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Che emozione varcare la soglia del Teatro Comunale di Siracusa non più da visitatrice (grazie al FAI) o come guida (per i ragazzi delle scuole siracusane) ma da spettatrice!

Palchi…

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Concerto di Capodanno, gran maestro delle danze Orazio Sciortino con il suo invito al Valzer…

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Potevo resistere alla tentazione di farmi ritrarre nel teatro della nostra città?

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Giochi di riflessi…

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Il teatro parato a festa…

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Non solo Sciortino è un eccezionale pianista, direttore d’orchestra e compositore, ma anche divulgatore… ha spiegato ogni brano inquadrandolo nella temperie storico-culturale.

Valzer come descrizione di paesaggi geografici e dell’anima… con Grieg e Sibelius, Debussy, Chopin, Prokofiev, Poulenc, Ravel, Lizst…

– INVITO AL VALZER –

Schubert/Prokofiev – Waltz-Suite

Donizetti/Liszt – Valzer da concerto su due motivi da Lucia e Parisina

Grieg Valse – Impromptu op. 47 n°1
Valse Melancolique op.68

Sibelius – Valse triste

F.Chopin Valse in mi min. op. postuma
Valse op. 70 in fa min. n°2
Valse op.64 n°1 “Minute waltz”
Valse n° 5 op.42

C.Debussy – La plus que lente

M.Ravel – La Valse

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Che meraviglia… grazie a chi si è prodigato per la riapertura del teatro e restituire questo gioiello alla città.

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Foto d’obbligo col maestro… e la locandina degli spettacoli del Teatro.

Mi ero già occupata di Orazio Sciortino su LA CIVETTA DI MINERVA.

Ecco un articolo uscito on line.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=1750%3Aal-via-syrakammus-festival-di-musica-da-camera-teatro-e-arte-contemporanea&catid=17%3Acultura&Itemid=143

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Ecco uno dei miei ultimi pezzi…

 

Si è aperta nel migliore dei modi la rassegna musicale Syrakammus, festival di musica da camera, teatro ed arte contemporanea: l’11 agosto scorso infatti il pianista siracusano Orazio Sciortino ha eseguito i concerti per pianoforte di Wolfgang Amadeus Mozart KV414 e KV449, nella versione originale per quintetto d’archi.

Con la precisa brillantezza del tocco, il controllo e il virtuosismo che ne fanno un interprete di prim’ordine del panorama musicale internazionale, Sciortino ha reso omaggio a Mozart insieme al quartetto Cesar Franck (formato dai violinisti Niccolò Musmeci e Dario Militano, dal violista Salvatore Randazzo e dal violoncellista Salvatore Mammoliti) e al contrabbassista Lamberto Nigro, introducendo le esecuzioni con delle note sull’originalità del compositore, la cui qualità precipua è una marcata spinta dialogica, drammatica e dunque teatrale: il pianoforte, pur rimanendo lo strumento principe dei due concerti – specchio di momenti diversi del Mozart autore che si approcciava al mondo dell’opera –, conversa e contrasta in una dialettica melodica e armonica con gli archi.

La versione proposta non è infatti quella orchestrale ma cameristica, che conferisce un carattere più intimo e salottiero in tema con la rassegna Syrakammus, che proseguirà con “Amor quando si fugge, allor si trova”, la commedia in musica del 1678 circa che verrà eseguita in prima assoluta il 19 agosto presso il Cortile di Pietra del Palazzo del Comune di Avola e il 20 agosto al Castello Medievale di Palazzolo Acreide.

L’opera, una delle brevi commedie in musica di argomento borghese e sentimentale destinate ad allietare la villeggiatura dei nobili romani di fine Seicento, la cui partitura è custodita presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, è attribuibile a Giuseppe Domenico De Totis e alla musica del giovane Alessandro Scarlatti (se così fosse, si tratterebbe, addirittura, della prima opera in assoluto composta dal diciottenne palermitano destinato ad un fulgidissimo avvenire). I protagonisti delle scene proposte dopo varie peripezie troveranno l’amore, alternandosi alle scene buffe dei due servitori che saranno seguite da brevi suite di balli.

Gli interpreti, due soprani (Jennifer Schittino e Paola Modicano) e due tenori (Alessandro Carmignani e Salvo Fresta), che da tempo calcano le scene dei più importanti teatri nazionali e internazionali, indosseranno gli abiti d’epoca disegnati da Stefania Federico, responsabile anche della scenografia, così come i ballerini della compagnia mazarese Dance Works – Harmonia Suave di Carla Favata; l’Ensemble Ostomachion, 2 violini, violoncello, violone, liuto, chitarrone e cembalo, preparato dal clavicembalista Luca Ambrosio, completa il quadro degli artisti coinvolti nell’allestimento, tutti specializzati nell’esecuzione su strumenti originali e con una solidissima e duratura carriera internazionale alle spalle. La regia è di Maristella Marino.

https://www.gofundme.com/r2h6hryk

Per finanziare LA CIVETTA DI MINERVA, che è sostenuta solo da sponsor privati ed è un esempio di stampa libera da vincoli, l’idea è quella del crowdfunding, cioè la ricerca di fondi.

La civetta, animale sacro a Minerva: il simbolo del giornalismo che raccoglie informazioni e poi le analizza e le argomenta offrendole alla società perché diventino l’humus di un pensiero critico.

Da questa interpretazione del giornalismo  nel settembre del 2009 nasce il progetto dell’edizione cartacea del La civetta di Minerva, giornale antimafia, no profit.

http://www.lacivettapress.it/ it/

Difesa dell’ambiente e del territorio,  multiculturalismo, welfare, etica politica, economia sostenibile, lotta contro ogni forma di sfruttamento, prevaricazione e corruzione sono i nostri temi.

In soli sette anni di attività abbiamo sostenuto – nonostante la scarsità di risorse e quasi solo grazie ai nostri stessi contributi – importanti battaglie nel settore delle energie rinnovabili, della gestione privata del servizio idrico, contro la  costruzione del rigassificatore di Priolo-Melilli, a favore del blocco delle trivellazioni petrolifere in Val di Noto. Poi, tra le nostre numerose inchieste, quella “storica” sulla Procura della Repubblica di Siracusa ci è valsa il premio giornalistico nazionale Mario Francese 2012.

Tuttavia la nostra battaglia per la legalità ci ha portato più nemici che introiti e adesso la Civetta rischia la chiusura definitiva. Abbiamo bisogno di voi per salvarla!
Le donazioni verranno usate per finanziare il giornale e le attività che possano contribuire a tenerlo in vita e a promuoverne la diffusione.

Il nome di ogni donatore verrà stampato in uno spazio dedicato del giornale che potrà accogliere anche proposte e considerazioni (previa valutazione della loro liceità). Ciascuno riceverà il PDF del numero in uscita che presto potrete leggere anche grazie ad un’app.

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The owl, sacred to the roman goddess Minerva: the symbol of aan active journalism, which collects, analyzes and discuss information in order to provide society with a booster for critical thought .

This interpretation of journalism led to the birth, in september 2009, of  the anti-mafia, non-profit, print newspaper, La Civetta di Minerva.

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Our mission is to oppose environmental threats, corruption, exploitement, and abuse of power; and to promote multiculturalism, welfare, ethical politics, and sustainable economy.

Even though we had little money – motly provided by the journalists ourselves – in seven years we fought important battles: against water privatization; against the building of the regasification unit in the high risk area of Priolo-Melilli; against oil drilling in the historical area of Val di Noto. Among our many investigative reports, the “famous”one on the judges of the Procura della Repubblica di Siracusa was rewarded with the national Mario Francese prize for anti-mafia journalism.

However, our battle for legality brought us more ennemies than funds and now La Civetta risks to close for ever. We need you to save it!
Your donations will be used to support the newspaper and every activity which can contribute to its survival and outreach.

The name of every donor will be printed in a specific section of the newspaper, where your ideas and proposals can also be hosted (after previous evaluation of their legitimacy). Moreover, every donor will receive a PDF version of next issue and will be able to read it through an app.

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LA CIVETTA esce ogni due venerdì e poi molti articoli confluiscono nel sito, dove troverete anche aggiornamenti e novità.

https://marialuciariccioli.wordpress.com/2015/12/01/il-baritono-carmelo-mollica-nel-ricordo-del-figlio-luciano-dieci-anni-dopo

Per una decina d’anni sono stata uno dei soprani – anche solisti – dell’Accademia di Canto dedicata alla memoria del baritono siracusano Carmelo Mollica.

Nel link troverete la testimonianza del figlio Luciano, che parla anche del teatro.

Ascoltare le reminiscenze donizettiane da Lucia di Lammermoor suonate da Sciortino mi ha riportata nel mondo del belcanto…

Sono trascorsi undici anni dalla morte di Carmelo Mollica (2005-2016): vi posto nuovamente il racconto della vita del baritono gentilmente inviatomi dal figlio Luciano.

Il baritono siracusano Carmelo Mollica in abiti di scena

Ricevo e pubblico:

Il baritono, un siracusano, mio padre
di
Luciano Mollica

Sono trascorsi sette anni dalla dolorosa scomparsa di mio padre, la sua vita cessò di esistere, dopo una lunga e penosa malattia. Il suo ricordo affettuoso è molto speciale, continua a vivere e a risplendere per sempre da sentire il bisogno di raccontarlo. La mia fanciullezza è stata distinta da un eccezionale genitore che fu Carmelo Mollica; siracusano, orgoglioso di essere un siciliano, affezionato alle tradizioni di questa terra al punto che scherzosamente affermava: «Il sangue che scorre nelle mie vene… ha il colore ed il calore della lava dell’Etna…!». Amò tanto la sua città ed il mare che la circondava che non volle mai trasferirsi altrove nonostante i suoi impegni artistici, abitando con la famiglia nel centro storico di “Ortigia”. Sviluppò l’inclinazione per il teatro mentre frequentava le scuole elementari, in quel periodo affascinato dagli spettacoli di marionette dei “Pupazzi di Don Ciccio Puzzo”. Ebbe l’incontro con il “bel canto” fermandosi di giorno in giorno ad ascoltare nel negozio musicale di Ugo Malvica di Corso Matteotti i grandi cantanti di quell’epoca e, cercando di imitarne il timbro vocale, scoprì così una certa passione per il canto lirico. Il primo contatto con il pubblico lo ebbe a 14 anni esibendosi sul palco del Cine-Teatro del Collegio Santa Maria di Siracusa interpretando “Mario il pescatore”, con le musiche curate dal M° Corrado Maranci, il primo che scoprì il suo vero talento artistico. Scoppiato il secondo conflitto, la sua giovinezza fu segnata da cinque lunghi anni di dura guerra che lui stesso racconta in un diario che io custodisco con affetto. Durante il conflitto fu destinato in qualità di sotto-capo di macchine su unità militari della Regio Marina, una delle quali il torpediniere “Impetuoso” e su di esso fu testimone ed attore della cruenta e sfortunata battaglia aereo-navale, combattuta il 9 Settembre 1943 dalla nostra Flotta navale al largo dell’Isola dell’Asinara vicino alle Bocche di Bonifacio. Quella battaglia costò al nostro paese molte vittime, il nemico tedesco danneggiò diverse nostre unità della Flotta e affondò alcune di esse, fra cui la Corazzata “Roma”. Mio padre a bordo del torpediniere “Impetuoso”, si distinse per coraggio ed umanità. La sua unità faceva parte della scorta avanzata della Flotta, ma dopo avere ingaggiato da alcune ore un ininterrotto combattimento con gli aerei tedeschi, nel bel mezzo dello scontro, improvvisamente le contraeree rallentarono il fuoco per mancanza di proiettili e bisognava urgentemente un approvvigionamento. Mio padre volontariamente si presentò con altri suoi compagni per prelevare dai depositi le munizioni e trasportò da solo quattro cassette di munizioni, attraversando il ponte della nave, mentre dall’alto piovevano bombe nemiche, rimanendo miracolosamente incolume, rifornendo le due contraeree di poppa e riattivando così il fuoco dei mitraglieri che successivamente abbatterono tre aerei nemici, dopodiché si unì alla squadra dei soccorritori dell’unità per recuperare molti naufraghi della “Roma” nella maggioranza feriti con mutilazioni e con paurose lacerazioni nella carne e con tremende bruciature su tutto il corpo. Terminata la battaglia l’ “Impetuoso” fece rotta immediatamente alle Baleari e, giunto nella baia di Pollenza , dopo aver sbarcato i feriti per non cadere nelle mani dei nemici l’unità fu autoaffondata e l’equipaggio internato a lungo. Durante questi mesi di segregazione si sviluppò un’amicizia tra i marinai italiani e gli ispanici e, nel periodo natalizio mio padre cantò nella chiesa madre di Andrax, una cittadina delle isole Baleari in un Concerto di Natale alla presenza dei suoi compagni d’armi e degli abitanti del luogo che entusiasti della sua voce gli diedero l’appellativo di “Carmine cantor”; poi si esibì in una compagnia del luogo cantando diverse romanze da baritono e la famosa canzone “Torna a Surriento!” e, contenti della sua voce, volevano che restasse nella troupe, ma rientrò in Italia nel 1944 e fu imbarcato sul Cacciatorpediniere “Augusto Riboty” partecipando alla Guerra di Liberazione. Per la sua dedizione alla Patria gli fu conferita la “Croce di Guerra al Valor Militare” sul campo e nel Luglio del 1970 fu fregiato dell’Emblema “Nastro Azzurro“ fra i combattenti decorati al Valor Militare della Seconda Guerra mondiale. Finita la guerra si mise duramente a lavorare per realizzare il suo sogno e poi lasciò Siracusa per andare a studiare canto con svariati maestri di chiara fama, che giudicarono il suo timbro vocale un incontestabile talento naturale di baritono. In un’audizione la sua voce fu considerata “voce più unica che rara” dal famoso M° Giuseppe Mulè, celebre compositore, direttore d’orchestra allora rettore del Conservatorio di Musica S. Cecilia di Roma. Debuttò nel 1949 da baritono al Teatro Bellini di Catania, nell’Opera lirica “Fedora” di U. Giordano, nel ruolo di “Cirillo” ottenendo successo di pubblico e critica. L’esordio in “Fedora” gli permise di iniziare una dignitosa carriera di successi, calcando, per oltre quarant’anni, lo scenario lirico d’importanti teatri italiani ed esteri. Spesso… ricordo con piacere che, sin da bambino, mio padre mi portava a teatro ad assistere alle sue recite o prove generali quando gli spettacoli si svolgevano in Sicilia e, durante la sua performance, per potermi controllare da vicino mi soleva lasciare ai lati delle quinte del palcoscenico; per me era un piacevole avvenimento, in quanto mentre cantava lo seguivo da vicino. Imparai negli anni le più celebri romanze d’opera e conobbi di presenza molti prestigiosi suoi colleghi quali fra gli altri: Callas, Tebaldi, Caniglia, Cossotto, Simionato, Di Stefano, Tagliabue, Taddei, Corelli, Tagliavini, Raimondi, Del Monaco, Pavarotti e Ricciarelli. Conservo moltissime foto di mio padre in abiti di scena, attestati di riconoscimenti alla carriera ed un centinaio e forse più di recensioni sulle sue qualità vocali, redatti da noti giornalisti e critici musicali quali tra gli altri: P. Abramo, G. Alabisio, S. Benanti, G. Consoli, D. Danzuso, G. Di Silvestro, A. Fichera, A. Gibilisco, P. Grasso, V. Marchesi, A. Messina, F. Pastura. Era molto orgoglioso quando si esibiva a Siracusa in occasione di Stagioni liriche; ricordo che avevo sette anni quando papà partecipò al XIII Ciclo di Rappresentazioni Classiche dell’INDA del 1954, al Teatro Greco di Siracusa, con il cast artistico del Teatro Massimo Bellini di Catania, cantando nelle vesti di ”Corifeo” nelle tragedie greche: ”Antigone” di Sofocle e “Prometeo incatenato” di Eschilo con la partecipazione di grandi attori fra i quali l’indimenticabile Vittorio Gassman ai primissimi esordi della sua carriera e, quando si esibì nel 1957 al Teatro Comunale di Siracusa interpretando il ruolo drammatico di Lord Enrico Ashton nella “Lucia di “Lammermoor” di G. Donizetti, un successo più che lusinghiero, nel teatro gremito in ogni ordine di posti, con applausi prorompenti dal pubblico, anche a scena aperta, e con consensi della critica. L’anno seguente il teatro chiuse per ristrutturazione e mai più riaprì. Mio padre, avendo un attaccamento particolare per questo meraviglioso tempio dell’arte, visse gli anni successivi con l’amara consapevolezza che la nostra città sarebbe rimasta priva di un “Teatro di tradizione” che potesse accogliere il melodramma; lui avrebbe voluto che la sua Siracusa, definita culla del dramma antico, lo potesse diventare anche per il dramma musicale, soprattutto per l’importante retaggio culturale che le nuove generazioni avrebbero ereditato. Cercò di prodigarsi con ogni mezzo per divulgare la cultura del “bel canto”. Ancora c’è chi lo ricorda con stima perché è a conoscenza del fatto che l’A.A.T. di Siracusa affidò a mio padre dal 1974 al 1977 la direzione artistica, per i suoi molti anni di esperienza teatrale, per la sua specifica attività professionale e per aver ricoperto diversi ruoli di baritono in tutte le stagioni liriche che essa precedentemente aveva organizzato, con il preciso compito di preparare ogni anno Stagioni liriche, manifestazioni che si programmarono nei suggestivi siti archeologici dell’Anfiteatro Romano e del Teatro Greco. Quegli spettacoli furono definiti dalla stampa, locale e nazionale, eventi di alto livello, questo ebbe una ricaduta più che positiva anche sul turismo con il “tutto esaurito” delle strutture alberghiere e la città piena di pullman carichi di persone che venivano ad assistere a spettacoli di lirica e balletto. Nel 1989 mio padre fondò l’ “Associazione Siracusana Amici della Lirica” allo scopo di avvicinare i giovani alla musica lirica e di organizzare eventi per gli appassionati. Concluse la sua carriera a 72 anni, interrotta tristemente per motivi di salute. Durante la sua carriera artistica ebbe molti premi e riconoscimenti. Ricordiamo che il Presidente della Repubblica F. Cossiga gli conferì nel Giugno 1986 l’Onorificenza di “Cavaliere dell’Ordine Al Merito della Repubblica Italiana”. Nel Dicembre 1996 il Presidente della Repubblica L. Scalfaro gli conferì l’Onorificenza di “Ufficiale dell’Ordine Al Merito della Repubblica Italiana”. Il Teatro Bellini di Catania attraverso la “S.C.A.M.”, nel Dicembre del 2000 gli conferì la “Targa Speciale Anno 2000”, un riconoscimento alla carriera. Nel Febbraio del 2001 a Siracusa gli fu conferito alla carriera il I Premio Musicale ”Corrado Maranci”. L’artista a tutto tondo si è sempre prodigato con generosità verso i giovani, soprattutto quelli con talento, che volevano intraprendere la carriera di artista lirico: malgrado le difficoltà che questo difficile mestiere riserva ha avuto la soddisfazione di vedere alcuni suoi allievi diventare professionisti cantando stabilmente nei migliori Teatri Nazionale e Internazionali. Nel 2008 è stata fondata a Siracusa l’ ”Accademia di Canto Carmelo Mollica” ed un coro in seno alla struttura, dal siracusano e artista Salvatore Pupillo, nata per onorare e rinnovare la memoria del suo primo maestro. Spero che l’apertura del Teatro comunale sarà imminente come si è più volte detto e finalmente i siracusani si riapproprino di questo gioiello culturale, dove l’opera lirica e le altre attività artistiche potranno adeguatamente esprimersi. Questo era infatti il sogno di mio padre, scomparso ormai dal dicembre del 2005. Avendo un padre che attraverso la musica si esprimeva e frequentando i teatri lirici sono cresciuto da bambino con la cultura musicale. Mi auguro che i nostri giovani siracusani capiscano l’importante patrimonio culturale che erediteranno con l’apertura del nostro teatro anche in virtù del contributo attivo di un loro conterraneo che dedicando la sua vita al canto lirico, tentò di divulgare nel siracusano la magnifica arte del “bel canto”. Per suggellare questo ricordo indelebile nella nostra città mi auguro che un giorno i nostri amministratori intitoleranno al nome di mio padre la strada di Via del Teatro di Siracusa (strada annessa al Teatro Comunale), un desiderio più volte manifestato e condiviso da molti amici ed appassionati della lirica che ho avuto modo di incontrare e che lo ricordano con stima e affetto per quello che ha dato alla cultura e al turismo di Siracusa.

Questo è l’articolo che è stato pubblicato Domenica 10 febbraio del 2013 sul Settimanale di Siracusa “I fatti della domenica” diretto da Salvo Benanti.

L’articolo che ho scritto per il decennale della morte di Mollica per LA CIVETTA DI MINERVA.

10 anni fa moriva il baritono Mollica, la memoria del figlio

L’artista siracusano aveva debuttato al Bellini di Catania calcando poi le scene dei migliori teatri insieme ai mostri sacri della lirica italiana. “Spero che il Teatro Comunale riapra al più presto. Questo era il sogno di mio padre”

Il 5 dicembre scorso è passato, quasi sotto silenzio, il 10° anniversario della scomparsa del baritono siracusano Carmelo Mollica, la cui memoria però è ancora viva nella nostra città: secondo le parole del figlio Luciano, “lo testimoniano l’affetto e gli apprezzamenti che mi manifestano molti nostri concittadini e amanti del “bel canto”, le recensioni su vari organi di stampa di molti nostri eminenti giornalisti che lo menzionano ancora oggi con alto giudizio per i suoi trascorsi artistici e le varie iniziative culturali nel corso di questi anni organizzate dall’Accademia di Canto Carmelo Mollica di Siracusa fondata in sua memoria: attraverso la musica Salvatore Pupillo e i suoi coristi lo commemorano con un Memorial annuale e concerti a suo nome contribuendo a render ancor più viva la sua figura, per quello che ha dato alla cultura e al turismo di Siracusa”.

Incoraggiato dal M° Corrado Maranci, il primo che scoprì il suo vero talento artistico, Carmelo Mollica – segnato da cinque lunghi anni di dura guerra, che lui stesso racconta in un diario, che il figlio custodisce con religioso affetto, anni nei quali però tra le sofferenze del conflitto ebbe modo di mettere in luce le sue doti canore  – studiò canto lirico con svariati maestri di chiara fama. Debuttò nel 1949 da baritono al Teatro Bellini di Catania, nell’Opera lirica “Fedora” di U. Giordano, nel ruolo di “Cirillo” ottenendo successo di pubblico e critica e intraprendendo una dignitosa carriera di successi, calcando per oltre quarant’anni le scene di tanti teatri italiani ed esteri e dividendole con nomi del calibro della Callas, della Tebaldi, di Maria Caniglia, Fiorenza Cossotto, della Simionato, di Di Stefano Tagliabue Taddei Corelli Tagliavini Raimondi Del Monaco Pavarotti e Ricciarelli.

”Corifeo” nelle tragedie greche quali ”Antigone” di Sofocle e “Prometeo incatenato” di Eschilo, si esibì al Teatro greco di Siracusa, fu tra gli ultimi artisti ad esibirsi sul palco del Teatro comunale. Luciano Mollica ricorda: “Mio padre, avendo un attaccamento particolare per questo meraviglioso tempio dell’arte, visse gli anni successivi con l’amara consapevolezza che la nostra città sarebbe rimasta priva di un “Teatro di tradizione” che potesse accogliere il melodramma; lui avrebbe voluto che la sua Siracusa, definita culla del dramma antico, lo potesse diventare anche per il dramma musicale, soprattutto per l’importante retaggio culturale che le nuove generazioni avrebbero ereditato”.

Appassionato divulgatore del “bel canto”, fu direttore artistico per l’A.A.T. di Siracusa dal 1974 al 1977; nel 1989 fondò l’ “Associazione Siracusana Amici della Lirica”.

Conclude Luciano Mollica: “Spero che l’apertura del Teatro comunale sia imminente come si è più volte detto e finalmente i siracusani si riapproprino di questo gioiello culturale, dove l’opera lirica e le altre attività artistiche potranno adeguatamente esprimersi. Questo era infatti il sogno di mio padre, scomparso ormai dal dicembre del 2005. Avendo un padre che attraverso la musica si esprimeva e frequentando i teatri lirici, sono cresciuto da bambino con la cultura musicale. Mi auguro che i nostri giovani siracusani capiscano l’importante patrimonio culturale che erediteranno con l’apertura del nostro teatro anche in virtù del contributo attivo di un loro conterraneo che dedicando la sua vita al canto lirico, tentò di divulgare nel siracusano la magnifica arte del “bel canto”. Per suggellare questo ricordo indelebile nella nostra città mi auguro che un giorno i nostri amministratori intitoleranno al nome di mio padre la strada di Via del Teatro di Siracusa (strada annessa al Teatro Comunale), un desiderio più volte manifestato e condiviso da molti amici ed appassionati della lirica che ho avuto modo di incontrare e che lo ricordano con stima e affetto”.

 

 

 

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