulita. Amante dei bambini, benefattrice, niente da segnalare sul suo conto.
Insomma. Pianti, disperazione…
«Rapetti, non capisco perché ti ci stai rompendo la testa».
Quando il collega fa così, sono io a non capirlo. Lui non c’era quando ho trovato morto quel ragazzo, Lucignolo, ridotto in schiavitù da quel contadino. E il direttore di circo? Anche lui, uno sfruttatore della peggior specie. I ragazzi non si toccano. E Pinocchio è un ragazzo, non un ciuco da mettere alla cavezza, e men che meno un burattino nelle mani del primo che acchiappi i fili per farlo ballare.

Rapetti batté le campagne, rovistò la costa come se fosse un cassetto in disordine. Trovò un informatore, “detto Grillo parlante, un teste eccellente”, come scrisse poi in un rapporto che il Comandante, come si vedrà, decise di tenere segreto.

«L’avevo avvertito più volte che rischiava di fare una brutta fine, ma non mi ha dato ascolto».

La voce tremolava leggermente, mentre raccontava del tentato omicidio di Pinocchio ad opera degli assassini – poi identificati in Gatto e Volpe ed arrestati – , del miracoloso salvataggio del ragazzo avvenuto grazie alle premure della signora Turchina, che aveva convocato a sue spese i medici per aiutare lo sfortunato, sventato, incorreggibile ragazzo.
«Parlate con il Tonno, appuntato. Credo sia stato l’ultimo a vedere Pinocchio vivo. Che ve ne pare? L’unica volta che quel ragazzo ha pensato a ritrovare suo padre, si è perso in mare. Temo il peggio».
Rapetti già volava col pensiero verso la spiaggia in cui Pinocchio era stato avvistato da qualche pescatore. Meglio interrogare di nuovo i compagni di scuola, gli abitanti del villaggio…?
«Lasciatemi solo, appuntato».
Il Grillo era sconvolto al pensiero che Pinocchio fosse stato inghiottito dal Pesce-cane o da una balena.
«Avvertitemi subito, qualsiasi cosa accada. Ve ne prego».

«Novità?».
Rapetti spalanca la porta dell’ufficio del Comandante, che non si scompone nemmeno. Ormai ci è avvezzo, al carattere bizzoso e pieno d’impeto dell’appuntato Rapetti Giulio.
«Ho trovato il ragazzo».

“Ben vestito. Scolaro modello, ben pettinati i capelli castani. Affettuoso e pieno di premure nei confronti del padre. Pinocchio sarà un fanciullo educato e ubbidiente e un futuro cittadino onesto e ammodo, non v’è alcun dubbio…”.

Rapetti scrive tutto nel rapporto: come abbia soccorso e rifocillato Mastro Giuseppe detto Geppetto e il figlio Pinocchio, alla disperata ricerca l’uno dell’altro, fortunosamente ritrovatisi e scampati per soccorso divino dalla bocca del Pesce-cane. Come abbia trovato lavoro all’artigiano e sistemato padre e figlio in una casa confortevole. Come abbia iscritto Pinocchio a scuola.
Il Comandante legge, rilegge, sottolinea. Rimugina tra sé e sé sulle parole dell’appuntato Rapetti. Tonni, pesci-cane, grilli, lumache, gatti e volpi, fate turchine, ragazzi trasformati in ciuchini e ammazzati di fatiche e busse.
E un burattino fanciullo.
Lavoro ammirevole, certo, ma… meglio secretare il rapporto.

«Potete credermi o no, signor Lorenzini».
Il carabiniere finì il caffè, lasciò due monete sul tavolino e si toccò il berretto.
«Potreste tirarci fuori una storia delle vostre, se credete».
Carlo Lorenzini salutò a sua volta sfiorandosi la falda del cappello.
«Ci penserò, brigadiere Rapetti. Perché vi hanno promosso, dopo questa storia, nevvero?».

Thriller Magazine e Carabinieri in giallo 4…

http://www.thrillermagazine.it/12096/carabinieri-in-giallo-2010-i-racconti

Nella rubrica Carabinieri in Giallo troverete i racconti vincitori dell’edizione 2010 del Premio Carabinieri in Giallo indetto dalla rivista Il Carabiniere e che vedono protagonisti delle storie gli investigatori dell’Arma dei Carabinieri.

www.carabinieri.it

Li trovate in rubriche/carabinieri_in_giallo/

Ecco l’elenco;

01. Maria Lucia RiccioliDossier Pinocchio in rubriche/12080

02. Marinella BarberoUn segreto nella nebbia in rubriche/12081

03. Marco CardoneAutunno in rosso in rubriche/12082

Buona lettura

Gli altri racconti dell’edizione 2010 arrivati in classifica sono:

04. Tranquilli Francesco – Musicofilia

05. Rocco Alessandro — Lo strano caso delle mutande tattiche

06. Tilocca Simona – Mazel Tov.

07. Montesano Vittoria – Il bambino in verità

08. Berardinelli L./Curatolo P. — Periodo buio

09. Papa Elisabetta – Parla il Brigadiere Antonio Frangipane

10. Caramanico Concetta – Una giornata storta

11. Grittani Francesco – Il concetto base

12. Barbera Michele — Qualcosa di importante

12. Giacosa Antonella – Nervi doppi

14. Zanimacchia Giovanna – Le ali della giustizia

14. Barricelli Stefano – Il tacco di Allah

14. Cardone Marco — La promessa

I racconti sono stati pubblicati nell’antologia Carabinieri 4 edita nella collana Giallo Mondadori. La notizia è in /notizie/11320/

I vincitori del concorso “Carabinieri in giallo”

http://www.anobii.com/books/review/54545d76dd97265f438b4578 (recensione su Anobii)

Dateci oggi il nostro delitto quotidiano: dall’orrore dell’ultimo misfatto consumato a un corpo riverso a terra, al nastro che delimita la scena del crimine. Il delitto, certo. Ma, soprattutto, gli uomini il cui dovere è trovare la logica del male, identificare il colpevole dell’omicidio: gli uomini dell’Arma dei Carabinieri. Sedici racconti sull’Arma dunque, sedici autori per la quarta edizione del concorso letterario Carabinieri in Giallo, sedici storie, nel presente o nel passato, fantastiche o realistiche, sorprendenti o lineari, ma tutte con lo stesso denominatore: altissima qualità della narrazione, eccezionale struttura dell’intrigo, inattesa sorpresa nel finale. Un’antologia da non perdere.

In generale niente di speciale; alcuni dei racconti contenuti lievemente piu’ interessanti (soprattutto il racconto di apertura, decisamente originale), altri piu’ fiacchi della media (scrive un commentatore)

http://www.concorsi-letterari.it/intervista-concorso.asp?id=28

Ferruccio Gianola ha intervistato per Concorsi-letterari.it la scrittrice Maria Lucia Riccioli, fresca vincitrice dell’edizione 2010 del concorso Carabinieri in giallo.

[Concorsi-Letterari.it]: Maria Lucia Riccioli, benvenuta su Concorsi-letterari.it e complimenti per la splendida vittoria al concorso letterario Carabinieri in giallo 2010. Cosa puoi raccontarci di questa esperienza? 
[Maria Lucia Riccioli]: Grazie a voi per avermi contattata: è sempre un piacere poter parlare di scrittura e di libri e la vostra attenzione nei miei confronti mi fa davvero molto piacere, anche se è sempre una sorpresa vedersi contattare per un’intervista…
L’esperienza di Carabinieri in giallo è stata divertente e piena di soddisfazioni: l’incontro con altri finalisti a Roma, presso la sede della rivista Il Carabiniere, la splendida accoglienza della signora Nadia Tumiati – che si occupa dell’organizzazione del Premio – e di tutta la redazione, il pomeriggio di dicembre imbiancato dalla folle e poetica nevicata romana…
I complimenti della giuria, composta dal giornalista di Repubblica Massimo Lugli, dalla professoressa Silvia Leonzi dell’Università La Sapienza di Roma, da Gloria Giorgianni, nipote di donna Elvira, in rappresentanza della casa di produzione Palomar – per intenderci, quella dei Montalbano televisivi – dal Colonnello Roberto Riccardi, che dirige la rivista, e da Claudia Colombera, redattore capo.
E poi il presidente: Giancarlo De Cataldo, vero mattatore della premiazione… sono stata felice di conoscerlo personalmente e di ricevere da lui incoraggiamenti e consigli di scrittura.

[C-L]: In passato hai vinto altri concorsi o raggiunto piazzamenti importanti? 
[MLR]: Ho sempre partecipato ai concorsi letterari, prima di tutto nella speranza che potessero aprirmi una strada nel mondo della scrittura e poi per necessità di confronto con altre persone che condividessero la mia stessa passione. Scrivere è un’attività solitaria – anche se specialmente oggi, grazie ai blog, ai siti Internet, agli stessi social network, ci si sente parte di una rete di persone che leggono e scrivono – e un concorso letterario può essere un momento di incontro.
Ho iniziato con i concorsi e le rassegne locali, specie quelli poetici. Anche dialettali, dato che amo il siciliano e scrivo da sempre alternando versi e prosa, lingua italiana e dialetto. Mi piace ricordare il premio Turiddu Bella e il Papiro d’oro.
Successivamente ho iniziato a partecipare anche ad altri concorsi, come le stimolanti sfide di scrittura di Porsche Italia – Volo rapido e Tiro rapido – che mi hanno dato la possibilità di viaggiare, di conoscere autori e aspiranti scrittori da tutta Italia.
Una curiosità: sono stata semifinalista al Secondo campionato della lingua italiana condotto da Luciano Rispoli e Anna Carlucci su TMC.

[C-L]: Parlaci di “Dossier Pinocchio”, come hai concepito la storia?
[MLR]: Volevo partecipare al concorso e mi frullavano per la testa varie idee che poi scartavo invariabilmente. Non sentivo la storia, i personaggi non c’erano.
Poi ho iniziato a domandarmi se e come i Carabinieri fossero stati dei personaggi letterari e la prima immagine che mi è venuta in mente è stata quella di Pinocchio. Riga rossa, mantella, cappelli alti, pennacchi… ecco i Carabinieri! È tutto cominciato da lì: sviluppare la storia e scriverla è stato consequenziale. Mi sono molto divertita a scrivere questo racconto: ho riletto Pinocchio, libro straordinario che conserva una carica di attualità e una validità perenni, ho giocato sulle figure dei Carabinieri che indagano sulla sua storia… e sono felice che alla giuria sia piaciuto. De Cataldo era stupito del fatto che quei Carabinieri erano sempre stati lì, nel romanzo di Carlo Collodi, ma nessuno li aveva mai raccontati. Spero che adesso il racconto venga apprezzato anche dai lettori della rivista Il Carabiniere, curatissima sotto ogni aspetto e perfettamente godibile anche da parte dei non addetti ai lavori, in quanto non è specificamente indirizzata ai soli Carabinieri ma a tutto il pubblico, e a quelli dell’antologia Carabinieri in Giallo 2010, in cui verranno pubblicati i racconti vincitori e finalisti e che uscirà nel luglio 2011 nei Gialli Mondadori.

[C-L]: Hai sottoposto a un editing esterno il tuo racconto prima di inviarlo?
[MLR]: No, ho scritto il racconto in pochi giorni e temevo che stravolgendolo, rivedendolo ancora forse non sarei arrivata in tempo ad inviarlo. I racconti sono come le poesie: nascono da un volo emozionale o attorno ad un concetto, un’idea. Quando li hai terminati e senti la loro compiutezza è come chiudere un cerchio.
Il romanzo è un’altra cosa, un organismo molto complesso che preferisco far controllare a persone di cui mi fido. Anche a persone care che riescono a prescindere dall’affetto per me e a darmi impressioni sincere di lettura.

[C-L]: Come hai scoperto che esisteva questo concorso? E perché ti è sembrato degno di fiducia?
[MLR]: Credo di aver visto per la prima volta il bando di concorso su Il Venerdì di Repubblica. L’Arma dei Carabinieri accompagna da sempre la nostra storia nazionale, è entrata nella letteratura e nel cinema ed è molto amata. Mi è sembrato subito un concorso serio… la Benemerita e i Gialli Mondadori, due miti! Pensare che un mio racconto venga pubblicato in una collana antica e prestigiosa che conosco fin da bambina mi emoziona molto.

[C-L]: Come è nata la tua passione per la scrittura? 
[MLR]: Ho imparato a leggere sui fumetti di Topolino e sui libri di fiabe che poi leggevo io alla mia mamma, che tra l’altro mi comprò il mio primo dizionario. La passione per le parole che mi accompagna da sempre viene quindi da lontano. Riempivo quaderni di onde prima ancora di imparare l’alfabeto. A scuola mettevo in versi le lezioni di storia. Ho sempre amato l’enigmistica. Che dire? La scrittura è la compagna della mia vita e credo proprio che sia una modalità della mia esistenza.
Ho iniziato con la poesia, mentre i racconti e la forma romanzo sono venuti dopo, specialmente grazie ai corsi di scrittura creativa tenuti da Silvana La Spina, Claudio Fava, Luigi La Rosa.

[C-L]: Che consigli ti sentiresti di dare a un autore emergente? 
[MLR]: Un autore emergente deve chiedere a se stesso se è pronto a fare della scrittura il proprio modus vivendi. Anche se svolgerà un altro lavoro per vivere, la scrittura deve diventare un’altra dimensione, un giardino da coltivare con cura se vuole che fiorisca.
Ecco le parole di Rainer Maria Rilke che lo dice molto meglio di me: «Nessuno può portarvi consiglio o aiuto, nessuno. Entrate in voi stesso, cercate il bisogno che vi fa scrivere: esaminate se trae le sue radici dal profondo del vostro cuore.
Confessate a voi stesso: morireste se vi fosse vietato di scrivere? Questo, anzitutto, chiedetevi nell’ora più silenziosa della vostra notte: “Sono veramente costretto a scrivere?”. Scavate dentro di voi in cerca della più profonda risposta. Se questa risposta sarà affermativa, se voi potete far fronte a una così grave domanda con un forte e semplice “Io devo”, allora costruite la vostra vita secondo quella necessità. La vostra vita, fino nella sua ora più indifferente, più vuota, deve diventare segno e testimone di un tale impulso.

[C-L]: Quali letture giudichi fondamentali prima di imbarcarsi nella scrittura? 
[MLR]: La lettura non deve precedere la scrittura: la lettura è il respiro stesso della scrittura. Lo scrittore che non legge perché teme influenze o interferenze sul proprio stile oppure che legge poco non è un vero scrittore. Chi scrive deve assolutamente essere curioso, leggere il più possibile sia gli scrittori che ritiene più vicini alla propria sensibilità sia quelli apparentemente più distanti dalla propria poetica. Mi piace citare Melania Mazzucco: se la scrittura è ispirazione, se è melodia fluttuante alla ricerca dello strumento che la farà risuonare occorre che ci trovi perfettamente intonati. La nostra scrittura sarà come la corda di un’arpa perfettamente intonata e tesa. Questo può avvenire solo grazie alla lettura. Intanto dei classici, che se sono tali hanno superato la prova del tempo e rispondono a domande eterne, al contrario di opere apparentemente di successo ma che rispondono però a bisogni effimeri e già dopo poco tempo dall’uscita ci sembrano datate. Questa definizione di Dacia Maraini, che ho recentemente incontrato, mi è molto piaciuta.
Oltre ai classici, uno scrittore deve sapere cosa si legge oggi e conoscere quindi la letteratura contemporanea, cercando di capire in mezzo alla miriade di titoli che esce ogni mese quale può essere l’autore o il libro che lo farà crescere anche di un passo nel cammino della scrittura, che è sempre mobile e mutevole, perché muta come noi e insieme a noi. Registra le nostre vite e ciò che ci circonda, il nostro tempo e quello in cui siamo immersi in un parallelismo esatto e contemporaneamente divergente e misterioso.
E poi scrivere: come gli antichi posso dire nulla dies sine linea.
Non si può scrivere una volta ogni tanto o solo quando ci sentiamo ispirati. Taccuino in borsa, occhi sempre aperti, orecchie pronte a cogliere dialoghi, frammenti di vita, storie. Rileggersi criticamente, scartare quello che non va, cercare sempre la forma più esatta, la parola precisa che restituisca il senso della nostra visione e del nostro pensiero. Curare la lingua, che deve conoscere in tutti i suoi registri e sfumature perché è lo strumento del suo lavoro. Chi scrive lavora sempre, anche quando guarda dalla finestra, come diceva Francis Scott Fitzgerald, se non mi sbaglio.

[C-L]: Quali premi letterari secondo te sono assolutamente da non perdere? Quali invece, consiglieresti di evitare? 
[MLR]: Non sono la persona adatta a parlare di concorsi, specie adesso che ho allentato la mia attenzione verso questa forma di promozione del mio lavoro di autrice. Mi sentirei di consigliare i concorsi che hanno una certa tradizione – la continuità nel tempo secondo me rappresenta un’intenzione culturale nel territorio o in rete – mentre sconsiglierei quelli in cui la tassa di lettura appaia un espediente per racimolare denaro sulle speranze e i sogni di chi scrive o la fantomatica promessa di pubblicazione sembri dubbia: leggiamo attentamente i bandi. Personalmente posso consigliare – per la poesia – il Premio Luzi. Per i racconti e i romanzi ce ne sono tantissimi.

[C-L]: Come promuovi le tue opere? Hai un tuo sito internet, lavori con un agente, altro?
[MLR]: La prima promozione dei miei lavori, specie del mio primo libro, viene dalle persone che conosco: sono fortunata a vivere in una rete di amici che tramite passaparola ed entusiasmo si sostengono a vicenda. Non mi sento ancora una scrittrice affermata tanto da avere un agente! Mi fa piacere essere stata recensita, tra gli altri, da Remo Bassini, scrittore e giornalista, e da Luigi La Rosa. Sto presentando il libro anche in varie scuole. Ho un blog che si chiama come me e scrivo anche su Letteratitudine di Massimo Maugeri, blogger e scrittore catanese.

[C-L]: Hai progetti letterari per il futuro? 
[MLR]: La letteratura sarà sempre parte della mia vita. La poesia mi accompagna da sempre: è come un respiro verbale della mia anima e continuerò a scrivere versi, che sono un po’ il fiume carsico della mia esistenza. Per quanto riguarda i racconti e i romanzi, posso dire che ho diversi progetti letterari: qualcuno riguarda ancora la mia passione per il romanzo storico, altri rappresentano una sortita nel contemporaneo ed in generi diversi.
Sto portando in tournée il mio primo romanzo, Ferita all’ala un’allodola (Perrone Lab), ambientato nel Risorgimento avente come protagonista la poetessa e patriota netina Mariannina Coffa. Un’occasione per parlare di storia e letteratura e di far conoscere una figura femminile di artista siciliana a centocinquant’anni dall’Unità d’Italia.
Al Salone del Libro di Torino di quest’anno verrà presentata un’antologia di racconti notturni a cura di Luigi La Rosa per Bonanno editore, all’interno della quale c’è un mio racconto. Blunotte è un progetto che mi è molto caro anche perché è il frutto del lavoro di tanti amici – catanesi, messinesi, romani, siracusani – che leggono e scrivono.

[C-L]: Grazie mille, è stato davvero un piacere poterti incontrare.
[MLR]: Grazie a voi, davvero. Mi ha fatto molto piacere avere la possibilità di parlare di quello che scrivo… Ferruccio, grazie per avermi contattata.

 

 

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