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E ora vacanze, relax e una buona lettura!

Vi offrirò ogni giorno qualche parola tratta dai miei libri, magari sarà uno spunto per riflettere emozionarsi sognare…

Intanto buona estate e stay tuned!

FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA (PerroneLab, Roma 2011 e L’Erudita editrice, 2013)

2. – continua

 

La carrozza sobbalza a ogni scaffa. Il caldo è insopportabile e abbassare lo sportello è inutile.

«Mi è sembrato che stare sempre in viaggio sarebbe una vita che amerei molto».

Mariannina riferisce le sue impressioni ma tiene le altre suggestioni per sé. Nessuno del resto ha la voglia o la forza di replicare.

La giornata è stata lunghissima, sfiancante. Il viaggio da Noto è sempre un’avventura. Vedere il paesaggio traballare a ogni piè sospinto dai vetri della carrozza, sopportare il fastidio della polvere, i lamenti della mamma, le gambe irrequiete di Salvatore Coffa, mette a dura prova la tempra delicata e nervosa della piccola, che cerca di concentrarsi sugli alberi in corsa, sulla strada che è poco più di un solco nella campagna tra Noto e Siracusa.

Ferdinando ci aveva tenuto che la carrozzabile si completasse in un anno: proprio il Quarantuno in cui Mariannina era nata.

Gli animali lontani e lenti la guardano scarsamente interessati, e tornano a brucare tra macchie e pietre.

Il pensiero corre al baule stipato di vestiti e libri, che svuoterà in una stanzetta straniera, a Siracusa. L’ansia di piacere ai maestri, alle compagne, di lasciare ancora una volta la Noto familiare che la vede brillare in casa e nei salotti le stringe lo stomaco. Non è lo studio che la spaventa, no.

Più tardi, davanti alla signora Bettina e a Giovanni Peratoner, sarà garbata, farà rilucere una favilla di quell’intelligenza la cui fama l’ha preceduta, cosa di cui è parecchio infastidita e imbarazzata.

Poi cercherà di prender confidenza con quelle camere in cui tanta parte dei prossimi mesi scorrerà tra lezioni e nuove amicizie.

Per lei i genitori hanno preferito il collegio moderno fondato da poco a Siracusa da due triestini. Metodi nuovi, altro che le monache di Santa Chiara o il Tontoli.

Canto, ballo, il francese naturalmente, per le fanciulle dell’Italia – fanciulla pure lei – che si forma anche così, grazie alla pedagogia del Continente.

Lo zio Melodia li aveva ben consigliati: niente pastoie chiesastriche, per quello basta la Messa alla domenica e la dottrina che Mariannina ha imparato a Noto, tra un San Corrado di febbraio e uno d’agosto, da padre Sbano.

Anche il teatro. Sarà un piacere assistere ai saggi drammatici delle giovinette del Peratoner. Su testi morali, moralissimi, ci mancherebbe.

Oh sì, etica drammatica, anzi Etica Drammatica. Teatro sì, ma innanzitutto i pii valori di Pietà Filiale, Riconoscenza, Coscienza, Generosità, Beneficienza, Riconciliazione, Pazienza… Un’alunna del Peratoner studia musica e calca le scene non per diventare la primadonna di qualche teatro, ma per apprendere le più elette virtù col dolce adescamento dell’arte.

L’Intendente, che per la testa in verità doveva avere ben altro che le smanie drammatiche delle collegiali, veniva informato dell’allestimento, all’interno dell’Istituto, dei lavori del Genoino. Figurarsi! Roba rivoluzionaria veramente!

Eppure, di questi tempi, non si poteva mai sapere. Certo, un liberale in collegio… peggio del diavolo in un convento!

 

Mariannina già si figurava le recite poetiche, l’attesa nervosa pel sipario, gli applausi di Salvatore e Celestina, dei fratelli Giuseppe e ’Nzulu.

Imparare e divertirsi in maniera innocente. Conquistare delle nuove amiche senza dimenticare le netine che già la chiamavano ‘la siracusana’.

Tra le fanciulle del Peratoner ce ne sono solo due o tre che forse potrà amare, Peppina Siena, Carlotta, Emilia… Mommina Reale, che suona il pianoforte come un angelo… oppure Adelina Iosia. Non ci sono ragazzine di Noto in classe.

«Ci abbandoni, Mariannina, certo Siracusa non è Noto.»

E lei a schermirsi: «… io sono sempre la stessa.»

Contenta di partire e timorosa del cambiamento allo stesso tempo.

 

QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU, Algra Editore, Viagrande (CT) 2014.

 

’U FASCIU ’I LIGNA

 

Cristu cu l’apostuli, caminannu,

’ncuntraru a unu ca jeva arrancannu.

Purtava supr’’e spaddi ’n fasciu ’i ligna,

e Petru pinzò: ”Comu si sbinnigna!”.

Taliànnulu, ’nfatti, si stranizzava.

Quannu era stancu nun s’arripusava:

ittava ’a ligna ’n terra, e ni mitteva

e n’ajunceva ancora, e si nni jeva.

Cristu e ’i cumpagni facèunu strata.

Chiddu cuntinuò tutta ’a junnata,

sempri juncennu ligna e caminannu,

sempri cchiù caricu e sempri cu cchiù affannu.

Petru, o’ solitu, curiusu ’i sapiri,

cci rissi o’ Signuri: «Fammi capiri.

Maistru, tu ca tuttu sai e viri,

’u mutivu ’i ’stu fattu mi l’ha’ diri.

È stancu e mottu r’’o gran caminari:

nun ’u viri ca nun s’’a pò firari?».

(continua)

Lascia stare molluschi e cavalli

e pure i piccoli marini cavalli…

(da LA BANANOTTERA, VerbaVolant edizioni, Siracusa 2015)

Alla fine della storia di Nana la balenottera gialla, ovvero la bananottera, mi sono divertita a mettere in rima il decalogo di Legambiente per godere del mare senza inquinare né sporcare.

 

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