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Mariannina Coffa fortunatamente non teme oblio… grazie al lavoro di tanti studiosi e cultori di poesia e critica letteraria e ad artisti sensibili come Carlo Muratori…

SALE

Sopra ho postato una pagina del cd-libro di Carlo Muratori, SALE. Sono emozionata non solo del fatto che mi abbia citata e ringraziata, ma anche del fatto che io e Franco Battiato, per dire, siamo nello stesso disco!

Sì, perché Carlo e Franco cantano assieme uno dei pezzi più intensi di Battiato, POVERA PATRIA, che dava il titolo al tour dedicato da Muratori ai 150 anni dell’Unità d’Italia (e qui torna in gioco la cara Mariannina Coffa, poetessa e patriota netina il cui sonetto OMBRA ADORATA Carlo Muratori ha portato in tour musicandolo).

Ecco una mia breve riflessione sul testo della Coffa e il link per ascoltare il brano di Carlo Muratori.

Il sonetto di Mariannina Coffa “Ombra adorata” è stato pubblicato da Miriam Di Stefano in “Scritti inediti e rari di Mariannina Coffa”, edito dalla FIDAPA di Noto nel 1996.

Ho letto il prezioso volumetto anche grazie al suggerimento della professoressa Renata Russo Drago, esimia docente e cultrice di storia patria.

Qui sarebbe impossibile condensare la vita e l’opera della patriota e poetessa netina, ma mi piace offrire un’analisi – non esaustiva, ci mancherebbe – di questa composizione della Coffa.

Che l’ombra adorata sia quella dell’antico maestro di musica, del fidanzato e sposo mancato, Ascenso Mauceri, possiamo supporlo anche se non darlo per certo.

Già tra i primieri studiosi e critici della Coffa ci fu chi mise in dubbio la realtà effettuale di quest’ombra, dell’angelo di tante liriche della poetessa. Si parlò digenius, del daimon…

Oggi, anche alla luce dei nuovi apporti critici – penso agli studi della Fiume, che affratella anzi assorella la Coffa alle correnti spiritualistiche di area esoterica, massonica, magnetica, che furono tanta parte della cultura del tempo – potremmo anche azzardare un’interpretazione differente: è quasi come se l’ombra adorata fosse quella di uno spirito-guida, di un “angelo” che voglia guidare la poetessa a gradi più alti di perfezione.

Certo che però il fascino romantico della storia d’amore Coffa-Mauceri rimane intatto: immaginiamo Mariannina in preda al rimpianto, malmaritata poetessa che sconta l’esilio – impoetico come il borgo in cui si sente leopardianamente relegata “la giovane favolosa”, come mi è piaciuto definirla durante il convegno “Sguardi plurali” dedicato alla Nostra – a Ragusa pensando all’amato irrimediabilmente perduto.

Dal punto di vista formale, lodevole la musicalità del verso, cantabile nel senso migliore del termine, al punto che il sonetto è stato musicato dal “chiant-autore” (così scherzosamente si autodefinisce) Carlo Muratori, che lo ha eseguito per la prima volta nel 2011 – in occasione dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia – presso l’Archivio di Stato di Noto a Palazzo Impellizzeri durante il convegno dedicato a Mariannina Coffa poetessa e patriota. Successivamente Muratori lo ha cantato durante il tour dedicato ai canti siciliani di epoca risorgimentale – Povera Patria il significativo titolo del tour.

Lo ha eseguito poi a conclusione dell’ultimo convegno dedicato a Mariannina Coffa, che segna una tappa importante nell’evolversi degli studi sulla poetessa.

(Ecco il link per ascoltarlo su YouTube:

Mi piace riportare qui la fotografia dell’originale – tratta sempre dal volume della Di Stefano.

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Le varianti, i pentimenti, le cancellature di un manoscritto ci fanno entrare con emozione e curiosità nella bottega dello scrittore. E quella di Mariannina Coffa è una bottega coltivata fin dalla fanciullezza, sotto la guida di precettori e maestri come Francesco Serra Caracciolo e Corrado Sbano, nutrita di letture e studi, permeata dei dolori di una vita breve ma densissima. Attraversata e trasfigurata dal mistero della creazione, che rimane tale anche per la stessa poetessa, che vive di ispirazione e scrive e va significando al modo che il suo genius le detta dentro.

La grafia peculiare della Coffa, disordinata eppure chiarissima, i pasticci, i versi imbastiti eppure venuti fuori già compiuti: la pagina parla da sé.

Il senno del verso 1 diventa il core,

Se te perdendo ogni Ciel perdei? (v. 2)

nasconde, ci pare di capire,

se perduto il mio Ciel tutto perdei?

Significativa appare la variante del verso finale che cambia il senso della frase.

E più che il labro tuo parla il tuo pianto

diventa

E più che il labro tuo trovo il tuo pianto.

Il dolore muto dell’angelo della Coffa viene trovato anziché manifestarsi parlando alla poetessa, che però non cancella la parola variata.

A proposito… oltre al tour di Carlo Muratori, da segnalare lo spettacolo FIMMINA…

Si parla di sale e anche di Mariannina Coffa…
Rita Abela è una straordinaria performer e attrice che ho avuto il piacere di intervistare spesso e con cui ho lavorato per l’Accademia di Canto Carmelo Mollica e per dei saggi musical-teatrali…
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