Una mia poesia su A4

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https://aquattro.org/

A4 numero 13: poesia!

Ad agosto “A4” è solita non uscire, ma quest’anno farà un’eccezione. A breve infatti uscirà un nuovo numero, e non si tratta di un numero qualsiasi: questa volta a essere protagonista sarà la poesia.

In seguito all’appello di qualche tempo fa sono arrivate molte poesie in redazione. Adesso non resta che scegliere quelle giuste, impaginare il tutto e pubblicare “A4” n. 13.

Intanto, grazie a tutti quelli che hanno mandato un loro componimento. Come si suol dire in questi casi: se la vostra poesia non verrà pubblicata non significa che fosse brutta; non faceva al caso nostro.

A prestissimo!

Buone notizie… una delle mie poesie è stata selezionata per il numero 13 di A4, La rivista letteraria che non la racconta giusta – in un foglio solo.

Per saperne di più su Stefano Amato ecco il link ad alcuni articoli usciti su LA CIVETTA DI MINERVA sia in versione cartacea che sul sito come pure su questo blog…

https://www.google.it/search?q=stefano+amato+%2B+la+civetta+di+minerva&rlz=1C1AVNA_enIT559IT562&oq=stefano+amato+%2B+la+civetta+di+minerva&aqs=chrome..69i57.9637j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2677:ho-scritto-su-archimede-il-libro-che-io-stesso-avrei-voluto-leggere&catid=17:cultura&Itemid=143

Stefano Amato, fondatore della rivista letteraria A4: “Per conoscerne meglio i vari aspetti della personalità”. “Ho in cantiere il mio primo romanzo per ragazzi”

 

La Civetta di Minerva, 20 ottobre 2017

Abbiamo incontrato per voi Stefano Amato, scrittore siracusano schivo e originale, autore di racconti e altri contributi pubblicati su riviste letterarie prestigiose come “Linus”, “Maltese narrazioni”, “Prospektiva”, “Doppio zero”, “Colla”, “FaM” e “pagina99”, di reportage musical-letterari, frutto anche della sua collaborazione come performer in un trio punk-rock, di romanzi (dopo il suo esordio, “Le sirene di Rotterdam”, ricordiamo “Domani gli uccellini canteranno” e soprattutto “Bastaddi” , ri-creazione in forma di romanzo del film “Inglorious Bastards” di Quentin Tarantino a partire dalla sceneggiatura, e “Il 49esimo Stato” (tra i suoi editori, Marcos y Marcos e Feltrinelli / Transeuropa ed.).

Traduttore – pensiamo a “The Inverted Forest”, un romanzo inedito di J. D. Salinger –, “apprendista libraio” che ha voluto raccogliere topiche e sfondoni linguistici ambientati in libreria in “Avete il gabbiano Jonathan Listerine?”, Stefano Amato ha fondato e cura “A4”, una rivista letteraria contenuta in un foglio solo: aquattro.org, giunta al decimo numero, contenente un racconto di Matteo B. Bianchi più il raccoglitore per conservare le prime dieci uscite di questa singolare avventura editoriale.

Com’è nata l’idea di A4? Chi ospiterai nel prossimo numero?

L’idea di “A4” è partita dal nome. Anni fa ho pensato che “A4” era un bel nome per una rivista letteraria (da tempo volevo fondarne una). Poi ho pensato che, visto il nome, la rivista non avrebbe potuto avere altro formato che, appunto, l’A4. Infine ho pensato: perché non una rivista che sia lunga quanto UN UNICO foglio A4? Ho fatto un po’ di prove con le colonne, i margini, il senso di stampa, la ripiegatura, la testata, diversi font eccetera. E quando sono stato soddisfatto di tutto, e concluso che un foglio può ospitare racconti di lunghezza più che dignitosa, ho lanciato la rivista. Nel dicembre del 2015 è uscito il primo numero, che ospitava un racconto del concittadino Angelo Orlando Meloni. “A4” è appena arrivata al numero 10 e per la prima volta, nel numero 9, ha ospitato un fumetto. L’autore è un illustratore che lavora per “Linus” e altre riviste, Emanuele Simonelli, mentre non ringrazierò mai abbastanza per averci prestato la sua voce Matteo B. Bianchi per il racconto del numero 10.

La tua confidenza con la letteratura e la lingua americana è notevole: prova ne sono le tue splendide traduzioni nel numero di A4 “Speciale McSweeney’s . Puoi parlarcene?

Sì, in effetti sono un appassionato di traduzioni, se così si può dire, soprattutto da lettore. Prima di cominciare a leggere un romanzo di un anglosassone controllo chi l’ha tradotto, cos’altro ho letto tradotto da lui o lei, e faccio quella cosa antipatica di cercare di scoprire se e dove ha sbagliato, e come avrei tradotto invece io un certo passaggio. Da traduttore il mio è solo un passatempo. Ho tradotto cose in passato, e non escludo di farlo in futuro, ma a tempo pieno non riuscirei mai a farlo. Passo già troppo tempo davanti allo schermo di un computer… Tradurre i pezzi tratti da McSweeney’s, una rivista letteraria nata negli Stati Uniti una ventina d’anni fa, è stato uno spasso. E mi è servito anche a indicare ai futuri autori di “A4” la direzione in cui vorrei andasse la rivista: con pezzi umoristici, satirici, sperimentali.

In libreria ci hai anticipato l’uscita di un tuo lavoro su Archimede… di cosa si tratta? Archimede poi è un personaggio così immenso e già trattato innumerevoli volte – pensiamo, solo tra gli autori siracusani, ad Annalisa Stancanelli, al materiale raccolto da Antonio Randazzo nel suo documentatissimo sito, ai volumi di Cettina Voza o di Suor Teresa Fichera, ad Antonino Vittorio, Enza Giuffrida e il loro Tecnoparco dedicato allo scienziato e inventore siracusano, al lavoro meritorio di Maria Gabriella Capizzi con il Museo dedicato a Leonardo da Vinci e Archimede – che sembrerebbe impossibile trovare una nuova chiave per narrarlo: qual è la tua?

L’idea di un libro su Archimede è nata ai tempi in cui lavoravo in libreria. Allora mi sono accorto che, come dici tu, esistono diversi libri su Archimede, alcuni scritti anche da autori locali e pubblicati da editori siracusani. Ho pensato quindi di scriverne io uno che unisse il contenuto ad una particolare cura grafica ed ho contattato i ragazzi di Lettera22, un editore locale che avevo notato, appunto, per la qualità sia estetica che intrinseca dei libri che pubblicano, e loro hanno accettato di pubblicare il mio testo. In effetti il libro è venuto molto bene, secondo me, almeno dal punto di vista dell’“oggetto”. Per quanto riguarda il contenuto io non posso giudicare. Dirò solo che ho provato a scrivere con un linguaggio diretto, colloquiale, il libro breve e maneggevole che io per primo vorrei leggere se volessi conoscere meglio Archimede da tutti i punti di vista: storico, matematico, fisico eccetera.

Cos’hai in cantiere?

In cantiere c’è l’uscita fra qualche mese del mio primo romanzo per ragazzi o “young adults” che dir si voglia. La storia di un adolescente di Siracusa (ma la città del libro si chiama Cirasa) che subito dopo il diploma va a stare a Milano dalla zia, che ha un ristorante.

 

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2935:abbiamo-fatto-passeggiare-i-vampiri-sotto-i-portici-di-bologna&catid=17:cultura&Itemid=143

Di grande qualità i racconti horror presentati alla Casa del Libro. Un’antologia con i migliori autori del genere che hanno ambientato le storie in Italia

La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018

Domani, 17 febbraio, a partire dalle 18.30, presso la Casa del Libro Rosario Mascali, ci sarà la presentazione dell’antologia di racconti horror “I signori della notte, storie di vampiri italiani”, a cura di Luca Raimondi, pubblicata da Morellini editore. Oltre al curatore Luca Raimondi – ricordiamo il suo ultimo romanzo, “Il grande chihuahua” (Augh! Edizioni), scritto insieme a Joe Schittino; si è riformato il duo di “Cerniera lampo”, recentemente rieditato – saranno presenti anche due autori, Stefano Amato e Angelo Orlando Meloni, che il nostro giornale ha avuto modo di intervistare e recensire più volte (ricordiamo il libro su Archimede di Amato e “La fiera verrà distrutta all’alba” tra gli ultimi lavori di Angelo Meloni; la trasmissione “Segnalibro” di Tris, condotta da Maria Lucia Riccioli e dalla giornalista e scrittrice Lucia Corsale, le interviste sia a Raimondi che a Meloni).

Chi sono i vampiri? La figura del non morto, tipica di molte tradizioni europee, divenuta icona grazie a Bram Stoker e ai suoi epigoni, non ultima l’autrice di “Twilight” o i cineasti che si sono cimentati con paletti di frassino, incarnati pallidi, castelli transilvani e tutto l’armamentario dei vari Van Helsing e ammazzavampiri collegati, non smette di incarnare sempre nuove istanze. In questo libro la vediamo scorrazzare da Bologna alla Maremma, da Roma alle Dolomiti, soggetto di marketing in Piemonte e manager di cooperative sociali in Sicilia, oggetto di studio per uno psichiatra di Milano…

La prefazione è di Andrea G. Pinketts e l’antologia contiene racconti di Gianluca Morozzi, Stefano Pastor, Sacha Naspini, Fabio Mundadori, Giuseppe Maresca, Nicola Lombardi, Fabio Lastrucci, Silvana La Spina, Maurizio Cometto, Fabio Celoni, Danilo Arona, Angelo Orlando Meloni, Stefano Amato, Luca Raimondi, Lea Valti.

Com’è nata l’idea di questa antologia? Come avete lavorato per realizzarla?

L’idea è nata un paio d’anni fa, durante una delle tante conversazioni con l’amico, studioso e appassionato di cinema e letteratura horror, Giuseppe Maresca. Per una pura coincidenza avevamo scritto entrambi due racconti che si ispiravano a due classici del genere vampirico: il mio conteneva una palese citazione del “Vampiro” di Polidori, quello di Maresca conteneva più di un richiamo alla “Carmilla” di Le Fanu. In buona sostanza entrambi avevamo citato due illustri precursori del più celebre “Dracula” di Bram Stoker ed entrambi avevamo deciso di collocare l’azione in Italia, nei contesti a noi più familiari. Pensare di impostare un’intera antologia su questa base è stato un passo quasi consequenziale. Non sono certo molti gli esempi di racconti e romanzi italiani che collocano nei nostri territori gli archetipi dell’horror, il più delle volte materiale abbastanza scadente.

A quel punto ho invitato molti degli scrittori che conoscevo o con cui avevo collaborato e che stimavo, a partire da Gianluca Morozzi: aveva già firmato la prefazione a un mio libro e ha subito capito lo spirito dell’operazione, facendo passeggiare Dracula per i portici di Bologna. A lui si sono aggiunti via via tanti altri, non solo i migliori specialisti del “genere” quali per esempio Danilo Arona e Nicola Lombardi, che comunque consideravo e considero autori a tutto tondo, popolari sì ma di grandissima levatura intellettuale e artistica, ma anche altri scrittori che magari avevano soltanto sfiorato l’horror senza mai affrontarlo di petto. Un esempio per tutti, Silvana La Spina, pluripremiata autrice di gialli e romanzi storici per case editrici come Mondadori, Bompiani, Giunti, ma potrei citare anche due autori molto conosciuti dal pubblico siracusano come Angelo Orlando Meloni e Stefano Amato. Quando si lavora con autori bravi, realizzare progetti del genere è semplice: ogni racconto che mi è giunto, infatti, era di grandissima qualità e di conseguenza anche trovare un editore è stato sì difficile (le antologie di racconti horror generalmente non raggiungono infatti grandi quote di mercato) ma non impossibile. Mauro Morellini, un editore di Milano con distribuzione nazionale, attento alla qualità prima ancora che al mercato, ha infatti sposato il progetto a prescindere dalle valutazioni di natura commerciale.

Com’è stato declinato il tema del vampiro dagli scrittori dell’antologia? Quale valore assume la figura del vampiro oggi – dato che film e libri ce ne hanno consegnato tante diverse sfumature?

Avevo in squadra autori molto diversi tra di loro e ognuno provvisto di una “voce” peculiare, una chiara identità letteraria, per cui il tema è stato affrontato in modo molto differenti, fornendo ovviamente quella varietà polifonica che è il valore aggiunto delle migliori antologie rispetto ai più monolitici romanzi. Ci sono racconti tenebrosi e dolorosi, ambientati tanto nel passato quanto nell’attualità, altri satirici, politici, ironici e persino divertenti, nei limiti in cui può definirsi divertente il genere horror. C’è persino un racconto, quello di Lea Valti, che osa persino il dialetto romanesco, con effetti sorprendenti. Il vampiro è un grande archetipo letterario, dire qualcosa di nuovo su una creatura tanto affascinante quanto decisamente inflazionata non era facile, ma se mi trovo qui a rispondere di quest’antologia è perché sono convinto che tutti i racconti che ho scelto contengano una prospettiva eccentrica rispetto a qualunque stereotipo legato ai “signori della notte” dai canini aguzzi, a partire naturalmente dal fatto che circolano per Milano, Roma, Bologna, Catania o Siracusa, montagne dolomitiche e paesini maremmani, e hanno a che fare con capitalisti, operai, psicologi, basi militari, mafiosi. Il mito del vampiro è millenario perché incarna tante pulsioni, paure e persino speranze dell’uomo (l’immortalità in primis) e non passerà mai di moda, contiene sempre qualche aspetto che si può applicare a un lato dell’animo umano  o a una qualche contingente situazione contemporanea. Del resto di vampiri che succhiano il sangue è oggi più che mai pieno il mondo, creature maligne capaci tanto di sedurre quanto di ripugnare, ne trovate a decine a capo di governi, eserciti, organizzazioni criminali, multinazionali.

L'immagine può contenere: tazza di caffè

Una recensione di DAVIDE E IL MISTERO QWERTY, recentemente uscito per i tipi di VerbaVolant edizioni…

Un pezzo di Matteo B. Bianchi su A4…
E ancora su Satisfiction…

 

 

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