Lia Levi a Siracusa per “Questa sera è già domani”

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Nell’ambito del progetto “Siracusa che legge”, Settimane di presentazioni con la Biblioteca comunale di Siracusa: cominciamo con Lia Levi e il suo libro Questa sera è già domani: il 28 maggio alle 17,30 presso l’Urban Center. Dedicato a tutti i nostri utenti, a tutti i lettori, alla gente curiosa. 

https://www.facebook.com/events/317882785788632/ (l’evento Facebook)

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http://www.zam.it/1.php?articolo_id=2919&id_autore=2938

Lia Levi

Lia Levi La sposa gentile

Gli impasti amorosi di Teresa
di Maria Lucia Riccioli

 

Ci ha abituati alle sue storie, ai personaggi in punta di penna, Lia Levi. Con la sua scrittura lieve e intelligente, mai sentimentale pur intrisa di riflessione profonda e di sentimenti autentici, ha narrato storie per bambini e per adulti che conservino intatta la voglia di stupirsi, di lasciarsi incantare dai suoi personaggi.
Con “La sposa gentile” Lia Levi ci regala forse la sua figura femminile più poetica, Teresa. Teresa che è devozione assoluta, amore mai solo detto ma fatto carne, tenerezza e passione intessute anche di silenzi, di attese, di frittelle che impasta per amalgamare gli ingredienti semplici eppure così difficili da trattare che sono le emozioni e i sentimenti di chi la circonda.
In una Torino giolittiana che si entusiasma per il cinquantenario dell’Unità d’Italia e l’Esposizione universale, in una Saluzzo provinciale ma aperta al soffio della modernità, fra gli effluvi dei campi e le vetrine di una gioielleria, ville e giardini, sinagoghe e salotti, nasce e cresce l’amore tra il banchiere ebreo Amos Segre e lei, la gojà, la gentile di religione e di cuore, Teresa. Cristiana che per non strappare le radici familiari e culturali dell’uomo che ama vuole condividerne tutto, anche la religione.
La lingua che Lia Levi sceglie per raccontarci questa storia – sapientemente dipanata lungo un arco temporale che ci conduce alle soglie della Grande Guerra, fino a prefigurare l’orrore, oh fosse per sempre lontano, delle leggi razziali – si eleva a punte di luminosa poesia per consegnarci il ritratto di questa donna terrosa e angelica insieme, che ci ricorda l’amata del Cantico dei Cantici.
Sapientemente tratteggiati anche i personaggi del factotum di Amos, il Siulìn, portatore di una saggezza da “Jacques il fatalista” di diderotiana memoria, di Margherita, idillio di un Amos vinto dalla passione per Teresa eppure divorato dal rimorso, della composita famiglia Segre – dal patriarca ancor fresco di ghetto ai rampolli proiettati verso le magnifiche sorti e progressive dell’Italia sabauda – , dei comprimari tutti.
Un libro “gentile” come la sposa del titolo, un romanzo pieno di grazia e verità, un impasto riuscito come le frittelle pasquali di Teresa.

www.marialuciariccioli.splinder.com

Presentata Luigi La Rosa giorno 23 gennaio 2016 presso la Casa del Libro Rosario Mascali di Marilia Di Giovanni.In occasione della Giornata della Memoria, ecco a Siracusa un’autrice che di tematiche relative alla Shoah si occupa da sempre, sia come giornalista che come scrittrice…

In occasione della Giornata della Memoria, ecco di nuovo in Sicilia un’autrice che di tematiche relative alla Shoah si occupa da sempre, sia come giornalista che come scrittrice…

Io ho avuto l’onore e la gioia di presentarla – oltre che frequentarla a Roma – insieme a Luigi La Rosa qualche tempo fa proprio in occasione dell’uscita di questo libro, IL BRACCIALETTO, un gioiello da scoprire.

Scrivere non è un’attività solitaria… si scrive sempre per qualcuno, non solo per noi stessi.
E poi è bello sapere di poter contare su una rete di protezione di presentatori, recensori… parole amiche che accompagnano le tue.

La bandella del mio romanzo FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA è opera di Paolo Di Paolo, mentre la quarta di copertina è proprio di Lia Levi, autrice che seguo e stimo e che ho avuto anche il piacere di recensire, come potete vedere per esempio qui:

http://scriviapenelope.wordpress.com/2010/07/05/gli-impasti-amorosi-di-teresa/

Riporto le sue parole, ringraziandola ancora:

https://letteratitudinenews.wordpress.com/2013/06/29/ferita-allala-unallodola-di-maria-lucia-riccioli/ (il link all’articolo di Massimo Maugeri su Letteratitudine)

Una ricerca storica tanto approfondita e minuziosa farebbe presupporre
un romanzo che tragga il suo valore dalla forza dei fatti. Niente di più
sbagliato.
I fatti – e quali fatti – restano, ma sopra di loro Mariannina prende il volo per offrirsi come uno dei più trepidi e irradianti personaggi del nostro panorama letterario. E lo stile della Riccioli! Basterà leggersi la magistrale scena delle nozze in cattedrale in un’alba livida e la sposa “presa di freddo”, presagio di un amaro destino.
Una prosa sfumata e robusta, mai dimentica di ritmo e poesia in un
impianto di scrittura senza cedimenti né pause, in una parola, che va dritta al cuore.

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IL BRACCIALETTO è la sua ultima fatica letteraria, un gioiello da scoprire.

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Luigi La Rosa, scrittore editor e docente di scrittura creativa, srittore, di cui ho avuto il piacere di recensire e presentare diversi lavori…

Anche io…

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A proposito di Lia Levi, che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare sia a Siracusa che a Roma…

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Scrivere non è un’attività solitaria… si scrive sempre per qualcuno, non solo per noi stessi.
E poi è bello sapere di poter contare su una rete di protezione di presentatori, recensori… parole amiche che accompagnano le tue.

La bandella del mio romanzo FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA è opera di Paolo Di Paolo, mentre la quarta di copertina è proprio di Lia Levi, autrice che seguo e stimo e che ho avuto anche il piacere di recensire, come potete vedere per esempio qui:

http://scriviapenelope.wordpress.com/2010/07/05/gli-impasti-amorosi-di-teresa/

Riporto le sue parole, ringraziandola ancora:

https://letteratitudinenews.wordpress.com/2013/06/29/ferita-allala-unallodola-di-maria-lucia-riccioli/ (il link all’articolo di Massimo Maugeri su Letteratitudine)

Una ricerca storica tanto approfondita e minuziosa farebbe presupporre
un romanzo che tragga il suo valore dalla forza dei fatti. Niente di più
sbagliato.
I fatti – e quali fatti – restano, ma sopra di loro Mariannina prende il volo per offrirsi come uno dei più trepidi e irradianti personaggi del nostro panorama letterario. E lo stile della Riccioli! Basterà leggersi la magistrale scena delle nozze in cattedrale in un’alba livida e la sposa “presa di freddo”, presagio di un amaro destino.
Una prosa sfumata e robusta, mai dimentica di ritmo e poesia in un
impianto di scrittura senza cedimenti né pause, in una parola, che va dritta al cuore.

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Ecco il pezzo di Concetta La Leggia uscito il 1 giugno 2019… e poi confluito nel sito de LA CIVETTA DI MINERVA… a breve posterò il mio.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3804:agli-ebrei-il-dramma-ha-insegnato-ad-essere-cio-che-non-erano&catid=17&Itemid=143

Agli studenti del liceo scientifico Corbino di Siracusa Lia Levi ha presentato il suo “Questa sera è già domani”, rispondendo poi alle molte domande dei giovani

 

La Civetta di Minerva, 1 giugno 2019

Ottantasei anni di età e non sentirli. Carica, energica, pronta a raccontarsi e a raccontare: questo è Lia Levi dinanzi i ragazzi del liceo O.M. Corbino di Siracusa. Due momenti di incontro in un’unica giornata, intervallati da una breve pausa e una sfilza di domande intessute dagli allievi sull’ultimo libro della scrittrice, “Questa sera è già domani” vincitore del premio Strega Giovani 2018.

Narratrice di talento, Lia Levi non si risparmia alle domande ma le affronta tutte, con attenzione e meticolosità, severità storica lì dove necessario e sorriso da ragazza. Un incontro diverso: non la narrazione di un libro, ormai noto e dagli allievi letto, ma lo sviscerare nel profondo aspetti, sensazioni, emozioni che ne hanno caratterizzato la stesura e la diffusione.

Scoprire, attraverso gli occhi sempre attenti e curiosi dell’autrice, come nel periodo fascista vivessero i piccoli ebrei, a volte senza paura o contezza del dramma che si sarebbe a breve presentato tragico nella loro vita e scoprire che l’esistenza, per tutti, era composta da piccoli gesti quotidiani come giocare, frequentare la scuola (ebraica) e sentirsi liberi di sognare; seguire il crescendo della tensione e la decisione dei genitori di portarla nel convento delle suore col nome di Maria Cristina dove si soffre la fame e si insegue il sogno di un piatto di “fettuccine belle”; il non vedersi riconoscere l’anno scolastico, dopo la guerra, perché conseguito con un’altra identità; scoprire con triste meraviglia che per molti ebrei l’essere di altra religione non era poi così vitale e che gli italiani erano solo italiani; apprezzare la gioia e la bellezza del ritorno alla normalità; constatare che la coscienza della diversità l’ha inserita nell’animo di Lia e del suo popolo proprio la guerra e le violenze verso chi era diverso per religione: un olocausto ti spinge a capire qual è la tua origine, la tua appartenenza e divenire più legato a qualcosa a cui, prima, non davi peso.

Molti ebrei neppure seguivano la religione ma la tragedia della persecuzione e dello sterminio sono divenuti strumenti dell’identificazione sociale, dell’appartenenza ad un gruppo. Agli ebrei sopravvissuti, anche non osservanti, l’esperienza del dramma ha insegnato ad essere ciò che non erano. Questa è Lia Levi, scrittrice originale che ama tutti i personaggi del suo ultimo romanzo ma che in nessuno si identifica perché, in fondo, ogni comparsa o protagonista del suo libro siamo noi con le nostre paure, le nostre convinzioni e le nostre inutili certezze.

I vecchi e gli adulti del libro che si sentono saggi di una saggezza che non hanno e i giovani che fiutano meglio dei grandi i rischi di un mondo che, pian piano, viene strappato loro; seguire le vicende e gli incontri del giovane protagonista Alessandro a cui tutto pare chiaro e della sua famiglia sempre, invece, in bilico tra il non voler accettare la realtà delle leggi razziali e la scelta della fuga. Perché ci si chiede lungo il romanzo: perché non fuggite? Perché non capite? Perché non prendete atto che l’Italia non vi vuole? Sono i perché che affiorano nell’animo del lettore che sa quanto è costato al mondo una scelta di intolleranza e feroce violenza. Ma Alessandro, sua madre, suo padre e gli altri, che come comparse segnano l’animo del giovane protagonista, assomigliano a quella fragile umanità che, se non è davvero un pericolo, non abbandonerebbe mai la quiete delle proprie case. E gli adulti, come la madre di Alessandro, con i suoi mille ragionamenti, le sue speranze, le sue fantasie e la pigrizia del non voler capire, hanno il sapore degli uomini di oggi, immobili dinanzi a qualsiasi accadimento.

Tutti siamo la mamma di Alessandro o tutti ne siamo il padre, sveglio ed attento, capace di capire i rischi e le avversità. Tutti siamo il nonno Luigi: il vecchio saggio, pronto a giudicare con gli occhi dell’esperienza sebbene spesso non sappiamo neppure cosa dire e saggi non siamo; pochi siamo Edith, la matriarca, disponibile e pronta ad aiutare anche gli stolti e che, in un mondo in cui siamo facili al giudizio, appare una figura atavica, al di sopra della mediocrità del vivere comune. E poi la salvezza e la Svizzera verso la quale si protende il giovane protagonista.

La vicenda raccontata si riferisce alla storia vera di Luciano Tas, marito di Lia, scomparso nel 2014 ma i personaggi sono universali: siamo noi oggi e ieri. I giovani corbiniani e noi docenti restiamo appesi alle parole di Lia: l’importanza catartica della scrittura, la consapevolezza che il mondo è cambiato e la speranza che mai si torni indietro ma che dalla storia bisogna imparare, le connessioni sull’attualità, il tema dell’immigrazione, le scelte di Israele oggi, la formazione attraverso la lettura, i giovani sempre più attenti ai problemi sociali, la memoria del passato. Lia affronta tutto con sorriso e battute di chi ha davvero guadagnato la saggezza senza mai perdere la curiosità.

Lia ci ha arricchito come uomini e donne col suo romanzo di formazione, docenti ed alunni, ci ha spinto a guardare la storia partendo dalla quotidinianità della vita, ci ha costretto a metterci in gioco e ad assaporare la vita, ad aprirci alla civiltà ed alla storia, al mondo; a capire come i piccoli problemi siano sempre superabili dinanzi alle tragedie del mondo e che la quotidianità e la normalità sono fondamentali nella vita di ciascuno. Un Corbino attento, coinvolto, protagonista che mostra come i giovani, ben guidati, siano sempre il futuro e la speranza.

 

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