LA CIVETTA DI MINERVA del 27 gennaio 2017

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LA CIVETTA DI MINERVA è tornata in edicola… ecco il nuovo numero!

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2043%3Ala-civetta-di-minerva-in-edicola-il-nuovo-numero-del-27-gennaio-2017&catid=15&Itemid=139

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Approfitto per rinnovare la mia attestazione di stima verso il direttore Franco Oddo e il vicedirettore Marina De Michele per la loro passione e il loro impegno per un giornalismo non allineato.

Grazie anche a tutta la redazione per i sacrifici e il tempo per scrivere rubato ad altro.

 

Troverete un pezzo firmato da me…

On line troverete sempre i nostri articoli confluiti dal cartaceo… ecco il link ad alcuni dei miei ultimi pezzi.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2007:con-mike-bongiorno-si-cimentarono-i-siracusani-casole-e-puzzo&catid=17&Itemid=143

“Con Mike Bongiorno si cimentarono i siracusani Casole e Puzzo”

Pino Frisoli, storico della televisione e dello sport, autore con Eddy Anselmi di “Rischiatutto – Storia, leggende e protagonisti del programma che ha cambiato la televisione”: “Giuseppe Puzzo ne fu campione dall’8 al 29 novembre 1973”

La Civetta di Minerva, 23 dicembre 2016

I lettori de “La Civetta di Minerva” ricorderanno che la scorsa primavera alla “Prova pulsante – Quasi quasi Rischiatutto”, andata in onda su RaiTre e condotta da Fabio Fazio, il professor Osvaldo Terranova, docente di Lettere presso il Liceo polivalente “Marco Fabio Quintiliano” di Siracusa, ha risposto a una batteria di domande su Gianni Morandi e Ugo Foscolo.

Ma il professore siracusano non è il primo siciliano né il primo aretuseo a tentare la partecipazione alla mitica trasmissione Rai “Rischiatutto”, vero fenomeno televisivo in un’epoca in cui i social erano di là da venire.

“La Civetta di Minerva” ha chiesto lumi in tal senso a Pino Frisoli, storico della televisione e dello sport, che insieme a Eddy Anselmi ha pubblicato per i tipi Rai Eri “Rischiatutto – Storia, leggende e protagonisti del programma che ha cambiato la televisione”: una carrellata puntuale e nostalgica di nomi e volti – dalla “valletta” Sabina Ciuffini al “signor No” Ludovico Peregrini, ai concorrenti Inardi, Longari… – per un “Come eravamo” fatto di buste e “colpi di scena”.

“Mi chiedevi notizie dei concorrenti siciliani di Rischiatutto. Nella puntata del 2 luglio 1970 la Sicilia era una delle domande del tabellone. Nella puntata del 29 ottobre 1970 partecipò la 25enne studentessa di lettere palermitana Elettra Maniscalco, che si presentava su Giovanni Verga, eletta “Miss Rischiatutto” dai tecnici della trasmissione: impensierì il campione Giancarlo Rolfi prima di cedere alla distanza. Il 26 ottobre 1972, nella prima puntata dell’edizione 1972/’73, la nuova campionessa è Ines Giuffrè, 43enne insegnante di Naso, in provincia di Messina, che risponde a domande su vita e opere di Virgilio. È stata la più brava studentessa della Sicilia ed era stata riserva, senza prendere parte alla trasmissione, dell’ultima puntata di “Lascia o raddoppia?”. Rimarrà in carica una sola puntata. Nella puntata del 25 gennaio 1973 si presentano due concorrenti siciliani di nascita: Angelo Bausone, studente all’istituto magistrale di Vigevano, che si cimenta sulla storia della filosofia greca, ha appena compiuto 18 anni ed è il più giovane concorrente nella storia di Rischiatutto; il pubblico è dalla sua parte, ma Bausone termina sotto zero e non riesce nemmeno a partecipare al raddoppio in cabina, ma alla fine della trasmissione il campione, Domenico Giacomino Piovano, annuncia che gli cederà un milione per aiutarlo a proseguire gli studi; l’altra sfidante è una professoressa di Lettere di Narni nata a Catania, la signorina Santa Mirone, 33enne, che risponde a domande sul cinema italiano del dopoguerra. Nella puntata del 3 maggio 1973 partecipa Alberto Cusimano di Palermo, maestro elementare nel torinese, che si presenta sulla storia della Sicilia e di Roma: termina però sotto zero il gioco del tabellone e non accede alle domande del raddoppio. Nella puntata del 17 maggio 1973 è la volta di Emanuele Di Stefano, 39enne poliglotta di Palermo, funzionario dei servizi esteri di un istituto di credito, che si presenta per la geografia mondiale. È proprio Di Stefano a rispondere alla domanda di Mike Bongiorno sull’uccello lira inserita nel tabellone per l’ornitologia: questo episodio lo raccontiamo in dettaglio nel libro nel paragrafo “La misteriosa vicenda dell’ornitologia”. Nella puntata del 14 marzo 1974 concorre Vito Calogero, 48enne assicuratore milanese di origine siciliana che risponde a domande sulle tragedie di Shakespeare, ma non riesce ad assicurarsi le 200.000 lire del raddoppio minimo. Da ricordare poi, tra le parodie di Rischiatutto, quella del comico e cantante catanese Ciccio Pasticcio, al secolo Andrea Maugeri, formidabile imitatore di Franco Franchi. Tra gli anni ’70 e ’80 incise numerosi 45 giri Lp e musicassette vendutissimi in Sicilia e in uno di questi sketch “Ciccio Pasticcio a Rischiatutto”, viene ricostruita una puntata del quiz”.

E per quanto riguarda i siracusani?

“A proposito di Siracusa, nella puntata del 21 gennaio 1971 si presentò Augusto Casole, studente universitario di Augusta (Siracusa) iscritto al terzo anno di lettere che rispondeva su Giacomo Leopardi. Dall’8 al 29 novembre 1973 è campione di Rischiatutto Giuseppe Puzzo, siracusano di nascita, 39enne vice provveditore agli studi di Ascoli Piceno e per dieci anni sindaco di Moresco, piccolo paese delle Marche. Parteciperà anche alla semifinale delle edizioni dal 1972 al 1974. Finita l’esperienza a Rischiatutto, Puzzo scriverà due libri: “Le rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa” e “Lettere a un campione di Rischiatutto”.

Segnalo anche alla tua attenzione l’amico Cesare Borrometi, siracusano di nascita residente a Chivasso, uno dei più importanti esperti di storia della Tv in Italia, citato anche nei ringraziamenti nel libro e già campione di Sarabanda, quiz musicale di Italia Uno”.

Il volume è introdotto da Daniela Bongiorno, vedova di Mike, e parte dei proventi verranno devoluti alla omonima fondazione per iniziative benefiche.

Per inciso…

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Pino Frisoli ha scritto con Massimo De Luca, già direttore di Rai Sport, Sport Mediaset e conduttore della Domenica Sportiva e di Tutto il calcio minuto per minuto “Sport in Tv. Storia e storie dalle origini a oggi”. Una storia dello sport in Tv dalle origini a oggi con tanti episodi curiosi e divertenti dove si ricorda anche il siracusano Enzo Majorca in una diretta televisiva del 1974. Trovate il libro online su Ibs cliccando a questo indirizzo https://www.ibs.it/sport-in-tv-storia-storie-libro-massimo-de-luca-pino-frisoli/e/9788839715036
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La Civetta di Minerva, 23 dicembre 2016

“I libri sono per me imprescindibili e la mia pittura si nutre di letteratura”: così ebbe a dirci qualche anno fa il maestro Gaetano Tranchino nel corso di una preziosa intervista in occasione di una mostra siracusana delle sue opere.

Classe 1938, carattere schivo, pochi viaggi e ancor meno presenzialismo da artista “fashion” o engagé, forti legami con il teatro e le radici della nostra cultura, questo artista così imbevuto di cultura classica, di sicilianità nel suo senso più alto, di tecnica sperimentata ogni giorno da più di sessant’anni, espone le sue opere in una personale organizzata dalla “ProLoco Floridia” in occasione delle festività natalizie: “Immagini della memoria” è il titolo della mostra presso la Galleria Civica d’Arte Moderna del Palazzo Raeli di Floridia. Inaugurata mercoledì scorso, sarà possibile visitarla fino al 7 gennaio.  Il testo critico verrà affidato all’architetto Salvatore Rapisarda.

“Seguo il lavoro di Tranchino da più di vent’ anni: da quando, non so più su quale giornale e per quale mostra, ho visto la riproduzione di un suo quadro e, capitando a Siracusa, in compagnia di Dominique Fernandez, che allora passava le estati in una casetta sul mare di Pachino, sono andato nel suo studio. Lavoro, dico, per improprio – in questo caso – modo di dire: Tranchino, stendhalianamente e savinianamente, non lavora […], si diletta: dipinge cioè con diletto, con piacere, come in una prolungata vacanza — tanto prolungata –, continua ed intensa da assorbire interamente la sua vita. E forse appunto da ciò nasce l’attenzione, il sodalizio, l’amicizia che ci lega: dal reciproco riconoscerci dilettanti proprio nel senso di cui discorreva Savinio per Clerici. E non che il dilettarsi escluda i «latinucci», la ricerca, I’inquietudine, il travaglio, il guardarsi dentro a volte con sgomento e il guardar fuori con prensile attenzione e a volte avidamente: ma in una sfera, sempre, di «divertimento», di gioco esistenziale. Un gioco in cui ha gran parte la memoria, il suo trasmutarsi o mutarsi in mito, favola ad avvertimento del presente; del destino, anche: e così trascorrendo le immagini, le metafore, gli emblemi da Omero a Conrad, con alquante postille borgesiane.

Otto Weininger diceva che a Siracusa si può nascere o morire, non vivere. Pensava, forse, a Platen che è andato a morirvi. Ma Tranchino non solo serenamente ci vive, ma ne rivive i miti lontani (che a volte appaiono come «citazioni» di De Chirico, di Savinio) e quelli dell’infanzia: tra il mare e la campagna, nei dissepolti splendori di una civiltà impareggiabile”.

Queste le parole di Leonardo Sciascia su Tranchino e migliore biglietto da visita non potrebbe esistere per un artista, oltre a quanto scritto da critici, sodali e amici come Ferdinando Scianna, Vincenzo Consolo o Claude Ambroise.

Il titolo della mostra ci rimanda a uno dei temi, dei leitmotiv dell’arte di Tranchino: “balconate, muri del giardino, palme nane, colonne mozze, uomo tormentato intorno a un libro, chiazze interstiziali di colori, la casa, approdi…” e gli altri soggetti delle sue opere sono quello che sono e molto di più, cioè la doppia immagine di un oggetto e del suo ricordo, della sua traccia mnestica e del suo essere mithos, racconto di un passato reale e favoloso insieme, la cosa e il suo eternarsi letterario e artistico. Memoria.

Questo vale a maggior ragione per la Sicilia di Tranchino, terra impastata di memorie stratificate e materiche come la texture delle sue opere, terra mai abbandonata, sempre presente sia fisicamente che nel ricordo, imago essa stessa, reale e atemporale insieme come i sogni, come uno stream of consciousness di forme e colori, di racconto e rimembranze.

 http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=17&Itemid=143

Ecco un articolo sulla nostra Siracusa…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=1965:rai-uno-chiude-il-2016-coi-monumenti-di-siracusa&catid=14:siracusa&Itemid=138

In città una troupe di “Paesi che vai… luoghi, detti, comuni”. “Non è facile raccontare i silenzi di questi antichi luoghi in rovina, ma ci proviamo”. Regista il siracusano Giulio Reale. Andrà in onda il 4 febbraio alle 11.30

La Civetta di Minerva, 10 dicembre 2016

Riprese in un paio di giorni miracolosamente graziati dalla pioggia, conversazioni sui gioielli aretusei sullo sfondo del Porto Grande che sembra dipinto: “La Civetta di Minerva” è stata per voi sul set di “Paesi che vai… Luoghi, detti, comuni”, in onda su Rai1 alle 11.30.

Dopo Firenze, Lecce, Bolzano, Verona, Assisi e Napoli, protagoniste delle precedenti puntate della stagione 2016/2017 del format condotto da Livio Leonardi, ecco proprio la nostra Siracusa, che in una dolce luce decembrina chiuderà il 2016: la puntata che la riguarda andrà in onda infatti il 31 di dicembre.

Non è la prima volta che la vostra trasmissione si occupa della Sicilia.

Stefania Bove, autrice del programma: “Palermo – la Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale inserite nella World Heritage List dell’Unesco e dichiarate patrimonio dell’umanità – è il 51esimo sito italiano inserito nella lista dell’UNESCO ed ha portato a sette il numero dei siti siciliani riconosciuti meritevoli di una particolare attenzione per il loro valore. L’Etna – ‘a Muntagna dei siciliani –, il vulcano che costituisce un unicum ambientalistico, paesaggistico e culturale, è il penultimo sito inserito. La nostra trasmissione è incentrata proprio sulla valorizzazione di questo patrimonio immenso che vede l’Italia come detentrice della maggiore quantità di siti da conservare e far conoscere”.

Quali percorsi avete seguito?

“Per quanto riguarda Siracusa, abbiamo escluso pur a malincuore Pantalica e invece incentreremo la trasmissione sul Castello Maniace, sul Duomo, sul Caravaggio di Santa Lucia alla Badia – e vedremo anche il rapporto tra l’artista lombardo che dipinse per la Basilica di Santa Lucia al Sepolcro “Il seppellimento di Santa Lucia” e il siracusano Mario Minniti – , e naturalmente sulla Neapolis, coinvolgendo dei figuranti dell’INDA. L’itinerario greco coinvolgerà anche le fortificazioni di Epipoli – il castello Eurialo ci fornirà anche l’aggancio per narrare ad esempio la disfatta degli Ateniesi, oltre che ovviamente il ruolo di Archimede nella difesa di Siracusa durante l’assedio di Marcello. Di molti monumenti non rimangono che rovine e non è facile raccontarne i silenzi, ma ci proviamo”.

Philippe Daverio o la “premiata ditta” Piero e Alberto Angela costituiscono modelli di divulgazione validissimi anche se differenti; come si pone in tal senso la vostra trasmissione?

“Il nostro scopo è raccontare le bellezze dell’Italia non dal punto di vista dello studioso o del direttore di un museo, ma da quello del visitatore che si affida a una guida turistica – in questo caso Silvia Scollo, che ringraziamo –, quindi a chi fa della comunicazione turistica il proprio pane quotidiano. Quello che chiameremmo in inglese l’hotspot del programma è proprio questo: un approccio immediato ma non banale ai luoghi nell’ottica della messa in risalto dei siti patrimonio dell’umanità”.

Avete pensato a degli itinerari di tipo musicale o letterario? Quali prossime tappe avete in programma per quanto riguarda la Sicilia?

“Per quanto riguarda la prima domanda, no, anche se su Catania potremmo giocare sul Teatro Massimo Bellini” (e ci permettiamo di proporre un itinerario verghiano, oltre che ricordare all’autrice i nostri miti letterari come Vittorini e Quasimodo e la situazione del nostro Teatro Massimo). Il conduttore e ideatore del format è il giornalista Livio Leonardi, che tra una ripresa e l’altra – responsabile ne è uno scrupoloso e attentissimo Giulio Reale, regista siracusano che ha girato cinque delle sei puntate di quest’anno andate in onda finora, mentre l’altro regista del programma è Dario Magini – ci racconta del suo interesse per le peculiarità dei territori, l’ambiente, le tradizioni culturali, gli usi e i costumi locali: “Ciao Italia”, “Bella Italia”, “Le strade del sole”, “Una troupe racconta”, ecco solo alcuni dei titoli di fortunate trasmissioni realizzate quando ancora non si pensava al concetto di patrimonio dell’umanità “e neanche al copyright: pensi soltanto alla catena dei ristoranti italiani che porta il nome di “Ciao Italia”. In questo senso credo di essere stato un pioniere. Pensi che le trasmissioni sulla cucina e le tradizioni italiane venivano promosse dal Ministero Agricoltura e Foreste: oggi siamo molto più attenti a temi come quello della conservazione, della divulgazione come mezzo di promozione anche turistica oltre che culturale”.

Altro protagonista di “Paesi che vai…” è una specie di zanzara bianca ipertecnologica che si aggira tra le anatre e i papiri della Fonte Aretusa.

“Il primo autore, che lega le varie scene dei set, che accompagna la narrazione con il suo sguardo particolare, è proprio lui”, continua Stefania Bove. “Il drone”.

Immaginiamo che in queste giornate piene di luce, tra la pietra bianca e l’azzurro del mare, il drone ci mostrerà riprese mozzafiato. Salutiamo e lasciamo al loro lavoro Leonardi, la Bove, la guida e il resto della troupe.

Giulio Reale (ricordiamo che viene dal cinema: pensiamo al film su Lele Scieri, o al documentario su Sergio Leone, per non citare che due delle sue esperienze registiche e produttive) ci svela che sarà a Sanremo in occasione del Festival della canzone italiana per le riprese del backstage e gli strappiamo la promessa che magari ci concederà un’intervista sui cantanti siciliani in gara ripresi dietro le quinte e ci ricorda la messa in onda del programma sulla sua Siracusa.

CHI SIAMO

…ad esempio vi ripropongo questo.

 

La Civetta di Minerva, 10 dicembre 2016

Abbiamo incontrato per voi Angelo Fortuna, docente di lingua francese e preside, oltre che apprezzato poeta e scrittore, saggista e conferenziere.

L’occasione è presto detta: a Siracusa, giorno 5 dicembre scorso, presso l’associazione “Il Cerchio” di via Arsenale (un centro studi che si occupa di arti e scienze) è stato presentato il romanzo “Tommaso, educazione sentimentale di un giovane”, edito da Armando Siciliano Editore, relatore Corrado Di Pietro, lettori Santinella Fortuna e Vincenzo Lombardo.

Ecco la nostra conversazione con l’autore, avolese ma netino d’adozione – ricordiamo i suoi interessi per artisti, scrittori e poeti netini, fra cui la poetessa e patriota Mariannina Coffa, protagonista tra l’altro del suo saggio su “Anonimo 1905”, manoscritto sulla poetessa trascritto e commentato dallo stesso Angelo Fortuna e presentato per la prima volta in occasione dell’ultimo convegno di studi dedicato alla Coffa, e il suo ruolo di presidente della giuria del concorso letterario intitolato alla poetessa.

Ti sei cimentato in vari generi letterari come la poesia il racconto la novella, oltre che nella saggistica e nella produzione giornalistica. Come ti sei approcciato al romanzo?

Dopo aver praticato la narrativas (racconti e novelle) era fatale passare al romanzo, soprattutto perché il romanzo offre l’opportunità di una visione più completa della realtà umana; nel nostro caso, della realtà del profondo sud-est.

Dal titolo il tuo libro farebbe sospettare il classico Bildungsroman, il romanzo di formazione… è così?

Si tratta di un giovane uscito dagli orrori della guerra, di cui non si parla, e che approccia con speranza e formidabile sete di conoscenza la realtà. Tommaso è un cacciatore di bellezza e verità. E amore.

Parlaci dei tuoi prossimi progetti letterari.

Credo che ritornerò al racconto lungo o romanzo breve e alla novellistica, sempre concretamente realistica anche nella proposta di aperture all’infinito. Credo che l’uomo abbia il dovere di perseguire lo sconfinamento continuo di orizzonti. Ti comunico intanto di aver pubblicato un volumetto di poesie, “Bagliori di libertà”.

Il tuo rapporto con la scuola è pluridecennale… cosa consiglieresti ad un giovane esordiente? E come incoraggiare i ragazzi alla lettura?

Ti posso dire quello che facevo quando insegnavo. Affidavo concretamente a molti alunni dei libri da leggere, di cui dovevano riferire in un giorno prestabilito. Generalmente si trattava di un sabato pomeriggio. Credo di avere ottenuto risultati confortanti. Oggi, a tale riguardo, prevale la nostalgia. Ma questo è un altro discorso.
Vi offriamo uno stralcio del romanzo: “La pausa d’attesa, i giorni sospesi fra ansia e timori, finiscono presto fra un bagno a Lido e il successivo a Pantanello e arriva il giorno stabilito dall’affissione dei quadri di scrutinio. Ricordo ancora le ansiose domande che ci rivolgevamo, anche solo con gli occhi, o ansiosamente chiedendoci “L’appizzaru?(e in quell’appizzaru c’era quasi la sofferenza di un crucifige!) noi poveri scrutinandi, in attesa della sentenza che avrebbe determinato e condizionato la nostra lunga, calda estate avolese.

“Tornato in sé, avvertì una rapida accelerazione cardiaca che quasi lo soffocò. Si vestì in fretta e uscì di corsa. Arrivato in piazza Umberto I, incontrò vari compagni, alcuni dei quali, effervescenti, ostentavano sicurezza e menefreghismo: «Ragazzi, sia che siamo promossi o respinti, che cosa cambia? Qualunque sia il risultato, il nostro destino è sempre lo studio». E giù battute a ripetizione per allentare la tensione del momento, le quali però non facevano ridere alcuno. Non era dunque il solo a essere preoccupato! Questa constatazione gli procurò l’effetto di una boccata di ossigeno.

Alberto, mogio mogio, aggiunse: «Tanto, il mio destino lo conosco già: andare a lavorare in muratura con mio padre».

Arrivati in fondo al corso Garibaldi, si accorsero che il portone della scuola era spalancato. Antonio, che aveva già controllato i risultati, usciva in quel momento, visibilmente soddisfatto. Vedendo apparire i compagni, annunciò che erano stati presi in giro. Sì, perché in realtà i tabelloni degli scrutini erano affissi fin dalle tre. Allegro, gridò a tutti la sua gioia per essere stato rimandato solo in latino, aggiungendo: «Il professore di matematica mi ha risparmiato una collera!».

Fu immediatamente accerchiato e stretto in una morsa: «Ed io … ed io …».

Se la cavò assicurando che aveva fatto attenzione solo al suo risultato, ma sapeva che c’erano stati molti respinti: «Una decina», concluse.

La vista di Tommaso si annebbiò. Lentamente, tremante, in silenzio e con un nodo alla gola, raggiunse l’androne della scuola e, nella gran confusione, riuscì a farsi indicare da un compagno la parete su cui campeggiava il quadro contenente le sentenze finali che riguardavano la IV B, la sua classe. Avvicinatosi, si perse nella lettura di nomi e voti senza riuscire a individuare la sua posizione. Si spostò ora a destra ora a sinistra: una ragazza alta, capelli castani lunghi e mossi, gonna verde e camicetta candida, con í suoi movimenti repentini, appunto ora a destra ora a sinistra, gliene impediva la visione”.

 E quest’altro.

Alla Biblioteca dei Cappuccini una serata all’insegna della sicilianitas accanto all’autentica miniera di tradizioni popolari raccolta dal poeta e cantastorie mascalese

La Civetta di Minerva, 10 dicembre 2016

Sabato 3 dicembre, presso la Biblioteca Laurenziana dei Cappuccini di Siracusa diretta dal dottor Marcello Cioè, amico del CSTB e sensibile ai valori culturali che esso promuove, è stato celebrato il ventennale del Centro Studi di Tradizioni popolari intitolato alla memoria del poeta e cantastorie mascalese Turiddu Bella.

La serata, condotta da Salvatore Di Pietro e Dominella Santoro, che insieme al pianista Salvino Strano ha anche eseguito alcuni brani della tradizione siciliana (“Amuri amuri” e “Mi votu e mi rivotu”, classici composti e interpretati tra gli altri da Rosa Balistreri), non ha avuto soltanto il mero fine celebrativo: lo scopo del Centro è infatti quello di condividere con studiosi e appassionati l’enorme mole di dati del suo archivio storico, presentato proprio durante l’evento.

Cd, musicassette, dvd, pubblicazioni cartacee, fotografie e una nutritissima rassegna stampa non sono soltanto una documentazione delle attività del Centro studi, ma costituiscono una miniera, una risorsa impagabile per addentrarsi nella cultura popolare e nello studio di tutto quello che è sicilianitas: è precisa volontà del Centro studi mettere a disposizione di tutti questo materiale, di cui giorno 3 è stata esposta una minima parte; nel corso della serata sono state proiettate delle clip (foto delle edizioni del premio di poesia, video con performance di poeti e cantastorie, tra cui possiamo nominare Otello Profazio, Premio Tenco 2016).

Fin dalla sua fondazione, il Centro Studi di tradizioni popolari “Turiddu Bella” si è proposto di esplorare la terra della poesia dialettale popolare con l’annuale omonimo trofeo – il cui albo d’oro presenta uno spaccato fondamentale dello “stato dell’arte” – e quello di promuovere la ricerca e l’analisi delle nostre tradizioni, attraverso conferenze, testimonianze, mostre, documentari e iniziative che ci consentano di conoscere e indagare la storia e la civiltà del popolo siciliano.

Maria Bella Raudino, docente e poetessa ella stessa, non solo ha realizzato lo scopo di perpetuare la memoria del padre Turiddu, ma anche quello di incoraggiare cantastorie e poeti popolari e soprattutto gli studi linguistici ed etnoantropologici, senza i quali gli sforzi di portare avanti il centro si ridurrebbero a valorizzazione pur legittima del folklore. Su questo punto ha battuto particolarmente Corrado Di Pietro, che vede nella proposta – avanzata anche da Egidio Ortisi – di introdurre nel curricolo dei nostri studenti lo studio della lingua, della letteratura e della cultura siciliana, la possibilità di fornire ai ragazzi una chiave di lettura del nostro territorio e della nostra storia senza nostalgici ritorni al passato ma con una prospettiva moderna e orientata al futuro.

Ha chiuso la serata Alfio Patti, che tra un ricordo delle tradizioni e l’esecuzione di brani da lui stesso composti ha anche ringraziato Maria Bella e i componenti del Centro per il loro impegno nel portare avanti il complesso lavoro di recupero e studio di tutto ciò che è sicilianità.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Per quest’ultima foto, ringrazio Salvatore Mangiafico e Dominella Santoro.

“Come nei secoli da Omero a Dylan, struttura di suono per dar voce ai pensieri collettivi”. Intervista alla performer “irlandese-tedesco-americana”, come dice di sé, con casa (e cuore) alla Giudecca

 

La Civetta di Minerva, 25 novembre 2016

Il 18 novembre scorso, presso il SAC, il Museo di Arte contemporanea ospitato nell’ex convento di Sant’Agostino in Ortigia, si è svolto lo spettacolo di finissage della mostra “Babel – Tutti giù dalla torre” curata da Francesco Piazza, con il contributo di Lalena Kurtz e Germano Piazza: gli attori coinvolti – la mise en espace è stata curata da Michele Dell’Utri con Doriana La Fauci e Attilio Ierna, con la partecipazione degli allievi della sezione “Fernando Balestra” dell’Accademia dell’INDA – hanno invaso lo spazio costruendo una babele di suoni e di emozioni tra le opere d’arte, in una performance coinvolgente tratta dal poema “Terra amata” scritto per l’occasione da Patti Trimble.

“La Civetta di Minerva” ha intervistato per voi la poetessa e performer americana, che ha scelto la Sicilia come propria terra di elezione.

Parlaci di “Terra Amata”

Terra Amata è un “found poem”, un poema dadaista, alla Marcel Duchamp, o per meglio dire una “appropriazione” di immagini che molte persone portano con sé, cucite insieme con miei pensieri. Puoi descrivere un luogo nella tua memoria? Con le risposte di parenti amici immigrati ho scritto un testo collage, tradotto in italiano dalla poetessa romana Alessandra Bava.

Nel 1916 al Café Voltaire a Zurigo il dadaista Hugo Ball presentava un monologo in grammelot che rispecchiava l’orribile babele europea, la guerra continua, e lui diceva che la lingua fosse morta. Noi adesso sappiamo che la lingua vacilla e trema e si piega. Nei tempi difficili dobbiamo prendercene cura, metterla in dubbio, e pensare a come potremmo comunicare. Quello che resta del Dadaismo sono le domande: Come ci illude, la lingua? Come ci inganna? Come fa a modellare il nostro mondo?

Porto nella mia mente – e come posso comunicarla? – un’immagine delle lande selvagge californiane, prive di case, prive di sentiero, una regione cinque volte più grande della Sicilia intera. Quando gli amici descrivono le loro case di famiglia a Susa o a Palermo, come faccio a vedere queste immagini? Devo ricordare un film, o altre case che io ho visto…Continuiamo a costruire e ricostruire una visione della Terra. La torre di Babele viene costruita, la torre cade, in ogni istante, ogni giorno.

Il tuo amore per la scrittura, specialmente per la poesia, da dove viene? Raccontaci dei tuoi primi passi sulla strada delle parole.

Quando ero bambina, in California, ascoltando mia madre che ci leggeva delle poesie, inventavo canzoni al ritmo di un’altalena; da ragazza, ascoltando le folk e le rock band a San Francisco, Bob Dylan, Janis Joplin, Joni Mitchell; e a New York, ispirata dallo studio approfondito del mito e degli archetipi del sogno di Carl, e lavorando per degli amici di Jackson Pollock. Dal 1996 propongo lo “spoken word”: un insolito connubio di parole e musica, in registrazioni e in occasione di centinaia di eventi in California, a New York, in nord Europa, e qui in Ortigia (Ortigia Fest, Festa del Mare, Moon, SAC). Per creare nuove poesie, mi domando: “Cosa ha bisogno di ascoltare la gente adesso? Che cosa stiamo pensando tutti insieme che io posso porre elegantemente in versi?”. Le mie poesie sono una sorta di canzone, dato che la poesia è stata tale attraverso i secoli — da Omero e dal teatro greco a Yeats, Dylan Thomas, e ai poeti ‘Beat’ di San Francisco –: una struttura di suono per dar voce ai pensieri collettivi. Poesia come performance, che riunisca le comunità – parole e immagini lavorano insieme misteriosamente, attraverso lo spirito, sul cuore e la mente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto scrivendo una raccolta di poesie (in inglese) sulla Sicilia per costruire ponti tra culture e paesaggi delle mie due patrie. Le poesie riguardano il mio interesse di sempre per la storia, il mito, il “pittoresco” del paesaggio, la forma idilliaca, pastorale di Teocrito e naturalmente la mia sensibilità “straniera”. La scrittura avvicina le persone, la terra, il mito, per intesserli in un significato più profondo, in un processo creativo strettamente connesso al “canto” o forse al “sogno”, non alla “spiegazione”.

I miei lavori recenti in Italia sono “Margini di un Altrove” (giugno e luglio 2016), dieci poesie su Alcesti, Elettra e Fedra in un ten poems on Alcestis, Elettra, and Fedra a progetto di arte, scrittura e scuola concernente le eroine della stagione 2016 dell’INDA. Il libro “Margini di un Altrove” è stato pubblicato dalla FILDIS e contiene poesie, opere d’arte e saggi – presentati da Eva Cantarella, Elena Flavia Berlinghieri, Alessandra Bava – sull’importanza degli archetipi di forti figure femminili oggi. Michele Dell’Utri, Doriana La Fauci e Attilio Ierna inoltre hanno fatto una presentazione teatrale delle mie poesie a Palazzo Greco e a Taomoda a Taormina. Sono molto felice del mio rapporto con la FILDIS e nel 2017 scriverò altre poesie per la prossima stagione teatrale dell’INDA: «I sette contro Tebe» di Eschilo e «Le Fenicie» di Euripide, e la commedia «Le Rane» di Aristofane; altri progetti sono “Terra Amata” e “Quieti Cerchi”, quest’ultimo il 10 dicembre al miqwé della Giudecca in Ortigia: ho l’onore di scrivere un breve testo poetico per la bellissima scultura di luce di Massimiliano Moro, uno scultore italiano che vive anche a Barcellona.

Attualmente sto scrivendo un libro su quattro originalissimi pittori astrattisti-espressionisti newyorkesi (amici di Jackson Pollock): sono stata la loro assistente per dieci anni a New York – sto scrivendo del romanticismo europeo, del trascendentalismo americano, del dadaismo, del mito, della psiche e di arte. Sono una prosatrice molto lenta, e questo è un lavoro letterario che rappresenta anche la mia vita poetica. Negli USA insegno scrittura, letteratura e storia dell’arte, e scrivo saggi sulla “world dance” (miti e culture legate alle danze nel mondo) per il Festival di danza etnica di San Francisco.

Il tuo amore per la Sicilia e la nostra Siracusa… Spesso vieni a vivere e ad “esibirti” qui. Puoi spiegarci l’amore per la nostra isola? Trovi ancora qualcosa della sua antica poesia?

Sono arrivata in Ortigia nel 2003 per insegnare scrittura e arte presso la Mediterranean School of Art and Science. Mio marito ed io (lo storico siculo-americano Douglas Kenning) abbiamo una casa in Giudecca. Qualche volta ho l’onore di leggere o far leggere le mie poesie in italiano. La mia vita qui è uno studio continuo della storia naturalmente, per via della mia storia personale come irlandese-tedesca-americana e naturalmente ancora di più come poetessa. Ma ci sono così tante ragioni per cui resto qui. Cosa posso dire? Vivo in una comunità, ho avuto molte esperienze di simpatia e amicizia. Posso vivere qui senza un’automobile, scrivere e dipingere tranquillamente insieme a una piccola cerchia di amici, ottimi vicini, e una serie crescente di compagni d’arte. Gli artisti e scrittori italiani che conosco conservano nelle loro menti la storia dell’arte e la letteratura, e c’è un grande interscambio tra noi; imparo ciò che sarà sempre americano e diverso.

La mia poesia e la mia poetica sono state sempre influenzate dal mito greco – e connesse ad esso come a una sorta di cordone ombelicale – in tre modi: per prima cosa, ritengo i miti eterni come i loro insegnamenti sull’umanità. Leggo i miti greci dall’infanzia, e le mie poesie sul mito sono pubblicate su molte riviste, e recentemente sulla rivista internazionale intitolata a Jung e su “CULT! Munich” (di fronte alla pagina di poesia di Dacia Maraini, cosa che mi ha fatto molto piacere!). E ancora, considero la mia personale pratica di scrittura e le nostre forme contemporanee di poesia e teatro, che hanno avuto origine 2500 anni fa, come una preghiera – e così occorre approcciarvisi con la stessa attenzione, rispetto e cura. La poesia è connessa al mistero, all’umanità, a una comprensione davvero spirituale sul dono della comunicazione e dell’esistenza, e, mi dispiace dirlo, a una sorta di disperazione e alla tragedia, che investe la comprensione della condizione umana.

Per finire, la mia presentazione scenica della poesia lirica negli USA come “parola recitata” porta con sé una cadenza simile e molti elementi sonori paragonabili a quelli dei testi poetici orali del greco antico. Nel 2011, ho potuto sperimentarlo nella mia suite di poesie da Omero attraverso il punto di vista di Penelope (“Il telaio e la nave”) al teatro NohSpace di San Francisco. Ho creato un doppio monologo tra Odisseo (Douglas Kenning) e Penelope (la mia parte) con musica, un coro femminile parlato e la scenografia ortigiana di “Scenapparente” (in questo testo, la back story dei mostri e dei personaggi femminili è stata studiata e ricostruita). Ho imparato che la maggior parte degli attori americani non sanno presentare i testi poetici nella stessa modalità in cui lo fanno gli attori dell’INDA, che studiano per anni la pronuncia del testo in quanto testo e in quanto convogliatore di emozioni.

Sono stata meravigliata e ispirata dagli attori sia adulti che giovani della performance di venerdì scorso per come presentassero la versione italiana del mio testo in modo così incredibilmente bello. Spero davvero di poter lavorare ancora con l’Accademia in futuro: è proprio un dono per me e spero un regalo per la comunità. Voglio creare una video-installazione in italiano e presentare “Terra Amata” negli USA in inglese nel 2017.

C’è un grande fermento e dibattito sul Premio Nobel per la Letteratura attribuito a Bob Dylan. Cosa ne pensi? E sul legame tra poesia e situazione socio-politica?

Sull’attuale crisi americana, molti poeti, me inclusa, si stanno domandando cosa possiamo dire, come la poesia possa realmente agire sul mondo. Sono stata felice del binomio Nobel e Dylan: è un grande poeta come Dylan Thomas o Thomas Elliot o Virginia Woolf, della stessa vena , che (si) inserisce in un flusso inconscio di pensiero.

In ricordo del gentleman della TV, affabile colto e preparato. Racconto ancora ai miei alunni che con un apostrofo sul po’ giunsi a semifinalista di Miss italiano ‘98

La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016

Luciano Rispoli, gentleman della televisione, autore conduttore responsabile di programmi ormai storici per la Rai ed altre emittenti, persona affabile, uomo colto e preparato, è recentemente scomparso.

Forse in questi tempi di televisione urlata, di comunicazione come sopraffazione dell’interlocutore, di format scopiazzati colmi di vuoto pneumatico, si dovrebbe far tesoro della lezione di garbo e cultura di “zio” Luciano, che aveva scommesso sulla cultura, che amava circondarsi di conduttrici belle, capaci e intelligenti come Roberta Capua e Anna Carlucci, che invitava attori come Nando Gazzolo – ah l’incanto della sua voce che leggeva i nostri classici! – e nuove leve come Carlotta Natoli e Kaspar Capparoni, Massimo Dapporto, nomi che si sono fatti strada in teatro, al cinema e sul piccolo schermo, che ha incoraggiato giovani autori come Andrea Apuzzo, oggi regista, e Mariano Sabatini, adesso giornalista, critico televisivo e scrittore che considera e ricorda Luciano Rispoli come proprio padre professionale.

Su un giornale è bene non indulgere inelegantemente in considerazioni che riguardano chi scrive, ma la morte di Luciano Rispoli mi ha riportata al 1998, quando, fresca di laurea, venni selezionata per partecipare come concorrente della seconda edizione del Campionato della lingua italiana su Telemontecarlo, trasmissione condotta proprio da Rispoli insieme ad Anna Carlucci e che come arbitro – secondo la tradizione del fortunato Parola mia della Rai – vedeva il professor Gian Luigi Beccaria, storico della lingua italiana, un mito per me che fin da bambina amo la lingua e la letteratura italiana, i giochi di parole e le etimologie. Venni perfino intervistata da Francesco Nania per un periodico locale, mi aggiudicai un set di borse, il mio primo cellulare e feci scorta di ricordi preziosi – la selezione ad opera del professor Patota, docente universitario, linguista e divulgatore, Roma, gli studi televisivi, il backstage dove fervet opus, sartoria trucco parrucco, una redazione giovane, entusiasta e motivata, l’incontro con Jocelyn, Maurizio Scaparro, Mariangela D’Abbraccio… il papiro di Siracusa come dono ai conduttori e al professore, il tifo di zio Pippo “il Capitano” che anche dopo dieci anni si ricordava le domande, applausi e ansie.

Ho pensato quindi di lasciare raccontare la comune esperienza ad un’altra siciliana, la palermitana Carmen Maxia – quanti siciliani, sia come aspiranti concorrenti che sul podio! Nell’edizione 1997 ce ne furono quattro, in quella dell’autunno 1998 io giunsi in semifinale mentre vincitrice risultò un’agrigentina -, campionessa dell’edizione 1997 proclamata nel gennaio 1998.

“Avevo seguito per anni Parola mia, da ragazzina. Mi piaceva rispondere da casa e acquistai pure il gioco da tavolo che riprendeva il format del programma. Poi, da adulta, mi ero appena laureata, uscì su Repubblica il bando per iscriversi a una trasmissione nuova che la riecheggiava. In famiglia mi spinsero, io, timidissima non volli. Mi iscrissero loro a mia insaputa e, quando mi chiamarono per il provino, terrorizzata, non volevo andare. Mi ci portò a forza mia sorella. Mi interrogarono a scorticapelle. Selezionarono soltanto 16 su circa 500 ragazzi. Il prof. Patota mi disse subito “Preparati, sei tanto brava, ti prendiamo!”

Da lì un’avventura fantastica ma da starci male. Quattro puntate fino alla finale in diretta con ansia da prestazione e paura della telecamera. Ci interrogavano in diretta su tutto, dall’ortografia alla sintassi alla letteratura. Poi il tema, con vincoli di righe e di tempo, con la telecamera puntata addosso sulle dita, sulle smorfie che facevamo elaborando, sulle cancellature. E infine il trionfo… Gli encomi del prof. Beccaria che diceva di restare a bocca aperta vedendo una ragazzina così giovane e preparata sulle etimologie e sul latino soprattutto. Rispoli era sicuramente la persona che aveva meno tempo per socializzare con i concorrenti ma ci teneva a darci la pacca sulle spalle prima che si accendesse la lucetta della diretta, con fare sobrio ma paterno. E chiedeva di noi e si informava su chi fossimo prima che iniziasse la gara.

Non nego che forse un po’ di tifo per me lo facesse, insieme al professore e forse anche a Mariano. Ho un ricordo bellissimo di un signore elegante, preciso, attento al copione, a tutto. Con cui magari ci si ritrovava in sala trucco per una spazzolatina ai capelli e un po’ di fard. Anche questo ricordo con tenerezza, compreso quando gli portai i cannoli freschi da Palermo. Gradì moltissimo e lì, mentre mangiava, mi apparve vero e umano e non come il vip del teleschermo, così come la Capua in piega coi bigodini. A vent’anni, questi dettagli non ti sfuggono. E oggi, ancora fiera di essere Miss italiano ’98, lo racconto ai miei alunni che con un apostrofo sul “po’” mi accaparrai la vittoria!”.

E mi piace chiudere questo omaggio a Luciano Rispoli con il suo “Ma che belle parole!”. Sì, “perché la televisione è la televisione, ma un buon libro è sempre un buon libro. Parola mia!”.

La mia intervista a Marcello Giordani…

Il tenore Marcello Giordani: “Fiorello è un maestro nel mettere a loro agio gli ospiti”, “Ci conosciamo fin da ragazzi, anche se Rosario frequentava il liceo e io l’istituto commerciale”

La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016

Il 25 ottobre scorso il celebre tenore augustano Marcello Giordani è stato ospite del programma di Rosario Fiorello “Edicola Fiore”: gli “edicolanti scatenati”, sotto la guida del popolare showman, commentano in maniera ironica e leggera le notizie del giorno, cantando e scherzando come si farebbe tra amici al bar sotto casa. C’è molto dello spirito radiofonico di Fiorello, della sua esperienza e intuizione che gli fa utilizzare le nuove tecnologie e i social in maniera originale e creativa senza farsene strumentalizzare: un’idea che porta una ventata d’aria fresca ai palinsesti e “il buonumore”, come recita la sigla di Jovanotti.

Scanzonato e per nulla serioso, Marcello Giordani ha letto i titoli più rilevanti a mo’ di battute operistiche, intonando da par suo anche “Nessun dorma” – non scontata la riuscita di primo mattino, dato che “Edicola Fiore” va in onda alle otto e trenta e poi in replica la sera – e il celeberrimo pezzo di Formisano e Calì “E vui durmiti ancora”, ormai un classico siciliano.

Dell’ospitata su Canale 8 abbiamo parlato proprio col maestro.

Ci racconti… che atmosfera si respirava a “Edicola Fiore”? Com’è stato uscire dal proprio ruolo di interprete dell’opera per ritrovarsi a fare show leggendo liricamente i titoli dei giornali?

Fiorello è un maestro nel mettere a proprio agio gli ospiti. Direi che ha anche sdoganato lo status del cantante lirico permettendomi di giocare con la mia vocalità in un modo inconsueto.

Comunque lei non è nuovo alle contaminazioni: ricordiamo ai nostri lettori, ad esempio, il concerto “Marcello Giordani and friends” di qualche anno fa proprio nella sua Augusta, in cui convivevano lirica, gospel e i classici della canzone italiana, interpretati da lei insieme ad altri solisti con la partecipazione di formazioni corali siracusane, lentinesi e augustane.

Verissimo. La contaminazione, se fatta bene, è buona musica che fa bene all’anima e come linguaggio universale questa giunge a tutti.

Fiorello è un suo concittadino – Augusta e Letojanni, per essere precisi, vi hanno rispettivamente dato i natali –: vi conoscevate prima della trasmissione?

Ci conosciamo fin da ragazzi, anche se Rosario frequentava il liceo ed io l’istituto commerciale e capitava che ci incrociassimo al Corso Principe Umberto; entrambi poi siamo partiti per seguire le nostre carriere.

Ci parli della sua fondazione e dell’accademia YAP (Young Artist Plus).

Quando si è ricevuto molto dalla vita, si è raggiunto un certo livello, arriva il momento di dare. Io ho ricevuto tanto dalla natura, da Dio – per chi ci crede –, quindi per me è stato consequenziale restituire ai giovani ciò che la vita mi ha regalato: è nata prima la Fondazione negli USA, l’idea del concorso di canto e poi quella dell’Accademia “Marcello Giordani” a Brucoli e adesso da poco, ne sono molto contento, anche ad Augusta, la nuova sede.

Sono felice e commosso quando sono attorniato dai giovani: quando io ho iniziato, quasi quarant’anni fa, non c’erano gli aiuti anche economici e il mentoraggio di cui possono usufruire oggi tanti ragazzi. Mi rispecchio in loro, nel loro pendere dalle labbra di qualcuno che può aiutarli con la sua esperienza. Il nostro è un mestiere che si impara “rubando”.

Il mestiere del canto come artigianato, dunque, come apprendistato.

Io insegno anche raccontando aneddoti della mia vita artistica. Consiglio ai ragazzi di imparare senza fretta, di avere pazienza e tolleranza verso se stessi. Di credere nei sogni, che possono diventare realtà. Tra le punte di diamante della nostra accademia c’è il soprano Noemi Muschetti, ragazza molto dotata e metodica, che si mise in luce proprio al concorso per giovani talenti lirici.

I suoi prossimi impegni? Sappiamo che la sua agenda è molto fitta.

Sto partendo per Budapest per cantare “Tosca”, poi andrò a Cagliari per “Il Trovatore”. Sempre meglio che lavorare, no? Spesso lo dico scherzando con gli amici: il mio è un mestiere che comporta sacrifici come la lontananza dagli affetti, dalla famiglia, dagli amici, viaggi, però è la realizzazione di qualcosa che piace e si ama.

C’è tutta una schiera di cantanti lirici siciliani che portano alto il nome della Sicilia nel mondo: oltre a lei pensiamo agli Alajmo, alla Rancatore… Quando tornerà a cantare in Sicilia? E nella sua Augusta?

A marzo sarò al Bellini di Catania per la “Manon Lescaut”. Per quanto riguarda Augusta, le idee migliori spesso nascono davanti ad una pizza insieme ai miei collaboratori. Chissà? Potrebbe venire fuori un progetto come la “Street Music” dello scorso settembre.

 http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=17&Itemid=143 (gli articoli della sezione Cultura, dove potete trovare i miei pezzi)

 Ancora…

…uno dei miei ultimi pezzi…

Al palazzo Nicolaci di Noto

il premio dedicato a Mariannina Coffa

 

La Civetta di Minerva, 30 settembre 2016

Il 30 settembre 1841 nasceva a Noto la poetessa e patriota Mariannina Coffa Caruso, la cui vicenda umana – malmaritata, protagonista di un amore infelice per il maestro di pianoforte e drammaturgo Ascenso Mauceri, funestata di lutti e consumata da una malattia che la annientò il 6 gennaio del 1878, a soli trentasei anni, tre mesi e sei giorni – e poetica ha suscitato la pietas e l’interesse di appassionati e studiosi come Marinella Fiume, Angelo Fortuna, Biagio Iacono, di amministratori sensibili come Cettina Raudino e il sindaco di Noto Corrado Bonfanti, di artisti come Carlo Muratori, che ha musicato un sonetto (Ombra adorata, pubblicato nel CD book Sale) della Coffa, di insegnanti, studenti, lettori, tutti accomunati dall’amore per la letteratura e la storia del nostro paese e in particolare della Sicilia: a maggio 2016, ad esempio, è stato pubblicato il volume degli atti del convegno “Sguardi plurali” del 2014 curato da Marinella Fiume e uscito per i tipi di Armando Siciliano Editore; il volume costituisce una sorta di “stato dell’arte” degli studi intorno a Mariannina Coffa, raccogliendo tra l’altro i contributi di Nicolò Mineo ed Enzo Papa, di storici della letteratura e della medicina – la Coffa si curava con l’omeopatia, altra curiosità su un Ottocento siciliano che merita ulteriori indagini –, di cultori delle memorie storiche netine e oltre.

Ma non finisce qui. Un pugno di amanti della poesia, raccolti intorno all’associazione “Inchiostro e anima”, presieduta da Giusy Cancemi Di Maria, ha deciso di dedicare a Mariannina Coffa un premio letterario per onorarne la memoria e farla conoscere alle nuove generazioni. Poeti e scrittori si sono cimentati nella stesura di versi e racconti, alcuni affrontando anche la storia e il valore della figura della Coffa, che merita sempre più lettori e indagatori empatici e sagaci.

La premiazione del concorso si tiene presso il salone delle feste di Palazzo Nicolaci a Noto il 1° ottobre alle ore 18.Ecco i nomi degli autori e i titoli delle rispettive opere che sono state scelte dalla giuria (costituita da Angelo Fortuna, che la presiede, scrittore e poeta, saggista e studioso della poetessa Mariannina Coffa, medaglia d’oro per la scuola, l’arte e la cultura conferita dal Presidente della Repubblica, dall’avvocato Teresa Nicastro, socio onorario dell’associazione culturale La Carovana degli Artisti, la quale collabora da anni per il Premio Inchiostro e Anima, dalla professoressa Ivana Scarpetta, docente di lettere, dalla poetessa Therry Ferrari vincitrice del Premio Inchiostro e Anima dedicato a Mariannina Coffa, terza edizione, dalla professoressa Maria Lucia Riccioli, studiosa della poetessa Mariannina Coffa, docente di lettere, scrittrice e poetessa, e dalla dottoressa Assunta Rizza, presidente della cooperativa sociale “Leonardo”); ricordiamo che i vincitori delle tre sezioni sono declamati e che vengono inseriti nell’antologia di Inchiostro e Anima, quarta edizione.

Per la sezione A (poesia singola a tema libero): Rosanna Affronte, Antonio Bicchierri, Maria Bugliarisi, Pier Giorgio Cadeddu, Gianluca Cardile, Giusy Carta, Angela Di Pasquale, Fortunata Farinella, Izabella Tereza Kostka, Rosaria Lo Bono, Grazia Lomolino, Claudia Magnasco, Caterina Morabito, Massimiliano Pricoco, Josè Russotti, Bruno Scalia, Mirela Stillitano, Lucia Triolo, Deborah Valenti, Massimo Zurolo; per la sezione B (poesia singola a tema “Amore o maledizione?”): Giovanna Alecci, Palma Civello, Carla Colombo, Pierangela Fleri, Elisa Giglio, Pietro Grossi, Vanessa Leonardi, Rosaria Lo Bono, Manuela Magi, Claudia Magnasco, Giusy Marenaci, Beatrice Pizzo, Carmela Ponti, Mariarosa Riggio, Salvino Sagone, Paola Puzzo Sagrado, Bruno Scalia, Chiara Spicuglia, Rita Stanzione, Elisabetta Tagliamonte, Lucia Triolo, Massimo Zurolo; per la sezione C (lettere di ogni tempo, epistole d’amore) Simona Accarpio, Carla Colombo, Duccio Di Stefano, Gianni Ferro, Vanessa Leonardi, Raffaele Loiodice, Aurora Miriam Scala, Stefania Schinà, Cristina Vascon.

Le opere dei primi tre autori classificati di ogni sezione sono declamate e premiate durante la serata ed ogni autore finalista sopra citato riceve la Menzione d’Onore come autore scelto dalla Giuria. Il vincitore assoluto riceve inoltre cento copie della propria silloge poetica.

Un premio, questo, che si regge sulla passione di partecipanti e organizzatori, che non gode di sponsorizzazioni né incentivi e il cui scopo è far emergere l’espressività dei talenti poetici e narrativi, oltre che la diffusione della conoscenza della poetessa Mariannina Coffa.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=17&Itemid=143 (il link alla sezione cultura, con molti dei miei pezzi…)

“Alma beata: a Lucia Virgini Saragusana” è il titolo di una serie di concerti che verranno tenuti dall’ensemble vocale francese“ Metz’A Voce”, diretta dal maestro Jean Pierre Aniorte, che ne è anche il direttore artistico.

Il gruppo vocale si esibirà mercoledì 26 ottobre presso la Cattedrale di Noto dedicata a San Nicolò alle ore 20, giovedì 27 presso la Chiesa dell’Angelo Custode a Francofonte alle ore 19,30, venerdì 28 ottobre presso la Chiesa dei Santa Maria del Gesù ad Avola sempre alle 19,30, mentre la tournée si concluderà a Siracusa, in Cattedrale, con il concerto di domenica 30 ottobre alle ore 20.

Il gruppo lorenese aveva già cantato a Roma e in diversi siti Unesco della Sicilia e adesso propone questo tour musicale, “Alma beata”, i cui brani il prossimo anno, alla presenza delle autorità locali e di quelle della Regione Siciliana, saranno eseguiti nella basilica di San Vincenzo a Metz dove per secoli sono state custodite le reliquie di Santa Lucia.

I nostri lettori ricorderanno sicuramente una serie di articoli che abbiamo pubblicato sulle reliquie della Santa della Luce custodite a Metz e a Siracusa: tema quanto mai caro ai nostri concittadini, legati a Santa Lucia con una devozione particolare, che si esprime non solo con le processioni tradizionali e il culto tributatole, ma anche con la poesia, l’arte, il teatro e in questo caso la musica. Forse non tutti sanno, ad esempio, che il primo teatro siracusano, sito presso il Municipio – e quindi “smontabile” – era intitolato a Santa Lucia; che la stagione teatrale e musicale siracusana comprendeva sempre cantate e rappresentazioni teatrali imperniate sulle virtù e il martirio della Santa (invito i nostri lettori, qualora non li conoscessero, a leggere le pubblicazioni pregevoli e documentate di Alessandro Loreto).

L’ensemble di Metz, che vanta un repertorio vasto e vario, esteso dalla musica rinascimentale a quella contemporanea, sia religiosa che profana, eseguirà perle della letteratura musicale come il celeberrimo Salmo 42 “Sicut cervus” (Giovanni Pierluigi da Palestrina), “Rex gloriae” (Luca Marenzio), La Sestina, ossia “Lagrime d’amante al sepolcro dell’amata” (Claudio Monteverdi): “Incenerite spoglie”, “Ditelo voi”, “Darà la notte il sol”, “Ma te raccoglie”, “O chiome d’or”, “Dunque amata reliquie”; “Lodate Dio” (Giovanni Animuccia); “In tua patientia” (Claudio Monteverdi); “If ye love me” (Thomas Tallis), “Lamento della ninfa” (Claudio Monteverdi), “Soror mea Lucia” (Giuseppe Palazzotto Tagliavia), “Ecco momorar l’onde (Claudio Monteverdi), “Musiciens qui chantez à plaisir” (Hubert Waelrant), “Alma beata” (Andrea Schiavo).

A proposito di quest’ultimo brano, che dà il titolo alla serie dei concerti del gruppo vocale, si tratta di un mottetto rielaborato dal musicista e compositore siracusano Andrea Schiavo, che da anni si fa promotore della conoscenza della musica rinascimentale e barocca nella nostra città, in questo caso valorizzando le “Canzuni” del siracusano Claudio Maria Arezzo su Santa Lucia.

Privitera nella “Storia di Siracusa” vol II., enumerando i siracusani che si distinsero in Patria e fuori nel sec. XVI, scrive: “Di tutti questi ancor più celebre fu Claudio Maria Arezzo, storico, archeologo, filologo, oratore ed elegante poeta.

Contemporaneo del Fazzello, scrisse un De Situ Siciliae (1537), uno scritto di Osservazioni della lingua siciliana e canzoni nel proprio idioma (1543). Claudio Arezzo nacque alla fine del secolo XV o all’inizio del sedicesimo secolo. Oratore e nuncio imperiale, poeta e intellettuale coltissimo e apprezzato dai contemporanei e oltre come umanista di rilievo, dai poliedrici interessi.

La Civetta di Minerva, 14 ottobre 2016

Il coro polifonico “Giuseppe De Cicco”, diretto da Maria Carmela De Cicco, è una realtà musicale ormai consolidata nel panorama artistico del siracusano e oltre, con un repertorio che spazia dalle nenie alle nuvene dialettali agli spiritual, dal canto gregoriano alla polifonia di scuola francese e tedesca, dal classico al contemporaneo: ogni concerto è un viaggio tra stili e compositori diversi per esplorare le capacità espressive della voce umana.

La compagine corale, che solitamente canta a cappella, quindi senza accompagnamento di strumenti – come nella tradizione del coro per eccellenza, ovvero la Cappella Sistina di Roma –, si avvale talvolta della collaborazione della pianista Cunegonda De Cicco.

Il coro è impegnato non solo in un’intensa attività concertistica, ma anche nella partecipazione a concorsi, rassegne e gemellaggi; tra l’altro il 2016 è anche l’anno del ventesimo anniversario dalla fondazione del coro, ventennale che verrà festeggiato con un’uscita discografica e altre iniziative.

Da segnalare, infatti, l’attività formativa del coro, impegnato nella didattica non solo per i coristi ma anche per i direttori di coro: da venerdì 14 fino a domenica 16 ottobre si terrà infatti la prima sessione di lezioni del Corso di Direzione di Coro, a cura del Maestro Pier Paolo Scattolin, mentre dal 12 al 13 novembre 2016 ospite del corso sarà il Maestro Giovanni Acciai; dal 9 all’11 dicembre 2016 si terrà un workshop sulla Petite Messe Solennelle di Rossini, ospiti il Coro del Conservatorio “Cilea” di Reggio Calabria.

Un’altra iniziativa da segnalare è l’adesione del coro ad un progetto solidale, 1000 Voci per ricominciare: il coro polifonico “Giuseppe De Cicco” (con altri 72 cori, ensemble e una scuola con la propria orchestra giovanile) ha infatti deciso di aderire al progetto che legherà cori di tutta Italia per legare il canto alla solidarietà verso i fratelli colpiti dal terremoto del 24 agosto. Una serie di concerti permetterà infatti di raccogliere fondi per le popolazioni terremotate.

Segnaliamo anche, per saperne di più, il gruppo “3.36” e l’hashtag #nondimentichiamoli.

Ne parla Luigi La Rosa, editor e scrittore. Consuelo Consoli: “E’ il saluto di Allegra ai suoi due possibili padri”

La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016

Domenica 30 ottobre alle ore 18, presso la Libreria Casa del Libro Rosario Mascali di via Maestranza a Siracusa, Luigi La Rosa (docente di scrittura, editor e scrittore per diverse e prestigiose case editrici) presenterà il romanzo di Consuelo Consoli “Un solo abbraccio” edito da Algra editore.

“La Civetta di Minerva” ha incontrato l’autrice catanese – che sarà presente in libreria – per porle qualche domanda sul suo romanzo e sul suo rapporto con i libri e la scrittura.

“Un solo abbraccio”: il titolo rimanda al mondo degli affetti, giusto? Come vengono declinati nel tuo libro?

La storia è semplice e complessa al tempo stesso. Un solo abbraccio è la frase con la quale si chiude. È l’abbraccio di Allegra ai suoi due possibili padri, Alex e Graziano, due uomini che, dopo averli incontrati, comprende di amare indipendentemente da legami di sangue.

Raccontaci del tuo percorso letterario: l’approdo alla scrittura e la pubblicazione.

La scrittura è una necessità che ho avvertito fin da piccola. Testimone mia madre e i racconti che la costringevo a sentire… L’ho tenuta a bada per quasi vent’anni, poi la conoscenza dei miei “simili” – Luigi La Rosa, te, Mavie Parisi – ha fatto il resto.

Questa è la settimana dedicata alla lettura, specie nelle scuole. Qual è il tuo rapporto con la lettura?

Molto disciplinato. Leggo per conoscere e crescere. La media è di un libro a settimana.

Progetti in cantiere…

Ho una raccolta umoristica già ultimata ma da rifinire sul tema dei detti celebri della mater sicula e un romanzo in itinere al quale chiedo troppo…

La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016

È di questi giorni la diatriba a colpi di spray e spazzoloni a Borgo Pio, storico quartiere di Roma, a proposito di un murale su Papa Francesco. Appare e scompare, anche se il web conserva memoria delle imprese dell’artista che lo ha realizzato.

Si licet parvis componere magna, Alda Merini, la poetessa dei Navigli, è stata protagonista per ben due volte di un episodio riguardante la sua immagine. E forse non sarà neanche l’ultimo. Qualche anno fa era apparso un murale vicino alla casa della Merini in Ripa di Porta Ticinese al numero 47, poi sparito.

Siracusa, fine di agosto 2016. Un’estate infinita addosso, traffico e settembre che incombe – scuola, lavoro, impegni che fluttuano in una nube di scirocco e voglia di mare, ancora. Via Columba, concessionarie, centri commerciali cinesi, autofficine, le palme del G8 di qualche anno fa che si sforzano di crescere nello spartitraffico. Su un muro grigio e incolore, uno spruzzo di vita un volto un nome. Alda Merini.

Si accosta si frena si scende. Si fotografa quest’apparizione poetica in una città che spesso i suoi poeti li nutre per vederli volar via. E poi, dopo qualche giorno, il volto di Alda Merini viene sfregiato. Quando la street art è originale, ironica, portatrice di bellezza, ben venga a colorare la prosaicità del quotidiano. Perché deturpare il murale?

La nostra amministrazione potrebbe incoraggiare i nostri giovani writers, i nostri artisti più creativi, gli intellettuali della parola e del colore, per abbellire le nostre periferie, per ravvivare pareti graffiate da sconcezze. Ma sta a noi cittadini rispettare un guizzo di bellezza che può riempire di senso una sosta o una coda.

Chiudiamo con alcuni versi della Merini. Perché la parola – l’armonia che vince di mille secoli il silenzio, direbbe Foscolo – non soffre sfregi finché la leggiamo l’ascoltiamo continuiamo a scriverla.

Il Gobbo – Dalla solita sponda del mattino /io mi guadagno palmo a palmo il giorno: /il giorno dalle acque così grigie, / dall’espressione assente. /Il giorno io lo guadagno con fatica /tra le due sponde che non si risolvono, /insoluta io stessa per la vita /.. e nessuno m’aiuta. /Ma viene a volte un gobbo sfaccendato, /un simbolo presagio d’allegrezza /che ha il dono di una strana profezia. /E perché vada incontro alla promessa /lui mi traghetta sulle proprie spalle.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=1844:la-scuola-rappresenta-un-fronte-importante-della-lotta-culturale-contro-le-mafie&catid=48&Itemid=144

La scuola rappresenta un fronte importante della lotta culturale contro le mafie.

In occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, il 19 ottobre scorso gli alunni del tredicesimo istituto comprensivo di Siracusa “Archimede”, a coronamento di un percorso iniziato durante l’anno scolastico precedente, intitolato “Progettiamo a colori”, hanno incontrato Simona Dalla Chiesa, figlia del generale ucciso dalla mafia.

Nel corso della mattinata gli alunni delle quinte (ex quarte) e delle prime e seconde medie, che hanno lavorato sui libri della nota autrice siracusana Annamaria Piccione, sensibile a queste tematiche (ricordiamo appunto “Il gatto del prete povero” sulla figura di Padre Pino Puglisi e “La scelta del sovrano giusto” su Giovanni Falcone, quest’ultimo illustrato da un’artista siracusana, Stefania Bongiovanni Vallone, ed entrambi editi dall’altrettanto siracusana casa editrice VerbaVolant edizioni, che con la collana “I grandi per i piccoli” si propone di far conoscere a bambini e ragazzi persone dal grande valore umano e civile e di far riflettere i lettori di ogni età su argomenti quali la legalità e la giustizia), hanno offerto a Simona Dalla Chiesa un libricino con i lavori realizzati sotto la guida dei loro docenti.

Durante la seconda parte della giornata si è tenuto l’incontro degli stessi alunni con le famiglie e varie autorità.

La giornata, moderata dalla dirigente scolastica dott.ssa Giusy Aprile, allietata dalla presenza dell’orchestra aperta di Claudio Giglio e impreziosita dalla performance di Peppino Castello, cantastorie di Monterosso Almo che ha narrato e raccontato come si usava un tempo le storie degli attentati mafiosi, ha visto anche il concorso di figure legate all’antiracket e delle autorità preposte alla lotta alla mafia.

 

https://www.gofundme.com/r2h6hryk

Per finanziare LA CIVETTA DI MINERVA, che è sostenuta solo da sponsor privati ed è un esempio di stampa libera da vincoli, l’idea è quella del crowdfunding, cioè la ricerca di fondi.

La civetta, animale sacro a Minerva: il simbolo del giornalismo che raccoglie informazioni e poi le analizza e le argomenta offrendole alla società perché diventino l’humus di un pensiero critico.

Da questa interpretazione del giornalismo  nel settembre del 2009 nasce il progetto dell’edizione cartacea del La civetta di Minerva, giornale antimafia, no profit.

http://www.lacivettapress.it/ it/

Difesa dell’ambiente e del territorio,  multiculturalismo, welfare, etica politica, economia sostenibile, lotta contro ogni forma di sfruttamento, prevaricazione e corruzione sono i nostri temi.

In soli sette anni di attività abbiamo sostenuto – nonostante la scarsità di risorse e quasi solo grazie ai nostri stessi contributi – importanti battaglie nel settore delle energie rinnovabili, della gestione privata del servizio idrico, contro la  costruzione del rigassificatore di Priolo-Melilli, a favore del blocco delle trivellazioni petrolifere in Val di Noto. Poi, tra le nostre numerose inchieste, quella “storica” sulla Procura della Repubblica di Siracusa ci è valsa il premio giornalistico nazionale Mario Francese 2012.

Tuttavia la nostra battaglia per la legalità ci ha portato più nemici che introiti e adesso la Civetta rischia la chiusura definitiva. Abbiamo bisogno di voi per salvarla!
Le donazioni verranno usate per finanziare il giornale e le attività che possano contribuire a tenerlo in vita e a promuoverne la diffusione.

Il nome di ogni donatore verrà stampato in uno spazio dedicato del giornale che potrà accogliere anche proposte e considerazioni (previa valutazione della loro liceità). Ciascuno riceverà il PDF del numero in uscita che presto potrete leggere anche grazie ad un’app.

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The owl, sacred to the roman goddess Minerva: the symbol of aan active journalism, which collects, analyzes and discuss information in order to provide society with a booster for critical thought .

This interpretation of journalism led to the birth, in september 2009, of  the anti-mafia, non-profit, print newspaper, La Civetta di Minerva.

http://www.lacivettapress.it/it/

Our mission is to oppose environmental threats, corruption, exploitement, and abuse of power; and to promote multiculturalism, welfare, ethical politics, and sustainable economy.

Even though we had little money – motly provided by the journalists ourselves – in seven years we fought important battles: against water privatization; against the building of the regasification unit in the high risk area of Priolo-Melilli; against oil drilling in the historical area of Val di Noto. Among our many investigative reports, the “famous”one on the judges of the Procura della Repubblica di Siracusa was rewarded with the national Mario Francese prize for anti-mafia journalism.

However, our battle for legality brought us more ennemies than funds and now La Civetta risks to close for ever. We need you to save it!
Your donations will be used to support the newspaper and every activity which can contribute to its survival and outreach.

The name of every donor will be printed in a specific section of the newspaper, where your ideas and proposals can also be hosted (after previous evaluation of their legitimacy). Moreover, every donor will receive a PDF version of next issue and will be able to read it through an app.

http://www.lacivettapress.it/it/

LA CIVETTA esce ogni due venerdì e poi molti articoli confluiscono nel sito, dove troverete anche aggiornamenti e novità.

 

 

 

 

 

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