Joker, Romics and me…

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/14/romics-se-fossi-un-supereroe-chi-vorresti-essere/5512842/?fbclid=IwAR3hWMjZMgCCZDjiYsqT-sNtDSmIaa6mxtp6OLewp4yXHzavdUKes4yt_5w

Giocabolario

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Giochi quotidiani e stranezze ludiche

SOCIETÀ– 14 OTTOBRE 2019

Romics: se fossi un supereroe, chi vorresti essere?

Romics: se fossi un supereroe, chi vorresti essere?

Il personaggio nella foto è Bizzarro (ingl. Bizarro), un supercattivo della Dc Comics dalle frankensteiniane sembianze, partorito dall’immaginazione di uno scrittore (Otto Binder) e di un artista (George Papp).L’antieroe, che riprende la mise di Superman – di cui a un certo punto, colpito da un meteorite, acquisisce i poteri contrari (sputa raffiche infuocate anziché soffi congelanti, dagli occhi irradia ghiaccio anziché un calore tanto intenso da fondere l’acciaio, è in grado di vedere solo attraverso il piombo anziché riuscire a penetrare con la vista a raggi X qualunque materiale tranne il piombo, ecc.) – parla in modo strano: dice una cosa ma intende l’opposto (bad per good) e si esprime come chi, conoscendo in modo superficiale una lingua straniera, ne semplifichi le forme grammaticali o ne riduca drasticamente il numero, estendendo l’uso di quelle che restano (Me am invece di I am).

Cattiveria a parte, ho pensato un po’ di giorni fa, Bizzarro potrei essere io in versione underground. “E tu?”, ho quindi domandato a un amico. Il gioco è poi proseguito (e continuerà, fino alla grande Notte della Lingua Italiana: l’appuntamento è a Siena, per il 3 aprile 2020). Approfittando della recente uscita di Joker (ispirato a un altro personaggio dell’universo fumettistico Dc Comics), interpretato da uno straordinario Joaquin Phoenix, e della XXVI edizione della rassegna internazionale del Romics (3-6 ottobre), ho chiesto a sconosciuti reali (guardatevi il video) e ad amici virtuali: “Se potessi essere un supereroe o una supereroina, che superpoteri vorresti avere? E come vorresti chiamarti?”.

C’è stato chi ha optato per l’invisibilità, l’ubiquità, il teletrasporto o l’eterna giovinezza, chi per il potere di volare, di perdonare, di leggere nel pensiero o di non stancarsi mai, “per poter lavorare ininterrottamente e poter aiutare gli altri nel tempo rimastomi” (Tommaso Mascia), chi per quello di non provare dolore, chi per l’annichilimento della cattiveria.

C’è chi vorrebbe chiamarsi Chrone, e avere il potere di viaggiare nel tempo (Laura Bonelli), chi propende per Medicamenta (Anna Graziano), immaginandosi nei panni di una supereroina guaritrice, chi accarezza l’idea di spostarsi “all’istante in ogni punto del mondo!” (Maria Boutaleb; il nome: Lampa), chi vorrebbe abolire tutte le guerre, indossando i panni di Peace and Love (Valerio Giacalone Mazzucchelli), e chi vorrebbe conoscersi meglio o essere semplicemente se stessi.

Tra le risposte più interessanti e curiose:

– Magic touch, per far guarire tutti i bambini affetti da gravi patologie (Satya Devta Kaur);

– Tutto quello che tocco diventa soldi in contanti: mi chiamo Womanpay (Caterina Emili);

– Superland: carpisce i pensieri e i Pin e terrorizza i pensionati in coda alle poste (Luciano Landini);

– Io vorrei il potere del ProvaTu: far provare a chi compie il male cosa prova la sua vittima. Magari potrei scriverci un racconto: Empathy (Maria Lucia Riccioli);

– Io vorrei essere Ipocrites, calzamaglia nera come gli attori brechtiani e maschera neutra bianca. Il superpotere: smascherare l’ipocrisia e il perbenismo degli altri, al grido di “HyperIpo!” (Lorenzo Acquaviva);

– Io dagli anni delle medie sono Lady Farinata in omaggio a Farinata degli Uberti. Vorrei avere il suo orgoglio nel parlare della sua storia con Dante. Ovviamente anche avere a dispetto l’Inferno (Flora Bozza);

– Avere il potere di aumentare o diminuire dimensioni di ogni cosa a mio piacimento… al mio nome da supereroe non avevo mai pensato, direi Volumex! (Marcello Attolino);

– L’immortalità!!! Con l’arbitrio di poterla regalare a uomini e donne “utili” per essere gestori di un tribunale digitale planetario che si possa occupare, in tempo reale, dai furti di caramelle ai traffici di ogni genere, dai soprusi infantili alla corruzione politica… mi piacerebbe chiamarmi Iustitia (Giuseppe Romanelli).

E tu, chi vorresti essere?

Ecco altro materiale che riguarda me e il professor Arcangeli, la lingua italiana e la scrittura…

Una splendida sorpresa… sono grata e onorata di far parte di questo progetto!

La scrittura e lo studio della lingua sono per me imprescindibili e legati… ho sempre amato le parole nella loro dimensione grammaticale, narrativa, poetica e giocosa – per chi non lo sapesse, sono stata anche semifinalista al Secondo campionato della lingua italiana trasmesso da TMC e condotto dall’ahimè mai troppo rimpianto Luciano Rispoli insieme ad Anna Carlucci e al professor Gian Luigi Beccaria, che amavo ascoltare perché spiegava in maniera accattivante seppur rigorosa etimologie e storie di parole (essere esaminata da un linguista come Geppi Patota è un altro motivo d’orgoglio per me…).

Stamattina il professor Massimo Arcangeli posta sulla sua e mia bacheca di Facebook questo messaggio…

Posto questo bellissimo racconto breve di Maria Lucia Riccioli, che finirà inevitabilmente nel mio libro. Contiene tutte e 50 le parole “da salvare” della prima lista che vi ho mandato. Inviatemi i vostri miniracconti. Premieremo i migliori a Siena, al festival dell’Italiano e delle lingue d’Italia “Parole in cammino” (1-5 aprile 2020), durante la prima grande Notte della Lingua Italiana (3 aprile). Un premio speciale sarà assegnato a chi sarà riuscito a inserirle appropriatamente tutte le 80 parole selezionate.

50 PAROLE DA SALVARE

Non sono un’adepta del lieto fine – in questi tempi tristi, sperare vuol dire essere in perpetuo alterco con la ragione – ma voglio offrirvi una storia. Nulla di apodittico, per carità: una semplice storia senza pretese.
Che i miei venticinque lettori non mi portino astio.
Il professor Cherubini, azzimato come al solito, alle otto in punto – come al solito – varcò la soglia dell’aula.
Biasimava i ritardi – oltre che le arrampicate sugli specchi di chi non aveva studiato – e soprattutto i tentativi di blandirlo con citazioni argute: “Facebook è il suo autore preferito, vedo” era una delle sue battute preferite.
Claudia Brandani – come al solito – sgattaiolò tra panche e zaini sperando di non farsi notare, ma Cherubini inscenò il teatrino quasi quotidiano il cui copione prevedeva: a. ironico rimprovero; b. scuse incomprensibilmente farfugliate; c. catarsi.
Exemplum:
– Signorina Brandani, il mio concetto di puntualità e il suo non collimano. Credo che dovrò comminarle una congrua sanzione…
– Ehm… uhm… (contegno imbarazzato, ricerca spasmodica di una scusa plausibile…).
– Non ha niente di più interessante da replicare?
– Prof, mi scusi, domani sarò puntuale.
– Se domani non arriverà in orario, la interrogherò in contumacia.
– Uhm… ehm… bene. Ha ragione, mi scusi ancora.
Eppure il suo modo di esprimersi solitamente era tutt’altro che corrivo: nei saggi per casa la signorina Brendani mostrava uno stile sostenuto, a tratti – ma soltanto per ingenuità e più probabilmente per mancanza di esperienza – leggermente desueto. E la sua media era notevole.
“Sarà colpa del fidanzato, quel discolo di Tozzetti”. Di tal genere se non tali appunto i pensieri di Cherubini, che non si poteva esimere dall’esecrare – oltre che i ritardi della signorina Brendani – anche gli esiziali testi di Tozzetti, paroliere di un gruppo rap trap patatrac, insomma uno di quei moderni ensemble di rumoristi autospacciantisi per musicisti.
Tozzetti, tanto facondo nel rimare trappare rappare, non lo era altrettanto quando si trattava di rispondere alle domande in aula. Cherubini sperò che almeno si preparasse per il test che ormai incombeva.
– Non racconti fandonie, Tozzetti: invece di dedicarsi ai futili ululati del suo gruppo o di perdersi troppo negli occhi color indaco di una certa signorina, pensi a studiare.
– Prof, non vorrei sembrare petulante, ma il gruppo del mio fid… di Tozzetti venerdì si esibirà in un concerto di beneficenza per gli indigenti…
– Bene… vorrà dire che tale delitto perpetrato ai danni della buona musica avrà un fine meno sordido di quello che avrei supposto.
E qui, risate morigerate del gruppo classe, che non voleva certo essere subire le conseguenze di un’eccessiva indisciplina ma neanche apparire poco solidale verso il compagno.
– Se vuol venire al concerto è il benvenuto, prof.
– Mi si dice che il vostro complesso non è dei peggiori nel suo genere, quindi verrò a vedere se il millantatore è lei o chi mi ha consigliato… grazie dell’invito.
Laico pure nei confronti delle proprie stesse convinzioni – la spocchia, accademica e generazionale, non gli apparteneva –, il professor Cherubini mantenne la promessa.
Pur paventando una serata all’insegna di musica, diciamo così, ostica, e temendo orde di trogloditi in un’aura di fumi e raggi laser da far perdere la trebisonda ai meglio intenzionati, per amore della causa Cherubini sorbì un tutt’altro che pantagruelico aperitivo offerto dall’associazione di volontariato che aveva promosso il concerto e si godette la sfilata delle band dai nomi come “Nemesi” – nella vita precedente devo aver fatto qualcosa di brutto veramente per essere condannato ad ascoltare questo, pensò il prof –, “Panacea” – i mali qui vengono invece che guarire, ma transeat –, “Soqquadro” – e per davvero fanno più confusione che altro –… e via di questo passo.
Venne il turno del complesso ensemble band gruppo, come lo si voglia chiamare, del Tozzetti.
La base musicale e ritmica doveva ben essere una severa punizione per non meglio identificati reprobi, ma le parole della “canzone” sorpresero il prof.

Come ti vuoi redimere
Se stai a tergiversare,
“siccome, perciocché”;
dici di ponderare,
sei solo pusillanime,
sprechi le tue parole,
vuoti corpi senza anime…

La signorina Brandani era in solluchero, i suoi compagni in visibilio, mani alzate e piedi a tempo sul prato spelacchiato dove era stato montato il palco.
– E bravo Tozzetti! Vedo che ha preso bene gli appunti durante le mie lezioni sulle parole da salvare. Qualche verso sarebbe da smussare, ma nel complesso direi che se l’è cavata.
– Bella prof!
– Zuzzurellone di un Tozzetti, ora che il concerto è finito ripassi per il test. Orgoglio legittimo sì, protervia no.
Il tono era quello che utilizzava a lezione per redarguirlo, ma il sorriso e la stretta di mano dicevano altro.

 

Ecco i link per partecipare!

https://www.facebook.com/paroleincamminofestival/?__tn__=kC-R&eid=ARAWCq0HTqji1i9V9G_6FhW-viMx6q_0sLXz79GWsIwA4a5u85Jt9hJ5R_2tUN5outq1-5fRK7Dwa9UV&hc_ref=ARTUygiaao4ZjPwEYPI5s-kwsyfMiyT9QRjWL3ZI_tBNr3sCI0UnSuZYZ7F9r-UQQTk&__xts__%5B0%5D=68.ARABL6GWqvtVraDhWAVHH0XLJ33tJSBM0mIA9QDVIcktT55cHAJZ1pYy1SojYHiEtQgcca_j4ch4t9-UjYzv8xcDnBLJnnJgeeTNSJHcXWuk6SOlwyGGasOS-pqNy8-TxzIU-yMRPOgatVYSeKDb1MhFeKVue-Dyz08rb1x1RWLQldZ60Fw8k5Cb3bBI_49UMCWgUy9fg-YqgdOZyDaiZH–7-UfOxr6GnRcGJNkk3VasGWIAm-HTa5rFDqFcI3a8MrqflRNx6EwwPJ0imUndWvyZ73FjZJuubTnE6Q4PXjpRMAFrCLmm-XrR2DDt5ol32I

Sono felice che un mio contributo sia presente per la seconda volta in un volume del linguista Massimo Arcangeli… era già successo per FACCIA DA SOCIAL:

Cari amici, care amiche,
(i cui nomi seguono)
il vostro contributo firmato ai profili facebookiani per il volume “Faccia da social” è stato, come promesso, inserito. Siete anche tutti ringraziati in apertura, ma temo che la cosa non finirà qui perché il gioco proseguirà (intanto c’è la pagina Fb “Faccia da social. Nazi, Pornogastrici e altre creature virtuali”). Vi tengo informati sull’uscita del libro, che è venuto benissimo. Un saluto speciale, per un contributo speciale, a Francesca Tuscano.

Ale Di Cristo, Alessandra Guigoni, Alessandra Perra, Alessandro Cola, Alexv, Alina Mihaela, Antonio Maria Logani, Barbara Kay Plum, Bianca Barattelli, Bimbo Bamba, Bonaria Angius, Bruno Corti, Cristina Foti, Daniela Visentin, Daniele Sopralevette, Davide Cabras, Edmond Porpes, Fabio Cossu, Francesca Dedoni, Giacomo Meloni, Giancarlo Neri, Giuseppe Lamarina, Henry Angel, Hobbes, Lorena Telloli, Luca Sal, Marco Fedi, Maria Lucia Riccioli, Maria Rita Murgia, Marzia Musneci, Maurizio Sbordoni, Maurizio Sciortino, Mauro Martufi, Mimma D. Maspero, Oliviero La Stella, Paola Cingolani, Paola Merlonx, Patrizia La Fonte, Riccardo Barison, Roberto Sommella, Rocco Luigi Nichil, Rosanna Marani, Rossana Maria Piscopo, Tiziana Benucci, Vera Zanette.

 Ecco il mio nome tra quelli di chi ha contribuito – grazie al professor Massimo Arcangeli dell’università La Sapienza di Roma – a creare i profili per un volume incentrato su Facebook e la sua diciamo così fenomenologia tra il lombrosiano e il comportamentista…
Maria Lucia Riccioli Grazie davvero e sempre pronta a nuove iniziative sulla nostra bellissima lingua!

 

Questi miei contributi sono presenti nella pagina FB citata da Arcangeli e ringrazio gli ideatori che hanno voluto postarlo…

Quello che ti posta dall’acquisto del biglietto alla faccia sfatta del ritorno.
Maria Lucia Riccioli
So chi sei e cosa hai fatto
Maria Lucia Riccioli

https://www.google.it/search?q=faccia+da+social+%2B+riccioli&rlz=1C1AVNA_enIT559IT562&oq=faccia+da+social+%2B+riccioli&aqs=chrome..69i57.5431j0j8&sourceid=chrome&ie=UTF-8

Anche su IL FATTO QUOTIDIANO!

Ed ecco il link ad un paio di articoli che avevo scritto su Arcangeli per LA CIVETTA DI MINERVA…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2834:fake-news-fattoidi-e-fiction-specie-i-minori-indifesi&catid=15:attualita&Itemid=139

Don Fortunato Di Noto ammonisce i genitori e la scuola a vigilare su ciò che i ragazzi fanno con smart phone e computer

La Civetta di Minerva, 15 dicembre 2017

Stimolata da un’indagine social del professor Massimo Arcangeli, docente di linguistica italiana ed ex-preside della facoltà di lingue e letterature straniere presso l’Università degli Studi di Cagliari, rifletto insieme a voi lettori sullo statuto di verità che chiediamo alle cose, all’informazione, all’entertainment, alla letteratura e all’arte in genere.

Una delle espressioni dell’anno che sta per concludersi è certamente “fake news”, che fa il paio con la nostrana “bufala” e il trio con “fattoide”, notizia priva di fondamento, ma diffusa e amplificata dai mezzi di comunicazione di massa al punto da essere percepita come vera: sarebbe imminente un pronunciamento del nostro Parlamento per arginare il fenomeno della diffusione in rete di informazioni e notizie false – postate più o meno artatamente –, ma è bene che scuola e famiglia, specie per proteggere i minori in rete, si attivino per insegnare a bambini e ragazzi a navigare su Internet in maniera consapevole (e comunque resta valido e semmai si rafforza l’invito di associazioni come Meter e di esperti come Don Di Noto a vigilare sui minori che utilizzano sempre più smartphone e computer e a non postare immagini e video dei propri figli, dato l’uso sconosciuto e spesso criminoso che di tali dati può essere fatto, specie in un’ottica di lotta contro la pedofilia).

Attenzione dunque sia alle notizie non verificate – spesso basta una rapida conferma da parte di un motore di ricerca, sia per i testi che per le immagini o i video –, ma in effetti ci sarebbe da fare un lungo discorso sugli statuti di verità. Passiamo, nell’arco della stessa giornata, dall’indignazione contro le fake news (che comunque spesso sono trappole per gonzi: la storia e la letteratura ci riportano innumerevoli casi di notizie non verificate, veri e propri specchietti per le allodole) alla fame di reality, un vero e proprio genere a sé stante in cui di reale c’è ben poco (ci si domanda se le gesta di starlette e giovanotti alla Ken, di freak e gente in cerca di quindici minuti di notorietà siano davvero reali: non è vero ma ci credo, verrebbe da dire, allora dov’è la reality?), alla mai troppo deprecata tv verità: c’è chi sulla televisione del dolore, delle lacrime in diretta, delle riunioni familiari, dei casi umani, ha costruito una carriera.

E non è finita: le cosiddette fiction – a parte l’invasione degli anglismi, non si comprende cosa distingua gli sceneggiati di un tempo da film in due-tre puntate con attori improbabili e sceneggiature copiaincollate da analoghi prodotti d’oltralpe e oltreoceano detti fiction – dal latino fictio, finzioni dunque, recite – in cui spesso “il riferimento a fatti, persone, luoghi e avvenimenti reali è puramente casuale” (formula che può evitare querele, ma dietro cui si nascondono cinquantine di sfumature di verità). A fictional (che nel mondo anglosassone riguarda poesia e narrativa, contrapposte alla saggistica, che è appunto non fictional) di recente si contrappone factual: tale è stata definita una trasmissione con Roberto Saviano per il prevalere di situazioni reali, romanzate solo per esigenze di copione. Insopportabili poi le classiche domande su libri e film: “Ma è una storia vera? È veramente successo?”, che annulla secoli di pratica e teoria artistica e letteraria su reale, naturale, vero e trasfigurazione artistica.

Dato che spesso la confusione linguistica è indice di confusione concettuale, abituiamoci a riflettere sul gradiente di realtà di quanto proponiamo e ci viene proposto per una comunicazione ed informazione, oltre che espressione, più consapevole; rafforziamo il lavoro della scuola, che come obiettivo non solo didattico si propone quello di formare giovani adulti dallo spirito critico; battiamoci per la valorizzazione della ricerca e, nel campo dell’intrattenimento, per contenuti più formativi e meno banalmente massificati, altrimenti, dato che nel 2018 dovrebbe essere inammissibile contraddire millenni di scienza con affermazioni sulla Terra piatta o gravidanze ai limiti dell’alieno, non dovremo più stupirci di gruppi di “mamme pancine et coetera” o di “Earth flatters”, concentrati di fake news, fattoidi, bufale, purtroppo non fictional ma factual.

http://www.lacivettapress.it/online/index.php?option=com_content&view=article&id=656:tutto-un-fiorire-di-iniziative-per-la-giornata-del-libro-a-p-zza-santa-lucia&catid=17&Itemid=121

Gli articoli sono usciti su LA CIVETTA DI MINERVA in edizione cartacea e poi sono confluiti nell’edizione on line…

Tutto un fiorire di iniziative per la Giornata del Libro a p.zza Santa Lucia

Coinvolti scrittori, scuole, associazioni, librai, biblioteche, studi fotografici; un’occasione in cui ci si è riappropriati degli spazi urbani in nome di una ritrovata socialità. E all’Idroscalo dell’Aeronautica voci di nove nazioni recitavano in italiano Eugenio Montale, Pablo Neruda e Nazir Hikmet

In occasione della giornata mondiale del libro, quest’anno Siracusa ha ospitato a Piazza Santa Lucia – non in Ortigia, dunque: un modo per valorizzare lo splendido, storico quartiere della Borgata che meriterebbe una riqualificazione – la manifestazione #ioleggoperché, che a livello nazionale ha distribuito gratuitamente 240.000 volumi grazie a dei “messaggeri” della lettura.  E dunque Piazzaunlibro per le scuole: letture ad alta voce e laboratori di lettura, di realizzazione di un libro, presentazioni e incontri con l’autore – attività queste per gli alunni della scuola dell’infanzia, della primaria, della media inferiore e superiore –; Piazzaunlibro per tutti: mostre, inviti alla lettura, laboratorio di scrittura creativa, presentazioni letterarie…

Coinvolti operatori culturali, enti ed associazioni come la circoscrizione e labiblioteca Santa Lucia, il coordinamento provinciale Nati per Leggere Siracusa, il gruppo di lavoro del Progetto “In Vitro”, Zuimama Arciragazzi, l’Arci, il centro Pio La Torre, Rosaria Bregamo, Carmela Pace, Giusy Aprile, l’attrice Deborah Lentini, l’associazione Astrea in memoria di Stefano Blundo, l’associazione Alimede, l’associazione Liberi di costruire, Amnesty International Siracusa, lo studio fotografico Vasta e la biblioteca provinciale “E. Vittorini”; attivi i librai di “Un Due Tre Terra”, Lettera Ventidue, Casa del libro Rosario Mascali e Gabò, con un’entusiasta e infaticabile Luisa Fiandaca che affianca Livia Gagliano; impegnati in prima persona per leggere e comunicare il proprio amore per la lettura gli scrittori Luciano Modica, Stefano Amato, Luca Raimondi.

VerbaVolant edizioni di Fausta Di Falco ha promosso l’incontro con Annamaria Piccione intorno al libro “È festa… ammuccamu!” e con Giusy Norcia sul libro “L’isola dei miti” e l’invito alla lettura de “L’inferriata” di Laura Di Falco; l’editore Algra è stato presente alla manifestazione con i suoi libri “Aquarius – Il mistero di Solobok” di ET Dream (pseudonimo di Demetra Licciardello) e “Pietra lavica” di Paolo Sidoti; la professoressa Anna Di Carlo ha presentato il volume di Francesco Candelari “Il cibo dei topi” (Lulu edizioni).

Notevole il tam tam sui social network e sui media in genere sul tema libri in questo periodo, dato anche che si avvicinano il Maggio dei libri e l’appuntamento con la Fiera del libro di Torino. #ioleggoperché rientra perfettamente in questa strategia di promozione del libro e della lettura, anche se per amor di cronaca dobbiamo segnalare anche iniziative collaterali come #ioleggodifferente che porta avanti autori e letture che non trovano spazio o risalto in vetrine più “blasonate”. Troppo complesso sarebbe in questa sede affrontare questioni come quelle editoriali: ci limitiamo al plauso verso gli organizzatori, che non sono spinti esclusivamente da motivi di marketing.

Presso l’Idroscalo “Arnaldo De Filippis” dell’Aeronautica militare, poi, la Festa del Libro ha visto alternarsi autori, studenti e studiosi nel nome della cultura.Annamaria Cancellieri, intervistata dal giornalista Massimo Leotta, ha presentato il suo libro “Una vita bellissima”; Gabriella Celotta ha presentato il testo “Dove sta la frontiera”; Nelly Greco Bellina è stata premiata come “mamma per la Dante”, mentre “nonna per la Dante” è stato il riconoscimento tributato a Franca Valenti Gallo; il giornalista Giuseppe Bianca è stato insignito di un diploma di benemerenza. Notevole è stato l’apporto dei giovani: studenti siracusani e stranieri hanno letto Dante, di cui quest’anno ricorre il 750esimo anniversario della nascita; alcuni di loro sono stati premiati per il concorso “Le cime della Dante”.

La manifestazione ha ospitato inoltre il saggio conclusivo dei corsi “Lingua e Letteratura italiana per stranieri” tenuti presso l´Istituto Comprensivo “L. Radice” di Siracusa a cura delle docenti Franca Carpinteri, Maria Favara, Giovanna Morsello, Giuseppina Piazza, Rossella Raudino, Silvia Tomasi e Lucia Zammitti: è emozionante ascoltare voci di Messico, Sri Lanka, Russia, Repubblica Ceca, Norvegia, Canada, Repubblica Domenicana, Bosnia e Brasile recitare in italiano Montale, Pablo Neruda e Nazir Hikmet.

La giornata conclusiva dell’evento ha ospitato il professor Massimo Arcangeli, che insegna all’Università di Cagliari e alla Sapienza di Roma,  qui in veste sia di dantista che di linguista: la conversazione sul linguaggio non verbale nella “Commedia” dantesca è stata l’occasione per spaziare sulla storia della lingua italiana, sull’evoluzione del linguaggio verbale e di quello gestuale nelle diverse culture e lingue, codici privilegiati per entrare in contatto con l’altro da noi. Quale sfida più grande per il mondo multietnico e globalizzato di oggi?

Brillante e documentatissimo come sempre – Arcangeli è stato diverse volte gradito ospite presso la “Dante Alighieri” –, lo studioso si è inoltrato nei dubbi esegetici di alcuni passi danteschi, invitando a un approccio non falsato dalle interpretazioni che si sono stratificate sui versi di Dante spesso divenendo superfetazioni al cui condizionamento è difficile sottrarsi: il battere le mani dei dannati, lo spezzare il ramo dall’insana pianta che è divenuto Pier delle Vigne, lo squadrar le fiche di Vanni Fucci, detti e modi di dire, equivoci comunicativi nel mondo accademico, questi gli ingredienti del suo stimolante intervento.

L’autore Domenico Pisana ha poi presentato “Tra naufragio e speranza”, leggendo alcune poesie tratte dalle tre cantiche della silloge: “Ed ora, la notte”; “Verso l´aurora”; “Sognando la speranza”.

Nulla insegna il poeta. Forse può solo trasmettere la sua esperienza di naufrago alla ricerca della Luce, per riveder dantescamente le stelle.

Volto / volto, Notte / notte, Luce / luce… ecco alcuni degli opposti apparentemente non opposti su cui è giocata la dotta, quasi prosastica poesia di Pisana, cosciente che la “modernità”, la ragione che ha abusato del suo potere, una libertà mal intesa hanno condotto al naufragio l’uomo, che ora raccatta resti di verità scampati alla distruzione e ricerca ancora, brancolando, la Verità. Forse solo la poesia può sciogliere l’umanità dai legacci delle false certezze, delle presunzioni intellettualistiche, come dalle fiere della selva oscura.

Ci si augura che simili manifestazioni possano avere una ricaduta positiva e duratura in termini di riappropriazione degli spazi urbani in nome di una ritrovata socialità e che l’interesse intorno al libro e alla lettura non sia relegato soltanto a giornate celebrative, come lascia sperare l’impegno quotidiano di librai, autori, bibliotecari, docenti e operatori culturali in genere.

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