LA CIVETTA DI MINERVA del 7 aprile 2017

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http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2249:la-civetta-di-minerva-in-edicola-il-nuovo-numero-del-7-aprile-2017&catid=15:attualita&Itemid=139

Ecco uno dei miei ultimi articoli confluiti sul sito…

Gianluca Vindigni: “E’ un’autentica vocazione. Già al liceo scientifico scoprii di essere sempre più portato per questa lingua, la cui perfezione grammaticale mi travolgeva, che per la matematica. Mi ha sorpreso che scrivesse di me anche Repubblica”

La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017

Il 6 marzo scorso Gianluca Vindigni, studente di Vittoria (RG), vincitore come secondo classificato di due certamina nazionali di lingua latina per universitari, espletati a Mascalucia (CT), rispettivamente nel 2015 e nel 2016, è diventato dottore di Lettere classiche laureandosi con una tesi intitolata “De C. Iulii Caesaris sermone commentatio critica”.

Fin qui niente di strano. Ma la tesi è stata sia scritta che esposta (parlando) interamente in latino.

“La Civetta di Minerva”, incuriosita da quella che in passato era la prassi e oggi sembra roba da nerd, ha contattato Gianluca Vindigni, che ha suscitato attorno a quello che poteva essere un traguardo personale e privatissimo un piccolo ma significativo clamore mediatico…Ecco come ha risposto alle nostre domande (in italiano, non preoccupatevi!)

Si attendeva un’attenzione di questo tipo? Non è affatto frequente che una tesi di laurea sia scritta e addirittura discussa per intero in latino…

Ammetto che non mi sarei mai aspettato un successo mediatico di tale grandezza per la mia tesi di laurea. Non tanto perché voglio sminuire il mio lavoro – oggettivamente sono pochi oggigiorno i ragazzi realmente appassionati ed interessati a scrivere e parlare il latino – ma poiché non avrei mai pensato di essere così apprezzato da docenti e giornalisti. Ho avuto una commissione molto disponibile, educata e cordiale, che mi ha permesso di poter realizzare questo mio piccolo sogno, sebbene ancora coi piedi per terra so per certo che la strada è lunga. Sono rimasto sorpreso, lo ammetto, di aver trovato un mio articolo persino sul giornale “La Repubblica”, ma evidentemente la notizia deve aver scosso ed incuriosito parecchi giornalisti e lettori. Non posso che esserne felice!

Torniamo indietro: su quale argomento verte la sua tesi e come mai ha deciso di scriverla nella lingua di Cicerone?

La mia è una tesi filologica incentrata sulla lingua di Cesare, sul suo usus scribendi. L’idea di scrivere una tesi di laurea assolutamente grammaticale mi balenava in testa già da tantissimi anni, considerando che uscii dal liceo scientifico totalmente malato di grammatica latina, a tal punto che da allora non è trascorso un giorno della mia vita in cui io non abbia toccato un manuale di grammatica o non abbia letto classici. La lingua di Cesare da me è stata sempre apprezzata, ed anche in particolar modo direi, per cui ringrazio il mio relatore Vincenzo Ortoleva per avermi serenamente consentito di svolgere la tesi su un argomento e su un autore da me amatissimo. Mi è sempre piaciuto scovare le cosiddette “eccezioni” alla regola nei vari autori, classificarle, analizzarle, e darne una possibile spiegazione. Proprio in questo modo svolsi la mia tesi su Cesare, analizzando principalmente tutte quelle apparenti infrazioni alle regole che sono presenti nei suoi commentari, classificandole e raggruppandole secondo un corretto criterio.

Da dove nasce questo amore per la lingua latina?

Nasce già dai primi anni di liceo scientifico, trascorsi nella mia benamata Vittoria, sotto gli insegnamenti di Daniele Liberto, ora mio grande amico e un tempo mio insegnante di lettere, che mi fece totalmente invaghire di grammatica latina. Giorno dopo giorno scoprivo di essere sempre più portato per questa lingua che per le materie scientifiche, la cui perfezione grammaticale mi travolgeva continuamente. Scoprii di avere quasi una vocazione, di riuscire col tempo a leggere, tradurre, pensare e scrivere il latino senza eccessive difficoltà, così che decisi di intraprendere la carriera di classicista iscrivendomi in lettere classiche all’università degli studi di Catania, a costo di dover imparare la lingua greca da autodidatta; impegno che, tra l’altro, mi fece spendere circa due anni e mezzo in più. L’amore per il latino parlato, invece, nacque dopo il diploma, durante i primi anni di università, seguendo appassionatamente su YouTube i video del Prof. Luigi Miraglia, fondatore della notissima accademia Vivarium Novum e vivissimo cultore del latino parlato, che ebbi l’onore di conoscere poi di persona.

Secondo te come mai proprio nella patria dei Romani, l’Italia, gli studi classici sembrano regredire?

Gli studenti trovano ostico il Latino almeno a pari merito con la matematica… alcuni studiosi ed opinionisti attribuiscono questo alla eccessiva semplificazione dei percorsi didattici, in cui l’unica difficoltà, gli ultimi scogli, sarebbero rappresentati proprio dalla versione di Latino e dal compito di Matematica.

Questione di metodo, di scarsa motivazione…? Come la vedi?

Su questo non posso dire più di tanto, giacché ai miei tempi vi erano ancora cinque ore di latino settimanali al liceo scientifico tali da poter spingere col programma, ma oggi come oggi essendo state scese a tre credo più difficile che dei ragazzi decidano di iscriversi in lettere classiche, anche se chiaramente la speranza che ciò possa continuare a verificarsi non muore mai. C’è troppo poco latino ormai, purtroppo. Per il metodo non saprei cosa dire: io studiai col metodo tradizionale e finii per innamorarmi pienamente della grammatica latina, ma oggigiorno sta divampando qua e là anche il metodo naturale, adottato da moltissime scuole, su cui varie sono le opinioni, sia positive che negative. Sebbene io non lo conosca e difenda ancora il vecchio metodo tradizionale grazie al quale appresi il latino, non posso tuttavia biasimarlo, non essendone ancora venuto a conoscenza. Sarebbe un giudizio a priori, da ipocriti. Credo però che l’unica salvezza dei tempi moderni siano i docenti, giacché, secondo la mia personale esperienza, credo che si possa giungere alla piena passione di una materia anche e soprattutto grazie all’apporto di un ottimo docente, che sappia trasmettere oltre alla cultura anche la propria passione ed il proprio amore.

Potresti dedicare un saluto in latino ai nostri lettori?

Utinam vobis omnibus lingua Latina probetur!

E ancora…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2215:un-corto-sulle-adozioni-girato-tra-noto-rosolini-e-catania&catid=17&Itemid=143

La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017

Tre storie. Tre desideri che si riassumono in uno solo: essere genitori. Un corto sul delicato e attuale tema dell’adozione è stato girato nel Siracusano. “La Civetta di Minerva” si è incuriosita e ha incontrato per voi i responsabili del progetto, Giovanna Pignataro e Francesco Di Martino.

Come è nata l’idea del corto? È un lavoro autoprodotto o qualcuno ha investito in questo progetto?

“La casa dei conigli di Nola ha iniziato il progetto Aspettiamo! Si tratta di una storia sull’adozione, fatta per lo più di sensazioni, quelle che accompagnano la trafila del percorso adottivo sia dal lato dei futuri genitori sia dal lato dei futuri figli. Questa storia, scritta da Giovanna Pignataro, e divenuta albo illustrato sotto le mani di Tiziano Squillace, sembrava più completa con l’aggiunta di un video, per la precisione un documentario, che potesse raccontare delle storie vere di adozione. Francesco di Martino, documentarista di fiducia, ha subito abbracciato l’idea, aggiungendovi naturalmente il suo punto di vista. È nato così Aspettiamo! Il film, un documentario di finzione: si è deciso di raccontare tre storie vere, prese in luoghi diversi e con presupposti diversi. Francesco e Giovanna sono partiti con le registrazioni dalla voce dei loro protagonisti, in seguito hanno tradotto le storie in sceneggiatura e poi si è passati alle riprese con gli attori che hanno impersonato le tre coppie di genitori adottivi. Il libro di partenza è uscito con Marotta&Cafiero e stampato anche grazie ad una campagna di crowdfunding. Il film di fatto è autoprodotto.

Cast e maestranze sono del Siracusano? In quali location avete girato?

Essendo il regista di Noto, ed essendo necessario tenere bassi i costi, tutte le persone coinvolte nel film sono più o meno del territorio. Stessa cosa per le location che sono state scelte in modo che non fossero precisamente riconoscibili di modo che non si resti legati ad alcuni luoghi particolari, ma che possano essere storie del mondo.

Ecco le parole dello stesso regista: “Abbiamo girato tra Noto, Rosolini e Catania. Una buona parte degli attori sono netini (Carola Pennavaria, che tra l’altro canta nel teaser del corto, Salvatore Tringali, Carlo Genova), due invece da paesini ai piedi dell’Etna (Marta Allegra e Angela D’Amico) mentre uno è ispicese (Giovanni Peligra), tutti attori abbastanza preparati e appartenenti al mondo del teatro. Per loro questo progetto è stato sicuramente una scommessa, una prova, visto che hanno cercato di interpretare al meglio i personaggi senza imitarli (tutti gli attori hanno studiato a fondo i personaggi attraverso le interviste fatte alle coppie vere da me e Giovanna)  ma acquisendone la storia e farla propria.  E soprattutto su ogni scena hanno cercato di non seguire le battute della sceneggiatura ma dei discorsi personali, soprattutto nelle interviste frontali che abbiamo inscenato.

È capitato anche di porre loro delle domande che nel copione non c’erano… e li ho trovati sempre pronti a dare una risposta come se la storia la stessero vivendo loro. In sintesi un esperimento per noi, ma soprattutto per loro.

Il corto è stato pensato per la rete o ci potrà essere una sorta di promozione e distribuzione? Sono previste presentazioni?

Il corto sarà abbinato al libro pubblicato, all’interno del quale c’è un link per scaricarlo. Sicuramente sarà presentato, non appena pronto, insieme al libro che è uscito da pochi giorni.

Secondo quale ottica è visto il tema dell’adozione nel corto? Quale finalità vi siete prefissi nel realizzarlo?

Il libro da cui è partito il progetto si sofferma sulla costante presenza di due mondi paralleli, quello dei genitori adottivi e quello dei bambini che saranno adottati. Il film segue invece le vicende delle coppie di genitori delle tre storie soffermandosi sulle loro difficoltà, sensazioni, sull’enorme mole di stress che comporta il percorso adottivo. La volontà è riflettere su che cosa comporti intraprendere questa strada, per tutti coloro che vi sono coinvolti. Trattandosi di bambini, il tutto è anche delicato e poetico, ma parallelamente ci sono enormi scogli da sormontare e accendere un po’ la luce su di essi non è male…

Per saperne di più: https://www.youtube.com/watch?v=bnSLL3RSmo0

Un articolo che mi riguarda e soprattutto riguarda Mariannina Coffa…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2219:la-riccioli-su-mariannina-coffa-saffo-netina-dell-800&catid=17&Itemid=143

 

La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017

Mariannina Coffa, Una donna tante donneLa poetessa dell’Ottocento che parla alle donne di oggi”: questo il titolo dell’incontro che si terrà domani, venerdì 25 marzo, alle ore 17,30 presso la Biblioteca comunale “Principe di Villadorata” di Noto in via Nicolaci, biblioteca che custodisce amorosamente gli scritti della poetessa e patriota netina. L’incontro si inserisce nella programmazione del Rotaract volta alla valorizzazione del territorio e delle sue risorse culturali in senso lato.

Mariannina Coffa (Noto, 1841-1878), enfant prodige della borghesia netina nel passaggio difficile ed esaltante insieme dalla monarchia borbonica al Regno d’Italia, è stata dunque figlia, sorella, amica – corrispose con gli intellettuali dell’epoca pur senza muoversi dalla Sicilia –, innamorata (fu protagonista di un amore tipicamente romantico con Ascenso Mauceri, musicista e autore di tragedie), sposa malmaritata di un possidente terriero di Ragusa, madre (perse tra l’altro due dei cinque figli), patriota e poetessa (accompagnò con la sua poesia e le sue riflessioni i moti risorgimentali e la sua complessa personalità e spiritualità la portò ad un tentativo di emancipazione dagli stilemi dell’epoca verso soluzioni originali): interpretò ognuno di questi ruoli nonostante i limiti della propria condizione di donna, di siciliana, nonostante la malattia e le incomprensioni del contesto familiare e socio-culturale.

La conferenza, tenuta da Maria Lucia Riccioli, docente e scrittrice, autrice tra l’altro di un romanzo storico, “Ferita all’ala un’allodola”, incentrato proprio su Mariannina Coffa, giurata per due anni consecutivi del concorso di “Inchiostro e anima” intitolato alla Capinera di Noto, alla Saffo netina, tanto per ricordare alcune delle immagini cui la Coffa è stata associata, autrice di un saggio sulla prima tesi di laurea dedicata alla poetessa e inserito nel volume “Sguardi plurali” (Armando Siciliano Editore) curato da Marinella Fiume e uscito per raccogliere i lavori dell’omonimo convegno, oltre che di una lettera immaginaria alla Coffa pubblicata per i tipi di LiberAria in “Letteratitudine 3: letture, scritture, metanarrazioni” (a cura di Massimo Maugeri), sarà moderata da Federica Piluccio, presidente del Rotaract club Noto Terra di Eloro; le musiche che accompagneranno l’evento saranno eseguite dal maestro Gabriele Bosco al violino, mentre Giuseppe Puzzo, estimatore della Coffa e verseggiatore egli stesso, reciterà alcune liriche della poetessa e propri componimenti inediti.

A quasi centoquarant’anni dalla scomparsa della poetessa, la sua biografia e le sue opere presentano ancora fertili campi di indagine (pensiamo alla recente scoperta ad opera di Stefano Vaccaro di un inedito rinvenuto nella biblioteca del Castello di Donnafugata).

L’incontro del 25 marzo sarà occasione di riflessione sul modello femminile incarnato dalla Coffa e offrirà lo spunto per ricordare l’incendio del 25 marzo 1911, nel quale persero la vita le “camicette bianche” (pensiamo allo straordinario lavoro di Ester Rizzo per ridare nome dignità e memoria a queste donne), le operaie della Triangle Waist Company: tra di esse c’era una ragazza netina, Gaetana Midolo, cui è stata dedicata la rotatoria di Piazza Nino Bixio. Nel mese dedicato alle donne, ricordare un’emigrata e una figura del nostro Risorgimento non sembrerà un’operazione azzardata.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2140%3Adon-luca-saraceno-e-le-domande-su-cristo-la-vita-e-il-mondo&catid=69&Itemid=200

Ecco il link ad uno dei miei ultimi articoli usciti per LA CIVETTA DI MINERVA…

Nell’ultimo libro del sacerdote i quesiti assoluti e perenni che s’incarnano nel nostro quotidiano. Scrittura colta, narrativa, poetica e pregna di pensiero; le meditazioni hanno un piglio di racconto

La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017

Contaminando le parole di papa Francesco e Milan Kundera, Lec, Kierkegaard e Kant, interrogando il Vangelo, padre Luca Saraceno – parroco e docente di Ermeneutica filosofica e Storia della filosofia moderna e contemporanea presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania, docente invitato di Filosofia sistematica all’Istituto Superiore di Scienze Religiose San Metodio di Siracusa –, che si era occupato in un precedente volume – La saggezza delle lacrime. Papa Francesco e il significato del pianto (EDB, Bologna 2015) – del senso del piangere umano e divino, in Tempo di domande. La passione di Gesù si racconta (EDB, Bologna 2016) chiede ai testi sacri, a se stesso e ai lettori il senso delle domande di Gesù, disquisisce sull’arte della domanda e pone Cristo, la vita di ognuno di noi e del mondo come domanda assoluta e perenne, che si incarna nel quotidiano, con le sue scelte e i suoi dubbi, i rovelli e le illuminazioni.

Scegliamo questo momento per presentare ai lettori de La Civetta di Minerva questo volumetto, insieme a Con gli occhi di Maria. La preghiera del Rosario (uscito sempre per i tipi delle Edizioni Dehoniane di Bologna nel 2016), proprio perché dopo gli effimeri fasti del Carnevale inizia un tempo forte e significativo: “La Quaresima, tempo di preparazione al passaggio della grazia, è il frammento che raccoglie domande umane e divine; la Pasqua, spazio di contemplazione amorosa e operosa, è il frattempo che racchiude racconti fraterni e filiali” (p. 7).

La scrittura di Padre Luca è colta, narrativa, poetica e pregna di pensiero insieme; le meditazioni, pensate per ogni stazione della Via Crucis o per le poste del Rosario nel caso del volume sulla Madonna, hanno un piglio di racconto e di pausa contemplativa insieme, con il gusto della parola scelta e preziosa. Con gli occhi di Maria. La preghiera del Rosario rappresenta infatti una meditazione su Maria, un invito a ripensare la preghiera del Rosario e la vita stessa (di cui l’antica e sempre nuova preghiera è figura, simbolo, allegoria, col suo percorso vocale, mentale e spirituale sulla trama della ripetizione di Ave, Pater e Gloria), attraverso i misteri della compassione, della misericordia (leitmotiv dell’anno giubilare appena trascorso), attraverso la vita di Maria e Gesù e la nostra.

 

 

Approfitto per rinnovare la mia attestazione di stima verso il direttore Franco Oddo e il vicedirettore Marina De Michele per la loro passione e il loro impegno per un giornalismo non allineato.

Grazie anche a tutta la redazione per i sacrifici e il tempo per scrivere rubato ad altro.

 

Per finanziare LA CIVETTA DI MINERVA, che è sostenuta solo da sponsor privati ed è un esempio di stampa libera da vincoli, l’idea è quella del crowdfunding, cioè la ricerca di fondi.

La civetta, animale sacro a Minerva: il simbolo del giornalismo che raccoglie informazioni e poi le analizza e le argomenta offrendole alla società perché diventino l’humus di un pensiero critico.

Da questa interpretazione del giornalismo  nel settembre del 2009 nasce il progetto dell’edizione cartacea del La civetta di Minerva, giornale antimafia, no profit.

http://www.lacivettapress.it/ it/

Difesa dell’ambiente e del territorio,  multiculturalismo, welfare, etica politica, economia sostenibile, lotta contro ogni forma di sfruttamento, prevaricazione e corruzione sono i nostri temi.

In soli sette anni di attività abbiamo sostenuto – nonostante la scarsità di risorse e quasi solo grazie ai nostri stessi contributi – importanti battaglie nel settore delle energie rinnovabili, della gestione privata del servizio idrico, contro la  costruzione del rigassificatore di Priolo-Melilli, a favore del blocco delle trivellazioni petrolifere in Val di Noto. Poi, tra le nostre numerose inchieste, quella “storica” sulla Procura della Repubblica di Siracusa ci è valsa il premio giornalistico nazionale Mario Francese 2012.

Tuttavia la nostra battaglia per la legalità ci ha portato più nemici che introiti e adesso la Civetta rischia la chiusura definitiva. Abbiamo bisogno di voi per salvarla!
Le donazioni verranno usate per finanziare il giornale e le attività che possano contribuire a tenerlo in vita e a promuoverne la diffusione.

Il nome di ogni donatore verrà stampato in uno spazio dedicato del giornale che potrà accogliere anche proposte e considerazioni (previa valutazione della loro liceità). Ciascuno riceverà il PDF del numero in uscita che presto potrete leggere anche grazie ad un’app.

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The owl, sacred to the roman goddess Minerva: the symbol of aan active journalism, which collects, analyzes and discuss information in order to provide society with a booster for critical thought .

This interpretation of journalism led to the birth, in september 2009, of  the anti-mafia, non-profit, print newspaper, La Civetta di Minerva.

http://www.lacivettapress.it/it/

Our mission is to oppose environmental threats, corruption, exploitement, and abuse of power; and to promote multiculturalism, welfare, ethical politics, and sustainable economy.

Even though we had little money – motly provided by the journalists ourselves – in seven years we fought important battles: against water privatization; against the building of the regasification unit in the high risk area of Priolo-Melilli; against oil drilling in the historical area of Val di Noto. Among our many investigative reports, the “famous”one on the judges of the Procura della Repubblica di Siracusa was rewarded with the national Mario Francese prize for anti-mafia journalism.

However, our battle for legality brought us more ennemies than funds and now La Civetta risks to close for ever. We need you to save it!
Your donations will be used to support the newspaper and every activity which can contribute to its survival and outreach.

The name of every donor will be printed in a specific section of the newspaper, where your ideas and proposals can also be hosted (after previous evaluation of their legitimacy). Moreover, every donor will receive a PDF version of next issue and will be able to read it through an app.

http://www.lacivettapress.it/it/

LA CIVETTA esce ogni due venerdì e poi molti articoli confluiscono nel sito, dove troverete anche aggiornamenti e novità.

 

 

 

 

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