La Civetta di Minerva, 21 luglio 2016

Un triangolo perverso i cui vertici sono tre ragazzi dall’apparenza vincente: Alessandro, Nicola e Giulia, amici fin da bambini, universitari, fidanzati e amanti secondo geometrie dove sesso e cuore sono un groviglio di sfrontatezza e immaturità giovanile. Un sogno, quello di Giulia, di diventare cantante con una voce alla Mannoia e l’inconsapevolezza dei riti deviati dello star system, che tra vocal coach, agenti e reality costituisce un sottobosco in cui è facile perdersi.

Un colpo di forbici da sarto.

Ecco l’avvio del nuovo romanzo di Elda Lanza, “Uno stupido errore”, edito da Salani.

Ancora una volta l’autrice di “Niente lacrime per la signorina Olga”, “Il matto affogato”, “Il venditore di cappelli”, “La cliente sconosciuta” e “La bambina che non sapeva piangere” fa centro: la scrittura scorrevole e ironica dipana con levità una trama che altre penne tratteggerebbero con eccessi o toni cupi. Elda Lanza riesce a disegnare personaggi credibili – molto attuale la figura dell’avvocato Aziz Bernardini, pelle nera e padre napoletano, serio e umano nella sua ricerca della verità, tutt’altro che oleografica è la Napoli contemporanea in cui si muovono i protagonisti – e utilizza i meccanismi del giallo e del noir per riflettere su un delitto che diremmo “borghese” e trarne riflessioni sui meandri dell’animo umano e i labirinti della giustizia, che spesso disattende le speranze in essa riposte, ma senza psicologismi o ambizioni di analisi sociologica: “Uno stupido errore” è e rimane un romanzo, l’ultimo ma non ultimo di una fortunata serie che vede come “eroe” – ma un eroe complesso, a volte malinconico e dolente, acuto e disincantato – l’avvocato Max Gilardi.

La sfida dell’autrice – ricordiamo tutti, tanto per fare un esempio entrato nella memoria collettiva, de “Il tenente Colombo” –, cioè tenere desta l’attenzione del lettore che sa già fin dall’inizio chi ha ucciso Giulia e seguire in parallelo le indagini della magistratura, quelle degli avvocati incaricati del caso e la queste personalissima della mater dolorosa, la mamma di Giulia, investigatrice per caso e per amore, quindi in prospettive e con scopi differenti, è vinta.

Dialoghi serrati si alternano a sobrie descrizioni e a corsivi più poetici e distesi in cui i lampi all’indietro dei flashback illuminano a ritroso le vicende dei personaggi.

Scrivere ad Elda Lanza – esperta di comunicazione, docente di Storia del costume ed esperta di galateo e nota come prima presentatrice della televisione italiana – è come chiacchierare di scrittura e delitti con lei davanti a una tazza di tè, fra arsenico e vecchi merletti verrebbe da dire. Arguta e vivace come una Christie di casa nostra, ci parla di sé e dei suoi romanzi.

Quella di Max Gilardi si può considerare ormai una “saga”. Com’è germogliata in lei l’idea di scrivere dei gialli? Com’è nato il suo protagonista?

Non avendo mai letto libri gialli in tutta la vita quando ho pensato alla signorina Olga non sapevo di star scrivendo un giallo. Me l’ha detto Salani quando ha deciso di pubblicarlo con la fascetta di Marco Vichi: Una Camilleri in gonnella. E Umberto Eco mi ha detto che era un buon libro, persino ironico, pronto per essere sceneggiato.  Il mio protagonista è nato come un’esagerazione: alto oltre due metri, napoletano ma con capelli biondicci e occhi chiari. Campione di nuoto. Laureato in Legge ma commissario alla periferia di Milano. Per caso Massimo – come mio figlio (che non gli somiglia). Bello, come maledizione – è difficile essere uomini belli…

Quali sono i suoi modelli letterari?

Credo che a questa domanda nessuno potrebbe rispondere sinceramente. Tutti gli scrittori che ho amato, letti e pochissimi riletti, mi hanno insegnato qualcosa o molto. Non me ne sono accorta. Non mi hanno dato voti. Mi sono rimasti nell’anima e nella testa. La punteggiatura. La frase breve e scattante. Il riflesso di una finestra. Il rumore del mare… A chi devo dire grazie?

Cosa legge di solito e cosa le sembra più interessante nel panorama italiano ed internazionale?

Purtroppo negli ultimi anni ho letto quasi esclusivamente romanzi gialli, italiani, americani, nordici. Non ho imparato a scrivere gialli ma ritengo di aver perduto molto tempo.

Il giallo, il noir, il thriller, spesso a torto considerati generi di consumo, permettono di affrontare tematiche politiche, sociali ed esistenziali. In questo suo ultimo romanzo emerge con forza il tema della giustizia “giusta”, incarnato dalla dolente figura della madre di Giulia, dallo stesso Gilardi e dagli altri personaggi, che si interrogano su colpa e castigo, accusa e difesa, ergastolo e assoluzione, in fondo sull’eterno problema della legge che molto spesso non coincide con il concetto di giustizia. Lei stessa nella postfazione scrive: “…quando assistiamo a processi cha da una prima condanna all’ergastolo si concludono in via definitiva con l’assoluzione, gli imputati sono davvero innocenti o è merito di un grande avvocato? La giustizia è sempre perfetta?” Quali sono le sue riflessioni in proposito?

Quali sono le sue riflessioni in proposito?

Sono quelle, amarissime, espresse da Max Gilardi: i miei clienti (i mei personaggi) non mi piacciono, ma non sono io che li assolvo, è la giustizia. Che non è perfetta. La ringrazio di aver sottolineato la figura della madre di Giulia alla quale ho dedicato il romanzo – come se lo avessi dedicato a tutte quelle donne “uccise per amore”.

Una mia curiosità da siracusana… ci parla delle sue origini siciliane? Il suo cognome è un indizio che la tradisce.

La ringrazio e mi scuso: la famiglia dei nonni era siciliana, mia madre è nata a Porto Empedocle come Camilleri. Ma di loro, di nessuno di loro, io ho mai parlato. Nonno Rodolfo è stato una piacevole parentesi (Il matto affogato) e nonna Liciuzza è la Liciuzza, governante e angelo custode, di Gilardi. Lei avrebbe capito perché.

Da signora della televisione italiana quale lei è indubbiamente, cosa ricorda con maggior piacere dei suoi trascorsi televisivi? Cosa le piace della tv di oggi e cosa invece cambierebbe?

Ricordo gli inizi, perché sono stati avventurosi, goliardici. Inventavamo qualcosa che non c’era prima di noi, ed è stato fantastico anche se ci guardavano, forse, in mille in tutta Italia. È incredibile da dire ora, ma la TV la facevamo per noi, non per quelli che ci guardavano – quello era un affare della RAI… Noi ci siamo divertiti – e ci siamo impegnati – davvero per noi stessi. Qualcosa di irripetibile. Della TV di oggi mi piacciono le trasmissioni serie (Augias, per esempio) e altre di storia e di costume. Non le chiacchiere urlate. Insomma, si può vivere anche con la TV spenta o sapendo scegliere, il telecomando serve a questo: infatti quello che cambierei lo faccio già premendo un bottone.

Da signora della televisione italiana quale lei è indubbiamente, cosa ricorda con maggior piacere dei suoi trascorsi televisivi? Cosa le piace della tv di oggi e cosa invece cambierebbe?

Ricordo gli inizi, perché sono stati avventurosi, goliardici. Inventavamo qualcosa che non c’era prima di noi, ed è stato fantastico anche se ci guardavano, forse, in mille in tutta Italia. È incredibile da dire ora, ma la TV la facevamo per noi, non per quelli che ci guardavano – quello era un affare della RAI… Noi ci siamo divertiti – e ci siamo impegnati – davvero per noi stessi. Qualcosa di irripetibile. Della TV di oggi mi piacciono le trasmissioni serie (Augias, per esempio) e altre di storia e di costume. Non le chiacchiere urlate.  Insomma, si può vivere anche con la TV spenta o sapendo scegliere, il telecomando serve a questo: infatti quello che cambierei lo faccio già premendo un bottone.

E a proposito… sta lavorando ad un nuovo capitolo della serie Gilardi?

Sì, Salani  ha due casi di Gilardi nel cassetto. Il primo credo uscirà a febbraio del prossimo anno. Ora ho altri ceppi al fuoco: con Vallardi (Il tovagliolo va a sinistra) e con Ponte alle Grazie (titolo ancora incerto) un romanzo complicato: in nessuno dei due entra Gilardi.

Con TEA invece, in una raccolta  con altri sei autori giallisti, pubblicherò (non so quando né titolo) un racconto che riguarda Gilardi da ragazzino, quando, forse, cominciava ad avere il tarlo dell’investigatore – questo è il tema che ognuno di noi è stato chiamato a svolgere sul proprio personaggio. Questo nell’immediato. Poi ho qualche sogno nel cassetto, ma ora è troppo presto per parlarne, persino per me.

La Civetta di Minerva come vedete non va in vacanza… torneremo in edicola in autunno ma l’estate della Civetta è online!

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=17&Itemid=143

Qui trovate il link alle pagine della cultura, sulle quali io scrivo pezzi su libri, mostre e tutto quello che fa cultura a Siracusa ed oltre…

Per saperne di più sul crowdfunding…

La civetta è l’animale sacro a Minerva, dea della saggezza e della filosofia. Un animale curioso, dalla vista prodigiosa anche nell’oscurità notturna, che sorvola le case degli uomini riferendo poi alla dea quanto vede.

È facile vederne il simbolo del giornalismo che raccoglie informazioni e poi le analizza, le scruta, le argomentaoffrendole non più alla dea ma alla società avveduta e pensante perché diventino l’humus di un pensiero comune.

Da questa interpretazione del giornalismo nasce il progetto dell’edizione cartacea del La civetta di Minerva nel settembre del 2009, quando – dopo sei anni vissuti tra le colonne del settimanale Il Ponte – Franco Oddo, Marina De Michele, Concetta La Leggia e Stefania Festa decidono di fondare l’associazione Minerva, editrice del giornale. A dare man forte a questa iniziativa il conte Tommaso Gargallo di Castel Lentini, l’avvocato cassazionista Corrado Giuliano, l’oculista dottor Michele Collura, il professor Giuseppe Gentile, il dottor Claudio Torneo,ex caporedattore della redazione romana de Il Mondo, Maria Emanuela Oddo e il dottor Pino Bruno.

La redazione che viene formandosi attorno allo zoccolo duro di Franco, Marina, Concetta e Stefania, si inserisce fermamente nel filone del giornalismo d’inchiesta, grazie alla forte vocazione sociale a alla volontà di partecipare, ottenendo subito credibilità, popolarità e solidarietà dai lettori e dalla società civile siracusana.

La versione online de La civetta di Minerva, arriva in questa estate 2014 perché la redazione possa misurarsi in una nuova sfida: quella del web. Continueremo a difendere l’ambiente, il multiculturalismo, il welfare, l’etica politica, a lottare contro ogni sfruttamento delle persone, delle città e dei territori, a sostenere la necessità di uno sviluppo economico coniugato con l’ecosostenibilità delle iniziative.

Elda Lanza su Letteratu

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UNO STUPIDO ERRORE (UNO)

Un triangolo perverso i cui vertici sono tre ragazzi dall’apparenza vincente: Alessandro, Nicola e Giulia, amici fin da bambini, universitari, fidanzati e amanti secondo geometrie dove sesso e cuore sono un groviglio di sfrontatezza e immaturità giovanile. Un sogno, quello di Giulia, di diventare cantante con una voce alla Mannoia e l’inconsapevolezza dei riti deviati dello star system, che tra vocal coach, agenti e reality costituisce un sottobosco in cui è facile perdersi.

Un colpo di forbici da sarto.

Ecco l’avvio del nuovo romanzo di Elda Lanza, “Uno stupido errore”, edito da Salani.

Ancora una volta l’autrice di “Niente lacrime per la signorina Olga”, “Il matto affogato”, “Il venditore di cappelli”, “La cliente sconosciuta” e “La bambina che non sapeva piangere” fa centro: la scrittura scorrevole e ironica dipana con levità una trama che altre penne tratteggerebbero con eccessi o toni cupi. Elda Lanza riesce a disegnare personaggi credibili – molto attuale la figura dell’avvocato Aziz Bernardini, pelle nera e padre napoletano, serio e umano nella sua ricerca della verità, tutt’altro che oleografica è la Napoli contemporanea in cui si muovono i protagonisti – e utilizza i meccanismi del giallo e del noir per riflettere su un delitto che diremmo “borghese” e trarne riflessioni sui meandri dell’animo umano e i labirinti della giustizia, che spesso disattende le speranze in essa riposte, ma senza psicologismi o ambizioni di analisi sociologica: “Uno stupido errore” è e rimane un romanzo, l’ultimo ma non ultimo di una fortunata serie che vede come “eroe” – ma un eroe complesso, a volte malinconico e dolente, acuto e disincantato – l’avvocato Max Gilardi.

La sfida dell’autrice – ricordiamo tutti, tanto per fare un esempio entrato nella memoria collettiva, de “Il tenente Colombo” –, cioè tenere desta l’attenzione del lettore che sa già fin dall’inizio chi ha ucciso Giulia e seguire in parallelo le indagini della magistratura, quelle degli avvocati incaricati del caso e la queste personalissima della mater dolorosa, la mamma di Giulia, investigatrice per caso e per amore, quindi in prospettive e con scopi differenti, è vinta.

Dialoghi serrati si alternano a sobrie descrizioni e a corsivi più poetici e distesi in cui i lampi all’indietro dei flashback illuminano a ritroso le vicende dei personaggi.

Scrivere ad Elda Lanza – esperta di comunicazione, docente di Storia del costume ed esperta di galateo e nota come prima presentatrice della televisione italiana – è come chiacchierare di scrittura e delitti con lei davanti a una tazza di tè, fra arsenico e vecchi merletti verrebbe da dire. Arguta e vivace come una Christie di casa nostra, ci parla di sé e dei suoi romanzi.

Quella di Max Gilardi si può considerare ormai una “saga”. Com’è germogliata in lei l’idea di scrivere dei gialli? Com’è nato il suo protagonista?

Non avendo mai letto libri gialli in tutta la vita quando ho pensato alla signorina Olga non sapevo di star scrivendo un giallo. Me l’ha detto Salani quando ha deciso di pubblicarlo con la fascetta di Marco Vichi: Una Camilleri in gonnella. E Umberto Eco mi ha detto che era un buon libro, persino ironico, pronto per essere sceneggiato.  Il mio protagonista è nato come un’esagerazione: alto oltre due metri, napoletano ma con capelli biondicci e occhi chiari. Campione di nuoto. Laureato in Legge ma commissario alla periferia di Milano. Per caso Massimo – come mio figlio (che non gli somiglia). Bello, come maledizione – è difficile essere uomini belli…

Quali sono i suoi modelli letterari?

Credo che a questa domanda nessuno potrebbe rispondere sinceramente. Tutti gli scrittori che ho amato, letti e pochissimi riletti, mi hanno insegnato qualcosa o molto. Non me ne sono accorta. Non mi hanno dato voti. Mi sono rimasti nell’anima e nella testa. La punteggiatura. La frase breve e scattante. Il riflesso di una finestra. Il rumore del mare… A chi devo dire grazie?

Cosa legge di solito e cosa le sembra più interessante nel panorama italiano ed internazionale?

Purtroppo negli ultimi anni ho letto quasi esclusivamente romanzi gialli, italiani, americani, nordici. Non ho imparato a scrivere gialli ma ritengo di aver perduto molto tempo.

Il giallo, il noir, il thriller, spesso a torto considerati generi di consumo, permettono di affrontare tematiche politiche, sociali ed esistenziali. In questo suo ultimo romanzo emerge con forza il tema della giustizia “giusta”, incarnato dalla dolente figura della madre di Giulia, dallo stesso Gilardi e dagli altri personaggi, che si interrogano su colpa e castigo, accusa e difesa, ergastolo e assoluzione, in fondo sull’eterno problema della legge che molto spesso non coincide con il concetto di giustizia.

Quali sono le sue riflessioni in proposito?

Sono quelle, amarissime, espresse da Max Gilardi: i miei clienti (i mei personaggi) non mi piacciono, ma non sono io che li assolvo, è la giustizia. Che non è perfetta. La ringrazio di aver sottolineato la figura della madre di Giulia alla quale ho dedicato il romanzo – come se lo avessi dedicato a tutte quelle donne “uccise per amore”.

 

Da signora della televisione italiana quale lei è indubbiamente, cosa ricorda con maggior piacere dei suoi trascorsi televisivi? Cosa le piace della tv di oggi e cosa invece cambierebbe?

Ricordo gli inizi, perché sono stati avventurosi, goliardici. Inventavamo qualcosa che non c’era prima di noi, ed è stato fantastico anche se ci guardavano, forse, in mille in tutta Italia. È incredibile da dire ora, ma la TV la facevamo per noi, non per quelli che ci guardavano – quello era un affare della RAI… Noi ci siamo divertiti – e ci siamo impegnati – davvero per noi stessi. Qualcosa di irripetibile. Della TV di oggi mi piacciono le trasmissioni serie (Augias, per esempio) e altre di storia e di costume. Non le chiacchiere urlate.  Insomma, si può vivere anche con la TV spenta o sapendo scegliere, il telecomando serve a questo: infatti quello che cambierei lo faccio già premendo un bottone.

E a proposito… sta lavorando ad un nuovo capitolo della serie Gilardi?

Sì, Salani  ha due casi di Gilardi nel cassetto. Il primo credo uscirà a febbraio del prossimo anno. Ora ho altri ceppi al fuoco: con Vallardi (Il tovagliolo va a sinistra) e con Ponte alle Grazie (titolo ancora incerto) un romanzo complicato: in nessuno dei due entra Gilardi.

Con TEA invece, in una raccolta  con altri sei autori giallisti, pubblicherò (non so quando né titolo) un racconto che riguarda Gilardi da ragazzino, quando, forse, cominciava ad avere il tarlo dell’investigatore – questo è il tema che ognuno di noi è stato chiamato a svolgere sul proprio personaggio. Questo nell’immediato. Poi ho qualche sogno nel cassetto, ma ora è troppo presto per parlarne, persino per me.

Maria Lucia Riccioli, nata nella città di Archimede, Santa Lucia ed Elio Vittorini, insegna Lettere nei Licei ed è stata docente di Lingua italiana e scrittura creativa del corso propedeutico al Seminario arcivescovile di Siracusa. Soprano solista in un gruppo vocale, ha composto anche testi per musica ed ha inciso cd di classici natalizi e a tema religioso. Attualmente fa parte dell’Accademia di canto “Carmelo Mollica”. Scrive da sempre, in dialetto siciliano e in lingua, in versi e in prosa: aforismi, fiabe, novelle, racconti. È stata semifinalista al II Campionato nazionale della lingua italiana condotto da Luciano Rispoli (TMC). Molti dei suoi lavori sono stati pubblicati su periodici e antologie e sul web. Vincitrice di concorsi, tra cui quello per le migliori recensioni dei romanzi di Agatha Christie de “Il Corriere della sera”, RomaNoir e le sfide letterarie di Porsche Italia, il suo racconto “Dossier Pinocchio”, vincitore di “Carabinieri in giallo 4”, ha aperto l’omonima antologia edita ne I Gialli Mondadori, serie oro (luglio 2011). Ha pubblicato il suo primo romanzo, “Ferita all’ala un’allodola” (Perrone Lab, 2011), insignito del Premio “Portopalo – Più a Sud di Tunisi” e del premio del Presidente nell’ambito del Premio nazionale “Alessio di Giovanni”, oltre che apprezzato da pubblico e critica. Il libro è stato rieditato nel giugno 2013 da L’Erudita. Per i tipi di Algra Editore nel 2014 è uscito il suo libro di cunti in dialetto siciliano “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu”. Al Salone di Torino del 2015 ha presentato in anteprima la sua fiaba per VerbaVolant edizioni “La bananottera”.
Citazione preferita: IN OMNIBUS REQUIEM QUAESIVI ET NUSQUAM INVENI NISI IN ANGULO CUM LIBRO.

L’estate de LA CIVETTA DI MINERVA

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Ultimo numero prima dell’inizio dell’estate… quello del 24 giugno 2016, ancora in edicola…

LA CIVETTA DI MINERVA tornerà in edicola a settembre!

Ma non vi lasciamo da soli… online troverete sempre articoli nuovi!

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=1728:in-mostra-non-solo-tele-ma-anche-intarsi-di-perle-e-stoffe&catid=17&Itemid=143

Ecco uno dei miei ultimi pezzi…

https://www.gofundme.com/r2h6hryk

Per finanziare LA CIVETTA DI MINERVA, che è sostenuta solo da sponsor privati ed è un esempio di stampa libera da vincoli, l’idea è quella del crowdfunding, cioè la ricerca di fondi.

La civetta, animale sacro a Minerva: il simbolo del giornalismo che raccoglie informazioni e poi le analizza e le argomenta offrendole alla società perché diventino l’humus di un pensiero critico.

Da questa interpretazione del giornalismo  nel settembre del 2009 nasce il progetto dell’edizione cartacea del La civetta di Minerva, giornale antimafia, no profit.

http://www.lacivettapress.it/ it/

Difesa dell’ambiente e del territorio,  multiculturalismo, welfare, etica politica, economia sostenibile, lotta contro ogni forma di sfruttamento, prevaricazione e corruzione sono i nostri temi.

In soli sette anni di attività abbiamo sostenuto – nonostante la scarsità di risorse e quasi solo grazie ai nostri stessi contributi – importanti battaglie nel settore delle energie rinnovabili, della gestione privata del servizio idrico, contro la  costruzione del rigassificatore di Priolo-Melilli, a favore del blocco delle trivellazioni petrolifere in Val di Noto. Poi, tra le nostre numerose inchieste, quella “storica” sulla Procura della Repubblica di Siracusa ci è valsa il premio giornalistico nazionale Mario Francese 2012.

Tuttavia la nostra battaglia per la legalità ci ha portato più nemici che introiti e adesso la Civetta rischia la chiusura definitiva. Abbiamo bisogno di voi per salvarla!
Le donazioni verranno usate per finanziare il giornale e le attività che possano contribuire a tenerlo in vita e a promuoverne la diffusione.

Il nome di ogni donatore verrà stampato in uno spazio dedicato del giornale che potrà accogliere anche proposte e considerazioni (previa valutazione della loro liceità). Ciascuno riceverà il PDF del numero in uscita che presto potrete leggere anche grazie ad un’app.

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The owl, sacred to the roman goddess Minerva: the symbol of aan active journalism, which collects, analyzes and discuss information in order to provide society with a booster for critical thought .

This interpretation of journalism led to the birth, in september 2009, of  the anti-mafia, non-profit, print newspaper, La Civetta di Minerva.

http://www.lacivettapress.it/it/

Our mission is to oppose environmental threats, corruption, exploitement, and abuse of power; and to promote multiculturalism, welfare, ethical politics, and sustainable economy.

Even though we had little money – motly provided by the journalists ourselves – in seven years we fought important battles: against water privatization; against the building of the regasification unit in the high risk area of Priolo-Melilli; against oil drilling in the historical area of Val di Noto. Among our many investigative reports, the “famous”one on the judges of the Procura della Repubblica di Siracusa was rewarded with the national Mario Francese prize for anti-mafia journalism.

However, our battle for legality brought us more ennemies than funds and now La Civetta risks to close for ever. We need you to save it!
Your donations will be used to support the newspaper and every activity which can contribute to its survival and outreach.

The name of every donor will be printed in a specific section of the newspaper, where your ideas and proposals can also be hosted (after previous evaluation of their legitimacy). Moreover, every donor will receive a PDF version of next issue and will be able to read it through an app.

http://www.lacivettapress.it/it/

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=17&Itemid=143

Ecco il nuovo numero…

LA CIVETTA esce ogni due venerdì e poi molti articoli confluiscono nel sito, dove troverete anche aggiornamenti e novità.

Buona lettura!

Uno dei miei articoli… grazie a Mariano Sabatini, autore de L’INGANNO DELL’IPPOCASTANO (Salani editore), per averlo postato.

#lingannodellippocastano #salanieditore recensione di Maria Lucia Riccioli su #LaCivettadiMinerva

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=1643:nel-noir-di-sabatini-echeggia-la-roma-melmosa-di-oggi&catid=45:la-civetta-legge&Itemid=168

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=1735:con-una-superba-rancatore-a-taormina-la-traviata-di-verdi&catid=17&Itemid=143

Il 16, 19 e 21 luglio uno degli spettacoli più attesi di Anfiteatro Sicilia  presso il Teatro antico di Taormina: “La Traviata” di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave basato sul romanzo “La signora delle camelie” di Alexandre Dumas figlio.

L’opera, per la regia di Massimo Gasparon, rappresenta la prima coproduzione tra il Teatro Massimo di Palermo e il Teatro Bellini di Catania.

Violetta sarà interpretata dal soprano palermitano Desirée Rancatore, recentemente premiata a Piazza Duomo a Siracusa in occasione delle Feste archimedee. Per l’occasione l’artista, che non disdegna l’eclettismo, ha regalato al pubblico una versione cucita sulla sua voce di “Summertime”, immortale pezzo tratto da “Porgy and Bess” di George Gershwin.

Oltre al jazz e al soul Desirée Rancatore ha mostrato la propria anima siciliana intonando il classico “E vui durmiti ancora” di Formisano e Calì.

Bis a sorpresa, un “O mio babbino caro” a cappella: la splendida melodia pucciniana – dal “Gianni Schicchi”, citata anche in “Camera con vista”, il film di James Ivory tratto da Edward Megan Forster.

Star della lirica nel repertorio lirico leggero e con la naturale maturazione della voce adesso nel belcanto, Desirée Rancatore può contare su una solida tecnica.

Palermitana doc – ama infatti sottolineare le proprie radici, fatte di solidi valori, di solarità, di amore per la vita e la bellezza – , ha studiato violino e piano prima di cominciare, a 16 anni, lo studio del canto con la madre Maria Argento, per poi debuttare giovanissima; vanta ruoli da protagonista e produzioni importanti per teatri prestigiosi, diretta da grandi direttori; nel curriculum e nella sua agenda numerosi sono i concerti, i recital e le masterclass che la vedono professionista indiscussa e apprezzata da pubblico e critica, ricca e pregevole la discografia.

Tra i numerosi riconoscimenti alla carriera ricordiamo quelli che le ha tributato la sua terra: il Premio internazionale Sicilia – Il Paladino conferitole proprio qui a Siracusa presso il Teatro Vasquez e la Mimosa d’Oro Internazionale 2008 di Agrigento.

Un’eccellenza Desirée Rancatore, dunque, che porta nel mondo la propria sicilianità grazie all’arte del canto.

Sarebbe auspicabile una prossima riapertura del nostro Teatro comunale – il Massimo di Siracusa –, chiuso per decenni, protagonista di un restauro lunghissimo e travagliato, aperto per visite guidate che fanno rimpiangere però l’epoca in cui grandi voci ne facevano risuonare le mura. Chissà, magari potrebbe essere un coro e un’orchestra siciliana ad inaugurarlo, e la voce di un soprano come la Rancatore a farlo rivivere come tempio della musica.

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Rimarrà visitabile fino al 17 luglio (dalle 9 alle 13 e dalle 17,30 alle 21) presso la Camera di Commercio di Siracusa, che diviene quindi in questi giorni un pregevole spazio espositivo, la mostra collettiva di pittura, scultura, ceramica, sartoria e storia del costume e poesia promossa dalla F.I.A.Fi. (Federazione Italiana Arti Figurative) di Siracusa, associazione culturale presieduta da Anna Mirone.

L’inaugurazione di “Arte Insieme” si è svolta venerdì 8 luglio. Presentatore il critico d’arte Raimondo Raimondi e direttore della testata Dioramaonline, presente anche in veste di poeta: l’attrice Lalla Bruschi ha infatti recitato alcune poesie proprie e componimenti di altri poeti.

La manifestazione è stata resa possibile grazie anche ad Artisti Med inTour.

Pregevole accompagnamento musicale al vernissage sono stati i brani eseguiti dal duo “Syraka” composto da Valerio Massaro alla chitarra classica e da Giuseppa Modica al violino, eleganti nella loro esecuzione di brani che spaziano dal classico al contemporaneo e già noti per le loro performance sia come duo che come solisti o in varie formazioni.

La manifestazione, cui hanno contribuito il Comune di Melilli e la Banca Agricola Popolare di Ragusa, espone opere di Vincenzo Bellante, Anastasia Beunza, Francesco Brigandi, Lucia Caccamo, Andrea Calabrò, Mariagrazia Cassibba, Michele Cubisino, Francesco Giliberto, Santo Paolo Guccione, Martina Iacono, Maria Teresa Matraxia, Adua Menozzi, Luigi Messina, Cetty Midolo, Tiziana Miraglia, Anna Mirone, Laura Nicotra, Marika Pozzi, Nunzia Puglisi, Salvatore Rubino, Silvana Salinaro, Angela Maria Sarchiello, Roswitha Schablauer, Antonella Sidoti e Cetty Urso.

Stili e contenuti diversi, come differenti sono le arti coinvolte in questa collettiva: prevale l’espressione figurativa con incursioni in ambito più astratto o concettuale come nelle tele della Matraxia, della Sarchiello e della Iacono; si passa dagli intarsi preziosi di perle fili e stoffe degli abiti di Lucia Caccamo – nota anche per la sua attività di costumista teatrale e cinematografica – alle parole ermetiche di Salvatore Rubino, al legno ieratico di Santo Paolo Guccione.

Forme e colori comunque vitali ed espressivi.

Ci si augura che questa e consimili iniziative riescano ad animare l’estate di Siracusa anche culturalmente.

Ad maiora a tutti gli artisti.

Notabilis e l’estate…

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…è il edicola il numero estivo di Notabilis, la rivista interamente dedicata alla cultura sulla quale scrivo pezzi riguardanti scuola, cinema, letteratura, arte…

Stai andando al mare? Notabilis è la lettura perfetta da fare sotto l’ombrellone! | ‪#‎Notabilis‬ ‪#‎NotabilisMag‬

notabilis.mag

Keep calm, read #Notabilis! By the pool, in the office, on the bus, or as we prefer, by the beach! Take us with you to enjoy the latest cultural happenings of Sicily. Find us at an edicola near you or purchase a copy on our site http://www.notabilis.it

#vacanze #leggi #read #magazine#italianmagazine #sicily #igerssicilia#igerssiracusa #siracusa #catania#arenella #palermo #ragusa #ortigia#messina #notabilismag #siciliansummer#sicilianculture #travelsicily #visitsicily#sicilytourism

Something about me…

Ringrazio Daniela Tralongo e tutta la redazione di Notabilis…

Daniela Tralongo
IL LIBRO COME COMPAGNO PER CRESCERE

Maria Lucia Riccioli sorprende! E lo fa con Nana, una balena un po’ particolare, nata in una notte di luna piena e tutta gialla, come una banana!

Dolcezza e fantasia si distribuiscono tra le pagine di questa pubblicazione, definibile infantile solo per indicare il pubblico a cui è destinata. La storia infatti è un vero e proprio invito di Nana al valore del rispetto, argomento tutt’altro che banale e soprattutto da ammonire ai grandi prima ancora che ai piccini. Il colore originale di Nana le da inizialmente qualche problema con le altre creature marine ma quando, grazie al suo coraggio, salverà il mare da un grave pericolo tutti la considereranno un’eroina! Attraverso una storia tenera e avventurosa i bambini si confrontano con il valore della diversità e l’importanza della tutela dell’ecosistema marino.
Alla fine del volume, c’è posto anche per un allegro decalogo per invitare i più piccoli al rispetto del mare e delle sue creature. Ma la compagnia di Nana non si esaurisce con la lettura della sua storia perché nella versione ebook sono presenti anche giochi e approfondimenti, affermandosi come strumento d’ausilio didattico per le maestre o per i genitori più attenti.

 

la bananottera

 

 

https://marialuciariccioli.wordpress.com/2014/11/11/quannu-u-signuri-passava-p-o-munnu-recensione-su-notabilis/

Ed ecco la recensione di QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU uscita su Notabilis…

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Notabilis è una rivista bimestrale dal taglio culturale, che mette in evidenza persone, fatti ed eventi degni di nota in Sicilia. La rivista e’ distribuita nella città e provincia di Siracusa, anche nelle migliori edicole e librerie di Modica, Ragusa, Catania, Caltanissetta e Palermo. E’ possibile comprare la rivista anche sul sito andando nella sezione nota.store, o abbonarti seguendo le indicazioni dal nostro menù.

Inoltre, per i nostri lettori virtuali, offriamo un calendario completo di eventi da seguire sia per adulti sia per bambini. Per scoprirli, visita gli #Eventidegnidinota e le #Babynote.

Ci interessa sapere cosa la gente pensa della Sicilia, per questo abbiamo creato lo spazio “What people say about Sicily?” per confrontarci e condividere impressioni e idee.

http://www.notabilis.it/nota-store/

Copertina Riccioli

“La bananottera” tra i libri scelti da Feltrinelli per i lettori

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http://www.lafeltrinelli.it/libri/m-lucia-riccioli/bananottera/9788889122839 (per ordinare la mia fiaba)

http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/puntivendita/negozi/trova/sicilia/Libri-e-Musica-Catania.html (La Feltrinelli di Catania)

La Feltrinelli La bananottera

SCELTI PER VOI

Perché crediamo nel loro valore, perché ci hanno divertito, appassionato ed emozionato.

Scelti per voi, da condividere con voi.

Ringrazio il mio carissimo Alessio Grillo, artista catanese che tra l’altro ha realizzato le copertine dei miei primi due libri, per la foto…

La mia dolce bananottera gialla Nana è stata scelta insieme ad altri personaggi fantastici per essere proposta ai lettori Feltrinelli…

Grazie agli amici di Feltrinelli Catania, che hanno ospitato la prima presentazione dei miei cunti in dialetto siciliano (un grazie speciale a Sonia Patania, infaticabile e appassionata).

Scritto da Maria Lucia Riccioli, e illustrato da Monica SaladinoLa Bananottera è la storia di Nana, una balena un po’ particolare: è nata, infatti, in una notte di luna piena ed è…tutta gialla, come una banana!
Il suo colore originale le da qualche problema con le altre creature marine ma quando, grazie al suo coraggio, salverà il mare da un grave pericolo tutti la considereranno un’eroina! Attraverso una storia tenera e avventurosa i bambini impareranno il valore della diversità e l’importanza della tutela dell’ecosistema marino. Alla fine del volume, infatti, trova posto un allegro decalogo per invitare i più piccoli al rispetto del mare e delle sue creature.

Verba Volant Edizioni, Casa Mazzolini, Il Cestino dei Libri, Modena

L’11 maggio 2015 è stata pubblicata per i tipi di VerbaVolant edizioni la mia fiaba “La bananottera” (con illustrazioni di Monica Saladino), presentata in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino il 17 maggio presso il Bookstock Village al Laboratorio Scienza e Saperi, con lettura animata e laboratorio per i bambini.

La fiaba è stata poi presentata a Palermo presso la Libreria Un mare di libri, a Siracusa presso la Casa del Libro Rosario Mascali il 30 maggio, alla fiera “Una marina di libri” di Palermo il 5 e 6 giugno (presentazione e laboratorio), il 14 giugno a Ragusa (A tutto volume) con un laboratorio, il 20 giugno presso la Libreria dei Ragazzi di Siracusa con una labomerenda.

Dal 31 luglio al 2 agosto 2015 “La bananottera” è stata ospite della fiera letteraria “Gufi e melone” di Joppolo Giancaxio (AG), patrocinata dal Comune e dalla Biblioteca comunale.

Il 28 agosto, presso la spiaggetta del Castello Maniace ( che fa parte dell’area marina protetta del Plemmirio di Siracusa), la mia fiaba è stata ospite di “C’era un mare da favola…”.

Il 13 settembre ho tenuto una lettura de “La bananottera” in Piazza Leonardo da Vinci a Siracusa nell’ambito della manifestazione “Il risveglio di Siracusa” organizzata da “Archimede in movimento”.

Il 18, 19 e 20 settembre ho preso parte al Catania Book Festival presso il Cortile Platamone.

Il 3 ottobre, con “La bananottera”, sono stata ospite della manifestazione “Il mare al museo” presso il Museo del mare di Siracusa, mentre a Palermo la fiaba è stata protagonista di un laboratorio presso “È Bio”.

Il 25 ottobre “La bananottera” è stata tra i libri VerbaVolant in mostra al Book b@ng di Messina ed è stata presentata a Palermo presso La Città del Sole, il 31 ottobre è stata presentata a Ragusa presso “Le Fate” e il 15 novembre, dopo vari incontri nelle scuole siracusane, è stata ospite di “Archimede in movimento” a Siracusa. La fiaba è stata protagonista di un laboratorio presso la Fiera della piccola e media editoria di Roma “Più Libri Più Liberi” che si è svolta nel Palazzo delle Esposizioni dell’Eur dal 4 all’8 dicembre; il 13 dicembre ha trovato spazio presso la piccola fiera tenuta a Siracusa in occasione di Santa Lucia. Presso Palazzo Asmundo a Palermo dal 18 al 20 dicembre è stata ospite di “Jingle Books”. Dal 20 al 21 febbraio la fiaba è stata ospitata a Modena per Bukids, la sezione per bambini e ragazzi di Buk Modena, mentre il 25, presso l’Associazione culturale Alimede, è stata protagonista di una labomerenda.

A marzo è stata ospite di “Bellissima”, fiera dell’editoria indipendente, presso il Palazzo del ghiaccio di Milano, mentre il 3 aprile è stata protagonista di una lettura presso “Archimede in movimento”, IV edizione. L’11 aprile è stata ospite della IV A e B dell’Istituto comprensivo “D. Ajello” di Mazara del Vallo (TP) per un incontro con l’autore, mentre il 15 aprile è stata ospite dell’edizione speciale di Archimede in Movimento dedicata al problema delle trivellazioni. Il 23 e il 30 aprile, in occasione della Giornata mondiale della cultura, del libro e del diritto d’autore, “La bananottera” è stata tra i libri VerbaVolant edizioni donati a Casa Mazzolini per l’iniziativa “Il cestino dei libri”, nata per sostenere “La casa di Fausta” insieme alla Biblioteca del gufo e ad altri volontari. Al Salone internazionale del Libro di Torino 2016, ad “Eralavò”, festival delle storie di Acireale (CT), e ad Una marina di libri di Palermo è presente presso lo stand VerbaVolant edizioni al’Orto Botanico.  

L’11 giugno è stata ospite della Biblioteca “Giuseppe Agnello” di Canicattini Bagni (SR) per la festa conclusiva del progetto NATI PER LEGGERE.

La fiaba è stata scelta da Feltrinelli Catania tra i libri da proporre ai lettori.

 

 

 

 

 

 

 

 

Je suis au jardin: romanzi all’Artemision

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E dopo la Rassegna “I venerdì dell’anima”, a cura della Libreria Casa del Libro in collaborazione con l’associazione Amici della Casa del Libro, ecco la nuova rassegna estiva all’insegna della narrativa.

Rassegna di autori italiani
Un ciclo estivo di grandi firme della letteratura italiana contemporanea che raggiungono Siracusa per incontrare i lettori nel giardino dell’Artemision

il 13 Luglio alle 19 si cominciato con Sergio Claudio Perroni ed il suo ultimo romanzo “Il principio della carezza” edito da La nave di Teseo. Presenta Daniela Sessa, redattore culturale della rivista on line Barbadillo
il 22 luglio alle 19 si prosegue con Paolo Di Stefano ed il suo libro edito con Rizzoli “I pesci devono nuotare” presentato da Simona Lo Iacono in collaborazione con Elena Flavia Castagnino
il 25 luglio alle 19 Paolo Malaguti conclude il ciclo con il suo romanzo ( finalista allo Strega 2016) “La reliquia di Costanopoli” . Presenta Maria Lucia Riccioli, scrittrice, poetessa e giornalista.

Si parte con “Il principio della carezza” di Sergio Claudio Perroni (ed. La nave di Teseo, collana Le Onde, 2016, pag.101): è una storia che si fa poesia, mentre un uomo e una donna si incontrano, parlano attraverso un vetro, si scambiano cuore e solitudini. Dentro la solitudine di una città deserta la donna, scrittrice disincantata alle prese con la stesura di un monologo, e il lavavetri, semplice e sognatore, scalano il loro tempo tra un passato “museo di istanti collezionati” e un presente timido e amaro. Poi una terrazza e…..
Il romanzo di Sergio Claudio Perroni ha una grazia elegante e rarefatta, un ritmo cadenzato e seducente , un lessico appassionato e lieve. La storia di un innamoramento che lascia col fiato sospeso e che incanta.

Sergio C. Perroni vive e lavora a Taormina. Editor e traduttore di narrativa inglese e francese. Ha pubblicato Non muore nessuno (Bompiani, 2007), Raccapriccio, mostri e scelleratezze della stampa italiana (Aliberti, 2007), Leonilde, storia eccezionale di una donna normale (Bompiani, 2010) e adattato per il teatro il Don Chisciotte di Cervantes (¡Viva don Chisciotte!, con Gigi Proietti, regia di Gianpiero Borgia, 2008). Nel 2013 è uscito, sempre per Bompiani, Nel ventre, un viaggio narrativo nel cuore di Troia, accompagnato dalle illustrazioni di Velasco Vitali. Nel 2015 ha pubblicato Renuntio Vobis in cui si affronta il tema della rinuncia a un incarico, tra umiltà e fuga, in cui non è difficile rintracciare la parabola umana di Benedetto XVI (Bompiani). Cura l’Agenzia Editoriale Perroni&Morli.

A presentare l’autore sarà, il 13 luglio 2016 alle ore 19, la professoressa Daniela Sessa, mentre Simona Lo Iacono presenta Paolo Di Stefano il 22 (giornalista de “Il Corriere della Sera”, dal quale sono stata intervistata al volo durante la storica visita del corpo di Santa Lucia a Siracusa nel dicembre del 2004, amico di “Letteratitudine”, blog sul quale ho scritto sia di scuola che d’altro, specie naturalmente la letteratura).

L’articolo uscito oggi su LA SICILIA  a cura di Monica Cartia.

Paolo Di Stefano (Avola, 1956) è uno scrittore italiano.

È cresciuto a Lugano, in Svizzera. Si è laureato in Filologia romanza con Cesare Segre a Pavia. Dopo una breve esperienza di ricerca universitaria, ha lavorato come giornalista al Corriere del Ticino e alla Repubblica, è stato responsabile delle pagine culturali del Corriere della Sera, di cui è ora inviato speciale. È stato editor presso la casa editrice Einaudi. Ha insegnato Cultura giornalistica alla facoltà di lettere dell’Università degli Studi di Milano. Ha scritto saggi filologici e critico-letterari, ha curato volumi miscellanei. È autore di racconti, reportage, inchieste, poesie e romanzi, alcuni dei quali tradotti in francese e tedesco. Nelle sue opere affronta temi come: la memoria e l’oblio, l’infanzia violata e la difficoltà di crescere, la famiglia e i rapporti generazionali, l’emigrazione, lo spaesamento, i rapporti Nord-Sud.

È sposato e ha tre figli, Simone, Luca e Maria. Vive a Milano.

Poesie

Minuti contati (Scheiwiller, Milano 1990, Premio Sinisgalli), con prefazione di Giorgio Orelli.

Romanzi

  • Baci da non ripetere (Feltrinelli 1994, Premio Comisso);
  • Azzurro troppo azzurro (Feltrinelli 1996, Premio Grinzane Cavour);
  • Tutti contenti (Feltrinelli 2003, Superpremio Vittorini, Superpremio Flaiano, Premio Palmi, Premio Letterario Chianti[1]);
  • Aiutami tu (Feltrinelli 2005, SuperMondello);
  • Nel cuore che ti cerca (Rizzoli 2008, Premio Campiello e Premio Brancati);
  • La catastròfa (Sellerio 2011, Premio Volponi), che racconta la tragedia dell’8 agosto 1956, quando in miniera a Marcinelle morirono, tra i molti altri, 136 minatori italiani.
  • Giallo d’Avola (Sellerio 2013, Premio Sebastiano Addamo, Premio Viareggio-Rèpaci e Premio Comisso)
  • I pesci devono nuotare (romanzo per ragazzi, Bompiani Rcs Education 2013)
  • Ogni altra vita (Storia di italiani non illustri, il Saggiatore 2015, Premio Bagutta)
  • I pesci devono nuotare (Rizzoli 2016)

Nel 2010 ha pubblicato la plaquette di racconti Per più amore (Manni Editore).

Reportage

  • La famiglia in bilico, sulla famiglia italiana dopo il caso di Novi Ligure (prefazione di Adriano Sofri, Feltrinelli 2001);
  • Io vorrei. Desideri e passioni di adolescenti di ogni età (Edizioni Corriere della Sera 2004).

Altre pubblicazioni

Nel 1990 ha curato per Einaudi una raccolta di lettere di Gianfranco Contini a Giulio Einaudi (Lettere all’editore 1945-54). Un libro-intervista a Giulio Einaudi (Tutti i nostri mercoledì, Casagrande) è del 2001. Nel 2010 è uscito il volume Potresti anche dirmi grazie. Gli scrittori raccontati dagli editori (Rizzoli), una raccolta di interviste sul mondo dell’editoria italiana. Ha curato una raccolta di recensioni di Giuliano Gramigna, Viaggio al termine del Novecento. Il romanzo italiano da Pasolini a Tabucchi (Bruno Mondadori 2013).

Sui suoi libri hanno scritto, tra gli altri: Cesare Segre, Giuliano Gramigna, Lalla Romano, Corrado Stajano, Giulio Ferroni, Goffredo Fofi, Franco Cordelli, Paolo Mauri, Lorenzo Mondo, Angelo Guglielmi, Giovanni Pacchiano, Walter Pedullà, Gianandrea Piccioli, Giuseppe Amoroso, Anna Modena, Clelia Martignoni, Filippo La Porta, Massimo Onofri, Bruno Pischedda, Gabriele Pedullà, Salvatore Ferlita, Bruno Quaranta, Arturo Mazzarella, Marco Ciriello, Piero Gelli, Gian Antonio Stella, Cristina Taglietti, Salvatore Silvano Nigro, Antonio Prete, Raffaele Manica. Memorabile la recensione di Aldo Busi a Giallo d’Avola: <<Un grande romanzo, di genere, ma come considero di genere I promessi sposi, Il Gattopardo, o I Viceré… Se fosse stato pubblicato nei primi anni Sessanta non meriterebbe meno considerazione de Il fu Mattia Pascal e si potrebbe gridare al capolavoro>>.

Nel 2013 ha vinto il Premio Viareggio e nel 2014 ha avuto il Premio Lo Straniero.

I pesci devono nuotare, un libro sul fenomeno delle migrazioni di minori dai paesi del sud del mondo verso l’Europa…
Telbana, Egitto: in questo piccolo paese a nord est del Cairo, dove il colore dei campi si fonde col rosso delle case incompiute e dei vicoli sterrati, vive Selim. Suo padre gli ha insegnato il rigore e il senso di sacrificio, negandogli i desideri: «Devi allungare i piedi fino a dove c’è la coperta». Ma Selim è tenace e non si accontenta della vita che il destino gli ha riservato, e così, con l’incoscienza e la forza dei suoi diciassette anni, attraversa il deserto e la Libia, fino a raggiungere il mare e imbarcarsi per l’Italia. Dopo fatiche, stenti e preghiere sussurrate, il viaggio lo conduce in Sicilia, insieme a centinaia di migranti in cerca di sogni. Il suo è il più grande e ambizioso: vuole un riscatto dall’infanzia che si è lasciato alle spalle, parlare l’italiano meglio degli italiani, costruirsi un futuro. È una strada tortuosa, che sembra impossibile, ma Selim non si arrende e, tra cadute e risalite, cerca il proprio posto in una Milano che non regala niente a nessuno. Selim non è solo. Dentro e accanto alla sua vita ne scorrono altre, meno luminose ma altrettanto esemplari: la dolce Marlene, il ruvido Raymon, l’amico Tawfik e alcuni misteriosi angeli protettori. In un mondo che cambia velocemente alziamo barriere per difenderci da ciò che non conosciamo. Paolo Di Stefano, con questa storia vera che ha le sue radici nella cronaca di tutti i giorni ma che ci trasporta lontano, in un viaggio sorprendente, racconta i sentimenti, le scoperte e le emozioni di chi sta dall’altra parte di quel muro. Di chi ha imparato un principio universale: i pesci devono nuotare.

Io presenterò il 25 luglio Paolo Malaguti e il suo romanzo uscito per Neri Pozza LA RELIQUIA DI COSTANTINOPOLI.

http://paolo-malaguti.blogspot.it/

http://www.neripozza.it/collane_dett.php?id_coll=1&id_lib=934

Lascio la parola all’autore stesso per la presentazione:

Sono nato a Monselice nel 1978. Ho trascorso l’infanzia e la giovinezza a Padova, dove ho frequentato il Liceo Ginnasio “C. Marchesi” e dove mi sono laureato in Lettere moderne, con una tesi di Filologia italiana su Antonio Fogazzaro.
Dal 2004 insegno nei licei, prima della provincia di Treviso, poi della provincia di Vicenza. Attualmente insegno nel liceo “G. B. Brocchi” di Bassano del Grappa.
Ho pubblicato “Sul Grappa dopo la vittoria” (6a edizione 2014) nel 2009, per i tipi della Santi Quaranta di Treviso; sempre con la casa editrice trevigiana, diretta da Ferruccio Mazzariol, ho pubblicato due anni dopo, nel 2011, “Sillabario veneto” (3a edizione 2013), e, nel 2013, “I mercanti di stampe proibite” (2a edizione 2013).
Nel 2012 ho partecipato con il racconto “Il bambino di Marostica” all’antologia “Nero 13 – Giallo a Nordest” per la Libra Edizioni.
Dal 2013 contribuisco, con articoli di educazione, didattica, cultura generale, al quotidiano on-line “IlSussidiario.net”.
Nell’ottobre del 2015 è uscito, per i tipi della Neri Pozza, il romanzo storico “La reliquia di Costantinopoli”.

1565, Venezia. Il sole non lambisce ancora il camposanto di San Zaccaria, quando il vecchio Giovanni si cala nella tomba del chierico Gregorio Eparco, il suo antico tutore, appena riesumata dai pissegamorti in cambio di tre ducati. Non vuole trafugare la bara di legno marcio o le ossa ricoperte di lanugine e muffa. Sta cercando un libercolo. Un diario «avvolto in una pezza di tela cerata, sigillata da un nastro nero», che lui stesso, cinquant’anni prima, ha nascosto sotto la nuca del maestro, dopo aver giurato di non sfogliarlo né di farne parola con nessuno.
Il giuramento, però, ora può essere infranto, poiché le annotazioni contenute in quell’involucro sono l’unico indizio in grado di condurre ad alcune preziosissime reliquie cristiane andate perdute.
Il diario si apre nel 1452, quando Gregorio – «la barba folta e nera» e un «fisico più da rematore che da mercante» – giunge ad Adrianopoli insieme con il suo socio d’affari, l’ebreo-veneziano Malachia Bassan.
La città, strappata a Venezia dagli Ottomani un secolo prima, offre uno spettacolo raccapricciante agli occhi dei due giovani mercanti. Ventotto marinai di una galea da mercado della Serenissima, accusata  di aver disubbidito agli ordini provenienti dalla fortezza di Boghaz-kesen, fatta costruire da Maometto II per controllare il traffico sul Bosforo, sono stati torturati, uccisi e lasciati alla mercé dei cani nelle pubbliche vie.
L’intento del giovane Sultano, un ragazzo di diciannove anni magro e pallido, è chiaro: offrire una dimostrazione di forza prima di cingere d’assedio la città che, per i cristiani, è la madre e la guida di tutto il mondo, l’ancella stessa del Padre: Costantinopoli, l’arca di santità che custodisce il maggior numero di reliquie cristiane.
Mentre uno sparuto esercito di genovesi, greci e veneziani tenta di respingere l’assalto dei turchi, Gregorio ha un’idea: recuperare tutti «i frammenti di Paradiso» appartenuti ai santi e disseminati nelle chiese, nei sotterranei e dentro il Grande Palazzo imperiale di Costantinopoli, per salvare in tal modo la Cristianità. Un’idea allettante anche per Malachia Bassan, nella cui mente si affaccia il pensiero che, male che vada,  quelle reliquie così preziose possono pur sempre essere vendute.
Così tra imboscate, fughe ed enigmi, i due giovani mercanti si accingono all’impresa…
Con una documentazione sterminata capace di riprodurre fedelmente l’architettura di Costantinopoli cinta d’assedio dagli Ottomani e le strategie militari, le lingue, i culti e i costumi dell’epoca, Paolo Malaguti scrive un romanzo d’avventura dall’inarrestabile tensione narrativa. E ci consegna due protagonisti memorabili, figli del XV secolo: il saggio e ossequioso chierico Gregorio e l’imprevedibile ebreo Malachia.

L’articolo scritto da Annalisa Stancanelli e uscito su LA SICILIA il 10 luglio.

La location è meravigliosa: il giardino dell’Artemision.

https://it.wikipedia.org/wiki/Artemision_di_Siracusa

https://www.facebook.com/events/104528746647726/113033512463916/?notif_t=plan_mall_activity&notif_id=1467792974886745 (l’evento Facebook)

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