La Civetta di Minerva, 21 luglio 2016

Un triangolo perverso i cui vertici sono tre ragazzi dall’apparenza vincente: Alessandro, Nicola e Giulia, amici fin da bambini, universitari, fidanzati e amanti secondo geometrie dove sesso e cuore sono un groviglio di sfrontatezza e immaturità giovanile. Un sogno, quello di Giulia, di diventare cantante con una voce alla Mannoia e l’inconsapevolezza dei riti deviati dello star system, che tra vocal coach, agenti e reality costituisce un sottobosco in cui è facile perdersi.

Un colpo di forbici da sarto.

Ecco l’avvio del nuovo romanzo di Elda Lanza, “Uno stupido errore”, edito da Salani.

Ancora una volta l’autrice di “Niente lacrime per la signorina Olga”, “Il matto affogato”, “Il venditore di cappelli”, “La cliente sconosciuta” e “La bambina che non sapeva piangere” fa centro: la scrittura scorrevole e ironica dipana con levità una trama che altre penne tratteggerebbero con eccessi o toni cupi. Elda Lanza riesce a disegnare personaggi credibili – molto attuale la figura dell’avvocato Aziz Bernardini, pelle nera e padre napoletano, serio e umano nella sua ricerca della verità, tutt’altro che oleografica è la Napoli contemporanea in cui si muovono i protagonisti – e utilizza i meccanismi del giallo e del noir per riflettere su un delitto che diremmo “borghese” e trarne riflessioni sui meandri dell’animo umano e i labirinti della giustizia, che spesso disattende le speranze in essa riposte, ma senza psicologismi o ambizioni di analisi sociologica: “Uno stupido errore” è e rimane un romanzo, l’ultimo ma non ultimo di una fortunata serie che vede come “eroe” – ma un eroe complesso, a volte malinconico e dolente, acuto e disincantato – l’avvocato Max Gilardi.

La sfida dell’autrice – ricordiamo tutti, tanto per fare un esempio entrato nella memoria collettiva, de “Il tenente Colombo” –, cioè tenere desta l’attenzione del lettore che sa già fin dall’inizio chi ha ucciso Giulia e seguire in parallelo le indagini della magistratura, quelle degli avvocati incaricati del caso e la queste personalissima della mater dolorosa, la mamma di Giulia, investigatrice per caso e per amore, quindi in prospettive e con scopi differenti, è vinta.

Dialoghi serrati si alternano a sobrie descrizioni e a corsivi più poetici e distesi in cui i lampi all’indietro dei flashback illuminano a ritroso le vicende dei personaggi.

Scrivere ad Elda Lanza – esperta di comunicazione, docente di Storia del costume ed esperta di galateo e nota come prima presentatrice della televisione italiana – è come chiacchierare di scrittura e delitti con lei davanti a una tazza di tè, fra arsenico e vecchi merletti verrebbe da dire. Arguta e vivace come una Christie di casa nostra, ci parla di sé e dei suoi romanzi.

Quella di Max Gilardi si può considerare ormai una “saga”. Com’è germogliata in lei l’idea di scrivere dei gialli? Com’è nato il suo protagonista?

Non avendo mai letto libri gialli in tutta la vita quando ho pensato alla signorina Olga non sapevo di star scrivendo un giallo. Me l’ha detto Salani quando ha deciso di pubblicarlo con la fascetta di Marco Vichi: Una Camilleri in gonnella. E Umberto Eco mi ha detto che era un buon libro, persino ironico, pronto per essere sceneggiato.  Il mio protagonista è nato come un’esagerazione: alto oltre due metri, napoletano ma con capelli biondicci e occhi chiari. Campione di nuoto. Laureato in Legge ma commissario alla periferia di Milano. Per caso Massimo – come mio figlio (che non gli somiglia). Bello, come maledizione – è difficile essere uomini belli…

Quali sono i suoi modelli letterari?

Credo che a questa domanda nessuno potrebbe rispondere sinceramente. Tutti gli scrittori che ho amato, letti e pochissimi riletti, mi hanno insegnato qualcosa o molto. Non me ne sono accorta. Non mi hanno dato voti. Mi sono rimasti nell’anima e nella testa. La punteggiatura. La frase breve e scattante. Il riflesso di una finestra. Il rumore del mare… A chi devo dire grazie?

Cosa legge di solito e cosa le sembra più interessante nel panorama italiano ed internazionale?

Purtroppo negli ultimi anni ho letto quasi esclusivamente romanzi gialli, italiani, americani, nordici. Non ho imparato a scrivere gialli ma ritengo di aver perduto molto tempo.

Il giallo, il noir, il thriller, spesso a torto considerati generi di consumo, permettono di affrontare tematiche politiche, sociali ed esistenziali. In questo suo ultimo romanzo emerge con forza il tema della giustizia “giusta”, incarnato dalla dolente figura della madre di Giulia, dallo stesso Gilardi e dagli altri personaggi, che si interrogano su colpa e castigo, accusa e difesa, ergastolo e assoluzione, in fondo sull’eterno problema della legge che molto spesso non coincide con il concetto di giustizia. Lei stessa nella postfazione scrive: “…quando assistiamo a processi cha da una prima condanna all’ergastolo si concludono in via definitiva con l’assoluzione, gli imputati sono davvero innocenti o è merito di un grande avvocato? La giustizia è sempre perfetta?” Quali sono le sue riflessioni in proposito?

Quali sono le sue riflessioni in proposito?

Sono quelle, amarissime, espresse da Max Gilardi: i miei clienti (i mei personaggi) non mi piacciono, ma non sono io che li assolvo, è la giustizia. Che non è perfetta. La ringrazio di aver sottolineato la figura della madre di Giulia alla quale ho dedicato il romanzo – come se lo avessi dedicato a tutte quelle donne “uccise per amore”.

Una mia curiosità da siracusana… ci parla delle sue origini siciliane? Il suo cognome è un indizio che la tradisce.

La ringrazio e mi scuso: la famiglia dei nonni era siciliana, mia madre è nata a Porto Empedocle come Camilleri. Ma di loro, di nessuno di loro, io ho mai parlato. Nonno Rodolfo è stato una piacevole parentesi (Il matto affogato) e nonna Liciuzza è la Liciuzza, governante e angelo custode, di Gilardi. Lei avrebbe capito perché.

Da signora della televisione italiana quale lei è indubbiamente, cosa ricorda con maggior piacere dei suoi trascorsi televisivi? Cosa le piace della tv di oggi e cosa invece cambierebbe?

Ricordo gli inizi, perché sono stati avventurosi, goliardici. Inventavamo qualcosa che non c’era prima di noi, ed è stato fantastico anche se ci guardavano, forse, in mille in tutta Italia. È incredibile da dire ora, ma la TV la facevamo per noi, non per quelli che ci guardavano – quello era un affare della RAI… Noi ci siamo divertiti – e ci siamo impegnati – davvero per noi stessi. Qualcosa di irripetibile. Della TV di oggi mi piacciono le trasmissioni serie (Augias, per esempio) e altre di storia e di costume. Non le chiacchiere urlate. Insomma, si può vivere anche con la TV spenta o sapendo scegliere, il telecomando serve a questo: infatti quello che cambierei lo faccio già premendo un bottone.

Da signora della televisione italiana quale lei è indubbiamente, cosa ricorda con maggior piacere dei suoi trascorsi televisivi? Cosa le piace della tv di oggi e cosa invece cambierebbe?

Ricordo gli inizi, perché sono stati avventurosi, goliardici. Inventavamo qualcosa che non c’era prima di noi, ed è stato fantastico anche se ci guardavano, forse, in mille in tutta Italia. È incredibile da dire ora, ma la TV la facevamo per noi, non per quelli che ci guardavano – quello era un affare della RAI… Noi ci siamo divertiti – e ci siamo impegnati – davvero per noi stessi. Qualcosa di irripetibile. Della TV di oggi mi piacciono le trasmissioni serie (Augias, per esempio) e altre di storia e di costume. Non le chiacchiere urlate.  Insomma, si può vivere anche con la TV spenta o sapendo scegliere, il telecomando serve a questo: infatti quello che cambierei lo faccio già premendo un bottone.

E a proposito… sta lavorando ad un nuovo capitolo della serie Gilardi?

Sì, Salani  ha due casi di Gilardi nel cassetto. Il primo credo uscirà a febbraio del prossimo anno. Ora ho altri ceppi al fuoco: con Vallardi (Il tovagliolo va a sinistra) e con Ponte alle Grazie (titolo ancora incerto) un romanzo complicato: in nessuno dei due entra Gilardi.

Con TEA invece, in una raccolta  con altri sei autori giallisti, pubblicherò (non so quando né titolo) un racconto che riguarda Gilardi da ragazzino, quando, forse, cominciava ad avere il tarlo dell’investigatore – questo è il tema che ognuno di noi è stato chiamato a svolgere sul proprio personaggio. Questo nell’immediato. Poi ho qualche sogno nel cassetto, ma ora è troppo presto per parlarne, persino per me.

La Civetta di Minerva come vedete non va in vacanza… torneremo in edicola in autunno ma l’estate della Civetta è online!

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=17&Itemid=143

Qui trovate il link alle pagine della cultura, sulle quali io scrivo pezzi su libri, mostre e tutto quello che fa cultura a Siracusa ed oltre…

Per saperne di più sul crowdfunding…

La civetta è l’animale sacro a Minerva, dea della saggezza e della filosofia. Un animale curioso, dalla vista prodigiosa anche nell’oscurità notturna, che sorvola le case degli uomini riferendo poi alla dea quanto vede.

È facile vederne il simbolo del giornalismo che raccoglie informazioni e poi le analizza, le scruta, le argomentaoffrendole non più alla dea ma alla società avveduta e pensante perché diventino l’humus di un pensiero comune.

Da questa interpretazione del giornalismo nasce il progetto dell’edizione cartacea del La civetta di Minerva nel settembre del 2009, quando – dopo sei anni vissuti tra le colonne del settimanale Il Ponte – Franco Oddo, Marina De Michele, Concetta La Leggia e Stefania Festa decidono di fondare l’associazione Minerva, editrice del giornale. A dare man forte a questa iniziativa il conte Tommaso Gargallo di Castel Lentini, l’avvocato cassazionista Corrado Giuliano, l’oculista dottor Michele Collura, il professor Giuseppe Gentile, il dottor Claudio Torneo,ex caporedattore della redazione romana de Il Mondo, Maria Emanuela Oddo e il dottor Pino Bruno.

La redazione che viene formandosi attorno allo zoccolo duro di Franco, Marina, Concetta e Stefania, si inserisce fermamente nel filone del giornalismo d’inchiesta, grazie alla forte vocazione sociale a alla volontà di partecipare, ottenendo subito credibilità, popolarità e solidarietà dai lettori e dalla società civile siracusana.

La versione online de La civetta di Minerva, arriva in questa estate 2014 perché la redazione possa misurarsi in una nuova sfida: quella del web. Continueremo a difendere l’ambiente, il multiculturalismo, il welfare, l’etica politica, a lottare contro ogni sfruttamento delle persone, delle città e dei territori, a sostenere la necessità di uno sviluppo economico coniugato con l’ecosostenibilità delle iniziative.

Elda Lanza su Letteratu

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UNO STUPIDO ERRORE (UNO)

Un triangolo perverso i cui vertici sono tre ragazzi dall’apparenza vincente: Alessandro, Nicola e Giulia, amici fin da bambini, universitari, fidanzati e amanti secondo geometrie dove sesso e cuore sono un groviglio di sfrontatezza e immaturità giovanile. Un sogno, quello di Giulia, di diventare cantante con una voce alla Mannoia e l’inconsapevolezza dei riti deviati dello star system, che tra vocal coach, agenti e reality costituisce un sottobosco in cui è facile perdersi.

Un colpo di forbici da sarto.

Ecco l’avvio del nuovo romanzo di Elda Lanza, “Uno stupido errore”, edito da Salani.

Ancora una volta l’autrice di “Niente lacrime per la signorina Olga”, “Il matto affogato”, “Il venditore di cappelli”, “La cliente sconosciuta” e “La bambina che non sapeva piangere” fa centro: la scrittura scorrevole e ironica dipana con levità una trama che altre penne tratteggerebbero con eccessi o toni cupi. Elda Lanza riesce a disegnare personaggi credibili – molto attuale la figura dell’avvocato Aziz Bernardini, pelle nera e padre napoletano, serio e umano nella sua ricerca della verità, tutt’altro che oleografica è la Napoli contemporanea in cui si muovono i protagonisti – e utilizza i meccanismi del giallo e del noir per riflettere su un delitto che diremmo “borghese” e trarne riflessioni sui meandri dell’animo umano e i labirinti della giustizia, che spesso disattende le speranze in essa riposte, ma senza psicologismi o ambizioni di analisi sociologica: “Uno stupido errore” è e rimane un romanzo, l’ultimo ma non ultimo di una fortunata serie che vede come “eroe” – ma un eroe complesso, a volte malinconico e dolente, acuto e disincantato – l’avvocato Max Gilardi.

La sfida dell’autrice – ricordiamo tutti, tanto per fare un esempio entrato nella memoria collettiva, de “Il tenente Colombo” –, cioè tenere desta l’attenzione del lettore che sa già fin dall’inizio chi ha ucciso Giulia e seguire in parallelo le indagini della magistratura, quelle degli avvocati incaricati del caso e la queste personalissima della mater dolorosa, la mamma di Giulia, investigatrice per caso e per amore, quindi in prospettive e con scopi differenti, è vinta.

Dialoghi serrati si alternano a sobrie descrizioni e a corsivi più poetici e distesi in cui i lampi all’indietro dei flashback illuminano a ritroso le vicende dei personaggi.

Scrivere ad Elda Lanza – esperta di comunicazione, docente di Storia del costume ed esperta di galateo e nota come prima presentatrice della televisione italiana – è come chiacchierare di scrittura e delitti con lei davanti a una tazza di tè, fra arsenico e vecchi merletti verrebbe da dire. Arguta e vivace come una Christie di casa nostra, ci parla di sé e dei suoi romanzi.

Quella di Max Gilardi si può considerare ormai una “saga”. Com’è germogliata in lei l’idea di scrivere dei gialli? Com’è nato il suo protagonista?

Non avendo mai letto libri gialli in tutta la vita quando ho pensato alla signorina Olga non sapevo di star scrivendo un giallo. Me l’ha detto Salani quando ha deciso di pubblicarlo con la fascetta di Marco Vichi: Una Camilleri in gonnella. E Umberto Eco mi ha detto che era un buon libro, persino ironico, pronto per essere sceneggiato.  Il mio protagonista è nato come un’esagerazione: alto oltre due metri, napoletano ma con capelli biondicci e occhi chiari. Campione di nuoto. Laureato in Legge ma commissario alla periferia di Milano. Per caso Massimo – come mio figlio (che non gli somiglia). Bello, come maledizione – è difficile essere uomini belli…

Quali sono i suoi modelli letterari?

Credo che a questa domanda nessuno potrebbe rispondere sinceramente. Tutti gli scrittori che ho amato, letti e pochissimi riletti, mi hanno insegnato qualcosa o molto. Non me ne sono accorta. Non mi hanno dato voti. Mi sono rimasti nell’anima e nella testa. La punteggiatura. La frase breve e scattante. Il riflesso di una finestra. Il rumore del mare… A chi devo dire grazie?

Cosa legge di solito e cosa le sembra più interessante nel panorama italiano ed internazionale?

Purtroppo negli ultimi anni ho letto quasi esclusivamente romanzi gialli, italiani, americani, nordici. Non ho imparato a scrivere gialli ma ritengo di aver perduto molto tempo.

Il giallo, il noir, il thriller, spesso a torto considerati generi di consumo, permettono di affrontare tematiche politiche, sociali ed esistenziali. In questo suo ultimo romanzo emerge con forza il tema della giustizia “giusta”, incarnato dalla dolente figura della madre di Giulia, dallo stesso Gilardi e dagli altri personaggi, che si interrogano su colpa e castigo, accusa e difesa, ergastolo e assoluzione, in fondo sull’eterno problema della legge che molto spesso non coincide con il concetto di giustizia.

Quali sono le sue riflessioni in proposito?

Sono quelle, amarissime, espresse da Max Gilardi: i miei clienti (i mei personaggi) non mi piacciono, ma non sono io che li assolvo, è la giustizia. Che non è perfetta. La ringrazio di aver sottolineato la figura della madre di Giulia alla quale ho dedicato il romanzo – come se lo avessi dedicato a tutte quelle donne “uccise per amore”.

 

Da signora della televisione italiana quale lei è indubbiamente, cosa ricorda con maggior piacere dei suoi trascorsi televisivi? Cosa le piace della tv di oggi e cosa invece cambierebbe?

Ricordo gli inizi, perché sono stati avventurosi, goliardici. Inventavamo qualcosa che non c’era prima di noi, ed è stato fantastico anche se ci guardavano, forse, in mille in tutta Italia. È incredibile da dire ora, ma la TV la facevamo per noi, non per quelli che ci guardavano – quello era un affare della RAI… Noi ci siamo divertiti – e ci siamo impegnati – davvero per noi stessi. Qualcosa di irripetibile. Della TV di oggi mi piacciono le trasmissioni serie (Augias, per esempio) e altre di storia e di costume. Non le chiacchiere urlate.  Insomma, si può vivere anche con la TV spenta o sapendo scegliere, il telecomando serve a questo: infatti quello che cambierei lo faccio già premendo un bottone.

E a proposito… sta lavorando ad un nuovo capitolo della serie Gilardi?

Sì, Salani  ha due casi di Gilardi nel cassetto. Il primo credo uscirà a febbraio del prossimo anno. Ora ho altri ceppi al fuoco: con Vallardi (Il tovagliolo va a sinistra) e con Ponte alle Grazie (titolo ancora incerto) un romanzo complicato: in nessuno dei due entra Gilardi.

Con TEA invece, in una raccolta  con altri sei autori giallisti, pubblicherò (non so quando né titolo) un racconto che riguarda Gilardi da ragazzino, quando, forse, cominciava ad avere il tarlo dell’investigatore – questo è il tema che ognuno di noi è stato chiamato a svolgere sul proprio personaggio. Questo nell’immediato. Poi ho qualche sogno nel cassetto, ma ora è troppo presto per parlarne, persino per me.

Maria Lucia Riccioli, nata nella città di Archimede, Santa Lucia ed Elio Vittorini, insegna Lettere nei Licei ed è stata docente di Lingua italiana e scrittura creativa del corso propedeutico al Seminario arcivescovile di Siracusa. Soprano solista in un gruppo vocale, ha composto anche testi per musica ed ha inciso cd di classici natalizi e a tema religioso. Attualmente fa parte dell’Accademia di canto “Carmelo Mollica”. Scrive da sempre, in dialetto siciliano e in lingua, in versi e in prosa: aforismi, fiabe, novelle, racconti. È stata semifinalista al II Campionato nazionale della lingua italiana condotto da Luciano Rispoli (TMC). Molti dei suoi lavori sono stati pubblicati su periodici e antologie e sul web. Vincitrice di concorsi, tra cui quello per le migliori recensioni dei romanzi di Agatha Christie de “Il Corriere della sera”, RomaNoir e le sfide letterarie di Porsche Italia, il suo racconto “Dossier Pinocchio”, vincitore di “Carabinieri in giallo 4”, ha aperto l’omonima antologia edita ne I Gialli Mondadori, serie oro (luglio 2011). Ha pubblicato il suo primo romanzo, “Ferita all’ala un’allodola” (Perrone Lab, 2011), insignito del Premio “Portopalo – Più a Sud di Tunisi” e del premio del Presidente nell’ambito del Premio nazionale “Alessio di Giovanni”, oltre che apprezzato da pubblico e critica. Il libro è stato rieditato nel giugno 2013 da L’Erudita. Per i tipi di Algra Editore nel 2014 è uscito il suo libro di cunti in dialetto siciliano “Quannu ‘u Signuri passava p’ ‘o munnu”. Al Salone di Torino del 2015 ha presentato in anteprima la sua fiaba per VerbaVolant edizioni “La bananottera”.
Citazione preferita: IN OMNIBUS REQUIEM QUAESIVI ET NUSQUAM INVENI NISI IN ANGULO CUM LIBRO.

L’estate de LA CIVETTA DI MINERVA

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Ultimo numero prima dell’inizio dell’estate… quello del 24 giugno 2016, ancora in edicola…

LA CIVETTA DI MINERVA tornerà in edicola a settembre!

Ma non vi lasciamo da soli… online troverete sempre articoli nuovi!

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=1728:in-mostra-non-solo-tele-ma-anche-intarsi-di-perle-e-stoffe&catid=17&Itemid=143

Ecco uno dei miei ultimi pezzi…

https://www.gofundme.com/r2h6hryk

Per finanziare LA CIVETTA DI MINERVA, che è sostenuta solo da sponsor privati ed è un esempio di stampa libera da vincoli, l’idea è quella del crowdfunding, cioè la ricerca di fondi.

La civetta, animale sacro a Minerva: il simbolo del giornalismo che raccoglie informazioni e poi le analizza e le argomenta offrendole alla società perché diventino l’humus di un pensiero critico.

Da questa interpretazione del giornalismo  nel settembre del 2009 nasce il progetto dell’edizione cartacea del La civetta di Minerva, giornale antimafia, no profit.

http://www.lacivettapress.it/ it/

Difesa dell’ambiente e del territorio,  multiculturalismo, welfare, etica politica, economia sostenibile, lotta contro ogni forma di sfruttamento, prevaricazione e corruzione sono i nostri temi.

In soli sette anni di attività abbiamo sostenuto – nonostante la scarsità di risorse e quasi solo grazie ai nostri stessi contributi – importanti battaglie nel settore delle energie rinnovabili, della gestione privata del servizio idrico, contro la  costruzione del rigassificatore di Priolo-Melilli, a favore del blocco delle trivellazioni petrolifere in Val di Noto. Poi, tra le nostre numerose inchieste, quella “storica” sulla Procura della Repubblica di Siracusa ci è valsa il premio giornalistico nazionale Mario Francese 2012.

Tuttavia la nostra battaglia per la legalità ci ha portato più nemici che introiti e adesso la Civetta rischia la chiusura definitiva. Abbiamo bisogno di voi per salvarla!
Le donazioni verranno usate per finanziare il giornale e le attività che possano contribuire a tenerlo in vita e a promuoverne la diffusione.

Il nome di ogni donatore verrà stampato in uno spazio dedicato del giornale che potrà accogliere anche proposte e considerazioni (previa valutazione della loro liceità). Ciascuno riceverà il PDF del numero in uscita che presto potrete leggere anche grazie ad un’app.

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The owl, sacred to the roman goddess Minerva: the symbol of aan active journalism, which collects, analyzes and discuss information in order to provide society with a booster for critical thought .

This interpretation of journalism led to the birth, in september 2009, of  the anti-mafia, non-profit, print newspaper, La Civetta di Minerva.

http://www.lacivettapress.it/it/

Our mission is to oppose environmental threats, corruption, exploitement, and abuse of power; and to promote multiculturalism, welfare, ethical politics, and sustainable economy.

Even though we had little money – motly provided by the journalists ourselves – in seven years we fought important battles: against water privatization; against the building of the regasification unit in the high risk area of Priolo-Melilli; against oil drilling in the historical area of Val di Noto. Among our many investigative reports, the “famous”one on the judges of the Procura della Repubblica di Siracusa was rewarded with the national Mario Francese prize for anti-mafia journalism.

However, our battle for legality brought us more ennemies than funds and now La Civetta risks to close for ever. We need you to save it!
Your donations will be used to support the newspaper and every activity which can contribute to its survival and outreach.

The name of every donor will be printed in a specific section of the newspaper, where your ideas and proposals can also be hosted (after previous evaluation of their legitimacy). Moreover, every donor will receive a PDF version of next issue and will be able to read it through an app.

http://www.lacivettapress.it/it/

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=17&Itemid=143

Ecco il nuovo numero…

LA CIVETTA esce ogni due venerdì e poi molti articoli confluiscono nel sito, dove troverete anche aggiornamenti e novità.

Buona lettura!

Uno dei miei articoli… grazie a Mariano Sabatini, autore de L’INGANNO DELL’IPPOCASTANO (Salani editore), per averlo postato.

#lingannodellippocastano #salanieditore recensione di Maria Lucia Riccioli su #LaCivettadiMinerva

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=1643:nel-noir-di-sabatini-echeggia-la-roma-melmosa-di-oggi&catid=45:la-civetta-legge&Itemid=168

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=1735:con-una-superba-rancatore-a-taormina-la-traviata-di-verdi&catid=17&Itemid=143

Il 16, 19 e 21 luglio uno degli spettacoli più attesi di Anfiteatro Sicilia  presso il Teatro antico di Taormina: “La Traviata” di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave basato sul romanzo “La signora delle camelie” di Alexandre Dumas figlio.

L’opera, per la regia di Massimo Gasparon, rappresenta la prima coproduzione tra il Teatro Massimo di Palermo e il Teatro Bellini di Catania.

Violetta sarà interpretata dal soprano palermitano Desirée Rancatore, recentemente premiata a Piazza Duomo a Siracusa in occasione delle Feste archimedee. Per l’occasione l’artista, che non disdegna l’eclettismo, ha regalato al pubblico una versione cucita sulla sua voce di “Summertime”, immortale pezzo tratto da “Porgy and Bess” di George Gershwin.

Oltre al jazz e al soul Desirée Rancatore ha mostrato la propria anima siciliana intonando il classico “E vui durmiti ancora” di Formisano e Calì.

Bis a sorpresa, un “O mio babbino caro” a cappella: la splendida melodia pucciniana – dal “Gianni Schicchi”, citata anche in “Camera con vista”, il film di James Ivory tratto da Edward Megan Forster.

Star della lirica nel repertorio lirico leggero e con la naturale maturazione della voce adesso nel belcanto, Desirée Rancatore può contare su una solida tecnica.

Palermitana doc – ama infatti sottolineare le proprie radici, fatte di solidi valori, di solarità, di amore per la vita e la bellezza – , ha studiato violino e piano prima di cominciare, a 16 anni, lo studio del canto con la madre Maria Argento, per poi debuttare giovanissima; vanta ruoli da protagonista e produzioni importanti per teatri prestigiosi, diretta da grandi direttori; nel curriculum e nella sua agenda numerosi sono i concerti, i recital e le masterclass che la vedono professionista indiscussa e apprezzata da pubblico e critica, ricca e pregevole la discografia.

Tra i numerosi riconoscimenti alla carriera ricordiamo quelli che le ha tributato la sua terra: il Premio internazionale Sicilia – Il Paladino conferitole proprio qui a Siracusa presso il Teatro Vasquez e la Mimosa d’Oro Internazionale 2008 di Agrigento.

Un’eccellenza Desirée Rancatore, dunque, che porta nel mondo la propria sicilianità grazie all’arte del canto.

Sarebbe auspicabile una prossima riapertura del nostro Teatro comunale – il Massimo di Siracusa –, chiuso per decenni, protagonista di un restauro lunghissimo e travagliato, aperto per visite guidate che fanno rimpiangere però l’epoca in cui grandi voci ne facevano risuonare le mura. Chissà, magari potrebbe essere un coro e un’orchestra siciliana ad inaugurarlo, e la voce di un soprano come la Rancatore a farlo rivivere come tempio della musica.

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Rimarrà visitabile fino al 17 luglio (dalle 9 alle 13 e dalle 17,30 alle 21) presso la Camera di Commercio di Siracusa, che diviene quindi in questi giorni un pregevole spazio espositivo, la mostra collettiva di pittura, scultura, ceramica, sartoria e storia del costume e poesia promossa dalla F.I.A.Fi. (Federazione Italiana Arti Figurative) di Siracusa, associazione culturale presieduta da Anna Mirone.

L’inaugurazione di “Arte Insieme” si è svolta venerdì 8 luglio. Presentatore il critico d’arte Raimondo Raimondi e direttore della testata Dioramaonline, presente anche in veste di poeta: l’attrice Lalla Bruschi ha infatti recitato alcune poesie proprie e componimenti di altri poeti.

La manifestazione è stata resa possibile grazie anche ad Artisti Med inTour.

Pregevole accompagnamento musicale al vernissage sono stati i brani eseguiti dal duo “Syraka” composto da Valerio Massaro alla chitarra classica e da Giuseppa Modica al violino, eleganti nella loro esecuzione di brani che spaziano dal classico al contemporaneo e già noti per le loro performance sia come duo che come solisti o in varie formazioni.

La manifestazione, cui hanno contribuito il Comune di Melilli e la Banca Agricola Popolare di Ragusa, espone opere di Vincenzo Bellante, Anastasia Beunza, Francesco Brigandi, Lucia Caccamo, Andrea Calabrò, Mariagrazia Cassibba, Michele Cubisino, Francesco Giliberto, Santo Paolo Guccione, Martina Iacono, Maria Teresa Matraxia, Adua Menozzi, Luigi Messina, Cetty Midolo, Tiziana Miraglia, Anna Mirone, Laura Nicotra, Marika Pozzi, Nunzia Puglisi, Salvatore Rubino, Silvana Salinaro, Angela Maria Sarchiello, Roswitha Schablauer, Antonella Sidoti e Cetty Urso.

Stili e contenuti diversi, come differenti sono le arti coinvolte in questa collettiva: prevale l’espressione figurativa con incursioni in ambito più astratto o concettuale come nelle tele della Matraxia, della Sarchiello e della Iacono; si passa dagli intarsi preziosi di perle fili e stoffe degli abiti di Lucia Caccamo – nota anche per la sua attività di costumista teatrale e cinematografica – alle parole ermetiche di Salvatore Rubino, al legno ieratico di Santo Paolo Guccione.

Forme e colori comunque vitali ed espressivi.

Ci si augura che questa e consimili iniziative riescano ad animare l’estate di Siracusa anche culturalmente.

Ad maiora a tutti gli artisti.

LA CIVETTA DI MINERVA del 24 giugno 2016!

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Ultimo numero prima dell’inizio dell’estate…

LA CIVETTA DI MINERVA tornerà in edicola a settembre!

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Per finanziare LA CIVETTA DI MINERVA, che è sostenuta solo da sponsor privati ed è un esempio di stampa libera da vincoli, l’idea è quella del crowdfunding, cioè la ricerca di fondi.

La civetta, animale sacro a Minerva: il simbolo del giornalismo che raccoglie informazioni e poi le analizza e le argomenta offrendole alla società perché diventino l’humus di un pensiero critico.

Da questa interpretazione del giornalismo  nel settembre del 2009 nasce il progetto dell’edizione cartacea del La civetta di Minerva, giornale antimafia, no profit.

http://www.lacivettapress.it/ it/

Difesa dell’ambiente e del territorio,  multiculturalismo, welfare, etica politica, economia sostenibile, lotta contro ogni forma di sfruttamento, prevaricazione e corruzione sono i nostri temi.

In soli sette anni di attività abbiamo sostenuto – nonostante la scarsità di risorse e quasi solo grazie ai nostri stessi contributi – importanti battaglie nel settore delle energie rinnovabili, della gestione privata del servizio idrico, contro la  costruzione del rigassificatore di Priolo-Melilli, a favore del blocco delle trivellazioni petrolifere in Val di Noto. Poi, tra le nostre numerose inchieste, quella “storica” sulla Procura della Repubblica di Siracusa ci è valsa il premio giornalistico nazionale Mario Francese 2012.

Tuttavia la nostra battaglia per la legalità ci ha portato più nemici che introiti e adesso la Civetta rischia la chiusura definitiva. Abbiamo bisogno di voi per salvarla!
Le donazioni verranno usate per finanziare il giornale e le attività che possano contribuire a tenerlo in vita e a promuoverne la diffusione.

Il nome di ogni donatore verrà stampato in uno spazio dedicato del giornale che potrà accogliere anche proposte e considerazioni (previa valutazione della loro liceità). Ciascuno riceverà il PDF del numero in uscita che presto potrete leggere anche grazie ad un’app.

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The owl, sacred to the roman goddess Minerva: the symbol of aan active journalism, which collects, analyzes and discuss information in order to provide society with a booster for critical thought .

This interpretation of journalism led to the birth, in september 2009, of  the anti-mafia, non-profit, print newspaper, La Civetta di Minerva.

http://www.lacivettapress.it/it/

Our mission is to oppose environmental threats, corruption, exploitement, and abuse of power; and to promote multiculturalism, welfare, ethical politics, and sustainable economy.

Even though we had little money – motly provided by the journalists ourselves – in seven years we fought important battles: against water privatization; against the building of the regasification unit in the high risk area of Priolo-Melilli; against oil drilling in the historical area of Val di Noto. Among our many investigative reports, the “famous”one on the judges of the Procura della Repubblica di Siracusa was rewarded with the national Mario Francese prize for anti-mafia journalism.

However, our battle for legality brought us more ennemies than funds and now La Civetta risks to close for ever. We need you to save it!
Your donations will be used to support the newspaper and every activity which can contribute to its survival and outreach.

The name of every donor will be printed in a specific section of the newspaper, where your ideas and proposals can also be hosted (after previous evaluation of their legitimacy). Moreover, every donor will receive a PDF version of next issue and will be able to read it through an app.

http://www.lacivettapress.it/it/

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=17&Itemid=143

Ecco il nuovo numero…

LA CIVETTA esce ogni due venerdì e poi molti articoli confluiscono nel sito, dove troverete anche aggiornamenti e novità.

Buona lettura!

Uno dei miei articoli… grazie a Mariano Sabatini, autore de L’INGANNO DELL’IPPOCASTANO (Salani editore), per averlo postato.

#lingannodellippocastano #salanieditore recensione di Maria Lucia Riccioli su #LaCivettadiMinerva

 

LA CIVETTA DI MINERVA del 10 giugno 2016!

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https://www.gofundme.com/r2h6hryk

Per finanziare LA CIVETTA DI MINERVA, che è sostenuta solo da sponsor privati ed è un esempio di stampa libera da vincoli, l’idea è quella del crowdfunding, cioè la ricerca di fondi.

La civetta, animale sacro a Minerva: il simbolo del giornalismo che raccoglie informazioni e poi le analizza e le argomenta offrendole alla società perché diventino l’humus di un pensiero critico.

Da questa interpretazione del giornalismo  nel settembre del 2009 nasce il progetto dell’edizione cartacea del La civetta di Minerva, giornale antimafia, no profit.

http://www.lacivettapress.it/ it/

Difesa dell’ambiente e del territorio,  multiculturalismo, welfare, etica politica, economia sostenibile, lotta contro ogni forma di sfruttamento, prevaricazione e corruzione sono i nostri temi.

In soli sette anni di attività abbiamo sostenuto – nonostante la scarsità di risorse e quasi solo grazie ai nostri stessi contributi – importanti battaglie nel settore delle energie rinnovabili, della gestione privata del servizio idrico, contro la  costruzione del rigassificatore di Priolo-Melilli, a favore del blocco delle trivellazioni petrolifere in Val di Noto. Poi, tra le nostre numerose inchieste, quella “storica” sulla Procura della Repubblica di Siracusa ci è valsa il premio giornalistico nazionale Mario Francese 2012.

Tuttavia la nostra battaglia per la legalità ci ha portato più nemici che introiti e adesso la Civetta rischia la chiusura definitiva. Abbiamo bisogno di voi per salvarla!
Le donazioni verranno usate per finanziare il giornale e le attività che possano contribuire a tenerlo in vita e a promuoverne la diffusione.

Il nome di ogni donatore verrà stampato in uno spazio dedicato del giornale che potrà accogliere anche proposte e considerazioni (previa valutazione della loro liceità). Ciascuno riceverà il PDF del numero in uscita che presto potrete leggere anche grazie ad un’app.

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The owl, sacred to the roman goddess Minerva: the symbol of aan active journalism, which collects, analyzes and discuss information in order to provide society with a booster for critical thought .

This interpretation of journalism led to the birth, in september 2009, of  the anti-mafia, non-profit, print newspaper, La Civetta di Minerva.

http://www.lacivettapress.it/it/

Our mission is to oppose environmental threats, corruption, exploitement, and abuse of power; and to promote multiculturalism, welfare, ethical politics, and sustainable economy.

Even though we had little money – motly provided by the journalists ourselves – in seven years we fought important battles: against water privatization; against the building of the regasification unit in the high risk area of Priolo-Melilli; against oil drilling in the historical area of Val di Noto. Among our many investigative reports, the “famous”one on the judges of the Procura della Repubblica di Siracusa was rewarded with the national Mario Francese prize for anti-mafia journalism.

However, our battle for legality brought us more ennemies than funds and now La Civetta risks to close for ever. We need you to save it!
Your donations will be used to support the newspaper and every activity which can contribute to its survival and outreach.

The name of every donor will be printed in a specific section of the newspaper, where your ideas and proposals can also be hosted (after previous evaluation of their legitimacy). Moreover, every donor will receive a PDF version of next issue and will be able to read it through an app.

Ecco l’ultimo numero… 10 giugno 2016.

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=1596%3Ala-civetta-di-minerva-in-edicola-il-nuovo-numero-del-10-giugno-2016&catid=15%3Aattualita&Itemid=139

http://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=17&Itemid=143

LA CIVETTA esce ogni due venerdì e poi molti articoli confluiscono nel sito, dove troverete anche aggiornamenti e novità.

Buona lettura!

Uno dei miei articoli… grazie a Mariano Sabatini, autore de L’INGANNO DELL’IPPOCASTANO (Salani editore), per averlo postato.

#lingannodellippocastano #salanieditore recensione di Maria Lucia Riccioli su #LaCivettadiMinerva

 

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La Bellezza salverà il mondo (F. Dostoevskij).

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