Lei e il suo angelo custode… venerdì 8

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Presso la Parrocchia Maria Madre della Chiesa di Bosco Minniti a Siracusa, venerdì 8 novembre alle 18.30 si terrà la presentazione di LEI E IL SUO ANGELO CUSTODE di Antonio Andolfi; interverrò io – che tra l’altro ho curato le bozze del libro e ne ho scritto la prefazione – insieme a Padre Carlo d’Antoni.

https://books.google.it/books/about/Lei_e_il_suo_angelo_custode.html?id=drYXyAEACAAJ&source=kp_book_description&redir_esc=y (qualche informazione sul libro)

Dei tentativi scrittorii di Antonio Andolfi mi sono occupata per La Civetta di Minerva…

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=3505:ne-la-mia-vita-in-fabbrica-il-sogno-industriale-dei-siracusani&catid=17&Itemid=143

Libro di Antonio Andolfi rievoca le speranze e le successive frustrazioni di cittadini, enti locali e sindacati inseguendo un falso mito di progresso

 

La Civetta di Minerva, 12 gennaio 2019

Per le edizioni Carthago è recentemente uscito “La mia vita in fabbrica” del nostro Antonio Andolfi. Ancora più evocativo risulta il sottotitolo: “Eravamo solo numeri”, a significare l’alimentazione e il senso di deprivazione fisica e mentale di chi ha speso decenni della propria esistenza lavorando nel nostro polo petrolchimico per la Montedison.

Il libro, di genere difficilmente classificabile (a metà tra esposizione di quanto vissuto e studiato, narrazione e tentativo di trarre conclusioni dalla testimonianza di vita propria e altrui analizzando il territorio, le sue potenzialità, la sua reale vocazione tradita in nome di falsi miti di progresso che hanno condotto invece allo sfruttamento di ambiente e persone) si pone in sostanza come un memoriale, un film in soggettiva che a tratti spazia per interrogare il passato – le inchieste postunitarie sul Mezzogiorno – o per domandarsi se, dato l’inquinamento, dati i morti gli ammalati i nati malformati, dati il sottosviluppo e la disoccupazione, “ne è valsa la pena di soffrire così intensamente per un pezzo di pane”.

Il libro di Antonio Andolfi ripercorre la storia di un dipendente con le sue fatiche e disillusioni – umiliazioni e mobbing, rischi e annientamento psicofisico -, inquadrata nella storia più grande del nostro sogno industriale, il miracolo economico che baciò la nostra provincia come quello della lacrimazione della Madonna, cui l’autore l’apparenta nell’azzardo di creare un affresco dell’attuale crisi valoriale oltre che occupazionale.

Avremmo forse voluto una maggiore drammatizzazione dei fatti – lo scoppio del 12 novembre 1979, i blocchi stradali, la cassa integrazione e le dismissioni che squarciarono  il velo delle promesse di un benessere fallace già da soli costituirebbero un’epoca industriale e postindustriale che ci richiamano alla memoria Volponi o, azzardiamo, la Salemi e la Avallone – ma l’opera di Andolfi, che stilisticamente decide di porsi in un registro linguistico medio e a tratti colloquiale per conservare il carattere testimoniale dello scritto – si fa comunque leggere per il suo punto di vista interno sulla questione industriale e quindi per il suo valore documentale. Attendiamo altre prove saggistiche e narrative per completare il quadro di una storia troppo recente e ancora contemporanea, dato che il destino del nostro polo industriale è “una storia ancora tutta da scrivere da verificare negli anni a venire”.

L’autore si chiede se “potrà sorgere un nuovo tipo d’industria consapevole del rispetto ambientale e umano”.

Ce lo auguriamo anche noi.

 

 

 

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