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E ora vacanze, relax e una buona lettura!

Vi offrirò ogni giorno qualche parola tratta dai miei libri, magari sarà uno spunto per riflettere emozionarsi sognare…

Intanto buona estate e stay tuned!

FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA (PerroneLab, Roma 2011 e L’Erudita editrice, 2013)

incipit

Il respiro è un ppp, un pianissimo come quelli delle partiture impolverate che si è portata dietro da Ragusa. Perché, poi. In questa casa non c’è pianoforte, a stento si mangia. Le medicine – musture! schifiarei di duttura imbriachi!, così le chiamano questi notigiani convinti di sapere tutto e invece forse niente sanno, specialmente di lei – sedimentano inerti nel vetro opaco delle boccette. Aspettano l’alba che spiova dagli scuri socchiusi.

Mariannina vuole vedere il cielo, vuole parlare alla luna di notte, come faceva a casa Coffa. Vuole scrivere ancora, magari anche sulle lenzuola, alla cieca, e poi decifrare al mattino i versi del suo genio notturno, l’Angelo che la visita e le detta dentro, che l’ha fatta prima credere una poetessa ispirata da Dio, poi una folle invasata che rompe zitaggi, che lascia marito e figli per rintanarsi in una Noto che – troppo tardi l’ha capito – non la vuole più.

Ma stanotte no. Gli occhi sono chiusi, le orecchie sorde alla musica divina dell’Angelo. Un diavolo si sta mangiando le carni di Mariannina – il rimorso, fu. Certi colpi di testa si pagano. Poi si dice che il Signore castiga. Ce li andiamo a cercare, i castighi.  Noto parla. Noto sparla. Noto addita e condanna. Ma Noto non sa.

Non sa il dolore. Lancinante. Che dura ore, notti, giorni interi.

Poi torpore. Misericordioso.

L’arpa della poesia questa notte non suonerà. Le candele riposeranno senza consumarsi alla febbre di Mariannina. L’inchiostro seccherà, e forse qualcuno per non sprecarlo domani l’allungherà con un po’ d’acqua e lo userà. Una nota per la lavandaia, il conto del droghiere. Le prime spese, perché certo si dovrà pensare a…

La penna obbedirà, la carta non farà resistenza.

La carta non sa. Non conosce padrone. Come l’inchiostro, come la penna.

Forse domattina l’Angelo visiterà qualcun’altra. Domani notte forse ispirerà versi a una nuova sensitiva.

Forse pure Mariannina è una penna, un  foglio di carta, una boccetta d’inchiostro. A volte l’ha pensato. E stanotte? Lo sa?

Forse l’ha capito.

Forse lo sa che l’Angelo, stanotte, se la porterà via.

QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU, Algra Editore, Viagrande (CT) 2014.

PROLOGO

 

Vi salutu, gentili mei litturi.

Ju nun vi vulissi fari annujari,

ma sulu arricriàrivi e cuntari

quacchi parabula ’i Nostru Signuri.

 

Quannu Iddu pi lu munnu girava

cu l’Apostuli appressu priricannu,

r’’a vita e r’’a motti jeva parrannu,

e tanti cosi riceva e ’nsignava.

 

Ascutàtili viatri macari,

rapennu ’aricchi ma cchiù assai ’u cori.

Tuttu passa. ’A so’ parola nun mori.

Ascutàti. Beni sulu pò fari.

 

 

Occhio alla plastica, che è un vero veleno: 

per colpa dell’uomo il mare ne è pieno.

Strozza tartarughe e delfini. Perfino balene, 

che vorrebbero mangiare serene.

Un sacchetto sembra una medusa 

e una creatura del mare resta confusa. 

(da LA BANANOTTERA, VerbaVolant edizioni, Siracusa 2015)

Alla fine della storia di Nana la balenottera gialla, ovvero la bananottera, mi sono divertita a mettere in rima il decalogo di Legambiente per godere del mare senza inquinare né sporcare.

 

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