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Ecco il vodeo della diretta del 4 giugno 2020…

Grazie all’Assessorato alle politiche culturali nella persona di Dario Scarfì, a Salvo Pizzo e idealmente a tutti i colleghi della Biblioteca Comunale di Siracusa che mi fanno sentire sempre a casa, a Lucia Corsale e alla sua acutezza che si fa voce e presenza amicale e al mio coraggioso editore Alfio Grasso. Ancora una volta.
📖📚❤
E poi un immenso grazie a chi si è collegato, a chi ha commentato… grazie mille!

https://www.facebook.com/events/291248065388337/

Ringrazio di cuore anche Siracusa news, Nuovo Sud e tutti i giornali on line che hanno passato la notizia…

https://www.virgilio.it/italia/siracusa/notizielocali/siracusa_che_legge_gioved_la_presentazione_del_libro_di_maria_lucia_riccioli-62423622.html

https://www.siracusanews.it/eventi/2020/06/01/nuovo-appuntamento-con-siracusa-che-legge-giovedi-presentazione-del-libro-quannu-u-signuri-passava-po-munnu/

… leggevo pochi giorni fa che l’insegnante e scrittore Marcello D’Orta, ha scritto sul Corriere della Sera: “Il dialetto nasce dentro, è lingua dell’intimità, dell’habitat, “coscienza terrosa” di un popolo, sta all’individuo parlante come la radice all’albero; nasce nella zolla, si nutre nell’humus, si fonde nella pianta stessa. È, insomma, l’anima di un popolo.” Benedetto Croce scrisse come “molta parte della nostra anima è dialetto”.

Sono perfettamente d’accordo. Ed ecco come il dialetto si collega a quello che per me è un luogo dell’anima.

Le biblioteche sono luoghi che amo… custodi dei libri, case dei libri, oasi di silenzio e studio, casa per le parole che ho scritto.

Ringrazio di cuore Marilina Figura per aver fortemente voluto la mia presenza all’interno del progetto Siracusa che legge online.

Moderatore di questo evento che riguarda il mio secondo libro sarà Salvatore Pizzo della Biblioteca comunale, insieme a Dario Scarfì (Assessorato politiche culturali).

A leggere i miei cunti in dialetto siciliano e a dialogare con me, l’amica giornalista e scrittrice Lucia Corsale, che ha in comune con me, tra le altre cose, l’amore per la lingua mater.

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Presentazione del libro “QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU” di Maria Lucia Riccioli

Saranno presenti l’autrice, l’editore Alfio Grasso, Lucia Corsale – giornalista, Dario Scarfì – Assessorato Politiche culturali

Modera Salvatore Pizzo Biblioteca comunale

Libri, a “Siracusa che legge” i racconti in siciliano di Maria Lucia Riccioli. Giovedì alle 18

Grazie a Siracusa2000…

“Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” è caro al mio cuore per tanti motivi… per la collana Fiori blu di Algra Editore lo hanno curato gli amici colleghi e scrittori Maria Rita Pennisi e Orazio Caruso, che ci hanno creduto da subito insieme all’editore Alfio Grasso che ha investito sul mio lavoro.

Ecco il trailer…

Preziosa come un dono raro la prefazione di Sebastiano Burgaretta, poeta finissimo e valido etnoantropologo…

ARIA FRESCA

di Sebastiano Burgaretta

Aria fresca, che pure sa d’antico e che d’antico serba la fragranza, è quella che si respira e si gusta leggendo questi racconti in versi di Maria Lucia Riccioli, la quale in essi si rivela narratrice, anzi poetica raccontatrice, d’antico stampo popolare, quasi una specie di contastorie in proprio, aggiornata cioè al tempo d’oggi e quindi libera nel piegare il ricco patrimonio lessicale siciliano all’esigenza della comunicazione che la vita attuale impone. L’affabulatrice attenta e documentata, che i suoi precedenti lavori e le sue performance artistico-culturali lasciavano intuire, qui si rivela a tutto tondo.
L’aria fresca che circola in questi versi è quella del Vangelo col suo eterno messaggio di salvezza e di sapienza, sempre vivo e attuale in ogni tempo e per ogni uomo.
Il sapore dell’antico emana dalla valenza creativa e salvifica della parola qui declinata nel siciliano verace di matrice popolare usato, da una parte, e nello speciale registro da cantastorie affabulante adottato, dall’altra. Perciò il lettore si trova evangelicamente invitato a gustare vino d’annata conservato in botti di rovere collaudate in tutta sicurezza.
I racconti della Riccioli si enucleano e si sviluppano in un preciso contesto socio-antropologico di riferimento e assumono la funzione di tante antiparità, nell’accezione guastelliana del termine parità, la cui prospettiva in questa caso dalla Riccioli viene rovesciata. Trionfa, infatti, non la terrena logica dei villani siciliani, cui pure San Pietro, che con Gesù è il protagonista di gran parte dei racconti, sembra strettamente imparentato, ma quella celeste del Vangelo con l’avallo della persona stessa di Cristo. Siamo, in effetti, davanti non a delle “parabole” come quelle presenti nel Vangelo e narrate da Gesù, ma a parabole=parità sapienziali nelle quali Gesù in persona è protagonista, quasi sempre assieme a San Pietro. Gesù pertanto appare come trascinato e coinvolto in un processo di umanizzazione spicciola ad opera di Pietro, indotto quasi nella logica del mondo, senza comunque restarne schiacciato né condizionato. Da qui l’esito complessivo da “antiparità” e la conseguente fisionomia propria di questi racconti=aneddoti, nei quali vive il vangelo popolare, narrato per bocca di una contastorie, nel quale Gesù stesso è protagonista e non narratore-annunciatore. Per questo i racconti vanno letti ad alta voce e, per così dire, eseguiti con una loro propria cadenza e tono da racconto popolare, in fedeltà e in coerenza con un’antica tradizione nostra di Sicilia, cui attingono anche sul piano contenutistico.
Ѐ il prologo, in dodici versi distribuiti in tre quartine a rima incrociata, ad annunciare, con il tono amichevole e accattivante del cantore popolare, l’intendimento, ludico e didascalico al tempo stesso, dell’intera silloge dei quattordici racconti, tutti quanti musicalmente modulati sul ritmo eufonico e conquidente della rima baciata.
L’humus del quale si nutrono questi racconti della Riccioli è puramente terreno, è quello in cui domina la logica del mondo così bene scandagliata dal filtro sapienziale del Qohelet. Come avviene nel testo biblico anche qui, per dirla con Brunetto Salvarani, è contemplata la vastità dell’esistenza “sotto il sole”, producendo una vera e propria teologia dal basso, per cimentarsi in una faticosa navigazione, nelle acque tumultuose del vivere nell’oggi”Qohelet, un eretico nella Bibbia?, Santocono editore 2014): Cu santa pacienza ‘u fici sfogari/ e poi ‘u Signuri accuminciò a parrari:/ «Angilu miu, ora sì ca va beni./ ‘U sacciu, tu penzi ca nun cummeni/ vìviri ‘n terra na ‘sti cundizioni./ N’’o munnu ci su’ ‘i tinti e ci su’ ‘i boni./ Nun è ‘nu ‘Nfennu o ‘na cella ‘i tuttura,/ ma nun è mancu ‘na villeggiatura./ Stari ddà nun è ‘nu divittimentu:/ suffriri e luttari è pi ‘nsignamentu./ Ѐ comu se si pajassi ‘n pedaggiu,/ è scola ‘i vita, ‘u prezzu p’’o passaggiu/ ‘n Pararisu, unni ogni guerra è finuta/ e ‘a luci r’’a virità nun s’astuta»./ L’Angilu a ‘ssu riscussu si cuitò,/ nun prutistò cchiù e l’ali s’’i calò./ “ Fossi è giustu ca ‘u munnu ha’ gghiri accussì…/ Sulu tu, Diu, po’ sapiri picchì”.(Chianci e riri).

Campione di questa faticosa milizia terrena è San Pietro, l’apostolo spavaldo, borbottone, istintivo, che si porta dietro tutto intero il peso della sua umanità: Petru era l’apostulu cchiù curiusu,/ ‘u cchiù sprurenti, ribelli e ‘nsistusu.(U cuntu r’’a saja). Ѐ quello che più di tutti è tentato di seguire la logica spicciola del mondo, ricorrendo anche all’inganno e circuendo il prossimo in nome del suo egoistico interesse personale. Il suo è un egoismo renitente persino di fronte all’evidenza della misericordia (‘A scocca d’’a cipudda). Il temperamento e l’incredulità di Pietro, che emblematicamente assurgono a paradigma di quelli di tutti gli uomini d’ogni tempo, vengono fuori, qua e là pullulando, in molti racconti: ‘U cuccirateddu, in cui l’apostolo è dipinto addirittura come un goloso irrefrenabile; ‘A cruci ‘i San Petru, in cui questi appare più spavaldo e sfrontato che mai, fino quasi alla blasfemia. Non pago d’aver detto a Gesù: Signuri, ‘sta cruci mi pisa!, togliendosi la croce dalle spalle, arriva ad esclamare: Forra cosa ‘i ittalla ‘nt’’a munnizza. Si conferma, insomma, il focoso e fatuo Pietro terreno, lo stesso, per intenderci, che voleva usare le armi, per difendere Gesù al momento della cattura nell’orto del Getsemani (Gv 18, 10-11), ma che poco dopo nel pretorio non esitò a rinnegare per tre volte Gesù. Persino in cielo Pietro si spinge a creare problemi: San Petru pinzò: “Chiamamu o’ Signuri./ ‘Sta facenna è tanticchia ‘mpurigghiata”./Arrivò Gesù. «Ti cuntu ‘a passata./ ‘Stu pasturi nun t’ha canusciutu mai./ Ha pinzatu a travagghiari, a li so’ vai…/ L’aria è gratis? Iddu ha rispiratu/ ma ri tia nenti ci nn’ha ‘ntirissatu./ ‘N Pararisu com’è ca cci pò stari?» ( Panareddu ‘nchiusu e panareddu ‘nzusu).
In tutti i racconti è evidente l’intreccio dialettico di carità ed egoismo, luce e ombra, spirito e carne, sapienza del Vangelo e logica del mondo. Non per questo ha la meglio la staticità, anzi è il dinamismo della vita e della positività a dominare. Nulla c’è di statico, tutto è in movimento. Vi si annuncia e vi è presentato un Gesù che va continuamente in giro per il mondo con gli apostoli a evangelizzare la gente:’U Signuri gira ancora p”e strati/ r’’o munnu e soffri p’’e nostri piccati./ Si potta appressu a San Petru e ‘i cumpagni/ e gira tutti ‘i paisi e ‘i campagni (‘U cuntu r’’a saja). Gesù e quanti lo seguono sono sempre in cammino, e quindi sempre umanamente esposti ai problemi e alle tentazioni della vita nell’annuncio difficile del Vangelo: Quannu ‘u Signuri jeva caminannu/ cu l’apostuli p’’o munnu, parrannu/ di lu santu Vangelu pi li strati,/ pi campagni e città, dopu junnati/ sani passati o’ suli, all’acqua e o’ ventu,/ senza riposu, senza aviri abbentu,/ ciccava riparu e ‘n pocu ‘i manciari. (‘A totta e ‘a ritta).
L’annuncio del Vangelo non è agevole, costa sacrifici, perché impegna totalmente, nella sua integralità, l’uomo, il quale in Gesù Cristo incontra il segno di contraddizione profetizzato dal vecchio Simeone: Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori (Lc 2, 34-35). Chi si imbatte in Gesù non può più fingere di non averlo incontrato ed è moralmente chiamato a fare i conti con lui, passando dignitosamente per la strada stretta: ‘U sacciu, nun è facili ‘a strata mia:/ è longa, stritta e tutta ri chianata/ e pari uobba e stotta a’ prima taliata. (‘A totta e ‘a ritta).
Su tutto però trionfa la parola di Gesù, che è salvifica, essendo egli stesso la Parola, la parabola-ponte tra l’uomo e Dio, tra la dimensione terrena e quella celeste, il sacerdote sempre vivo e operante nell’universo. Il sacerdote che invita l’uomo a vivere da quel che è, direbbe Dante, in suo costrutto, ad essere veramente uomo, leale con sé stesso e con Dio, coraggioso nell’ascolto e nell’obbedienza alla propria retta coscienza, quella in cui è Dio la parola in profondità di cuore. Non chiunque dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli (Mt 7, 21). Ѐ il cuore, non la forma esteriore, il regista dell’amore che deve albergare nell’uomo: ‘Stu pasturi nun havi nudda cuppa/ se nun sapeva prieri e nuveni./ Pinzò ‘i priari a comu veni veni:/ Panareddu ‘nchiusu e panareddu ‘nzusu,/ Panareddu ‘nchiusu e panareddu ‘nzusu./ ‘U lazzu ch’’e ruppa era ‘u rusariu so’./ A la so’ manera iddu a Diu ci pinzò. (Panareddu ‘nchiusu e panareddu ‘nzusu). Del resto alla fine della vita saremo tutti giudicati sull’amore (Mt 25, 31-46), come ci ricorda il santo patrono dei poeti di Spagna Giovanni della Croce: Nella sera sarai esaminato sull’amore. Impara ad amare Dio e lascia il tuo modo di fare e di vedere (Avisos y sentencias, 57). E la Riccioli, proprio a chiusura della silloge emblematicamente chiama la Vergine Santissima a suggellare questa profonda verità: Vinni Maria propriu ‘nta ‘ddu mumentu:/ «Petru, ma chi successi? Chi è ca sentu?/ ‘Stu cristianu ‘u vulissutu mannari/ sulu picchì nun sapeva priari?/ ‘A vita so’ ha statu travagghiata/ e onesta, dignitosa e anurata./ Cettu, malu vistutu s’affruntava/ a gghiri ‘n chiesa: c’era cu ‘u mannava!/ ‘A priera so’ ‘u travagghiu ha statu/ ma ha avutu ‘a fidi: cu cci l’ha ‘nsignatu?/ Stava ammenzu e’ pecuri, ‘nt’’a muntagna,/ taliava ‘i biddizzi di la campagna,/ cuntimplava ‘a luna e ‘i stiddi r’’o cielu/ pinzannu a Diu e chissu è ‘u megghiu Vangelu./ Tanti piuzzi s’abbattunu ‘u pettu/ ma pi Diu e ‘u prossimu unn’è ‘u rispettu?». N’’o mentri arrivò ‘u Signuri e sinteva./ «Figghiu, ‘u sai ‘stu pasturi chi faceva?/ C’è ‘n attarinu miu ammenzu a’ strata:/ tanti nun m’addìgnunu ‘i ‘na taliata./ ‘A statua mia è all’acqua e o’ ventu n’’a nnicchia…/ Ci fussi cu si fimmassi tanticchia!/ Tutti ‘i jonna, passannu ‘ill’attarinu,/ iddu nun puttava ciuri o’n luminu:/ batteva fotti ‘n terra ‘u so’ vastuni,/ s’anchinava, ristava ‘nginucchiuni/ pi ‘nu bellu pezzu e poi si nni jeva./ Mai si l’ha scuddatu!». Maria chianceva./ «Vaddati cca». Maria rapìu ‘u so’ mantu./ Quantu macchii ‘i terra! «Pi mia è ‘n vantu./ Tutti ‘i voti ca iddu s’anchinava/ batteva ‘u vastuni, ‘a terra si isava/ e supra o’ me’ mantu jeva a finiri:/ Figghiu, ‘n Pararisu faccillu iri!/ Ogni pugnu ‘i terra è ‘n vasu d’amuri,/ ‘n pinzeri divotu di ‘stu pasturi»./ San Petru taliava ‘u mantu macchiatu./ «Pasturi, tu ‘u cielu t’ha’ miritatu!»./ Gesù era commossu. «Figghiu, veni cca,/ resta ‘n Pararisu pi l’etennità!».

Per questa garanzia di vita basata sull’amore semplice e concreto che “sotto il sole” sappiamo dare, siamo garantiti nei riguardi della morte, che falcia tutti, indistintamente, ma che non per questo ha l’ultima parola, la quale spetta invece a Gesù Cristo, che alla morte ci ha strappato, salvandoci per l’eternità: Ju sugnu ‘a Vita: nun vi scantati!/ Nun v’abbannunu se nun mi lassati./ Putenti è ‘a motti e granni ‘u so’ mantali,/ ma pi cu criri a mia nun c’è cchiù mali,/ né duluri, ‘ngiustizia o suffrimentu:/ p’’e frutti mei quannu sarà ‘u mumentu/ c’è ‘nu giardinu ‘n cielu priparatu/ chinu ri paci, eternu e scunfinatu (L’abburu di ficu).
In questo lavoro della Riccioli, ormai è chiaro, siamo davanti a dei veri e propri apologhi di matrice evangelica e di declinazione popolare, che condannano l’egoismo, i pregiudizi, la stupidità dell’uomo, per affermarne ed esaltarne invece la dignità e la libertà, i valori per cui l’uomo è veramente tale (‘A sacra famigghia); quasi delle parabole sulla potenza e l’efficacia della fede sotto i tratti distintivi della saggezza biblica e popolare al tempo stesso, in una sintesi di creatività artistica che, alla mia attenzione e alla mia memoria, sembra provenire dalla stessa fonte cui attingeva la voce affabulante dell’anziana donna che nella mia infanzia e fanciullezza assieme all’insegnamento dei basilari principi evangelici mi regalò, lei analfabeta ma dal cuore immenso, il gusto per la poesia, il canto e la bellezza.

(Riproduzione riservata)

© Algra editore

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Ricordo la segnalazione d’onore al Premio “Il Convivio”…

http://www.le-ultime-notizie.eu/articulo/giardini-naxos-premiazione-il-convivio-2016/2361304

#imieilibri #mybooks #chocolate #choconchoc #feritaallalaunallodola #quannuusignuripassavapomunnu #labananottera #marialuciariccioli

Ricordo presentatori e recensori, che ringrazio di cuore… qui riporto il link ad una recensione che mi è molto cara…

https://luisellapacco.wordpress.com/2014/08/28/quannu-u-signuri-passava-p-o-munnu-di-maria-lucia-riccioli/ (la splendida recensione di Luisella Pacco)

Ed ecco altro materiale: grazie a giornalisti e recensori tutti…

http://www.cataniapubblica.tv/buc-quannu-u-signuri-passava-po-munnu/ (la puntata di BUC in cui sono stata intervistata sul libro)

http://www.nuovosud.it/24242-cultura-siracusa/quannu-%E2%80%98u-signuri-passava-p%E2%80%99%E2%80%99o-munnu-presentato-siracusa-il-libro-di-maria (la recensione di Anna Di Carlo su NuovoSud)

https://cstbcentro.wordpress.com/2014/10/28/quannu-u-signuri-passava-p-u-munnu/ (io e il CSTB, Centro Studi di Tradizioni Popolari Turiddu Bella)

http://www.lacivettapress.it/online/index.php?option=com_content&view=article&id=258:libro-in-dialetto-della-poetessa-riccioli-storie-in-endecasillabi-a-rima-baciata&catid=17:cultura&Itemid=121 (La Civetta di Minerva)

http://www.reteregione.it/si-cunta-sarraccunta/ (su Reteregione, scritto da Lucia Corsale)

Il 2 luglio 2014 è stata pubblicata la raccolta di “cunti” in dialetto siciliano “Quannu ‘u Signuri piassava p’ ’o munnu”, con prefazione di Sebastiano Burgaretta, immagini di Alessio Grillo e Maria Francesca Di Natale, per i tipi di Algra Editore (collana “Fiori blu”, diretta da Maria Rita Pennisi e Orazio Caruso), oggetto di un reading presso l’aula consiliare del comune di Solarino il 28 luglio 2014 nell’ambito della mostra “È… vento d’arte” e in occasione del tour della stessa mostra il 5 settembre 2014 l’autrice ha tenuto un nuovo reading presso il Parco culturale “Lucia Migliaccio” di Floridia (SR).

Il 24 settembre 2014 il libro è stato presentato ufficialmente presso la Feltrinelli di Catania dai relatori Sebastiano Burgaretta, poeta ed etnologo, che ne ha curato anche la prefazione, e Orazio Caruso, docente, scrittore, organizzatore culturale, curatore insieme a Maria Rita Pennisi della collana “Fiori Blu” di Algra editore.

Il 27 settembre, presso il MOON di Siracusa, insieme ai poeti e performer Patti Trimble – che ha presentato il lavoro realizzato con Ramzi Harrabi –, Chris Iemulo, Mounir Ben Younes, il libro è stato protagonista del reading “100 Thousand Poets for Change”.

Il 26 ottobre “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” è stato presentato presso il Centro studi di tradizioni popolari “Turiddu Bella” di Siracusa da Maria Bella e Sebastiano Burgaretta (letture curate dall’autrice insieme a Dominella Santoro), mentre il 12 novembre è stato presentato dalla stessa autrice presso la biblioteca del Liceo Corbino-Gargallo di Siracusa.

Il 27 dicembre presso la Casa del Libro Rosario Mascali di Marilia Di Giovanni l’autrice ha presentato “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” insieme ad Alfio Grasso. Il volume è stato presentato nuovamente ad Aci Bonaccorsi (CT) presso la Cantina Bonaccorsi insieme al frontman degli Archinuè il 4 gennaio 2015, in occasione delle serate del ciclo delle Domeniche in Cantina, insieme agli Archinuè e al pittore Ezio Fichera.

Il 17 gennaio l’autrice ha presentato il libro assieme a Maria Rita Pennisi presso la Sala Scacchiera del Resort San Biagio ad Acireale, ospite della FIDAPA di Acireale e di BPW Italy, esibendosi anche come cantante eseguendo tre pezzi in dialetto siciliano accompagnata dalla presidente dell’associazione, Vera Pulvirenti.

Il 20 gennaio l’autrice è stata intervistata da Paola Parisi presso gli studi di Auchan – Porte di Catania per il programma “Buoni o cattivi”, trasmesso da Antenna One.

Il 2 marzo, in occasione della manifestazione “Volontariato in… scena” organizzata dalla Rete del volontariato di Catania e dall’Assessorato al Welfare e condotta dall’attrice Egle Doria, l’autrice è stata ospite dell’associazione Tiresia interpretando due cunti da “Quannu ‘u Signuri passava p’’o munnu” presso il Teatro Stabile di Catania – Teatro Verga.

Il 31 marzo il libro è stato ospite degli studi di ZERONOVE TVin occasione della registrazione della settima puntata del format BUC, una trasmissione sui libri condotta dalla scrittrice Simona Lo Iacono.

Il 9 aprile alle 21.30 e l’11 aprile alle 15.30 è andata in onda l’intervista realizzata da Paola Parisi su “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” per TeleOne e Trs (canale 19 del digitale terrestre). Presentatori Giovanni Nicastro e Luca Seminara.

Il 25 aprile “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” è stato presentato al Siracusa Book Festival, il 10 giugno alla Galleria Roma di Siracusa per la rassegna “Cibo & Arte”, il 13 giugno e il 13 luglio al Caffè letterario fridericiano a Rosolini.

Il 17 luglio l’autrice è stata ospite de “I venerdì dell’anima” della Casa del Libro Rosario Mascali e ha letto i suoi cunti in dialetto accompagnata dal maestro Valerio Massaro alla chitarra.

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Il 30 agosto, presso Palazzo Barbagallo a Nicolosi (CT), l’autrice è stata tra gli autori della Notte bianca di Algra editore, evento condotto da Antonella Guglielmino e patrocinato dal Comune di Nicolosi.

Il 18, 19 e 20 settembre l’autrice ha preso parte al Catania Book Festival presso il Cortile Platamone.

Il 19 marzo l’autrice è stata protagonista insieme a Donatella Motta di un recital poetico-musicale presso l’AFAM (Associazione Amici della Musica di Floridia), ospite della FIDAPA di Floridia (SR); durante la serata ha declamato alcuni passi del volume di cunti.

Il 20 marzo, in occasione dell’inaugurazione della mostra “’A via dulurusa”, l’autrice ha letto alcuni brani dalla sua raccolta di cunti “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu”.

Il 24 aprile “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu” è stato ospite di “Save the Beauty”, manifestazione a carattere nazionale, presso il Cortile Verga a Siracusa , in occasione della serata “Sapori letterari”.

Il 3 e il 5 maggio l’autrice – anche in veste di performer – è stata ospite a Floridia in occasione dei festeggiamenti per l’Ascensione (al “Chianu ‘i Masciu Vartulu” e presso il Museo etnografico dedicato a Nunzio Bruno).

Il 9 ottobre l’autrice ha letto uno dei suoi cunti in occasione del Convegno regionale del MASCI Sicilia presso il Santuario di Maria Santissima Scala del Paradiso a Noto (SR).

Nella categoria Libri editi di poesia, QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU ha ricevuto una segnalazione di merito al Premio Letterario Il Convivio 2016 – Premio Poesia, Prosa e Arti Figurative e Premio teatrale “Angelo Musco”.

La cerimonia di premiazione si è tenuta nella splendida Giardini Naxos domenica 30 ottobre. 

Il 18 novembre, durante la quinta puntata della trasmissione di Telecittà (ch 654) “Libri in città”, dedicata ai libri e agli autori siracusani e non, condotta da Claudia De Luca e dal professor Luigi Amato, Maria Lucia Riccioli ha parlato dei suoi libri, tra cui proprio “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu”.

È stata coinvolta nelle iniziative della Biblioteca comunale di Siracusa relative al Maggio dei Libri: il 4 giugno 2020, in diretta su Facebook, ha parlato con la giornalista e scrittrice Lucia Corsale dei suoi cunti in dialetto siciliano – moderatori Dario Scarfì dell’Assessorato alle politiche culturali del Comune di Siracusa e Salvatore Pizzo della Biblioteca comunale – e ha letto in anteprima un brano dalla raccolta in uscita per i tipi di Algra Editore, “Munuzzagghi e ratteddi”.

In memoriam L.B.